TEMPI NOSTRI (Zibaldone n.2)

Inizio riprese: 1953 - Autorizzazione censura e distribuzione: 19 febbraio 1954 - Incasso lire 363.340.000 - Spettatori 2.595.286

(Episodio: La Macchina Fotografica)



Scheda del film

Titolo originale Tempi nostri
Paese Italia/Francia - Anno 1954 - Durata 134 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Alessandro Blasetti - Soggetto Achille Campanile, Silvio D'Arzo, Agenore Incrocci, Giuseppe Marotta, Alberto Moravia, Marino Moretti, Ercole Patti, Vasco Pratolini, Anton Germano Rossi, Furio Scarpelli - Fotografia Gábor Pogány - Montaggio Mario Serandrei - Musiche Alessandro Cicognini, Gorni Kramer, Giulio Cesare Sonzogno - Scenografia Guido Fiorini - Costumi Veniero Colasanti, Dario Cecchi


Totò: Dionillo, il gagà - Sophia Loren: ragazza - Mario Castellani: barista - Silvio Bagolini: ladro

Soggetto, Critica & Curiosità

1954-tempi-nostriSoggetto
Tempi nostri - Zibaldone n. 2 è un film a episodi del 1954 diretto da Alessandro Blasetti. È il seguito di Altri tempi - Zibaldone n. 1.

Esistono due versioni del film: quella originale della durata di 131 minuti (che contiene anche i tre episodi scherzosi Il bacio, Gli innamorati e Scusi, ma...) e quella ridotta di 92 minuti, dov'è stato salvato solo l'episodio scherzoso della macchina fotografica per la presenza della coppia Loren-Totò.

Mara
Da un racconto di Vasco Pratolini, sceneggiato dall'autore.
Due giovani (interpretati da Yves Montand e Danièle Delorme) fanno conoscenza in trattoria, vanno insieme al cinema e, trascorsa intimamente la serata, si innamorano. Lei gli confida che, essendo a corto di denaro, intende provare a lavorare dalla mattina seguente in una casa di tolleranza, ma lui la convince a desistere da tale proposito, per iniziare a convivere con lui, che ha un impiego come insegnante, anche se la loro situazione economica potrà essere difficile.

Il pupo
Scritto da Alberto Moravia.
Due giovani delle borgate romane (interpretati da Marcello Mastroianni e Lea Padovani) si trovano in difficoltà economiche. Lei vorrebbe lavorare, ma deve accudire il bambino che ha partorito da poco. I due stabiliscono allora, a malincuore, di abbandonare il neonato in una chiesa, ma la madre non sa decidersi sul luogo adatto ed infine anche il padre ha qualche ripensamento.

Scena all'aperto
Da un racconto di Marino Moretti, sceneggiato da Ennio Flaiano
Un uomo e una donna non più giovani (interpretati da Vittorio De Sica ed Elisa Cegani), nobili decaduti, si reincontrano per caso dopo molti anni in quanto recitano come comparse cinematografiche su una carrozza in movimento. Durante la scena devono parlare, non uditi, di un tema a loro piacimento. La scena va ripetuta più volte e così nasce l'occasione per confidarsi delle cose che non si erano detti tanti anni addietro. Decidono infine di sposarsi e fuggono via dal set a bordo della carrozza.

Casa d'altri
Da un racconto di Silvio D'Arzo.
L'anziano prete di un paesino di montagna (Michel Simon) si accorge che la vecchia Zelinda (Sylvie) è da qualche tempo triste e pensierosa. Dopo molte insistenze, riesce a farsi confidare quel che la poveretta ha nell'animo: vorrebbe porre fine anzitempo alla sua faticosa e monotona vita. Mente il sacedordote cerca animatamente di distogliela da questo proposito, scivola in un dirupo e Zelinda lo salva tirandolo su.

Don Corradino
Soggetto di Giuseppe Marotta, dialoghi di Eduardo De Filippo.
Un conducente di mezzi pubblici (Vittorio De Sica) ama far la corte a molte donne, il che gli causa delle inadempienze sul lavoro che non gli vengono perdonate dal suo superiore (Eduardo De Filippo). Capisce infine di essere amato da una ragazza (Maria Fiore) che aveva sempre visto semplicemente come un'amica. (Il dossier)

La macchina fotografica
Di Age & Scarpelli.
Una giovane donna (Sophia Loren) viene lasciata dagli amici in un locale dov'è allestito un gioco con in palio una macchina fotografica. Un avventore (Totò) la aiuta a vincere l'ambito premio, quindi si allontana con lei dal locale senza pagare e le chiede di mettersi in posa per provare la macchina fotografica, finché le confessa di starle facendo la corte. Provano così, senza successo, a scattare una fotografia insieme con l'aiuto dell'autoscatto di cui la macchina è munita. Dopo vari tentativi, decidono di farsi scattare la foto da uno sconosciuto che passa di lì per caso, il quale, dopo aver distratto i due facendoli mettere in posa, scappa via con la macchina fotografica.

