I TARTASSATI

Inizio riprese: gennaio 1959 - Autorizzazione censura e distribuzione: 25 marzo 1959 - Incasso lire 392.776.000 - Spettatori: 2.414.706


Detti & contraddetti

Siccome soffro di raffreddori, la mattina mi inalo.


In Italia c'è peluria di ragionieri, ma per chi vuole sempre ragionare, il ragioniere è necessario.


Che nobiltà! Che parole evelate!


Hai le mani pulite? Allora fammi una cortesia, spegnimi la luce.


Vada come vada, la vita costa e il rischio è tutto mio.


A proposito di carne in scatola: qui c'è un morto, e i morti si pagano, almeno con vent'anni di galera.


Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.


Quando incontro la tributaria, mi si chiude la bocca dello stomaco.


Chi va a caccia di lupi è un luparo.


"Giulietto e Romera", il capolavoro di Scic e Spirre.


Siete uno scrittore, lo so: avete tutti i sintomi del trammaturco. Giulietta e Romeo non potevano sposarsi per colpa delle loro famiglie: i Cappelletti e gli Agnolotti.


Io ho quel che ho rubato.


Quindici milioni ti fanno schifo, ti puzzano?


Ti chiami Michele? Non mi piace, ti chiamerò Michel.


Un salumiere assassino: la sua merce è epidermica. Un matricida: che uomo! Che grande bontà! Colpì la madre con ventisette pugnalate, tutte mortali, era un uomo estroso, pieno d'ingegno. Tipi come lui non ne nascono più.


Un condannato alla ghigliottina. Buona morte! Un condannato che ha ucciso la suocera: un eroe nazionale.


Consulente fiscale: Lei è un ignorante!
Cavalier Torquato Pezzella: In materia fiscale!


Per fare un sondaggio, ci vorrebbe, prima di tutto, una sonda.


Per favore, portami un trinc. Quale trinc? Ma un trinchete tranchete!


Prendo tre caffè alla volta per risparmiare due mance.


Cavalier Torquato Pezzella

Scheda del Film

Titolo originale I tartassati
Paese Italia - Anno 1959 - Durata 105 min - B/N - Audio sonoro - Genere commedia/comico - Regia Steno - Soggetto Aldo Fabrizi, Roberto Gianviti,Ruggero Maccari, Vittorio Metz e Steno - Sceneggiatura Aldo Fabrizi, Roberto Gianviti,Ruggero Maccari, Vittorio Metz e Steno - Produttore Mario Cecchi Gori - Fotografia Marco Scarpelli - Montaggio Eraldo Da Roma - Musiche Piero Piccioni - Scenografia Giorgio Giovannini


Totò: cavalier Torquato Pezzella - Aldo Fabrizi: maresciallo Fabio Topponi - Ciccio Barbi: brigadiere Bardi - Miranda Campa: signora Topponi - Anna Campori: signora Pezzella - Cathia Caro: Laura Topponi - Louis de Funès: Ettore Curto - Luciano Marin: Agostino Pezzella - Piera Arico: commessa - Elena Fabrizi: infermiera dell'ospedale - Cesare Fantoni: don Ignazio - Ignazio Leone: guardia forestale - Anna Maria Bottini: Mara Topponi - Fernand Sardou: Ernesto, marito di Mara - Nando Bruno: ubriaco sul ponte - Salvo Libassi: cliente di Ettore Curto - Luciano Bonanni: cliente effeminato - Lamberto Antinori: cameriere del bar - Mariano Laurenti : cliente del bar occhialuto - Mario Meniconi: facchino - Mario Cecchi Gori: passante

Soggetto, Critica & Curiosità

1959-i-tartassati5Soggetto

Il cavalier Pezzella (Totò) possiede e gestisce un lussuoso negozio di abbigliamento molto ben avviato. Per sua natura però non ama e non ritiene giusto pagare le tasse e per questo si avvale di un consulente fiscale (Louis De Funes, doppiato da Lauro Gazzolo) per riuscire ad evaderle con maggiore tranquillità. Purtroppo per il cavalier Pezzella la Guardia di Finanza decide di inviare un'ispezione, nella persona del maresciallo Topponi (Aldo Fabrizi) e del brigadiere Bardi. Iniziano così i tentativi di Pezzella (guidati dai consigli del disonesto e poco capace consulente fiscale) di entrare nelle grazie dell'inossidabile maresciallo fino a cercare di corromperlo, talvolta anche dichiarandolo apertamente con eccessiva dose di servilismo. I goffi tentativi daranno non pochi grattacapi al maresciallo, a causa dell'invadenza e della cialtroneria di Pezzella e quindi si ritorceranno contro chi li aveva orditi. Topponi stende, infine, il suo rapporto di indagine fiscale che condannerebbe Pezzella al pagamento di un'enorme multa. Non ancora sconfitto, il cavalier Pezzella decide un gesto estremo, e adotta uno stratagemma per rubare la borsa del maresciallo con il rapporto. Ma alla fine, vinto forse dalla pietà per i guai che il Maresciallo avrebbe avuto a causa della borsa sparita, e su consiglio di un prete, il Pezzella fa ricomparire la borsa e la riconsegna. Il maresciallo ed il cavaliere si ritrovano così dopo tante peripezie amici e persino consuoceri: infatti i maldestri tentativi compiuti da Pezzella su Topponi avevano permesso al figlio del commerciante di conoscere la figlia del Maresciallo.

