Liliana de Curtis: «mio padre, Totò, mi fa regali dal cielo»

Liliana

1993-01-25-Gente-Liliana-de-Curtis

La nostra serie di articoli in cui parlano le persone che sostengono di comunicare con l’Aldilà viene seguita con grande interesse da diverse settimane - In questo numero c’è una testimonianza veramente eccezionale: quella di Liliana De Curtis, figlia di Totò, scomparso venticinque anni fa - Dividiamo il suo racconto, ricco di aneddoti, in due parti.

PRIMA PARTE

Roma, gennaio

«A venticinque anni dalla sua scomparsa Totò è ancora vivo e non soltanto nel cuore del suo pubblico. Per quell’elemento magico che ha sempre caratterizzato la sua personalità, infatti, mio padre è ancora presente nella mia vita, comunicando con me dal luogo tanto lontano in cui si trova in un dialogo emozionante, tenero e scherzoso a un tempo. Papà, a seconda dei casi, si comporta come un nume tutelare pronto ad aiutarmi nelle difficoltà, o come un folletto burlone. E' una storia straordinaria che mi sarebbe piaciuto raccontare durante lo spettacolo televisivo di Renzo Arbore dedicato a mio padre, ma per mancanza di tempo non sono riuscita a realizzare questo desiderio. Lo faccio adesso, con la convinzione che i messaggi che Totò manda dall'Aldilà siano una continuazione della sua umanità, oltre che della sua arte, che siano insomma un mezzo per conoscerlo meglio».

1993 Liliana de Curtis 038 LChi parla è Liliana De Curtis. l’unica figlia di Totò, che ricorda molto nei lineamenti e nella gestualità il grandissimo attore napoletano scomparso il 15 aprile 1967 al quale Arbore ha dedicato la trasmissione in quattro puntate «Caro Totò, ti voglio presentare». Liliana è una donna sensibilissima, resa vulnerabile da un’infanzia e da un’adolescenza difficili, vissute all'ombra dì un padre amoroso, ma anche possessivo e dispotico. Una specie di tenero tiranno che non rinuncia a dominare la sua vita. Liliana, almeno ne è convinta, come accade a molte persone che, non rassegnandosi alla perdita di un loro caro, entrano misteriosamente in comunicazione con la sua anima.

«Per capire fino in fondo questa vicenda paranormale», spiega Liliana De Curtis «bisogna risalire a quello che fu il legame con mio padre. Pur amandolo enormemente, non sono mai riuscita a essere all’altezza delle sue aspettative e l’ho crudelmente deluso in tutti i sensi. Per esempio, papà spese un patrimonio per darmi un’istruzione, facendomi studiare anche musica e danza classica, con insegnanti privati, perché crescessi, per usare una sua espressione, "come una principessa". Ma a me gli studi non piacevano e a quattordici anni persi la testa per un ragazzo, Gianni Buffardi, che poi sarebbe diventato il mio primo marito. Papà non lo giudicava adatto a me e aveva ragione. Io però non ascoltai i suoi consigli e, appena diciottenne, mi sposai contro la sua volontà. Ricordo ancora il giorno delle mie nozze, quando papà pianse disperatamente nel vedermi andar via. Non mi sono mai perdonata di averlo fatto soffrire, anche quando, dopo il fallimento del mio matrimonio, da cui sono nati due figli, Antonello e Diana, ottenni il suo perdono. Tra me e mio padre non ci furono mai troppi discorsi, ma dentro di me io mi giudicavo il suo unico insuccesso e speravo di riscattarmi ai suoi occhi, di diventare finalmente la figlia che avrebbe voluto. Purtroppo non ne ebbi il tempo perché papà morì a sessantanove anni, lasciandomi distrutta, in preda a un’infinità di rimorsi e rimpianti.

