Totò poeta

1951-Toto-Pampanini

1951 06 28 Settimo Giorno Toto Pampanini intro

Ha messo in versi la storia del suo amore infelice per Silvana Pampanini...

ROMA, giugno

1951 06 28 Settimo Giorno Toto Pampanini 02 LUSCIRÀ tra qualche mese un libro autobiografico di Totò, presentato da una prefazione dell'autore, dal titolo: «Siamo uomini o caporali?». Dal libro, e più ancora da un’appendice poetica acclusa, i lettori si faranno un’idea nuova del popolare attore. Chi non ha occasione di vederlo nella vita privata, perfettamente impomatato, impeccabilmente vestito di doppi petti scuri, impettito, con la spilla alla cravatta sapientemente annodata, può non aver capito che Totò, età a parte, è un uomo di un'altra epoca. L'epoca vera di Totò fu quella di Liliana Castagnola, una bellissima donna bruna che gli lasciò una foto con scritto «un tuo bacio è tutto» e un incancellabile ricordo. Sono ancor vive decine di persone che amarono Liliana Castagnola quand'era all’apice della sua carriera teatrale, e migliaia che l’ammirarono. Una di quelle fu, più di vent'anni orsono, protagonista di un tragico fatto di cronaca. Accecato dalla gelosia, aveva sparato un colpo di pistola alla bella attrice. Dopo di lui altri, e tra questi Totò, amarono la Castagnola: ma lei si innamorò a tal punto del giovanissimo attor comico che un giorno, sconvolta dalla gelosia, si uccise. Sulla tomba di lei, nella cappella dell'« Ecce Homo » al cimitero di Poggioreale, Totò fece incidere un suo pensiero.

Fu quella la sua prima frase d’amore scritta in pubblico. Tra poco se ne conosceranno forse altre, scritte in occasioni meno tragiche, ma facilmente riferibili a persone e ad avvenimenti molto vicini. Alcuni di questi versi dicono:

«Il tuo fascino incatena — creatura sovrumana... — più che donna sei sirena — o magnifica Silvana».

A questo punto, poiché è già deciso che le poesie vengano pubblicate in volume non c’è ragione di non dire che la «creatura sovrumana» è Silvana Pampanini. Totò e Silvana si sono conosciuti meno di un anno fa, verso la fine dell'estate scorsa, negli stabilimenti cinematografici della «Titanus». Totò girava «Totò Tarzan» e Silvana «La Bisarca». Si dice che molte giovanissime attrici sfoggiassero in quell’epoca una specie di cordone d'onore, attestato all'amicizia di Totò, costituito da un orologio d'oro. Totò è un uomo eccezionalmente generoso, alla cui porta bussano giornalmente i postulanti come alla porta di un principe d'altri tempi.

Totò era sposato dal '32 con una piccola modista di Firenze di nome Diana Rogliani Bandini la quale gli aveva dato una bambina cui, era stato imposto il nome di Liliana, in ricordo della Castagnola. Era stato un matrimonio felice, derivato da un amore sincero, ma tanto contrastato dalla suocera che Totò disse: «Voglio levarmela di torno e levarle la soddisfazione di dire che è la suocera del marchese De Curtis». Lui e la moglie andarono, nel '40, in Ungheria, e a Godollo divorziarono: ma, sia perché si volevano bene, sia per la bambina, continuarono a condurre vita comune. Da allora ad oggi è passato tanto di quel tempo, sono passate tante di quelle vicende familiari e non familiari, che gli amici di casa non diedero grande importanza al fatto che recentemente la signora De Curtis, da tanto tempo divorziata, decidesse di sposarsi con un avvocato. Pensarono soprattutto che neppure Totò attribuisse alla decisione, non ancora realizzata, una grande Importanza. L'appendice poetica spiegherà in modo diverso anche questo. Una poesia intitolata «Vint’anne», particolarmente sincera, dice tra l'altro:

«Pe vint’anne aggiu chlagniuto — tante lacreme ’e dulore. — pe vint'anne aggiu purtato — mille spade dint'o core chistu core sanguinante — ca vo' bene ancora a te — scordatella, core amante — chella un è degna ’e te».

