De Filippo Giuseppe (Peppino)

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All'anagrafe Giuseppe De Filippo (Napoli, 24 agosto 1903 – Roma, 27 gennaio 1980), è stato un attore, comico e commediografo italiano. È stato uno dei più importanti e apprezzati attori comici italiani, sia in ruoli di protagonista che di coprotagonista. Grande popolarità ebbe la sua presenza accanto a Totò in molti film di successo degli anni cinquanta e sessanta.

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Figlio naturale del commediografo Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo nonché fratello di Eduardo e Titina, si esibì sui palcoscenici sin da bambino.
Dopo varie esperienze con diverse compagnie teatrali, sempre in ruoli da 'generico', nel 1931 fonda con i fratelli la Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo. È un'esperienza di grande successo: tournée in tutta Italia, nuove commedie, critiche entusiaste e teatri sempre pieni. Tuttavia nel 1944, per dissidi con il fratello Eduardo (dovuti anche alla relazione che Peppino aveva iniziato con Lidia Maresca, che divenne poi la sua seconda moglie[1]), Peppino lascia la compagnia. Questa separazione darà modo a Peppino di trovare un suo stile come autore, distinguendosi da Eduardo per il tono delle sue commedie, più leggero. Anche come attore Peppino avrà modo di mostrare tutta la sua versatilità; si ricordano in particolare due interpretazioni che danno la dimostrazione della capacità di Peppino di uscire dai limiti del teatro brillante e dialettale: quella de Il guardiano di Harold Pinter, diretto da Edmo Fenoglio nel 1977 con Ugo Pagliai e Lino Capolicchio, e quella di Arpagone ne L'avaro di Molière.

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Ma Peppino non è legato solo al teatro: probabilmente la sua grande popolarità è dovuta soprattutto al cinema e alla televisione. Il suo sodalizio con Totò in diversi film ha dato vita ad una delle più celebri e acclamate coppie comiche del cinema italiano. I due attori, infatti, avevano una straordinaria intesa e capacità di compensarsi, e Peppino De Filippo può considerarsi senza dubbio il partner migliore di Totò, al punto che nel suo caso il termine "spalla" sarebbe senz'altro riduttivo. I loro film furono straordinari successi di pubblico, sebbene la critica dell'epoca li snobbasse; in particolare si ricordano: Totò, Peppino e la malafemmina (memorabile la scena della lettera dettata da Totò e scritta da Peppino, divenuta un vero cult, affettuosamente citata da Roberto Benigni e Massimo Troisi in Non ci resta che piangere), Totò, Peppino e i fuorilegge, La banda degli onesti. Ha lavorato anche con Federico Fellini e Alberto Lattuada in Luci del varietà: sarebbe poi tornato a lavorare col Maestro riminese nell'episodio Le tentazioni del dottor Antonio, inserito in Boccaccio '70.
Altrettanto memorabile è il personaggio inventato per la trasmissione televisiva Scala reale: Pappagone. Un umile servitore, al servizio del Cummendatore Peppino De Filippo, in cui convergono le tipiche maschere del teatro napoletano (Pulcinella e Felice Sciosciammocca), inventore di un gergo particolarissimo ed esilarante. I suoi 'pirichè', 'ecquequa', 'carta d'indindirindà' entrarono nel parlato comune divenendo modi di dire diffusissimi. Alla fine del 1979 le sue ultime partecipazioni televisive dove, già malato, conduce il varietà televisivo "Buonasera con..." coadiuvato dalla collaborazione del figlio Luigi. Del programma televisivo De Filippo incise anche la sigla dal titolo "La gallina", uscito anche su 45 giri.


La galleria fotografica e stampa dell'epoca

Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Noi Donne, 13 agosto 1961 - Peppino in tentazione

Rivista del Cinematografo, giugno 1965 - Peppino De Filippo, attore 'disimpegnato'


Sposato tre volte, dalla sua prima moglie Adele Carloni ha avuto un figlio, Luigi, che continua con successo l'attività paterna; in seconde nozze sposò l'attrice e soubrette Lidia Maresca (attiva con il nome d'arte Lidia Martora), sorella di Marisa Maresca, sposata dopo una convivenza trentennale nel 1971, poche ore prima della morte dell’attrice. Nel 1977 sposa Lelia Mangano, sua partner in compagnia.


