TOTÓ NELLA LUNA

Inizio riprese: settembre 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 17 novembre 1958 - Incasso lire 368.647.000 - Spettatori 2.353.166


Detti & contraddetti

Alla mia età andare sulla luna? Ma siamo pazzi! E poi, in questo periodo io sono abituato ad andare a Capri.


Un razzo! Ma vi sembra il caso di razzolare a quest'ora nottambula? Io della luna, dei missili, dei satelliti e di altri aggeggi del genere me ne infischio, anzi, me ne strainfischio. lo dico missili perché in casa comando io e l'accento lo metto dove mi pare.


Gli scrittori di fantaschifezza si comportano come i personaggi di Carolina Liquerizia.


Ma dico io, come si fa a nascere a Bagnocavallo? Tra tutti quei cavalli bagnati.


Tuo padre era il guardiano dello zoo e tua madre, credi a me, durante la gestazione frequentava il reparto rettili.


Visto che ho un corpo, ho bisogno di una corpa. Mi sono spiegato?


E tutto questo perché? Per conquistare lo spazio! Ma che se ne fanno dello spazio?,dico io, che se ne fanno? Che cos'è Io spazio? È niente, è aria: questo è. Conquisti l'aria... Apri la finestra, e conquista l'aria!


Un razzo? Che vada a razzolare da un'altra parte!


No, a Israele non ci vado. E che ci vado a fare? lo ho bisogno di soldi e quelli non cacciano nemmeno una lira.


Pasquale Belafronte

Scheda del film

Titolo originale Totò nella luna
Regia : Steno (Stefano Vanzina) - Durata: 90 minuti - Soggetto : Steno, Lucio Fulci - Sceneggiatura : Continenza, Ettore Scola, Steno - Fotografia : Marco Scarpelli - Scenografia : Giorgio Giovannini - Musica : Alessandro Derevitsky - Montaggio : Giuliana Martelli - Aiuto regia : Mariano Laurenti - Produzione : Maxima Film, Variety Film, Mountflour Film, Roma 


Totò: il cav. Pasquale da Poggio Mirteto - Sylva Koscina: Lidia, la figlia - Ugo Tognazzi: Achille Paoloni - Luciano Salce: Von Braut - Sandra Milo: Tatiana - Agostino Salvietti: il ragionier Iannutti - Giacomo Furia: il commendator Santoni - Richard Mc Namara: Campbell - John Karlsen: il dottor John Forrester - Rodolfo Lodi: il dottor Cardone - Tony Ucci: il dottore che medica Achille - Lamberto Antinori: il dottor Crespi - Piera Arico: l'infermiera - Francesco Mulè: il vigile urbano - Marco Tulli: un creditore - Ignazio Leone: un poliziotto in bici - Salvo Libassi: l'altro poliziotto in bici - Ivy Holzer: la "cosona"/la nuova domestica dei Paoloni

Soggetto, Critica & Curiosità

Soggetto

1958-toto-nella-luna

Il fattorino Achille Paoloni, che lavora presso Soubrette, piccola casa editrice del cavaliere Pasquale Belafronte, ha scritto un romanzo di fantascienza che spera inutilmente di fare pubblicare attraverso l'aiuto dell'ostile cavaliere.

Scienziati statunitensi nel frattempo vengono a conoscenza del fatto che Achille ha nel sangue una sostanza adatta per i voli spaziali, il glumonio, eredità dell'inusuale allattamento a base di latte di scimmia quando era neonato. Quando due inviati dell'FBI si presentano in ufficio per proporre ad Achille una missione spaziale, questi pensa che siano rappresentanti editoriali venuti per pubblicare il suo romanzo oltreoceano. Il cavalier Pasquale, venuto a conoscenza della cosa, si rimangia anni di insulti e ostilità verso il povero Achille e fa di tutto per pubblicare il romanzo a proprie spese, acconsentendo perfino alle nozze tra il giovane e sua figlia Lidia. Ben presto però si rende conto che si è trattato di un abbaglio: gli USA non vogliono affatto lanciare Il razzo nello spazio (il titolo del romanzo di Achille) bensì il giovane in persona, conteso peraltro anche da una misteriosa potenza straniera guidata dallo scienziato interplanetario tedesco Von Braut e dalla bellissima spia Tatiana.

