SIGNORI SI NASCE

Inizio riprese: gennaio 1960 - Autorizzazione censura e distribuzione: 5 aprile 1960 - Incasso lire 359.918.000 - Spettatori 2.100.730


Detti & contraddetti

La vita... è una cambiale.


Cara, ti vergogni di me perché sei vestita? lo sono in maniche di mutande.


Signori si nasce e, modestamente, io lo nacqui.


Signori si nasce, ma cretini come te si muore!


Lei non ha morti nell'Aldilà? Abbia fede, abbia fede.


Le corna, altrimenti dette cofecchie: moglie e marito si cofecchiano in continuazione.


I domestici sono nemici pagati. Io il mio non lo pago per non offenderlo.


Allora? Ce l'ho il fascino della grande amatrice?
Eccome! Sei bellissima, affascinante, conturbante, e, se mi è consentito, adiacente...


Un'educanda che dice le parolacce è una maleducanda.


Ti sei mai fatto fare la radioscopia? Tu in testa hai solo fuliggine, nebbia...


Ragazzi, mi permetto di notare che siete una mappata di mozzarelle.


Se fossi nato disgraziato non avrei bisogno della governante. Perché sono nato professore? Abbasso le governanti! Sempre con gli occhi addosso come le civette.


Era una donna meravigliosa, con gli occhi verdi, i capelli rossi, l'abito azzurro e le scarpe gialle. Volete sapere come è andata a finire? In bianco.


Mi volevo impiccare, ma senza corda.


Cave canem, cave canem, in hoc signo vinces, est est est, mah.


Lo sapete perché noi bavoni siamo bvavi a giocave a biliavdo? Pevché abbiamo dimestichezza con le palle!!! ... Buona questa, peccato che l'ho sciupata così.


Zazà: Lei ha qualche congiunto nell'aldilà?
Carabiniere:...ee sì...
Zazà: Allora pregherò per i suoi morti... [poi, rivolto a Bernasconi] E lei... lei ce n'ha morti lei?, ce n'ha morti?"
Bernasconi: Veramente no...
Zazà: Abbia fede figliuolo, abbia fede! Li avrà!


Patrizia: Allora? Ti piaccio?
Zazà: Perbacco, se mi piaci! Sei affascinante, sei conturbante, e, oserei dire, se mi è permesso, adiacente!


Ottone Degli Ulivi

Scheda film

Titolo originale Signori si nasce
Paese Italia - Anno 1960 - Durata 96’ - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Dino Falconi e Luigi Motta - Sceneggiatura Castellano e Pipolo, Edoardo Anton - Produttore Isidoro Broggi, Renato Libassi - Casa diproduzione Manenti Film - Fotografia Alvaro Mancori - Musiche Gianni Ferrio 


Totò: Ottone degli Ulivi detto Zazà - Peppino De Filippo: Pio degli Ulivi - Delia Scala: Patrizia, la soubrette - Riccardo Garrone: Enzo, il suo fidanzato - Carlo Croccolo: Battista Signori - Lidia Martora: Maria Luisa - Angela Luce: Fedele - Luigi Pavese: cavalier Bernasconi - Liana Orfei: Titì Monteur - Nando Angelini: il tenore - Nico Pepe: Binotti l'impresario - Dori Dorika: Adelina Maniglia - Nino Milano: il cameriere - Ughetto Bertucci: il portiere del teatro - Aldo Pini: il costumista teatrale - Piero Pastore: un operaio teatrale - Salvo Libassi: il monsignore - Renato Malavasi: il sacerdote che prova l'abito - Gino Buzzanca: il maresciallo dei carabinieri - Vera Nandi: la moglie di Battista - Leopoldo Valentini: il secondino del carcere - Edy Biagetti: il portiere della pensione - Walter Grant: il colonnello del circolo - Mario Meniconi: il fioraio - Attilio Torelli: il socio del circolo

