TOTÓ TERZO UOMO

Inizio riprese: aprile 1951 - Autorizzazione censura e distribuzione: 7 agosto 1951 - Incasso lire 426.380.000 - Spettatori 3.795.781


Detti & contraddetti

Finisce bene quello che incomincia male. Sapeste che pena mi fanno quelli che incominciano bene.


Le serve contano, tel dis mi.


Non bevi, non fumi, non vai con le donne e lo vuoi un consiglio? Sparati!


Signor pretore, metta in moto l'ingranaggio della legge, lo metta in moto... Un po' di moto fa sempre bene.


Ho gettato il cognac nel lavandino che faceva glo, glo, gio... Così adesso ci scrivo una canzone: "Il lavandino ubriaco".


Io prode? No, a me non mi prode nulla. L'umorismo non ha prezzo.


Quattro anni fa ho pescato tre chili di pesce, uno dei quali raggiungeva addirittura i due etti.


Si dice che l'occasione fa l'uomo ladro, ma anche per la donna non ci metterei la mano sul fuoco.


Ti voglio ammazzare perché così ti insegno a vivere.


Disse un altro pescatore: pesciolino mio diletto, vieni, vieni 'a papà tuo.


Io, quando vedo una bella donna, nell'orecchio, in lontananza, sento le campane e se poi la bacio, sento addirittura le campane di Wist e minster: non so se la pronuncia è esatta, ma sempre anglicano è.


Ma che bisboccia, bisboccia e bisboccia... è stata un'orgetta da paese.


Non giudicatemi un pignuolo, ma io, alla sincerità del prossimo, non ci credo.


Come lo facciamo questo carcere? I muri come li farebbe, lei? Alti, molto alti, ci avrei scommesso. Ma i muri bisogna farli bassi, prima di tutto per economia e poi per dare aria ai detenuti. I detenuti hanno bisogno di ossigeno, date ossigeno al detenuto, perché il detenuto ossigenato rende il doppio. Avete paura che evada? Ah, la solita storia... ma finiamola con queste maldicenze! Il detenuto è un galantuomo, ma trattatelo bene: dategli da mangiare, da bere e altri vizietti e il detenuto non se ne andrà neanche con le cannonate. E abolite il muro divisorio tra il reparto maschile e quello femminile. Se anche dovesse scapparci un carceratino, credete a me, non guasta, incrementiamo la demografia carceraria.


Non distinguo la tosse monarchica da quella repubblicana, è un lapis politico.


Vorrei un caffè corretto con un po' di cognac, più cognac che caffè... anzi, giacché si trova, mi porti solo una tazza di cognac e non se ne parla più.


Pietro-Paolo-Totò

Scheda del film

Titolo originale Totò terzo uomo
Paese Italia - Anno 1951 - Durata 100 min. - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Mario Pelosi - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli, Mario Pelosi- Produttore Ponti-De Laurentis, Roma - Fotografia Tonino Delli Colli - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Armando Fragna - Scenografia Alberto Boccianti


Totò: Pietro-Paolo-Totò - Franca Marzi: Caterina, domestica di Paolo - Elli Parvo: Teresa, moglie di Paolo - Carlo Campanini: Oreste - Aroldo Tieri: Anacleto, il sarto - Alberto Sorrentino: Giovannino - Mario Castellani: Mario - Fulvia Mammi: Anna - Carlo Romano: commendatore Buttafava - Franco Pastorino: Giacometto - Ada Dondini: nonna di Giacometto - Diana Dei: Clara - Ughetto Bertucci: Ughetto - Aleardo Ward: assistente del comm. Buttafava - Bruno Lanzarini: pretore - Gugliemo Inglese: cancelliere - Gustavo Vecchi: maresciallo - Enzo Garinei: segretario comunale Cicognetti - Bice Valori: moglie di Piero - Pina Gallini: cameriera del sindaco - Aldo Giuffrè: l'avvocato - Toto Mignone- Liana Billi - Gino Cavalieri

