SUA ECCELLENZA SI FERMÓ A MANGIARE

Inizio riprese: gennaio 1961 - Autorizzazione censura e distribuzione: 17 marzo 1961 - Incasso lire 316.719.000 - Spettatori 1.632.573


Detti & contraddetti

Sommier di Tiziano da Pomicio, famoso storico greco, ésanofale, che servi per il primo incontro di Cleopatra con Marco e Antonio.


Un uomo di novantaquattro anni non ha bisogno del medico: può morire tranquillamente da solo.


Ho bisogno di grana, arsgian, filush, rubli.


Se non c'è nessuno, perché non mi risponde qualcuno per dirmi che non c'è nessuno?


Per prendere un caffè e tradire la moglie c'è sempre tempo.


Il cuore attraverso le sistole e le diastole pompa il sangue e lo fa circolare a destra e a sinistra. Nel fisico malandato la circolare sinistra va ottimamente, quella che non funziona è la circolare destra. Si tratta di una distonia congenita, consiglio di andare a piedi.


Mal costume, mezzo gaudio.


Ho fatto la vita del ganì-mede. Ho passato una vera odisse-idea. Il ricatto, qualche volta, serve.


L'opulenza femminile è un dono, ma non tutte le opulenze riescono col buco.


Sgabello a quattro zampe di pura noce di cocco. Ha suscitato sempre discussioni tra gli esperti. Alcuni asserirono tenacemente che era un Luigi XV, altri, invece, erano d'accordo che fosse un Luigi XVI. lo dissento sia dagli uni che dagli altri: per me è un Gaetano prima maniera.


La macchina si è fermata? Il motore starnuta? Mettiamo un'aspirina nel carburatore.


Io sono un benefattore: quando uno è in difficoltà, subito lo disficolto.


Era un nome con una specie di danza dentro... Tarantella? No, Tanzanella.


Lampadario di Murano, filettato di oro brunito, quattro facciate, una luce. È un singolo.


Vesto, so vestire, porto anche le ghette.


Accessori: servizio da toletta per dodici, orinali in porcellana finissima etrusca, lavorata a mano.


Dott. Biagio Tanzanella

Scheda del film

Titolo originale Sua Eccellenza si fermò a mangiare

Paese Italia - Anno 1961 - Durata 101’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Mario Mattoli - Soggetto Roberto Gianviti, Vittorio Metz - Sceneggiatura Roberto Gianviti, Vittorio Metz - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Gianni Ferrio - Scenografia Alberto Boccianti - Costumi Giuliano Papi - Trucco Titi Efrade


Totò: dott. Biagio Tanzarella - Ugo Tognazzi: Ernesto - Virna Lisi: Silvia - Raimondo Vianello: Sua Eccellenza il ministro - Lauretta Masiero: Lauretta - Lia Zoppelli: contessa Clara Bernabei - Francesco Mulè: il commissario - Nando Bruno: l'oste - Anna Campori: la moglie dell'oste - Pietro De Vico: il cameriere dei Bernabei - Vittorio Congia: il segretario Bini - Mario Siletti: il conte Tommaso Bernabei - Ignazio Leone: Gennarino, il complice ladro - Nando Angelini: il giovane brigadiere - Ughetto Bertucci: un fascista - Salvo Libassi: un fascista - Edy Biagetti: il podestà - Flora Carosello: la portavoce delle 'Giovani Italiane'