Critica & Curiosità

Ottima interpretazione del duo Totò-Fabrizi; il ruolo di Funés, imposto dalla partecipazione francese al film, risulta marginale. Tra le scene più divertenti quelle della battuta di caccia, e i repentini voltafaccia politici del Pezzella cercando di assecondare il maresciallo Topponi.

Ritorna il tema della “guardia” Fabrizi e del “ladro” Totò già sperimentato nel 1951. Ma a differenza di quanto succede in “Guardie e ladri” dove il ladro è in qualche modo “moralmente giustificato” dalla sua povertà per i suoi furti, qui Totò è ricco e ruba per avidità. Questo rende tutto il film più leggero rispetto al precedente e più propriamente comico. Sullo sfondo la vicenda dei due rispettivi figli che si conoscono e si innamorano e fungono da parziali deus-ex machina della vicenda, danno a questo film i contorni di una intrepretazione corale, dove gli attori secondari non sfigurano.
La coppia dei protagonisti si dimostra in gran forma ed un Fabrizi burbero, incorruttibile, ma alla fine buono e perfetto per controbilanciare sull’altro piatto della bilancia un Totò infingardo, falso e disonesto (ma che alla fine pare pentirsi). La coppia più collaudata (Totò–Peppino) sarebbe stata in questo caso probabilmente meno adatta ai due ruoli principali.
Di questo film esiste anche una versione francese sotto il titolo di "Fripouillard et Cie". Il montaggio è piuttosto diverso. Nel complesso il film è molto più corto. I tagli tendono a diminuire l'importanza di Fabrizi, mentre quella di De Funés aumenta grazie a delle scene non incluse nella versione italiana, in particolare grazie ad una sequenza in cui De Funés finisce in carcere dopo essere stato scambiato per bracconiere. Tuttavia, anche nella versione francese, il ruolo di De Funés resta marginale.

Di tutte le coproduzioni in cui lavora Totò, I tartassati è di gran lunga la più divertente e riuscita, e alcuni brani (Totò che scambia Fabrizi per un nostalgico del fascismo, le scene in ospedale) entreranno di diritto nelle antologie totoesche.


Così la stampa dell'epoca


00 I tartassati 00013«[...] Il film non manca al suo proposito principale: divertire il pubblico con una commedia buffa, ispirata al tema sempre attuale delle tasse [...] Il ricorso a due comici di grosso calibro, Totò e Aldo Fabrizi, ha assicurato lo spettacolo che, se non sempre fine, scorre però sempre vivace e divertente»

Leo Pestelli, «La Stampa», Torino, 27 aprile 1959


«L'antica lotta fra guardia e ladro (che è una delle chiavi di volta del cinema italiano comico, e non delle più fragili); la schermaglia ormai annosa fra Totò perseguitato e Fabrizi persecutore, viene riporoposta, in questo filmetto di Steno, in chiave fiscale [...] II film ha contenuti decorosi, senza ricorrere alla volgarità che così spesso deturpa soprattutto i nostri film di pretese comiche. Sorretto e salvato dal mestiere antico e furbesco dei due protagonisti, che hanno tanta esperienza da tenere in piedi, da soli, sceneggiatura e regia di dieci opere equivalenti.»

Claudio G.Fava, «Corriere Mercantile», Genova, 23 aprile 1959


«Dopo essere stati ladro e guardia in un film che ancora oggi viene ricordato con simpatia, Totò e Fabrizi tornano insieme in una vicenda forse ancora più attuale.[..] Sulla linea di un dialogo particolarmente spassoso, Totò e Aldo Fabrizi hanno dato il meglio delle loro apprezzate doti che, specialmente per quanto riguarda il primo, sembravano un pò offuscate in questi ultimi tempi [..]».

