Franca Faldini: non lascio Totò

1962 Franca Faldini non lascio Toto

Proprio in questi giorni è stato scritto un articolo fondato unicamente su una malevola fantasia. Chissà quante lettrici di «Grand Hotel» hanno un marito, un marito che amano e con il quale vanno d'accordo. E' in particolare a queste lettrici che ora mi rivolgo, per chiedere come rimarrebbero se un bel giorno, aprendo un giornale, leggessero che il loro matrimonio è in procinto di andare in frantumi, che la separazione legale è l'unica risorsa rimasta o qualcosa del genere, secondo l'autore dell’articolo cui accennavo all'inizio, infatti, la mia vita coniugale starebbe per concludersi amaramente, per una serie di circostanze dovute, se non sbaglio, ad un mio supposto esaurimento nervoso, che avrebbe determinato incomprensioni, litigi ed incompatibilità. In realtà, non vorrei perdere mio marito nemmeno per tutto l'oro del mondo. Forse sarò un'eccezione, ma io, dopo dieci anni di matrimonio, seguito a volergli bene. E non perché si chiami Totò e sia uno degli attori più celebri, né per il fatto che sia mio marito. Mi piace perché è un uomo pieno di nobiltà (e non mi riferisco al suo titolo di principe), un vero uomo e non - come dice la sua famosa battuta - un... caporale.

La storia del mio esaurimento nervoso è poi assolutamente campata in aria, e non so proprio dove sia andato a pescarla quel certo giornalista. Mi sento un po' debole - ecco tutto - come del resto si sentirebbe qualsiasi donna operata da un ginecologo da poco più di una settimana. Devo aggiungere, a questo proposito, che mai come in tale delicata circostanza, Totò mi è stato così vicino. Sono trascorsi dieci anni dal giorno più memorabile della mia vita. Dieci anni passati in un soffio, benché siano stati intensi, colmi di sensazioni, di... vita. E io non posso che esserne grata a lui, il vero artefice di questa mia felicità. Spesso si leggono sui giornali curiose inchieste: « Signora Tal dei Tali, vuole svelarci la ricetta della perfetta intesa con suo marito? » Come se una cosa del genere fosse più o meno simile a una torta di mele o a un pasticcio di maccheroni. Secondo me, invece, il vero amore deve essere una specie di cocktail di imprevisti, di batticuori, di incognite. E' un fenomeno troppo personale per poter essere stabilito in ricette. Ogni uomo e ogni donna del mondo amano, probabilmente, in modo diverso. Ma cambiamo discorso o non la finiremmo più. O meglio, non la finirei più. Nulla, infatti, mi appassiona di più del l'amore. Ed è forse per questo che Totò non si è ancora stancato di me. Ed è per questo che quel giornalista ha scritto un simile cumulo di sciocchezze...

Franca Faldini, «Grand Hotel», 29 dicembre 1962