TOTÓ, VITTORIO E LA DOTTORESSA

Inizio riprese: novembre 1957 - Autorizzazione censura e distribuzione: 6 dicembre 1957 - Incasso lire 572.703.000 - Spettatori 3.760.362


Detti & contraddetti

Ma vi pare giusto che uno alza la testa e dal cielo gli arriva uno sputnik nell'occhio?


I farmacisti vendono il cotone idrofobo.


Morto il barbiere, la barba s'allunga.


Tutte queste scemenze sull'astronatica mi fanno ridere. Si costruiscono i razzi e i satelliti... Ma mi faccino il piacere una buona volta, mi faccino! Ma dove siamo giunti? E tutto questo per conquistare lo spazio. Ma che se ne fanno dello spazio, dico io, che se ne fanno? Che cos'è lo spazio? Aria: aprono la finestra e conquistano lo spazio.


Ada Barbalunga, vedova Barbieri? E per forza, morto il barbiere, la barba si è allungata.


Ho un ottimo rimedio contro i mali di capo, i dolori capuani. Un uomo di novantaquattro anni non ha bisogno del medico: può morire tranquillamente da solo.


Non ha la febbre? Stia tranquillo, le verrà, le verrà.


Ha trovato un cadavere nel bagno? E che ci vuole fare? Vada a lavarsi in cucina.


Signora, lei vuol vedere il bollito, così davanti a tutti? E va bene, de gustibus non est sputazzendam.


Un detective privato nelle sue indagini si faceva aiutare da un pastore tedesco travestito da bassotto.


Un tifo petecchiale che era una meraviglia... Ogni petecchia era quanto un lume a petrolio.


Davanti al dilemma: prendere o lasciare?, chiamatemi fesso, io prendo.


L'appendicite bilaterale è una cosa delicata: aprendo la pancia chissà che cosa si trova.


Nello spazio non c'è la forza di gravidanza.


Cameriere, lei dice che questa aragosta è fresca? Eppure sento un tanfiglio…


Rendè vù in tedesco vuol dire appuntamento.


Michele Spillone

Scheda del film

Titolo originale Totò, Vittorio e la dottoressa
Paese Italia - Anno 1957 - Durata 98' - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Vittorio Metz, Marcello Marchesi - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi - Fotografia Gabor Pogany, Alvaro Mancori,Manuel Berenguer - Montaggio Roberto Cinquini, Juan Pison - Musiche Carlo Innocenzi - Scenografia Gianfranco Cuppini - Costumi Luciana Marinucci


Totò: Michele Spillone detto Mike - Vittorio De Sica: marchese Vittorio de Vitti - Abbe Lane: dottoressa Brigitte Baker - Tecla Scarano: Ada Barbalunga - Agostino Salvietti: Gennaro - Luigi Pavese: capo dell'agenzia investigativa - Titina De Filippo: madre del marchese de Vitti - Sandro Pistolini: Sandrino - Franco Coop: maitre del locale La Conchiglia - Arturo Bragaglia: signore al comizio - Amedeo Trilli: malato di mente della clinica Villa Valeria #1 - Giulio Calì: malato di mente di Villa Valeria #2 - Dante Maggio: cameriere del La Conchiglia - Teddy Reno: se stesso - Pierre Mondy: Romeo - Darry Cowl: Egisto - Amalia Pellegrini: Ida - Amilcare Pettinelli: - Fulvia Franco: Caterina - Antonio Acqua: Professore clinica - Nicola Maldacea Jr.: Marcello

Soggetto, Critica & Curiosità

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Michele e Gennaro lavorano come inservienti dell'agenzia investigativa "Nulla sfugge". Quando il loro capo è costretto ad assentarsi dall'ufficio per seguire un'indagine, i due decidono di prendere il suo posto e si fingono abili investigatori dinanzi a due vecchie sorelle, venute in agenzia per chiedere loro di indagare sulla moralità della moglie del loro unico nipote, una dottoressa americana di Boston.

La dottoressa è chiamata a sostituire il noto prof. Vagoni e a prendersi cura dei suoi pazienti, tra i quali figura anche il marchese De Vitti, un nobile "sciupafemmine" che in realtà è stato impallinato nel fondoschiena da un mezzadro di cui aveva cercato di sedurre la moglie. Il marchese De Vitti non vuole essere curato da una dottoressa donna, bensì da un dottore maschio ma è troppo pudico per dirlo. Ci si trova davanti così ad un intreccio comico in cui i due investigatori credono che il marchese sia l'amante della dottoressa e forniscono delle presunte prove che cercano di dimostrare alle due sorelle il tradimento della dottoressa.

