Radioscopie. Intervista siamese: Isa Bluette e Totò

Toto 33

Vi sembrerà facile intervistare due miti come Isa Bluette e Totò. Si vede chiaramente che voi non avete la più pallida idea di quello che siano un divo e una diva in libertà che non hanno il tempo di scambiare quattro chiacchiere con voi perché: o recitano, o mangiano o fanno le prove o dormano.

Abbiamo dovuto quindi approfittare dei momenti di cui, in tutta la loro laboriosa giornata, i divi potevano disporre.

Se vi dovessimo dire in confidenza che i due intervistati abbiano accettato con entusiasmo questa specie di persecuzione inesorabile voi certo non ci credereste.

Come pure non vi diremo quante volle Isa Bluette e Totò si siano salvati dalla nostra presenza scocciatrice con degli stratagemmi e degli inviti cosi espliciti a smetterla con quei pedinamenti, da far desistere il più agguerrito degli attaccabottoni del secolo.

 

Ma Isa Bluette e Totò non ci conoscevano e nemmeno conoscevano che la pazienza di un giornalista è infinita... come la misericordia di Dio.

Come potrete quindi immaginare la nostra intervista ha avuto per conseguenza di alienarci completamente la simpatia del due artisti.

Tanto che Isa Bluette ormai non va più in giro che travestila da uomo e Totò sfoggia certe forme provocanti sotto delle toilettes meravigliose.

Totò in confidenza ha detto ad un amico che lo rimproverava bonariamente per questa sua acerrima inimicizia contro la pubblicità.

- Capirai. Perchè dovrei essere soltanto io ad allungare il collo tutte le sere? Almeno così sapranno quanta difficoltà ci sia a far ridere il pubblico!

Naturalmente (ciò premesso) la nostra intervista è riuscita come una specie di puzzle o gioco di pazienza e iniziatasi in mezzo ai bauli e alte ceste il giorno dell'arrivo della rumorosa e gaia Compagnia di Achille Maresca, è proceduta a zig-zag tra i cosmetici e i barattoli di un qualsiasi Attilio alla moda, tra i profumi delle pietanze di un chiassoso ristorante notturno, tra parole sussurrale attraverso il buco della serratura di una stanza d'albergo e doveva concludersi in un colloquio concessoci regolarmente ma al quale regolarmente tutti e due mancarono.

Al colmo delta disperazione avevamo penino pensato di vestirci noi del panni della Isa e di Totò e di intervistarci a vicenda.

Ma non essendo riusciti a metterei d'accordo circa quello che doveva sostenere la parte di donna, abbiamo dovuto rinunziare anche a questa estrema scappatola.

Finalmente non ricordiamo chi di noi due abbia avuta la genialissima idea di bloccare i due inafferrabili divi in uno degli angoli di Largo Tritone a mezzogiorno nell'ora del traffico più spaventoso tra il rombare delle automobili, lo scampanellio del tram, in un giorno in cui gli autobus delle linee 103 e 104 si erano moltiplicati inverosimilmente e si susseguivano ad ogni mezzo minuto con urla velocità pazzesca.

Non neghiamo che a questa nostra trovata geniale abbia contribuito il metropolitano di servizio che, affascinato dalla grazia di Isa Bluette si era irrigidito colla candida mazzarella in mano, dimenticando di dare il via ai pedoni.

A questo punto mentre gli educatissimi spintoni degli uomini di affari ci palleggiavano, abbiamo dovuto fare un lavoro di paziente ricostruzione. In modo che speriamo di essere riusciti finalmente a contentare tutti: Isa Bluette e Totò, che ci toglieranno il saluto; il pubblico che ci accopperà con lettere minatorie e si augurerà che qualcuno ci faccia richiudere in un manicomio: e noi stessi che non potremo passare dinanzi a uno specchio senza guardarci con il più profondo disprezzo.

