I teatranti e la superstizione

2008 I teatranti


La gente di teatro ha parecchie bestie nere. In testa a tutte c’è il viola, verso cui nutre un’intolleranza feroce e proverbiale. Di per sé, il viola è ritenuto il colore dello spirito, segno di passione e intelligenza, amore e saggezza, simbolo di attesa e di precognizione: non a caso la Chiesa lo ha scelto per la colorazione degli addobbi e dei paramenti sacri durante le liturgie quaresimali. Nel Medioevo, quando arrivava la Quaresima, i sacerdoti indossavano la stola viola mentre alle finestre si stendevano dei drappi dello stesso colore; in segno di espiazione, veniva vietata qualsiasi forma di spettacolo, e attori e saltimbanchi non sapevano come campare per tutti i quaranta giorni del periodo quaresimale. Come si fa a non detestare il viola ? Porta fame e disperazione...

 

Per non parlare dei fischi. Sul palcoscenico e nei camerini nessuno deve fischiare: «fischio chiama fischio», cosi come «tosse chiama tosse». E se il copione dovesse scivolare di mano e cadere per terra, sciagura! La caduta del copione simboleggia la caduta dello spettacolo, se non del teatro intero. Prima di tirarlo su, ricordarsi di batterlo in terra tre volte: ogni rischio di crollo è scongiurato.

Prima che vada in scena, mai dire a un attore «Auguri! » Gli auguri portano sventura. L’unica formula davvero beneaugurante è «Merda! », il cui uso risale ai tempi in cui a teatro si andava in carrozza: tante carrozze, tanti cavalli, tanta merda. Più merda c’era, più i teatri erano pieni. Accettata ma meno efficace la frase «In bocca al lupo! » Di uso più recente l’espressione «In culo alla balena ! », con annessa risposta: « Speriamo che non caghi... »

Poi ci sono i rituali: qualcuno ha l’abitudine di segnarsi prima di andare in scena, qualcun altro di ripetere sempre la stessa azione (un saltello, un gesto, un’espressione...) Porta molto bene toccare il sedere dei colleghi, ma anche il seno delle colleghe. E attenzione ai chiodi storti sul palco: portano fortuna, in quanto raramente se ne trovano dopo che i macchinisti, ultimato il montaggio della scenografia, hanno provveduto a spazzare con cura per terra. I chiodi storti sul palco sono come i quadrifogli nei prati. Ma bisogna trovarli per caso: se li si cerca apposta, non funzionano.

Non porta bene, invece, sbirciare la sala attraverso il sipario, cosi come bisogna sperare che la prova generale vada male: solo in quel caso andrà liscio il debutto. Una prova generale perfetta è segno certo di prima rappresentazione imperfetta.

Resta sempre valido quanto diceva Peppino De Filippo: non è vero, ma ci credo...

Valentina Pittavina


Valentina Pittavina, «Non principe, ma imperatore», Einaudi, 2008