Alberto Albertazzi, 1959


«Il secondo (e ultimo) film di Totò con de Funès è I tartassati di Steno. Il collega francese, imposto dalla Champs Elysées Productions di Parigi, interpreta il ruolo di Ettore Curto, scriteriato commercialista alle dipendenze del cavalier Pezzella (Totò). Il ruolo è comunque marginale: il film è basato sulla contrapposizione tra Totò e Fabrizi, tornati insieme per la prima volta dal tempo di Guardie e ladri. Steno, che di quel film era stato regista con Monicelli, tenta di aggiornarlo in chiave fiscale: il Pezzella, negoziante di tessuti, viene sottoposto ad accertamento fiscale da Fabio Topponi (Fabrizi), irreprensibile maresciallo della Tributaria. [...]»

Alberto Anile


Foto di scena e immagini dal set


I documenti


Cosa ne pensa il pubblico...


logodavi

I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Commedia molto divertente (***), con Fabrizi e Totò grandissimi. Steno sfrutta benissimo le accelerazioni del secondo e le lentezze del primo, creando duetti memorabili (l'equivoco sulla "buonanima" scatena una situazione esilarante). De Funès se la cava bene, mentre gli altri, fatalmente, non riescono a incidere più di tanto. Il personaggio di Ciccio Barbi si chiama Bardi! Da vedere. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Oltre al citato equivoco sulla Buonanima, spassoso quello sul cane.

  • Diretta da Steno, è una delle migliori commedie interpretate da duo Totò-Fabrizi. L'argomento è quello (quanto mai attuale) dell'evasione fiscale. L'evasore Totò viene fronteggiato da un integgerrimo funzionario (Fabrizio) e i duetti tra i due (ben diretti) rappresentano la cosa migliore del film, senza dimenticare la sottotrama sentimentale (i figli dei due si amano), abbastanza gradevole e ben svolta dal cast. Piacevole commedia di costume.

  • Negli oltre cento film interpretati da Totò, pochi riescono a cogliere le sfumature psicologiche cui l'attore può prestare andamento conferendo una personalità profonda al personaggio ed un'identità più che plausibile. Certo è che l'affiancamento di un attore del calibro di Fabrizi (che pure co-sceneggia) impone a De Curtis la necessità di dare il massimo affinché il suo ruolo non ne sia offuscato. I testi, impostati dagli scritti di Metz, Steno e Gianviti (in seguito collaboratore di Fulci) infondono al girato un risultato quasi eccellente.

  • In quest’opera di Steno, Aldo Fabrizi e Totò raggiungono un equilibrio perfetto di coppia comica, regalandoci uno dei film più memorabili per entrambi. Il film, storia parallela di un evasore fiscale e un finanziere e dei loro figli innamorati contro il volere paterno alla Montecchi e Capuleti (o meglio “Cappelletti e Agnolotti”, come dice Totò), è di quelli che si rivedrebbero cento volte, con scene da antologia (una su tutte: la caccia). Il film non morde, ma solletica lasciando ugualmente il segno.

  • I tempi comici dei due fuoriclasse (Totò e Fabrizi) sono perfetti e i loro scambi verbali tutti da gustare, dal primo all'ultimo: dall'entrata di Fabrizi nel negozio, alla battuta di caccia, al'incidente. E poi c'è anche De Funes (il ragioniere), che se la cava più che dignitosamente (dà sempre dell'ignorante a Totò e lo consiglia male). Ma ciò che eleva questa pellicola rispetto ad altre, che vedono Totò, o entrambi protagonisti, è che i due soliti giovincelli innamorati riempiminuti non infastidiscono più di tanto, comparendo abbastanza poco e lasciando così più spazio ai due fenomeni. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò, a caccia, spara al richiamo cinguettante di Fabrizi, facendolo scoppiare in una nuvoletta di piume. il pandemonio che mettono su all'ospedale.

  • Totò e Fabrizi letteralmente scatenati in questo film di Steno, il primo come commerciante col vizietto dell'evasione fiscale (che strano, in Italia...) ed il secondo come inflessibile maresciallo della GdF. Inevitabile lo scontro... Oltre a scene comiche rimaste memorabili, c'è da dire che il finale della storia non è così banale come ci si aspetterebbe e che il finanziere interpretato da Fabrizi rimane impresso nella memoria per la sua carica di umanità, che affiora quando "qualcuno" gli sottrae la sua preziosa borsa.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'equivoco sulla "buonanima" tra i due protagonisti.