Soggetto, Critica & Curiosità

1960-signori-si-nasceSoggetto

Il barone Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà (Totò) , nonostante la sua nobile discendenza, è sempre al verde, a causa di una vita dissoluta passata dietro le quinte dei teatri a corteggiare le soubrettes. Nonostante l'indigenza economica, l'uomo continua a intrattenere una vita da nobile, vivendo in un albergo e servito dal fedele (e mai pagato) Battista (Carlo Croccolo). Incalzato da un creditore insoluto, tale Bernasconi (Luigi Pavese), viene denunciato perché ha falsificato la garanzia su una cambiale in scadenza e ovviamente scoperta. Messo alle strette, Zazà decide con riluttanza di accettare il consiglio di Battista, ossia chiedere un prestito al fratello Pio Degli Ulivi (Peppino De Filippo), titolare di una sartoria frequentata principalmente da prelati e suore. Tra i due fratelli non corre buon sangue a causa dello stile di vita di Zazà, ritenuto immorale da Pio, uomo timorato di Dio, dedito al lavoro ed alla carità. Presentatosi a casa del fratello, Zazà viene scacciato e, per dispetto, fa credere al fratello di volersi suicidare. Rientrato in casa, riceve l'inaspettata visita della bella e spregiudicata soubrette Patrizia (Delia Scala) , che finge di sedurlo allo scopo di dimostrargli il suo talento recitativo e quindi chiederli di farle ottenere la parte in una Rivista. Zazà spiega alla ragazza che lo spettacolo era stato abbandonato dal produttore ma, nel mezzo della discussione, arriva Pio, spaventato dalle minacce suicide del fratello. Per spillare quattrini a Pio per la cambiale e per rilevare la Rivista, Zazà decide di far credere al fratello che Patrizia è sua figlia. Valutata la situazione, Pio decide di invitare fratello, presunta nipote e presunto fidanzato di Patrizia (ossia Battista) a casa sua. Durante la permanenza a casa del fratello, Zazà si traveste da sacerdote per ingannare Bernasconi facendogli credere di essere fratello gemello del vero debitore per ottenere un rinvio del pagamento. Successivamente nascono una serie di equivoci, durante i quali Pio si convice a torto di essere padre di Patrizia ed arriva a travestirsi da sacerdote, venendo smascherato e abbandonato dai suoi clienti. Alla fine, Zazà riuscirà a sanare la cambiale e costringerà il fratello a finanziare lo spettacolo teatrale, con Patrizia finalmente primadonna.

Critica e curiosità

Il film è stato girato tra gennaio e febbraio del 1960, titolo provvisorio "Paparino" dalla commedia di Dino Falconi del 1948 da cui è tratta la sceneggiatura del film. Per una volta la DDL, che coproduce con la Manenti Film, mette sul tavolo un budget e una cura degni di nota. Del cast fanno parte Lidia Martora, che nella vita è moglie di Peppino De Filippo, una giovane Delia Scala (Patrizia) scritturata in seguito al grande successo televisivo della trasmissione Canzonissima e Angela Luce (la cameriera) allora giovanissima: la scena delle condoglianze in cui Totò le bacia entrambe i seni fu un'improvvisazione dello stesso Totò (come conferma la stessa Angela Luce, più in basso nella sezione "documenti") che colse di sorpresa la giovane attrice che non se l'aspettava e che a stento riuscì a trattenere le risa, la scena venne talmente bene che non fu rifatta.
"Angela è talmente bella - disse - che mi è venuto naturale, spontaneo".
Uno dei tre membri della commissione di censura non concede il nulla osta alla scena in cui Totò e Peppino si travestono da monsignori, ma in fase di consiglio si decide a maggioranza di lasciare la scena così com'è.

Totò, che si rifa apertamente al barone Peletti di 47 morto che parla, appare ingrassato e offuscato solo se lo si confronta con il se stesso di dieci anni prima: Signori si nasce è la prova definitiva della sua immarcescibile capacità di reinventarsi e ridefinirsi, di adattare la sua comicità ai limiti di un fisico non più adatto alle contorsioni e ai burattinismi ma sempre più abile a inventare e improvvisare.
Il film è stato girato in Campania e prescisamente presso il centro di Grottaminarda in provincia di Avellino dove nel centro sorge la Piazza Intitolata al principe della risata e dove è possibile ammirare il bassorilievo dello stesso scolpito sulle pareti della scalinata della piazza stessa.


