OPERAZIONE SAN GENNARO

Inizio riprese: luglio 1966 - Autorizzazione censura e distribuzione: 18 novembre 1966 - Incasso lire 1.542.756.000 - Spettatori 5.407.487


Detti & contraddetti

Quì a Napoli la gente campa ancora di miracoli.


Per avere una grazia da San Gennaro bisogna parlargli da uomo a uomo.

Don Vincenzo

Scheda del film

Titolo originale Operazione San Gennaro
Paese Italia, Francia, Germania Ovest - Anno 1966 - Durata 98 min - Colore - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Dino Risi - Soggetto Ennio De Concini, Dino Risi - Sceneggiatura Ennio De Concini, Dino Risi, Adriano Baracco, Nino Manfredi - Produttore Turi Vasile per Ultra Film - Roma / Lyre - Paris / Roxy Film - Munchen - Distribuzione (Italia) Interfilm - Fotografia Aldo Tonti - Montaggio Francio Fraticelli - Musiche Armando Trovajoli - Scenografia Luigi Scaccianoce


Nino Manfredi: Armanduccio Girasole detto Dudù - Harry Guardino: Jack - Mario Adorf: Sciascillo - Senta Berger: Maggie - Totò: Don Vincenzo "O fenomeno" - Ralph Wolter: Frank - Pinuccio Ardia: Il "Barone" - Ugo Fangareggi: Agonia - Dante Maggio: Il "capitano" - Enzo Cannavale: Gaetano, secondino - Vittoria Crispo: Mamma Assunta - Claudine Auger: Concettina - Giovanni Druti: L'Arcivescovo Aloisio - Solvi Stubing: La suora - Donatella Gambini: La figlia di Gaetano - Liana Del Balzo - Jean Louis

Soggetto, Critica & Curiosità

1966-operazione san gennaroSoggetto 

Jack, Maggie e Frank sono tre ladri statunitensi, giunti a Napoli per rubare il tesoro di san Gennaro.

Senza svelare i loro piani, i tre chiedono aiuto a una vecchia gloria nel campo dei furti, don Vincenzo, detto "'o Fenomeno", che però è in galera (sebbene goda di una grande autorità tra gli altri detenuti e tra i secondini) e consiglia quindi ai tre di rivolgersi ad Armandino Girasole, detto "Dudú". Questi è a capo di una sgangherata banda composta da Ciccillo, suo assistente, il "Barone", un uomo con il cuore a destra, "Agonia", guidatore di carri funebri e il "Capitano", il "tecnico" della squadra. Inizialmente Jack non informa Dudú delle sue reali intenzioni, ma gli chiede soltanto un aiuto per realizzare un grosso colpo.

Il primo tentativo fallisce miseramente sul nascere perché, dopo che Dudú si trattiene per ore a una festa di matrimonio, la banda, coinvolta nei festeggiamenti, perde il bulimico Frank, che muore per indigestione in seguito a un'abbuffata di cozze. Con la morte di Frank, Jack è costretto ad informare Dudú del suo piano: impadronirsi del leggendario tesoro, del valore di 30 miliardi di lire. Dudú e la sua banda tentennano davanti a una proposta che non solo è difficile da attuare, ma appare anche sacrilega. Decidono cosí di chiedere il permesso al santo, interpretando come un suo assenso un raggio di Sole che, dopo la pioggia, ne illumina la statua. Le intenzioni di Dudú sono comunque sublimate dal desiderio di tenere tutto il tesoro per sé e usarne una parte per portare benefici alla città. Egli propone all'americano di effettuare il colpo durante la serata finale del Festival di Napoli, per poter approfittare così di una città semideserta e distratta dall'attesissima manifestazione canora.

Alla data stabilita la banda si rimette in azione. Agonia e il "Capitano" (che ha preso il posto di Jack come tecnico della banda) si aprono un varco nelle fogne con dei modernissimi laser, apparecchi a ultrasuoni ed esplosivo, ma, per via della soffiata di un uomo con il braccio ingessato, che vuole vendicarsi per essere stato escluso dal colpo, la polizia si trova nella zona dell'esplosione e li arresta. Dudú, Jack e Maggie, dopo aver oltrepassato con un rudimentale espediente un muro e dei fili elettrici, si ritrovano bloccati nella cripta della chiesa del tesoro e, in un gesto di rabbia, Jack picchia i pugni sul muro, udendo qualcuno che dice "avanti" e accorgendosi che c'è una porta. Entrano e trovano Ciccillo, che spiega di essere entrato tranquillamente dalla porta della chiesa che il custode ha dimenticato aperta. Riescono a impossessarsi rocambolescamente del tesoro protetto da un cristallo antiproiettile, ma poco dopo Jack e Maggie traggono in inganno Dudú e fuggono con il bottino. Dopo uno sgangherato inseguimento tra le vie e budelli del centro, la donna, per non dover spartire il malloppo, uccide Jack e ne fa precipitare l'auto in mare.

