Silvana Mangano come la vede Pasolini: bionda e innamorata di Totò

Le streghe

1959 08 16 Sorrisi e Canzoni TV intro

Attrice scontrosa e intelligente, Silvana Mangano esce malvolentieri dal suo guscio, ma stavolta ha dovuto fare i conti con Visconti, De Sica, Bolognini e Pasolini che, in un film a episodi, le hanno fatto interpretare quattro parti insolite. Ecco come la vede Pasolini: bionda e innamorata di Totò


Roma, novembre

1966 11 16 Tempo Le streghe f3E’ una donna matura, seria; non è una diva», dice Pasolini di Silvana Mangano. «E’ una donna di classe», rincalza Visconti. «Ha grande talento», afferma De Sica. «E’ adorabile», commenta Bolognini. Questi quattro registi
con gusti e inclinazioni diversi, con Silvana Mangano protagonista hanno realizzato un film arancia, a spicchi, in quattro episodi. Il cinema italiano non conosce più femmina di lei, più ambigua, più inquietante. Nemmeno gli anni, che non sono più verdissimi, sono riusciti ad appannarne la seduzione. «Ricorda Greta Garbo», dice John Huston. E questa mi sembra la spiegazione più giusta del composto umano di Silvana Mangano. Quel senso fondamentale, quasi corporeo di distacco e, a volte, di abulia, ricorda la perpetua insoddisfazione e la natura misteriosa ed astrale della "Divina’'.

Silvana non vuole press-agent e non ama la pubblicità; lo studioso del divismo si rompe il capo intorno a questo enigma. E non riuscendo, con lei, a tirare fuori un ragno dal buco, se la cava proclamandola "sfinge latina” per distinguerla dalla sfinge nordica che è appunto Greta Garbo. La possibilità di diventare una grande attrice dello schermo, più bella di prima, dopo le ripetute maternità, dovrebbe contenere per ogni donna una quantità di fascino sufficiente a dare il capogiro anche a chi, come la Mangano, dispone di freni inibitori potenti. Per Silvana non ne ha. Molta gente è incline a credere che sia altezzosa e che intimidisca. Silvana Mangano ha sempre intimidito per la verità. C’è chi dice che partecipi ai film con degnazione.

Probabilmente ciò che i meno benevoli intendono per alterigia, è soltanto riserbo; accade spesso agli introversi di essere considerati alteri. La discrezione con cui la Mangano fa il cinema testimonia della sua signorilità. Dietro il suo rifiutare gli eccessi del divismo, c’è un elegante riserbo. Silvana sorseggia il cinema; la scelta del film da fare è per lei un impegno serio e il pericolo di non intendersi con il regista un problema di coscienza. La briglia sciolta non si addice a quest’attrice che neanche nella vita privata la concede ai suoi sentimenti.

Così comportandosi, Silvana Mangano è divenuta, col tempo, un’interprete preziosa, quasi rarefatta, che centellina le sue apparizioni sullo schermo. Il cinema la prende a dosi intervallate. E gli intervalli, tra un film e l’altro, sono sempre molto lunghi. Quattro registi hanno interrotto il suo orgoglioso isolamento e, ognuno a suo modo, ce la mostrerà in un film che si intitola ”Le streghe”. Perchè le streghe? Pasolini, Visconti, Bolognini, De Sica, rinunziano malvolentieri all’idea che sotto la remissiva dolcezza della donna si nasconda un agguato. «E’ difficile uscire senza graffi da un convegno con una donna», è la loro tesi. Ma tutti sono concordi nel dire che sono spesr so molto meglio di noi uomini In ”Una strega da bruciare”, Visconti ci offrirà una Mangano nei panni di una grande diva irrequieta e che cerca di difendere la sua vita privata. L’attesa di ima maternità la mette in urto con il marito, un famoso produttore che vorrebbe sacrificarla alle sue ambizioni e ai suoi guadagni. Spiega Visconti: «Come in certi popoli primitivi che, pur divinizzandola, sfruttavano la donna come bestia da soma, oggi sono sorte nuove forme di schiavismo implicite nell’organizzazione della moderna società».

Se per Visconti la donna è vittima, per Bolognini è spesso carnefice. Ed ecco "Senso civico”, in cui si narra di una donna al volante. Ella è ansiosa di arrivare ad un appuntamento, i garbugli del traffico, le strade strette le impediscono di correre con la sua auto. Per far presto si serve di un ferito della strada; lo carica nella sua macchina e, suonando a tutti spiano, riesce a farsi largo). Giunta a destinazione, con molto cinismo lascia il poveraccio senza soccorso ai bordi della strada. Lo sventurato è Alberto Sordi.

Il tratto principale di ”Una sera come un’altra” di Vittorio De Sica è la noia. Silvana Mangano e Ciint Eastwood sono moglie e marito, ma l’amore non ha più parte nella loro convivenza. Li unisce soltanto l’abitudine. La moglie reagisce al tedio con la fantasia. Insomma è una sorta di "Silvana degli spiriti”.

A temi più profondi, Pasolini sforza il suo episodio che s’intitola ”La Terra vista dalla Luna”. Può darsi che questo episodio rompicapo apparirà ai più un indecifrabile crittogramma; ad altri l’episodio poetico. Intanto i nomi dei protagonisti. Silvana Mangano si chiama Assurdina Cai; Totò, Ciancicato Mai e il terzo interprete, Ninetto Davoli, Biaciù. Pasolini si rifiuta di raccontare la trama. Dice: «E’ una favola surreale e comica. Non ha senso raccontare una favola prima di averla realizzata. Posso dire che una storia fuori del tempo e come qualsiasi storia surreale si imparenta con la stregoneria». In questo senso l’episodio si ricollega al titolo del film. Ma c’è dell’altro: Silvana Mangano sarà sordomuta. Dice Pasolini: «Mentre le donne dei film di Chaplin e di Keaton sono dolci e sentimentali e in definitiva molto ingenue, il personaggio di Silvana Mangano sarà una donna vera, molto severa e autoritaria; una donna che incute rispetto». Le stranezze del film sono molte e vale la pena di elencarle perchè sono piene di sottintesi allegorici. Ciancicato Mai, cioè Totò, si sposa con Assurdina dopo la morte della moglie Crisantema, Assurdina va a vivere con Ciancicato e il figlio Biaciù ma anche essa muore. Le due consecutive morti consentono frequenti irruzioni nel cimitero e soste prolungate davanti alle tombe di Crisantema e Assurdina. La prima moglie è sepolta sotto una lapide con ai lati due bassorilievi in cui sono scolpiti Ciancicato e Biaciù negli atteggiamenti di due angeli custodi. Nel sepolcro di Assurdina sono effigiati il Colosseo, una buccia di banana, uno scheletro e vari oggetti e con caratteri infantili e pieni di cancellature i saluti di Biaciù.

Arrendevole, Silvana Mangano si è offerta a quest’opera di vivisezione fatta da quattro registi illustri che spesso, quando dirigono un film, celano le loro idee e le fanno conoscere soltanto a film terminato, come fa Pasolini. Per sostenere l’urto con registi come questi, occorre coraggio, anche se non si rischia la vita.

Maurizio Liverani


Tempo  Maurizio Liverani, «Tempo», anno XXVIII, n.46, 16 novembre 1966