Il bacio
Di Achille Campanile.

Gli innamorati
Di Ercole Patti.

Scusi, ma...
Di Anton Germano Rossi.

Critica e curiosità

Totò interpreta La macchina fotografica, episodio finale, primo e unico incontro con il regista Alessandro Blasetti. Si apprezza la vera e sincera risata della Loren mentre Totò cerca di far funzionare l'autoscatto della macchina fotografica. Uno sketch breve, con due personaggi di spicco, inserito alla fine del film per concluderlo in maniera leggera e piuttosto comica.

Malgrado i nomi di Age e Scarpelli alla sceneggiatura, l’episodio è un miscuglio di ricordi rivistaioli (dal gagà caprese allo sketch dei timbri), in cui Dionillo (Totò) cerca di ottenere i favori di una procace fanciulla (Sofia Loren) con la promessa di un’accessoriatissima macchina fotografica: senza la verve del protagonista e il suo repertorio teatrale non sarebbe nulla. Blasetti è regista proverbialmente energico, e capace di far compiere alla cinepresa frenetici minuetti, ma qui non si sente, sembra aver fatto tre passi indietro.

Gli altri episodi del film sono tratti da novelle novecentesche, ed alcuni saranno in seguito eliminati per venire incontro alle esigenze dei distributori, ai quali un film di oltre due ore riduce il numero delle proiezioni giornaliere. Ad alcuni tagli (e alle modifiche occorse in fase di lavorazione) non è estranea la censura, sempre perplessa di fronte a soggetti che trattino di adulteri (l’episodio Scusi ma...), suicidi (Casa d’altri), poliziotti inetti (l’episodio, scritto e mai girato, da Furto in pasticceria di Calvino).

La pellicola, nella trasposizione in VHS e nella trasmissione televisiva, manca di tre episodi (Il bacio, Gli innamorati e Scusi, ma...) e di un brano eseguito dal Quartetto Cetra. L'episodio di Totò in alcune copie viene soppresso, in altre ridotto. Probabilmente, anche a film prodotto, in fase di distribuzione le lunghe forbici della censura hanno avuto la meglio...


Così la stampa dell'epoca


«Con La macchina fotografica , breve sketch comico sensuale con Sophia Loren e Totò siamo di nuovo all'aria sbagliata del prologo [..] la parte più infelice e meno riuscita [..] . Il film si alza nelle storie serie e cade in quelle comiche [...]»

Alberto Moravia, 1954


«[...] Totò e Sophia Loren , comicità e sesso [...] disperatamente aggrappati alla coda del film si agitano come due naufraghi e danno un senso di pena perchè non si può in alcun modo soccorrerli [...]»

Luigi Chiarini, 1954


Cinema, 31 marzo 1954 - Recensione del film

La censura


Anche La macchina fotografica, in cui le forme della Loren sono particolarmente provocanti, verrà eliminato in parte o del tutto da alcune copie; del che potrebbe però essere colpevole Ponti che, maritata la Loren, diventa desideroso di togliere dalla circolazione le tappe meno eleganti della carriera dell'attrice.

Sono otto episodi con prologo interpretato dal Quartetto Cetra e una sorta di "comica finale" con l'episodio di Totò. Il film intendeva festeggiare i 25 ani di attivita' di Alessandro Blasetti , e puo' essere considerato il seguito di "Altri tempi - Zibaldone n.1" dello stesso regista . Ebbe varie disavventure con la censura , alcuni episodi totalmente eliminati e l'episodio interpretato da Totò in alcune copie è stato eliminato.


Foto di scena e immagini dal set


I documenti


Nella mia carriera di regista non ho diretto solo due attori tra i tanti con cui ho fatto film: Petrolini e Totò, perché Petrolini e Totò erano contemporaneamente autori, registi e attori. Totò aveva questo di diverso da Petrolini: non se ne accorgeva. Lo faceva senza alcuna intenzione, senza alcuna volontà, direi, quasi chiedendoti scusa. E questo per me rendeva più gradito, più accetto il cogliere qualsiasi sua proposizione nuova.

Alessandro Blasetti


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Film in nove parti, da abbozzi minimi (gli insignificanti "Il bacio" e "Gli innamorati") a episodi notevoli ("Mara", con gli straordinari Montand e Delorme, "Scena all’aperto", superbi De Sica e la Cegani, e "Don Corradino", così marottiano che più marottiano non si può). La chiusura è sorprendente debole, col brutto episodio con Totò e la Loren, ripetitivo e privo di idee. Ma il film si assesta come opera discreta, grazie ai tre segmenti citati e a interpretazioni di ottimo livello.