Soggetto, Critica & Curiosità

1960-sua-eccellenza-si-fermo-a-mangiareSoggetto 

Durate un pranzo nella villa umbra della contessa Bernabei, organizzato per l'inaugurazione di un piccolo monumento in memoria di un campione sportivo locale, si trovano riuniti per l'occasione, oltre ai coniugi ospitanti, la figlia Silvia, il marito di lei Ernesto, l'amante di Ernesto, Lauretta, spacciata per moglie di un truffatore che si presenta come il dottor Tanzarella, medico del Duce, ma si trova lì in realtà per ricattare Ernesto, del cui tradimento coniugale con Lauretta è stato testimone. Il ministro è preoccupato dalla presenza di Lauretta: infatti teme che si possa sapere in giro di una sua improvvisa défaillance sessuale durante un incontro con la donna. Il falso dottor Tanzarella, deciso ad andarsene dopo aver notato la presenza del commissario, si ferma a pranzo quando scopre che verrà usato, in onore del ministro, un servizio di posate d'oro cesellate da Benvenuto Cellini. Il furto delle posate riesce, grazie ad uno strategemma: il truffatore finge, alla presenza di tutti, di telefonare a Mussolini e nell'occasione di ricevere da lui l'incarico di prelevare le preziosissime posate per destinarle a una mostra.

Critica e curiosità 

Prodotto da Broggi e Libassi per la DDL. Il titolo originario suonava E il ministro si fermò a mangiare ma i dirigenti lo considerano oltraggioso anche se il film è ambientato all’epoca del ventennio, ed è diventato Sua Eccellenza si fermò a mangiare. Il film è stato rieditato nel 1967 col titolo "Il dottor Tanzarella, medico personale del... fondatore dell'Impero".
Il regista è Mattoli, per la sedicesima e ultima volta a dirigere il principe. Totò figura formalmente in ‘partecipazione’: la parte del leone la fanno Tognazzi e Vianello, appena licenziati dalla Rai per uno sketch interpretato a Un, due, tre. Pure Sua Eccellenza si fermò a mangiare verrà tagliato qua e là di qualche battuta e poi comunque vietato ai minori di 16 anni. Il film segna anche la fine del sodalizio Totò - Mattoli. L’antica consuetudine non evita le frizioni: caratterialmente ispido, Mattoli non sopporta che Totò riproponga i suoi gesti e lazzi più noti e gli chiede di evitarli; quando sul set gli scappa di chiamarlo "senti coso", Antonio de Curtis che in passato aveva sorvolato su questo modo di fare di Mattoli non ne può più e dopo questo film chiude ogni rapporto di lavoro col regista. 


Così la stampa dell'epoca

«L’ultimo film di Totò con Mattòli si inserisce senza molta originalità nel filone che rievoca il ventennio con toni burleschi: si salva solo Totò nei panni di un ladro incorreggibile.»

Paolo Mereghetti, 1961

«Pochade inoffensiva sotto ogni aspetto, ma che, anche per pressioni dall’alto, fu rititolata Dott. Tantazella, medico personale del… fondatore dell’impero. Ultimo film di Totò con Mattòli, e non tra i più riusciti anche perché deve cedere il posto all’invadente coppia Tognazzi - Vianello. Con la sua mimica prodigiosa, ì lazzi assaettati, l'inimitabile tempo, Totò domina da cima a fondo questa pochade che avrebbe dovuto trovare il suo pepe nell'ambientazione [...] Ma lo sfondo è sempre casuale, l'azione è praticamente fuori tempo [...] Il film è inoffensivo sotto ogni aspetto e, senza Totò, sarebbe il deserto anche sul piano della comicità più facile.»

Morando Morandini, «La Notte», Milano, 22 marzo 1961.


«La trama è talmente cucita di gags che nessuno ci ha capito nulla; poi Totò e Tognazzi si incaricano di cambiare ogni giorno il copione. [...] Il regista [...] gira tutto in presa diretta: ritiene che la commedia brillante deve essere recitata dal vivo e non tollera doppiaggi. E lo dice con tanta convinzione che bisogna credergli, così come gli attori credono al macchinoso copione.»

E il ministro si fermò a mangiare, “La Fiera del Cinema”, n. 3, marzo 1961


«Il posciadistico andirivieni da una camera da letto all'altra rimane il solo puntello della farsetta, ma, conducendo il regista Mattoli l'azione con minor disordine che in altri suoi film, le risate, piuttosto rare nella prima parte, qui si infittiscono, anche se a provocarle sono pesanti doppi sensi e scherzi volgarucci. I comici, e in particolare Totò, sono gli artefici del modesto divertimento.»

