I DUE MARESCIALLI

Inizio riprese: ottobre 1961 - Autorizzazione censura e distribuzione: 5 dicembre 1961 - Incasso lire 536.513.000 - Spettatori 2.765.531


Detti & contraddetti

La maggiore soddisfazione per un ladro è quella di morire da maresciallo dei carabinieri.


Sono un osso duro, sono tutt'osso.


Si accusa un prete di furto, ma un prete non può rubare. A che punto è arrivato l'anticlericalismo!


Ho vissuto male tutta la vita, mi lasci almeno morire bene.


Chi dice che i soldi non fanno la felicità, oltre a essere antipatico, è pure fesso.


Meglio un vigliacco vivo che un coraggioso morto.


Questa sarebbe una lettera commerciale? Ma mi faccia il piacere! 'Egr. dott.'... Questa lettera mi puzza di abbruciaticcio, mi sa di linguaggio cifrato. Andiamo avanti nella lettura. 'Abbiamo ricevuto la v s.', che vuol dire volantini sovversivi, 'spedita il 6 c.m.' che significa cannoni e mitragliette: Che credono, che siamo rimbambiti? Andiamo avanti... 'E inoltre crediamo di potervi spedire la merce tra il 18 e il 20 aprile pp. vv'. Ed è sul pp. vv. che cade l'asino, che si sono fregati con le loro mani! Sai che cosa vuol dire pp. vv? Proiettili e V2. E io censuro, sono un censore autorizzato.


Basta che uno si graffi un dito che subito... sciopero di tutti i tram. Ma a me non me ne frega niente perché sono pedone.


Debacle in francese vuoli dire sconfitta? Strano, io credevo che fosse una signora, o, al massimo una signorina.


Canem in chiesa nix fortunat!!


Togliete il quadro del maresciallo (Badoglio), No, io non ho messo nessun quadro.


Trovata la pernacchia, troveremo il colpevole!


Autubus autubus, linoleum, linoleum, mortis tua et tu padris et tu nonnom in cariolam, s.o.s ora pronobis et linoleum mea.


E' una ciofeca, e allora ditelo che è una ciofeca e non scrivete Caffè dello sport, scrivete Ciofeca dello sport!


- A marescia', ma noi c'avemo cinquant'anni....
- Cosa vuol dire? La vita comincia a quaranta anni, siete ancora figli della lupa!


Antonio Capurro

Scheda film

Titolo originale I due marescialli
Paese Italia - Anno 1962 - Durata 98 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico / Commedia - Regia Sergio Corbucci - Soggetto Totò, Ugo Guerra, Marcello Fondato, Sandro Continenza, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi - Sceneggiatura Sandro Continenza, Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi - Produttore Gianni Buffardi per Cineriz, Roma - Fotografia Enzo Barboni - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Piero Piccioni - Scenografia Giorgio Giovannini - Costumi Giuliano Papi 


Totò: Antonio Capurro - Vittorio De Sica: il maresciallo Vittorio Cotone - Gianni Agus: il podestà Pennica - Arturo Bragaglia: don Nicola - Franco Giacobini: Basilio Meneghetti, il ladro di galline - Elvy Lissiak: Vanda - Roland von Barthrop: il comandante tedesco Kesserl - Olimpia Cavalli: Immacolata di Rosa, la fidanzata di Cotone - Mario Laurentino: il medico - Riccardo Olivieri: Carlo - Inger Milton: Lia - Bruno Coreli: l'avvocato Benegatti - Mimmo Poli: il portalettere - Mario De Simone: il derubato alla stazione - Mario Castellani: il ladro - Edgardo Siroli: un miliziano

