IL RICATTO

Antonio-Diana

I fatti

Nell'estate del 1955, Antonio De Curtis fu vittima di un ricatto perpetrato a suo danno dalla professoressa Gemma Traginelli, segretaria del Canonico del Pantheon. Essa costrinse il cugino e segretario personale dell'attore, Eduardo Clemente, a consegnarle la somma di 500 mila lire in cambio di un quadro antico (rivelatosi poi senza alcun valore) ed alcuni documenti riguardanti la causa di matrimonio tra il Principe e la sua ex moglie Diana Rogliani, minacciando che, in caso di mancato pagamento, avrebbe ceduto gli incartamenti a qualche quotidiano creando così uno scandalo. In accordo con Antonio de Curtis, fu avvertita la polizia. Due funzionari, debitamente nascosti nell'appartamento dell'artista, assistettero al colloquio fra Clemente e la Traginelli e alla consegna del mezzo milione in cambio delle carte, sequestrarono il denaro e i documenti, traendo in arresto la donna. Il 3 febbraio 1956 avvenne il processo presso il Tribunale di Roma, ove la donna fu condannata a 8 mesi con la condizionale. Da sottolineare che la difesa di Antonio De Curtis chiese, a titolo di risarcimento danni, la simbolica cifra di una lira, rinunciando alle spese di costituzione di parte civile. Di seguito la trascrizione dell'articolo integrale, sull'esito del processo, messo a dsiposizione da Federico Clemente, figlio di Eduardo, pubblicato in data 4 febbraio 1956 sul Nuovo Corriere della Sera e l'articolo apparso su L'Unità del 24 dicembre 1956.

Che ruolo ebbe nella vicenda il conte Luciano Pelliccioni di Poli? Il nobile, oltre essere amico personale di Antonio De Curtis, era il suo consulente araldico. Nel caso in questione fu incaricato direttamente da Eduardo Clemente di risolvere o quantomeno gestire, la situazione. Dopo aver contattato la Traginelli, si dettero appuntamento a Roma, lei accompagnata da una sedicente nipote-avvocato. Dopo aver controllato i documenti, effettivamente "compromettenti e disdicevoli" (si trattava di un annullamento di matrimonio, i cui contenuti potevano essere lesivi delle reputazioni dei soggetti indicati), la signora disse al Conte che avrebbe "regalato" questi incartamenti al De Curtis se lui avesse acquistato un quadro che il nipote aveva con sè, per la cifre di un milione dell'epoca. Essendo il Conte un intenditore d'arte, disse che si trattava nient'altro che di una "crosta" di alcun valore, affermando che l'acquisto del quadro era una scusa per estorcere denaro. Con la scusa di concludere l'affare, furono convocati ambedue a casa di Antonio De Curtis dove, con uno stratagemma (descritto nella lettera del Conte Pelliccioni), alla presenza delle forze dell'ordine precedentemente avvertite, incastrarono i due ricattatori che furono immediatamente arrestati. Fu denunciata per estorsione soltanto la Traginelli.


I protagonisti della vicenda

Il Conte Luciano Pelliccioni di Poli Eduardo Clemente, cugino e segretario personale di Totò

Trascrizione della missiva inviata dal conte Luciano Pelliccioni di Poli a Federico Clemente, figlio di Eduardo Clemente, nella quale si descrivono gli eventi, così come realmente accaddero.


Pelliccioni Poli Trascrizione

il ritardo nel risponderle è dovuto alla Pasqua. La questione Fraginelli è differente da come le è stata raccontata.

La Fraginelli effettivamente telefonò ad Edoardo dicendogli che era in possesso di carte relative all'annullamento del matrimonio di Totò con Diana Rogliani, contenenti questioni lesive all’onorabilità di lui e della moglie; del resto si sa che quando si chiede l’annullamento di matrimonio s’inventano le cose più strane; e che era disposta a regalarle a Totò a determinate condizioni; e lui passò a me la patata bollente.

Io telefonai alla Fraginelli, le detti appuntamento al sontuoso bar Ronzi e Singer, che era in Piazza Colonna angolo Via del Corso, e che adesso non c’è più, e arrivò con un giovanotto che mi disse che era Avvocato e nipote di lei.