Isa Bluette

- Come vi chiamate?
- Maria Ferrero.
- Pardon, ci siamo sbagliati, noi volevamo parlare con Isa Bluette.
- E’ lo stesso. Siamo come due sorelle.
- Ah! bene. E quanti anni avete?
- Quanti ne dimostro, nè uno di più né uno di meno.
- Siete nubile, maritata, vedova, donna di casa, impiegata, pagate le tasse, dove abitate... scusate... questo non c’entra niente! Ma è necessario per cominciare l'interrogatorio...

- E voi come vi chiamate? — diciamo a Totò.
- Antonio Clemente.
- Bene... Dove siete nato?
- A Napoli, benché non sembri dalla mia pronuncia prettamente toscana.. Ma vi giuro che sono nato a Napoli. E non faccio per vantarmi, ma Napoli è una città ideale per nascerci.
- Bene... Raccontate il fatto.
- Ci mancherebbe altro.
- Diciamo: raccontateci come andò che una bella mattina vi siete svegliato e avete deciso di mettervi a divertire l'umanità.
- Il fatto andò così: facevo il direttore dell'Acquario Romano...
- E non sapendo che pesci pigliare...
- Se m'interrompete non ne facciamo nulla! - dice Totò irritato - Dunque ero Direttore all'Acquario romano. Avevo studiato pittura. Era quindi logicissimo che mi venisse in mente di fare il comico.
Esordii a Roma In due locati di primissimo ordine: lo Statuto e l'Alcazar. Incontrai subito il favore degli eletti spettatori che, per dimostrarmi la loro riconoscenza mi subissavano di applausi e mi lanciavano baci, aranci, caramelle, cappelli eccetera, eccetera. Il giorno del debutto ebbi un incidente che minacciò di mandare a rotoli il mio proponimento. Portavo avvolto in un giornate il tight, le truccature e uno specchio. Lo specchio cadde e si ruppe. Stavo per tornare indietro, ma siccome io non sono superstizioso, pensando che era venerdì e la rottura mi avrebbe portato fortuna, tomai sui miei passi e il dado fu tratto.

- E voi che cosa facevate prima di fare l'artista? — domandiamo a Isa... Ferrero.
- La collegiale. E tale sono rimasta sempre nell’anima.
- Avete sempre fatto la rivista?
- No, sono stata anche in Varietà e il successo che ho avuto è stato sempre, crescente. L’ho poi abbandonato per la Rivista perchè è uno spettacolo più completo. Con questo però non posso dire di essere soddisfatta. Oggi la rivista non è ancora quello che dovrebbe essere, ma non dispero che riesca a diventare quello che ancora non è: raccogliere cioè in embrione tulle le forme di teatro possibili senza preoccupazioni logiche, ma anche senza banalità. Ed ora domandatemi qualche cosa di meno serio, perchè questi sono propositi; ed i propositi fìnchè non sono attuati, fanno ventre la barba.
- Benissimo, diteci qualche bella idea sull’amore.
- L'amore?... E' una cosa che si mangia?
- Via non scherzate. Raccontateci una bella avventura d'amore. Chissà quante ne avete in serbo!
- Avventure, non ne ho mal avute, Non sono riuscita mai ad essere una donna fatale. E mi sarebbe piaciuto moltissimo!
- Comprendiamo la vostra riservatezza, ma non ce la date ad intendere.
- Cambiamo discorso.
- Vi piace il cinematografo?
- Moltissimo. Ho fatto anche l'attrice cinematografica con Ausonia a Torino nel film "La donna carnefice"!
- Brr... alla larga!
- Il film era di Arnaldo Cipolla che l'aveva scritto dopo il suo viaggio nell'Alaska. L'Alaska c'entrava nel film, ma non era che il Valentino. E il freddo più intenso lo sentii quando capii che non mi avrebbero pagata, Questa è stata la prima bruciatura.... è non ho voluto far più cinematografo.
- Oltre l’artista, quale professione vi piacerebbe di esercitare?
- La tabacchina. Perchè mi place il fumo!
- Avete mai pensato a lasciare li teatro?
- Mai.
- E quale ragione potrebbe farvelo abbandonare?
- Nessuna.
- Neanche i milioni?
- Li ho trovati e non mi hanno commosso.