Soggetto, Critica & Curiosità

1961-i due marescialliSoggetto 

L'8 settembre 1943 (giorno dell'armistizio di Cassibile), nella stazione ferroviaria di Scalitto, il maresciallo dei Carabinieri Cotone (Vittorio De Sica) sorprende il ladruncolo Antonio Capurro (Totò) che, travestito da prete, aveva appena rubato una valigia ad un viaggiatore. Ma mentre il maresciallo sta per catturare Capurro, un bombardamento distrugge la stazione e fa si che, tra la confusione e i feriti, Capurro si appropri della divisa del maresciallo e scappi. Non senza aver fatto prima indossare al povero Cotone, ancora svenuto, l'abito talare.I due si ritroveranno poi nello stesso paesello di campagna, Scalitto: l'uno, Capurro, nei panni del falso maresciallo, a presidiare il paese al servizio dei tedeschi e del podestà fascista; mentre l'altro, Cotone, nei panni del falso prete si ritrova rifugiato in una chiesa insieme ad una ebrea, un partigiano e un americano, intento a capeggiare la resistenza locale guidata proprio dal"nemico" Capurro. Il prete Cotone riesce a convincere Capurro a fare il doppiogioco, continuando a fingersi un maresciallo disposto a collaborare con i tedeschi. Non mancano situazioni comiche e paradossali, dovute al fatto che Cotone non sa comportarsi da vero prete, così come il ladro Capurro deve improvvisarsi carabiniere. A complicare le cose c'è anche l'arrivo in paese di Immacolata, la fidanzata di Cotone: per salvare le apparenze, i nostri eroi sono costretti ad inscenare un falso matrimonio fra la donna ed il finto maresciallo, celebrato dal finto prete Cotone, che però è il vero fidanzato di Immacolata. Ma proprio nell'imminenza della Liberazione del paese da parte degli Alleati, il partigiano e l'americano vengono catturati e rinchiusi in cella. Di fronte alla prospettiva che degli innocenti vengano fucilati, Capurro ha un soprassalto di dignità e, conscio di dover onorare la divisa che indossa, utilizza la dinamite in suo possesso per liberare i due, pur sapendo che con ciò verrà scoperto dai tedeschi. Capurro viene così avviato all'esecuzione, nonostante Cotone si sia inutilmente affannato a dichiarare che il vero maresciallo fosse lui. Vent'anni dopo, il maresciallo e la sua famiglia si trovano nuovamente nella stazione ferroviaria di Scalitto. Il povero Cotone, ormai a riposo, per anni ha cercato notizie di Capurro senza averne più trovato traccia, ma restando convinto comunque che alla fine la divisa da carabiniere avesse redento il ladro. Ma proprio sul marciapiede della stazione si vede sfilare da sotto il naso la propria valigia da un ladro vestito da frate domenicano, che altri non è che il vecchio amico/nemico Capurro, ancora vivo e operante. 

Critica e curiosità 

La trama iniziale si basava sulla rivalità tra un maresciallo di pubblica sicurezza e un maresciallo dei carabinieri impegnati nella medesima indagine ma dopo l’intervento della censura il soggetto cambia radicalmente: De Sica conserva la qualifica (anche per ricollegarsi al popolarissimo personaggio interpretato nei Pane, amore e...) mentre Totò si trasforma in un ladruncolo che l’otto settembre del ’43 ruba la divisa al maresciallo lasciandogli in cambio una tonaca da prete. Il ladro e finto maresciallo Totò, il finto prete ma vero maresciallo De Sica, più Gianni Agus, gerarca sopra le righe, urlano e si agitano immettendo un po’ di sana comicità teatrale nel nuovo filone un po’ ipocrita del cinema resistenziale.Si tratta di una commedia con toni comici, avente come protagonisti Totò (Antonio Capurro) e Vittorio De Sica (Vittorio Cotone). La storia tocca anche momenti drammatici, come l'avvio all'esecuzione di Capurro su una camionetta che Cotone insegue per un po' senza poter fare nulla. In un primo momento la sceneggiatura prevedeva che il film narrasse della rivalità tra un maresciallo di pubblica sicurezza e un maresciallo dei carabinieri impegnati nella medesima indagine , ma la solita censura costringe gli autori a modificare completamente la trama. Durante la prima settimana di lavorazione Corbucci è impegnato su due fronti: la mattina è sul set per concludere le riprese del suo "Romolo e Remo" e il pomeriggio gira"I due marescialli" , lo stesso capita a Vittorio De Sica che di mattina è impegnato con le riprese per un episodio del "Boccaccio '70" e il pomeriggio è con Totò.

La moglie del Podestà Pennica (Gianni Agus) è interpretata da Nori Corbucci, allora compagna del regista e aiuto costumista del film: ruolo affidato da Sergio Corbucci durante le riprese per risparmiare sulle comparse minori.

