ARRANGIATEVI!

Inizio riprese: aprile 1959 - Autorizzazione censura e distribuzione: 3 settembre 1959 - Incasso: 425.390.000 - Spettatori: 2.615.210


Detti & contraddetti

E lo volete un consiglio, militari e civili, piantatela con questa nostalgia! Oltre che incivili, è inutile! Ormai li hanno chiusi! A voi italiani è rimasto questo chiodo, fisso qui. Toglietevelo! Ormai li hanno chiusi! Arrangiatevi!

Nonno Illuminato

Scheda del Film

Titolo originale Arrangiatevi!
Paese Italia - Anno 1959 - Durata 105’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Mauro Bolognini - Soggetto Matteo De Majo, Vinicio Gioli dalla commedia "CASA NOVA... VITA NOVA" - Sceneggiatura Leo Benvenuti, Piero De Bernardi - Produttore Cineriz - Fotografia Carlo Carlini - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Carlo Rustichelli - Scenografia Mario Garbuglia - Costumi Orietta Nasalli Rocca 


Peppino De Filippo: Peppino Armentano - Laura Adani: Maria Armentano - Cristina Gajoni: Maria Berta Armentano - Cathia Caro: Bianca Armentano - Marcello Paolini: Nicola Armentano - Totò: nonno Illuminato - Mario Valdemarin: Luciano - Achille Majeroni: nonno istriano - Giorgio Ardisson: Romano - Luigi De Filippo: Neri - Franco Balducci: scommettitore - Antoine Nicos: padre rettore - Lola Braccini: sora Gina - Enrico Olivieri: Salvatore Armentano - Federico Collino: monsignore - Arrigo Peri: Santini - Giusi Raspani Dandolo: madre istriana - Leopoldo Valentini: Bossi - Angelo Zanolli: Felice - Franca Valeri: Marisa - Vittorio Caprioli: Pino Calamai - Vera Drudi : abitante ex casa chiusa

Soggetto, Critica & Curiosità

1959-ArrangiateviSoggetto

Roma, secondo dopoguerra. Dopo l'omicidio di una giovane pittrice si libera un appartamento che sarà dato, in coabitazione, a due famiglie.
La prima è la famiglia di Peppino Armentano, di professione callista, composta da lui, la moglie, due figlie, due figli e il nonno. La seconda è una famiglia di due esuli istriani composta anche da nonno e un solo figlio.
Passano gli anni, siamo ormai nel 1958, e la convivenza nello stesso alloggio ha i suoi piccoli problemi quotidiani che esplodono il giorno della notizia della nascita del nono figlio degli istriani. Peppino viene messo dalla moglie di fronte alla propria incapacità di dare una dimora dove poter vivere in santa pace.

Un giorno Peppino conosce il trafficone Pino Calamai, che gli offre per diecimila lire al mese l'affitto di un alloggio di due piani, dieci camere, tre bagni, telefono, posto nel cuore della vecchia Roma. Prende così appuntamento per vederlo, ma quando viene a sapere che si tratta dell'ex casa di tolleranza della sora Gina in via della Fontanella, rimane scandalizzato e lascia cadere l'offerta.

Passano i giorni e ci pensa la moglie a trovare un piccolo appartamento in costruzione, mentre per i soldi della caparra si procura l'aiuto del futuro genero, pugile fidanzato di Maria Berta. L'incarico di versare i soldi della caparra viene dato al marito. Peppino ha la cattiva idea di “affidare” al truffatore Calamai la somma per raddoppiarla scommettendo sull'esito della fumata bianca nel conclave per l'elezione del nuovo pontefice.
Perde la scommessa e, non avendo il coraggio di riferire l'accaduto alla moglie, decide di affittare l'ex casa chiusa. Comincia così il trasloco della famiglia che nulla sa del passato della casa.

Il segreto comincia a vacillare nonostante gli sforzi di Peppino. Prima uno dei figli e poi il nonno intuiscono la verità; infine anche la moglie scopre tutto, e la sua reazione è furiosa: chiude le finestre dalla vergogna e impone alle figlie di non uscire. Intima quindi al marito di trovare entro due giorni una casa rispettabile, minacciando altrimenti di lasciarlo.

