TOTÓ CERCA MOGLIE

Inizio riprese: gennaio 1950 - Autorizzazione censura e distribuzione: 13 marzo 1950 - Incasso lire 296.700.000 - Spettatori 2.852.885


Detti & contraddetti

L'aria condizionata è un prodotto della civiltà, ma io mica mi posso prendere una polmonite civile.


Signora, sono a sua completa disposizione, corpo, anima e frattaglie.


Vado soggetto ad amnistie cerebrali.


Io sposare una come me? Brutta e racchia, allora? No, non se ne fa niente, meglio una delle mie condizioni, con la condizionale.


Sprizzo salute da tutti i pori, sono uno sprizzatoio.


Vorrei una moglie, possibilmente di prima mano.


Da un occhio ci vedo male, sono preside.


Il matrimonio non m'interessa, voglio restare nubile. Lo so, si dice celibe; ma tanto, nubile o celibe, sempre scapolo è.


Le salsicce viennesi, sì, mi piacciono. Si deglutiscono con maggiore facilità di quelle di Norcia, a patto che non siano sigari toscani.


Queste ostriche puzzano. Dite che sono venute da Taranto? Allora sono venute a piedi, facendo una puntatina a Gorgonzola.


Comunque, che puzzino o no, per me fa lo stesso.


Sono un uomo virtualmente virtuoso, morigerato etcetera.


Una ragazza con gli occhi a mandorla, la bocca a ciliegia e le guance di pesca. Non sarà mica un'ortolana? Mah, purché non abbia il naso a patata e la testa a pera.


- Castelluccio: Io non capisco che razza di arte è la tua: astrattista, futurista, esistenzialista?
- Totò: La mia arte è assenteista, cioè vale a dire: nelle mie opere manca sempre qualche cosa... Vedi questa?
- Castelluccio: Cos'è? Un cippo funerario?
- Totò: Profano! Questa è una Madre con il bambino che piange.
- Castelluccio: E dov'è la madre?
- Totò: La madre è uscita: ecco perché il bambino piange.
- Castelluccio Sì, va be', ma io non vedo neanche il bambino.
- Totò: Ma il bambino è sciocco: è corso dietro alla madre.


Totò

Scheda del film

Titolo originale Totò cerca moglie
Paese Italia - Anno 1950 - Durata 76 min- B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Carlo Ludovico Bragaglia - Soggetto Vittorio Metz, Age (Agenore Incocci), Furio Scarpelli, Sandro Continenza - Sceneggiatura Vittorio Metz, Age, Furio Scarpelli, Sandro Continenza - Produttore Forum Film, Roma - Fotografia Mario Albertelli - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Amedeo Escobar - Scenografia Alberto Boccianti


Totò: Totò - Mario Castellani: Castelluccio - Aroldo Tieri: Pippo - Ave Ninchi: zia Agata - Elvy Lissiak: Teresa - Anna Maestri: la donna di colore - Luigi Pavese: cavalier Bellavista - Marcella Rovena: la signora Bellavista - Enzo Garinei: Severino Bellavista - Vira Silenti: Matilde Bellavista - Zoe Incrocci: Norina, la cameriera dei Bellavista - Marisa Merlini: Luisa, la modella - Paul Muller: Zeta 15, lo zoppo - Nerio Bernardi: il dentista - Bruno Cantalamessa: cliente del dentista - Giovanna Galletti: l'agente K 8 - Nino Marchesini: l'ambasciatore - Maria Laura Rocca: la moglie dell'ambasciatore - Mario Meniconi: Giuseppe - Annie Sommers: Adelina - Franca Tamantini: l'impiegata dell'agenzia Fido - Vittorio Tosti

Soggetto, Critica & Curiosità

Soggetto1950-toto-cerca-moglie

1950. La zia Agata, che vive in Australia, ha una pupilla, Adelina, che intende far sposare con suo nipote Totò, per questo in una lettera acclude una fotografia della ragazza. Quando la apre, però, Totò si trova davanti a una sorpresa. La foto è quella di una donna di colore dai capelli crespi. Totò freme e corre a chiedere consiglio all'amico Castelluccio, che gli suggerisce di sposarsi immediatamente, prima dell'arrivo di questa fantomatica Adelina. Totò allora si mette alla ricerca di una moglie.

Critica e curiosità

Gli autori in 12 giorni scrivono la sceneggiatura. Carlo Ponti, il produttore del film, cita in giudizio la Forum Film e li diffida dall'usare il titolo prescelto, ma alla fine il tribunale dà ragione ai produttori di Bragaglia. Indimenticabile la scena in cui Totò va a trovare la famiglia Bellavista e per mettersi al loro livello si mette un paio di occhiali che non gli permettono di vedere nulla in un susseguirsi di equivoci e disastri.