  • Quasi una riproposizione di Guardie e ladri, con Fabrizi sempre nel ruolo dell'uomo d'ordine e Totò in quello dell'artista dell'evasione fiscale, forma di furto che nel nostro paese è sempre stata vista con un atteggiamento fra il complice e il rassegnato. I loro duetti sono talmente spassosi da far perdonare ampiamente la banalità delle vicenduole amorose dei giovinetti di turno e fanno sì che il film risulti piacevole anche all'ennesima replica tv. Una parte del merito va anche riconosciuta a De Funes, disastroso consigliere del tartassato. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena di caccia.

  • Ancor più di Peppino fu Fabrizi ad offrire i migliori assist all'incontenibile estro di Totò: come già si era capito in Guardie e ladri (da cui I tartassati ricalca pedissequamente l'impostazione ideologica), la puntigliosa energia del funzionario si scontra meravigliosamente con la fantasia arrembante del perseguitato abituato a percorrere con sfacciataggine i territori dell'illegalità. Steno spoglia il film dell'acuta analisi sociologica del precedente per potenziarne l'impatto comico: il risultato è meno alto ma straordinario, perché certi duetti (arricchiti dall'impagabile espressività dei due) sono da antologia assoluta della comicità popolare.

  • L'ho rivisto ieri e devo dire che si sente la mano della sceneggiatura; in altre parole, non siamo dalle parti di Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, dove se il soggetto può apparire simile (giovani che si amano, padri in conflitto perenne) il Principe ai danni di Fabrizi si scatena in quella che alla fine è più una farsa; qui siamo nella commedia di costume. Divertenti alcuni duetti (la buonanima, Capuleti e Montecchi, ecc.)

  • Che bel film e che grandi interpreti della commedia, in questo film. Oltre alla collaudata coppia di rivali Aldo Fabrizi/Antonio de Curtis possiamo gustare, infatti, l'ottimo attore francese Louis de Funès nei panni di un ragioniere astuto e calcolatore. Di scene memorabili ce ne sarebbero tante, ma vorrei citare solo quella della battuta di caccia, un tocco di comicità vecchio stile. Un capolavoro che non si discute, ma si ama dalla prima all'ultima sequenza.

  • Memorabile farsa diretta con polso sicuro dall'esperto Steno e interpretata in maniera indimenticabile dai due mattatori della comicità made in Italy. Nei panni del disonesto commerciante pronto a tutto per gabbare le tasse, Totò è esplosivo come al solito e i suoi duetti con il probo Fabrizi sublimi. Per non parlare dell'apporto aggiunto che dà alla pellicola l'allora semisconosciuto (in Italia) Luis De Funes, anch'egli impagabile. Alcune scene, tipo quella della caccia e dello scooter, sono memorabili.

  • Ottima commedia con l'affiatata coppia Totò-Fabrizi: i ruoli sono gli stessi di Guardie e ladri, ma viene dato più spazio alla componente comica, senza mai scadere però nel grottesco. Tantissime le sequenze da ricordare, da quella in ospedale alla battuta di caccia, fino ai maldestri tentativi di Totò di corrompere Fabrizi. Un classico davvero intramontabile, con un buon ritmo agevolato dalla regia di un maestro come Steno. Da non perdere.

  • Pudicamente il titolo (anche quello esteso) fa riferimento alle vittime delle tasse, ma il film parla di evasori benestanti e di agenti della finanza onesti, che non possono permettersi tv e bistecche quotidiane. Il film è un capolavoro, sia per la sceneggiatura che per la formidabile interpretazione del duo Fabrizi-Totò, cui si aggiunge un De Funes con la faccia giusta. Non c'è un attimo di stanca, tanti sono i modi inventati per corrompere il funzionario, fino a un finale rassegnato, dove l'onestà arriva a vincere, esempio per tutti.

  • Certamente una delle migliori commedia del periodo, sia per la qualità registica di Steno che asseconda la trama senza sfoggiare particolari guizzi formali, sia per una sceneggiatura che offre dialoghi di livello e che lascia il giusto spazio all'improvvisazione della straordinaria coppia formata da un eccellente Totò e da un Fabrizi in stato di grazia. La parte giovanilistica, seppur inferiore, non abbassa troppo la qualità dell'insieme. Molte sono le scene memorabili e che hanno segnato la storia del cinema italiano. Bellissimo. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I siparietti Totò-Fabrizi; La battuta di caccia; "Buonanima".

  • Il film parte un po' lento e risaputo; poi la trama cede del tutto il posto alla coppia lasciandosi trascinare dalle improvvisazioni: Totò è la goccia che scava la roccia-Fabrizi sino all'esasperazione che scoppietta in alcune baruffe esilaranti (la caccia, con l'equivoco sul "cane" da sollevare; l'ospedale). Due forze in grado di piegare al proprio centro di gravità comico l'esile sceneggiatura e persino i cognomi dei protagonisti (Pezzella e Topponi). Il calco da Guardie e ladri, però, è sfacciato (e privo dell'umanità dell'originale).

