Sono io che non ho mai voluto sposarlo!

1967 Franca Faldini

Sono io che non ho mai voluto sposarlo!

Franca Faldini, per la prima volta a cinque mesi dalla scomparsa di Totò, rompe il silenzio ed esce dal suo riserbo. Franca ha vissuto in tutti questi anni all'ombra del grande attore. Si sa ben poco di lei. Questa intervista ci rivela una donna sorprendente: devota al suo uomo e disinteressata fino al punto di rinunciare a tutte le sue aspirazioni, persino a quella di regolarizzare la sua unione.

Sorrento, ottobre

Adesso, la curiosità della gente è puntata su di lei: Franca Faldini, 36 anni, da cinque mesi vedova di Totò, riapparsa in società dopo 15 anni di volontaria, dolce « clausura ». È riapparsa splendente, elegantissima in un abito di De Barentzen, prima al gran ballo di Marina Cicogna, al Festival di Venezia; ed ora qui a Sorrento, a questa edizione 1967 degli Incontri Internazionali del Cinema

Subito non è parso vero ai cronisti mondani e agli inviati dei settimanali di mettersi a parlare di lei. Il « via » alle chiacchiere è stato dato da certe foto scattate al Lido di Venezia, dove si vedeva Franca, sempre affascinante in bikini, accanto a Vittorio Caprioli. Flirt, colpo di fulmine, « affettuosa amicizia » con lo spiritoso e corpulento marito di Franca Valeri?

« Chi, quel simpaticone di Vittorio? Madonna mia del Carmine! », esclama Franca che abbiamo incontrato a Sorrento dove è venuta per assistere alla consegna del premio Totò (dato, come si sa, ad Alberto Sordi).



« Ma lo sanno o non lo sanno i giornalisti », riprende « che io sono amica della coppia Caprioli da vent’anni, dai tempi in cui loro recitavano nella compagnia dei Gobbi nel teatro-cabaret: “La rose rouge” a Parigi? Sono amica loro come di Gino Cervi, di Roberto Rossellin», di Sergio Corbucci, di Pietro Zuffi e di tanti altri, tutta gente che frequentava casa nostra e che mi è sempre stata vicina. »

Il tono con cui Franca Faldini parla del principe Antonio De Curtis che tutti ricordiamo e rimpiangiamo come Totò, non ha nulla di retorico. Si avverte certo, nelle sue parole, una nota di rimpianto, profondo e sincero, ma contenuto, dignitoso, che non trascende mai i limiti del riserbo e di una certa pudica eleganza.



« Non mi piace sbandierare il mio dolore », dice Franca. « Inutile amareggiare o annoiare i conoscenti con lo spettacolo delle proprie pene. Dopo la scomparsa di Antonio, mi sono rifugiata lontana da tutti, presso i nostri grandi amici, i conti Gaetani, a Torre del Greco. Poi sono tornata a Roma, nella nostra casa ai Parioli e ci sono rimasta chiusa per due mesi. Non ho mai portato lutto. Odio il lutto. I giornali hanno scritto che mi comportavo in modo sconcertante: a volte mi mettevo in gramaglie, a volte no. Equivocavano sul fatto che io, come usa quest’anno, mi vestissi spesso di nero. La colpa è della moda (e delle toilettes di Schubert e di De Barentzen che mi piacciono tanto), non delle mie convinzioni. Il dolore è un fatto intimo, personale che si porta dentro di sé e non si mostra agli altri. Io non mi sono mai vestita a lutto né per mio padre né per mio figlio, il bimbo che ebbi da Antonio e che, se fosse vissuto, avrebbe oggi 13 anni. »

Franca sembra meravigliata, e anche divertita, di tutta la curiosità che si è riversata su di lei. E questo perché, dopo aver vissuto tanti anni all'ombra di un famoso personaggio, ha deciso ora di vivere esclusivamente per se stessa.

Per amore di Totò, la Faldini quindici anni or sono rinunciò a una promettente carriera di attrice a Hollywood. Qui si era infatti recata, ospite di Errol Flynn e di sua moglie Patricia Wimore (conosciuti a Roma a casa del nobiluomo Raimondo Lanza, amico comune), per dimenticare un infelice idillio con un ragazzo romano.

Franca aveva appena vent’anni e gli stessi occhi verdi, di un incredibile meraviglioso verde, che ammiriamo oggi in tante fotografie. Il produttore Hall Wallis della Paramount le offrì un contratto. Franca interpretò qualche film con Jerry Lewis e Dean Martin in ruoli di bella ragazza esotica; e fu eletta persino « Miss Torta di Formaggio ».

