TOTÓ TARZAN

Inizio riprese: agosto 1950 - Autorizzazione censura e distribuzione: 28 ottobre 1950 - Incasso lire 385.900.000 - Spettatori 3.710.577


Detti & contraddetti

Cara, di cognome ti chiami Ranocchia? Vieni, andiamo a fare un girino.


Bongo non è una scimmia, è il mio fratello di latte. Latte di cocco, ma sempre latte è.


Sono un uomo della foresta, nel mangiare mi accontento di poco. A me mi bastano due banane, qualche nocciolina, un'aragosta, ma piccola, un pollo lesso, un pollo alla cacciatora con qualche animella, un budino alla guardia di finanza, formaggio, dolce e caffè. Sono vegetariano.


La pelle di leopardo: il ricordo di un amico morto di morbillo.


Nella foresta l'acqua la bevo con le palmucce delle mie manine. Tarzan nella foresta si attacca alle liane; gli uomini civili nelle città si attaccano al tram.


L'età di Tarzan: quattro eclissi, due alluvioni e un pediluvio. Lo so, non dimostro i miei anni, nella foresta mi danno tutti un pediluvio in meno.


Antonio Della Buffas

Scheda del film

Titolo originale Totò Tarzan
Paese Italia - Anno 1950 - Durata 78 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Vittorio Metz - Sceneggiatura Vittorio Metz, Age & Scarpelli, Marcello Marchesi, Mario Mattoli - Produttore Cdi, Roma - Fotografia Mario Albertelli - Montaggio Otello Colangeli - Musiche Armando Fragna dir.Felice Montagnini - Scenografia Piero Filippone - Costumi Mario Rappini


Totò: Antonio Della Buffas - Marilyn Buferd: Iva - Mario Castellani: Stanis - Tino Buazzelli: Spartaco - Alba Arnova: Sonia - Adriana Serra: Giacomina Roy - Luigi Pavese: il procuratore Roy - Luisa Poselli: la maestrina - Guglielmo Barnabò: colonnello - Nico Pepe: avvocato Micozzi - Galeazzo Benti: addestratore parà - Carlo Croccolo: lo sposino - Alberto Sorrentino: usciere Anselmo - Giacomo Furia: cuoco vagone ristorante - Bianca Maria Fusari: Marta - Aldo Giuffrè: paracadutista - Riccardo Billi: capostazione - Guglielmo Inglese: capostazione pugliese - Ughetto Bertucci: capostazione romano - Nino Vingelli: capostazione napoletano - Enrico Luzi: avvocato Finotti - Rino Tognaccini: Bongo - Clara Bindi: signora col cappello - Mario Siletti: maggiordomo dei Rosen - Bruno Corelli: portiere albergo - Eduardo Passarelli: controllore - Ciro Berardi: commissario - Toto Mignone: ferroviere - Sofia Lazzaro Sophia Loren: fan circolo Tototarzanista - Rita Andreana - Paola Bertini - Rina Franchetti - Vira Silenti - Anna Fallarino - Paolo Modugno

Soggetto, Critica & Curiosità

1950-tototarzan1Soggetto

Vive nella jungla un essere misterioso, di etnia bianca, che gl'indigeni chiamano "la scimmia bianca". È il figlio di un ricchissimo esploratore che l'ha lasciato nella jungla quand'era ancora bambino. Ora il padre è morto e a quest'essere semi-selvaggio spetta di diritto un patrimonio valutato miliardi. Tre avventurieri, due uomini ed una ragazza, si recano nella jungla e riescono a catturare ed a portare in Europa il bianco selvaggio, confidando di potersi impadronire delle sue ricchezze. Essi cercano di farsi affidare dal tribunale la tutela del selvaggio; ma alla loro richiesta s'oppone un parente del defunto esploratore, padre di tre belle figliole, il quale, avendo scoperto nel selvaggio un grande interesse per la bellezza femminile, intende trarne partito per i suoi fini. Questa situazione è il punto di partenza di una serie di comiche avventure, che portano infine ad un accordo tra i due gruppi rivali: il selvaggio verrà soppresso e i malviventi se ne divideranno le spoglie. Ma quando il truce disegno sta per essere eseguito, il selvaggio viene salvato dalla fanciulla, che avendolo conosciuto nella jungla, ha finito per innamorarsi di lui.

