Pampanini Silvana

Silvana Pampanini


Totò era veramente un gentleman dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi, era un professionista favoloso, molto signore, molto gentile e molto bravo. Totò non era bravo soltanto come attore comico, Totò era un grandissimo attore drammatico, anche se è stato sfruttato in film troppo facili, film commerciali di qua, film commerciali di là. La comicità vera è quando tu con un niente fai ridere e interpreti veramente e non soltanto facendo delle battute, la comicità non è soltanto questo. Con lui ho fatto tra l'altro 47 morto che parla, che era poi L'avaro di Molière. In 47 morto che parla c'è dentro questa beffa, c'è la satira, c'è dentro la comicità, in fondo c'è dentro un po' di tutto, non è il filmettino così.

Totò aveva un'ammirazione immensa per me, certo ero molto giovane, ma con una discrezione tale, con una signorilità tale. Mi faceva capire che mi voleva molto bene, che mi voleva sposare, ne aveva parlato con papà che però gli diceva: "Totò, guardi, Silvana è una ragazzina, non ci pensa proprio a queste cose". Era sempre molto gentile e carino, nel camerino mi faceva trovare i mazzolini di fiori, quelli tutti montati con il pizzo sotto delicatissimo, il profuumo, i cioccolatini.

Un giorno venne da me per dirmi: "Silvana, ci pensi". Allora a me uscì quella frase che avrei voluto riprendere ma non si poteva più, ormai era detta: "Totò, io ti voglio molto bene, ma come a un padre". Ecco. Lui però ha capito e ha continuato a volermi molto bene, siamo rimasti sempre amici. Ci siamo incontrati tante volte e anzi lui mi adorava ancora di più proprio pensando che ero una ragazza a posto e che non avevo approfittato di questa situazione.

I giovani riscoprono Totò perché si è sparsa la "voce” che i suoi film fanno ridere, che la sua "maschera" è intatta. Di Totò ho un ricordo umano straordinario. Dicevano che si fosse innamorato di me. Ricordo, quando lavoravamo insieme, che mi mandava ogni giorno in camerino mazzi di rose, scatole di cioccolatini: un gentiluomo d'altri tempi. Per tutta risposta io dissi a Totò una frase che vorrei non aver mai detto: "Caro Totò, io ti voglio bene, ma come ad un padre". Solo quando se n’è andato per sempre ho capito di avere amato Totò: per le indimenticabili lezioni di gentilezza d’animo che ha dato a me e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo da vicino.

(Roma, 25 settembre 1925 – Roma, 6 gennaio 2016) è stata un'attrice cinematografica italiana che ha goduto di una grande popolarità negli anni cinquanta.

