Petrolini Ettore (Pasquale Antonio)

Ettore Petrolini Bio

(Roma, 12 gennaio 1884 – Roma, 29 giugno 1936) è stato un attore, drammaturgo, cantante, sceneggiatore, compositore e scrittore italiano, specializzato nel genere comico. È considerato uno dei massimi esponenti di quelle forme di spettacolo a lungo considerate teatro minore, termine con il quale si identificavano il teatro di varietà, la rivista e l'avanspettacolo.

La sua importanza nel panorama del teatro italiano è ormai pienamente riconosciuta. Riassumendo in sé l'attore e l'autore, Petrolini ha inventato un repertorio e una maniera, che hanno profondamente influenzato il teatro comico italiano del Novecento.

Biografia

Gli esordi

Ettore Petrolini, "popolano del miglior lignaggio", nacque, quarto di sei figli, al n. 6 di vico del Grancio, in una palazzina all’angolo con via Giulia (Rione Regola, un quartiere del centro di Roma al tempo molto popolare), da Anna Maria Antonelli e Luigi, un fabbro ferraio di Ronciglione, padre di eccessiva severità, con cui Ettore ebbe sempre rapporti difficili compensati dalle cure amorose della madre [1]. Frequentò fin da ragazzo i teatrini romani, improvvisandosi attore per divertimento. L'ambiente dei baracconi di Piazza Pepe, dove Petrolini fece le sue prime esperienze artistiche, è quello descritto più tardi nella sua commedia Il padiglione delle meraviglie (1924): personaggi curiosi e pittoreschi, imbonitori, finti selvaggi e fenomeni di ogni genere.

Conosciuto come "er roscietto de li Monti", quartiere dove si era nel frattempo trasferita la famiglia, non volle frequentare la scuola né imparare un mestiere sebbene il padre fosse fabbro e il nonno materno falegname. Forse casualmente ferì a 13 anni un suo compagno e il padre per raddrizzarlo lo fece rinchiudere nel riformatorio di Bosco Marengo nei pressi di Alessandria dove per domarlo lo costrinsero nella camicia di forza e in una cella di rigore a pane e acqua.[2]. Una dura esperienza che Petrolini ricordò con toni accorati nelle sue memorie.

A quindici anni decise di lasciare la casa paterna per dedicarsi alla carriera teatrale. Il più antico riscontro documentario, a tutt'oggi verificabile, che attesti il momento dell'esordio artistico di Petrolini risale all'anno 1900 e conduce nel rione di Trastevere, nel teatro Pietro Cossa [3]. In seguito, si esibì in un teatrino di provincia, a Campagnano, nell'ambito della compagnia dell'impresario Angelo Tabanelli, come l'attore racconta in Modestia a parte:


Il teatro di Campagnano era un vecchio granaio municipale ove, la sera stessa dell'arrivo, debuttai con la macchietta: Il bell'Arturo. Al refrain, misi un piede sull'estremità di una tavola dell'improvvisato palcoscenico, fatto di tavolacce male inchiodate e che posavano su due cavalletti. Il mio peso fece sollevare una tavola e andai a finire di sotto con una elegantissima lussazione a un piede. Il pubblico, regolarmente, si divertì un mondo e chiese il bis, mentre io piangevo dal dolore e dalla rabbia. Fu l'inizio del mio destino. Mi accorsi che ero veramente votato all'arte comica.


Dopo quest'esibizione non proprio trionfale, il giovane Ettore continuò la sua gavetta nei teatri popolari, ma anche in alcuni caffè-concerto di buon livello, come il Gambrinus e il Morteo di Roma. Petrolini stesso, molti anni dopo, descrisse l'ambiente in cui aveva mosso i primi passi:


Io provengo, e lo dico con orgoglio, da una piazza di pubblici spettacoli: Piazza Guglielmo Pepe, e da lì nei piccoli caffè-concerto, dove in fondo a quei bottegoni c'era sempre un palcoscenico arrangiato alla meglio: poche tavole, molti chiodi, e quattro quinte, fondale di carta, con quasi sempre dipinto il Vesuvio (in eruzione, naturalmente), ed ecco l'elenco artistico: prima esce lei, poi esce lui, poi escono tutti e due insieme, ricomincia lei... e così via di seguito fino a mezzanotte: il tutto intercalato da uno sminfarolo al pianoforte.

(Un po' per celia, un po' per non morire..., 1936)


Anche nel libro Bravo!Grazie!! Petrolini si soffermò sugli anni della gavetta artistica:


Fu una vita selvaggia, allegra e guitta, e un'educazione a tutti i trucchi e tutti i funambolismi davanti al pubblico, che magnava le fusaje (i lupini) e poi tirava le cocce (le bucce) sur parcoscenico al lume de certe lampene (lampade) ch' er fumo spargeva dappertutto un odore da bottega de friggitore.