I documenti

704

Ho passato due mesi di lavorazione stupenda con un uomo eccezionale, Totò era un uomo molto serio, molto galante, una galanteria diversa da quella di Eduardo, che era interessata, mentre la sua era una galanteria proprio da signore. Io ero un fiorellino, a quell'età tutti lo si è, ed ero sempre in guépière. Mi guardava, per quel poco che vedeva, ma era piacevole essere guardata così, perché c'era pulizia nel suo sguardo. Seppi che era anche venuto a teatro riuscendo a intravedere il mio personaggio non ricordo se in Giove in doppiopetto o in quale altro spettacolo. E allora durante la lavorazione del film gli chiesi una foto per ricordo, per tenerla fra quella di Charlot e le altre che mi accompagnano. Me la diede e ci scrisse sopra: "Che peccato, facevo il mestiere per cui lei è nata, mi sarebbe tanto piaciuto lavorare con lei anche sul palcoscenico". La conservo ancora.

Delia Scala


Angela Luce 01 logo

Io facevo una cafoncella, una contadinotta per la prima volta in città, che era venuta a servizio. 'Allora Angela, proviamo’, mi dice Totò. ‘Tu fai ‘Condoglianze signò e fai un inchino’. Il regista: 'Allora, giriamo? Giriamo!’. Totò arriva e fa una scena madre, io guardo tutti, mi compenetro nella situazione e partecipo al dolore facendogli le condoglianze: ‘Condoglianze signò'. Avevo un abito, una carnicina con un bustino molto aderente, la gonna molto svasata, proprio tipo contadinotta e un decolleté bellissimo, avevo diciannove anni! Lui mi guarda: 'Condoglianze pur’a ’tte, figlia mia'. Metto in avanti il viso convinta che mi dia un bacio sulle guance, lui m’acchiappa e smack!, un bacio su una mammella e un bacio sull’altra mammella! Io resto cosi una frazione di secondo, stavo letteralmente schiattando: avevo voglia di ridere, ero imbarazzata, non sapevo manco io cosa fare ma non potevo mica sospendere la scena, guai!, dovevo andare avanti. Finisce la scena, tutti quanti a ridere, ad applaudire. E lui ridacchiava tutto, perché sapeva che mi aveva messo in imbarazzo...

Angela Luce


4 febbraio 1969 - Caleidoscopio Ciack - Sul set di Signori si nasce


Un puttino una colonna, una colonna un puttino...

Una delle scene più famose di Signori si nasce è senz'altro quella dove il barone Zazà, vestito a lutto per la scomparsa (fasulla) della mamma di sua figlia (fasulla anch'essa), cerca di estorcere denaro al fratello per la costruzione di una tomba di famiglia.
In effetti non si tratta di una semplice tomba! Il progetto, che deve costare parecchio per consentirgli di spillare molti soldi a Pio, prevede un'immensa costruzione di stampo faraonico, con tanto di piazza, scalinata con 70 scalini, ascensore, piscina, archi di trionfo e un colonnato, per l'appunto, costituito da una successione di "una colonna, un puttino, un puttino una colonna, e nel mezzo... ".

Totò sboccato

In Signori si nasce vi è una delle rarissime scene, forse probabilmente l'unica, in cui Totò si lascia andare ad un'espressione volgare. E' il momento della cena; il cameriere Carlo Croccolo sbatte con maleducazione e indisponenza nel piatto del barone Zazà una fetta di mortadella. Il gesto è talmente irriguardoso che Totò, facendo finta di volergli tirare indietro il piatto, sbotta in un clamoroso "Mo' t'o' chiav'n faccia! ".
Molto probabilmente la battuta non faceva parte del copione di Signori si nasce, ma l'uomo Totò dovette rimanere impressionato dall'eccessiva veemenza dell'attore Carlo Croccolo e, in un baleno, decise di punirlo con una battutaccia.

Corsi e ricorsi...

Totò e Angela Luce 
Nel film, nella parte della cameriera dei coniugi degli Ulivi, recita una giovanissima e prosperosa Angela Luce. 
Totò le riserva lo stesso trattamento (due baci un po' particolari...) che qualche anno prima aveva già riservato alla anch'essa giovanissima e prosperosa Sofia Loren in Miseria e Nobiltà.