«Per un anno fui vittima della depressione: non avevo la forza di ricominciare a vivere e per voltare le spalle a un passato doloroso mi trasferii in Sudafrica insieme con Sergio Anticoli, il mio secondo marito. L’ambiente nuovo e la nascita della mia terza figlia, Elena, servirono a farmi ritrovare, almeno in parte, il mio equilibrio. Contemporaneamente però avvertii la necessità di entrare in comunicazione con l’anima di mio padre. Per sentirlo in qualche modo vicino e concludere quel dialogo rimasto aperto con troppi laceranti interrogativi, troppi lati oscuri da chiarire. Ero certa che avrebbe accolto il mio invito».

«Fece qualcosa per realizzare il suo desiderio?».

«Dopo molte perplessità poiché l’occultismo mi spaventa, decisi di consultare qualche medium per entrare in contatto con l’anima di mio padre. Partecipai a diverse sedute spiritiche che avvenivano nella mia villa di Johannesburg. Papà fece sentire la sua presenza per la prima volta inondando la stanza con l’aroma del suo profumo Tabac blond che già da tempo non era più in commercio. I mie abiti e quelli degli altri partecipanti alla seduta ne rimasero impregnati: un segno che l’anima di Totò rispondeva al mio richiamo.

Una strana pioggia

«Ne ebbi immediatamente la convinzione, a differenza di mio marito e di alcuni amici che mi disapprovarono apertamente. Una sera, mentre mi preparavo a una seduta, loro rimasero nella stanza accanto, ironizzando su quella che ritenevano una mia pericolosa mania. Ma i loro discorsi furono interrotti da un’in-spiegabile pioggia scesa chissà come dal soffitto. Mio marito corse al piano di sopra pensando che ci fosse una perdita d’acqua, ma trovò il pavimento perfettamente asciutto e le tubature in ordine, mentre la strana pioggia continuava a inzuppare gli ospiti, pietrificati dallo stupore. Ricordo uno di loro, pallidissimo, il quale nel salutarmi mi disse: "Liliana, scusami se non ti ho preso sul serio. Adesso ti credo, ma giuro che in casa tua non metterò più piede succedono troppe cose strane". Fui certa che la pioggia fosse un segno del disappunto di papà per lo scetticismo dei miei amici e, con trepidazione, intensificai i miei tentativi per entrare in contatto con lui. Non mi deluse e infatti mi inviò vari messaggi, sempre attraverso il medium. Quando papà decideva di manifestarsi, i cani annunciavano la sua presenza abbaiando con una sconcertante intonazione lamentosa, come di fronte a una visione inquietante e misteriosa. Quel suono mi faceva rabbrividire, ma non mi stupiva, perché Totò aveva sempre amato moltissimo i cani ed era quindi logico che il suo spirito entrasse in contatto con loro. Fin da allora nei segni che mio padre mi inviava ritrovavo una proiezione della sua personalità e avevo l’illusione che fosse ancora accanto a me, pronto a farmi una lieve carezza sui capelli, a dirmi come faceva in vita: "Lilianuccia mia, non ti preoccupare, ci penso io a risolvere i tuoi problemi”.

«Papà mi mandava messaggi facendo muovere un bicchiere nelle mani del medium in modo che coprisse le varie lettere dell’alfabeto, fino a formulare frasi complete che alludevano a fatti che solo io e lui potevamo sapere. Erano parole d’affetto ma anche di rimprovero, quasi che mio padre continuasse idealmente il complesso rapporto che ci aveva uniti. Una volta mi sconvolse mandandomi a dire che gli avevo dato un dispiacere vendendo alcuni gioielli, un suo regalo di cui ero stata costretta a privarmi in un momento di difficoltà economica. Mi sentii ancora una volta in colpa, rivivendo i rimorsi dai quali non mi era ancora liberata e in quel momento penosissimo decisi di interrompere le sedute spiritiche. Erano rischiose per il mio equilibrio anche perché a volte avevo l’impressione che lo spirito di papà entrasse nel mio corpo, provocandomi un’emozione devastante, come se la mia anima si spaccasse in due. Dopo sensazioni di questo tipo rimanevo stravolta per giorni interi, dominata dal ricordo di mio padre. Terminata la seduta spiritica sentivo ancora di più la sua mancanza e rivivevo puntualmente lo strazio del distacco. In-somma, mi resi conto che quei contatti ultraterreni non mi restituivano il mio adorato papà e che se volevo comunicare con lui avrei dovuto rimettermi alla sua volontà. Non mi avrebbe lasciata sola, ne ero certa.