Leo Pestelli, «La Stampa», Torino, 13 maggio 1961.


«Il film viene inizialmente battezzato E il ministro si fermò a mangiare, ma la censura, messa in allarme dall'accostamento tra una carica pubblica e una funzione fisiologica passibile di facili allusioni, boccia decisamente il titolo; non basta che il ministro del film appartenga all'epoca di Starace, il titolo viene ammorbidito in un più blando Sua eccellenza si fermò a mangiare. Il soggetto, imbastito da Metz e Gianviti, è un intreccio farsesco fin troppo ricco di equivoci e di tradimenti, con un cast in cui trovano posto, oltre a Totò, Lauretta Masiero, Virna Lisi, Lia Zoppelli, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Mario Siletti e Pietro De Vico. [...]»

Alberto Anile


La censura

A turbare sono alcune battute e situazioni, ma sotto sotto il problema è di satira politica: ridendo delle macchiette e dei rituali fascisti, la farsa di Mattoli vuol mettere in berlina i politici e i governanti del presente. La censura preventiva non rileva nulla di allarmante, ma il giudizio di quella definitiva è schiacciante. Innanzitutto viene consigliato ufficiosamente di cambiare titolo. Non è rispettoso parlare di «ministri», soprattutto se alla qualifica è associato un verbo doppiamente allusivo: meglio quindi un più astratto Sua Eccellenza si fermò a mangiare (una riedizione del '73, che è poi quella attualmente trasmessa e distribuita in VHS e DVD, avrà ancora un nuovo titolo, chilometrico come nella moda wertmülleriana del momento, e ancora meno equivoco in quanto ad allusioni «mangerecce» e all'epoca di cui si tratta: Il dott. Tanzarella, medico personale del... fondatore dell'Impero).

Vanno eliminate o modificate tre battute, considerate offensive del decoro e del prestigio dei funzionari e agenti della Forza pubblica:

1) Nella prima scena viene tagliata la risposta di una guardia («Ha ragione, mi scusasse, mi scusasse tanto!») a un delinquentello che sostiene che in Italia con il nuovo governo non ci sono più ladri.
2) La battuta di un commissario di PS (Mulè): «Ho famiglia» diventa: «Ma stiamo scherzando?».
3) La maliziosa battuta di Totò, che si riferiva a un furto attribuito al ministro: «Se è ministro, per forza» viene ridoppiata e diventa un innocuo: «Eh già, è un cleptomane!».

Vanno inoltre eliminate le battute:

1) Gennarino: «... finiti i ladri... In Italia i ladri non ci sono più brigadiè»;
2) la scena dei due carabinieri che, in alta uniforme, salutano militarmente al passaggio del Ministro in macchina;
3) la battuta di Totò, rivolta al Commissario: «Un ministro ha sempre qualche cosettina sulla coscienza».


La battuta sulla contadina procace e quella sul ministro che ruba avevano due pesi ma la stessa misura, quindi tagliandole entrambe nessuno capiva quale delle due fosse quella veramente pericolosa.

I censori impongono anche che «sia ridotta la scena della ragazza coi seni eccessivamente scoperti, visitata da Totò finto medico». È quella in cui Totò, scambiato per il medico personale del Duce, viene pregato di visitare un vecchietto di 94 anni (salta anche un pezzo di dialogo in cui Totò, cinico disfattista, gli dice: «Questo se ne va, se ne va...») ma anziché visitare lui decide di auscultare la nipote, una straripante contadinotta che ha tutto, «freschezza, giovinezza, bellezza e opulenza». Di qui in poi il censore taglia la scena che proseguiva con questo dialogo:

Ragazza: «Come?»
Totò: «Opulenza.»
Ragazza: «Ma che è?»
Totò: «Sì, io più ti guardo e più mi convinco che tu sei opulenta.»
Ragazza: «Ma che è, una cosa grave?»
Totò: «Sì, in questi casi io consiglio sempre di mettersi a letto. Ah! oh...»
Ragazza: «Ma che fa?»
Totò: «Voltati, fammi sentire, fammi sentire. Queste villane! Oh!»