  • L’accertamento fiscale per esplorare il lato creativo dell’italiano medio che cerca di evadere il più possibile. Il dualismo tra un romano integerrimo e un napoletano verace trova linfa nei siparietti dai tempi comici serrati che in più occasioni sanno essere divertenti. La storiella dei ragazzi e un De Funes un filo sopra le righe potevano essere amalgamati meglio, oppure andavano sfruttati di più i familiari per assortire le scene.

  • La coppia Totò/Fabrizi è garanzia di qualità e se dietro la cinepresa c’è un regista abile come Steno con in mano un buon copione il risultato non può che essere eccellente. I tempi sono giusti e nessuno dei due protagonisti deve strafare concedendosi in sipari comici assolutamente irresistibili. Fortuna vuole cha la solita storiella stucchevole e noiosa tra i rispettivi figli abbia poco spazio e serva quel tanto che basta per raccordare le scene tra Totò e Fabrizi. Lo si può rivedere cento volte ridendo ogni volta come fosse la prima. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La puntura all’ospedale.

  • Totò e Fabrizi all'apice della loro esperienza di coppia. Si riprendono, in contesto borghese più leggero, spunti già sfruttati con successo in Guardie e ladri (la guardia umana, anche se non bonaria, e i tentativi del ladro di compiacerlo e raggirarlo); ma se ne anticipano anche le soluzioni farsesche de I giovani d'oggi (i figli fanno tutto per conto loro e nella loro severità di "padri di famiglia" Totò e Fabrizi trovano l'unico momento di reale condivisione). Steno imprime ottimo ritmo a gag da antologia, senza farle apparire scollate. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: A caccia, Fabrizi: -Ma come lei punta senza prima alzare il cane? Totò: -Uh, che sbadato, mi scusi... (solleva il bracchetto) va bene così?

  • Un gioiellino della commedia italiana d'altri tempi, reso grande dalle magistrali interpretazioni dei due protagonisti, Totò e Fabrizi: il primo recita benissimo la parte dell'adulatore e il secondo è essenziale e perfetto nelle vesti del maresciallo tutto d'un pezzo. Il film vive dei divertentissimi botta e risposta tra i due e, a dirla tutta, fa ancora il suo effetto grazie a una tematica (il rapporto onestà/tassazione) a oggi più che attuale. Ottimo! • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il disguido sulla "Buonanima"; La battuta di caccia.

  • L'intento di raccontare in cadenze ironiche e scanzonate un vizio italico serio come quello dell'evasione fiscale (modus operandi attualissimo già all'epoca...) serve a Steno solo da spunto per poter riproporre su grande schermo la stessa magnifica accoppiata di successo del suo precedente Guardie e ladri. Totò e Fabrizi tornano al pieno delle energie nei loro rispettivi ruoli di furbacchione perseguitato ed integerrimo persecutore, coadiuvati per l'occasione da un azzeccagarbugli d'oltralpe del calibro di Louis De Funes. Per tutti gli appassionati un'altra splendida perla di comicità e divertimento garantiti. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La reazione perentoria di Fabrizi al repentino scatto d'ira da parte di un Totò che aveva abbondantemente equivocato...

  • Spiritosa, sarcastica e per certi versi attualissima commedia che si basa sull'accoppiata Totò- Fabrizi, che fa scintille aiutata da un ottimo Louis De Funes (qui in trasferta italiana). Ci sono anche momenti più seri nel finale e sullo sfondo una storia d'amore tra i figli dei protagonisti. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò costretto a fare forti sconti sull'abbigliamento del suo negozio.

  • Gradevole commedia che sarebbe interessante vedere sceneggiata e girata oggi, con la partecipazione di De Funes nei panni di un consulente fiscale trappolone. Diverse scene furono girate per la versione francese e in quella italiana non compaiono. Film senza pretese destinato a un pubblico cui poco bastava per divertirsi. Buono.

  • Indubbiamente uno dei Totò più divertenti, almeno la prima volta che lo si vede. Il Principe è affiancato da un grande Fabrizi e da un De Funés apparentemente a suo perfetto agio. Alcune sequenze sono ormai da antologia. Tuttavia va rimarcato, ad onor del vero, che se rivisto troppe volte, poi stufa e non diverte quasi più. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò "nostalgico" ("ai tempi della buonanima..."); Totò cacciatore imbranato; il dialogo con Lella Fabrizi ("ci vorrebbe un ago da materassaia!").