- E a voi Totò piacciono te donne?
- Non vivo e non lavoro che per loro.
- Raccontatecela voi un'avventura, siate buono!...
- Sono tante che non me ne ricordo più.
- Perché siete passalo dal Varietà alla Rivista?
- Non sono lo che ci sono venuto, ma mi ci hanno mandato!... Fu Achille Maresca che mi propose il passaggio, ed io che non so dire mai di no a nessuno, ho dello di si. Ma preferisco il Varietà, forse perché è più difficile.
- Il vostro carattere... privato è sempre allegro?
- Tutt'altro. Sono un misantropo. Odio il chiasso e il movimento. Più il pubblico ride, più mi arrabbio e divento serio. Quando avrei voglia di piangere, divento più buffo. Scommetto che se riuscissi a piangere in scena, raggiungerei il colmo della comicità. E vi pare una piccola tragedia, questa?
- E come passate il tempo che vi rimane oltre le prove e le rappresentazioni?
- Studio. Ed anche questa mi sembra una malinconia.
- Quali sono le vostre intenzioni per l'avvenire?
- Voglio diventare un attore di prosa, e non dispero di giungervi. Ho tanta potenza interpretativa entro di me, e sento che non sarò contento se non quando potrò esplicarla completamente. La mia è una continua ricerca del nuovo e dell’impensato. Le relazioni più strane tra le parole e gli atteggiamenti, mi sorgono spontanee. E’ come se io vedessi gli uomini aitraverso un monocolo deformalore. Solo una cosa rimpiango: quella di non potermi guardare in uno specchio quando lavoro... Forse allora riuscirei ad estere meno triste e a divertirmi.

- E voi Bluette, che ne dite dello sport?
- Non l'ho mai capito. L'unico che preferisco è l'automobile. Possiedo una magnifica Crysler ma non la guido io; la faccio guidare a uno chauffeur bellissimo... del quale sono innamorala... naturalmente.
- Qual'è la più gronde soddisfazione che avete provato nella vostra vita?
- Quella di aver avuto un duca autentico per servitore. Quando gli davo qualche ordine glielo davo sempre facendo un graziosissimo inchino e chiamandolo Eccellenza: ed egli era sensibilissimo a queste attenzioni e mi ricompensava facendomi la corte!
- Che cosa amate di più nella vostra vita?
- Boby. E’ una femmina deliziosa pechinese; l'ho chiamala cosi perchè ho creduto per molto tempo che fosse maschio. Un bel giorno mi ha regalato tre... pechinesini e allora era troppo tardi per cambiarle stato civile.
- Descriveteci il suo carattere.
- Pacifico. Ha una sola idiosincrasia: i nasi. E' la disperazione del miei comici ai quali divora tutti quelli di cartone che occorrono loro per truccarsi... e qualche volta non potendo afferrare quelli posticci si contenta di quelli veri. Ma questo avviene raramente.

- In confidenza — diciamo a Totò — chi amate di più nella vostra vita?
- Isa Bluette — ci risponde Totò.

- E voi — diciamo a Isa —, chi adorate?
- Totò, naturalmente. Ma tra breve ci dobbiamo separare. I nostri crudeli genitori — ci dice singhiozzando Isa — mi rimandano a me in collegio e a lui nel camerino... scuro. Vogliono vederci morire.
- Ma il distacco sarà breve — incalza Totò: — o convinco il genitore... oppure... tutto è disposto per la fuga. Allahh!...Fzzil!
- E faremo, cose meravigliose — rafforza Bluette.

A questo punto succede qualche cosa di terribile: un autobus Lancia ultimissimo modello, lanciato come sulla pista dell'Autodromo di Monza, prende di traverso il marciapiede e ci investe.

Mentre ci adagiano su un taxis, sentiamo le voci implacabili del nostri due interlocutori che esclamano con soddisfazione:
- Meno male!

 

Sim, Caf e Jafet (il caricaturista)


Riferimenti e bibliografie:

  • Sim, Caf e Jafet (il caricaturista) - «Il Brillante», 17 febbraio 1928