Più che dal dialogo il censore è rimasto turbato appunto dall'opulenza della ragazza che, invitata a spogliarsi da Totò, rimane in mutandine e corpetto. E Mattoli, cercando di salvare la continuità della scena, è costretto a metterci una pezza aggiungendo un primo piano del vecchietto che si lamenta: «Dotto', io sto male e voi visitate mia nipote!».

Il questore Cappelli di Napoli, ricontrollando la copia prima di farla proiettare in pubblico, conta i fotogrammi e decide che il taglio non è stato realizzato a regola d'arte e che perciò la DDL ha violato la legge. La presa di posizione comporta un giro di lettere fra le prefetture di tutta Italia fino ad arrivare di nuovo a De Pirro, e si conclude solo quando Broggi e Libassi ribadiscono formalmente di aver apportato i tagli concordati, identici peraltro al pezzetto di negativo depositato in censura, e chiedendo quindi che ne siano informate le questure di Roma e Napoli per evitare alla DDL «spiacevoli e immeritate conseguenze legali».


Foto di scena e immagini dal set


Foto Archivio Istituto Luce


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Divertente pochade (**½) basata su sostituzioni di persona, equivoci e coincidenze: niente di nuovo ma il film è divertente, riscuote non poche risate e molti sorrisi. Cast meraviglioso, con Totò in gran forma (il suo duetto in veneto con Mulè è un piccolo capolavoro), un ottimo Tognazzi, una splendida Virna Lisi e via dicendo. A un certo punto De Vico pronuncia una battuta sicuramente di Metz: "Sì, signora Contessa"! Curioso che si dichiari nei crediti iniziali che la vicenda si svolge nel 1923, perché la cosa non torna: nel '23 non c'era il Regime, non c'erano le Giovani Italiane eccetera.

  • Commedia degli equivoci diretta dal bravo Mattoli. La trama è degna di una pochade con equivoci, doppi sensi, allusioni e quant'altro ma la sceneggiatura è ben congegnata, il regista mantiene un ritmo elevato e il cast presenta un Totò in grandissima forma ben supportato da un cast più che degno. Divertente.

  • Che dietro l'ambientazione nel '23 ci sia l'Italia democristiana lo rivelano gli accenni anacronistici al frigorifero: del resto, il guazzabuglio gogoliano in cui affondano le ipocrisie del ministro e del sottobosco che lo circonda (con giro di oro rubato, impotenza sessuale, corna varie e inchini al potere) sarebbe davvero troppo spinto. "Sarebbe" perché poi il plot (ben costruito) si attesta a un livello più soft e convenzionale, diluendone la carica potenziale. Ma a far ridere e divertire ci pensa Totò, con buone spalle maschili e femminili.

  • Per salvare il matrimonio, un possidente deve far passare la propria amante per la moglie di un ladro, che a sua volta si spaccia per il medico personale del Duce. A complicare le cose, l'arrivo di un onorevole con qualche problema di prestazione. Tardo Totò, che deve lasciare spazio alla coppia Tognazzi-Vianello, per questa pochade che tuttavia trova proprio nella sua presenza le principali occasioni di divertimento. Nonostante il cast, il film è modesto, la satira politica all'acqua di rose, la comicità volgarotta.

  • Discreta commediola fornita di un buon ritmo, di una regia di buon livello e, cosa più importante, di un cast affiatatissimo. La coppia Totò/Tognazzi fa faville, con battute e situazioni esplosive che li vedono grandi protagonisti. Notevole anche il resto del cast dove spiccano gli esilaranti Vianello, Congia, Mulè e De Vico. Da riscoprire.