Nell'introduzione allo stesso libro Bravo!Grazie!!, descrisse le difficoltà che riscontrò nel rapporto con il pubblico a causa anche di una congiuntura storico-politico-culturale particolare:


Nel periodo della musoneria italiana in cui un buon attore non era considerato tale se non si prestava alle parti lacrimose, io passai come un buffone distinto. Mi venivano a sentire per esclamare Quant'è scemo!


Nel 1903, appena diciannovenne, Petrolini incontrò Ines Colapietro, che sarà per molti anni sua compagna di lavoro e di vita, nonché madre dei suoi figli. Ines, che aveva allora solo quindici anni, era stata ingaggiata come cantante dal Gambrinus di Roma, insieme alla sorella Tina. Ettore ed Ines formarono la coppia comica Loris-Petrolini, che si scioglierà, in modo piuttosto traumatico, alla fine dell'estate del 1911[4].

Le prime tournée

Nel maggio 1907, a Genova, Ettore Petrolini e Ines Colapietro ottennero una scrittura dall'impresario Charles Séguin per una tournée in Sudamerica. La coppia si esibì in teatri e caffè-concerto in Argentina, Uruguay e Brasile, riscuotendo ovunque grande successo. Mentre Petrolini si trovava a Rio de Janeiro un attacco di appendicite lo costrinse a restare lontano dalle scene per un mese. Dopo un'operazione d'urgenza e il periodo di convalescenza, la sua rentrée fu trionfale: tutti gli artisti del teatro rinunciarono alla paga in suo favore e in una sola serata Petrolini incassò quattromila lire[5]. Dopo Rio, Petrolini rimase ancora qualche mese in Sud America. Sarebbe ritornato per altre tournée nel 1909 e nel 1911-1912, esibendosi anche in Messico e a Cuba.

Le macchiette

In quegli anni Ettore Petrolini aveva già messo a punto un repertorio di macchiette di provato successo. La creazione della sua parodia di Faust, Oh Margherita!, per esempio, risale alla tournée del 1907, come Petrolini stesso racconta in Modestia a parte. Ma le macchiette di Petrolini trascendevano il genere macchiettistico e l'artista era consapevole dell'originalità del suo repertorio. In Petrolineide, ne Il café chantant del 20 luglio 1914, scriveva:

«Ho importato la parodia. Ho abolito le definizioni di "comico nel suo repertorio"; oppure "comico macchiettista", eccetera e comparvero - per me - i primi aggettivi di "parodista" o di "comico grottesco" e di "originale", "fantastico", "bizzarro" e via di seguito!»

Molti fra i suoi personaggi Giggi er bullo (parodia di un dramma di Gastone Monaldi), il Sor Capanna (del quale riprese alcune strofe e che chiamava "il mio maestro"[6]), i Salamini, Fortunello sono diventati punti di riferimento per un'idea di comicità, che Petrolini riassumeva così:


Imitare non è arte perché se così fosse ci sarebbe arte anche nella scimmia e nel pappagallo. L'arte sta nel deformare.

(Al mio pubblico, scritti postumi, 1937)


Alcuni caratteristici numeri comici, nati come semplici macchiette, furono rielaborati da Petrolini, che diede loro spessore e consistenza di veri personaggi di commedia. È il caso di Gastone, nato da una macchietta, Il bell'Arturo, inserita nella rivista Venite a sentire del 1915 (scritta da Petrolini in collaborazione con G. Carini), che irrideva sia le star del declinante cinema muto sia i cantanti dell'epoca di Gino Franzi,[7] e che fu ripreso più volte fino a diventare il tragicomico protagonista della commedia Gastone del 1924.

Un altro personaggio nato come macchietta, l'Antico romano, e sviluppato successivamente da Petrolini fu Nerone, che in genere è considerato una satira della retorica del regime fascista. In realtà Petrolini vi lavorò fin dal 1917, ben prima dell'ascesa di Mussolini, e probabilmente aveva preso spunto, parodiandole, dalle pompose e artificiose pellicole cinematografiche, che portavano in scena l'antica Roma, molto diffuse a quei tempi [8][9].