E infatti, dopo aver chiuso ogni rapporto con i medium, Totò continuò a mettersi in contatto con me. Lo fece e continua a farlo in vari modi, sempre mentre lo penso intensamente. Spesso, oppressa dai problemi quotidiani, dalle preoccupazioni familiari che non mi sono mai mancate, mi raccolgo in preghiera pensando: "Papà mio, aiutami tu”. Ebbene in questi momenti difficili, Totò mi dà un segno della sua presenza. Mi accade di sentire improvvisamente il suo profumo, oppure di avvertire un tonfo che ormai mi è diventato familiare. E' un rumore che viene prodotto dalla caduta di un bellissimo ritratto in cui mio padre, lontano dalla sua immagine pubblica, appare come era nella vita privata, un raffinato gentiluomo con una vena di malinconia nello sguardo. Quel quadro, che sta nella mia camera da letto, è caduto svariate volte, ma senza che la cornice di legno si sia mai scalfita né il chiodo si sia staccato dal muro. E’ un fenomeno spiegabile soltanto come un segno proveniente da un altro mondo, un messaggio di papà che significa: "Io sto qua e non mi dimentico di te". E infatti, dopo ogni "avvertimento" miracolosamente trovo una soluzione ai miei problemi.

«Il primo caso che ricordo risale a molti anni fa, quando ancora vivevo a Johannesburg ed ero avvintissima perché una mia attività commerciale era fallita, lasciandomi in grosse difficoltà. Mi chiedevo come me la sarei cavata, quando il ritratto di papà cadde per la prima volta sul pavimento. Mentre lo rimettevo a posto, all’improvviso, mi venne un’idea apparentemente assurda: avrei aperto un ristorante, cercando di recuperare quello che avevo perduto. Mentre facevo questo progetto, come in un film rividi tante scene della mia vita familiare, tra le quali mia nonna paterna, napoletana verace, che si destreggiava in cucina tra una quantità di pentole fumanti. Da lei, ancora bambina, avevo imparato tanti segreti culinari, con grande gioia di papà il quale, ogni volta che mi vedeva davanti ai fornelli, dopo la scomparsa di sua madre, esclamava: «Pensa come sarebbe contenta nonna se ti vedesse al posto suo in cucina!». Come guidata da una forza irresistibile, in poche settimane aprii prima un ristorante, poi un altro che ebbero successo. E di questo io, ne sono certa, devo ringraziare Totò».

Liliana De Curtis parla con grande emozione, ma anche con naturalezza dei suoi rapporti ultraterreni con il padre. Di fronte al letto, fedele alla cultura del culto dei defunti particolarmente sentita a Napoli, ha allestito una specie di altarino. C’è una fotografia giovanile di Totò con l’aria da folletto malizioso, circondata da tanti oggetti, come un piccolo abete per le feste natalizie e un rametto di palma benedetta rinnovato ogni Pasqua. Non manca un cane di porcellana, in omaggio all'animale preferito dal grande attore e una cornice che contiene, oltre alla sua fotografia, anche quella dei genitori. Pappino e Nannina. «Anche per queste tre fotografie posso parlare di un fenomeno paranormale, un modo di manifestarsi della volontà di mio padre», spiega Liliana. «Come si vede, i tre ritratti sono sistemati saldamente nei rispettivi spazi. Ebbene, un giorno, non si sa come, il ritratto di papà ha cambiato "direzione".