  • Il duo Fabrizi-Totò al suo meglio; ripetendo l'esperimento di Guardie e ladri ma ambientandolo nello scottante e sempre attuale mondo delle tasse. Da un lato uno è incorruttibile e serissimo, l'altro farebbe di tutto per non beccarsi multe: il risultato è esilarante. Ovviamente poi ci si metterà di mezzo una storia romantica a riappacificare la situazione. Steno dirige con mano sicura una coppia comica collaudata, la sceneggiatura è chiaramente risicata come spesso per la commedia dell'epoca. Da vedere.

  • Fabrizi guardia (tributaria) e Totò ladro (fiscale): Steno prova a riformare una delle coppie comiche meglio assortite del cinema italiano, questa volta senza Monicelli. I due protagonisti erano molto amici anche nella vita e la loro intesa era così perfetta che gli bastava un nulla per tirar fuori una gag dagli effetti devastanti. Siamo di fronte a una delle pagine più elevate della Commedia all'italiana in cui tutto gira come deve, grazie soprattutto a una sceneggiatura scritta con punta fine e un cast molto valido. Immenso e taumaturgico! • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "A lei le interessa l'accertamento più della mia gamba?" (Fabrizi) "Sa com'è, la gamba è sua, l'accertamento è mio" (Totò): l'Italia in una frase.

  • Dopo il grande successo di Guardie e ladri, Totò e Fabrizi tornano a lavorare insieme in una commedia dai toni più moderati e senz'altro più divertenti. Se nel primo film c'era un retrogusto amaro, qui le situazioni sono del tutto comiche, in bilico tra macchietta e denuncia sociale che i due grandi attori interpretano con perfetta sintonia e affiatamento. Il tema dei propri figli che si innamorano e che sarà da motore per un loro avvicinamento tornerà con maggior ilarità nel successivo Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi. Cult • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena della caccia; La scena dell'ospedale.

  • Steno, Totò e Fabrizi al loro meglio. Questo potrebbe passare per un film comico ma lo spettacolo si apparenta di più con la commedia di caratteri. Tutto il film è basato sullo scontro, che produce continue scintille, tra un integerrimo maresciallo delle finanze (Fabrizi) e un facoltoso commerciante di tessuti sospettato di evasione fiscale (Totò). Lo spasso del film è nel continuo rilancio di Totò per aumentare la puntata al fine di far soccombere il burbero ma onesto maresciallo di fronte ad una sostanziosa “mazzetta”. Comicità scoppiettante.

  • In questa pellicola si raggiunge uno dei più alti livelli di comicità tra Fabrizi e Totò. Gag esilaranti e divertentissime, che rientrano nell'antologia dei due comici. La trama non è di per sé gran cosa, ma i due maestri della risata sanno dare a tutto il film un elevato valore aggiunto. Divertente e senza cali di humor sino alla fine.

  • Divertente commedia in cui Totò e Fabrizi prendono in giro il tipico evasore fiscale (in questo caso un negoziante) che per cavarsela cerca escamotage di ogni genere. Sano umorismo di altri tempi, di quando la satira non aveva bisogno di volgarità. Semplice ma efficace.

  • Sulla scia di Guardie e ladri, stavolta la pellicola offre a Totò più spazio e i duelli verbali (e non solo) con Fabrizi si moltiplicano, mostrando il grande affiatamento tra i due. A differenza del precedente incontro, qui siamo dalle parti della commedia più esilarante, cosa che permette al Principe di scatenarsi più liberamente. Ottima anche la prova di De Funes, perfetto nel ruolo del consulente disonesto. Simpatico cameo per la mitica Sora Lella. Si ride molto, grazie anche ad un tema che probabilmente sarà sempre efficace. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che improvvisa "Giovinezza" credendo di compiacere Fabrizi; Il dialogo col sacerdote in cui Totò specifica che "Ha votato..!"; I due a caccia.

  • Storia ben congegnata per una coppia d'assi più De Funés, che ci sta benissimo (anche se la sua recitazione è lontana da quella degli altri due). La storia è moralistica, secondo un codice non scritto e prende di mira il malcostume dell'evasione fiscale, a quei tempi non ancora debellata.

  • C'é poco da dire: Aldo Fabrizi è stato l'unico attore in grado di tenere testa alla incontenibile verve comica di Totò. E "I tartassati" è forse il film in cui meglio si esprime la felicità di questa unione artistica, fondata su di una affinità straordinaria e su di un tempismo comico che nei comici contemporanei è desolantemente sconosciuto. La regia di Steno è come d'abitudine incolore e monocorde, ma il lavoro di cast e sceneggiatori è prodigioso: il risultato è scoppiettante e travolgente, con sketch diventati a ragione leggendari. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Topponi (Fabrizi): "Io dicevo una quindicina... di milioni" Pezzella (Totò): "Ma mi faccia il piacere! Ma dove siamo, nel Congobelga o altrooove, eh?".