A questo proposito. Franca ci tiene a fare una precisazione: « Questo titolo non è da prendersi poi tanto alla leggera », spiega. « La Torta di Formaggio è in America il dolce nazionale come in Italia il panettone; e il premio che porta questo nome viene dato in base a un referendum molto serio che stabilisce l'indice di popolarità tra le giovani promesse del cinema. Prima di me, ad esempio, sono state Miss Torta di Formaggio Rita Hayworth, Marilyn Monroe e, risalendo nel tempo, Marlene Dietrich ».

Tornata a Roma, Franca fece l’incontro che doveva decidere tutta la sua vita futura. Conobbe Totò sul set del film di Rossellini « Dov’è la libertà », recentemente trasmesso anche in TV. Da allora Franca Faldini andò a vivere con Totò e divenne la principessa De Curtis.

« Non a tutti gli effetti, però », precisa subito la donna. « Io infatti, per la legge italiana, non sono mai stata sposata con Antonio. Ma questo l’ho voluto io, deliberatamente. Conoscevo molto bene Antonio. Era profondamente napoletano, geloso, tenero e diffidente. Data la differenza di età che ci separava, io volevo che lui sapesse e “sentisse” che noi stavamo insieme solo perché ci amavamo, perché volevamo così e non perché legati da un vincolo legale. Così, benché il matrimonio con la signora Diana Roliani fosse stato regolarmente annullato sin dal 1939 (la signora si era rimaritata due anni prima che lui conoscesse me) io non volli mai unirmi a lui con un matrimonio in Italia. Antonio lo avrebbe desiderato: conservo ancora le carte che lui preparò un anno e mezzo prima della sua scomparsa per sposarmi. Gliele potrei mostrare... »

Sappiamo anche noi dell'esistenza di queste carte; ma sappiamo anche che non esiste nessuna carta riguardante il testamento del grande comico in favore della fedele compagna dalla sua vita.

« Antonio non ha mai voluto redigere testamenti in mio favore né in favore di nessun altro. Era troppo superstizioso », dice Franca. Poi distoglie lo sguardo e cerca garbatamente di cambiare discorso. Evidentemente si tratta di un argomento un po’ scottante e forse anche amaro. Preferiamo non insistere.



« Adesso », riprende la donna, « voglio vivere solo per me stessa, anche se non rinnego, anzi tengo gelosamente chiusi nel mio cuore tutti i momenti belli o anche difficili della mia vita con un grande artista come Antonio. Non mi interessa una esistenza da signora borghese, fra cock-tail parties e canaste. Voglio essere occupata dalla mattina alla sera con un lavoro soddisfacente; e la sera, sì, voglio uscire con gli amici, divertirmi, essere ammirata e fotografata! Per tanto tempo ho vissuto volontariamente e felicemente la vita di una donna del secolo scorso. Antonio nei suoi ultimi anni fuggiva la gente, odiava festival e riunioni mondane. Quest’anno è stato il primo Festival di Venezia al quale abbia mai assistito e (che debbo dirvi?) mi sono divertita, sì, proprio divertita. Tutto mi è piaciuto. Mi ha divertito persino apprendere dai giornali che avrei intrecciato un flirt con Vittorio Caprioli. Finché scrivono di me, vuol dire che mi notano. Ed essere notata non fa sempre piacere a una donna? »

Ora che è riapparsa in società (« Neanche fossi la vedova di Kennedy! » commenta Franca con una punta di umorismo), i registi Dino Risi e Leonida Moguy le hanno fatto proposte per interpretare dei film in preparazione. Franca si riserva di accettare; e intanto ha preso in esame l’offerta di una importante casa editrice che vorrebbe assumerla come traduttrice ad alto livello. Franca ha molta facilità per le lingue, conosce l’inglese come l’italiano e parla correntemente il francese. Li ha studiati da ragazza e ha avuto modo di perfezionarli in seguito nella sua bella casa romana, aspettando il principe De Curtis che rientrava dopo una giornata di lavoro.

« Questo è tutto quanto per adesso ho da dire sul mio conto », conclude Franca. « Ce n’è abbastanza? Spero proprio di sì; perché, come ebbe ad affermare quel tal famoso scrittore francese, parlate pure male di me... ma parlate! »

Chiara Cellini


Bolero Teletutto  Bolero Teletutto, anno XXI, n-1067, 17 ottobre 1967