I piani delle due potenze rivali vengono ostacolati da strani extraterrestri (gli Anellidi) che inviano sulla terra due "cosoni", copie identiche di Pasquale e Achille in modo che siano loro ad essere spediti sulla Luna; ciò per evitare che la conquista dello spazio da parte dell'uomo pregiudichi il pacifico equilibrio tra i popoli alieni. Situazioni comiche e vari equivoci fanno sì che il vero Pasquale ed il "cosone" di Achille si ritrovino sulla Luna. Pasquale si adatterà a vivere nello spazio solo quando gli extraterrestri trasformeranno il clone di Achille in una bella ragazza. 

Critica & Curiosità

Diretto da Steno, il film s’ispira alla gara spaziale appena scoppiata fra le due superpotenze per poi prendere in giro la moda dei rotocalchi pieni di donnine discinte e dei fumetti basati su stupidaggini interplanetarie. Accanto a Totò c’è per la prima volta Ugo Tognazzi, che lo venera come un maestro, e che ha esordito in teatro proprio facendo la sua imitazione.

La pellicola è una parodia dei film di genere sulla conquista dello spazio - tra cui il celebre Uomini sulla Luna del 1950 - ed è stata vista come la risposta in chiave comica a La morte viene dallo spazio di Paolo Heusch, distribuito nello stesso anno, generalmente indicato come il primo film italiano di fantascienza, in quanto girato con intento drammatico e non farsesco. I "cosoni", che si vedono nel film, hanno la primordiale forma di "fagioloni germinatori", richiamo parodistico ai "baccelloni" del celebre classico della fantascienza statunitense L'invasione degli Ultracorpi (1956) di Don Siegel, distribuito in Italia l'anno precedente (1957) dalla Lux Film.


Così la stampa dell'epoca

«Nella filmografia di Totò le parodie dei generi di successo sono molto frequenti. Non poteva certamente mancare una parodia dei film di fantascienza. Il soggetto ha qualche originalità e qualche interessante annotazione di costume (i primi passi delle pubblicazioni "vietate ai minori" ed il riferimento ad una già diffusa stampa di fantascienza), ma, ovviamente, il film finisce col diventare veicolo per la dirompente comicità di Totò, assecondato, qui, con intelligenza da un giovane Tognazzi e da una schiera di bravi caratteristi»

Fantafilm


«[...] Non poteva mancare una parodia dei film di fantascienza [..-1 Naturalmente i risultati sono inferiori alle possibilità (ma che cosa volete poi da Steno?), ma Totò riuscirebbe a trovare materia comica persino nell'orario ferroviario: basterebbe vederlo nella tirata contro i missili o in certi duetti con Tognazzi, responsabile di un riuscito lavoro di "spalla", per poter dire di non aver sprecato del tutto la serata [...]»

Valentino De Carlo, «La Notte», Milano, 19 dicembre 1958.


«[...] E' un filmetto privo di pretese sfrenatamente farsesco , manifestatamente commerciale . Si propone di far fare quattro risate a spese dei film di fantascienza e ci riesce ora con motivi di facile parodia ora solleticando la vena buffonesca di Totò qui rispondente come ai tempi migliori [...]L'ingenuità del copione è volutamente palese, gli autori essendosi accontentati di dare la stoffa a Totò e a Ugo Tognazzi, che dal canto loro si prodigano nel loro repertorio in duetti abbastanza saporiti [...]»

Leo Pestelli «La Stampa», Torino, 29 novembre 1958.


«Man mano che riprende confidenza con il mezzo, Totò intensifica i suoi impegni. Dopo Monicelli, ritorna con Steno per una gracile parodia del cinema di fantascienza, Totò nella Luna. Antonio de Curtis non è l'unico interprete principale. Mario Cecchi Gori, produttore per la Maxima Film, gli ha affiancato Ugo Tognazzi, nel ruolo del genero inetto. È l'incontro tra un grande attore e il suo grandissimo modello: Tognazzi ha esordito sui palcoscenici proprio facendo l'imitazione di Totò, un numero che trova posto anche in una scena di Totò nella Luna. [...]»