Per provare le loro "deduzioni" Michele e Gennaro si fingono rispettivamente medico e paziente in attesa di essere operato di appendicite e si fanno ricoverare nella clinica "Villa Valeria" in cui lavora la dottoressa, nella quale, nel frattempo, si era fatto ricoverare anche il marchese De Vitti per risolvere il suo annoso problema. Finalmente, nella clinica, l'inettitudine di Michele e Gennaro viene smascherata e la storia si conclude a lieto fine.

Critica e curiosità

Dopo la breve parentesi teatrale di A prescindere ma soprattutto dopo la grave malattia agli occhi che lo fa rimanere in casa per sette lunghi mesi, a novembre, quando l’attore ricomincia gradatamente a vedere qualcosa dall’occhio destro e i medici gli permettono di riprendere il lavoro, Antonio de Curtis partecipa a Totò, Vittorio e la Dottoressa, una scombiccherata coproduzione italo-franco-spagnola organizzata da Dario Sabatello; il principe condivide il titolo con De Sica senza mai incrociarlo in una sola sequenza, mentre la dottoressa è Abbe Lane, “la bomba di Brooklyn”, che si mostra abbondantemente in sottoveste mentre il gelosissimo marito, Xavier Cugat, la sorveglia livido sul set.

Ma Totò è visibilmente stanco e malato, appare gonfio, appesantito, lo sguardo inespressivo, ma dopo quello che ha passato la sua performance è miracolosa; meno vitale appare al confronto Agostino Salvietti, il suo antico rivale al Nuovo di Napoli, che qui gli fa umilmente da partner al posto del previsto Peppino De Filippo. La critica fu impietosa. Il ruolo di Johnny fu preso dall'attore Agostino Salvietti anche se in realta' era stato pensato per Peppino De Filippo.

Il film, diretto da Mastrocinque col solito elegante cinismo, fa un bell’incasso ma è bruttarello e le recensioni non possono negarlo. Il doppiaggio del film si contraddistingue per una curiosa particolarità: il sempre riconoscibilissimo Gianfranco Bellini doppia non solo il "semi-protagonista" German Cobos nel ruolo di Otello, ma è anche il nervoso Darry Cowl nella parte del neo-papà di 5 gemelli Egisto! Per tale abile sdoppiamento e specialmente per tutta la matta agitazione che riesce a conferire al secondo personaggio, questo film segna forse una tra le migliori interpretazioni di Bellini. Parlando delle voci di questo film, è d'obbligo menzionare Lydia Simoneschi su Abbe Lane: la nota doppiatrice sfodera per l'occasione tutta la sua femminilità più che mai seducente e il simpatico accento vagamente americano che conferisce alla Lane rende la recitazione della Simoneschi in questo film particolarmente affascinante. Di fatto Totò e Vittorio De Sica si trovano insieme soltanto nel titolo in quanto non vi è alcuna scena in cui i due attori recitano insieme. Titina De Filippo interpreta la madre di Vittorio De Sica anche se in realtà tra di loro ci sono solo tre anni di differenza. Nel film compare anche Teddy Reno che canta "Questa piccolissima serenata". La vicenda dopo il matrimonio a Madrid si svolge a Napoli.

Due piccole "perle" nel film: la gag del tizio ripetutamente imbrattato al ristorante, riciclata da Fifa e arena, e lo sketch della clinica con Totò finto chirurgo, ritagliata dalla rivista Fra moglie e marito... la suocera e il dito.


Ora che sto girando, vi assicuro che mi sento un altro [...]. Non sono guarito completamente, ma vado migliorando giorno per giorno, come è confermato dal fatto che i dottori mi hanno permesso di riprendere il lavoro purché lo faccia con moderazione e non mi esponga troppo alle luci dei riflettori [...]. Certe volte mi sembra di essere nato impastato di celluloide e di polvere di palcoscenico e mi dimentico facilmente del periodo della giovinezza in cui sognavo di diventare ufficiale di marina. E come se non fosse mai esistito un tempo in cui non facevo l’attore. Le mie vitamine sono gli applausi della platea, le mie iniezioni ricostituenti sono i riflettori, i ciak, i ‘si gira’, i copioni.

Totò, Sessanta amici mi offrirono gli occhi, “Gente”, n. 8, 19 novembre 1957.