La foto era praticamente rovesciata, perché prima papà guardava verso destra, ora guarda verso sinistra. Nessuno in casa aveva toccato la cornice. Grazie al cambiamento papà, il cui volto prima era coperto da un cero votivo, ora può guardarmi mentre sono a letto: sono sicura che l'anima di mio padre che aleggia in casa vuole vegliare sul mio sonno e ha operato il cambiamento. Non c’è altra spiegazione. E mia madre la pensa esattamente come me. Anche lei visse un legame molto tormentato con Totò, separandosi da lui quando il loro amore era ancora vivo, per una serie di incomprensioni che rovinarono la vita a entrambi. Mamma sente papà sempre vicino e a volte nel parlargli, sicura che lui l'ascolti, lo rimprovera perfino: "Che dispetto terribile mi hai fatto andandotene senza che io potessi dirti che ti volevo ancora bene, che nessun uomo poteva sostituirti", gli sussurra. E lui, dalla sua fotografia se la ride perché certamente è felice di aver lasciato in tutti noi un rimpianto così cocente.

A volte si diverte a farci disperare nascondendoci gli oggetti. Cerchiamo disperata-mente una ricevuta misteriosamente scomparsa e la ritroviamo, tanto per dirne una, nella lavastoviglie, Per non parlare di quando ci prende in giro facendoci ritrovare l'oggetto momentaneamente scomparso in bella mostra sul divano del salotto come a dire: "Siete proprio dei buoni a nulla!”. E non c’è da stupirsi perché mio padre era famoso per gli scherzi che giocava agli amici: sono abitudini che non si perdono».

Doti paranormali

«Liliana, non le è mai venuto il dubbio che la costante presenza di suo padre possa essere una sua illusione generata da un involontario meccanismo psicologico per negarne la morte?».

«Potrebbe rivolgere la stessa domanda alle moltissime persone le quali, convinte che esista una vita ultraterrena, hanno continui rapporti con i loro defunti», risponde la figlia di Totò. «Su questi fenomeni, al di là di una spiegazione razionale, si è sviluppata una vera e propria scienza in proposito, suffragata da medium dì fama internazionale e di indiscutibile serietà. Non penso che i segni inviati da mio padre siano frutto della mia immaginazione, ma sono certa che lui mi vede, mi segue e mi consiglia. Non ho alcun dubbio. E’ invece vero che a facilitare questi fenomeni contribuisce il particolare tipo di personalità di chi ne è protagonista. Io infatti sono dotata di capacità medianiche, così come lo era mio padre. Perché, per chi non lo sapesse, Totò non era soltanto un grande comico, ma aveva qualcosa in più, un fluido magnetico che si manifestava in varie occasioni e se avesse coltivato le sue doti paranormali avrebbe potuto essere un mago».

Malilde Amorosi


1993 02 01 Gente Liliana de Curtis intro

La nostra serie di articoli in cui parlano le persone che sostengono di comunicare con l’Aldilà viene seguita con grandissimo interesse oramai da diverse settimane - In questo numero concludiamo la pubblicazione di una testimonianza veramente eccezionale: quella di Liliana De Curtis, la figlia di Totò, il grande attore napoletano scomparso venticinque anni fa.

SECONDA PARTE

Roma, gennaio

«Totò era certo che l'anima sopravvivesse al corpo e credeva nella reincarnazione. Per questo, dopo la sua scomparsa, mi è sembrato quasi normale che continuasse a starmi vicino», dice Liliana De Curtis continuando il suo appassionante racconto dei suoi contatti paranormali con il celebre papà. «Una personalità forte e magica come la sua può vincere perfino la morte. Mio padre era un medium e usava le sue facoltà di sensitivo anche nel lavoro. Basti pensare alla sua teoria del "fratello siamese", che spiego subito.

1993 Liliana de Curtis 041 L«"Spesso per la strada vengo colpito da un personaggio particolare, non importa se uomo o donna", raccontava mio padre. "Un damerino azzimato che vanta le sue presunte conquiste amorose, o una signora chiaramente ignorante che si esprime a paroioni per apparire colta, tanto per fare qualche esempio. Ebbene se quel personaggio mi ispira, io avverto uno strano formicolio in tutto il corpo, mi smaterializzo ed entro dentro di lui. Sì, proprio come se tra me e il mio modello occasionale, appunto il fratello siamese, si stabilisse un cordone ombelicale che mi permette di capire nelle sfumature il suo carattere e di riprodurlo in palco-scenico per il divertimento del pubblico. E ci riesco sempre. La gente mi segue quasi se fosse "agganciata” alla mia anima da chissà quale incantesimo. A volte sento la necessità di sperimentare il mio potere che ha veramente qualcosa di straordinario. Provo allora a ridere in tre tonalità diverse e ogni volta la platea mi segue adeguandosi al mio ritmo, come se fossi un direttore d’orchestra”.