Dudù e Ciccillo assistono al recupero dell'auto dalle acque del porto, convinti che tutti e due siano finiti a mare con il tesoro, ma poco dopo vengono a sapere da Concettina, la fidanzata di Dudú, che Maggie non è morta e sta anzi per partire dall'aeroporto di Capodichino. Con una folle corsa in auto fra i vicoli di Napoli, Dudú raggiunge l'aeroporto e appena prima della partenza riesce letteralmente a strappare il tesoro che Maggie si è cucita addosso. Nulla può però contro mamma Assunta, la madre adottiva infuriata per il furto sacrilego, che coinvolge addirittura l'arcivescovo di Napoli. Sarà quest'ultimo a prelevarlo personalmente all'aeroporto e a condurlo con la sua auto in mezzo alla folla in festa per la processione di San Gennaro. Dudù tenta all'ultimo momento di sottrarsi con la borsa contenente il bottino ma, stretto dalla folla e scambiato da tutti come l'eroico salvatore del tesoro, non può far altro che restituirlo alla città.

Critica e curiosità 

Operazione_San_Gennar

Dino Risi, che in gioventù aveva sognato di dirigerlo in una commedia pirandelliana, lo chiama ora per un ruolo minore in Operazione San Gennaro, un boss della camorra che governa benignamente Napoli dal carcere di Poggioreale in cui è regalmente rinchiuso, una piccola magnifica partecipazione girata a Napoli per la quale il principe, reputandosi partenopeo verace, rifiuta la diaria dovuta per le trasferte fuori residenza. Il film è improntato a un tipico stile da commedia all'italiana, e fa il verso al filone, in voga all'epoca, dei film sui colpi perfetti organizzati scientificamente (Caper movie). Si può dire che per certi versi rappresenti una sorta di versione napoletana de I soliti ignoti, di qualche anno precedente, pur con un andamento della trama completamente diverso. Anche qui, infatti, una banda raccolta alla meno peggio, composta da elementi tutt'altro che professionisti, si getta in un'impresa decisamente superiore alle proprie capacità. La differenza sta nel fatto che, dopo varie situazioni rocambolesche e grottesche, il colpo riesce; la banda si impadronisce del tesoro ma, con un finale a sorpresa e didascalico, alla fine il tesoro è loro malgrado restituito e addirittura il capobanda finisce per essere considerato l'eroe che ha sventato il furto. E anche in questo caso, come nel film di Monicelli, la banda fa ricorso ad un vecchio esperto del settore, interpretato, come ne I soliti ignoti, da Totò. Un brillante Nino Manfredi, che si avviava alla sua più felice maturità artistica, dà una egregia prova di sé, attorniato da attori di livello, come Senta Berger, Mario Adorf, oltre allo stesso Totò. La partecipazione di Totò al film è ridotta a cinque piccole scene, cinque piccoli camei per un attore vecchio, stanco e praticamente cieco.

Qualche giorno dopo l'inizio della lavorazione del film, venne presentata a Totò la diaria prevista per le trasferte. Rifiutò indignato, apostrofando l'amministratore: «Come vi permettete dare la diaria a un napoletano come me?». L'amministratore imbarazzato: «Ma principe, lei sta lavorando fuori sede, il contratto prevede la diaria che le spetta nel modo più assoluto». Totò concluse, senza ammettere repliche: «Sarà, questa è la regola, ma io sono napoletano verace e nella mia città non posso avere la diaria»!


Le canzoni presentate al Festival di Napoli dell'anno cui si riferisce il film (1966), che è possibile ascoltare come sottofondo in alcune scene sono:
Ma pecché, cantata da Iva Zanicchi;
Ce vo' tiempo, cantata da Peppino Di Capri;
'A pizza, cantata da Aurelio Fierro in coppia con Giorgio Gaber.