Soggetto, Critica & Curiosità

1951-Toto terzo uomoSoggetto

In un piccolo paesino vivono Pietro e Paolo (entrambi interpretati da Totò), due fratelli gemelli diversissimi tra loro; Pietro, sindaco del paese, è burbero, preciso, pignolo tutto d'un pezzo e non lascia mai parlare la moglie (Bice Valori); totalmente diverso dal fratello è Paolo, che ama la bella vita, le belle donne, come la moglie dell'oste Oreste (Carlo Campanini) a discapito della moglie. La diatriba tra i due fratelli si ripercuote su tutto il paese, perché la costruzione del nuovo carcere, che darà pane e lavoro a tutti, sorgerà su un terreno di proprietà di Paolo e nonostante già ci sia la delibera comunale all'acquisizione del terreno da parte del comune, Pietro si rifiuta di portare avanti la transazione col fratello, bloccando così l'inizio dei lavori, perché tema si possa pensare che faccia favoritismi al fratello. A tentare di approfittare della situazione ci proverà Anacleto (Aroldo Tieri), sarto più bravo ad imbastire truffe che vestiti, che in galera ha conosciuto Totò, terzo fratello gemello segreto di Pietro e Paolo e una volta uscito di galera lo ha istruito per entrare a casa di Pietro, spacciandosi per quest'ultimo e farsi dare i soldi spettanti a Paolo per la vendita del terreno. La messa in scena genera una serie di equivoci, perché Toto, nelle vesti di Pietro, si comporterà in modo totalmente diverso dal burbero sindaco, generando non pochi equivoci, ma uscendone a mani vuote perché i soldi sono stati direttamente consegnati dal messo comunale a casa di Paolo. Per recuperarli Totò entra pure a casa di Paolo, spacciandosi per quest'ultimo creando altri equivoci con la moglie di quest'ultimo, senza però recuperare i soldi per l'arrivo del vero Paolo. Pietro e Paolo, convinti rispettivamente che l'altro sia entrato a casa sua spacciandosi per lui, si denunciano al procuratore; così mentre va in scena un processo surreale senza capo né coda, Totò viene rapito dall'oste Oreste che credendolo Paolo, vuole farlo fuori per gelosia; Totò riesce a salvarsi grazie all'aiuto dell'ubriacone del paese, l'unico che aveva visto sia Totò che Paolo uscire da casa di quest'ultimo, ma non era stato creduto perché sempre ubriaco. Intanto in tribunale, tra la confusione generale, qualcuno inizia a sospettare che possa esistere un terzo fratello col giudice pronto a mangiarsi il suo sigaro se saltasse fuori, Pietro a regalargli il suo capanno da pesca e Paolo il suo fucile e i suoi cani da caccia; proprio in quel momento Totò raggiunge il tribunale rivelando la verità.

Critica e curiosità

Aprile 1951, si gira Totò terzo uomo, una modesta farsa che orecchia nel titolo Il terzo uomo di Carol Reed con Orson Welles. Totò, come ai tempi di L’allegro fantasma, si moltiplica per tre differenti personaggi: l’uomo tutto d’un pezzo Pietro, il playboy Paolo e l’imbroglione Totò. L’attore è abilissimo nel caratterizzare in modo sottile i tre gemelli (ed è geniale il colpo di tosse musicale di Pietro, che accenna la Marcia Reale dei Savoia) rimanendo sempre e comunque Totò. A neanche un anno di distanza da Totò sceicco, Mattoli è però irriconoscibile: Totò terzo uomo non è più parodia né cinerivista ma intreccio di equivoci, scambio di persone, teatrino di burle. Napoli milionaria e 47 morto che parla non sono passati invano: Totò nuota in una dimensione non (neo) realistica come in Guardie e ladri ma comunque tendenzialmente naturalistica, tarpando un po’ le ali alla sua follia.

Il riferimento, comunque, è solo nel titolo e nella musiche. Nel film Totò canta Gnornò, nun si 'na femmena una sua poesia che per l'occasione ha musicato e cantato. Durante la lavorazione del film a Formia Totò annota su un pacchetto di Turmac le parole di una canzone divenuta poi famosa in tutto il mondo: Malafemmena


Nun si' 'na femmena


Così la stampa dell'epoca


«[...] Pietro, Paolo e il terzo uomo sono sempre l'inesauribile Totò le cui trovate, la cui spassosa recitazione e la cui mimica riempiono il film conferendovi una continua comicità».

Arturo Lanocita ("Corriere della Sera", 1951)


«[...] In realtà Totò, anche in questa sua ultima fatica, spara tutte le cartucce della sua inesauribile vis comica, ma anche questa volta raramente raggiunge il bersaglio che più ci preme: il cinema. Comico teatrale, egli non ha trovato ancora il regista che sappia restaurarne intelligentemente le naturali attitudini mimiche in uno spettacolo tutto visivo ed in movimento [...]»

Alfredo Orecchio, ("Paese Sera", Roma, 5 ottobre 1951)


«[...] Il film è meno divertente degli altri perché offre pochi spunti all'esilarantissimo Totò per mettere in evidenza la sua arte. È inutile ripetere qui le lodi di questo attore unico, che sa passare da una travolgente comicità metafìsica ad una sincera, toccante umanità [...]»

Ermanno Contini, ("II Messaggero", Roma, 4 ottobre 1951)



Confidenze, 28 ottobre 1951

La censura


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Lo straripante Totò si divide in questo film addirittura in tre personaggi (ovviamente fratelli). La commedia diretta da uno dei registi prediletti del comico napoletano, Mario Mattioli presenta una trama molto complicata, sulla base della classica pochade degli equivoci. Tutto sommato però trama e sceneggiatura sono solo meri pretesti per dare vita ad innumerevoli numeri comici (non sempre riuscitissimi in verità) che vedono l'attore protagonista assoluto.