  • Divertente pochade che se da una parte presenta situazioni abbastanza prevedibili, dall'altra lo fa con un tale ritmo che impedisce di annoiarsi. Ma quello che fa la differenza è, ovviamente, un Totò che si divora la scena nei panni del delinquente spacciato per illustre medico, uno di quei ruoli in cui esprime il meglio di sé. Equivoci come se piovesse, attori brillanti ed un Totò monumentale: quanto basta per divertirsi un'ora e mezza.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le spiegazioni mediche di Totò.

  • Farsa ad equivoci che più che dalla storia (abbastanza esile) viene tenuta in piedi dall'ottimo cast. Totò ovviamente è una spanna sopra gli altri, ma Tognazzi si dimostra un buon co-protagonista, anche se ancora lontano dalle interpretazioni future. Divertente il commissario credulone interpretato da Mulè, così come il discorso fatto da Vianello (l'onorevole) senza sapere di chi sta parlando.

  • Niente di rilevante. Il duo Tognazzi-Vianello mai funziona: Tognazzi perché non ha ancora trovato il registro drammatico-grottesco della carriera, Vianello poiché privo di forza attoriale propria. Ci si trastulla in equivoci e scipiti doppi sensi, anche un po' volgari. Le uniche impennate (diluite nella mediocrità generale, purtroppo) si hanno con Totò, devastante quando si disinteressa della sorte del vorace novantenne e poi lo "salva" con una dieta ipercalorica.

  • Una simpatica commedia basata su una serie di divertenti equivoci e una situazione inverosimile dove sia Totò che il resto del cast riescono a imperversare con buoni risultati. La prima parte è nettamente la migliore, la seconda si perde parecchio nei meandri di una sceneggiatura che inizia a smarrirsi e finire le idee. Comunque piacevole e meritevole di una visione.

  • Divertente commedia degli equivoci che sfoggia un Totò in gran forma. Si ripropone nella seconda parte l'accoppiata Tognazzi/Vianello, ma con risultati non particolarmente brillanti. Meglio la sempre ironica Masiero, ma è un po' tutto il cast che si coordina bene, merito anche di una trama che non prende vie scontate.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Ricordati che non tutte le opulenze vengono col buco!

  • Buona commedia degli equivoci con un cast di tutto rispetto a cominciare da un Totò sicuramente in forma che ci regala alcuni momenti divertenti. Da sottolineare una bellissima e divina Virna Lisi agli albori che ha come marito un altrettanto bravo Ugo Tognazzi. Bene anche la Masiero e Vianello. Traspare un po' di noia, ma tutto sommato lo spettacolo è assicurato.

  • Non amo le 'pochades' e questa non fa eccezione (oltretutto non sono obiettivo giacché DETESTO la Masiero: l'ho sempre detestata!). Uno dei film pià brutti (sebbene non fra i più brutti in assoluto) nei quali sia coinvolto il grande Totò -- ma come ha giustamente osservato un altro amico davinottiano, si tratta più che altro di un film di Tognazzi-Vianello. Si salvano a malapena alcune battute ("l'opulenza", "ne avete di finocchi?" "beh, in paese qualcuno se ne trova") ma il bilancio complessivo è purtroppo negativo.

  • Divertente commedia di Mattoli con un soggetto à la Feydeau sceneggiato con gusto e ritmo. Totò, orfano delle sue spalle storiche, lascia spazio al collaudato duo Tognazzi e Vianello che improvvisano straordinari duetti. Grandi prove anche della Lisi e della Masiero, che in più di un'occasione rubano la scena agli uomini. Se si chiude un occhio sulle solite approssimazioni di regia (il fascismo nel '23...) ci si diverte, sorridendo spesso, quasi mai di pancia. Pregevoli duetti fra Totò e Mulè infarciti di doppi sensi anche raffinati. Buono!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I duetti Totò-Mulè; Tognazzi che preferisce passare per ladro piuttosto che per cornuto; "Mal costume mezzo gaudio"; La telefonata finale di Totò.