Totò e Luigi Pavese

Nel film Luigi Pavese interpreta la parte di Bernasconi, un creditore di Totò. Evidentemente Pavese era molto bravo in questo tipo di caratterizzazione, in quanto interpreta la stessa parte del creditore anche in La cambiale e in Totòtruffa 62 (in quest'ultimo film è il padrone di casa di Totò e Nino Taranto).

Totò e le ballerine

Totò doveva amare molto il mondo del ballo e le ballerine...
Anche in Signori si nasce si può apprezzare questa sua simpatia; alcune scene ricordano molto altri due film: Totò, Peppino e la malafemmina e Totò, Peppino e i fuorilegge.

Totò e il menù

Come in Miseria e Nobiltà, nella famosissima scena del Paltò di Napoleone, anche qui Totò, nel pieno dell'indigenza, "detta" il menù della cena, questa volta a Carlo Croccolo: caviale, salmone, uova, pollo, patate fritte, formaggio, etc...

Signori si nasce e io, modestamente, lo nacqui!

Eccola qui l'ennesima battuta, l'ennesima frase di Totò divenuta celebre e di uso comune: "Signori si nasce e io, modestamente, lo nacqui!" (per la precisione, la frase esatta è "Signore si nasce ed io lo nacqui, modestamente!"). Totò conferisce una sua precisa caratterizzazione al personaggio del barone: andatura dinoccolata (già l'avevamo potuta apprezzare in un altro personaggio, in Totò a colori, in una scena ambientata a Capri), parlare "raffinato" con la "r" moscia. Il parlato stesso poi si impreziosisce con la ripetizione voluta di piccole frasi e per il ricorso frequente ad alcune battute, sempre le stesse; ricordiamo, tra queste, "ti avevo messo su un piedistallo" per comunicare ad una persona che lo aveva deluso e "peccato che l'ho sprecata" pronunciata sempre dopo una battuta o una barzelletta. Questo personaggio verrà poi "copiato" anni dopo da un ottimo attore, Enrico Montesano.
Ma la frase più famosa del barone Zazà è senza dubbio "Io sono un signore e signori si nasce ed io, modestamente, lo nacqui!". La frase è proposta dal Barone quando viene cacciato dal Circolo, di cui faceva parte, per morosità; con queste parole il Barone vorrebbe far intendere che lui è un nobile mentre gli altri soci no, e pertanto è lui a voler andar via da quel consesso che non lo merita e non viceversa.


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Celebre Totò&Peppino, giustamente definito “farsa” sin dai titoli di testa. Comunque non all’altezza della fama e della nota, bellissima frase di Totò (vedi sotto), ma talora assai divertente, anche perché i due sono in gran forma e specialmente Carlo Croccolo è loro degna spalla. Delia Scala affascinante. A un certo punto Totò dice pure di aver fatto, insieme a un altro, “tre anni di seminario a Cuneo”.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Scelta forse banale, ma inevitabile. “Signori si nasce… e io lo nacqui, modestamente”.

  • Film totalmente "giocato" sulle schermaglie tra i due fratelli, uno onesto lavoratore, l'altro furbastro che vive di espedienti: benché dotato di momenti divertenti (ed alcune battute rimaste nella storia), non può dirsi molto riuscito, a causa di una sceneggiatura un po' anonima ed anche una certa stanchezza degli attori, non brillantissimi come in altre occasioni.

  • Una delle pellicole più curate da un punto di vista narrativo: Totò, nei panni del compassionevole Zazà (Ottone Degli Ulivi) infonde un profilo convincente al suo idealistico personaggio, che di espedienti tira avanti e che cerca di sfruttare, economicamente, il più concreto fratello (Peppino De Filippo). Nonostante sia pellicola più curata e più ricca di "valori", a livello popolare passa in secondo piano rispetto a titoli più banali ma senz'altro di contenuto più esilarante.

  • Scioperato scroccone donnaiolo firma cambiali col nome del fratello, che invece è ricco e onesto lavoratore; seguono equivoci a ruota. Farsa molto modesta, con i soliti Totò e Peppino a tirare le fila e garantire il divertimento. Alcuni momenti proverbiali, alcuni momenti curiosi (le prove in teatro), una giovane e promettente Delia Scala, per il resto niente di memorabile. Musica fastidiosamente insistente.