Rastrellamenti fascisti

Eravamo nel 1944 quando i tedeschi si preparavano a lasciare Roma per l’avanzare delle truppe alleate dal Sud. Io mi trovavo al Teatro Eliseo a svolgere una stagione teatrale con la mia compagnia. Improvvisamente non si sa come, perché e da chi Totò, avendo saputo che tanto io quanto mio fratello Eduardo dovevamo essere “prelevati” dai tedeschi e condotti al Nord, si preoccupò di inviarci, in segreto, un amico ad avvertirci. Io e mio fratello interrompemmo le recite e trovammo sicuro rifugio presso la casa di una nostra cara amica nel rione Parioli. Totò ne venne a conoscenza. In quella bella accogliente dimora vi rimasi ben trattato e foraggiato con tutti i riguardi una quindicina di giorni ma sempre cercando nel mio cervello la ragione vera per cui ero stato costretto a tenermi nascosto. “Forse”, pensavo “mi sarò lasciato sfuggire qualche frase pericolosa... ma Totò come ha fatto a sapere? Che gli avranno riferito? Che sia stato uno scherzo...?” Il tempo passava in questa atmosfera di dubbio e sempre impaurito e preoccupatissimo. L’eventualità che qualcuno potesse scoprire il mio nascondiglio non mi faceva dormire sonni tranquilli.

Un giorno la cameriera di casa venne a dirmi che fuori, in sala, c'era una ragazza che chiedeva un mio autografo e che per ottenerlo poteva mostrarmi un biglietto di “raccomandazione”. Impensierito accettai di ricevere la ragazza e questa mi diede a leggere il suo bigliettino. Su questo era scritto: “Caro Peppino, questa bella ragazza desidera un tuo autografo, il mio l’ho già dato, le ho detto il tuo indirizzo, accontentala, Antonio”. Antonio era semplicemente Totò. Si può immaginare il mio disappunto. Andavo gridando per tutta la casa: “Ma Totò è scemo? Mi vuole fare fucilare? Ma come? Mi fa nascondere e poi va dicendo in giro dove sono nascosto? Ma è pazzo?” Nondimeno accontentai la ragazza che, ridendo ironicamente... se ne andò. In casa si dettero tutti da fare per calmarmi. Avessi avuto Totò nelle mani, in quel momento, lo avrei maltrattato seriamente. Fu tanto il mio “nervoso” che decisi di non partecipare alla cena. Avevo i nervi fino alla cima dei capelli. Ma poi... i pensieri, le preoccupazioni... mi fecero cambiare idea e... “poscia più che il dolor potè il digiuno”. Mi presentai in camera da pranzo e... dovetti subire lo sfottò di tutti i presenti.

A guerra finita, tornata la calma e la serenità negli animi di tutti, quando ebbi l’occasione di rivedermi con Totò gli domandai: “Ma Anto’? Chi venne a dirti che i tedeschi ci volevano portare al Nord? Fu uno scherzo? Dimmi la verità!” Rispose: “Uno scherzo? Fossi matto. Tutti gli artisti dovevano essere portati in alta Italia. Io pure. Ringrazia Dio che venni a saperlo da persona sicura”. “E la ragazza”, soggiunsi io, “quella dell’autografo?” “Quello si,” rispose lui, “quello fu uno scherzo!” Uno scherzo! Cosa da pazzi. In quell’epoca! Roba da infarto. Finalmente, come Dio volle, Roma vide le truppe alleate per le sue antiche vie fino allora tenute sotto il pesante tallone tedesco.