«Le capacità stregonesche di mio padre furono percepite da Federico Fellini fin da quando assistette, giovanissimo, a una sua esibizione in un teatrino napoletano in cui, racconta, mio padre Totò ipnotizzava letteralmente una platea scalmanata. E la magia continuò più tardi, il giorno in cui papà, già cieco, sconvolse Federico per l’abilità con cui, quasi fosse telecomandato, riusciva a muoversi sul set come se ci vedesse. E in quell’occasione, che ricorda ancora oggi con emozione, Fellini coniò per lui la definizione di "robottino fantastico”», continua Liliana. «Papà parlava con grande semplicità delle sue doti da mago del palcoscenico ed era attratto dall’occultismo. La nostra dimora di famiglia, il castello De Curtis a Somma Vesuviana, dove furono ritrovati i documenti comprovanti il nostro titolo nobiliare, gli piaceva e nello stesso tempo lo impauriva. Nei sotterranei, infatti, furono scoperti diversi scheletri che dagli abiti furono riconosciuti come i cadaveri degli amanti di "Giovanna la pazza”, una regina napoletana, famosa per la sua vita dissipata, la quale faceva puntualmente uccidere i suoi partner, provvedendo poi a nasconderne i corpi nelle viscere del castello più vicino al palazzo reale. E quel castello apparteneva appunto ai nostri antenati. Quando papà lo venne a sapere, poiché credeva ai fantasmi, fece murare i sotterranei. Per Totò, che nella sua più famosa poesia A livella ha parlato di morti "viventi", pronti a uscire dalle rispettive tombe, doveva essere terribile il pensiero di ritrovarsi feccia a faccia con un giovanotto, defunto subito dopo aver praticato con la regina quello che lui definiva argutamente "l'hobby che non si può dire”. E’ inutile precisare che papà trovava il modo di tirare fuori una battuta di spirito anche nelle situazioni apparentemente meno adatte a fare dell'umorismo. Circa la reincarnazione, per esempio, si convinse che Giulio Andreotti fosse quella del cardinale Richelieu, ma non glielo disse mai nel timore, precisò, di commettere una gaffe. "Metti che nell’altra vita Giulio fosse stato Papa!”, mi spiegò».

Liliana sorride nel ricordare l’irresistibile comicità di Totò e aggiunge che questa dote si univa a una profondissima spiritualità, spesso sconfinante nel misticismo.

«Mio padre andava spesso in chiesa e possedeva una folta raccolta di "santini”, tra i quali quello di sant’Antonio al quale era devoto», ricorda Liliana. «Venerava anche l’immagine di padre Pio che conobbe grazie a Carlo Campanini. L’attore si era già rivolto al frate perché lo aiutasse a risolvere un delicato problema familiare e ne parlava a tutti in modo così entusiastico che papà volle conoscerlo. Insieme con Carlo si recò in pellegrinaggio a San Giovanni e rientrò a Roma convinto della santità di padre Pio. Sono cresciuta in questo clima e non c’è da stupirsi adesso che io sia così sicura del fatto che l’anima di mio padre Totò vegli su di me. Se in qualche momento particolarmente difficile ne dubito, lui provvede subito a rassicurarmi. I suoi, chiamiamoli così, interventi in genere sono preceduti da rumori inspiegabili e scalpiccii inquietanti. Ormai non mi stupisco più e chiedo a mia madre come se fosse la cosa più normale del mondo: "Senti? Sono i passi di Totò”. L’ultimo segno della vigile presenza di mio padre mi è giunto il giorno di Natale, mentre pensavo a lui con particolare nostalgia, ricordando la sua tenera abitudine di ricoprirmi di doni come nessuno ha mai fatto e farà mai. Ebbene, proprio il 25 dicembre, giorno in cui la posta non viene mai distribuita, mi è arrivata una lettera contenente un assegno che aspettavo da mesi. Nessuno può spiegare come mai sia stata recapitata, ma per me non è altro che un regalo di mio padre, un modo per dirmi: "Anche se non ci sono più, ti penso con l’amore di sempre”».