Sul finire il film adotta una tecnica, rara nel cinema autoreferenziale. Totò e Adelina in fuga si rifugiano nell'allora nuovissimo Teatro Sistina costruito da poco dove si proietta il film medesimo. Accortisi della locandina entrano in sala a vedere il finale e conoscere le sorti della loro storia d'amore.

In questo film Ave Ninchi interpreta la parte della zia di Totò, benché nella realtà fosse di ben 17 anni più giovane del grande comico napoletano.

E' diretto da Carlo Ludovico Bragaglia, regista con cui il Principe della risata lavora in diverse occasioni. Bragaglia esordisce nel 1933 con "O la borsa o la vita", lavora in sessanta film, di cui l'ultimo "I Quattro Moschettieri", nel 1963.

Ci vollero ventotto giorni assemblare il film da una sceneggiatura scritta in dodici (da Age, Scarpelli, Continenza e Metz), riciclando il Buster Keaton di Severi Chances e recuperando idee dalle riviste Belle o brutte mi piaccion tutte (Totò dentista) e ancora Uomini a nolo (la cena con la famiglia composta tutta di miopi).


Così la stampa dell'epoca

«[...] Abbiamo ascoltato i commenti di alcuni giovani che da principio si sbellicavano dalle risa e poi, alla fine, evidentemente delusi, riassumevano le loro impressioni così: Totò le trovate le ha, ma gli manca un regista. Negli ultimi film si tratta solo di variazioni sulle stesse battute. Siamo dunque ai primi segni di stanchezza del pubblico? Totò è bravo, ma è sempre lo stesso. Discrete le partiane di fianco, e meno male che non abbiamo le parolacce e poche frasi a doppio senso.»

Carlo Trabucco, «II Popolo», Roma, 16 marzo, 1950


«E per chi volesse spiegato meglio il successo di Totò, diremo subito che i tre film seguenti sono tutti interpretati dal nobile comico: L'imperatore di Capri (117 giorni in Italia), Totò le Moko e Totò cerca moglie. Immediatamente dopo seguono II lupo della Sila, Riso amaro, Adamo ed Èva, Botta e risposta, mentre molto più giù nella graduatoria si trovano È primavera (82 giorni), Le mura di Malapaga (75), Cielo sulla palude (74), Campane a martello (72), Amore (55), Gente così (45). E adesso non fate finta di sorprendervi per il fatto che Totò è costretto a interpretare dieci film l’anno, giacché la colpa è vostra, di voi lettori che andate al cinema.»

Italo Dragosei, "Hollywood", 1950


«È l’espressione tipica di due aspirazioni diverse e contrastanti. Il pubblico è “Totòmane” perché vuol ridere, divertirsi e non pensare ai guai; i produttori sono “Totòmani” perché vogliono guadagnare tanti denari, per questo, per esempio, molti produttori italiani vanno a vedersi ed a studiarsi Catene [...] Può darsi infatti che dopo la “Totòmania” venga la “Catenomania”.»

Roberto Sgroj, "Cine Illustrato", 1950


«[...] Comunque stiano le cose, dobbiamo riconoscere, almeno a giudicare dalle risate che hanno punteggiato la proiezione del film, e in qualche momento persino impedito la comprensione delle battute, che la grossa farsa, la quale riporta al cinema comico di Cretinetti, "funziona''. Alcune trovate della sceneggiatura non sono da buttar via e il tutto scorre vertiginosamente fino all'ultima inquadratura per il sollazzo di un pubblico che non guarda troppo per il sottile [...]»