Peppino De Filippo


Il ricordo più divertente è un ricordo tragicomico... Era proprio il periodo della guerra. Io lavoravo al Valle e i De Filippo stavano all'Eliseo. Un amico mi chiamò dalla questura dicendomi che i tedeschi volevano arrestare me e i De Filippo. Allora telefonai a un amico per andarmi a nascondere. Prima di recarmi da lui, passai all'Eliseo per avvisare i De Filippo. Eduardo non c'era, c'era Peppino. Gli dico: «Peppì, qui succede così e così, bisogna scappare». «Ah sì, scappiamo, dove scappiamo? Dove scappiamo?» «Tu la prendi alla leggera, scherzi?» gli faccio. «Vengono i tedeschi, chi sa cosa ci vogliono fare...» «Ah, vengono qua? E dove ci portano? In albergo?» «No» gli dico, «ci fucilano!». E me ne andai, cioè corro a nascondermi da quest'amico che mi avrebbe ospitato gentilmente. Naturalmente nessuno doveva sapere che ero lì. Dopo mezz'ora che sto là, quest'amico mio viene e mi dice: «Senti, c'è una cugina mia che ti vuol conoscere, che ti ha visto a teatro, è una tua ammiratrice...». Dico: «Don Lui'», si chiamava Luigi, «Don Lui', nessuno deve sapere che sto qua...». «Sì, ma è una parente...». «Vabbe', Don Lui'...» Questa viene, piacere... piacere... e compagnia bella. Dopo un'oretta torna lui e dice: «C'è un mio compare...». Questo per due giorni di seguito. Alla fine dico: «Don Lui', qui dove sto io lo sa tutta Roma. Se i tedeschi chiedono dove sta Totò... tutti gli dicono che sta qua...».

Antonio de Curtis


Durante l’occupazione tedesca, misi in scena Quando meno te l’aspetti, una rivista scritta in collaborazione con Galdieri. Con Galdieri ho sempre avuto una splendida collaborazione, io mi occupavo degli sketch comici, lui del resto. Quando meno te l'aspetti aveva tutto un significato politico, era cioè “quando meno te l’aspetti la sorte muta”, e poi c’erano tante battute che si riferivano al regime di allora e che la gente captava immediatamente. Insomma, in quegli anni, quando c’era un regime che imponeva di non aprire bocca, la aprivamo magari con la paura, come nel caso mio...

Abbiamo avuto noie terribili e una bomba sul teatro, il Valle, e poi tutti i giorni richiami dal Ministero della Cultura Popolare. Pochi giorni prima della liberazione di Roma ebbi una telefonata dalla questura e una voce anonima mi disse: “Si nasconda perché verranno a prenderla”. Allora io tagliai la corda e mi rifugiai nella casetta di alcuni amici vicino Colleferro. Ma ci durai poco perché, di tutti i posti al mondo, ero andato a imboscarmi proprio vicino a una polveriera, con gli aerei americani che tutti i giorni venivano per bombardarla. Cosi tornai a Roma e mi eclissai in periferia. Si, i fascisti e i tedeschi volevano proprio portarmi al nord perché io con le battute della rivista in cui mettevo della malignità me la prendevo con loro. Ma del resto, vedevo i rastrellamenti, le fucilazioni, mica potevo restarmene a fare lo gnorri, e che caspita! Certo, ne abbiamo passate... Al nord volevano portarci anche Eduardo De Filippo, fui io ad avvertirlo.

Antonio de Curtis


Caro mio amico Totò. Mi diceva sempre di voler recitare in prosa con me. Con me solo, diceva, avrebbe voluto tentarlo. Ma come era possibile? Che avrebbe guadagnato economicamente, lui che soprattutto tartassato dal Fisco, più di ogni altra cosa, in fatto di lavoro, doveva mirare solo al guadagno del momento? Infatti, ogni volta che cominciavamo un film, se ne usciva con questa frase: «Basta... sono stufo, Peppì, di questa fatica... altri quindici film e poi... basta: mi ritiro e faccio teatro!».

Peppino De Filippo


 