«Totò le appare mai in sogno?», domando.

«A me personalmente no, ma si serve di un tramite e precisamente di Mario Di Gilio, un bravo attore napoletano, sua spalla e imitatore, che lavorò al suo fianco nella sua ultima rivista A prescindere, del 1957. Tra lui e papà nacque un bel rapporto di amicizia, fatto di fiducia reciproca, in cui Mario ebbe modo di scoprire le doti di chiaro-veggenza di Totò, il quale profetizzò perfino che sarebbe morto dieci anni più tardi, come infatti accadde. Di Gilio rimase sconvolto dalla sua scomparsa annunciata tanto tempo prima e, non trovando più lavoro, altra circostanza che mio padre aveva previsto, fu costretto a emigrare in America. Tornato in Italia, è sempre vissuto nel culto di Totò, che lo ha scelto per mandarmi dei messaggi. Per esempio un giorno Mario mi raccontò emozionatissimo: "Ho sognato tuo padre, triste e preoccupato, che mi ha sussurrato: 'Raccomanda a mia figlia di non piangere durante la notte. Dille che solo se sorride io sono contento’”.

«Rimasi impressionata perché il mio interlocutore non poteva assoluta-mente sapere che, se cedo alla depressione, accade sempre e soltanto nelle ore notturne. Da allora tra me e Di Gilio si è stabilito un dialogo quasi giornaliero che per me è un modo per sentirmi vicina a mio padre. Il quale, sempre attraverso Mario, recentemente ha provato a farmi un bellissimo regalo dandomi, come ogni fantasma che si rispetti, i fatidici numeri al Lotto. Ma è stata un’occasione perduta. Una mattina Di Gilio mi telefonò dicendomi: "Ho sognato Totò vestito da carcerato, con in testa un cappello sul cui era scritto il suo numero di 'matricola', 167".

«Giocammo 1 e 67, insieme con altri numeri, ma non fummo abbastanza acuti da interpretare il sogno nella maniera giusta. Infatti sulla ruota di Napoli uscì una quaterna: 1 e 67 che erano i numeri segnati sul capello, 69, gli anni di papà al momento della sua morte, e 47, che nella cabala indica il morto che parla: una combinazione semplicissima alla quale, però, non avevamo pensato».

Liliana si rammarica per la mancata vincita, ma non perde il sorriso, perché parlare del padre la riempie sempre di gioia. Ancora oggi, spiega, grazie ai suoi costanti "interventi" dall’Aldilà, egli rimane il perno della sua vita affettiva, una guida invisibile.

«Non sono la sola ad avvertire la presenza di Totò», dice Liliana De Curtis. «Renzo Arbore, per esempio, mi ha raccontato di averlo sentito molto vicino mentre preparava lo spettacolo in suo onore. Non gli sono mancati contrattempi di vario genere che ha interpretato come "dispettucci” di papà, messaggi per fargli capire quando qualcosa non gli andava bene. Luci che si spegnevano all’improvviso, rumori strani e perfino il malore di un imitatore evidentemente poco gradito. Renzo confessa di rivolgersi a Totò nei momenti di difficoltà in campo artistico, pregandolo come se fosse un santo, e di avere avuto riscontri positivi. Non si separa mai da un corno di corallo appartenuto a mio padre che gli ho regalato per esorcizzare gli influssi malefici degli inevitabili invidiosi. Pare che l’amuleto funzioni e allora Renzo fa benissimo a tenerselo stretto. Come si dice a Napoli, non è vero, ma ci credo. La cosa straordinaria, inoltre, è l’atteggiamento della gente comune nei confronti di Totò, diventato ormai oggetto di» culto. Basta osservare la sua tomba nel cimitero di Napoli, sempre piena di fiori, di messaggi per richieste di "raccomandazioni" e anche di ringraziamenti per grazia ricevuta. Lo so che tutto questo sconfina nel fanatismo, ma ne sono egualmente felice, perché si tratta pur sempre di un omaggio alla memoria di mio padre, il quale spese buona parte del suo patrimonio in beneficenza. E allora, al di là di ogni criterio razionale, mi chiedo: "Se Totò faceva tanto del bene quando era vivo, perché non potrebbe continuare a farlo da morto?".