In questo stato d’animo Totò conobbe Silvana Pampanini. La sua vita ha dei ricorsi decennali. Il 1930 segnò la sua prima fortuna in teatro e l'amore tragico di Liliana Castagnola. Il 1940 segnò il suo divorzio. Il 1950 il trionfo cinematografico e l’incontro con Silvana Pampanini. Silvana era giovanissima, piena di vitalità. Totò non aveva pensato a lei in modo speciale; ma, quando la conobbe, era perseguitato dalla preoccupazione di non avere un erede maschio a cui trasmettere il suo titolo di marchese, al quale s'era aggiunto quello di principe. Gli attacchi e le contestazioni al fatto che egli goda tutti i diritti, gli onori e titoli che furono delle dinastie bizantine, da Costantino in poi (con j cognomi di Angelo, Klavio, Ducas, Comneno di Bisanzio) lo esasperavano, ed egli perdeva i pomeriggi a cercare dagli antiquari ritratti di vecchi nobili che avessero con lui una parentela o almeno una rassomiglianza fisionomica.

S'erano appena conosciuti, che Silvana Pampanini si vide arrivare a casa un grande cesto di fiori e questi versi: «Gli occhi tuoi verde smeraldo — belli sono come il mare — come l’aria che respiro -— ho bisogno di guardare. — Le tue mani delicate — che baciare è una delizia — son di rose vellutate — son profumo e letizia».

E per quanto si fossero appena scambiata qualche parola, la poesia continuava: «Profumata è la tua bocca — fresca come le viole — primavera di sorriso — luminoso più del sole ».

Il giorno seguente Totò andò a trovarla in teatro. Silvana conobbe un uomo diverso da tanti altri, romantico, riguardoso, pieno di premure. Cominciò a rispondere nello stesso modo e di qui cominciò forse un equivoco. Il giorno dopo Totò le scrisse, mandandole delle orchidee:

«Bella superba come un'orchidea — creatura concepita in una serra — nata dal folle amore di una dea — con tutti i più bei fiori della terra. Dal fascino del mare misterioso — che hai negli occhi come una calamita... — vorrei fuggir lontano, ma non oso, — signora ormai tu sei della mia vita —. Come sono schiavo incatenato — alle catene della tua malia... — e mai vorrei che fosse, ahimè, spezzato — il dolce incanto della mia follia ».

Le cose furono subito su questo piano e poiché, nello stesso tempo, la corte di Totò era oltremodo rispettosa e discreta. Silvana Pampanini gli si affezionò. L'idillio fiori durante la lavorazione di «47 morto che parla». Si vedevano tutti i giorni e tuttavia Totò le scriveva:

«Ho bisogno di vederti tutti i giorni, vita mia — ho bisogno di sentire quella dolce melodia... — quella musica oppiata che m’inebria, e che mi nuoce quella musica drogata — che mi piace... la tua voce ».

E ancora: « Voglio cantare a chi non lo sapesse — che sono innamorato d’una donna — voglio cantare a chi non lo credesse — che è bella come è bella una madonna — tanto ti voglio bene e tu lo sai — amo te solamente e prego tanto — che questo amore non finisca mai».

Alcuni di questi versi Totò li musicò e li fece cantare da Giacomo Rondinella; altri li incise lui stesso e li mandò a Silvana perché li ascoltasse. La cosa andò avanti, il flirt divenne passione. Totò propose, a quanto pare, a Silvana, di diventare sua moglie, di dargli un erede. Perché e come questo non sia avvenuto, il canzoniere non lo dice. Totò non lo vuol dire. Silvana Pampanini pensava a «un matrimonio alla Ottocento», nato dall'amore e portato avanti con amore; l'affetto che aveva per Totò non le bastava. Totò passò un periodo tristissimo, durante il quale i suoi amici assicurano di essersi preoccupati per lui. Lo videro spesso al Jicky Club, sempre al fianco di una bella spagnola che tutti chiamavano «la Malaguena». Poi al fianco di una giovane attrice, Eva Bartok, che assomiglia a Silvana Pampanini.

In quanto a Silvana Pampanini, recentemente ha ricevuto un fascio di fiori rari, di rose nere, accompagnato da una poesia intitolata «Malafemmena». In alto, come una epigrafe, erano scritti quattro versi:

«Femmena, tu si 'a cchiù bella femmina te voglio bene e t’odio... non te pozzo scurdà!».

E più sotto:

«Si avisse fatto ’a n'ato chello che 'e fatto a mme 'st 'ommo t'avesse accise e vuò sape' pecchè? Pecchè 'n coppa a 'sta terra nun c'hanno a sta' pe' n’ommo onesto comm’ a mme' femmene comm’ a te».

Dino Aprile


Grazia Dino Aprile, «Settimo Giorno», anno IV, n.26, 28 giugno 1951