RACCONTI ROMANI

Inizio riprese: settembre 1955 - Autorizzazione censura e distribuzione: 14 ottobre 1955 - Incasso lire 755.198.000 - Spettatori 5.172.589


Scheda del film

Titolo originale Racconti romani
Paese Italia - Anno 1955 - Durata 110 min - Colore - Audio sonoro - Rapporto 2.35 : 1 - Genere commedia - Regia Gianni Franciolini - Soggetto Alberto Moravia, Sergio Amidei - Sceneggiatura Sergio Amidei, Age & Scarpelli, Alberto Moravia, Francesco Rosi - Produttore Niccolò Theodoli per I.C.S. - Distribuzione(Italia) Diana Cinematografica - Fotografia Mario Montuori - Montaggio Adriana Novelli - Musiche Mario Nascimbene - Scenografia Aldo Tomassini - Costumi Beni Montresor


Totò: professor Semprini - Vittorio De Sica: avvocato Mazzoni Baralla - Silvana Pampanini: Maria - Franco Fabrizi: Alvaro Latini - Antonio Cifariello: Otello - Maurizio Arena: Mario - Sergio Raimondi: Valerio Zerboni - Nando Bruno: Amilcare - Mario Riva: cameriere - Aldo Giuffrè: avvocato - Mario Carotenuto: il commendatore - Eloisa Cianni: Iris - Giovanna Ralli: Marcella - Maria Pia Casilio: Annita - Turi Pandolfini: un cliente del barbiere - Anita Durante: madre di Alvaro - Gisella Monaldi: madre di Marcella - Ciccio Barbi: primo poliziotto allo stadio - Elio Crovetto: secondo poliziotto allo stadio - Dino Curcio: il barbiere cognato di Spartaco

Soggetto, Critica & Curiosità

1954-racconti-romaniSoggetto

Quattro giovani romani, Otello, Mario, Spartaco e Alvaro si incontrano dopo che quest'ultimo viene rilasciato dalla prigione. Vedendo che Alvaro lavora in proprio e fa buoni guadagni, gli altri 3 decidono di imitarlo e si interessano all'acquisto di un camioncino a rate. Ma non avendo denaro sufficiente per l'anticipo e la prima rata, e lavorando rispettivamente come cameriere, aiuto barbiere e garzone di pescheria, ricorrono a vari espedienti escogitati da Alvaro per far quattrini in fretta.

Prima provano a fare bagarinaggio ad una partita della Nazionale Italiana, ma vengono scoperti dai poliziotti che sequestrano loro tutti i biglietti. Poi, con l'aiuto di uno scrittore in bolletta, tentano di imbrogliare un avvocato, ma vengono preceduti nella truffa proprio dallo scrittore a cui si erano rivolti.

Provano quindi a spacciare delle banconote false, ma nemmeno questa trovata riesce. Infine si fingono guardie della buoncostume per poter multare le coppiette colte in atteggiamenti intimi a Villa Borghese, ma vengono scoperti e arrestati: tutti tranne Alvaro, che riesce a fuggire. I suoi compagni, dopo la lezione imparata con una notte in cella, decidono di "scaricare" finalmente il loro cattivo maestro e ritornano ai loro vecchi lavori.

Critica e curiosità

A fine settembre, l’attore partecipa al film, coproduzione internazionale diretta da Gianni Franciolini per la I.C.S. di Niccolò Theodoli. L’episodio con Totò, in duetto con Vittorio De Sica, è una mediocre rielaborazione da La parola mamma, una delle novelle moraviane da cui è tratto il film. Il film farà ottimi incassi ma non lascerà il segno per l’inconsistenza complessiva dell’operazione, attenta quasi esclusivamente a fotografare in Cinemascope le bellezze di Roma.

Nel film Totò è presente solo in alcune scene. Il film riceve il premio "David di Donatello"1956 per il miglior regista (Gianni Franciolini) e la miglior produzione (Gianni Theodoli).
La sceneggiatura è ispirata all'omonima opera di Alberto Moravia.

Nella sequenza della gita al mare ad Ostia si sente la canzone Ciccio o' pescatore cantata dal gruppo di Marino Marini.

Silvana Pampanini nel film viene doppiata da Adriana De Roberto ma altre fonti dicono che sia doppiata da Benita Martini voce molto simile.