In quel tempo un nostro caro amico, Michele Galdieri, figlio del celebre poeta e drammaturgo napoletano Rocco Galdieri “Rambaldo”, morto prematuramente nel 1921, volendo seguire le orme paterne che a suo tempo s’era anche rivelato un fertilissimo autore di spettacoli di rivista, prima per la compagnia di Eduardo Scarpetta, poi per altri complessi artistici dell’ambiente teatrale napoletano, ci propose un copione d’una rivista che molto argutamente rifletteva la vita sociale di quell’epoca e in particolar modo quella di Napoli, una grande città sempre male amministrata e per questo eternamente disordinata, confusa e imprevedibile, adattissima quindi a satireggiarla e a criticarne gli usi e i costumi. Il copione di Galdieri però aveva una storia. Per quanto il nostro amico l’avesse proposto a parecchi impresari teatrali napoletani non era riuscito a “piazzarlo”. Si sosteneva che il testo valeva poco per cui non sarebbe piaciuto. Ma a me e a mio fratello, leggendo attentamente, quel testo piacque moltissimo, e cosi proponemmo a Galdieri di formare con noi due una gestione capocomicale sociale e di rappresentare subito la rivista col titolo polemico La rivista che... non piacerai Galdieri accettò. Eravamo tre giovani ognuno con il cervello pieno d’idee fresche e con tanta volontà di sfondare in qualche modo, come dire: rompere finalmente quel muro fatto di mafia e camorra che stringeva quella parte di Napoli rivistaiola come in una morsa dalla quale non sembrava mai possibile potersene liberare; ma noi, sotto molti aspetti, ci riuscimmo, con meraviglia di non pochi negrieri di quel genere teatrale. Facendoci anticipare del denaro da una nota strozzina formammo la compagnia e ordinammo scene e costumi. Un coraggio da leoni! Mano mano che si spendeva, i soldi andavano esaurendosi, ma noi fidavamo pienamente sul successo dello spettacolo e non tememmo di firmare cambiali su cambiali. Come Dio volle, dopo un mesetto di prove, la rivista andò in scena nella seconda metà di luglio del 1927 e il successo fu incondizionato e clamoroso! Un consenso di pubblico e di critica eccezionale. L’indomani dell’andata in scena tutta Napoli commentava più che favorevolmente l’avvenimento teatrale. Figuriamoci la felicità mia, di mio fratello e del caro Galdieri.

(...) Mi scritturai nella Compagnia Molinari del Teatro Nuovo che in quell'epoca si preparava a mettere in scena il suo solito spettacolo di rivista col titolo Pulcinella principe in sogno...! (titolo ricavato da un volume di versi di Ugo Ricci, edito dalla Editrice Tirrena di Napoli, 1928). Vi ci aveva collaborato anche mio fratello Eduardo scrivendo per l’occasione l’atto unico Sik-Sik, l’artefice magico (una vicenda tra il comico e il grottesco sulle vicissitudini di un prestigiatore da strapazzo, della sua compagna e del suo “compare” di lavoro). Poiché Eduardo edio guardavamo il teatro secondo il nostro gusto e maniera e sempre come da tenerlo in un alone addirittura sacrale, per godere — sia pure in uno spettacolo rivistaiuolo — un po’ di mano libera... pensammo di formare un gruppo di attori con noi due a capo e inserirlo nella formazione Molinari.

Un mezzo per poterci sentire un poco più indipendenti, infatti la gestione Molinari avrebbe dovuto scritturare me e Eduardo come capocomici di quel gruppo che avremmo proposto. La nostra proposta venne accettata, il gruppo venne costituito con la denominazione Ribalta Gaia e inserito nello spettacolo come ditta a parte. La formazione artistica fu la seguente: Eduardo, io, Titina nostra sorella con il marito Pietro Carloni, Carlo Pisacane, Agostino Salvietti, Tina Pica e Giovanni Berardi. Fu quello, in verità, l’inizio della vera fortuna di noi De Filippo. Fu in quella occasione che il nostro nome di attori, ben capaci di uscire dalle vecchie formule teatrali (in cui, per esempio, si tollerava bene che un attore entrando in scena potesse rispondere con un profondo inchino all’applauso di saluto che gli indirizzava il pubblico), cominciò a correre sicuro e veloce sulla bocca di tutti. Del successo enorme che ottenne quello spettacolo di rivista la parte del leone spettò al Sik-Sik di mio fratello Eduardo.