Per le riprese viene usata un tipo particolare di pellicola che non necessita di molta luce onde evitare fastidi alla vista già precaria di Totò. Buoni gli incassi del film anche se non eccezionali.  Il film è stato girato con una particolare pellicola che non necessita di molta luce, in modo da evitare inutili affaticamenti alla già precaria vista del povero Totò.

L'ultima scena del film, in cui De Sica rincorre Totò, si può avvertire chiaramente che sul grande maestro del neorealismo è usato un doppiatore: curiosità delle curiosità, si tratta di Carlo Croccolo, che era solito doppiare proprio il Principe, specie quando i peggioramenti della vista gli rendevano arduo leggere i copioni e doppiarsi da solo. Finite le riprese, il montaggio e doppiaggio si resero conto che mancava qualche scena, così richiamarono De Sica e Totò per l'integrazione delle voci, ma i due nel frattempo si erano impegnati in altri lavori, così nacque l'idea di Carlo Croccolo.


Così la stampa dell'epoca


«[...] Poteva essere un film serio o una commedia grottesca: disponendo di attori come Totò e De Sica, ma non di idee, gli sceneggiatori, hanno preferito mettere assieme una farsa sgangherata e inconcludente [...] Le trovate sono rare e Ì due interpreti principali ne approfittano per trame tutti gli effetti possibili: Totò con consumata gigioneria, De Sica con una stanchezza mal dissimulata,»

ValentinoDe Carlo, età Notte», 20 gennaio 1962


«[...] Una farsa amena che per la mimica di Totò, in special modo, diverte il pubblico e lo fa ridere [...] Recitato benissimo dai due compari Totò e De Sica, / due marescialli rappresenta il miglior film di Sergio Corbucci dal 1951.»

Franco Maria Pranzo, «Corriere Lombardo», Milano, 19 gennaio 1962.


«[...] De Sica e Totò , pur nello schema dei personaggi prefabbricati , hanno il merito di determinare , spesso improvvisando , il clima di bonaria allegria che caratterizza i due terzi del film [...]».

Arturo Lanocita


«Questo film ha subito una completa metamorfosi dalla prima stesura alla realizzazione definitiva: in partenza doveva essere un film satirico sulla rivalità di un maresciallo dei carabinieri e di un maresciallo di Pubblica sicurezza che si trovano impegnati in una stessa indagine. Ma approfondire questo argomento era più pericoloso che far fucilare Totò. Cominciarono quindi le modifiche al copione, e alla fine del testo originale era rimasto solo il titolo: I due marescialli».

«La fiera del cinema», 1961


«Nel '51, quando sua figlia Liliana decise di sposarsi, Antonio de Curtis era talmente corrucciato che si rifiutò di partecipare alla celebrazione. Dieci anni dopo la situazione è migliorata. Liliana è tornata a frequentare la casa del padre, è diventata una buona amica di Franca Faldini. Suo marito Gianni Buffardi, che nel cinema ha mosso i primi passi, prosegue la sua carriera lavorando proprio con il suocero. Si occupa di produzione, organizzando film che vengono finanziati ora dalla Cineriz ora dalla Titanus.»

Alberto Anile


«Totò interpreta Antonio Capurro. Siamo in tempo di guerra. Antonio Capurro, ladro di professione, mentre ruba una valigia travestito da prete viene arrestato nella stazione ferroviaria di Scalitto dal maresciallo dei carabinieri Antonio Cotone (Vittorio De Sica), che da anni gli dà la caccia. Ma proprio in quel momento, sopraggiunge un bombardamento, che consente a Capurro di scappare scambiandosi gli abiti col maresciallo svenuto: lui indossa la divisa da maresciallo e Cotone si ritrova con la tonaca.»

Matilde Amorosi


I documenti

Due marescialliIl podestà

Spicca, tra i personaggi non protagonisti de I due marescialli, quello del podestà di Scalitto, interpretato da Gianni Agus.
Rappresenta perfettamente l'idea che gli Italiani hanno dei politici, di ieri, di oggi e purtroppo di domani.
Prono e ossequioso nei confronti del potente di turno, il tenente tedesco, è duro e cattivo con i più deboli (è un classico caporale, nel senso dato al termine da Totò – Siamo uomini o caporali?).
Indice rilevatore del suo cattere è l'intercalare che ripete di continuo e che sintetizza la sua acquiescenza nei confronti dell'ufficiale tedesco: qualunque cosa questi affermi, il podestà risponde con un perentorio "Senz'altro!". Ovviamente il nostro è pronto a cambiar bandiera al "mutar del vento"; infatti, all'arrivo degli americani, si disfa subito della camicia nera e dei simboli di appartenenza al fascio. Vedete una grande differenza tra questo signore e le decine di parlamentari di oggi che passano da una parte all'altra con la velocità della luce?