Peppino va in totale crisi, sentendosi un buono a nulla, fino a pronunciare tra le lacrime la frase: "Mi dimetto dal ruolo di padre e di marito".
La moglie è irremovibile, mentre le figlie passano dalla parte del padre. Scaduto l'ultimatum la moglie sta per andarsene a lavorare come serva in una "casa perbene". Sull'uscio di casa gli eventi si ribaltano. Il suo istinto materno esplode dinanzi a un gruppo di militari che hanno scambiato le sue figlie per lavoratrici della casa chiusa.

Critica e curiosità

Il film è ispirato alla commedia Casa nova... vita nova di Mario De Majo e Vinicio Gioii, riscritta da Benvenuti e De Bernardi e ispirata dall’abolizione delle case chiuse decretata dalla senatrice Angelina Merlin.

La lavorazione inizia nella primavera del ’59, anno successivo alla chiusura delle case di tolleranza, assume toni grotteschi in linea col soggetto del film. Bolognini ha deciso di girare in una vera ex casa chiusa, in via della Fontanella Borghese 15, e sul set accade esattamente ciò che avviene in finzione: la riapertura scatena la curiosità di amici e di passanti, e qualche ex cliente s’infila sperando in un ripensamento della Merlin. Il ruolo di Totò è secondario ma formidabili sono i duetti con Peppino, l'amico e collega ritrovato. Al film partecipa anche Luigi De Filippo nel ruolo di un soldato doppiato con accento ligure.

Fanno da sfondo l'Italia post bellica, ancora piena di macerie, sinistrati e sfollati, l'eterno problema della casa, l'esodo istriano e la Legge Merlin.
Tutti i temi vengono affrontati con magistrale ironia e sorriso. Spicca la bravura di Peppino e di Totò, che qui impersona la figura di un anziano nonno.
Memorabile, proprio per l'ironia delle parole, è la scena finale del film con il discorso dal balcone del nonno: “E lo volete un consiglio, militari e civili, piantiamola con queste nostalgie! Oltre che incivile, è inutile! Oramai li hanno chiusi! A voi italiani è rimasto questo chiodo fisso, qui. Toglietevelo! Oramai li hanno chiusi! Arrangiatevi!”

Antonio de Curtis porta in dote la solita mole di suggerimenti; il giovane Bolognini, disorientato di fronte a tanta vitalità, lo prega di limitarsi e gli sfuma parecchie gag. Per quanto addomesticate, sono ancora una volta le sue apparizioni sapide e un po’ maligne ad accendere di brio il film, riconciliandolo con il buon cinema e facendogli ritrovare in alcune scene l’amico Peppino, il suo miglior compagno di lavoro.

Giuliano Gemma

Nel cast anche Giuliano Gemma (non accreditato), come frequentatore della palestra di pugilato.


Così la stampa dell'epoca


«E' un film d'argomento grasso che soltanto l'abile regia dell'intelligente Bolognini riesce a non far scivolare quasi mai nel cattivo gusto.[..] Gli attori sono bravissimi. [..] Totò un nonno da Oscar [...]».

Pietro Bianchi


«[...] Arrangiatevi! rischia di diventare la più divertente e importante commedia che il cinema italiano ci abbia dato negli ultimi anni. [..] C'è un Totò in gran forma, all'altezza dei suoi giorni migliori [...]».

Morando Morandini


«Si deve convenire che questo film di Bolognini, pur non discostandosi fondamentalmente dal filone della commedia cinematografica dialettale, compiacentemente illustrativa di un'Italia volgare e qualunquistica, oziosa e cinica, che trova la sua emblematica raffigurazione nell'attore-personaggio Alberto Sordi, si fa notare poi per una più decorosa e misurata esecuzione e per un cauto tentativo di sostituire alla consueta e compiaciuta indolenza morale un atteggiamento di distacco e di giudizio attraverso il ricorso alla notazione satirica e all'ironico contrappunto. [...]»

Adelio Ferrero


La censura

La costruzione di un orinatoio, antico segnale di un vicino postribolo, scatena le ire di un onorevole missino che abita nelle vicinanze e viene a litigare col regista e col cast. Di lì a poco due ex gerarchi denunciano la cosa alla questura di Roma che chiede a sua volta conto alla Cineriz. Il regista Bolognini, che fino a quel momento si era rifiutato di anticipare alla censura la sceneggiatura, consegna un ingombrante copione di 646 pagine. Filippo Anfuso, ex ambasciatore di Salò, cerca intanto di mettere i bastoni fra le ruote al film; è forse anche a causa sua che la commissione di censura, vista la pellicola finita, decreta un insindacabile “vietato ai minori di 16 anni”.