  • Ultimo film di Totò diretto da Mattoli. Qui, in questa modesta pochade, il comico raggiunge uno dei vertici più alti della sua carriera. E’ assoluto protagonista nonché dominatore della scena, interpreta il falso dottor Tanzanella in chiave farsesca rompendo l’ordine delle gerarchie e opponendo il suo anarchico cinismo alla forza dell’autorità costituita, ma il suo estro recitativo, ricco di sfumature psicologiche e di invenzioni verbali, si impone in modo misurato, con realismo e credibilità, senza che l’attore calchi troppo il pedale del grottesco.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I caratteristi, Vianello, Tognazzi, Virna Lisi, De Vico, Lia Zoppelli, Lauretta Masiero... offrono un sontuoso accompagnamento recitativo all'assolo di Totò.

  • Dove c'è Totò è difficile non trovare divertimento e gradevole cinema. Anche in questo film, che pure in alcune occasioni rallenta e si perde nella pochade più scontata, la presenza del Principe determina il salto di qualità. D'altronde il cast è di ottimo livello (un cenno particolare alla meravigliosa Virna Lisi), con nomi illustri all'altezza della situazione.

  • L'equivoco è il filo conduttore di questa simpatica commedia di Mattoli ambientata nel ventennio fascista. Totò come spesso accade è il fulcro del film mentre Tognazzi e Vianello sono ottime spalle; tra le donne si distingue una bellissima Virna Lisi. Un susseguirsi continuo di equivoci che portano a un finale molto divertente.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che invita i commensali a urlare Eia Eia Alalà è da morire dal ridere.

  • Film con protagonista un ottimo Tognazzi che riesce a reggere il confronto con un Totò meno presente ma non per questo meno divertente. Gioco degli equivoci a catena, sorretto da un cast di tutto rispetto, che non si aggroviglia su se stesso e riesce a intrattenere fino alle battute finali. Certo, le situazioni non sono originalissime (tradimenti coniugali, onorevoli birbanti, metus reverentialis verso il duce) ma poco male, si ride lo stesso.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il commissario che porta l'ultima forchetta al Dottore, sperando in una promozione; Tanzarella che scopre il male da cui è affetto il vecchino.

  • Uno spunto stuzzicante, un soggetto pruriginoso, un ambiente circoscritto che ben si presta ai mille equivoci e scambi di persona della pochade (in questo caso, però, un po' "meccanici" e poco fantasiosi), un gruppo di attori di gran mestiere. Il film è tutto qui, con in più un tocco di innocua satira del fascismo. Fastidiosamente moraleggiante nel licenziare il tradimento di lui come banale incidente di percorso, laddove il vero fattaccio secondo la morale dell'epoca (e non solo), le corna da parte di lei, è usato solo come espediente.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Lo scambio di battute finale tra il sedicente dott. Tanzarella e il commissario, che finisce "cornuto e mazziato".