Due marescialliImmacolata

Notevole anche il personaggio della fidanzata del maresciallo, Immacolata, interpretata da Olimpia Cavalli. Questa ragazza non fa che piangere e svenire. L'effetto comico è assicurato!
Totò, nelle vesti del buon Capurro, dinanzi a tante lacrime non può che confondersi e chiamarla Addolorata; il fidanzato, il maresciallo Cotone, non può che sbottare in un: "Immacolata, ma tu piangi sempre!".


Due marescialliL'ufficiale tedesco e il portalettere

Da notare ancora una caratteristica di due personaggi, o meglio dei due rispettivi interpreti.
I due personaggi sono quelli dell'ufficiale tedesco e del portalettere. Questi due tipi di personaggi (un ufficiale tedesco e un portalettere) compaiono anche in altri due film di Totò: l'ufficiale tedesco ne I due colonnelli (ricorderete, la sua frase, "ho carta bianca…"), mentre il portalettere in Totò Diabolicus. Ebbene gli attori chiamati a interpretare le due parti sono sempre gli stessi: nel caso dell'ufficiale tedesco, Roland Von Barthrop, nel caso del portalettere, Mimmo Poli.


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Mi pare che qualcosa non torni nella vera cronologìa storica, ma non importa più di tanto. Importa il livello di alcuni ottimi attori del film (escludiamo i giovani), superiore al film medesimo, che resta comunque un prodotto gradevole, godibile e discreto. C'è qualche cadutina retorica nel finale, ma il carisma di De Sica e di Totò riescono a renderle digeribili. Impeccabile Agus, sempre perfetto in questi ruoli di gerarchetto fascista, contraddistinto da rigida ortodossìa e da divertenti comportamenti.

  • Difficile che un film sia meno che godibile quando tra gli interpreti annovera De Sica, Totò e una serie di ottimi caratteristi tra cui l'ottimo Agus. Così avviene per questa commedia degli equivoci ambientata nel periodo bellico. Il film è assai godibile anche se nel finale eccede in retorica a causa di una caduta buonista della sceneggiatura. Gli interpreti valgono comunque la visione.

  • Il ladro nei panni del carabiniere e questi in quelli di un prete: da qui una girandola di situazioni ed equivoci nel paesello occupato dai tedeschi dopo l'8 settembre. Totò, De Sica e Agus danno vita a una farsa divertente per la freschezza e il ritmo comico delle scene, incastonate in un plot ben congegnato (anche se tendente al retorico sul finale). Tra gli echi di molti film non solo di Totò (la corsa verso il camion del condannato viene dritta da Rossellini), l'opera si gusta (e molto) solo se ci si lascia andare alla girandola delle gag.

  • Commedia piacevole, ambientata durante l'occupazione nazista, che dimostra come, talvolta, l'abito (in questo caso la divisa da maresciallo dei carabinieri) fa il monaco. Poggiata sulle salde spalle dei due mattatori (ma anche Agus nella parte del podestà è godibissimo, per non dire di Franco Giacobini in quella del rubagalline), è purtroppo inficiata pesantemente da intermezzi che vorrebbero essere seri e che sono invece terribilmente banali (la resistenza ci fa una figura ridicola, i giovani innamorati sono da mani nei capelli). Apprezzabile a metà.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le "prove" per individuare l'autore della pernacchia.

  • Uno dei migliori film di Corbucci: perfettamente in bilico tra comicità e dramma, trainato dalla fenomenale coppia Totò-De Sica (entrambi bravissimi ed entusiasti di lavorare insieme), capacissimi di passare dalla farsa alla tragedia senza ripercussioni per la pellicola. Ottimo anche il cast di contorno (Giacobini bravissimo, ma anche Agus nei panni del podestà) ed efficace la regia di Corbucci. Bella colonna sonora di Piccioni. Da non perdere.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ti ho cercato per tanto tempo. Volevo dirti che sei... un fetente!".