  • Preceduti da tre brevi sketches accompagnati dalle canzoni del Quartetto Cetra e dalle note di Kramer al piano, sei episodi di diverso valore per un film antologico complessivamente modesto, nonostante le origini letterarie dei soggetti e i nomi coinvolti a livello di sceneggiatura e cast. I migliori sono "Mara" con la coppia Montand/Delorne e quello con Simon nei panni di un prete di campagna che cerca di dissuadere dal suicidio una povera lavandaia. Risulta piacevole anche il garbato duetto De Sica/Cegani in "Scena all'aperto", mentre molto mediocre è quello finale con Totò/Loren.

  • Gradevole. Anche se non tutti gli episodi sono riusciti, la sensazione finale è quella di aver assistito a un buon prodotto. Gli episodi con gli attori francesi sono tutti da eliminare (nonostante una bella interpretazione di Simon), mentre De Sica in duplice ruolo è straordinario (soprattutto in coppia con Eduardo), Mastroianni e la Padovani sono toccanti e Totò riesce, pure nella pochezza della sua storia, a far sorridere come sempre. Sordi fa un episodio brevissimo, ma si fa notare per simpatia. Buono.

  • Non mi è dispiaciuto; alcuni episodi, nella loro "semplicità" (leggi tragicità), affrontano temi importanti (anche se costretti nello spazio di pochi minuti) e mostrano un'Italia molto diversa da quella attuale, ovviamente nelle scenografie, ma soprattutto nelle persone e nel loro modo di essere. Ci sono scene anche divertenti e, oltre ai protagonisti, sono presenti un numero di comprimari, talvolta importanti, che saranno sempre più presenti negli anni a venire. Si poteva eliminare qualche episodio ora inutile (che all'epoca però poteva risultare gradito).

  • A episodi, ognuno dei quali con diversa taratura: sentimentale, drammatica, comico-grottesca (che a volte si mescolano). Tra tutti il migliore (per me) è l'ultimo, sottilmente allusivo e brevissimo, con un Totò e una Loren perfetti. L'agrodolce e la malinconia fanno da filo conduttore. Un prodotto in bilico tra il salire in alto e il precipitare nel dimenticatoio.

  • Spiace dirlo, perché ritengo Blasetti uno dei più grandi registi del nostro cinema (purtroppo oggi un po' dimenticato), ma questo film a episodi è veramente bruttino. Nato come sequel del più riuscito Altri tempi (1952), è stato funestato da interventi censori vari ("Casa d'altri" è l'episodio più rimaneggiato) e oltretutto la scelta delle novelle da trasporre non è fra le più felici. Anche "La macchina fotografica", interpretato da Totò e dalla Loren, in alcune copie è stato ridotto di circa la metà e in altre del tutto soppresso.

  • Con scrittori di vaglia come Pratolini, Campanile, Moravia, Patti e altri, con valenti sceneggiatori come Age, Scarpelli e Continenza e un cast stellare, Blasetti riesce a partorire nove “topolini”, nove ipotesi di drammi o di commedie alcune delle quali sono solo delle freddure. Passabili “Don Corradino”, “Scene all'aperto” e “Casa d’altri”; mi ha intrigato quello con Sordi “Scusi ma...” che ho trovato di una furbizia molto sottile, mentre l’episodio con Totò e la Loren è solo un francobollo attaccato alla fine e neanche molto spiritoso. Merita una visione.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Gustosissimi i siparietti con il Quartetto Cetra, L'esplosiva bellezza casareccia di Sophia Loren ruba la scena persino a Totò.

