Totò: foto private e scatti d'autore

Totò Diana

1990-06-08-Il-Venerdi-di-Repubblica

L’album di famiglia del principe De Curtis in mostra al Centro Internazionale di Brera.


Sono due album con i fogli di cartoncino scuro e la copertina di pelle a rilievi dorati. Le fotografie sono incollate in bell’ordine, sei per pagina, con i bordini bianchi e l’orlo frastagliato, come si usava negli anni Trenta. Album di famiglia come tanti, con i ricordi delle vacanze al mare, una giornata di sole in città, qualche viaggio di lavoro o di piacere. Ma il fotografo, che spesso ha lasciato ad altri la sua piccola macchina a soffietto per mettersi lui stesso davanti all’obiettivo, è un po’ speciale. Una marionetta, un principe, un attore: Totò.

Non erano molte finora le immagini in circolazione del giovane Antonio De Curtis: un ritratto infantile "alla marinara”, qualche posa nei suoi primi costumi di scena, qualche foto professionale dei suoi spettacoli di rivista. Tutte fotografìe ufficiali in ogni caso.

Qui appare invece un altro Totò, privato e familiare, nei suoi momenti di riposo e nei suoi affetti domestici. I due album sono infatti della prima moglie di Totò, Diana Bandini, che vive tuttora a Roma e che condivise col comico napoletano quindici anni di vita. Le fotografie, inedite, vengono esposte ora per la prima volta a Milano, al Centro Intemazionale di Brera, in una mostra di ricordi e cimeli assieme a manifesti d’epoca, poesie autografe, lettere personali ed altri ”memorabilia” di proprietà della famiglia o collezionati dallo stesso realizzatore della mostra, Cornelio Brandini, e da altri illustri totologi come Giancarlo Governi e Vincenzo Mollica che firmano i testi del catalogo. Una mostra che oltre a rievocare risate e malinconie d’altri tempi aiuta a ricostruire gli anni meno conosciuti della camera di Totò e le sue vicende familiari più intime. Magari proprio attraverso queste fotografie scattate in casa De Curtis tra il 1935 e il 1940.



E’ il periodo in cui il giovane comico, non ancora approdato stabilmente al cinema ma già noto nel mondo del teatro e del varietà, vive a Roma facendo soprattutto dell’avanspettacolo. Pochi anni prima, nel 1932, mentre era in tournée a Firenze, gli era stata presentata una bellissima bruna di nome Diana (1). Egli l’aveva blandamente corteggiata ma si era subito tirato indietro quando aveva saputo che la ragazza aveva solo sedici anni. Ma ritornato a Roma un giorno se l’era vista capitare davanti: era fuggita dalle Orsoline e voleva assolutamente restare con lui. E lui forse, in quel momento, aveva proprio bisogno di questo. Era da poco uscito dall’amore tempestoso e tragico con Liliana Castagnola, la fatale sciantosa che sentendosi abbandonata si era suicidata lasciandogli uno straziante biglietto d’addio. E ora che si stava stabilendo nella capitale e aveva abbandonato i vagabondaggi della rivista, forse sognava anche di farsi una famiglia.


1939 Diana Bandini Rogliani Etiopia 04 L
E dopo la vacanza al mare ecco i De Curtis avventurarsi in Africa. Tra il dicembre del '39 e il marzo del '40 la Bandini e Totò viaggiano nelle terre dell'Impero e il principe non si lascia sfuggire l'occasione di fotografare una giovane indigena (a destra)

Dopo un anno nasce infatti una bambina, chiamata Liliana in ricordo del vecchio amore. Il fiocco rosa, il 10 maggio 1933, viene appeso ancora sul portone dell’Albergo Ginevra ma dopo poco Totò e Diana mettono su casa ai Parioli e si sposano in chiesa. Era cominciata la vita familiare di cui queste immagini sono il ricordo e la testimonianza.

1939 Tournee Africa Orientale 1


1939 Tournee in Africa 011 LEcco l'intrepido sul torpedone delle Autovie del Tigrai; la lunga vacanza toccò: Asmara, Massaua, Addis Abeba, Dogali ed altre tappe dell'Africa orientale

1939 Diana Bandini Rogliani Etiopia 08 LDietro questa foto scattata alla moglie, Totò scrisse: "Mercato indigeno -Asmara-XVIII". Il numero romano si riferisce all’anno dell'Era Fascista. La mostra fotografica curata dal Centro internazionale di Brera, è visibile fino al 1° luglio 1990 presso la chiesa sconsacrata di San Corpoforo, a Milano


I luoghi sono quelli della borghesia dell’epoca, il Bagno Amore di Viareggio, la spiaggia di Ostia, la passeggiata a Villa Borghese, un viaggio a Malta sul piroscafo Alborea. La tecnica è naturalmente da dilettante, magari con l’ombra del fotografo che entra nel quadro. Ma Totò, anche se lo vediamo con in braccio la bimba o con un buffo pigiama da spiaggia a righe, resta un uomo di spettacolo, il suo sguardo e il suo gusto sono modellati su quelli del palcoscenico di rivista. Ed ecco Diana distesa teatralmente sulla sabbia, o in cima a una scala come una soubrette, o a far piramide con altre amiche come in un quadro coreografico. Del resto Totò aveva provato a farla lavorare in teatro e nel 1933 Diana aveva debuttato nella sua compagnia col nome di Cliquette nello spettacolo Il mondo è tuo. Ma non era quella la sua vita.

E forse anche per questo i loro rapporti cominciarono a guastarsi. Ma curiosamente prima sulla carta che nella realtà. Dapprima c’è un divorzio formale in Ungheria, che non interrompe la convivenza. Nel 1939 l’avvocato del principe De Curtis, con un telegramma esposto alla mostra milanese, gli annuncia: «Tribunale accolto domanda annullamento». Ma nonostante questo, per il bene della piccola e per ritorni d’amore, i due restano insieme, con alti e bassi, ancora per anni. Come dimostrano appunto queste immagini poiché uno dei due album è interamente dedicato a una lunga vacanza-tournée in Africa orientale compiuta assieme subito dopo la sentenza d’annullamento, tra il dicembre 1939 e il marzo 1940. Le scritte ad inchiostro, accanto o sopra le foto, ricostruiscono il viaggio di Totò nelle terre dell’Impero: Asmara, Massaua, Addis Abeba, Dogali, Decamerè, il passo Mussolini. E come ogni turista Totò fotografa ma si fa anche fotografare, accanto a un brutto monumento ai caduti o sul torpedone delle Autovie del Tigrai che trasporta la compagnia per il paese. Ma quando capita l’occasione non si lascia sfuggire una bella faccetta nera a cui fa allargare il corpetto e mostrare i seni. Pare di sentire la sua voce fuori campo: «Checché, io sono un uomo di mondo...».

Alberto Farassino


Note


Il Venerdi di Repubblica Alberto Farassino, «Il Venerdì di Repubblica», n.122, 8 giugno 1990