I primi successi

Tornato dalla fortunata tournée in Sudamerica, Petrolini fu scritturato nel 1910 da Giuseppe Jovinelli per il suo nuovo, elegante teatro di Piazza Guglielmo Pepe, inaugurato nel 1909 con uno spettacolo di Raffaele Viviani. Ottenne un tale successo che, dopo due stagioni al Teatro Jovinelli, l'impresa della Sala Umberto firmò con l'attore un contratto esclusivo di tre anni, pagando a Giuseppe Jovinelli una penale di 8.000 lire. Nel 1915 si costituì la Compagnia dei grandi spettacoli di varietà Petrolini, che mise in scena le prime riviste petroliniane, Venite a sentire e Zero meno zero. Quest'ultima era stata confezionata da Luciano Folgore, sotto lo pseudonimo di Esopino, attorno a un nucleo di personaggi tipici del repertorio petroliniano, fra i quali il celebre Fortunello, che suscitò l'entusiasmo dei futuristi, in particolare di Filippo Tommaso Marinetti, che a proposito di Fortunello scrisse come fosse «il più difficilmente analizzabile dei capolavori petroliniani», che «col suo ritmo meccanico e motoristico, col suo teuf-teuf martellante all’infinito, assurdità e rime grottesche, scava dentro il pubblico tunnels spiralici di stupore e di allegria illogica e inesplicabile» [10] Petrolini, che pure si era burlato di Marinetti negli Stornelli maltusiani, si lasciò lusingare dall'ammirazione dei futuristi, partecipò ad alcune delle loro "serate" e interpretò le sintesi di Marinetti, Corra e Settimelli. La collaborazione fra Petrolini e i futuristi culminò in Radioscopia di un duetto, atto unico definito "simultaneità del teatro di varietà", scritto a quattro mani con Francesco Cangiullo nel 1918. L'anno seguente Mario Bonnard ne trasse un film dal titolo Mentre il pubblico ride, interpretato da Petrolini e Niny Dinelli.

Il repertorio di Petrolini si arricchì, a partire dagli anni venti, con una serie di commedie di autori italiani, scritte appositamente per lui o adattate alla sua comicità. Petrolini adattò a sé commedie di autori come Alfredo Testoni, Renato Simoni, Roberto Bracco, Luigi Antonelli, Ugo Ojetti, Salvator Gotta, Fausto Maria Martini. Nel 1925 portò in scena un suo adattamento da Lumie di Sicilia di Luigi Pirandello, intitolato Agro de limone. Agli anni Venti risale anche l'incontro di Petrolini con Elma Krimer, che divenne la sua compagna e più tardi sua moglie.

Il cinema

L'avventura cinematografica di Petrolini era iniziata nel 1919 con la trasposizione cinematografica dell'atto unico Radioscopia di un duetto (di Petrolini e Cangiullo), portata sullo schermo da Mario Bonnard col film Mentre il pubblico ride.

Negli anni trenta, con l'avvento del sonoro, Petrolini tornò al cinema. Nel 1930 fu il protagonista di Nerone di Alessandro Blasetti, un lungometraggio che, oltre a presentare alcune delle sue interpretazioni più note - Gastone, Nerone, Pulcinella - mostrava l'attore nel suo camerino. Nello stesso anno interpretò Cortile di Carlo Campogalliani, tratto dalla commedia di Fausto Maria Martini, con Dria Paola protagonista femminile.

L'anno seguente fu la volta di Medico per forza, sempre per la regia di Campogalliani, con Tilde Mercandalli e Letizia Quaranta.

Gli anni trenta

Interprete delle commedie di molti autori italiani, Petrolini firmò molte riduzioni di opere teatrali, da lui portate a nuova vita sulle scene italiane degli anni venti e trenta. La produzione del Petrolini commediografo si fece negli anni più ricca e complessa: dalle macchiette alle prime riviste, ai fortunati atti unici come Amori de notte e Romani de Roma, alle commedie degli ultimi anni come Gastone, Il padiglione delle meraviglie, Benedetto fra le donne, Chicchignola. Proprio in questi ultimi due testi la drammaturgia petroliniana completa la sua evoluzione e la comicità irriverente lascia il passo a una riflessione più matura, allo stesso tempo amara e compassionevole, sulle debolezze umane.

Ormai affermato, Petrolini partì per una serie di tournée all'estero, in Egitto e nelle colonie italiane della Cirenaica e della Tripolitania. Con la sua compagnia girò poi le principali città europee. A Parigi, ottenne quello che considerò il più alto riconoscimento: venne invitato a recitare Medico per forza alla Comédie Française, tempio di Molière. Si esibì anche a Londra, al Little Theatre; a Berlino, al Kurfüstendamm Theater; a Vienna, al Komödie Theater.

La morte prematura

Costretto ad abbandonare definitivamente le scene nel 1935, perché sofferente di una grave forma di angina pectoris, Ettore Petrolini morì all'età di 52 anni il 29 giugno 1936. Si racconta che, ormai in punto di morte, alle parole incoraggianti del medico, che lo visitava e sosteneva di trovarlo ristabilito, Petrolini rispondesse: «Meno male, così moro guarito».[11]

La salma, vestita con il frac del suo notissimo Gastone, fu tumulata nel Cimitero del Verano a Roma. Il 19 luglio 1943, nel corso del primo bombardamento di Roma, un ordigno colpì la sua tomba, una cappella rettangolare, spezzando il busto di marmo e danneggiando gravemente la sua bara.[12]

Le canzoni

Per completare il ritratto dell'artista Petrolini, non si può tralasciare la musica, che è parte integrante del suo teatro. Molti fra i suoi personaggi cantano canzoni e filastrocche, o recitano su un sottofondo musicale. La musica è presente in molte sue commedie e riviste. Petrolini fu spesso interprete, e a volte anche autore, di canzoni di successo, molte delle quali furono incise su disco.