  • La battuta più famosa la dice Totò: "Signori si nasce e io lo nacqui, modestamente". Detto questo, il film non è completamente riuscito, nonostante Totò (il nobile Zazà) si dia da fare per dare un po' di colore a una sceneggiatura piuttosto grigia, anche se il suo personaggio è più macchiettistico del solito (quasi eccessivo). Bello il suo rapporto col maggiordomo (lo tratta male e gli fa pagare tutto). Divertente la scena al circolo (la puntata, la palla in testa, il sigaro), oltre a un paio di scambi con Peppino (il fratello sarto). Non male.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò al circolo: "Ma che bella battuta che ho fatto". Dopodichè, guarda il suo interlocutore e aggiunge: "Peccato che l'ho sprecata così".

  • Simpatica commedia-farsa che mette in scena lo scontro tra due fratelli che non potrebbero essere più diversi. Come sempre in queste occasioni la pellicola si regge soprattutto sulla verve del duo Totò-De Filippo anche se qui c'è pure la gustosa presenza di Carlo Croccolo, di Garrone e di Delia Scala. Molte le risate, i momenti e le battute (tra cui una mitica e proverbiale che dà il titolo al film) riuscite ma alla fine si sente che manca qualcosa per farlo entrare nel novero dei migliori del principe della risata.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La madre di mia figlia è morta due giorni prima che nascesse la bambina; Croccolo "serve", oggi diremmo impiatta, la mortadella a Totò. .

  • Sceneggiatura più curata che in altre occasioni similiari per questo confronto fra due fratelli, il primo sarto ecclesiastico, pio e parsimonioso, l'altro sfaccendato, amante delle belle donne e perennemente in bolletta. Però, nonostante i vari aspetti positivi (alcune battute proverbiali, Carlo Croccolo spalla eccellente nel ruolo del domestico mal pagato) affiora pure una certa stanchezza nel confronto fra Peppino e Totò, forse troppo imbrigliati nelle maglie della farsa per poter dare libero sfogo alle loro doti migliori.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La descrizione della tomba faraonica per la presunta moglie defunta.

  • Grande film di Totò e Peppino; entrambi in splendida forma regalano alcuni fra i duetti migliori della loro carriera, per una volta anche aiutati della sceneggiatura, che riesce nell'intento di ricreare la farsa in ambito cinematografico. Puntuale e svelta la regia del fido Mattoli, ottimo il cast di contorno in cui spiccano personaggi come Delia Scala, Croccolo, Riccardo Garrone. Azzeccata anche la colonna sonora, da non perdere.

  • Una continua girandola di battute e situazioni "pericolose" che il nobile Zazà riesce sempre e comunque a sbrogliare. Totò è fantastico nei panni dello spiantato, ma pieno di savoir vivre, Ottone degli Ulivi (Zazà) e spara una battuta dietro l'altra con una parlata dall'accento classico dei nobili gagà di un certo meridione. Peppino, sempre vittima, lo segue con la solita bravura. Girato in un bel b/n con i tempi giusti e teatrali della farsa. Bravi anche i comprimari con le belle Delia Scala, Moira Orfei (e Carlo Croccolo mangia baccalà).

  • Mattoli è probabilmente il regista che ha diretto più volte Totò. Non è quindi un caso se le migliori maschere del Principe De Curtis passano proprio per le sue mani. E quella del barone Ottone degli Ulivi, insieme al finto Principe di Casador di Miseria e nobiltà, sono sicuramente le più riuscite nell'immensa filomografia di Totò. Anche qui le battute memorabili si sprecano e quel parlare da gagà napoletano rimarrà impresso per sempre nella storia della cinematografia. E, udite udite, questa volta c'è persino una sceneggiatura che non demerita.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che illustra il mausoleo funebre al fratello: "Il muro del pianto, il muro del pianto".

  • Contrapposizione tra due fratelli diametralmente opposti di carattere: l’estroverso e il parsimonioso. Prima parte basata sulla parlantina di Totò e il suo fare elegante (ma senza un soldo in tasca) che diverte anche grazie a battute memorabili. I seguenti giochi delle parti che sfruttano la Scala come finta figlia invece risultano abbastanza forzati, negli sviluppi. Buona prova anche di Croccolo e del geloso Garrone. Classico bailamme finale.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: “Domani ti pago”; La maleducanda; “Peccato che l’hai sciupata”; “Modestamente lo nacqui”.