A film distribuito i guai continuano. Il figlio del martire giuliano Nazario Sauro, e con lui diecimila esuli dell’Istria e della Dalmazia, si dicono offesi e indignati perché nella prima parte del film c’è una famiglia giuliana che parla in croato, e per una battuta paradossale di Totò su Nazario Sauro nella scena in cui litiga con Achille Majeroni:

Totò: “Cosicché, secondo la sua mentalità tardiva e bacata, Nazario Sauro l’ho impiccato io”.
Majeroni: “Mica lo avemo impiccato noialtri, ciò. Xè stati gli austriaci ad impiccarlo, ignorante di un ignorante che non xè altro".
Totò: “Non offenda sa... Non offenda sa! Io so soltanto una cosa. Che Nazario Sauro quando stava qui da noi stava bene. Mangiava, beveva, si divertiva, andava al cinematografo, eccetera, eccetera. Appena ha messo il piede un momentino dalle parti vostre, gli avete fatto la festa”.

Al ministero fanno quel che possono: ridoppiare il croato non è più tecnicamente possibile, tagliare le tre battute sì. Ma il tempo, e la provvidenziale mancanza di solerzia di qualche funzionario, salveranno il dialoghetto che riapparirà integro nelle copie trasmesse in tv e commercializzate in homevideo.


Documenti a cura del Ministero dello Spettacolo e dei Beni Culturali

Arrangiatevi 1a ed mini

Arrangiatevi 2a ed mini

Arrangiatevi Presentazione della 1 Edizione mini

Arrangiatevi Ieri oggi domani 13 Cinegiornale mini


Foto di scena e immagini dal set


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Decisamente uno dei film migliori interpretati dalla coppia Toto` - De Filippo, diretti da un signor regista come Bolognini (e si vede). Benche` Toto` abbia solo una parte minore rispetto a De Filippo, la sua presenza e` incisiva in un film in cui la sceneggiatura e` molto piu` curata che in altre occasioni cosi` come la caratterizzazione dei personaggi. Buona nel complesso la prova del cast, anche per i ruoli minori.

  • Ottima variatio sulla questione abitativa (già affrontata da Totò in chiave più surreale) in un lavoro corale, con qualche flessione qua e là ma complessivamente buono. Gran parte del merito come al solito va agli interpreti di classe, con menzione speciale (non sorprendente) per Caprioli e la Valeri ("Siberia"... ). Trapelano temi evidentemente sempiterni.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La pedicure del prelato con incursione di Caprioli. La Valeri "C'ho 'r tacco dodici".

  • Alla fine, ti lascia in bocca un gusto dolce-amaro, come il cioccolato fondente e quindi decisamente buono. Bravo Peppino, che fa i salti mortali per trovare una casa e poi... Mentre Totò (qui suocero di De Filippo) è più una spalla. Gli dà manforte, ha dei momenti gustosi (i suoi commenti, lo scervellarsi per capire perchè quella casa non gli era nuova), ma lascia il campo a Peppino che, una volta di più, si dimostra abile attore, senza strafare. Un po' forzata l'interpretazione della moglie (Laura adani) e eccessivamente scemo il figlio militare. Riempipellicola gli scambi giornalista-figlia.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il truffatore, che dice alla donna; "Stai silenzio!". Totò, che scollando la carta da parati, vede il dipinto di una donna nuda e ha l'illuminazione.

  • Storia condotta con maestria su un binario agrodolce che non ricorre a sketch troppo teatrali né intende calcare la mano sul sociale. Ecco allora che quasi tutti i personaggi funzionano alla grande, a cominciare da un Totò che lascia condurre la danza a De Filippo ma ritaglia per sé alcune mosse/uscite esilaranti. Gli equivoci paralleli (l'acquisto, la casa chiusa, i soldati..) scorrono senza intoppi e si ride con piacere. Morale di fondo: le case chiuse erano assai affollate.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il moltiplicarsi della famiglia slava. Totò che scopre il dipinto.

  • Commedia drammatica di apprezzabile sobrietà ben diretta da Bolognini e interpretata da un cast affiatato. Al contrario di altre occasioni De Filippo e Totò, anche se in certe occasioni sono molto divertenti, si contengono entrambi, risultando misurati. Ma non è un difetto, anzi. Ottimo anche il resto del cast, dove primeggiano Franca Valeri e Vittorio Caprioli. Da riscoprire.