Le incongruenze

  1. La "Camera di Garibaldi", costruita al piano terra, dopo la venuta di "sua eccellenza" risulta al primo piano: infatti Tognazzi, dovendo andare a chiamare il ministro nella camera, sale le scale!
  2. Ernesto (Ugo Tognazzi) a inizio film chiama il centralino telefonico componendo un numero solo,la suocera (Lia Zoppelli) qualche tempo dopo ne compone ben quattro per la stessa operazione.
  3. Il film è rieditato (nei titoli di testa) con il titolo "Il Dott. Tanzarella medico personale del... fondatore dell'impero", peccato che sempre nei titoli di testa si evince la data "venerdì 23/2/1923, e l'impero venne fondato nel 1936 .
  4. Mussolini, mai citato esplicitamente, è sempre chiamato "Duce", appellativo assegnatogli molto dopo 1923, anno di ambientazione del film.
  5. Siamo sempre nel 1923 e viene raccontato come Ernesto e il dottore si siano conosciuti durante la guerra "dieci anni fa". Ma a quale guerra del 1913 si riferiscono? Quella di Libia è del 1911/12 e quella mondiale è del 1915/18
  6. Un pò durante tutto il film, ma in particolar modo all'inizio quella di Ernesto, le sigarette fumate cambiano la loro lunghezza a seconda delle inquadrature
  7. All'inizio del film, la distanza tra il ladro (compare di Totò) ed il poliziotto con cui parla, varia al cambio d'inquadratura.
  8. All'inizio del film Totò entra, dalla finestra, nel palazzo ove si tiene una festa. L'inquadratura è principalmente sulle scarpe con "caloches" di Totò, ma un singolo fotogramma rivela (nella fattispecie, quando entra dalla suddetta finestra) che in realtà si tratta di una controfigura, mostrandone il viso
  9. Quando, all'inizio del film, Ernesto lascia l'amante e prende il taxi dà all'autista l'indirizzo: "Via Ciro Menotti 2". Però, quando la mattina seguente arriva la suocera a bordo di un calesse, il civico dove entrerà è visibilmente il numero 1
  10. All'inizio del film, quando Totò entra dalla finestra nel palazzo, le inquadrature sono tutte sulle parti basse del busto. Però, esattamente quando l'inquadratura passa all'interno ed entra dalla portafinestra, un fotogramma mostra che la persona non è affatto Totò ma una controfigura - e molto più giovane.
  11. Al ricevimento nella casa di campagna, Virna Lisi suona al pianoforte. Lia Zoppelli (la contessa Bernabei), invita Virna a suonare il nuovo tango. La melodia si rivela la stessa suonata immediatamente prima.
  12. Lauretta entra nella camera di Ernesto (nella casa di campagna) e la porta, aprendosi, cigola da matti mentre quando la stessa Lauretta esce sembra perfettamente oliata
  13. Durante il film, ambientato durante il "ventennio", i protagonisti, tutti appartenenti all'elite fascista (gerarchi, onorevoli, ufficiali, forze dell'ordine) si danno del "lei", cosa vietata dal regime (era obbligatorio il "voi"). Errore che delle persone così inserito all'entourage fascista non avrebbero mai fatto.
  14. Il film è ambientato nel 1923, peccato però che Virna Lisi suoni al pianoforte le canzoni "Creola" e "Tango della gelosia", composte rispettivamente nel 1926 e nel 1930
  15. Nel film - che ricordo essere ambientato nel 1923 - i personaggi fanno accenno al noto caso Bruneri-Canella, caso di cronaca che però venne alla ribalta solo nel 1926-27.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1961-Sua eccellenza-01  

LA CASA DELLA MASIERO
Inizio film: La casa di Lauretta (Masiero), amante di Ernesto (Ugo Tognazzi), dove Gennarino (Ignazio Leone) fa da palo a Totò, è in Via Eleonora Pimentel 2 (quartiere delle Vittorie) a Roma

   
  Quando Gennarino si volta verso l'alto per guardare il balcone dove si è intrufolato Totò abbiamo la certezza che il posto sia quello. Si noti che l'ingresso opposto dello stesso palazzone diverrà, 40 anni più tardi, la casa di Ricky Tognazzi in Commedia sexy.
   

LA CASA DI ERNESTO (UGO TOGNAZZI)
Seguiamo la carrozza arrivare in via Ciro Menotti a Roma, perchè per riconoscere la casa di Tognazzi bisogna partire da qui, dal momento che è cambiata radicalmente

   
Una volta appreso (anche dal cartello) che siamo in via Menotti, seguiamo la carrozza svoltare per trovarsi di fronte alla casa di Tognazzi, che sta quindi in via Ciro Menotti 1 a Roma. Non ci sono stacchi, per cui possiamo dire con certezza (per quanto possa sembrare incredibile) che la casa di Tognazzi è esattamente quella che vedete qui sopra
   

La villa dei Bernabei dove si svolge gran parte del film e dove Tanzarella (Totò) cerca di rubare le posate è la stessa Casale di Santa Maria Nova sull'Appia Antoca dove è stato girato anche Che fine ha fatto Totò baby?, già inquadrata lo stesso anno in Sei donne per l'assassino.

  
  Questo l'interno, già incontrato altre volte e sempre riferito a questa villa

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983