Per la cronaca, a vincere il festival di quell'anno fu Bella, cantata da Sergio Bruni e Robertino, come annunciato con euforia da "Il barone". In realtà proprio sulle canzoni del Festival, nel film c'è un anacronismo, perché una delle canzoni (Ce vo' tiempo) non fu ammessa tra le finaliste, e quindi non avrebbe potuto essere trasmessa nella serata finale insieme alle altre due (che invece furono tra le finaliste).


Così la stampa dell'epoca


«[...] C'è poco di propriamente originale nella struttura generale del racconto, che oltretutto ha i suoi momenti di fiacca [..]Gli attori sono spassosi, e più ancora le macchiette ( fra le quali giganteggia ovviamente Totò ) [...].»

Corriere della Sera, 1966


«[...] Domina su ogni altro don Vincenzo 'o Fenomeno che, impersonato da Totò, dà al personaggio un'impronta di autentico realismo [...].»

Angelo Solmi, 1966


«Totò, che non può fare tutto, dice di sì almeno a Dino Risi, che gli offre una partecipazione in Operazione San Gennaro, una specie di Soliti ignoti in salsa napoletana. L'idea di assoldare Totò è proprio di Risi, ormai diventato uno degli alfieri della commedia all'italiana, e per l'attore è un nuovo importante riconoscimento dal cinema di serie A.»

Alberto Anile


I documenti

Così scriveva di Totò Dino Risi nel 1949, sulle pagine del periodico specializzato "Schermi":

Nel cinema italiano la maschera di Totò non ha ancora trovato la sua esatta collocazione filmica. Questo grande mimo fa ridere il pubblico, si direbbe, a dispetto del regista. Mai, finora, la macchina da presa ha colto il simbolo, l’universale di certe sue frenetiche pantomime. Nessun gusto, nessun rispetto direi, per la sua comicità, nessun accenno a una rappresentazione propriamente cinematografica. La comicità di Totò è a fuoco d’artifìcio, prima cresce e poi si apre. Il cinema non ha mai dato tempo alle sue invenzioni di svolgersi, non ha mai concesso a Totò di improvvisarsi, si direbbe anzi che s’è solo divertito a rompere continuamente la molla della sua fantasia automatica, spezzandone l’altezza, la profondità e il ritmo. E poi, quel trascriverne i moduli teatrali non è insensibilità, e profonda, a quelle che sono le leggi del linguaggio cinematografico?.

Dino Risi


Operazione San Gennaro era un film napoletano, era quasi naturale farlo interpretare a Totò. Allora era difficile fargli fare film da protagonista perché era quasi cieco, ma una piccola parte come quella di don Vincenzo poteva farla bene. Aveva una grande forza comica che rimase viva fino all'ultimo. Penso che continuasse a lavorare perché in fondo gli attori — tutti gli attori— vogliono morire in scena.

Dino Risi


Concettina: [Cercando un pretesto per vedere Dudù] Dudù, oggi Mamma Assunta fa le melanzane, vuole sapere se ti piacciono con le alici o col formaggio piccante.
Dudù: Le melanzane?
Concettina: Vabbè, c'ho dico.
Jack: L'appuntamento è qui all'una di notte in punto.
Il capitano: All'una di notte?
Il barone: Alle venticinque.
Passante: Hey voi! Voi! Dove andate? Non si può, il palazzo è pericolante.
Il capitano: Ma noi ci abitiamo.
Passante: Ah, scusate.
Mamma Assunta: [A Dudù] Io non ti voglio vedere più. Già tu non sei napoletano verace: tua madre era austriaca! E pure nu poco mignotta!
Sciascillo: Pure la mia.
Dudù: Tua madre era austriaca?
Sciascillo: No, nu poco mignotta!


La partecipazione di Totò al film

La partecipazione di Totò a Operazione San Gennaro è minimale; Totò è impegnato solo in cinque scene.

Nella prima, la più lunga e la più comica, Totò è a Poggioreale dove la fa da padrone, assistito da Gaetano, una fida guardia carceraria (Enzo Cannavale). Totò si muove nel carcere liberamente, si lamenta se il direttore utilizza il telefono impedendogli di fare telefonate, regala pacchetti di sigarette agli altri carcerati... Da ricordare uno scambio di battute con un carcerato che si mostra (giustamente...) adirato nei confronti della moglie che lo è venuto a salutare con un bimbo di pochi mesi, evidentemente di altro padre...:
Totò alla moglie: "Che bella creatura; e quanto tempo tiene questo giovanotto? "
La moglie: "Otto mesi, Don Vincè "
Totò, rivolgendosi al marito carcerato: "Otto mesi, e tu stai in galera da tre anni; se facevi la persona per bene, questo poteva essere figlio a te! "
La moglie: "Hai capito che ha detto Don Vincenzo? ".