Alberto Anile


I documenti

Totò nella luna, Steno, 1958

Esiste un termine che a me non piace tanto: cult. Si usa per indicare film che hanno un culto per quanto sono bizzarri, sbagliati o ingenui nelle loro caratteristiche. Be’, Totò nella luna è uno di questi, a partire dalla storia. Pasquale Belafronte (Totò) è l’editore di Soubrette, un giornale di donnine poco vestite in cui lavora anche la di lui figlia Lidia (Sylvia Koscina) e il fattorino Achille (Ugo Tognazzi), innamorato ricambiato della ragazza. Achille è un patito di fantascienza, e scrive romanzi su romanzi che hanno a che fare con scarafaggi giganti e missioni spaziali in cui gli scienziati si chiamano Buckingham e Jackson.

Pronti? Inizia il delirio.
Degli scienziati scoprono che nel sangue di Achille c’è il glumonio, che fa di lui l’uomo adatto a viaggiare nello spazio. Per questo viene reclutato contemporaneamente da servizi americani e di “un’altra potenza straniera”, affinché la sua caratteristica possa permettere la vittoria nella “corsa alle stelle”: ma lui pensa che gli stranieri vogliano i suoi romanzi. Di mezzo ci sono anche gli alieni (chiamati “anellidi”) che, per riprendere il controllo della situazione, faranno piombare sulla terra dei baccelloni (veri e propri baccelli di fagioli giganti) da cui nasceranno dei cloni (chiamati “cosoni”) di Totò e Tognazzi.

Cari lettori, capite di fronte a che film ci troviamo: l’anno prima esce in Italia L’invasione degli ultracorpi, e quindi Scola, Steno, Fulci e Continenza, che scrivono il film, pensano bene di sfruttare la cosa, rendendo espliciti i riferimenti politici alla guerra fredda del film di Don Siegel, ma mettendo in scena (come si conviene ad una farsa) degli agenti segreti da operetta, che parlano con accenti improbabili e che, grazie alla differenza linguistica, danno adito agli equivoci che reggono il film tutto. Il povero Steno, in particolare, è costretto a mettere in piedi in quattro e quattr’otto un istant movie, quasi dieci anni dopo il primo vero film di fantascienza italiano, Uomini sulla Luna. Tutto, come sempre, è sulle spalle di Totò, che improvvisa a più non posso, ben servito da Tognazzi e, tutto sommato, affaticato dagli altri interpreti.

Money Shot: le trasformazioni dei baccelli in cosoni, con un trucco su pellicola che inizia con una dissolvenza incrociata, ma poi il montatore si scoccia e compaiono di botto, ignudi e frignanti, Totò e Tognazzi.

secondavisione.wordpress.com


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Mediocrissima pellicola (*½) che funziona neppure male nella prima parte, con le dinamiche capo-sottoposto, con le quali Totò angaria Tognazzi, ma che si fa via via sempre più debole quando appare la fantascienza (non manca neppure una cospicua citazione da L'invasione degli ultracorpi). Anche Salce (il cui parlare tedesco fa pensare che la potenza straniera sia la Germania Est) non apporta nulla di utile al film, che nel finale diventa pure noiosetto. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ha cavalcato... non siamo mica nati ieri...".

  • Realizzato per sfruttare l'eco delle prime imprese spaziali, è un film fatto in fretta, come spesso accadeva per le pellicole con De Curtis. Lo si vede dalla confezione piuttosto approssimativa e dalla scarsa cura nei confronti di situazioni e personaggi. Il ritmo è chiaramente inadeguato; nonostante la regia di Steno, le situazioni comiche sono poco divertenti, con una storia prevedibile e alla lunga noiosa. Buona l'interazione tra Totò e Ugo Tognazzi.

  • Soggetto scritto da Stefano Vanzina e Fulci, sviluppato poi in sede di sceneggiatura da Continenza e Scola: le premesse per un bel film c'erano tutte. Il film viaggia negli spazi siderali e -come moda e mania epocale impone- approda sul terreno lunare. Anche se la storia è, a dir poco, mal risolta, fortuna vuole che, al fianco di un ispirato Totò, ci siano un giovanissimo Tognazzi (come il "bacellone" Achille Paoloni) ed un simpaticissimo Luciano Salce (lo scienziato Von Braun): foss'anche solo per questi motivi il film assume la statura di classico. Lunatico.

  • Meritevole della visione, anche per la presenza della Koscina. Totò immenso come al solito, il film risulta molto godibile diretto dal bravissimo Steno. Il ritmo è ottimo, il film ha un grande mordente e si fa seguire con interesse dall'inizio alla fine.