Così la stampa dell'epoca


«Rieccoci al film comico con Totò. Benvenuto Totò, ci hai fatto ridere, d hai divertito. Rivederti nei panni del poliziotto è stato ini vero piacere. Ad majora, dunque. Ma il film, scusaci Totò, se usiamo una vecchia battuta di commento è "una vera schifezza*. Una di quelle schifezze che piacciono al pubblico e, modestia a parte, anche a noi [...] fl film, dunque, è quello che è, difettoso, svagato, comico, paradossale, senza capo né coda, ma, comunque divertente [...]»

Franco Maria Pranzo, «Corrìere Lombardo», Milano, 3 febbraio 1958.


«[...]Il nostro compito di recensori sarà assolto esimendoci da ogni più approfondito esame di carattere storico-estetico-sociologico. Questa farsetta è palesemente destinata anche al mercato spagnolo dove, come è noto, in fatto dì film stanno peggio di noi.»

Morando Morandini, «La Notte», Milano, 3 febbraio 1958.


«Dicendo che Totò,Vittorio a la dottoressa è il solito film della serie Totò, commetteremmo un a grave inesattezza: infatti, è molto peggio dei precedenti [..]".E dal Giorno un articolo senza firma:"Nel filmetto che [..] è interpretato da Totò un pò stanco [..] si possono ascoltare tre o quattro battute di una rara grossolanità. Davvero allegra la nostra censura».

Vice, l'Unità, 1958


«A rendere ancora più triste il ritorno di Totò al cinema è la concomitante crisi del cinema italiano. I produttori, afflitti dalla concorrenza americana, cercano la salvezza nelle coproduzioni con partner francesi e spagnoli. Le pellicole che nascono da questa situazione sono di solito scipite, ibridi costruiti intorno a un cast eterogeneo, compromessi fra le differenti esigenze delle platee francesi, spagnole e italiane. Tra il '57 e il '59 Totò si ritrova fianco a fianco con Fernandel, Pablito Calvo, Abbe Lane e Louis de Funès, ma difficilmente esce arricchito dal confronto, perché spesso i registi e gli sceneggiatori scelgono di puntare i riflettori sui suoi partner; la recitazione di Totò, già appannata a causa della malattia, viene poi azzerata dall'approssimazione con cui vengono tratteggiati i suoi personaggi. [...]»

Alberto Anile


«E abbiamo il film di Camillo Mastrocinque Mia moglie dottore, con De Sica, Totó, Abbe Lane, Titina De Filippo. Narra di un avvocato napoletano che sposa una dottoressa americana ma nasconde la professione della moglie a due zie dalle quali dovrebbe ereditare. [...]»

Giuseppe Marotta, 1958


I documenti


Certificazione medica del 26 ottobre 1957
Certificazione medica del 27 ottobre 1957
Certificazione medica del 28 ottobre 1957
Certificazione medica del 29 ottobre 1957

Questa certificazione medica a firma del Dottor Tullio De Michele di Roma, veniva presentata alla produzione durante le riprese del primo film dopo la malattia "Totò, Vittorio e la dottoressa". In pratica veniva deciso, sotto stretto controllo medico, quando iniziare e interrompere la lavorazione in base alle condizioni del paziente.

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Scombinato filmetto (*½) che non riesce né ad essere un film di Totò, né uno di De Sica. Ci sono pure alcuni riempitivi per arrivare ad un metraggio decente (due brani cantati da Teddy Reno e la bruttisima fase del parto plurigemellare). Restano alcuni momenti piacevoli, come i dialoghi fra il personaggio di De Sica e la madre (Titina De Filippo) e gli equivoci nei quali cadono le zie dell'avvvocato. Qua e là la noia la fa da padrona. Evitabile.

  • Un Totò probabilmente già provato dalla malattia tenta di rianimare questa commedia che parte da una evidente mancanza di idee che partorisce una trama assai banale e scontata. Nemmeno il grande comico riesce a rendere godibile questo film le cui gag e situazioni comiche sono logore.

  • Due detective privati scoprono i tradimenti di una moglie, ma costei è in realtà una dottoressa che fa visite a domicilio. La storia è l'esile e sfilacciata trama che raccoglie scenette, gag e battute abbastanza scontate e pretestuose, con mattatori Totò e De Sica, insieme a una splendida Abbe Lane. Il film si vede e a tratti si gode pure, ma nel complesso si tratta di un lavoro banalotto.