Così la stampa dell'epoca


Settimana Incom Illustrata, n.51, 17 dicembre 1955

«[...] De Sica e Totò , con le loro scene costituiscono quasi un numero a parte e lo fanno con piacevole condiscendenza . Totò vi ripete la divertente trovatra del "babbo" costruendovi su , come Paganini , numerose variazioni [...]»

Luigi Chiarini (1955)


«Era fatale, inevitabile che il cinema s'imbattesse nei racconti, centinaia, che Roma ha suggerito ad Alberto Moravia. Non esito a paragonare questa materia a un giacimento di petrolio cinematografico: il film di Gianni Franciolini Racconti romani lo ha raggiunto con una facile sonda, è il fatidico pozzo numero uno della prevedibile Kansas City o Baku specifica, nella quale regista e produttori nostri si avvicenderanno infaticabilmente, potete giurarci, con le loro dannate, magiche trivelle. [...]»

Giuseppe Marotta


La censura


Foto di scena e immagini dal set


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Grazioso quadretto di vita proletaria in quel di Roma, tra truffette varie e malriuscite. Spiccano Franco Fabrizi (perfetto per il ruolo) e il sorprendente Giancarlo Costa, a me - lo confesso - totalmente ignoto. Fra le donne domina Giovanna Ralli. Totò viaggia da par suo e De Sica pare divertirsi. Caruccio e corretto, ma nulla di più: **.

  • Gradevole commediola aromatizzata Moravia (che supervisionò la sceneggiatura). Ingenua e invecchiata, giocata sul "colore" locale, una pellicola comunque simpatica che spicca il volo, prevedibilmente, nel faccia a faccia dei mostri sacri Totò e De Sica, sublime quest'ultimo nel ruolo dell'avvocato afflitto da idiosincrasia per le consonanti doppie.

  • Quattro amici con poca voglia di lavorare ed ancora meno cervello, tentano di mettere a segno piccole truffe, dimostrando di non avere talento neppure per quelle... Dalle cronache della Roma proletaria di Moravia, una storia di borgatari dalle parti del neorealismo rosa, in quanto la bonarietà prevale sulle note amare. Nel cast, perfetto Fabrizi, mascalzone immaturo e vigliacco, verace come una vongola la pescivendola vociona Ralli, gustosissimo il duetto Totò-De Sica nella sequenza ispirata al racconto "La parola mamma". Film superficiale e bozzettistico, ma gradevole.

  • Vita romana di quattro giovani smargiassi con velleità di campare alla giornata che tentano (dopo anni di nullafacenza/carcere) a diventare padroncini di un’impresa di trasporti cercando il denaro necessario all'inizio dell’attività con trucchi vari talvolta spassosi. Film leggero e scacciapensieri inchiodato al periodo di uscita che mostra una Roma Anni ’50 tra antico e moderno. Si può guardare senza intoppi, ma certamente non ci si trova di fronte al capolavoro neorealista.

  • Un cast coi fiocchi per una pellicola che trae i suoi spunti narrativi dalle pagine dell'omonima raccolta di Alberto Moravia. I mezzucci con cui far soldi, più velocemnete possibile, è motivo di situazioni simpatiche e divertenti. Tra i personaggi quello di Alvaro, impersonato da un bravo Fabrizi, è quello strutturato meglio mentre Totò e De Sica sono rispettivamente un professore e un avvocato. Leggero, con qualche motivo di interesse femminile (Giovanna Ralli su tutte) e scorci romani che si fanno ammirare sempre volentieri.

  • Simpatico, anche se penalizzato da una regia troppo lenta e anonima, diverte più per alcuni sketch singoli che nel suo insieme. Il quartetto protagonista è azzeccato (il migliore è Fabrizi, a suo completo agio nella parte del mascalzone), ma si fa rubare la scena dai comprimari, in primis una Giovanna Ralli particolarmente caciarona e bisbetica e poi il simpatico duetto Totò-De Sica, che rimane impresso nonostante la sua brevità. Buono.

  • Storie romane con protagonisti giovani truffatori e millantatori dediti a piccole truffe, uno spaccato romano grazioso ma al tempo stesso leggerino nonostante un cast altisonante e nostalgiche vedute della capitale. Ispirato dal omonimo romanzo di Moravia.