  • È una testimonianza delle doti di Totò attore, che non si limitano a una battuta divertente ma che sono evidenti a tutto tondo nel personaggio del barone Ottone Degli Ulivi. Croccolo è una spalla degnissima, capace di fornire lo slancio per tanti momenti di puro divertimento. Non tutto riesce alla perfezione; il personaggio di Garrone è alquanto banale e fastidioso, ma nel complesso il film funziona.

  • Il principe della risata (nonché di Bisanzio e di Costantinopoli, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero) a cui furono riconosciuti tanti cognomi e titoli da rendere il suo passaporto corposo come un volume enciclopedico, non rinnega lo scugnizzo illegittimo del rione Sanità: Zazà, nobile spiantato, donnaiolo, istrionico, snob e spiritoso fuori posto, resta una maschera indimenticabile e molti sono gli attori che se ne ricorderanno; e il film ruota tutto attorno a lui, relegando il bigotto Peppino accanto alle altre (valide) spalle.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La battuta del titolo.

  • Totò e Peppino offrono una commedia spassosa e caotica: l’intreccio di menzogne e inganni in cui ognuno dei due fratelli sembra avere qualcosa da nascondere arriva a un apocalittico finale dal quale usciranno “liberati”, liberi soprattutto di poter continuare a litigare. Classica pellicola del duo in cui la trama è solo un esile pretesto per le continue gag. Leggero.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Signori si nasce, e io modestamente, lo nacqui; Il progetto della tomba!

  • Farsa di Mattoli orchestrata su un soggetto classico del teatro di rivista, che trova la sua ragione di essere solo nella splendida prestazione dei due protagonisti, coadiuvati da validi caratteristi come Garrone, Pavese e il solito Croccolo qui particolarmente in forma. Alcuni scambi di battute sono fulminanti ed è difficile non ridere, ma nel complesso la mancanza di idee ne fa un prodotto minore della filmografia di Totò e Peppino. Decorativo il cast femminile. Un classico del nostro cinema comico che si rivede sempre con piacere.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Bona, bona questa, peccato che l'ho sprecata così"; I soliti tre anni di militare a Cuneo che per Totò finto prete diventano tre anni di seminario.

  • Un film dove Totò interpreta il Barone Ottone Degli Ulivi che è l’esatto contrario del Barone Antonio Peletti protagonista di 47 morto che parla. Due film dove il protagonista assoluto è il “denaro”; lì perché patologicamente risparmiato, qui perché dissipato con assoluta amoralità. Totò è il personaggio principale di una società aristocratica di primo novecento parassita e dedita solo al gioco e agli amplessi passeggeri con soubrette leggere e caramellose. Travolgente la recitazione farsesca di Totò.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il contrasto totale tra Totò e il fratello conservatore Peppino, sarto provetto di solida estrazione borghese, è il sale che insaporisce tutto il film.

  • Sicuramente da rivalutare, con un Totò in forma strepitosa ed un Peppino che tiene tranquillamente il passo. Il principe recita con accento frou frou e unisce due tratti costanti della sua maschera, ossia la "fame" e l'ostentazione di nobiltà. Ottimi i comprimari, dalla bella e altrettanto brava (un tempo eran entrambe le cose) Delia Scala a Riccardo Garrone, passando per i "soliti" Croccolo (il cameriere, ovviamente non pagato) e Pavese. Da notare anche la bellissima e acerba Angela Luce. Forse non raffinatissimo, ma uno dei Totò più spassosi.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Croccolo che sbatte letteralmente in faccia a Totò "la solita mortadella"; La lite tra i due fratelli vestiti da parroci.

  • Altro film di Totò, altro esempio di grande cinema. Totò, alias il barone Zazzà, donnaiolo e squattrinato ma nobile e generoso, con la sua strana dizione si prende gioco della vita come fosse un grande teatro o una passerella, scontrandosi inevitabilmente coi problemi reali basati, come sempre, sulla cronica (come quasi in tutti i film) mancanza di soldi e cambiali in scadenza. Alla figura di questo nobile scialacquatore di denaro fa da contraltare un piccolo grande Peppino, sarto indefesso e tanto religioso. Numerose gag da ricordare.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La tomba di famiglia.

