Eugenio De Simone, l'avvocato del Principe

Eugenio De Simone

Eugenio De Simone, l'avvocato del Principe

Avvocato Eugenio De Simone ci racconta il primo approccio che ha avuto con il grande comico?

Un ricordo lontano ma ancora vivo: un giorno la segretaria mi comunicò che al telefono il signor De Curtis desiderava parlarmi. De Curtis si chiamava il mio sarto. Perché avevo ricevuto da poco un vestilo difettato con la gobba’’, credendo che fosse lui, risposi al telefono inviperito, rimproverai con veemenza l’interlocutore e lo invitai a ritirare il vestito attraverso i suoi collaboratori per rimediare al più presto a quell'inconveniente. de Curtis chiarì l’arcano, sono Totò ed ho bisogno del suo patrocinio legale. Mortificato per l’equivoco nel quale ero incorso mi scusai adeguatamente e gratificato dall'onore di avere un cliente prestigioso come Totò, fissai per il giorno seguente l' appuntamento.

Avvocato De Simone, se Totò fu costretto a scendere in campo perché denunciato, allora non corrisponde al vero, quando si dice che ci teneva tanto a questo titolo nobiliare di Principe?

Giusta osservazione, infatti ha speso un patrimonio con una causa che è durata diversi anni, non aveva altra prerogativa che difendersi. Naturalmente fu prosciolto. non andò a giudizio e a sna volta il Procuratore Gorrias elevò rubrica contro i diffamatori’’. Dopo avere vinto questa causa, ha avuto altri rapporti professionali con il Principe de Curtis? Numerosi, ho difeso circa settanta persone di classe meno abbiente per disposizione del Principe. La sua sensibilità per i poveri era a 360 gradi. Ha pagato milioni per la loro difesa legale.

Avvocato De Simone, lei che ha avuto clienti famosissimi come ad esempio Sindona ed ha provato grandi emozioni e soddisfazioni nella vita, è stato nominato altresì Cavaliere di Gran Croce per meriti professionali, la più alta onorificenza del Capo dello Stato. Quale cliente l’ha particolarmente coinvolto emotivamente?

Sicuramente Totò che è diventato un carissimo amico.

Cosa ha apprezzato del Principe de Curtis?

Alla grandissima ed indiscussa capacità dell artista, ho conosciuto ed apprezzato una umanità ed una generosità senza alcun limite.

Può raccontarci qualche episodio inedito relativo alla generosità di Totò?

Tantissimi episodi sarebbero piacevoli da rievocare. Considerando questi giorni dedicati alle feste natalizie, la mia mente vaga lontano e ricorda. Totò proprio in questo periodo di tanti anni fa, nel primo dopoguerra, aveva letto sul quotidiano "Il Tempo" dell arresto di un povero uomo che nei pressi del Vaticano, dove a quell'epoca c’erano terreni incolti e fattorie di contadini, aveva rubato delle galline. Il grande artista era rimasto colpito dalla giustificazione di quello sfortunato che tra l’altro aveva una famiglia numerosa. Soltanto per far sopravvivere i suoi figli si era reso responsabile del furto, un figlio era morto ed una figlia era gravemente ammalata. Dopo la lettura di quell'articolo come era consono al suo carattere. Fu immediata la sua reazione, mi incaricò di difendere quello sconosciuto. Inoltre si informò dell abitazione della famiglia del detenuto e tramite il cugino Eduardo Clemente fece pervenire alla moglie un mazzo di banconote, regali per i bambini e perfino un pezzo di marmo da destinare sul loculo del figlio morto.

Questo era l’animo del grandissimo e generoso Totò, amato da tutti. Si evince anche dalla raccolta delle lettere che quotidianamente arrivano sulla sua tomba da ogni parte del mondo, pubblicate soltanto in parte, naturalmente per problemi di spazio, nel libro Totò veniamo noi con questa mia in diverse edizioni Marsilio Hai Eri. di Liliana de Curtis e Matilde Amorosi, redattrice del settimanale Oggi con grande successo e purtroppo con l'esaurimento di tutte le copie. Auspichiamo pertanto una nuova edizione arricchita da quelle lettere non ancora note al pubblico.

Alberto De Marco


Cronache del mezzogiorno  Alberto De Marco, «Cronache del Mezzogiorno», 10 gennaio 2000