Un grande successo musicale del 1926, in Italia, fu Una gita a li castelli (nota anche con il titolo Nannì), scritta da Franco Silvestri, ma incisa da Petrolini. La sua canzone più nota è senza dubbio Tanto pe' cantà, il cui testo è stato scritto da Alberto Simeoni, che Petrolini incise nel 1932 e che subito divenne il simbolo di un certo modo di essere romano, al punto che fu ripresa negli anni successivi da quasi tutti gli artisti più rappresentativi della capitale: per citarne solo alcuni, Alvaro Amici, Gigi Proietti, Gabriella Ferri e soprattutto Nino Manfredi, che otterrà un notevole successo di vendita.

I versi maltusiani

Seguendo la moda futurista dei versi maltusiani, ne compose alcuni, tra i quali quello che lo definisce, intitolato Ti à piaciato?:

Petrolini è quella cosa
che ti burla in ton garbato,
poi ti dice: ti à piaciato?
se ti offendi se ne freg.

Petrolini e il Fascismo

Petrolini tenne un atteggiamento sbeffeggiante verso la dittatura fascista, che fu tollerato dal regime. In occasione della medaglia, che Mussolini gli volle conferire, ringraziò con un derisorio «E io me ne fregio!», parodia del motto originariamente dannunziano e poi fascista «Me ne frego!». Nel 1923 fu iniziato alla massoneria in una Loggia all'Obbedienza di Piazza del Gesù[13].

Curiosità

Nel 1998 a Roma, nel quartiere Testaccio, è stato fondato un teatro in suo onore: il Teatro Petrolini.

Teatro

Per la teatrografia petroliniana si è assunta come fonte l'Archivio Petrolini presso la Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo di Roma.


Macchiette e parodie

  • L'Amante dei fiori
  • Amleto [con Libero Bovio]
  • L'antico romano
  • Archimede
  • Baciami, baciami
  • Il bell'Arturo
  • La Caccavella
  • Canzone guappa
  • Cirano
  • Il conte d'Acquafresca
  • Il Cuoco
  • Il Danzadero
  • Divorzio al parmiggiano
  • La Domatrice
  • Faust (Oh Margherita!)
  • Fortunello
  • Giggi er bullo
  • Isabella e Beniamino
  • Ma l'amor mio non muore
  • Maria Stuarda
  • Napoleone
  • Paggio Fernando
  • I piedi
  • Il poeta
  • Il prestigiatore
  • I Salamini
  • Er Sor Capanna
  • Stornelli maltusiani
  • Ti à piaciato?
  • Il Turco

Riviste

  • 1915: Venite a sentire con G. Carini
  • 1915: Zero meno zero con Luciano Folgore
  • 1916: Dove andremo a finire? con G. Carini
  • 1916: Acqua salata (o Senza sugo) con T. Masini
  • 1916: Favorischino

Commedie

  • 1917: Nerone
  • 1917: Romani de Roma
  • 1917: Amori de notte
  • 1918: Radioscopia con Francesco Cangiullo
  • 1918: Cento de 'sti giorni con Checco Durante
  • 1918: 47 morto che parla
  • 192.: Donnaiuolo
  • 1923: Farsa di Pulcinella
  • 1924: Gastone - Bologna, 14 aprile 1924
  • 1924: Il padiglione delle meraviglie
  • 1927: Benedetto fra le donne
  • 1931: Chicchignola
  • 1934-1935: Il metropolitano - mai rappresentata

Riduzioni e opere di altri autori

Filmografia

Attore

Film di montaggio


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


Il re del vareità: Ettore Petrolini

Il teatro a ferro di cavallo — questa fatale calamita — mi attraeva irresistibilmente. E, sotto questa azione, all’età di quindici anni mossi il primo passo verso l’arte, recandomi dall’agente teatrale Giulio Fabi. Il quale, senz'altro, mi giudicò uno scemo, e mi disse: “Portami quattro scudi di mediazione e ti mando subito nella compagnia di Angelo Tabanelli (detto il Panzone) che agisce a Campagnano (presso Roma).”

Misi in costernazione mia madre; ottenni i quattro scudi, li versai al Fabi e, da esordiente da nido, munito di una trentina di lire e di un vecchio baule di famiglia pieno di cosucce linde e pinte, senza pretensioni, partii in diligenza per Campagnano.

Il teatro di Campagnano era un vecchio granaio municipale ove, la sera stessa dell'arrivo, debuttai con la macchietta: Il bell’Arturo. Al refrain, misi un piede sull’estremità di una tavola dell’improvvisato palcoscenico, fatto di tavolacce male inchiodate e che posavano su due cavalletti. Il mio peso fece sollevare una tavola e andai a finire di sotto con una elegantissima lussazione a un piede.