Dopo un breve e disastroso corso di recite al Puccini di Milano, poiché era già stato stabilito per contratto con la Suvini-Zerboni, passammo al teatro Excelsior di corso Vittorio Emanuele e si può immaginare con quale stato d’animo depresso e impaurito. Se si fosse ripetuto anche li lo stesso tonfo artistico del Puccini, potevamo considerarci rovinati. Ma la fortuna, finalmente, ci volle assistere e il successo, un successo davvero inaspettato arrivò ad ali spiegate. Il pubblico dell’Excelsior ci tributò un consenso inimmaginabile per intensità e convinzione. Gli applausi, al calar del sipario, non riuscimmo a contarli tanti ne furono. Ci sentimmo ripagati di tutte le sofferenze morali dei giorni precedenti e incoraggiati a riprendere il nostro lavoro sostenendolo con maggiore fiducia e tenacia. Nonostante, però, il magnifico lusinghiero successo, sarebbe stato difficile procurarci in quel momento altri contratti tanto più che con l’approssimarsi della stagione autunnale, l’impresario Aulicino del Teatro Nuovo di Napoli, nel preparare i suoi spettacoli di rivista per l’inverno, desiderava scritturarci col nostro solito gruppo Ribalta Gaia e il contratto fu presto stipulato. Nel corso iniziale della stagione, riuscimmo a convincerlo di farci tentare nel suo teatro uno spettacolo scritto da me dal titolo: Tutti uniti canteremo in due atti e uno in un atto già rappresentato altrove: Don Raffaele ’o trumbone. La nostra proposta fu accettata, anche perché la condizionammo al nostro contratto invernale, le due commedie andarono in scena e il successo, giuro, fu davvero strepitoso.

Immediatamente dopo, io e mio fratello, incoraggiati dal successo che aveva ottenuto il nostro spettacolo di prosa, cominciammo a far programmi per una nuova sortita e detto fatto concludemmo e sottoscrivemmo un breve impegno per avanspettacolo della durata di una sola settimana, come prova, con la direzione del cinema-teatro Kursaal di via Filangieri in Napoli nei pressi di via dei Mille. Era questo un locale frequentato dalla Napoli bene, abbastanza grande, pulito, di stile moderno e provvisto di un piccolo palcoscenico attrezzato alla meglio per spettacoli di prosa. Con il nostro solito gruppo di attori vi debuttammo la sera del 21 dicembre del 1931 con un atto unico scritto appositamente da mio fratello dal titolo: Natale in casa Cupiello. Quel genere di teatro in chiave essenzialmente umoristica, che in Natale in casa Cupiello (prima maniera) si manifestava in senso assoluto dalla prima all’ultima parola del testo, fu il fattore primo dell’enorme successo di arte, stile e carattere. Quel nostro senso teatrale d'humour mai fino allora conosciuto sufficientemente sui palcoscenici italiani, quel parlare, cioè, con sorriso amaro di cose affatto liete, quel presentare con un velo di comicità ora spesso ora lieve ciò che in realtà è triste e penoso, deludente e doloroso... fu il cardine intorno al quale si mosse il nostro successo. Quel successo che poi in breve valse ad imporci, con grande prestigio artistico, in tutto l’ambiente teatrale italiano. I napoletani, in massa, cominciarono ad affluire nella elegante sala di via Filangieri che in pochissimo tempo cominciò a registrare esauriti su esauriti tanto che dovemmo prolungare il contratto di altre due settimane e il nome dei tre De Filippo: Peppino, Eduardo e Titina cominciò a passare di bocca in bocca e sempre con maggiore stima e curiosità. Un vero e indimenticabile trionfo artistico quel debutto! L'impresario del cinema-teatro ci propose un terzo prolungamento di contratto e alla fine la fortunata stagione si protrasse per ben sette mesi consecutivi: dalla fine del di unico nuovo per settimana: ad ogni cambiamento del programma cinematografico: ogni lunedi in genere!