Biografia

Di famiglia veneta trapiantata a Roma da tre generazioni, si diplomò alle magistrali in piena guerra e frequentò anche il conservatorio di Santa Cecilia di Roma dove studiò pianoforte e canto lirico. Quindi venne iscritta dalla sua maestra di canto al concorso di Miss Italia rilanciato a Stresa nel settembre del 1946 dopo la pausa bellica: nonostante l'iniziale vittoria di Rossana Martini una polemica feroce del pubblico determinò l'assegnazione del premio ex aequo anche a Silvana.
Il concorso di bellezza lanciò la Pampanini nel mondo del cinema di quegli anni. Lei iniziò la carriera come interprete di pellicole musicali e acquisì popolarità anche tramite i settimanali e i cinegiornali. Suo padre, inizialmente contrario alla carriera della figlia nello spettacolo, ne divenne poi l'agente.
Sul grande schermo apparve, doppiata nei primi ruoli, accanto a tutti i migliori attori del dopoguerra: Totò, Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Walter Chiari, Amedeo Nazzari, Renato Rascel, Raf Vallone, Nino Taranto, Massimo Girotti, Ugo Tognazzi, Carlo Dapporto, Paolo Stoppa, Rossano Brazzi, Massimo Serato, Folco Lulli, Aroldo Tieri, Carlo Campanini. Fra i partner stranieri: Jean Gabin, Henri Vidal, Jean-Pierre Aumont, Raymond Pellegrin, Pierre Brasseur, Curd Jurgens, Pedro Armendariz e perfino Buster Keaton.
Negli anni '50 molti film con la Pampanini furono distribuiti in tutto il mondo. I titoli più noti sono: I pompieri di Viggiù che nel 1949 la rivelò al grande pubblico; nel 1951 O.K. Nerone, suo primo successo internazionale nonché parodia di Quo vadis? e Bellezze in bicicletta in cui cantò una delle più celebri canzoni dell'epoca; nel 1952 il pluripremiato Processo alla città e La presidentessa, da una brillante pochade francese; nel (1953) un riuscito episodio di Un giorno in pretura per cui si lasciò invecchiare di 30 anni dal truccatore; nel 1955 la commedia La bella di Roma di Luigi Comencini e il campione di incassi Racconti romani da un soggetto di Alberto Moravia. Infine La strada lunga un anno di Giuseppe De Santis, candidato all'Oscar 1959 e vincitore del Globo d'Oro come miglior film straniero.
La Pampanini rifiutò di trasferirsi a Hollywood ma lavorò in Francia dove fu soprannominata Ninì Pampan, in Spagna, Grecia, Jugoslavia, Egitto, Argentina e soprattutto in Messico dove girò alcune pellicole mai uscite in Italia.
Nel frattempo i giornali scandalistici registravano i presunti flirt con il principe Ahmad Shah Khan, Tyrone Power, William Holden, George DeWitt, Omar Sharif, Orson Welles, re Faruq I d'Egitto e altri. Da parte sua lei raccontava che il suo unico vero amore, un uomo con 10 anni più di lei, estraneo allo spettacolo e mai identificato, era morto di malattia un mese prima delle nozze.
Dopo brevi esperienze come sceneggiatrice la Pampanini diradò gli impegni cinematografici. Si dedicò alla radio e alla TV, lavorando anche come presentatrice e madrina di manifestazioni.
Nel 1964 Dino Risi la diresse in Il gaucho nella parte autobiografica di una diva al tramonto che è alla patetica ricerca di un successo perduto e di un marito milionario. Nel 1966, dopo vent'anni di carriera, rinunciò al cinema per assistere i genitori anziani con cui visse fino alla loro morte. Tornò in un ultimo ruolo da prostituta in un episodio di Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù? (1971), dopodiché fece solo un'apparizione nei panni di sé stessa nel Tassinaro (1983) di Alberto Sordi.
Molto devota a Padre Pio e a S.Antonio da Padova, la Pampanini non si è mai sposata e non ha avuto figli ma vanta la proposta di matrimonio di Totò che, sul set di 47 morto che parla (1950), chiese invano la sua mano. Per decenni Silvana lasciò credere che la struggente canzone Malafemmena fosse dedicata a lei. In realtà fu ispirata dalla moglie separata del comico napoletano, come risulta dalla testimonianza della figlia e da un documento SIAE.
Benché residente nel principato di Monaco, nell'aprile 2003 è stata nominata Grande ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica Italiana dal presidente Ciampi.
Nel settembre 2009 è tornata alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia per la proiezione in Sala Volpi della versione restaurata di Noi cannibali di Antonio Leonviola, pellicola inserita nella sezione Questi fantasmi 2 dedicata ai film italiani da rivalutare. In un'intervista del novembre dello stesso anno il regista spagnolo Pedro Almodóvar ha dichiarato che la Pampanini è una delle attrici italiane con cui vorrebbe lavorare. 

In televisione 

Silvana appare regolarmente sul piccolo schermo dal 1951, epoca delle prime trasmissioni sperimentali in bianco e nero. Nel 1956 lanciò l'esordiente mago Silvan al quale diede il nome d'arte.
Il suo unico lavoro di prosa per la RAI risale al 1971 quando interpretò una commedia di Gustave Flaubert. Nella miniserie Mediaset Tre stelle (1999) aveva il ruolo marginale dell'anziana madre di Alba Parietti.
Nell'autunno 2002 fece parte del cast di Domenica In per due mesi. 

Critiche

Nei suoi anni ruggenti la Pampanini è stata maltrattata dai critici e non ha mai ricevuto premi importanti, cosa che nella sua autobiografia del 1996, Scandalosamente perbene, l'ha spinta a paragonarsi a Greta Garbo, oltre che a interloquire disinvoltamente con Pablo Neruda, Jacques Prevert e Federico Garcia Lorca in un immaginario dialogo fra sommi artisti. 

Curiosità

Personaggio effervescente, nel dicembre 2006 sbeffeggiò pubblicamente la Lollobrigida in procinto di sposare un uomo molto più giovane.
Il 4 maggio 2007 partecipò ai grandiosi festeggiamenti per i 70 anni di Cinecittà.
Nel marzo 2008, polemizzò con il sindaco Walter Veltroni che non l'aveva invitata alla Festa del Cinema di Roma. In compenso, nell'aprile 2009 è stata la madrina della Mostra del Cinema dello Stretto che le ha tributato una calorosa accoglienza e un riconoscimento alla carriera.
Nella prima metà degli anni cinquanta, prima che Sophia Loren e Gina Lollobrigida raggiungessero una grande notorietà a livello internazionale, è stata proprio lei il simbolo di bellezza italiano più noto e rappresentativo nel mondo.