  • Una farsa simpatica, molto movimentata, ma che ha il difetto di sembrare divisa in due parti: Totò e De Sica infatti non si incontrano mai, dando vita a siparietti tutti loro. Comunque si ride, tra Totò investigatore (ben spalleggiato da Salvietti) e un De Sica impenitente donnaiolo seppur sofferente per un incidente. Oltre a loro ci sono la splendida Abbe Lane e un paio di spassosi interventi di Titina. Non un capolavoro, ma sicuramente piacevole.

  • Commedia che sfrutta furbescamente i nomi di Totò e De Sica, benché questi non siano i protagonisti veri e propri della storia. Ovviamente il divario con gli altri è abissale e tutto si regge sulle loro spalle. L’atmosfera è allegra e spensierata e vige il totale disimpegno; anche la confezione è buona poiché Mastrocinque garantisce uno sviluppo adeguato della sceneggiatura, quantunque sia piuttosto risibile. La ricetta è simile a Totò, Peppino e la malafemmina, ma questa volta qualcosa non funziona e resta un episodio per gli appassionati.

  • Totò e Agostino Salvetti investigatori squattrinati. Il secondo, per quanto simpatico, non riesce però a sostituire degnamente altre "spalle" storiche del Principe (Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Macario) e pertanto il film gira un po' a vuoto, finendo per pesare tutto sulle spalle dell'esausto Totò, sul panoramico fondoschiena di Abbe Lane e sulla consueta gigioneria di Vittorio De Sica. Anche Titina è sottotono e sembra domandarsi che diavolo ci sta a fare in una simile boiata...

  • Passato alla storia come il film della "rinascita" di Totò dopo il dramma della cecità, quest'opera è, in realtà, piuttosto scadente e, in alcuni punti, francamente sciatta. Però si lascia vedere con simpatia. Totò, benché sottotono, è la marionetta anarchica di sempre, il suo scriteriato sodale è il 76enne Agostino Salvietti, vecchia volpe del teatro comico napoletano, De Sica è il solito gigione impunito, sua madre è la simpaticissima bisbetica Tina Pica, mentre Abbe Lane è un’improbabile dottoressa dalla luminosa presenza scenica. Regia non pervenuta.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I dialoghi tra De Sica figlio e Tina Pica madre sono spassosi: la cosa migliore del film.

La censura


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Dopo esser stata dal marchese, la dottoressa torna allo studio e si sfoga col dottore, lamentandosi che gli italiani, "anche in punto di morte, pensano ad una cosa sola". Il dottore la rassicura, poi si ferma per un piccolo malore. Tira fuori un fazzoletto per detergersi il sudore: in un inquadratura il fazzoletto è quasi appallottolato, in quella immediatamente successiva è più aperto e spiegato.
  2. Nella scena in cui Toto' si traveste da cameriere, per ben tre volte rovescia un vassoio con del montblanc sul vestito di un malcapitato cliente intento a specchiarsi e costretto al cambio d'abito altrettante volte. Le prime due volte il trucco per simulare la casualita' dell' incidente e' evidente, ma la terza volta Toto' esce dalla cucina gia' con il vassoio semirovesciato, quindi come se gia' fosse stato in grado di sapere che si sarebbe ritrovato davanti la stessa persona, alla quale versare la panna sull'abito, stavolta intenzionalmente.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo ndirizzo
 1957-Toto Vittorio 01  
  La clinica (Villa Valeria) dove lavora la dottoressa (Abbe Lane) è appunto Villa Valeria in Piazza Carnaro a Roma.
   
  La piazza dove De Sica litiga con i comizianti è Piazza delle Cinque Scole, a Roma.
   
  Un'inquadratura in piazza anche con De Sica
   
  L'ingresso della casa dove abita De Sica è oggi l'ingresso della LUISS Guido Carli a Roma in Viale Pola. L'Università ancora non c'era all'epoca del film e, aggiungo un po' di storia, la palazzina che è all'interno negli anni 30 fu la residenza di Galeazzo Ciano e Edda Mussolini.
   
  Lo studio della dottoressa (Abbe Lane), dove De Sica si reca per farsi visitare è in via Brenta 2 a Roma. E' lo stesso portone in cui entra Gassman per seminare il milanese in Audace colpo dei soliti ignoti.
   
  La casa della dottoressa (Abbe Lane) è in Via Antonio Bosio, angolo Via De Rossi, a Roma. Demolizioni plurime, incredibile! la villa di allora oggi non c'è più...
  Si noti come il muretto in travertino è stato sostituito da un molto più anonimo muretto in cemento. Distrutte le case sulla destra. Resiste solo la villetta all'estrema destra del fotogramma. Completamente abbattuta la villa della dottoressa (oggi c'è un palazzone moderno).

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983