Peppino De Filippo


Teatro

Trampoli e cilindri, (Un atto in dialetto napoletano) (1927)
Un ragazzo di campagna, originariamente rappresentato con il titolo Tutti uniti canteremo (Farsa in due parti) (1931)
Don Rafele 'o trumbone, (Commedia in un atto) (1931)
Spacca il centesimo, (Commedia in un atto) (1931)
Miseria bella, (Farsa in un atto) (1931)
Una persona fidatissima, (Farsa in un atto) (1931)
Aria paesana, (Storia vecchia uguale per tutti in un atto) (1931)
Amori e balestre!, (Farsa in un atto in dialetto napoletano) (1931)
Sto bene con l'elmo, (commedia in un atto unico) (1931)
Cupido scherza e spazza, (Farsa in un atto in dialetto napoletano) (1932)
Quale onore, (Farsa in un atto) (1932)
Caccia grossa, (Un atto ironico romantico) (1932)
Cinque minuti dopo, (Atto unico) (1932)
Uno, due e tre - Hop...là (atto unico) (1932)
A Coperchia è caduta una stella, (Farsa campestre in due parti) (1933)
La lettera di mammà, (Farsa in due parti) (1933)
Quaranta ma non li dimostra, (Commedia in due parti in collaborazione con Titina De Filippo) (1933)
Il ramoscello d'olivo, (Farsa in un atto) (1933)
I brutti amano di più, (Commedia romantica in tre parti) (1933)
Lorenzo e Lucia, (commedia in tre atti) (1934)
Liolà (dalla novella di Luigi Pirandello, trasposta in dialetto napoletano) (1935)
Un povero ragazzo, (Commedia in tre atti e quattro quadri) (1936)
Il compagno di lavoro, (Un atto in dialetto napoletano) (1936)
Il mio primo amore (atto unico dei fratelli De Filippo, radiotrasmesso) (1937)
Bragalà paga per tutti!, (Un atto in dialetto napoletano) (1939)
Il grande attore, (Commedia in un atto) (1940)
Una donna romantica e un medico omeopatico, (Da una commedia - parodia in cinque atti di Riccardo di Castelvecchio. Riduzione in tre atti in dialetto napoletano) (1940)
...di Pasquale del Prado, (rifacimento in tre atti di Lo chicos crescen di Darthes e Damiel) (1941)
Prestami cento lire, (atto unico di A. Vacchieri, versione napoletana di Peppino) (1941)
Non è vero... ma ci credo, (Commedia in tre atti) (1942)
I casi sono due, (Commedia in tre atti) (1945)
Quel bandito sono io!, (Farsa in tre atti e quattro quadri) (1947)
L'ospite gradito!, (Tre atti comici) (1948)
Quel piccolo campo..., (Commedia in tre atti) (1948)
Per me come se fosse!, (Commedia in due parti e quattro quadri) (1949)
Carnevalata, (Un atto)(1950)
Gennarino ha fatto il voto, (Farsa in tre atti) (1950)
I migliori sono così, (Farsa in due parti e otto quadri) (1950)
Pronti? Si gira!, (Satira buffa in un atto) (1952)
Pranziamo insieme!, (Farsa in un atto) (1952)
Io sono suo padre!, (Commedia in due parti e quattro quadri) (1952)
Pater familias, (Commedia in un atto) (1955)
Noi due!, (Commedia in un atto) (1955)
Un pomeriggio intellettuale, (Commedia in un atto) (1955)
Dietro la facciata, (Commedia in un atto) (1956)
Le metamorfosi di un suonatore ambulante, (Farsa all'antica in un prologo, due parti e cinque quadri. Con appendice e musiche di Peppino De Filippo) (1956)
Il talismano della felicità, (Farsa in un atto) (1956)
La collana di cento noccioline, (Commedia in un atto) (1957)
Omaggio a Plauto, (Un atto) (1963)
Tutti i diavoli in corpo, (Un atto) (1965)
L'amico del diavolo, (Commedia in tre atti) (1965)