Totò dedicò questi versi a Silvana Pampanini
Gli occhi tuoi

Gli occhi tuoi verdi smeraldo
belli sono come il mare
come l’aria che respiro
ho bisogno di guardare.

Le tue mani delicate
che baciare è una delizia
son di rose vellutate
son profumo e son letizia.

Profumata è la fua bocca,
fresca come le viole,
primavera di sorriso
luminoso più del sole.

Bella superba

Bella superba come un'orchidea
creatura concepita in una serra
nata dal folle amore d’una dea
con tutti i più bei fiori della terra.

Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come una calamita,
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai sei tu della mia vita.

Come sono schiavo incatenato
alle catene della tua malia...
e mai vorrei che fosse, ahimè, spezzato
il dolce incanto della mia follia.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1950 05 27 Settimana Incom Nobilta intro

Ha messo in versi la storia del suo amore infelice per Silvana Pampanini.

Dino Aprile, «Settimo Giorno», anno IV, n.26, 28 giugno 1951



Silvana Pampanini: Totò? E' stato il mio fidanzato

1951 Toto 586 Silvana Pampanini LLa bellissima attrice, che l'attore napoletano volle disperatamente sposare, ha scritto per i lettori dell'«Informazione» i ricordi che la legano ancora al principe Antonio de Curtis. E' lei, dice la tradizione, la «malafemmena», la donna dal cuore duro per cui il comico scrisse una disperatissima poesia d'amore.

Potevo essere la moglie di Totò. Era innamoratissimo e mi ha fatto una corte serratissima. Ogni giorno trovavo in camerino scatole di cioccolatini, profumi (mi ricordo ancora: era «Fleur de Rocallle») e fiori, molti fiori. Era andato anche a parlare con papà, come si usa tra gentiluomini, perché Totò era, per prima cosa, un vero gentleman, un uomo meraviglioso.

Ci eravamo conosciuti negli studi della Tltanus, quando giravamo «47 morto che parla». Totò aveva superato io cinquantanni. Aveva un matrimonio fallito alle spalle. Io Invece ero la tipica signorina ventenne. Ci siamo voluti subito bene, ma per me Totò era una specie di secondo padre che mi guidava e mi consigliava sul lavoro. Al matrimonio non ci pensavo proprio. E anche mio padre gli ripeteva che Silvanella (mi chiamava cosi) era solo una ragazzina.

Lui Invece continuava a riempirmi di premure, di attenzioni. Quasi ogni giorno mi regalava un mazzettino di roselline, con il pizzetto nero sui, gambi, come si usava nell'Ottoccento. E per me, che uscivo fresca fresca dalla lettura di Delly, era come vivere sempre in un’eterna, bellissima, favola.

Non potrò mai dimenticare quando uscivamo la sera a cena, io, lui, mamma e papà. Galante, cortese, un vero signore, come solo riescono ad esserlo i grandi napoletani. Era di una gentilezza estrema e soprattutto sapeva farti sentire donna. Oggi non sono molti gli uomini capaci di riempirti di attenzioni che sappiano lusingare, senza offendere, la tua femminilità. Fa sempre piacere quando un uomo ti accende una sigaretta o ti chiude la portiera della macchina. Sono piccole galanterie, sciocchezze, ma perché dimenticarle? E Totò era un maestro nell’arte della cortesia.

Forse, se non ci fosse stata la differenza di età, avrei accettato le sue offerte di matrimonio, ma ci dividevano più di trent’anni: era come se avessi sposato mio papà. E l’unica cosa che non mi perdonerò mai è proprio di averglielo detto. Un giorno, dopo essersi fatto precedere da un enorme mazzo di rose, Totò mi chiese esplicitamente di sposarlo, perché mi voleva moltissimo bene. Anch’io ti voglio bene. Totò, gli risposi, ma ti voglio bene come a un padre. Non avevo ancora chiuso le labbra che già mi pentivo di quel che avevo detto, mi sarei sprofondata sotto terra per la vergogna. Ma Totò dimostrò ancora una volta di essere un vero signore. Non disse niente, e si congedò con molta grazia. Poi ha continuato a volermi un grandissimo bene, ma non ha più toccato quel tasto.

Lui comunque non mi dimenticò mai. Una volta ci siamo incontrati sulla Costa Azzurra: eravamo su due barche diverse e Totò era già quasi cieco. Ma ad un certo punto riconobbe la mia voce. Volle a tutti i costi salutarmi. Mi fece un sacco di feste, baci, abbracci e volle scrivere una cartolina ai miei. E quando mi disse «Silvana, dimmi dov'è la parte bianca della cartolina su cui posso scrivere, mi sono sentita una stretta al cuore.»