  • È la parodia più arguta tra quelle interpretate da Totò, pronto a cavalcare il clamore dell’epoca per la conquista dello spazio arrivando addirittura a citare L’invasione degli ultracorpi di Siegel. A non brillare eccessivamente, però, è Totò che si limita a improvvisare il suo solito repertorio, urlando troppo e riproponendo ancora la mimica da marionetta già ampiamente sfruttata. A discapito di tanta perizia per il copione, sembra si siano dimenticati proprio di Totò, mentre avrebbe meritato un ruolo più costruito, almeno in questo caso.

  • Ingiustamente sottovalutato ed invece uno dei Totò più divertenti, a mio modesto giudizio. Sarà che per noi vecchi appassionati del cinema di SF anni '50 vi sono numerosi "rimandi" e riferimenti, sarà perché (ci avete mai pensato?) il film è uno dei pochi a mettere insieme due mondi: fantascienza e riviste di pin-up. Spassosa la parodia dell'invasione degli ultracorpi.

  • Gli uomini cominciavano a fare i primi passi nello spazio con lo Sputnik e l'Explorer ed ecco che arriva puntuale la parodia con Totò. Lo script è in realtà piuttosto raffazzonato, nonostante i nomi coinvolti (Fulci, Scola, lo stesso Steno) e come al solito gran parte del film viene affidata alle doti da improvvisatore di Totò, cui manca però una spalla adeguata che sappia valorizzare i suoi giochi di parole. Modesto l'apporto dei comprimari di lusso Salce e Tognazzi, ridimensionati da una sceneggiatura molto mediocre. Guardabile, ma anche no. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il fagiolone germinatore, che vuol parodiare i baccelloni di Siegel; Tognazzi che fa il "cosone".

  • Forse il primo film italiano sonoro di “fantascienza” ma sicuramente uno dei più brutti film di Totò, nonostante la regia di Steno. Si avverte come tutta l’operazione sia stata pensata a tavolino e messa su in tutta fretta per sfruttare il clamore internazionale determinato dalla messa in orbita nello spazio del primo missile della storia lo Sputnik sovietico. Spunto narrativo implausibile, trascurato nella sceneggiatura, grezzo nella forma filmica, con un Totò primordiale e solo marionettistico. Film "povero" in tutti i sensi, ma merita una visione.

La censura


Le incongruenze

  1. Achille cerca di capire cosa gli stiano dicendo i 2 americani: ad un certo punto, per illustrare il suo pensiero, prende in mano una copia della rivista Soubrette. La prende impugnandone l'angolo basso destro con una mano, ma nella ripresa successiva (dettaglio della copertina) ecco che ambo le mani sono allo stesso livello, a meta' del foglio. Ulteriore cambio inquadratura e si vede anche uno degli americani con la sua brava mano a tenere la copertina.
  2. Pasquale Belafronte, sentendo la sostanziosa offerta economica avanzata dagli americani ad Achille, sviene. E' allora portato di peso nel suo ufficio: al momento di varcare la porta Sandra Milo, che sorreggeva un braccio di Totò all'altezza del gomito, toglie la mano facendola scendere al livello del fianco. Cambio inquadratura e rieccola a supportare il gomito del Principe (anzi, in questo film, del "Cavaliere")
  3. Cape Canaveral (si fa per dire), lancio missilistico. 2'53'' Didascalia originale (parlato in inglese tradotto) : " Non và in orbita! ha deviato!" "Va" si scrive senza accento
  4. Titoli di testa: 5'43'' "Edizioni Musicali SINPHONY".
  5. Pentagono (sempre per dire. . . ), traduzione in didascalia del parlato inglese. A 23'13'' si legge "Lindberg" senza la "h" finale.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
La sede della casa editrice “Soubrette” diretta dal Cav. Pasquale da Poggio Mirteto (Totò) è in Piazza del Foro Traiano 1 a Roma. L’ingresso è quello sul fondo dove entrano i due tizi.
Lo slargo dove Achille (Tognazzi), facendo una sorpresa alla fidanzata Lidia (Koscina), desta l’attenzione di un vigile urbano (Mulè) è Piazzale Magellano a Lido di Ostia (RM)

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
http://secondavisione.wordpress.com/