  • Simpatico spaccato del proletariato romano, quello più umile e squattrinato, che non ha le capacità per salire sul treno del boom economico del dopoguerra e che si arrangia giocando sporco nella speranza di fare lo stesso fortuna. È arricchito da partecipazioni illustri (alcune ridotte a semplici comparsate) e si avvale di una fotografia meravigliosa di una Roma che ormai è soltanto un lontano ricordo. Non male, dopotutto.

  • È un film leggero e spensierato, anche se all'epoca credo che abbia voluto essere, pur se con un po' di ironia, di denuncia sociale. Dà sia un'idea sul modo di vivere di oltre cinquant'anni fa che elementi di valutazione sui (pochi) mutamenti del costume italico. Pur se si guarda con piacere, è un film troppo elementare, formato da un collage di situazioni vivaci che però non originano una trama vera e propria. Permette di fare un bel "giro turistico" di Roma e dei suoi posti più noti (comprese delle belle vedute aeree). **

  • Quattro giovani lavativi romani, all’alba del boom economico, cercano di trovare, con metodi poco legali, il capitale iniziale per mettersi in proprio e diventare padroncini. Non ci riescono e rientrano nei ranghi. Racconto di Moravia, atmosfera realista e pacioccona che viene direttamente da Campo de’ fiori di Bonnard, sceneggiatura robusta e rigorosa, cast maschile e femminile con le carte in regola, Totò e De Sica in cammei di lusso, acute annotazioni di costume, cornice romana credibile ma il film non carbura mai e sconta una regia piatta e anonima.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La vivace descrizione dell'ambientazione romana anni '50, con le sue trattorie, i suoi vignaioli, le sue barberie, con le sue cassiere di bar da tapinare.

  • Nella bellissima e nostalgica Roma dei tempi andati, come in una garbatissima sequela di prime cartoline a colori, un gruppo di giovani uomini cerca di "guadagnare" qualcosa attuando curiose truffe. Totò non pare essere il vero protagonista di questa buona pellicola, ma la sua presenza è tutta un cameo da gustare. Il colore forse diluisce l'atmosfera neorealista (in cui in genere i film degli anni '50 son immersi), virando piuttosto verso le leggerezze più caratteristiche dei '60. Nel complesso è un tenero spaccato del mondo d'allora. Promosso!

  • Uno dei film che più amo rivedere, non so bene per quale motivo; probabilmente le riprese che Franciolini effettua su quella Roma povera ma spensierata degli anni '50 evocano in me ricordi di una gioventù ormai troppo lontana. Il cast è necessariamente "autoctono", ma tra i soliti Cifariello, Arena e Fabrizi sfila quasi in secondo piano il nome di Giancarlo Costa (Spartaco), attore troppo dimenticato e segregato in una breve carriera cinematografica. Scontato il finale.

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1955 Racconti romani 01  
  La trattoria dove lavora Mario (Maurizio Arena), dove la cassiera è la sua fidanzata nonché figlia del titolare, è in via del Banco di Santo Spirito a Roma.
   
  La stradina dove Otello (Antonio Cifariello) chiede un prestito di 25.000 lire alla sua fidanzata Marcella (Giovanna Ralli) per un nuovo progetto di lavoro (visto il rifiuto della donna il dialogo terminerà tra ingiurie e offese) è via del Velabro a Roma. Sulla destra del l'Arco di Giano e sullo sfondo la chiesa San Giorgio al Velabro. La stesa stradina la vedremo in Dolci inganni.
   
  La casa dell'avvocato Mazzoni Baralla (Vittorio De Sica) vittima della truffa da parte del professor Semprini (Totò), rubando l'idea ad Alvaro (Franco Fabrizi) e i suoi amici è Villa Torlonia al Gianicolo in Via Giuseppe Garibaldi a Roma
   
  
  L'officina dove Alvaro (Franco Fabrizi) troverà un lavoro onesto è in Piazzale Ostiense a Roma. Questo ciò che si vede dietro. Quindi, osservando il controcampo nel terzo fotogramma e ruotando Google Maps, possiamo dire che l'officina era sistemata al tempo dietro all'edicola che si vede oggi
   
  Il laghetto (qui invisibile) davanti al quale Alvaro (Franco Fabrizi) e i suoi amici provano a spacciarsi per guardie cercando di beccare qualche adultero è nel Giardino di Villa Borghese a Roma. Qui sullo sfondo il solito tempietto di Esculapio
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La tintoria dove lavora la mamma (Durante) di Alvaro (Fabrizi) è in Via di Parione 42, a Roma

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983