Gaetano Garantirti, «La Voce Repubblicana», Roma, 17 marzo 1950


La censura



NULLA OSTA CENSURA


I documenti


Quando con Monicelli abbiamo fatto Totò cerca casa abbiamo trovato la stessa troupe che aveva lavorato ne L'imperatore di Capri di Comencini, entrambi i film erano prodotti da Ponti. Clemente Fracassi, che era il direttore di produzione, ci ha fatto trovare la stessa troupe, e ci ha detto:"A Totò gli dà la spinta, gli dà la carica se dopo ogni inquadrarura c'è l'applauso della troupe che ride". Era ancora legato al fatto teatrale. Erano un pò i primi film di Totò che si facevano, ci siamo trovati di fronte al problema di adattare il mezzo cinematografico a Totò, alla sua comicità. È lì che è nato questo tipo di regia che abbiamo fatto con Monicelli; le facevano già Bragaglia e Mattoli, e poi l'hanno fatta anche altri, più o meno. Quelli che hanno lavorato di più con Totò sapevano che ci si doveva affidare a Totò, si doveva valorizzare Totò, i film erano fatti per Totò. Siamo stati un pò i primi, con Mattoli e Bragaglia, ad adattare il mezzo cinematografico a Totò. Totò cerca casa è nato dai fumetti disegnati da Attalo un noto disegnatore umoristico a cui si è ispirato anche Fellini: La famiglia sfollatini era una famiglia che cercava sempre casa e non riusciva a trovarla scrivemmo il soggetto con vittorio Metz, collaborai anche alla sceneggiatura. Totò cerca casa nacque così da un problema di attualità, ma anche da queste vignette di Attalo. Totò era molto istintivo, conosceva bene il suo personaggio.

Carlo Ludovico Bragaglia


Ho intenzione di offrire al pubblico [...] uno spettacolo allegro, divertente, di una comicità, però, più fine delle precedenti produzioni. [...] C’è sulla piazza gran numero di film che hanno come protagonista Totò; è necessario, a mio modo di vedere, evitare di ripetere i soliti ed ormai vieti motivi comici da troppo tempo sfruttati, che il pubblico ha imparato a riconoscere al primo accenno [...] Totò è attore di grandi risorse, solo in parte valorizzate. Vi è la possibilità di sfruttare nella sua compiutezza l’inesauribile vena del protagonista affidandogli un personaggio che sia più caricatura che macchietta, che tragga sempre l’ispirazione da un fondo umano, vero, piuttosto che dal personaggio stilizzato del comico a tutti i costi.

Carlo Ludovico Bragaglia (“L’Araldo dello Spettacolo”, n. 19, 10 febbraio 1950)


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


logodavi

I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Bruttarello. Serie di scenette disomogeneee, tenuemente incollate l'una all'altra, sul tema dello scambio di persona e dell'equivoco in generale. Ne esce una farsaccia con vari momenti pessimi (il boomerang), taluni carini (l'azzoppamento generale all'Ambasciata di Papillonia) e troppa eccitazione. Sbalorditiva citazione (l’inseguimento del gruppo delle aspiranti mogli) da L'hereu de Ca'n Pruna (1904) del periodo spagnolo di Segundo de Chomón! Citazione o copiatura bella e buona... Non più di *½
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò, accennando alla Ninchi: "Sembra uno zio, ma è una zia!"

  • Tra i film di maggior successo del grande artista napoletano, è in realtà tra i più sopravvalutati. La regia di Bragaglia asseconda il comico in una serie di numeri comici (a volte francamente irresistibili) che però mancano di una sceneggiatura "collante", con un impianto generale piuttosto debole. Ottima comunque la prova di tutti i caratteristi coinvolti.

  • La zia Adelia, residente in Australia, invia cospicue somme di denaro al nipote Totò che, come scultore, versa sempre in miseria. Una missiva della parente annuncia il rientro in Italia ed una condizione: il nipote dovrà sposarsi con una donna di colore e la foto allegata alla lettera induce Totò in uno stato di angoscia, essendo, la ragazza, dire brutta un eufemismo. Unico tentativo è quello di trovare una moglie prima dell'arrivo della parente: tramite agenzia matrimoniale finisce in casa dei cecati di nome Bellavista. Esilarante e spassoso!

  • Esilarante infilata di episodi, tutti basati sull'equivoco, uniti insieme dalla trama pretestuosa della ricerca della moglie da parte di uno scultore squattrinato (astrattista? no, assenteista...). Con alcuni brani di grasso divertimento a cominciare dalla miope famiglia Bellavista per finire con l'omaggio alle mogli di Keaton. Si ride di gusto, anche se l'intera macchina perde colpi qua e là, soprattutto nella sua concezione generale. Da notare l'estrema cura nel ricreare la casa dell'artista, con molte opere da collezione. E un curioso finale metafilmico.

  • Tra i più divertenti del grande comico napoletano. Ben scritto e ottimamente diretto da Bragaglia, che lascia campo libero all'improvvisazione del comico il quale, infatti, crea un paio di scene memorabili: quella in casa della famiglia Bellavista e quella nella casa del dentista. Per non parlare di alcune battute altrettanto memorabili. Totò è al massimo della forma affiancato da uno splendido cast di supporto su cui spiccano il socio di sempre Castellani, la Ninchi, Aroldo Tieri, Pavese e Garinei. Cult.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Quale dente le fa male? Il canino?" "No, No, quello vicino... il gattino!"; "Ci vuole una donna adatta alla tua condizione." "Ah, con la condizionale".