  • I due protagonisti riescono a recitare fianco a fianco regalandoci momenti di grande cinema. "I tartassati" è da ritenersi uno dei migliori film della coppia comica e, benchè siano trascorsi 53 anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, conserva ancora tutta la freschezza tipica di ogni buon film, risultando peraltro, visto l'argomento, ancora oggi di grande attualità. • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il cavalier Pezzella (Totò) rivolto alla figlia: "Sentitela... la fidanzata della tributaria".

I DIALOGHI

Maresciallo Topponi: Questo mi fa pensare all'epoca della buonanima...
Cavalier Pezzella: [Cercando di dimostrarsi delle stesse idee politiche del maresciallo] Ah! Cosa ha detto! Mi ha toccato sul debole... "l'epoca della buonanima". Quelli sì che erano tempi, caro maresciallo! E non tornano più, eh ? Ah no, non tornano più!
Maresciallo Topponi: Quali tempi, scusi?
Cavalier Pezzella: Come quali tempi? Quei tempi lì! Adesso siamo... ma dico siamo uomini o siamo bambini? Abbia pazienza... I tempi che [imitando Benito Mussolini] "italiani"! Eh, Bardi ?
Maresciallo Topponi: Vuole spiegarsi meglio, per cortesia?
Cavalier Pezzella: E come non mi sono spiegato?
Maresciallo Topponi: Lei non ha afferrato.
Cavalier Pezzella: [sulla melodia di "Giovinezza"] Maresciallo, maresciallo...
Maresciallo Topponi: Guardi lei...
Cavalier Pezzella: ...ho afferrato, la la lala!
Maresciallo Topponi: [portandosi un fazzoletto agli occhi] ...lei non ha afferrato.
Cavalier Pezzella: Vabè, non si commuova, su...
Maresciallo Topponi: No, che è? È un po' di congiuntivite.
Cavalier Pezzella: Nostalgico, nostalgico! Me la chiama congiuntivite per tergi e versare!
Maresciallo Topponi: Lei non ha capito.
Cavalier Pezzella: Ho capito benissimo: io la penso come lei, e anche Bardi se non mi sbaglio. A noi, Bardone!
Maresciallo Topponi: Come la pensa lei?
Cavalier Pezzella: Come la pensa lei.
Maresciallo Topponi: Ma io non la penso come lei.
Cavalier Pezzella: E come la pensa allora, scusi? Allora ha cambiato idea?
Maresciallo Topponi: E daje... se mi fa finire, io dicevo: all'epoca della buonanima di mia nonna.
Cavalier Pezzella: Aaaaah... ma allora lei è anti, come me! Io sono anti.
Maresciallo Topponi: Lei prima non ha detto che era anti. Ha detto che era pro.
Cavalier Pezzella: Ho detto pro?
Maresciallo Topponi: Eh già.
Cavalier Pezzella: Mi sarà scappato un pro, ma io sono anti, mi guardi bene, maresciallo, dico stiamo qui...
Maresciallo Topponi: Ma non ha importanza.
Cavalier Pezzella: ...a sottilizzare le parole ! Mi sarà scappato e non me ne sono accorto, abbia pazienza. E poi che diavolo: siamo tutti italiani! Siamo italiani! Abbiamo fatto la guerra! Maresciallo mio! [sulla melodia del brano omonimo] Tuppe-tuppe-marescià! Ta-ta-ta-ta-ta-taà!