 Filmografia


Tre uomini in frac, regia di Mario Bonnard (1933)
Il cappello a tre punte, regia di Mario Camerini (1934)
Quei due, regia di Gennaro Righelli (1935)
Sono stato io!, regia di Raffaello Matarazzo (1937)
L'amor mio non muore, regia di Giuseppe Amato (1938)
Il marchese di Ruvolito, regia di Raffaello Matarazzo (1939)
In campagna è caduta una stella, regia di Eduardo De Filippo (1939)
Il sogno di tutti, regia di Oreste Biancoli e Ladislao Kish (1940)
Notte di fortuna, regia di Raffaello Matarazzo (1941)
L'ultimo combattimento, regia di Piero Ballerini (1941)
A che servono questi quattrini?, regia di Esodo Pratelli (1942)
Le signorine della villa accanto, regia di Gian Paolo Rosmino (1942)
Non ti pago!, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1942)
Casanova farebbe così!, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1942)
Campo de' fiori, regia di Mario Bonnard (1943)
Non mi muovo!, regia di Giorgio Simonelli (1943)
Ti conosco, mascherina!, regia di Eduardo De Filippo (1943)
Io t'ho incontrata a Napoli, regia di Pietro Francisci (1946)
Natale al campo 119, regia di Pietro Francisci (1948)
Vivere a sbafo, regia di Giorgio Ferroni (1949)
Biancaneve e i sette ladri, regia di Giacomo Gentilomo (1949)
La bisarca, regia di Giorgio Simonelli (1950)
Luci del varietà, regia di Federico Fellini e Alberto Lattuada (1950)
Signori, in carrozza!, regia di Luigi Zampa (1951)
La famiglia Passaguai, regia di Aldo Fabrizi (1951)
Bellezze in bicicletta, regia di Carlo Campogalliani (1951)
Cameriera bella presenza offresi..., regia di Giorgio Pastina (1951)
Totò e le donne (1952)
Ragazze da marito (1952)
Non è vero... ma ci credo (1952)
Una di quelle (1953)
Siamo tutti inquilini (1953)
Il più comico spettacolo del mondo (1953)
Martin Toccaferro (1953)
Via Padova 46 (1953)
Peppino e la nobile dama (1954)
Un giorno in pretura (1954)
Le signorine dello 04 (1955)
Piccola posta (1955)
Motivo in maschera (1955)
Io piaccio, regia di Giorgio Bianchi (1955)
I due compari (1955)
Il segno di Venere (1955)
Gli ultimi cinque minuti, regia di Giuseppe Amato (1955)
Accadde al penitenziario (1955)
Cortile (1955)
I pappagalli (1955)
Un po' di cielo (1955])
Totò, Peppino e la malafemmina (1956)
Totò, Peppino e i fuorilegge (1956)
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956)
La banda degli onesti (1956)
Peppino, le modelle e chella là (1957)
La nonna Sabella (1957)
Vacanze a Ischia, regia di Mario Camerini (1957)
Totò, Peppino e le fanatiche (1958)
La nipote Sabella (1958)
Tuppe, tuppe Maresciallo (1958)
Anna di Brooklyn, regia di Vittorio De Sica e Carlo Lastricati (1958)
La cambiale (1959)
Arrangiatevi! (1959)
Pane, amore e Andalusia (1959)
Policarpo, ufficiale di scrittura (1959)
Ferdinando I, re di Napoli (1959)
Signori si nasce (1960)
Letto a tre piazze (1960)
Chi si ferma è perduto (1960)
A noi piace freddo...! (1960)
Genitori in blue-jeans (1960)
Il mattatore (1960)
Gli incensurati, regia di Francesco Giaculli (1960)
Il carabiniere a cavallo (1961)
Totò, Peppino e...la dolce vita (1961)
Totò e Peppino divisi a Berlino (1962)
I quattro monaci (1962)
Il mio amico Benito (1962)
Il giorno più corto (1962)
Boccaccio '70 (1962)
Totò contro i quattro (1963)
I quattro tassisti (1963)
I quattro moschettieri (1963)
Gli onorevoli (1963)
Adultero lui, adultera lei (1963)
La vedovella (1964)
Made in Italy (1965)
Rita la zanzara (1966)
Ischia operazione amore (1966)
La fabbrica dei soldi (1966)
Soldati e capelloni (1967)
Non stuzzicate la zanzara (1967)
Zum Zum Zum la canzone - Che mi passa per la testa (1968)
Zum Zum Zum n 2 (1969)
Lisa dagli occhi blu (1969)
Gli infermieri della mutua (1969)
Ninì Tirabusciò la donna che inventò la mossa (1970)
Giallo napoletano (1979)

Prosa radiofonica
RAI

Ventiquattr'ore di un uomo qualunque , di Ernesto Grassi con Peppino De Filippo, Mario Siletti, Luigi De Filippo, Lidia Martora, Gina Amendola, regia di Peppino De Filippo, secondo programma, lunedì 3 ottobre 1955 ore 21

Onoreficenze

Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1975


Riferimenti e bibliografie:

  • Salvatore Tolino, Mostra storica permanente della Poesia, del Teatro e della Canzone Napoletana, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1999.
  • Pasquale Sabbatino e Giuseppina Scognamiglio (a cura di), Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2005, ISBN 88-495-1058-6.
  • Pasquale Sabbatino e Giuseppina Scognamiglio (a cura di), Per Peppino De Filippo attore e autore, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2010, ISBN 978-88-495-1792-7.