  • Un Totò scatenato in una delle sue perfomance più divertenti, ben servito da una sceneggiatura che propone equivoci su equivoci senza mai scadere nell'ovvio o nel ripetitivo. Come in altre sue regie, Bragaglia impone un ritmo serrato, sempre fresco, aiutato anche da una buona dose di gag slapstick. Bene il cast di contorno, pieno di caratteristi importanti (tra tutti la Ninchi e Castellani). Notevole.

  • Molti dei film a cui ha partecipato Totò possono essere accostati per impostazione alla struttura tipica della commedia dell’arte. "Totò cerca moglie" non è da meno e anche qui tutto ruota attorno a un canovaccio su cui gli attori improvvisano andando avanti a soggetto. Non mancano i caratteristi che lo affiancano con la solita professionalità e i richiami al surreale, parte integrante della comicità del Totò più libero da esigenze di copione. Curioso e simpatico il finale metacinematografico.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La mia arte è assenteista, cioè vale a dire: nelle mie opere manca sempre qualche cosa.

  • Farsa piuttosto squinternata con un Totò in ottima forma e una bravissima Ave Ninchi come spalla. Risate assicurate dettate da una trama un po' banale ma tutto sommato gradevole. Film piuttosto breve, ma alla fine è meglio così, altrimenti l'idea tirata per le lunghe avrebbe stancato.

  • Il futurista Bragaglia con gli sceneggiatori Marchesi e Metz sono i creatori del Totò marionetta senza tempo e che si muove in uno spazio astratto. Un personaggio privo di spessore realistico e senza un'identità sociale specifica che si aggira dentro la storia con la logica della comica del muto. Totò in questo film di impostazione teatrale ha i tempi comici perfetti e le sue espressioni, le sue pause, le sue movenze, sono quelli ereditati dall'antica commedia dell'arte. Il film é modesto, la storia appiccicata con lo sputo e la regia manca di stile.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Da ricordare la comicissima sequenza in casa della famiglia Bellavista; La scena del dentista geloso è puro distillato nonsense cinematografico.

Le incongruenze

  1. Nella scena in cui Totò è inseguito per le scale dal boomerang della zia si vede il filo che tira su l'oggetto.
  2. Quando Totò si trova sull'altissima sedia da barbiere, scende utilizzando la levetta apposita, ma i suoi movimenti non corrispondono a quelli della sedia: all'inizio muove freneticamente la levetta, e la sedia non si muove; poi inizia a muoversi e dopo un po' Totò lascia la levetta, e la sedia continua a scendere; poi ancora muove la levetta e la sedia continua a scendere. In pratica, Totò muove a caso la levetta della discesa, mentre qualcuno della troupe lo faceva scendere realmente.
  3. Quando Totò inchioda al muro il boomerang dispettoso, i suoni non corrispondono ai colpi di martello: i suoni sono uno in più.
  4. Nella sequenza dal dentista, Totò tenta di sfuggire al dottore tirando su la poltrona con una leva sulla destra. Ogni tanto, però, smette di muovere la leva per simulare la sua stanchezza, ma la poltrona continua a salire su senza che alcuno apparentemente la tocchi!
  5. Quando arriva il paziente del dentista, che scambia Totò per il dottore, è evidentissimo il rigonfiamento finto della sua faccia: si vede nettamente lo stacco tra la guancia vera e quella posticcia.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
Il palazzo dell’Ambasciata di Papillonia dal quale Totò porterà via per sbaglio il prezioso documento ricercato dall’agente segreto Zeta 15 (Muller) è il palazzo di Piazzale delle Belle Arti 5 a Roma.
 
Il cinema nel quale Totò ed Adelina (Sommers), entrati per fuggire alle giovani ragazze che li stavano inseguendo, assistono alla proiezione del finale di "Totò cerca moglie" e vedono la scena della celebrazione del loro matrimonio è il Teatro Sistina, situato in Via Sistina 129 a Roma. Probabilmente avranno scelto la chiesa apposta per la somiglianza del nome del teatro con quello di uno dei due santi "titolari": la chiesa nella quale si sposano Totò ed Adelina è la chiesa dei Santi Domenico e Sisto, situata in Largo Angelicum a Roma.
 
Il cinema nel quale Totò ed Adelina (Sommers), entrati per fuggire alle giovani ragazze che li stavano inseguendo, assistono alla proiezione del finale di "Totò cerca moglie" e vedono la scena della celebrazione del loro matrimonio è il Teatro Sistina, situato in Via Sistina 129 a Roma

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983