Il pubblico, regolarmente, si diverti un mondo e chiese il bis, mentre io piangevo dal dolore e dalla rabbia. Fu l’inizio del mio destino. Mi accorsi che ero veramente votato all’arte comica.

Ogni sera Angelo Tabanelli portava i comici — otto o dieci — a mangiare all’osteria di Panzaliscia e pagava per tutti, tranne che per me. Io pagavo il mio conto; ma, essendo rimasto con tre lirette in tasca, mi misi a pensare: “Ho fatto un buon successo; sono vestito meglio di tutti: perché non mi parla mai della paga? Forse vorrà darmi qualche cosa in più di quel che dà agli altri e aspetterà il momento in cui rimarremo a quattr’occhi, per non mortificare i miei compagni...»

Senonché agli sgoccioli delle tre lire, mi allenai ed affrontai il capocomico con molta disinvoltura: “A me, poi, quanno me paga?” Er sor Angelo, con gli occhi strabici, ringhiò: “Pagaaare?!! Pagare cosa? Ma che sei scemo? Ma chi t’ha cercato? Ma non vedi che qui non si va avanti? Io non ho più soldi!!! Anzi, contavo su te!” E, cosi dicendo, tirò fuori quella indimenticabile cartolina che precedette ed annunziò l’arrivo a Campagnano di Ettore Loris, primo ed unico mio nome di battaglia: “Carissimo Tabanelli, tra qualche giorno arriverà il comico Ettore Loris, un fa-naticone per lavorare sul teatro. Per quello che ti costerà, lo puoi pure scritturare. Non solo non gli darai nulla, ma all’occasione (che certamente non ti mancherà) potrà anche dare un aiuto alla Compagnia, perché figlio di gente che ha qualche soldarello. Ricordati di me. Voglimi bene. Tuo Giulio Fabi.”

Il sor Angelo mi lesse questo giulebbino di cartolina con la voce acida. Poi mi guardò — per la prima volta da che ero in compagnia — con gli occhi luschi ed aggiunse seriamente: “Anzi, io avevo pensato di pregarti di scrivere o telegrafare a casa tua per avere un centinaio di lire che t’avrei restituite a Nepi, la nuova piazza, dove faremo certamente affaroni.”

Io non sapevo se ridere, piangere, chiamare aiuto, o prenderlo a sganassoni. Invece non dissi nulla, perché mi venne come una paralisi alla lingua!

Giuro che avrei rubato o fatto di peggio per fornire le cento lire al Tabanelli, se almeno mi avesse esposto le cose diversamente, se si fosse rammentato che io ero un comico, o se avesse capito che io mi illudevo di esserlo. Ma la nessuna considerazione per il mio entusiasmo al palcoscenico creò l’irreparabile tra me e lui.

Me ne tornai verso casa e, inaspettatamente, trovai un compagno nel duolo. Era un pezzo grosso della Compagnia! Sosteneva la maschera del Pulcinella nelle farse; si chiamava Totonno Lombardo (attualmente fa il cachet cinematografico); deve avere una settantina d’anni. È una figura di uomo che mi è rimasta sempre impressa. Quando mi è dato d’incontrarlo m’intrattengo con lui molto volentieri; bonariamente mi dice: "Te ricuordi il bel Cocò?” ed io me ne compiaccio. Qualche volta vado a trovarlo perché è una delle poche persone sane che io abbia conosciuto.

Totonno mi disse: “Siente, Etturu! Io nun me fido cchiu ’e sta int'a 'sta fetente cumpagnia. Jam-muncenne a Roma a piede, e bona nottel” Adorabile ed indimenticabile Pulcinella!

Cosi si fece. Misi il baule sotto assegno sulla diligenza, e via da Campagnano a Roma.

Strada facendo, Totonno mi parlava di Pulcinelli celebri: Cammarano, Petito, De Martino, e del piccolo teatro Mercadante a Fona. Io soffrivo le pene dell’inferno perché avevo un paio di scarpe di pelle lucida, piuttosto strettine e non adatte, certamente, per quella... passeggiata. Provai a levarmele, ma fu peggio: perché la strada non era levigata e io non ero abituato a camminare scalzo. A quell’epoca, Vaselli non esisteva: ed io avevo l’impressione di camminare sopra l’ossi de persiche. Però dovetti rinfilarmi le scarpe dopo un chilometro a piedi nudi. Quale inquisizione!

Non fiatai più fino a Roma. Appena a casa, piombai a letto, stanco morto. Le mie sorelle m’interrogarono, mi supplicarono. Ma io non capivo nulla. Mi aveva preso il solito febbrone da cavallo col delirio dell’uomo. E nel delirio non vedevo che l’agente Fabi il quale, al momento di partire, mi aveva detto: “Tu farai molta strada!”