Critica e curiosità

Il film viene girato nell'agosto del 1950, subito dopo Le sei mogli di Barbablù; ne è produttore Nino Angioletti (I due orfanelli), in compartecipazione con la Manenti Film e la O.F.I. Parodia della serie dei Tarzan americani con un Totò che indossa la bombetta anche quando è vestito della sola pelle di leopardo. Il copione è firmato da Age, Scarpelli, Metz, Marchesi con lo stesso Mattoli ma vi mettono mano anche altri collaboratori di passaggio tra cui il giovanissimo Ettore Scola, che vedrà inserita nel film la prima battuta della sua carriera, "Io Tarzan, lei Cheeta, tu bona". Il film risulta un ampliamento della rivista L’ultimo Tarzan inzeppata di situazioni anch’esse non sempre di prima mano (il folle prefinale in treno su e giù per l’Italia viene dai fratelli Marx di I cowboys del deserto.


Estratti dalle serie televisive prodotte dalla RAI "Il Pianeta Totò", ideata e condotta da Giancarlo Governi, trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988 e "Totò un altro pianeta" speciale in 15 puntate trasmesso nel 1993 su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi.


La censura

Curiosamente alla censura dell'epoca passa inosservata una scena di nudo dell'attrice Adriana Serra, è la sequenza in cui Totò tornato dalla giungla vede la donna indossare una pelliccia di leopardo, le salta addosso le strappa i vestiti ma lo fa con un tale impeto da strapparle oltre al vestito anche il corpetto lasciandola a seno nudo. Non e' dato sapere se la scena passi inosservata alla censura o ci siano state altre motivazioni, e anche se passa velocemente è comunque presente nel film.


I documenti


Ho iniziato prestissimo, a tredici anni, perché dopo la guerra c’era la possibilità di andare a Cinecittà a fare le comparse. Con Sophia Loren, con cui ho pochi mesi di differenza, le prime cose che ho fatto al cinema sono stati i film con Totò. Nelle Sei mogli di Barbablù eravamo dentro la vetrina, facevamo le sei mogli, stavamo lì ferme, niente di più. In Tototarzan Sophia aveva il gonnellino di banane, io le foglie di ficodindia; mi vergognavo come una matta, con Sophia che mi diceva “Dai, non fare la stupida!”: mi incoraggiava, mettermi in due pezzi era una cosa di cui proprio mi vergognavo. E così ho conosciuto Totò, che era veramente un uomo straordinario. Dico straordinario perché eravamo delle ragazzine spaventate, lavoravamo non tanto perché si avesse la vocazione d’attrice ma proprio perché avevamo bisogno di lavorare, sia Sophia che io. Totò aiutava tutte le persone che avevano bisogno e più di una volta ha aiutato anche noi: invece di prendere le tremila lire al giorno come comparse, ci faceva dare la paga come generiche; oppure ci mandava a chiamare nei film che faceva, perché era così, un uomo stupendo.

Giovanna Ralli


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Il peggior Totò che io conosca (*). Tutto pare improvvisato (nel senso deteriore del termine) o rinzaffato a viva forza nella pseudo-trama (la parte militare con Galeazzo Benti è incredibile). Ci sono cose assolutamente illogiche anche se inserite nello spirito di grana grossa: basterà dire che dapprima di punto in bianco il protagonista cambia carattere e capacità espressiva senza uno straccio di spiegazione e che poi, da incapace guidatore di treno, si trasforma misteriosamente in impeccabile pilota che porta il convoglio alla base. Tremendo.