Nella seconda scena, Totò partecipa a un matrimonio, usufruendo di un permesso. E' accompagnato dal fido Gaetano-Cannavale ( "è giovane e si deve divertire! ").

Nella terza scena, Totò ascolta i dubbi di Dudù-Manfredi sul colpo al tesoro di San Gennaro e lo spinge a cercare di comprendere quale sia la volontà del Santo.

Nella quarta scena, di pochissimi secondi, assiste, al fianco del direttore del carcere, alla trasmissione in TV della finale del festival.

Nella quinta scena, chiamato di urgenza da Dudù, riesce a impartire ordini ai suoi uomini all'aeroporto di Capodichino, per far ritardare la partenza dell'aereo per gli Stati Uniti.


La pericolosisima banda di Dudù

Operazione_San_GennaroUn po' come per la banda de I soliti ignoti, quella di Operazione San Gennaro rappresenta la risposta italiana, anzi napoletana, alle agguerritissime bande proposte dai film americani dell'epoca.
Anche in questo film, un'ampia parte della sceneggiatura è dedicata all'operazione di reclutamento dei componenti della banda; è una parte caratterizzata da una grandissima comicità!
Analizziamo la composizione della banda di Dudù: il collaboratore diretto del capo è Cercillo, l'equivalente del bandito "duro" dei film "seri"; grande e grosso, è sempre pronto ad eseguire gli ordini di Dudù; da ricordare la scena ambientata in una villa sulle colline di Pozzuoli, dove ha luogo il summit finale per l'organizzazione del colpo: Cercillo è incaricato di fare la "guardia" all'esterno della villa e di non far entrare nessuno; si addormenta e uno dopo l'altro entrano diversi personaggi della micro (ma molto micro...) criminalità partenopea alla ricerca di un posto nell'organizzazione del colpo da realizzare, colpo che Jack riteneva fosse segretissimo.
Abbiamo poi il Barone, distinto signore che vive partecipando, da invitato, a vari congressi medici: è infatto un caso medico rarissimo, ha il cuore a destra! Assicura la sua disponibilità per il colpo, a condizione che non avvenga a fine mese, quando deve partecipare a un congresso a Stoccolma, dove non è mai stato e dove "la trasferta è buona" (frase accompagnata da un gesto inequivocabile delle dita). Durante il summit già richiamato, chiede chiarimenti su come vestirsi per il colpo, in quanto "l'abito ha sempre la sua importanza".
Poi c'è Agonia, sicuramente il personaggio della banda meno caratterizzato. Di mestiere guida i carri funebri. Deve il suo nome al fisico particolarmente magro.
Più interessante la figura del Capitano: è il "tecnico" del gruppo; Dudù e Cercillo lo cercano allo stadio San Paolo, dove è impegnato a guidare il tifo di una curva incandescendente.
Sua una battuta che oggi sarebbe particolarmente di attualità, dopo le tante polemiche sull'Unità d'Italia: si sta giocando Napoli-Atalanta e Cercillo gli chiede di seguirlo perchè desiderato da Dudù; il Capitano chiede a Dudù di aspettare "quando facciamo quatt gol a sti Italiani!". Per la cronaca, poi segnerà Josè "coniglio" Altafini.
Durante il summit, si preoccupa perchè il colpo è previsto per l'una di notte, le venticinque..., e a quell'ora non c'è il filobus per portarlo al punto di ritrovo.
Si distingue anche perchè non può sincronizzzare il proprio orologio, come richiesto da Jack, perchè lo ha dovuto pegnorare. Ricordiamo infine l'auto della banda, un'incredibile 600 Multipla!