Così la stampa dell'epoca

«[...] Mario Mattoli si è servito, qualche volta con opportunità e allegria, di tutte le buffonerie facili e bonarie che frequentano da tre quarti di secolo i palcoscenici. Totò e Peppino De Filippo, naturalmente, ci sguazzano, con tutto il loro repertorio.»

Maurizio Liverani, «Paese Sera», Roma, 1 maggio 1960.


«Mario Mattoli, regista da lungo tempo sulla piazza, ci porta con Signori si nasce al cinema prebellico, quello tirato via, per nulla ambizioso, ignaro dei buoni usi della cultura [...] L'invenzione è scarsa, il dialogo indigente, lo spirito da sottoscala. Chi salva un pochino lo spettacolo è il duo Totò-Peppino De Filippo. Non ci dicono nulla di nuovo, ma le macchiette da essi disegnate hanno smalto, colore, vivacità meridionale.»

Pietro Bianchi, «Il Giorno», Milano, 29 aprile 1960.


«Per Totò il tempo s'è fermato: sono anni, anzi decenni, che dal palcoscenico, dallo schermo, attraverso la radio e la televisione continua a presentarci le stesse battute, gli stessi clowneschi atteggiamenti volgari e risaputi. Il popolare comico napoletano è rimasto ai tempi della pochade, della comica finale [...] che se una volta - ad un certo pubblico - poteva essere gradito perchè alla moda, oggi non diverte più nessuno o quasi.»

Vice, «Il Popolo», 1960


«Questa pietanza cinematografica, detta in gergo di cucina «Piglia Totò e Peppino De Filippo e lascia fare a Dio», s'impernia sul contrasto fra i petti di pollo (ossia gli attori in questione) e la polenta di una vicenda farsesca e dozzinale. Piatto facilissimo a prepararsi, ed ottimo per congedare infallibilmente gli ospiti non scevri di intelligenza e di finezza, o per trattenere sine die gli ospiti volgari ed ottusi. Pigliate dunque Mario Mattoli e non ponete limiti alle sue native qualità di regista che dove s'attacca là ogni illusione d'arte muore. [...]»

di Giuseppe Marotta, 1963


Foto di scena e immagini dal set

Foto: Marcello Mencarini Historical Archives


 

Foto: Archivio Palmas


Le incongruenze

  1. Peppino (Pio) dice a Totò (Ottone) che la combinazione della cassaforte è una parola di otto lettere, ma poi Totò la aprirà usando la parola ottone che è di sei lettere
  2. Totò al termine della gag della costruzione della tomba (o "tombone") riesce a convincere il fratello Peppino a sganciare il denaro. Si vede quest'ultimo al registratore di cassa e Totò che improvvisamente la apre. Peppino arrabbiato afferma "Che per poco non gli spezzava un dente". Ma in realtà lo sportello del registratore lo colpisce alla spalla.. che centra il dente?
  3. Quando Totò colpisce con un calcetto sotto il tavolo il suo domestico per fargli segno di tacere, la scena è palesemente finta in quanto la larghezza del tavolo è troppo grande per permettere a Totò (che nemmeno si allunga più di tanto) di raggiungere il domestico, che tra l'altro è anche abbastanza scostato dal tavolo

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

  Qui vediamo bene il basamento della colonna per un confronto

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1960-Signori si nasce-01  
Il piazzale dove il fidanzato (Riccardo Garrone) di Patrizia (Delia Scala), dopo aver malmenato alcune persone che infastidivano la fidanzata, viene arrestato dalle guardie, è Piazza San Pietro in Montorio nei pressi del Gianicolo a Roma, dove Sordi andava a prendere la moglie alla messa di Pasqua in Il commissario.
Teatro Valle
Il teatro dove Patrizia (Scala) si esibisce come soubrette è il Teatro Valle in Via del Teatro Valle 23/A a Roma, già visto in Il mondo dei Miracoli (1959), film col quale facciamo un confronto.

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Foto Marcello Mencarini Historical Archives - Archivio Palmas
Angela Luce, intervista di Alberto Anile, Ifilm di Totò (1946-1967). La maschera tradita, Le Mani, Recco 1998, pp. 286-287.