L'impero di Totò nacque a Ponte Milvio

Sei-imperatore

1950 01 07 La Settimana Incom Illustrata StemmaSe Totò avesse portato a Londra la sua rivista, come nella scorsa primavera sembrava sicuro, il comico napoletano sarebbe stato ricevuto in questi giorni alla stazione Victoria non dagli impresari che lo avevano scritturato, ma dal rappresentante del Re d'Inghilterra come si addice ad un principe del sangue. Forse per questo l'ambasciatore britannico era andato a trovarlo in marzo a Milano: gli inglesi sono molto sensibili agli obblighi del cerimoniale e il protocollo di una tal visita presentava problemi piuttosto delicati. La tournée è stata invece rinviata al prossimo inverno per il mancato accordo sul numero degli spettacoli, e i relativi problemi di etichetta dovranno perciò essere risolti dai cerimonieri della corte belga: è a Bruxelles, infatti, che Totò si recherà a marzo.

Perchè Totò non è un semplice principe, ma l’unico e legittimo discendente della più antica dinastia imperiale di Europa e come tale possiede tutte le prerogative di un sovrano, comprese quelle di conferire titoli di principe, duca, marchese, conte, visconte e barone con i relativi predicati, stemmi e attributi araldici. Tali diritti gli sono stati pienamente riconosciuti dalla magistratura italiana con due sentenze: una in data 18 luglio 1945 in nome di Umberto di Savoia Luogotenente Generale del Regno, ed un'altra in data 7 agosto 1946 in nome del Popolo e della Repubblica Italiana.

La seconda sentenza, che conferma ed amplia il disposto della prima, ordina all'ufficiale dello Stato Civile di Napoli di rettificare l'atto di nascita di Antonio De Curtis Gagliardi «completando il cognome del neonato in modo che vi si legga ” De Curtis de Griffo Focas Gagliardi e di annotare in calce allo stesso atto di nascita che "compete al neonato la qualifica di principe e il trattamento di Altezza Imperiale quale rappresentante in linea diretta, mascolina e legittima della più antica dinastia imperiale bizantina vivente Fa ordine altresì all'ufficiale di Stato Civile di Roma di annotare in calce all'atto di nascita della figlia di esso Principe Antonio De Curtis, a nome Liliana, la qualifica di Principessa».

Come è stato possibile un tale riconoscimento da parte di un tribunale repubblicano mentre la Costituzione della Repubblica dichiara di non riconoscere i titoli nobiliari? L'apparente contraddizione è chiarita dalla stessa seconda sentenza che concluse il ricorso in appello promosso contro la prima per essere stato riconosciuto in uno dei consacrandi di essa la qualifica di Principe e di Altezza Imperiale ad Antonio De Curtis. I giudici dopo aver rilevato che era ormai fuori discussione la discendenza del Di Curtis da famiglia imperiale, hanno dichiarato che tanto lui quanto i suoi discendenti godono « jure sanis » delle suddette qualifiche derivanti non da concessione sovrana ma da diritto dinastico il quale, per la sua stessa natura, non ha bisogno di particolari credenziali definendo in perpetuo uno stato di fatto personale che nessuna autorità può confermare o revocare.

Le sentenze del tribunale di Napoli chiusero una lunga disputa sorta fra il principe Nicola Nemagna Paleologo e Totò che rivendicava per la sua nascita il diritto al titolo e al grado di Cavaliere Gran Croce d'Onore del Sacro Imperiale Ordine Costantiniano Nemagnico di Santo Stefano.

La causa diede modo di controllare e confermare la genealogia dei De Curtis discendenti in linea diretta da Teodoro Fabio capitano generale e cognato dell'imperatore Costantino nonché ascendente di quel Flavio che, salendo il 25 novembre 602 sul trono di Costantinopoli, fondò la dinastia dei Focas.

Forte di tale sentenza, Totò non si contentò di entrare nell'Ordine Nemagnico, ma rivendicò a se stesso il privilegio di essere capo assoluto di un suo Ordine, quello Militare Angelico Costantiniano, e la potestà di rinnovarne lo statuto. Ciò che fece con decreto del 14 novembre 1948 regolarmente registrato a Milano dove l'Ordine stesso ha sede in via della Passione n. L'origine di esso risale alla famosa apparizione della Croce che confortò Costantino alla battaglia nella quale Massenzio doveva. restare sconfitto e ucciso: subito dopo la vittoria l'imperatore ordinò che il Segno Divino fosse innalzato sul suo Stendardo e affidato alla custodia di cinquanta fra i più valorosi cavalieri i quali presero il nome di Cavalieri Angelici Aurati della Croce di Costantino. I successori al trono di Bisanzio mantennero viva questa milizia trasmettendone i privilegi ai capi della stirpe Flavia Angela Commena della quale Antonio De Curtis è oggi, il solo e incontrastato erede.

II governo dell'Ordine è naturalmente retto dal Sovrano Gran Maestro principe Antonio De Curtis e da Sua Eccellenza Serenissima il Luogotenente Generale assistiti da un Gran Capitolo composto da diciotto Bali Gran Croce di Giustizia fra i quali figurano i più bei nomi dell'aristocrazia milanese, romana e straniera. Il Luogotenente Generale non è stato ancora scelto: chiunque egli sarà (e potrebbe anche essere Umberto di Savoia) distribuirà titoli e firmerà decreti con la seguente formula: «In nome di Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della Stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio Ducas Comneno, Principe Imperiale di Bisanzio, Principe di Ciucia, Principe di Tessaglia, Principe di Ponto, Principe di Macedonia, Principe di Illiria, Principe di Moldavia, Principe di Dardania, Principe del Peloponneso, Duca di Cipro, Duca di Epiro, Duca e Conte di Drivasto e Durazzo»

«Settimana Incom Illustrata», 7 gennaio 1950


Grazia «Settimana Incom Illustrata», 7 gennaio 1950