Spirito buono

«Altri ammiratori fanatici di Totò sono i bambini che lo considerano una marionetta meravigliosa e immortale. Gli scrivono lettere, poesie e gli lasciano anche qualche regalino sulla tomba: biscotti, gomme da masticare e persino pacchetti di sigarette, sapendo che era un accanito fumatore. So che manifestazioni del genere avvengono anche per altri personaggi mitici, come per esempio El-vis Presley, ma a Napoli esse hanno un significato più semplice e poetico, legato al culto dei morti. Se uno spirito è buono continua ad aleggiare attorno a chi lo ama dispensando i suoi benefici influssi. E mio padre, glielo possono testimoniare tutti quelli che lo conobbero, era un uomo di un’umanità e di una generosità uniche. Per questo, oltre che per la sua arte, vive ancora nel cuore della gente e da lassù vede e provvede.

«Inevitabilmente, tra le tante testimonianze di contatti paranormali con

lo spirito di Totò non mancano storie a dir poco sconcertanti. Come quella di Elio Rimatori, un fanatico ammiratore di mio padre. Questo signore mi ha mandato numerosi fax che, a sentir lui, sono messaggi di mio padre provenienti dall’Aldilà, luogo indicato come... Poltretombola».

A parte certe esagerazioni che ridimensiona con umorismo, Liliana De Curtis è comunque convinta dell'”immortalità” di Totò, una teoria suffragata peraltro da innumerevoli iniziative alla memoria del grande comico, come non era mai stato fatto per onorare un artista italiano.

«Sì, per il venticinquesimo anniversario della scomparsa di papà ho ricevuto molte testimonianze davvero toccanti», spiega. «Un gruppo teatrale di ragazzi di Bellizzi, un paesino del Napoletano, hanno dedicato a Totò una piazza e una statua con un amore che mi ha commosso fino alle lacrime. Per non parlare degli abitanti del Rione Sanità,

il quartiere, poverissimo, dove nacque papà, che si sono tassati per intitolargli un busto di marmo. E poi ci sono i collezionisti delle "reliquie" di Totò, dalle locandine dei primi film alle fotografie inedite, tra i quali Paolo Marinozzi di Montecosaro, un paesetto nelle Marche, in cui sinceramente non avrei pensato di trovare un piccolo museo dedicato a papà. Anche questi ai miei occhi sono tanti "miracoli" di Totò, un modo per dimostrare che lui è ancora tra noi. Naturalmente, in questo clima idilliaco, qualcuno ha voluto anche dargli dei dispiaceri. Come Pupella Maggio, la quale, chissà perché, non è convinta che Totò sia stato un grande attore e continua a considerarlo un caratterista. O Carlo Croccolo, che ha doppiato Totò soltanto in qualche film, quando già era diventato cieco, ma non certo in tutta la sua ultima produzione cinematografica. Lo preciso per amore di verità e non certo per innestare polemiche inadeguate alla felicità che provo nel constatare quanto è ancora amato mio padre. Sono certa che se la sta godendo anche lui e che ha una gran voglia di mandare un messaggio al suo pubblico. Mi sembra di vederlo: avanza su un etereo palcoscenico, si inchina leggermente stringendo tra le mani la sua bombetta e dice con grazia: "Signori e signore, a prescindere da tutte le 'schifezze' che ci stanno sulla terra, per favore, non perdete il gusto di ridere"».

Matilde Amorosi


Il Piccolo Matilde Amorosi, «Gente», anno XXXVII, n. 5, 25 gennaio 1993 e n. 6, 1 febbraio 1993