  • La legge Merlin è appena entrata in vigore e Mauro Bolognini ne approfitta per girare questo film tratto da una commedia (Casa nova vita nova), del 1956, antecedente quindi alla legge in questione. È un'Italia che si arrangia in tutti i modi e non solo per trovare casa. Un'Italia dimenticata ma che, per certi aspetti, assomiglia a quella di ora; o meglio, quella di ora assomiglia a quella degli anni 50. La parte drammatica del film è speciale e si affianca ad una parte (quella dei giovani), di livello inferiore. Resta comunque un buon lavoro.

  • Funziona a dovere la commistione tra la commedia impegnata e la comicità di cui sono autori Totò e Peppino, coinvolti in un tema socialmente delicato come quello della prostituzione e delle case chiuse. È una valida testimonianza di un modo di pensare e di vivere un cambiamento in un preciso periodo storico del nostro Paese che Bolognini ha saputo riproporre in tutta la sua essenza, al punto di avvicinarsi quasi al drammatico.

  • Uno dei film con Totò più complessi e stratificati, nel quale peraltro viene trattato un teme scottante e tabù per l'epoca come quello della "chiusa delle case chiuse" (il titolo è null'altro che l'ipotetica esclamazione di sbeffeggio della senatrice Merlin). La mano autoriale di Bolognini si fa sentire ed il Principe si ritaglia una parte comprimaria ricca di sfumature, ora riflessiva ora comica e divertente, come nelle commedie di Mastrocinque e Mattoli. Caprioli intrallazzatore meschino è strepitoso, come anche la Valeri, svampita ed ambigua.

  • Gradevole commedia ben diretta da Mauro Bolognini in cui si miscelano sorrisi e alcune lacrimucce con un bel cast dove primeggiano in bravura Peppino De Filippo, Laura Adami, Franca Valeri e un Totò che stavolta fa da spalla di lusso a Peppino. Si parla di case chiuse con garbo ed eleganza senza mai finire nel becero e è questo il pregio di questo film.

  • Anche in questo caso una trama robusta e originale, sceneggiata in punta di penna da Benvenuti e De Bernardi, giova a Peppino e Totò e gli permette di tirare fuori le loro grandi capacità attoriali. Molto bravi anche Caprioli, incontenibile, la solita Valeri e la grande Raspani Dandolo. Si ride spesso, quasi sempre amaro, come nella tradizione del miglior Pirandello. Il film si ispira alla realtà contemporanea, quando la legge Merlin aveva cambiato le abitudini di buona parte dei maschi italici, ma la tematica universale lo rende ancora godibile.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I battibecchi fra Totò e Majeroni; L'Associazione inquilini ex case chiuse.

  • Una delle poche commedie sociali interpretate da Totò. Qui il Principe della risata ha un ruolo defilato, fa il padre del protagonista De Filippo, ma la sua innata maschera triste, malinconica e, addirittura, desolata esprime tutta al sua forza iconica primordiale, confermandosi un luminoso scampolo di neorealismo ancora vivente. Bolognini riesce ancora a divertire gli spettatori (in seguito non ci riuscirà più) ma pure a far loro riflettere su uno dei problemi più urgenti del dopoguerra: la carenza di case, soprattutto in città. Buon film di mestiere.

  • Grande commedia grottesca, ma con sfondo drammatico sul dopoguerra italiano e sull'evoluzione dei costumi. A parte gli attori di contorno (e le loro storielle) che sono poca cosa, il "top" di questo film è raggiunto da Peppino e Totò (questa volta di spalla). Il film, ben rappresenta il classico modo di vivere al quale è costretto l'italiano medio. Ossia, in ogni situazione... arrangiarsi!

  • Il valore di un regista come Bolognini, per un film esilarante, con una leggera vena di malinconia. Per me "Totologo "convinto non è facile dover ammettere l'immensa bravura di Vittorio Caprioli che in questo film arriva a livellli di recitazione altissimi. La storia è malinconica e quell'arrangiatevi! farà la fortuna di una intera categoria professionale: gli oculisti!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che si ricorda della sora Gina, mitico!

  • Spassosa commedia degli equivoci che oltre a divertire racconta il cambiamento dell'Italia di allora, citando persino l'esodo istriano. Stavolta Totò è poco più di una spalla, ma la storia funziona grazie a una sceneggiatura leggera e lineare e alla buona prova di tutti gli attori. Buono.