Infatti avevo mantenuto la promessa. Lo testimoniavano i miei piedi ch’erano diventati come quelli della statua di Ruggero il Normanno.

Durante la notte, sognai il Fabi in uno strano modo: me l’ero messo fra li denti e me lo masticavo addirittura!

E cosi, dopo una dormita di dieci ore, con le scarpe di mio padre — quelle della festa — mi precipitai in piazza dei Cinquecento, al concerto Gambrinus dove il Fabi funzionava da tirasti: e mi gli scaraventai addosso come un ossesso.

Il Fabi ebbe un lampo di genio. All’inizio del tafferuglio, mi disse due magiche parole: “Debutterai qui!”

Quelle due parole furono per me un balsamo ed una doccia fredda. Mi calmai; ma, diffidente e non del tutto convinto, volli che me le ripetesse.

“Si, si: debutterai qui al Gambrinus come buffo-macchiettista. Ti farò dare sei lire per sera con la mediazione del dieci per cento a me. Sei contento del contratto?”

“E quanti giorni farò?”

“Dieci giorni. E, se vai benino, ti riconfermerò per altri cinque giorni. Sei contento?”

Altro che contento! Debuttare a Roma! Al Gambrinus! Il Gambrinus (ora demolito) era una specie di chalet avanti alla Stazione di Termini. Locale di terz’ordine, ma, per me, di primissimo ordine. Per me era la Scala, il Teatro Reale dell’Opera, il Colosseo... Era tutto!

Vi rimasi tre mesi. Solamente, il Fabi mi fece comprendere che, trattandosi di una lunga stagione a Roma, dove avevo la famiglia e perciò meno spese, era ragionevole una riduzione di paga. Mi offri quattro lire serali, aggiungendo che il signor Stern, proprietario del teatro, si sarebbe comportato gentilmente con me.

Io accettai con entusiasmo. (E quando non avevo entusiasmo in quel tempo). Il signor Stern, la domenica — nelle doppie rappresentazioni — tra uno spettacolo e l’altro, mandava in camerino il portaceste a domandarmi se desideravo un caffè o un gelato. Io prendevo il gelato perché poi, lo offrivo alle canzonettiste. Cosi mi avvidi anche che, decisamente, ero votato ad essere gentile con le sciantose.

Due giorni prima di terminare il mio contratto, il signor Stern mi accordò una serata d’onore: in quell’occasione eseguii un duetto con Diana Paoli, la stella del programma. Applausi, bis, ed una medaglietta di argento dorato con la scritta: “La direzione della Birreria Gambrinus a Petrolini”.

Si, Petrolini. Perché al Gambrinus volli debuttare con il mio vero nome. Gongolavo dalla gioia. E in casa, presso la mia famiglia, faceva compassione a tutti!

Un mio zio, persona integerrima, morale e di buona lega — di quelli che non derogano e dicono sempre: a prescindere, ovvio, effimero, ecc. — dichiarò a mia madre che avrebbe preferito yedermi in un riformatorio (difatti più tardi ci andai) piuttosto che al Gambrinus, buffo di caffè-concerto!

Io, invece, ilare e giulivo, giravo tutta Roma per mostrare la medaglietta della serata d’onore... È cosi difficile avere l’onore, almeno per una serata.

Finiti i miei impegni al Gambrinus, mi sentivo talmente maturo ed esperto della vita teatrale, che cominciai subito a parlare di formare una compagnia stabile e movibile di arte varia. Anche in questa presunzione sono stato un precursore.

Ettore Petrolini


Note

  1. ^ Guido di Palma, Dizionario biografico Treccani alla voce corrispondente
  2. ^ Guido di Palma, op. cit. ibidem
  3. ^ Andrea Calcagni, Enciclopedia dei Loris-Petrolini, Roma, Fermenti Editrice, 2011, pag. 200.
  4. ^ Andrea Calcagni, Enciclopedia dei Loris-Petrolini, Roma, Fermenti Editrice, 2011, pag. 58.
  5. ^ Questo particolare è riportato dall'autore nella sua opera autobiografica Modestia a parte(1932)
  6. ^ Anton Giulio BragagliaStoria del Teatro popolare Romano, Roma, Colombo, 1958, p. 426.
  7. ^ Paolo Ruggieri, Canzoni italiane, Fabbri Editori, 1994, Vol. II, pag.24
  8. ^ Nello Ajello, "Petrolini, un idiota di talento", la Repubblica, 18 giugno 2006, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/06/18/petrolini-un-idiota-di-talento.html
  9. ^ "Petrolini-La comicità surrealista", minuto 10:32, tratto da Rai Storia https://www.youtube.com/watch?v=TxjGAxIafZQ
  10. ^ Filippo Tommaso Marinetti e Bruno Corra, La risata italiana di Petrolini, Cangiullo, Balla, Bruno Corra, L’Italia futurista, 1º luglio 1917, p. 1
  11. ^ Radio1.rai.it
  12. ^ Cesare De Simone. Venti angeli sopra Roma. I bombardamenti aerei sulla Città eterna (19 luglio e 13 agosto 1943). Roma, Mursia Editore, 1993, p. 149.
  13. ^ Giuseppe Seganti, Massoni Famosi - Atanòr Roma 2005 ISBN 88-7169-223-3.