  • Diretto dal fido Mario Mattioli, Totò è impegnato in un'operazione farsesca sul personaggio di Tarzan. L'eroe di Burroughs si presta poco ad un operazione del genere per quanto effettuata dal grande attore partenopeo e il film si limita ad un umorismo piuttosto grossolano con battute scontate. Certo si ride come in tutti i film di Totò ma questo rappresenta un episodio decisamente minore della filmografia di De Curtis.

  • Il mito eroico di Tarzan viene rivisto prevalentemente in chiave comica (garanzia data dal solo physique du rôle tototarziano) resa irresistibile per via di situazioni e dialoghi paradossali. Oltre al registro ironico, però, fa la breve comparsa una vena "sociologica" atta a valutare in chiave "seriosa" anomali comportamenti di una popolazione che si vuole umanamente evoluta: l'uomo di "oggi" visto con gli occhi della purezza (l'arcaico Della Buffas). Totò è affiancato da grandi caratteristi (Furia, Giuffrè, Sophia Loren ed il fido Castellani).

  • Molto divertente Totò nei panni di Tarzan, che dalla giungla vera e propria si trova ad affrontare la giungla metropolitana (molto più insidiosa). Sicura la regia di Mattoli, ottimo il cast di contorno, le musiche e le scenografie. Buona parodia in sostanza.

  • Un irresistibile Totò nei panni di Tarzan, personaggio creato da E. R. Burroughs, naturalmente in salsa ironica. Ci si diverte alla grande con le battute di Totò che ne fa di tutti i colori, facendo perdere la testa a chi lo vuole "usare". Tutto questo si perde nel finale, che risulta mieloso ed un po' noioso. Da vedere.

  • Anche se è sempre il solito Totò che tira la carrozza e la tira molto bene, il film non funziona. Diventa noioso e lento nonostante sia di breve durata. Buone le scene al centro Commando per paracadutisti e dal procuratore, il resto è poca cosa. Se non ci fosse il comico napoletano non avrebbe ragione di esistere. Da vedere... ma solo per fare quattro risate con Antonio De Curtis.

  • Follia comica nella quale Totò impersona un novello Tarzan alle prese con biechi sfruttatori e la tanto decantata civiltà. Si ride veramente molto, per quanto tutta la sceneggiatura sia implausibile e demenziale. La regia di Mattoli sfrutta al meglio la verve del protagonista, che si scatena in gesti e battute di anarchia pura. Bene anche i comprimari, con un fantastico Buazzelli (con i lui i duetti migliori) e un Benti in un ruolo per lui abbastanza anomalo. Da vedere.

  • Totò nelle vesti del mitico personaggio di Burroughs è piuttosto improbabile, ma proprio per questo e per le possibilità che ne nascono di lasciare ampio spazio di manovra al grande comico risulta divertente. La predilezione per la bellezza femminile, da parte del Tarzan nostrano, è l'altro punto indovinato che arricchisce il film di giovani ragazze, tra cui si riconoscono future attrici di successo. In una scena, abbastanza spinta per l'epoca (Totò strappa i vestiti alla Serra), la censura lascia passare (o non si accorge) di un seno al vento.

  • L'ho sempre associato al più tardo (e riuscito) Totò baby di Alessi. Anche in questa farsa del personaggio di Burroughs infatti il Principe deborda, fino ad esser lasciato quasi alla deriva di sè stesso; più che la follia però emerge la scioccheria. Le corde comiche toccate dal nostro in pelle di leopardo e bombetta son epidermiche ma necessarie. Filmicamente poco da segnalare se non la mano da sarto cinese del grande e sveltissimo Mattoli, mentre la premiata ditta Metz/Marchesi relega ancora in secondo piano i giovani Age/Scarpelli. Bona Isa Barzizza.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il capostazione pugliese di Guglielmo Inglese; L'apparizione della Lazzaro Sofia; "Son uomo di foresta sa: un forestiero".