  • Bellissima pellicola in salsa agro-dolce poco capita e a volte anche sottovalutata. Perché per molti la carriera di Totò passa solo per film come la Malafemmena, Tototruffa o La banda degli onesti. E invece con lo sfondo dell'8 settembre e grazie all'ottima regia di Corbucci ecco un film per ridere ma anche per riflettere. In un gioco dei ruoli senza sosta, dove in realtà nessuno è chi dice di essere, una serie di gag incentrate sugli equivoci e sulla solita verve del Principe. Spalla d'eccellenza un grande De Sica (padre), vero valore aggiunto.

  • Totò e De Sica sono a loro completo agio nei panni di un prete e un maresciallo dei carabinieri; la sintonia è perfetta e riescono a spalleggiarsi a vicenda senza strafare, oltre che a scambiarsi i panni. Anche il contorno regge abbastanza bene; merito di una regia diligente e ordinata capace di sviluppare la storia con sufficiente equilibrio e limitare i momenti di stanca. Molto bravo Gianni Agus, per il quale il termine spalla è assai riduttivo.

  • Ottimo film di Totò, superiore alla media e realizzato in quei primi anni '60 nei quali il grande comico infilò altri capolavori della commedia italiana. Un periodo sicuramente prolifico in cui anche le gag sembrano più riuscite, più divertenti. In questo film, complici un grandissimo De Sica e un Agus in palla, riesce a fondere umorismo e tristezza nel contesto dei fatti dell'8 settembre. Finale melodrammatico che poteva lasciare aperta un porta a nuove evoluzioni del personaggio di Totò. ***1/2• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La pernacchia al tenente Kessler; La lettera del dottore; L'attività di reclutamento di Capurro; La "confessione" telefonica; Il finale.

  • Gran bella regia di Corbucci sul tema "come eravamo nel Ventennio". Un film pieno di italianità, che di questi tempi non guasta, con Totò e De Sica, vecchi lupi dello stesso vizio, che si intendono a meraviglia e sono ottimi protagonisti di una commedia all'italiana di serie A, con una storia avvincente e una sceneggiatura solida, ben integrata dai dialoghi a braccio dei protagonisti. Buono il cast di supporto, che contiene a stento un Totò irrefrenabile che regala alcune delle sue migliori perle. Davvero un bel film, peccato non vederlo!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La ciofeca dello sport; "Oramai siamo tutti tedeschi!" (Totò) "Italiani, prego" (De Sica); "Canem in chiesa nicht fortunat" (Totò).

  • Brillante commedia giocata sugli equivoci con due straordinari rappresentanti. Non so dire chi sia più a suo agio tra Totò e De Sica. In perfetta simbiosi. Film diretto da un sapido Corbucci che mescola comicità e dramma. Siamo vicino all'armistizio dell'8 settembre. Non sono da meno le "macchiette" Agus e gli altri attori.

  • Questo bellissimo film di Corbucci con Totò e De Sica si inserisce felicemente nel filone “resistenziale” che in quegli anni furoreggia al cinema con film come Tutti a casa, Il federale, Il generale Della Rovere. Il realismo dell’ambientazione bellica si fonde, attraverso una perfetta mescolanza di stili, alla forza comica delle situazioni create intorno allo scambio di persone tra i due protagonisti. Totò, a causa degli eventi, si trasforma da un pulcinellesco rubagalline in un valoroso eroe di guerra. Un film in equilibrio tra farsa, commedia e dramma.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il dialogo tra Totò e il postino Mimo Poli; L'esilarante e italianissima lezione di Totò sulla "pernacchia".

  • Grandiosa interpretazione di Totò in un contesto comico-drammatico. De Sica, invece, irritante come sempre ben rappresenta la confusione nel prendere una decisione dopo il caos dell'8 settembre 1943. Grandiosi sketch comici per un film che si rivela indispensabile nella filmografia del principe De Curtis.

  • Grande classico con Totò e De Sica, è uno dei film "da salvare" dell'attore napoletano con ascendenze nobili. La storia dello scambio di ruoli era già vecchia all'epoca ma funziona, viste anche le tendenze attoriali e caratteriali dei due, piuttosto diverse. Agus è ridotto a ruolo esageratamente macchiettistico. E' uno spaccato dell'epoca che fa ridere e riflettere. Da vedere e rivedere.

