Un grande ritorno dopo sette anni: Totò è sempre Totò

1954 Massenzio 


1954 10 24 LEuropeo intro


ROMA, novembre

1956 Teatro A prescindere 006 24 LIL PUBBLICO, dalla platea all'ultima galleria, applaudì per quattro minuti buoni. Quattro minuti d'applausi sono molti. Totò, fermo al centro della passerella, martirizzava con le dita le falde della bombetta famosa, e attendeva che la cascata di battimani cessasse; mentre certi lacrimoni grandi e grossi così facevano scempio, sul suo viso meravigliosamente deforme, del rimmel e del cerone. E’ stata questa la reazione del pubblico, e la reazione dello stesso Totò, in occasione del suo ritorno alle scene con la rivista "A prescindere..." di Nelli e Mangini. L’ultima volta che il comico napoletano aveva recitato dinanzi al pubblico era stato in "Bada che ti mangio” di Michele Galdieri, nel maggio del 1949. Nulla è mutato in lui, nei suoi gesti, nel suo linguaggio, nelle sue battute, nei suoi sguardi, nei suoi costumi. La sera della prima, egli ricevette, tra gli altri, un telegramma di Macario. Era firmato: ”La vecchia guardia che non molla”. Entrambi avevano cominciato a recitare a sette anni. Nella sala, la sera della prima, si vide gente ansiosa, incuriosita: proprio l'atmosfera delle serate teatrali importanti, piena d’attese e di commenti, di pronostici e di ricordi di "tant’anni fa". In realtà, quest’atmosfera non regnava soltanto fra il pubblico. Nel camerino di Totò, al momento di indossare la marsina e i pantaloni rigati a "zompafosso”, si udì uno scoppio di singhiozzi convulsi: Liliana, la figlia del principe De Curtis, non ce l’aveva fatta a resistere alla commozione, e Remigio Paone dovette accompagnarla, quasi sostenendola, nel suo palco. L’ultima volta che suo padre aveva debuttato, Liliana era poco più che una bambina.

Trinca a Paone

Nella rivista ”A prescindere...”, Totò sostiene il ruolo dell' "uomo di mondo”, venditore di saggezza spicciola e di savoir faire. Gli è accanto, ammantata nei candidi lini di una coscienza integerrima e cristallina, Franca May. In tre anni, ne ha fatta di strada: tre anni fa, subrettina con Billi e Riva; poi prima attrice nella "Scarpettiana” diretta da Eduardo De Filippo; e ora prima soubrette accanto a Totò. Assieme a Totò e alla soubrette romana, c'è poi Yvonne Ménard, fino all’anno scorso vedette delle "Folies di Parigi", e che Remigio Paone ha voluto presentare per primo al pubblico italiano. Con la sua aria imbambolata e perplessa, la Ménard danza e balla in diversi quadri di "A prescindere...”, e si esibisce quindi in un raffinato e ben dosato numero di "spogliarello”.

La compagnia di Totò non poteva fare a meno, com'è d’uso oggi, di un quartetto di giovani: Franca Gandolfi, Alvaro Alvisi, Dino Curcio e Antonio La Raina, benché poco sfruttati, hanno sostenuto con impegno il ruolo di contorno loro affidato dagli autori. Tutte le coreografie sono di Gisa Geert, che da "Volumineide” (1939) non ha mai mancato di curare le messe in scena di Totò. Lo scenografo Alfonso Artioli e il giovane compositore Carlo Alberto Rossi hanno assolto i rispettivi compiti con molto stile.

Prima dell’andata in scena a Roma, Remigio Paone aveva trasferito a Perugia l’intera compagnia per un debutto d’affiatamento. Doveva essere una rappresentazione un po’ alla buona, qualcosa di più di una prova generale, ma il Morlacchi di Perugia fu quella sera invaso dal pubblico più esigente, giunto da Roma e da Milano, per non perdersi l’occasione dell’eccezionale serata. La sera del 20 novembre, un paio d’ore prima dell'andata in scena (Totò nel suo camerino ora abbracciava la figlia Liliana e ora stringeva la mano teneramente a Franca Faldini, come chi sta per prepararsi ad un lungo viaggio), Paone ricevette un telegramma dall ’ impresario Achille Trinca: «Pregoti riservarmi tre posti per debutto». Don Remigio strinse le mascelle: «Ma insomma — disse — questo proprio mi vuole sfruconare. Anche ora che siamo ridiventati amici, continua ad avercela con me: se avessi ancora tre posti, a due ore dal debutto di Totò, significherebbe un fiasco completo».

L.N.


Grazia L.N., «Settimo Giorno», anno IX, n.50, 8 dicembre 1956