  • Siamo al di sotto della parodia perché l’affare di Tarzan è solo un pretesto che sparisce dopo qualche decina di minuti. Si tratta di alcuni sketch messi assieme in malo modo a cui gli sceneggiatori non hanno dato una parvenza di decenza. Totò fa quello che può mettendo in funzione il suo istrionismo e la capacità dialettica, ma è difficile anche per lui cavare il sangue dalle rape. Tra le amazzoni si intravede a stento una Sophia Loren appena sedicenne. Tra i peggiori esempi di come venne utilizzato Totò.

  • Pur non avendo mai amato il personaggio creato da E. R. Burroughs, non mi dispiace affatto questa parodia, della quale curiosamente ricordo e apprezzo soprattutto certi particolari marginali (l'arrivo di Totò al grande albergo con conseguente fuga sull'autobus e innaffiamento degli inquilini del palazzo; la frenetica fuga in treno - sebbene trattasi di idea non molto originale, poiché ispirata a un'analoga sequenza del film I cowboys del deserto dei fratelli Marx...).

  • Uno dei remake comici girati dal Principe in un periodo in cui faceva dieci film all'anno. Come si conviene in questi casi bisogna dimenticare la trama, imbarazzante e godersi Totò in un momento di forma strepitosa, che strappa risate di cuore, di testa e di stomaco, ben alimentato da un poker di sceneggiatori di livello assoluto. Questi film, anche se si facevano per i soldi, sono lo specchio di un'Italia che voleva ridere per dimenticare in fretta quello che era successo. Senza film come Tototarzan oggi saremmo tutti un po' più tristi.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scimmia Bongo; La scena nel treno; La segheria.

  • Film composto di barzellette sceneggiate legate tra loro da un filo esilissimo e che ci racconta di un uomo bianco (Tototarzan) vissuto lontano dalla civiltà e che si ritrova a disagio con le “comodità” della vita moderna. La comicità scatta quando Totò, a causa della sua innocenza e ingenuità, produce guai e incidenti a non finire. Mattoli firma una pellicola modesta, raffazzonata, girata di fretta e senza curare la verosimiglianza scenica. Totò si limita alle smorfie ai lazzi di una marionetta slegata. Film molto invecchiato.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Tra le "Tototarzaniste" si riconosce, oltre a Sophia Loren, anche Giovanna Ralli.

05

La collana "I FUMETTI DI TOTÒ" è stata pubblicata nel 1953 dalle Edizioni Diana s.r.l. di Roma. Il numero 5 della serie era ispirato a Tarzan e si intitolava "Totò, Tarzan e le belve"


Così la stampa dell'epoca

«[...] Dopo lo spunto iniziale felice, il povero Totò viene abbandonato esclusivamente alle sue risorse. Il motivo che genera il film non è stato sfruttato che in minima parte [...] Una volta visto Totò non doveva essere più possibile pensare a Tarzan senza ridere. Tale è la missione di equilibrio affidata al comico: portare il sorriso sopra le cose troppo serie. [...] Totò è, probabilmente, il solo comico che abbiamo. Molti sono buoni a fare della comicità, mille espedienti aiutano per farne, ma il comico genuino è come il poeta, un fatto naturale [...]. Musco o Totò si nasce. E non è una natura facile, in quaranta anni di Hollywood i comici si contano sulle dita di una mano. Natura in cui l'arte contribuirà con i suoi benefici sviluppi, ma se in fondo quel seme non c'è, non c'è arte che ce lo possa mettere. [...] Totò è apparso all'orizzonte come un arcobaleno dopo il temporale.»

