Totò: prete o marinaio?

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...a prescindere…

Mia moglie conosce tutta la storia della mia  infantile tendenza al sacerdozio e perciò non fece troppo caso a questa considerazione; mi voltò le spalle obiettando:

- Ma non hai adesso altri confronti da fare?

 Gesù, Gesù, e che c'è di male? È una quisquilia... non posso, forse, quisquiliare quanto mi pare?

- E quisquilia pure!

- ...a prescindere dal fatto che se non fossi attore, e neppure sacerdote, ma Ufficiale di Marina (altra mia tendenza giovanile)  oggi avrei potuto avere la nomina a capitano di fregata. Dunque l'avete capito: in un Primo tempo io volevo votarmi alla carriera ecclesiastica e alcun tempo dopo a quella marinara: ma, essendo svanite e l'una e l'altra, quando terminai gli studi liceali mi votai all'arte del palcoscenico la cui passione pure friggeva entro di me fin dalla mia più tenera età.


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Totò gioca

La vocazione al sacerdozio, come dicevo, fu la prima è la più sentita. In collegio, un collegio ecclesiastico, era il chierico preferito e servivo da messa inappuntabilmente; nessuno fra i molti collegiali sapeva  servirla meglio di me, ed ero quindi preferito in questa pia funzione. Allorchè tornavo a casa per le vacanze, nella mia cameretta innalzavo subito un altarino e devotamente passavo il mio tempo a pregare. Badate bene che non vi racconto delle fandonie, ma la pura verità, e questi ricordi della mia fanciullezza mi ritornano graditi or che la vita mi ha portato su altri sentieri.

Mia madre non era troppo convinta di quella mia spiccata predilezione alle funzioni sacre e riteneva che ciò che facevo fosse più uno svago infantile che una serie e predisposizione alle pratiche religiose, Anche perché io, contemporaneamente, frequentavo con una certa assiduità il San Carlino, caratteristico e popolare teatro dialettale partenopeo che non poco mi attirava. Mia madre sosteneva convinta: Totò pazzeia a fa’ ‘o prevete (Totò gioca a fare il prete).

Pinzellacchere materne! Io invece, a prescindere, mi sentivo veramente trasportato al sacerdozio e non era quello un passatempo da bambino. Poi, a sentirmi dire dalla mamma che passiamo mentre un'amica di mia madre insisteva dichiarare che la faccia da prete non ce l'avevo, e qualche conoscente di famiglia asseriva che sarei stato non prevete sbagliato (un prete cattivo), a poco a poco, l'altarino, gli annuali presepi e il servizievole chierichetto si dissolve metterò come neve al sole.

Venne il liceo, venne la licenza liceale, venne insomma l'epoca in cui mi dovevo decidere a iscrivermi a una facoltà universitaria: avvocato? ingegnere? medico? niente di tutto questo: il mare mi attraeva e soprattutto mi attirava la carriera militare marinara. Allora mi decisi per questa è apertamente fece conoscere in famiglia il mio proposito.

voglio fare il l’ufficiale di Marina! 

In famiglia non ebbero nulla da opporre a tale mio desiderio, ma credo che non tutti fossero persuasi che un bel giorno sarei diventato ammiraglio...

Ritengo anziché nessuno penso che avrei messo piede all'accademia di Livorno.

Voi mi conoscete da qualche anno e avrete certamente notato che le mie fattezze non sono perfettamente quelle che si addicono ad un ufficiale. Non sono, è vero, nè gobbo, nè ho altre deformità fisiche, e, grazie a Dio, la salute non mi manca; però, mingherlino e mezza cartuccia lo sono. Figuratevi come ero a 18 anni! Tutti perciò erano convinti che per... deficienza costituzionale, mi avrebbero scartato, e mi prospettavano questa eventualità. Io, a prescindere, per nulla disarmato da simile rilievi, cercavo tuttavia di sincerarmi di essere a posto, e una volta volli accertarmi che i miei requisiti fisici non fossero tali da annullare le mie speranze. mi chiusi nella mia camera, mi svegliai e mi posi dinanzi allo specchio dell'armadio...


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Quanto sono scemi!

 

- Ih! Ih! Ih! - esclamai soddisfatto quando osservandomi attentamente riscontrai che ero fisicamente in grado di affrontare la visita sanitaria e di ottenere l'ammissione all'accademia - quanto sono scemi quelli che pensano che io non sono buono a fa' o marenaro... Ih! Ih! Ih!  Guarda qua che torace e che muscoli e che gambe!

Sicuro di questo preventivo e coscienzioso esame della mia persona fisica, feci domanda per essere ammesso a Livorno. Arrivò il giorno della visita presso la Capitaneria di porto e mi presentai veramente dinnanzi agli ufficiali in commissione che avrebbero dovuto, secondo me, accettarmi solo vista d'occhio. Invece la visita fu lunga e minuziosa e, quando ebbe termine, sentii pronunciare il verdetto: «riformato»!

Non so più i motivi della riforma, ma ricordo che, tornato a casa, volli sincerarmi sul  responso severo emesso nei miei confronti e ripetere l'operazione dinanzi allo specchio. Allora trovai che quello ufficiale sanitario e gli altri commissari non avevano avuto torto a dichiararmi «riformato». Sicuro: «riformato», cioè formato due volte; val quanto dire doppiamente in forma, e mi convinsi che i giovani due volte in forma non venivano allora ammessi in Marina.

Direte che queste sono pinzellacchere e quisquilie alla Totò, ma provatevi a darmi torto, Anche se quella dichiarazione di «riformato» non mi aprì le porte alla carriera di ufficiale di marina.

Totò


Riferimenti e bibliografie:

  • Da un articolo pubblicato sul quotidiano «La Stampa» nel marzo 1941