Le «Sette» di Totò

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1959 08 16 Sorrisi e Canzoni TV intro

La nuova rivista di Totò al «Quattro fontane» di Roma.


1946 Eravamo sette sorelle 00 LHo lasciato al guardaroba il modesto abito grigio di tutti i giorni ed ho indossato il frak. Il frak del cronista mondano quando, in tempi lontani, era di moda andare nei salotti e segnare sul carnet i pettegolezzi e le dicerie della contessa Mattei o del principe del Drago. Invece io vago per la «hall» del teatro «4 fontane» la sera del debutto della compagnia di Totò e noto che le massaggiatrici, i parrucchieri, le manicure, i pedicure dell’Istituto «Femina» avranno avuto, questa mattina, un gran da fare. Troppe belle signore si recano questa sera a teatro. Visi troppo leccati, esageratamente maiolicati hanno le belle dame che vengono a braccio di adiposi cavalieri a questa «prima». Cappelli monumentali, di tutte le tinte, di forme strambe calzano queste femmine scese giù dai Parioll: lussuose pellicce, calze trasparenti e profumi misteriosi e conturbanti. E' il trionfo della donna e dell'Istituto «Femina».

Tutto il mondo, il bel mondo teatrale si è qui riversato. Qualche nome certamente mi sfuggirà e ne chiedo venia. Marichetta Stoppa appena vede Galdleri gli salta al collo e affettuosamente lo chiama Michi. Marisa Merlini, in una elegante pelliccia di astrakan, parla con il ringiovanito Castellazzi. Dice di avere diversi contratti da firmare ma non desidera lasciare Roma. Galeazzo Benti con l'immancabile fiore rosso all'occhicllo entra dando il braccio a Thea Prandi — ricordi, Thea, «Buongiorno, buongiorno» — sempre più bella, sempre più fine. E' la volta di Anna Magnani che, caso strano, è truccata e non porta i soliti pantaloni con i soliti mocassini. Vedo Laura Nucci al di là di un cristallo. Vivi Gioi parla di versi francesi, che non ha compreso, con Ercole Patti. Lucy d’Albert con i capelli troppo rossi. Un ex direttore de Il Messaggero consiglia a Gino Cervi alcune pillole, il duo Mac-Amendola è presente. Giovannini e Garinei con le rispettive giovani mogli.

Un collega mi chiede un prestito di duemila lire per condurre a cena Luisa Reda. Io gliene chiedo mille Affare non combinato. Carlo Trabucco entra in sala dopo aver chiesto perdono a De Gasperi. Una profumatissima quanto bella bionda mi si avvicina.

— Scusa, non sei Carlo?
— E tu non sei Milly?
— Si. ma adesso mi chiamo Sonia. Ti ricordi di quando abitavo in via dello Statuto? La padrona di casa l’hanno uccisa.
— E ora dove abiti?
— In via della Vite.
— Vengo su direttamente?
— No. Telefonami al 68... Ciao, Carlo.
— Ciao, Sonia.

Gianni Agus mi sbatte la porta del W.C. in faccia e ci abbracciamo affettuosamente. Armando Fragna parla al bar con il maestro Montagnini di un disco inglese che non è stato tanto facile orchestrare, perchè vecchio.

L’altoparlante annuncia che lo spettacolo ha inizio. La torta è di Aldo De Benedetti ma i fiorellini di burro soffiato, di zucchero filato, di soffice marzapane sono di Michele Galdieri. Questo nostro unico autore di riviste ha voluto dare il suo colpo di pollice a questa trama già felice in se stessa; ma tutti quei minuti particolari, quelle sottigliezze, quel civettuoli fiocchetti dal colore rosa tenue li dobbiamo esclusivamente alla penna di don Michele. Brinneso, Buona notte, Ritorno dalle corse rivelano, senz'altro, la mano felice di Galdieri. Il suo squisito temperamento artistico, la sua sensibilità lo portano — oltre che per alcune esigenze artistiche — ad un nostalgico ritorno al vecchio, bonario ottocento. E sono situazioni nuove, colori nuovi, accenti nuovi che fanno ben gustare la soffice, leggera, schiumosa torta che ha il nuovo nome di Eravamo sette sorelle.

La prima volta che la vidi fu al «Galleria» con Vanni. Ora è con Totò. Però questo grande salto avrebbe potuto compierlo anche prima. Se avessi tanti soldi metterei su una compagnia di riviste tutta per lei. La «stellissima», la «soubrette». E' lei che dà vita allo spettacolo. E' il sorriso della compagnia. E' Luisa Poselli.

Tecla Scarano era giù di voce. Ma non fa nulla. Le basta un gesto, una cadenza che dice tutto. Ecco perché si chiama Tecla Scarano.

Mi dissero, un giorno, che non avrebbe più cantato perché stava molto male. E sarebbe stato un grave danno per il teatro di rivista. Ma Delia Lodi è tornata tra noi con la sua diafana figura, con la sua pallida voce per la gioia del nostro cuore.

Ah, quanto vorrei che la Ninna, nanna non fosse un motivo preso da qualche disco più o meno americano. E' uno del motivi più belli della rivista.

Ho ripreso il mio modesto abito grigio di tutti i giorni e mi avvio verso casa. Quante macchine all’uscita del teatro. Macchine di tutte le cilindrate.

Carlo Maria Petrucci, «7Sette», anno II, n.5, 3 febbraio 1946


Il Piccolo  Carlo Maria Petrucci, «7Sette», anno II, n.5, 3 febbraio 1946