Aldo Palazzeschi, «Epoca», Milano, 9 dicembre 1950


«Ormai il fenomeno Totò è una specie di febbre gialla che ha contagiato la maggior parte dei nostri produttori. Quindi non ci resta che seguire il decorso di questa "malattia", la quale, come ogni malanno di questo mondo, dopo aver toccato l'acme della crisi, finirà col concludersi con la guarigione del malato. E ieri il quadro clinico della epidemia, con Totòtarzan, ha registrato un altro focolaio di infezione.»

Gaetano Garancini, «La Voce Repubblicana», Roma, 26 novembre 1950


Le incongruenze

  1. La moglie del procuratore viene assalita da Totòtarzan perché indossa una pelliccia di leopardo. Viene spogliata, e in un piano americano si intravvede che Totò riesce a denudarla ad un punto tale che un seno dell'attrice (Luisa Poselli) viene completamente messo a nudo. Nell'inquadratura immediatamente successiva però (un campo più largo), i seni dell'attrice sono ancora coperti dal body.
  2. L'aereo dei superparacadutisti ha come portello una comune saracinesca da garage!!! Un po' giocata al risparmio....
  3. Nelle scene sull'aereo dei superparacadutisti, ad un certo punto il pilota fa delle manovre azzardate per costringere Totòtarzan a lanciarsi. Inclina vistosamente l'aereo, però si nota che solo gli uomini si muovono da una parte e dall'altra, mentre alcuni fili che penzolano dal soffitto rimangono sempre perpendicolari al pavimento! Infatti, ovviamente, era solo la cinepresa che si inclinava, e gli attori assecondavano il suo movimento per dare l'impressione che fosse tutto l'aereo a rollare.
  4. Vogliamo parlare degli intermezzi sul treno alla fine del film? A spezzoni in cui vengono filmati dei treni veri, si alternano altri filmati su un ridicolo plastico, con i trenini giocattolo... troppo vistoso per non segnalarlo!
  5. Scena in cui Totò viene inseguito da un serpente e da un leone: quest'ultimo è solo un pupazzo che scorre su un carrello, e che ad un certo punto cade rovesciandosi su un fianco, completamente inerte.
  6. Nella scena della locomotiva, il macchinista del rapido per Bari inizia a svenire qualche attimo prima di uno dei colpi che gli venga dato...
  7. Nella scena in cui Totò è legato e la scimmia aziona la moto sega, le lame gli si avvicinano ai capelli e nelle inquadrature da vicino si vede chiaramente una chioma chiara, che viene appena segata, mentre in realtà i capelli veri di Totò (anche nel film) sono neri. Sarà stata usata una parrucca o una controfigura con (e non se ne capisce il motivo) i capelli di un altro colore.
  8. Nella scena dove Totò è legato al tronco, si nota benissimo che il tronco a volte si allunga a volte si accorcia anche se già è stato tagliato dalla motosega.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1950 Tototarzan 01  1950 Tototarzan 02
  L’albergo nel quale viene condotto Antonio Della Buffas (Totò) subito dopo esser stato prelevato nella giungla, dove viveva allo stato brado da quando era bambino, e portato in Italia si trovava in Via Lisbona a Roma. Per arrivare all’hotel dobbiamo seguire il percorso dell’auto nera che sopraggiunge da Via Lima per svoltare subito dopo in Via Lisbona e fermarsi davanti all’ingresso dell’hotel
 1950 Tototarzan 03  1950 Tototarzan 04
1950 Tototarzan 05
  La palazzina antistante l’ingresso dell’albergo (con fermo davanti l’autobus sul cui tetto è salito Totò) è proprio nel tratto di Via Lisbona verso il quale aveva svoltato l’auto nera. Nel terzo fotogramma, nel controcampo, l’unica inquadratura esterna dell’albergo
  1950 Tototarzan 06
  Così era nel 1943. Non si capisce bene cosa ci fosse lì davanti. Visto così pare un teatro di posa l'esterno. Nel fotogramma dell'autobus si vede qualcosa dietro alla gente che guarda, che fa capire che ci sia un edificio.

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998 (Intervista a Giovanna Ralli)
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983