Riferimenti e bibliografie:

Opere di Ettore Petrolini

  • Nerone. Roma, Stabilimenti Cines, 1931
  • Gastone : due atti e tre quadri. Bologna, Cappelli, 1932
  • Petrolini nelle sue nuovissime interpretazioni: Benedetto fra le donne, Una gita pe' li Castelli Romani, Nannì, Chicchignola, Peppe er Pollo, Er gastigamatt. [Roma], Tip. Rinaldini, [193.?]
  • Ti à piaciato?!. Sesto San Giovanni, Barion, 1923 e 1933
  • Benedetto fra le donne: tre atti e diversi finali. Bologna, Cappelli, 1934
  • Chicchignola: commedia in tre atti. Bologna, Cappelli, 1934
  • Nerone; Romani de Roma ; prefazione di Anton Giulio Bragaglia. [s.l., s.n.], 1945
  • Teatro: i personaggi, Romani de Roma, L'ottobrata, Nerone, miscellanea. Milano, Garzanti, 1961
  • Teatro ; a cura di Annamaria Calò. Venezia, Edizioni del Ruzante, 1977
  • Il teatro ; a cura di Giovanni Antonucci. Roma, Newton Compton, 1993
  • Ti à piaciato ; con uno scritto di Rino Mele. Salerno, Rispostes, [1993]
  • Macchiette, lazzi, colmi e parodie ; a cura di Giovanni Antonucci. Roma, TEN, 1994
  • Bravo! Grazie!! : antologia petroliniana ; a cura di Vincenzo Cerami. Roma, Editori Riuniti, 1997
  • Teatro di Varietà ; a cura di Nicola Fano con la collaborazione di Annamaria Calò. Torino, Einaudi, 2004

Scritti non teatrali

  • Modestia a parte. Bologna, Cappelli, 1931; ora introduzione di Nicola Fano. Roma, L'Unità, 1993
  • Un po' per celia, un po' per non morir... Roma, Signorelli, 1936
  • Al mio pubblico: scritti postumi. Milano, Ceschina, 1937 (raccolta di scritti pubblicata postuma dal figlio Oreste)
  • Memorie ; a cura di Annamaria Calò. Venezia, Edizioni del Ruzante, 1977
  • Facezie, autobiografie e memorie ; a cura di Giovanni Antonucci. Roma, Newton Compton, 1993

Audio e video

  • Alessandro Blasetti, Carlo Campogalliani. Antologia di Petrolini. Milano: Mondadori video, 1990 (video VHS, montaggio di spezzoni dai film Nerone e Medico per forza)
  • [Ettore Petrolini et al.]. I sempreverdi. [Roma], A. Curcio, c1991 (CD con fascicolo allegato, n. 34 del Dizionario della canzone italiana a cura di Renzo Arbore)
  • Il primo disco di Petrolini. [s.l.], Nuova Fonit Cetra, [1995] (CD audio contenente alcune registrazioni di interpretazioni di Petrolini)