  • La più classica commedia degli equivoci, incentrata su un evento allora di immediata attualità, alquanto briosa seppur con un Totò messo un po' in disparte ed una parte femminile del cast sottotono. Nella prima parte funziona bene lo scontro fra le due famiglie in forzata convivenza, mentre dopo il trasloco si perde un po' di ritmo ed il personaggio della moglie acquista troppo peso. Ad un De Filippo in buona forma tocca il ruolo di mattatore, ma si sente la mancanza di una spalla più presente. Particina gradevole per la Valeri. Gradevole.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Endruga sina"; il trasloco; la scoperta dell'affresco.

  • La legge Merlin ha chiuso le case chiuse, ma non le ha cancellate facilmente dalla mentalità ipocrita e bigotta: come tante altre cose, tutti lo fanno, tutti ci sono passati (anche nonno Totò!), tutti magari lo rimpiangono come rito virile ma non possono ammetterlo. Il film, divertente e con protagonisti in stato di grazia, dice tutto ciò, prima di un happy end talmente frettoloso e insulso da risultare volutamente provocatorio: la figlia di buona famiglia va in sposa ad un militare che sarà perito industriale. Auguri...• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Scena illuminante: madre e figlia piangono. L'una perché il marito nel casino c'è stato, l'altra perché il noioso fidanzato sportivo non c'è mai stato...

  • Grandissimo film sul reale clima del dopoguerra italiano. Bolognini dirige uno straordinario Peppino De Filippo e un Totò qui ai suoi massimi livelli! Monumentale capolavoro da vedere e conservare, da riproporre alle nuove generazioni. Segnalo anche un bravissimo Vittorio Caprioli, sempre azzeccato!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La tenacia e il coraggio di Peppino De Filippo; La frase finale di Totò!

Le incongruenze

  1. Il film inizia nel 1945 appena finita la guerra mondiale, Peppino De Filippo per raggiungere l'ufficio alloggi si serve di una camionetta, mezzo che in quell'epoca sostituiva in molti casi l'autobus per carenza di mezzi, senonchè tale camionetta è un camion leggero FIAT 615N che verrà prodotto solamente a partire dal 1956, ben undici anni dopo.
  2. Quando arrivani i seminaristi per la benedizione della casa, c'è una inquadratura da lontano dove Peppino De Filippo appare abbastanza distante dall'attrice che interpreta la moglie, quando lei dice la battuta rivola a De Filippo appaiono vicinissima, alla ripresa dell'inquadratura larga sono di nuovo lontanissimi.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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L'edicola dove Peppino va a fare il pedicure all'edicolante (mentre lavora!) era posta poco distante dai palazzoni del tiro alla fune e più precisamente in Viale Nobiliore a Roma (traversa di via Stilicone).
Il palazzo grande che si vede alla destra dell'edicola è lo stesso (ma qui è la facciata laterale) di uno di quelli visibili nel tiro alla fune. Ma quelli visibili anche in streetview sono altri palazzi sempre in via Stilicone e cioè quelli segnati con A e B.
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Per correttezza riportiamo anche qui la stessa tavola che comprende sia il tiro alla fune che l'edicola
Il luogo dove Peppino Armentano (Peppino De Filippo) incontrerà Pino Calamai (Vittorio Caprioli) per affidargli i soldi della caparra dati dalla moglie (cercherà di raddoppiarla scommettendo sull'esito della fumata bianca nel conclave per l'elezione del nuovo pontefice) è l'Ex cinodromo di Ponte Marconi in Via della Vasca Navale a Roma. Qui l'edificio A
In basso, a destra, l'edificio B, che conferma la location
 
Sopra, a sinistra, un'immagine totale che mostra il luogo con i due riferimenti
   

L'incrocio presso il quale i commilitoni di Nicola (Paolini) gli chiedono di poter andare a casa sua per cambiarsi per la libera uscita è quello tra Via Carlo Alberto Dalla Chiesa e Viale Giulio Cesare a Roma. Notare la serie di finestre lungo Via Carlo Alberto Dalla Chiesa

   
Un palazzo lungo viale Giulio Cesare
   
Il mercato dove Peppino Armentano (De Filippo) vende il proprio cappotto a un ambulante per rimediare il denaro per un taxi è quello di Porta Portese in Via Portuense a Roma.
   
  Il punto dove il profugo istriano, che cerca di accaparrarsi lo stesso appartamento visto da Peppino Armentano (De Filippo), si attacca al camion/bus su cui quest'ultimo è salito è in Lungotevere Aventino a Roma.

Le Locandine

 

Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983