E anch’io non l’ho mai dimenticato. Né potrò mai farlo, perché mi ha riempito il cuore di cose delicate. Come le poesie che mi scriveva. MI ricordo la prima. Diceva cosi: «Il tuo fascino incatena - creatura sovrumana... - più che donna sei sirena - o magnifica Silvana». Le scriveva dove capitava, nel momenti di pausa, al lavoro, a casa sua. E poi me le mandava, accompagnate sempre da una mazzo di fiori, oggi rose, domani orchidee. Ne ricordo anche un'altra: «Voglio cantare a chi non lo sapesse - che sono innamorato d una donna voglio cantare a chi non lo credesse - che è bella come è bella una madonna - tanto ti voglio bene e tu lo sai - amo te solamente e tu lo sai - che questo amore non finisca mai.»

Silvana Pampanini, «Corriere dell'Informazione», 13 ottobre 1979


Filmografia

L'Apocalisse (1946)
Il segreto di don Giovanni (1947)
Il barone Carlo Mazza (1948)
Arrivederci papà (1948)
Lo sparviero del Nilo, regia di Giacomo Gentilomo (1949)
Marechiaro (1949)
Biancaneve e i sette ladri (1949)
Antonio di Padova (1949)
I pompieri di Viggiù (1949)
Il richiamo nella tempesta (1950)
È arrivato il cavaliere (1950)
Bellezze in bicicletta (1950)
47 morto che parla (1950)
L'inafferrabile 12 (1950)
La bisarca (1950)
Tizio, Caio, Sempronio, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Alberto Pozzetti (1951)
O.K. Nerone, regia di Mario Soldati (1951)
Ha fatto 13!, regia di Carlo Manzoni (1951)
Una bruna indiavolata (1951)
Io sono il Capataz, regia di Giorgio Simonelli (1951)
La paura fa 90 (1951)
Processo alla città (1952)
La peccatrice dell'isola (1952)
Miracolo a Viggiù (1952)
Canzoni di mezzo secolo (1952)
Le avventure di Mandrin (1952)
La donna che inventò l'amore (1952)
La tratta delle bianche (1952)
La presidentessa (1952)
Vortice (1953)
Noi cannibali (1953)
Un marito per Anna Zaccheo (1953)
Canzoni, canzoni, canzoni (1953)
Koenigsmark (1953)
Bufere (1953)
L'incantevole nemica (1953)
La schiava del peccato (1954)
La principessa delle Canarie (1954)
Un giorno in pretura (1954)
L'allegro squadrone (1954)
Amori di mezzo secolo (1954) (episodio "Dopoguerra 1920")
Il matrimonio (1954)
L'allegro squadrone (1954)
Orient Express (1954)
Canzoni di tutta Italia (1955)
La torre del piacere (1955)
La bella di Roma (1955)
Racconti romani (1955)
Kyriakatikoi iroes (1956)
La legge della strada (1956)
Saranno uomini (1957)
Giuseppe Verdi (1958) (cortometraggio documentaristico, anche regista)
La strada lunga un anno (1958)
Sed de amor (1959)
Il terrore dei mari, regia di Domenico Paolella (1961, anche sceneggiatrice)
Mariti a congresso (1961)
Wa Islamah (1962)
Napoleoncito (1964)
Il gaucho (1964)
Mondo pazzo... gente matta!, regia di Renato Polselli (1966)
Tres mil kilometros de amor (1967)
Mazzabubù... Quante corna stanno quaggiù? (1971)
Il Tassinaro (1983)se stessa.
Tre stelle (1999) (mini serie TV)

Doppiatrici 

Dhia Cristiani in: Bufere, Vortice, La tratta delle bianche, Le avventure di Mandrin
Lydia Simoneschi in: 47 morto che parla, Il matrimonio, L'inafferrabile 12
Tina Lattanzi in: Il barone Carlo Mazza
Giovanna Scotto in:
Le voci del tempo perduto di Gerardo Di Cola accredita anche Giovanna Scotto fra le doppiatrici di Silvana Pampanini, senza però specificare in quali film le presti la voce.

 

Bibliografia

Girolami Paolo Claudio, Splendida insolente, biografia non ufficiale di Silvana Pampanini, pubblicata nel luglio 2010 sul sito ilmiolibro.it

Scandalosamente perbene, autobiografia di Silvana Pampanini, Editore Gremese, Roma 1996.

  

Siti referenti

Internet Movie Database


Riferimenti e bibliografie:

  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • Silvana Pampanini: Totò? E' stato il mio fidanzato - Silvana Pampanini, «Corriere dell'Informazione», 13 ottobre 1979