Scritti su Ettore Petrolini

  • Mario Dessy, Petrolini, Milano, Modernissima, 1921
  • Ettore RomagnoliPetrolini il grande, in La Platea, sere III. Bologna, Zanichelli, 1924.
  • Eugenio Bertuetti, Petrolini acteur novécentiste in '900, 3, Cahier de Printemps, 1927.
  • Silvio D'AmicoPetrolini, in Comoedia, X, 2, 1928.
  • Emilio Settimelli, Petrolini, in Gli odi e gli amori. Roma, Pinciana, 1928.
  • Silvio D'Amico, Petrolini in Tramonto del grande attore. Milano, Mondadori, 1929.
  • Antonio Aniante, Petrolini, manica larga, in Venere Cipriana. Roma, Tiber, 1929.
  • Umberto Onorato, Nuovo per queste scene, Bologna, Cappelli, 1931.
  • Ugo OjettiLettera a Petrolini in lode ai romani in Pegaso, 1932.
  • Anton Giulio BragagliaIl segreto di Tabarrino, Firenze, Vallecchi, 1933.
  • Lucio Ridenti, Filosofia di Petrolini, in Il dramma, XII, 239, 1936.
  • Eugenio Bertuetti, Ricordo di Petrolini, in Il dramma, XII, 238
  • Renato SimoniTeatro di ieri, Milano, Treves, 1938.
  • Augusto Jandolo, Le memorie di un antiquario, Milano, Ceschina, 1938.
  • Catalogo della biblioteca teatrale appartenente al celebre attore Ettore Petrolini: libri antichi, moderni, stampe ed autografi d'interesse teatrale e vali altri libri di arte, curiosità e dialetto romanesco […], a cura di Luigi Lubrano, Roma, Casa di vendite Guglielmi, 1938
  • Arturo LancellottiI signori del riso, Roma, Maglione, 1938.
  • Francesco Cangiullo, Le novelle del varietà, Napoli, Richter, 1938.
  • Lucio Ridenti, L'attore Petrolini, in Il dramma, XVI, 1940.
  • Rodolfo De Angelis, Caffè concerto: Memorie di un canzonettista, Milano, SACSE, 1940.
  • Silvio D'Amico, Maschera di Petrolini, in Rivista italiana del teatro, VI, I, 1942.
  • Mario Corsi, Vita di Petrolini, Milano, Mondadori, 1944.
  • Rodolfo De Angelis, Storia del café-chantant, Milano, Il Balcone, 1946.
  • Anton Giulio Bragaglia, Le maschere romane, Roma, Colombo, 1947
  • Mario VerdonePetrolini e il cinema, in Sipario, IV, 39, 1949..
  • Mario Verdone, Un avversario dei divi: Petrolini, in Gli intellettuali e il cinema. Roma, Bianco e Nero, 1952.
  • S. G. Biamonte, La parte di Petrolini, in Cinema, 102, 31 gennaio 1953.
  • Ghigo De Chiara, Ettore Petrolini, Bologna, Cappelli, 1959.
  • Anton Giulio Bragaglia, Petrolini grande attore comico, Roma, Staderini, 1961.
  • Mario Verdone, Teatro del tempo futurista, Roma, Lerici, 1969.
  • Mario Verdone, Spettacolo romano, Roma, Golem, 1970.
  • Mario Dell'Arco, Café Chantant di Roma, Milano, Martello, 1970.
  • Mario Verdone, Petrolini e i futuristi, in Strenna dei Romanisti. Roma, Staderini, 1972
  • Giovanni Antonucci, Lo spettacolo futurista in Italia, Roma, Studium, 1974.
  • Giorgio Bertero, Petrolini l'uomo che deride, Milano, Bompiani, 1974.
  • Giovanni Antonucci, Cronache del teatro futurista, Roma, Abete, 1975.
  • Giovanni Antonucci, L'assassino del chiaro di luna, in Il dramma, 10, 1975.
  • Franca Angelini, Il teatro del Novecento: da Pirandello a Fo, Roma-Bari, Laterza, 1976.
  • Café-chantant ; a cura di M.T. Contini, M. Vannucci, P. Paganini, Firenze, Bonechi, 1977.
  • Stefano De Matteis, Ettore Petrolini, in Enciclopedia del teatro del Novecento, Milano, Feltrinelli, 1980.
  • Giovanni Lista, Petrolini e i futuristi, Salerno, Taide, 1981.
  • Petrolini. Catalogo della mostra, Roma, Palazzo Braschi, 12 ottobre-28 novembre 1982, a cura dell'Associazione Culturale Witz, Roma, De Luca, 1982.
  • Petrolini: la maschera e la storia, a cura di Franca Angelini, Bari: Laterza, 1984.
  • Annamaria Calò, Ettore Petrolini, con un intervento di Franca Angelini, Firenze, La Nuova Italia, 1989.
  • ... Un po' per non morir: Ettore Petrolini a sessant'anni dalla scomparsa, a cura di roberto Alemanno e Angelo Lombardi, Roma, Bulzoni, 1997.
  • Petrolini: dalle macchiette a Molière: il percorso di un "comico", a cura di Maria Teresa Iovinelli, Roma, SIAE, 2003. (CD multimediale pubblicato in occasione della mostra)
  • Simone Soriani, Petrolini drammaturgo, in "Forum Italicum", vol 44, n. 2, 2010, pp. 301–342; ID. Ognuno discende dalle scale di casa sua. Petrolini e la commedia dell'arte, in "Atti&Sipari", 8, 2011.
  • Andrea Calcagni, Enciclopedia dei Loris-Petrolini. Tempi, luoghi e personaggi di una coppia di caffè concerto, Roma, Fermenti Editrice, 2011.
  • So' Ettore er poveta - Ricordo di Ettore Petrolini - deposito SIAE 1981 sezione OLAF, Commedia teatrale in due atti di Paolo Galli.

L'Archivio Petrolini, comprendente tutta la documentazione raccolta da Ettore Petrolini durante la sua vita (recensioni, fotografie, ritratti, caricature, lettere, copioni, appunti, costumi e oggetti di scena) è stato donato dagli eredi alla Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo di Roma.