  • Credo sia un film sottovalutato, anche se probabilmente quando si vedono sullo schermo due mostri sacri come Totò e Vittorio De Sica le aspettative sono (giustificatamente) alte. Meno impegnato rispetto a I due colonnelli, sotto certi aspetti più esilarante. Ottimo Agus (che sarà poi "persecutore" di Fracchia) e in generale tutto il cast funziona a dovere. Il finale è deludente e tirato: avremmo voluto saperne di più, soprattutto dopo la presa di coscienza del ladro Capurro.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il pernacchio del maresciallo durante il discorso del tenente Kessler, con lo sguardo agghiacciato del postino e di Basilio.

  • Uno dei film più riusciti di Totò: l'accoppiata con De Sica funziona a meraviglia, le gag (tra cui la storica "carta bianca") si sprecano e anche l'ironia relativa al momento storico è piuttosto azzeccata. Ottimi anche i comprimari, tra i quali spicca un fantastico Gianni Agus. Quasi doveroso il flash-forward finale.

  • Ironizza in modo lieve e rispettoso su un momento storico drammatico (lo sbarco degli alleati) fornendo anche spunti di critica, per fortuna limitati, al falso perbenismo. Verosimilmente mette in crisi la netta distinzione tra il bene e il male attraverso un espediente comico tradizionale (la sostituzione e lo scambio di persona) qui utilizzato in modo niente affatto banale, e al quale, pur non mancando trovate comiche specifiche, è affidato il compito di muovere al sorriso.

Foto di scena e immagini dal set

Foto Archivio Istituto Luce



Le incongruenze

  1. Quando il soldato tedesco sale al secondo piano della "casa ciusa", ubriaco fradicio, subito inveisce contro la ragazza ebrea. Ma come ha fatto a capire appena entrato che era ebrea, con tutto l'alcol in corpo che aveva oltretutto
  2. Le spalline del tenente tedesco sono grossolane ed approssimative. Va bene l'intento satirico e dissacratorio del film, comunque le spalline di un tenente tedesco erano argentate e con una losanga in rilievo. Nel film invece si vede una spallina scura con due losanghe, che storicamente non è mai esistita nell'esercito tedesco.
  3. Quando Totò viene portato via col camion per la fucilazione, Vittorio De Sica lo saluta per l'ultima volta sul ciglio della strada, mentre nella scena successiva si trova al centro della carreggiata
  4. Quando Totò sposa la moglie di De Sica indossa una divisa da parata dei carabinieri e non si sa dove l'abbia trovata. De Sica alla fine del film mentre rincorre il camion tedesco inossando la divisa da carabiniere sotto la tonaca. Ma non gliela aveva rubata toto all'inizio del film?
  5. Quando Totò ordina al ladro che ha appena arruolato di andare a cucinare il pollo gli dice "ATTENTI! FIANCO DEST DEST" e infatti il ladro prima si mette sull'attenti e poi si gira verso destra ma Totò lo insulta dicendogli "IGNORANTE QUELLA E' LA SINISTRA" ma il ladro aveva eseguito il movimento in modo corretto.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1961-I due marescialli 01  
  Il punto dove Totò finto maresciallo, in fuga perché sente urlare "al ladro", si scontra con il ladro vero (Franco Giacobini), che aveva appena rubato una gallina), è in via Garibaldi a Castel San Pietro Romano (Roma).
   

CHIESA E COMANDO DEI CARABINIERI
Due importanti location del film sono come noto localizzate in Piazza San Pietro a Castel San Pietro Romano (Roma):

LA CHIESA DOVE SI RIFUGIA DE SICA
La chiesa dove il vero Comandante Vittorio Cotone (Vittorio De Sica) si rifugia vestendosi da prete...

   
  

IL COMANDO DEI CARABINIERI
Nello stesso slargo si trova il comando dei Carabinieri di Scalitto, dove Antonio Capurro (Totò) si spaccia per il comandante Cotone

   
 Il balcone della mitica pernacchia al discorso del Comandante tedesco Kessler (Roland von Bartrop) è quindi questo
   
  La strada dove Vittorio Cotone (Vittorio De Sica) vede i tedeschi portare via Antonio Capurro (Totò) è in Via IV Novembre a Castel San Pietro Romano (Roma)

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
www.quicampania.it