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 Tempi nostri Tempi nostri 
EPISODIO "DON CORRADINO" - La piazza dove, durante l’inseguimento in sidecar all’autobus condotto da Don Corradino Scognamiglio (De Sica) e che a sua volta stava inseguendo la vettura sulla quale era salita Nannì (Fiore), il controllore Amedeo Stigliano (De Filippo) rimane imbottigliato nel traffico, ha doppia natura. CAMPO: nel campo, quando vediamo vediamo De Filippo bloccato dal vigile, siamo in realtà in una finta piazza, ovvero all'incrocio tra Via Matteo Renato Imbriani (dalla quale proveniva il sidecar) e Via Salvator Rosa a Napoli.
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CONTROCAMPO: nel controcampo viene, però, mostrata la parecchio distante Piazza Piedigrotta, sempre a Napoli.
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EPISODIO "MARA" - La casa d’appuntamenti dove vorrebbe andare a lavorare Mara (Delorme), che vi rinuncerà consigliata da Vasco (Montand), si trovava in Lungarno degli Acciaiuoli a Firenze, ospitata in una edificio semidiroccato oggi risanato e totalmente modificato, così come tutti gli edifici circostanti, che all’epoca mostravano ancora i segni delle guerra. EPISODIO "MARA" - La casa d’appuntamenti dove vorrebbe andare a lavorare Mara (Delorme), che vi rinuncerà consigliata da Vasco (Montand), si trovava in Lungarno degli Acciaiuoli a Firenze, ospitata in una edificio semidiroccato oggi risanato e totalmente modificato, così come tutti gli edifici circostanti, che all’epoca mostravano ancora i segni delle guerra. Che si trovi sul Lungarno degli Acciaiuoli lo dimostra questo fotogramma, nei quali vediamo Mara e Vasco attraversare la strada proprio di fronte al bordello, mentre sullo sfondo si riconoscono gli edifici del Borgo San Jacopo.
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Senza alcuno stacco d’inquadratura – confermando quindi che siamo proprio in questo luogo – i due raggiungono l’esterno del bordello. Più sotto come si presentava l’edificio posto immediatamente a destra del bordello. Risanate le ferite inferte dalla guerra, oggi il Lungarno degli Acciaiuoli si presenta così (visto da Ponte Vecchio per rispettare il medesimo angolo di riprese degli ultimi due fotogrammi, foto a colori): la zona dove si trovava il bordello è quella dove la palazzata ha un “buco” (l’edificio più basso ha un aspetto più recente rispetto a quelli circostanti). Proprio alle spalle di quel punto si trova la Piazzetta dei Del Bene (quella che si vede nell'ultimo fotogramma), che fu aperta dopo le distruzioni della guerra.
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EPISODIO "DON CORRADINO" - Il ristorante dove Don Corradino Scognamiglio (De Sica) offre un pranzo a tutti i passeggeri dell’autobus, compreso il controllore Amedeo Stigliano (De Filippo) che l’aveva appena licenziato, felice perché Nannì (Fiore) aveva ammesso di essersi innamorata di lui molto probabilmente non è mai esistito: dal confronto con le immagini di ieri ed oggi pare che la scena sia stata girata posizionando un'insegna posticcia alle spalle di uno dei belvedere del Parco Virgiliano, situato in Viale Virgilio a Napoli, dove son stati piazzati dei tavolini.
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EPISODIO "DON CORRADINO" - La strada dove, durante l’inseguimento in sidecar all’autobus condotto da Don Corradino Scognamiglio, al controllore Amedeo Stigliano (De Filippo) cadono in testa dei panni stesi, "tranciati" dall'autobus è Via Santa Maria della Neve a Napoli. La cancellata sulla sinistra è quella della chiesa dove si sposerà Filumena Marturano.
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La piazza dove un gruppo di turiste inglesi, dopo essere scese alla fermata dall'autobus, scattano una fotografia all'autista Don Corradino Scognamiglio (De Sica) è Piazza Dante a Napoli.
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EPISODIO "IL PUPO" - La prima chiesa dove Maria (Padovani) e il marito cercano di abbandonare il loro bambino perché impossibilitati economicamente a crescerlo, ma rinunciano perché la chiesa non piace a lei, è la Chiesa della Santissima Annunziata, situata in Piazza Regina Margherita a Sabaudia (Latina).
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EPISODIO "DON CORRADINO" - La fontana presso la quale Corradino Scognamiglio (De Sica) lascia l'autobus e dalla quale saluta l'affascinante straniera dopo una notte d'amore è la Fontana del Gigante (o dell'Immacolatella), in via Nazario Sauro a Napoli.
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EPISODIO “MARA“ - La scuola elementare dove insegna Vasco (Montand) è l’ex orfanotrofio Pestalozzi (chiuso nel 1943), situato in Via dei Benci 9 a Firenze. Oggi l’edificio è di proprietà della vicina chiesa evangelica metodista, che si vede sulla destra, ospitata nell’ex chiesa cattolica di San Jacopo tra i Fossi. Il fotogramma è ripreso dall’interno del bar frequentato tutte le mattine da Vasco per la colazione (se ne intravede la tendina sulla sinistra): trattasi del ristorante "Le Colonnine", in Via dei Benci 6.
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EPISODIO "DON CORRADINO" - La strada in cui passa l'autobus di Don Corradino (De Sica) mentre insegue la vettura con a bordo Nannì (Fiore) è Via Piazza Larga, a Napoli.


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Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Alessandro Blasetti in "L’avventurosa storia del cinema italiano, vol. 1", (Franca Faldini - Goffredo Fofi), Edizioni Cineteca di Bologna, Bologna 2009