Mi fece vedere delle veline che erano effettivamente compromettenti e disdicevoli, e mi offrì di regalare tutto a Totò se questo le avesse comperato per un milione il quadro che il nipote aveva con sé; le chiesi di farmelo vedere (io m’intendo dell’Arte dei secoli XVI-XVIII) e le dissi che era solo una volgarissima crosta della fine ‘800, che non valeva il prezzo della tela e che non un pittore ma un imbianchino lo aveva dipinto.

E dissi che l’offerta di acquisto del quadro era una scusa per evitare la denuncia per ricatto; fecero finta di offendersi, e io, che ero già d’accordo con Totò, dissi che li avrei portati da lui.

Ce li portai qualche giorno dopo non con la macchina ma con l’autobus, su consiglio dell’Avv. De Simone, conservando i tre biglietti dell’andata; ciò perché nel caso si fossero inventati che ce li avevo portati con la forza, dai biglietti si poteva risalire alla linea dell’autobus, al nome del biglietto e dell'orario.

Totò li accolse con cortesia, disse che il quadro se lo sarebbero potuto anche tenere, ma loro naturalmente insistettero sull’offerta chiedendo un milione (che allora più o meno erano i 15-20 di adesso).

Io contai davanti a loro 100 fogli da lire 10.000, li misi in una busta rossa, la sigillai con la ceralacca e il mio anello con stemma e chiesi prima di dargliela che mi facessero leggere ad alta voce, perché Totò era già semicieco, qualcuna delle veline.

Acconsentirono e io misi tutte le veline in un’altra busta uguale, la chiusi, la sigillai con la ceralacca e il mio stemma, la detti a Totò dicendogli più o meno: “Caro Principe ecco le sue carte, io le ho sigillate, così ogni volta che le verrà voglia di leggere quelle porcherie inventate non le sarà facile aprire subito la busta e finirà per ripensarci”.

Poi presi la busta con i soldi per consegnarla a loro, ma mi cadde, la raccolsi e gliela detti;se ne andarono tutti contenti, profondendosi in elogi con Totò per la sua abilità di attore, e una cameriera li accompagnò alla porta.

Solo che raccogliendola avevo fatto quello che nel gergo della malavita si chiama “barattino”, ossia la sostituzione di una busta di denaro con una uguale contenente ritagli di giornale o un telefonino vero con uno di legno.

Evidentemente aprirono subito la busta e ritornarono inferociti; un Brigadiere di P.S., convocato per l’occasione, uscì da dietro una porta e li dichiarò in arresto portandoli al Commissariato Flaminio, vicinissimo alla casa di Totò; il giovanotto disse di non sapere niente, di aver fatto solamente un piacere alla zia e Totò denunciò solo quest’ultima per estorsione.

Al processo fu condannata a 8 mesi con la condizionale e la non iscrizione; naturalmente Totò rinunciò ad ogni forma di risarcimento e chiese solo una simbolica lira di danni.

La mia deposizione era stata chiarissima, e per quanto molto abile il difensore di lei non riuscì ad evitarle la condanna.

Parlarono della questione molti giornali e in cantina ho senz’altro gli articoli del Messaggero e forse del Tempo, ma tutto il locale occupato da decine di scatoloni contenenti documenti, annate di riviste, archivio, eccetera e tutto ciò che c’è è ormai non più consultabile, a meno di fare gli scavi che Schleimann fece per ritrovare la città di Troia.

Se mi manda la fotocopia dell’articolo del Corriere della Sera, gliene sarò grato.

Se capita a Roma, vada alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II'nell’Emeroteca sono conservate le annate di moltissimi importanti quotidiani, naturalmente in microfilms.

Il mio cognome, almeno negli articoli che ho visto io, è sempre nella grafia esatta, ossia Pelliccioni di Poli.

La Fraginelli non andò in carcere, e quel po’ che ricordo delle veline non posso certo andarlo a raccontare.

Pelliccioni Poli Trascrizione 2


Così la stampa dell'epoca


Approf-Ricatto



La Settimana Incom 1954

La Settimana Incom Illustrata, 3 aprile 1954 - Precisazione del Conte Luciano Pelliccioni di Poli consulente araldico di Totò


Gli Ordini Cavallereschi Pelliccioni Poli L

Libro scritto dal Conte Luciano Pelliccioni di Poli, consulente araldico di Totò

Orizzonte dei Cavalieri d Italia L

Orizzonte dei Cavalieri d'Italia, 1967. Articolo a firma dal Conte Pelliccioni sulla rivista di araldica


Riferimenti e bibliografie:

  • Archivio Famiglia Clemente