  • Classica commedia degli equivoci, stavolta con ben 3 gemelli, tutti con personalità e ruoli diversi (il sindaco, il donnaiolo e il truffatore) e tutti interpretati gustosamente da Totò, ben contornato da ottimi caratteristi. Il film galleggia a un livello medio nella filmografia dell'attore napoletano, con un discreto lavoro di sceneggiatura, pur nella prevedibilità costante, ma anche marcato dall'impasse di non riuscire a far vivere la storia per conto suo, al punto da aver bisogno di voci fuori campo di spiegazione (pessimo!). Vedibile.

  • Uno dei migliori film interpretati dal mitico attore napoletano. Qui, per una volta, con uno straccio di copione degno del suo carisma. Dividendosi in tre personaggi, Totò da il meglio di sè, regalando sprazzi di comicità e recitazione ad alto livello. Buono anche il resto del cast, con i fedelissimi Tieri, Castellani e Garinei su tutti. Bella regia di Mattoli.

  • Un Totò movie stanco e noiosetto, sicuramente il più lasco e meno divertente di quelli girati dal solitamente ben in poppa Mattoli. E dire che le premesse della buona riuscita non mancavano: la sceneggiatura della premiata ditta Age Scarpelli (con Metz e Marchesi) e un Principe in versione una e trina. Ogni riferimento al film di Reed e Welles invece si mostra ben presto velleitario, mentre l'istrionismo del nostro si incarna in personaggi che restan sempre a bagnomaria senza mai esplodere. Non brillan nemmen i caratteristi. Totò canta "Nun si na femmena".

  • La tipica commedia basata sugli equivoci che dovrebbe divertire ma che finisce per annoiare e trascinarsi stancamente verso la fine per carenza di idee. Totò carica troppo i personaggi, la sua recitazione a volte è eccessivamente sopra le righe e, anche se le spalle svolgono onestamente il proprio compito, forse è lasciato troppo solo. Comunque da vedere almeno una volta per ammirare tutto il suo estro e la capacità di interpretare più personaggi contemporaneamente.

  • Tre personaggi interpretati oramai con il pilota automatico da Totò che riproporrà l'esperienza in Totò Diabolicus. Qui il vero problema è la sceneggiatura, che continua a zoppicare con situazioni assurdamente telefonate (tutto il racconto finale del truffatore è riassunto dall'irritante voce narrante) e la messa in scena risulta datata a partire dalla colonna sonora. La pochade viene raccontata in maniera molto confusa e ingarbugliata con fastidiosi spiegoni. Comunque qualche sorriso lo si strappa e il tutto si lascia pesantemente vedere.

  • Non ho mai capito perché questo ottimo film del principe della risata sia reiteratamente definito un "Totò minore". Non è "minore" per niente, trattasi piuttosto di uno degli sforzi migliori di Mario Mattoli tout-cort. Il regista di Tolentino in questa pellicola non manca perfino di una certa raffinatezza formale. L'espediente dei tre gemelli, pur non essendo certo originale, è sviluppato con brio e consumata abilità da Totò e da uno stuolo di ottimi comprimari (Campanile, Tieri, Romano, Valori, Garinei, Mammi, il povero Pastorino).

  • Una delle migliori prove di Totò, che interpreta tre fratelli molto diversi tra loro con straordinaria attenzione a ogni dettaglio fisico e psicologico. La storia una volta tanto di stampo classico (con rimandi alla fabula Atellana e alla Commedia dell'Arte) è scritta in punta di penna dai più grandi sceneggiatori del periodo. Ritmo elevatissimo e continui colpi di scena, non tutti telefonati. Grande cast di supporto con molte spalle storiche del Principe (Castellani, Tieri, Giuffré, Inglese) e presenze femminili non solo decorativa. Merita!
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Da domani non bevo più, non fumo più, non gioco più" (Pastorino) "Bravo fesso e che campi a fare?" (Totò); "Vecchia paraninfa!".

  • Uno dei migliori film di Mattoli con Totò. Sono chiare le radici plautine della “commedia degli equivoci” dovute alla somiglianza dei personaggi come è chiara l’ambientazione (che anticipa quella di Pane, amore fantasia) della farsa in un luogo idilliaco e provinciale dove i difetti umani sono guardati con un sorriso bonario e con tolleranza. Film imperdibile nel quale possiamo gustare un Totò eclettico che interpreta tre personaggi differenti fornendo loro tre caratterizzazioni diverse: autoritaria, da gagà e clownessca. Film col passo della pochade.

Foto di scena e immagini dal set

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983