Le incongruenze

  1. Mentre alle cinque di mattina Aldo Frbrizi si prepara in cucina per andare a caccia, la posizione degli oggetti sul tavolo cambia: in particolare la pompetta dell'olio vicino ai proiettili sparisce all'improvviso e gli occhiali che prima erano poggiati con le lenti sul tavolo e una delle stanghette in alto, al cambio di inquadratura sono coricati con ambo le stanghette aderenti al tavolo.
  2. Mentre Aldo Fabrizi pulisce il fucile gli parte accidentalmente un colpo. Il fucile e' orientato verso il vetro di una finestra ma lo sparo non provoca alcun danno.
  3. All'inizio del film Totò da il resto ad una signora e le dice: "Lei potrebbe vincere una vespa, controlli, signora, cotrolli!" ma si nota benissimo che il doppiaggio è completamente sballato e sconquassato perchè dal labiale di Totò si capisce che le parole non sono quelle.
  4. Durante il viaggio sul sidecar del maresciallo Topponi (Fabrizi), il cavalier Pezzella (Totò) non ha più con sé il suo fucile.
  5. Il fratello del maresciallo Topponi sferra un pugno al figlio del cav. Pezzella colpendolo sul lato destro del viso ma quando questi si reca nel negozio dove lavora la figlia di Toponi ha una vistosa medicazione sul lato sinistro del viso
  6. Totò parla a suo figlio che ha scoperto l'inghippo della valigia con gli accertamenti: La scena è in presa diretta, ma improvvisamente il sonoro cambia, la voce è sempre quella di Totò ma si nota che c'è stata una sovrapposizione della sua voce stessa al doppiaggio, evidentemente per correggere eventuali allusioni alla politica
  7. Nel finale totò prima di firmare il verbale dice che non può perche' si e rotto l'arto inferiore destro. Ma lui si e rotto il braccio quindi superiore destro
  8. Quando la parente del maresciallo va a fare acquisti nel negozio del cavalier Pezzella avendo ricevuto un volantino con lo sconto del 75%, il maresciallo dice che la signora è la moglie del cugino, quindi un altro Topponi. Quando Laura (figlia del maresciallo) va a bussare proprio a casa di questi si legge sulla targa della porta M.Topponi. Ma dopo la zia chiama il marito Ernesto, quindi sulla porta dovrebbe esserci scritto E.Topponi.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1959-Tartassati 01  
  La casa del maresciallo Topponi (Fabrizi) è in via Portico d'ottavia a Roma: sta di fronte alla sinagoga. Qui Totò sta aspettando il maresciallo Fabrizi per riconsegnargli la borsa rubata in precedenza
   
  Qui la vediamo meglio la casa di notte, quando il maresciallo esce per andare a caccia
   
  Il negozio "confezioni Pezzella" del Cavalier Pezzella non è in Via Aurelia come si dice nel film ma in via Porta Cavalleggeri. Qui siamo di fronte, sta arrivando il maresciallo Fabrizi per il controllo
   
  Ecco il negozio del Cavalier Pezzella (Totò) visto in controcampo.
   
  Oggi al posto del negozio di tessuti c'è una gelateria (la gelateria c'è solo da qualche anno. Prima c'era realmente un negozio di vestiti e tessuti, poi ridimensionato). Il civico esatto è fortunatamente visibile anche nel film (altrimenti le porte del palazzo sembran tutte uguali). Probabilmente molte scene, specie negli uffici dove discutono Fabrizi e Totò, sono state girate in studio, ma per me molte scene sono state girate lì, nel vero negozio di tessuti. Perchè altrimenti far vedere Fabrizi dall'interno quando entra? Perché ricostruire la vetrina, il manichino esterno... è vero che la gelateria è molto più piccola di quanto si vede nel film, ma a vedere quando entrano sia Fabrizi che, in seguito, la figlia, sembra proprio lì...
   
  L'ufficio delle tasse dove lavora Topponi (Fabrizi) è in realtà l'anagrafe di Roma e sede del Municipio I in via Petroselli a Roma
   
  L'ospedale dove vengono portati Topponi (Fabrizi) e Pezzella (Totò) malridotti di ritorno dalla partita di caccia (con incidente stradale in sidecar) è l'ospedale San Giovanni in via Amba Aradam a Roma
   
  Il ponte dove Topponi (Fabrizi), disperato per aver perso la borsa coi documenti, incontra nel finale un ubriaco, è il Ponte Sisto a Roma, prima dei restauri.
   
  Il negozio di articoli religiosi dove lavora la figlia di Topponi (Fabrizi) e dove il figlio di Pezzella (Totò) va a trovarla (comprandole un cero) è in Piazza della Chiesa Nuova a Roma. Il negozio era quello che vedete indicato con la lettera C.
   
  Anche il palazzo che sta di fronte ci conferma l'esattezza della location
   

La casa del fratello di Topponi (Fabrizi), dove Totò fa spedire un televisore in regalo credendo di aver individuato la casa del vero Topponi (in realtà il commercialista aveva seguito la figlia di Topponi e vedendola entrare lì aveva concluso che fosse la casa del Topponi che cercava) è in piazza Navona 93 a Roma ed è la stessa di Giovanni Doria (Clift) in Stazione Termini

   
  Il bar dove Topponi (Fabrizi) "perderà" la borsa coi documenti grazie a un'abile stratagemma del commercialista (De Funes) di Pezzella (Totò) è un bar sito in Via di Priscilla 93 a Roma, lo stesso che venne utilizzato in Il segno di Venere. Qui vediamo come siano gli stessi i palazzi sullo sfondo
  Qui da più lontano, per vedere meglio i palazzi in fondo
 
 
Ecco come si presenta oggi

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983