 

Antonio de Curtis a Napoli per le riprese del film "Operazione San Gennaro" esce dall'Hotel Excelsior con il cappello indossato nel film per recarsi sul set. (Immagine di proprietà di Federico Clemente)


Uscito dall’Hotel Excelsior, salì in auto; io gli bussai sul finestrino, intenzionato a consegnargli una mia poesia, intitolata a Lui. Ma, vedendo la Faldini che mi salutava e lui, che invece guardava fisso, lo credetti un atto di indifferenza. Così, preso dalla rabbia, strappai la poesia a lui dedicata ed ispirata. Solo anni dopo, seppi che era diventato cieco, e capii che avevo interpretato male quel suo sguardo.

Un ricordo di Felice Alfarano


Stavamo girando una scena dove era prevista una carrozzella e ad un certo momento andò a piovere. Il cocchiere prese il cavallo con la carrozzella e lo mise sotto un androne al riparo della pioggia. Totò andò vicino al cavallo e lo accarezzò dicendo: "solo quando muoiono si riposano 'ste bestie". A un certo punto arrivò Eduardo Clemente, suo cugino e segretario, prese Totò sotto braccio e lo portò via. Quando Eduardo tornò, gli chiesi: "scusa, ma perchè te l'è purtat?" Lui mi rispose: "Chill' era capace ca s'accattava 'o cavallo!"

Enzo Cannavale, durante le riprese a Napoli del film


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Mah! Non indimenticabile commedia di grande successo dell'epoca ma che, al di là della ricchezza della messa in scena, si rivela troppo macchiettistica, esponendo un folclore troppo "atteso" per essere "vero". Cosicché qualche risata arriva, ma molto spesso alcune trovate (e pure alcuni snodi) non convincono. Bello, invece, il finale. Totò su tutti, Manfredi bravo, mentre gli altri non convincono proprio.

  • Diretta da Dino Risi, è una non memorabile commedia incentrata sul furto del tesoro di San Gennaro frutto di un operazione congiunta americana e partenopea. Il film strappa qualche risata ma è troppo concentrato sul versante macchiettistico e flokloristico napoletano per essere veramente godibile. Bravo Manfredi ma tutto il cast è superato di una spanna da Totò che sebbene in un piccolo ruolo regala momenti spassosi.

  • Operazione_San_Gennaro
  • Ladri americani reclutano mariuoli napoletani per rubare il tesoro di San Gennaro. Commedia spigliata e graziosa, con un Nino Manfredi smagliante e una Napoli pittoresca come da tradizione. Senza picchi di qualità, ma anche senza noia né volgarità, è un film godibile e perfetto per gli scopi per cui è stato realizzato: far passare spensieratamente poco meno di due ore.

  • Simpatica commedia di ambientazione partenopea che, pur giocando un po' troppo sui luoghi comuni del folclore napoletano, risulta abbastanza godibile e divertente. Il merito, più che della storia (a tratti scontata) è dei bravi attori (Totò e Manfredi su tutti) e di piccole ma azzeccate particine affidate a caratteristi in buona forma.

  • Commedia scacciapensieri del filone "colpo gobbo con complicazioni": i pregi stanno nel ritmo piuttosto sostenuto e nel cast che affianca a Manfredi alcuni bravi caratteristi, con Totò in un ruolo piccolo ma ben cesellato (meno bene il versante straniero, anche se Senta Berger è bellissima e sensuale); i difetti in dialoghi non sempre brillanti ed in una rappresentazione di Napoli molto convenzionale e cartolinesca. Simpatica la trovata dell'intervento di un vero cardinale, che Manfredi giudica "sguarnito".

  • Risi ci regala un'opera non eccezionale ma comunque godibile e carina, benissimo interpretata da Nino Manfredi e dagli altri attori italiani (mentre Harry Guardino, congelato da un ruolo troppo stereotipato, fornisce una prova scialba e Senta Berger si limita ad essere bellissima). Avercene al giorno d'oggi commedie così, senza inutili volgarità e girate da signori professionisti. Ottimo Totò in una piccola parte di contorno.

  • Piacevole commedia di taglio internazionale (pur con ambientazione partenopea) che si avvale di grandi nomi di richiamo per quel tempo, tra i quali il sommo Nino Manfredi e Totò in una delle sue ultime apparizioni, ormai pressoché non vedente. Sceneggiatura intrigante, ritmo spigliato, ottima interpretazione degli attori e una vicenda che ricorda Topkapi, solo che questa volta l’oggetto del furto è il tesoro di San Gennaro! Grande successo cinematografico.

  • Il film lo fa San Gennaro. Invocato, insidiato, consultato, violato e rigratificato. C'è di mezzo sempre il patrono di Napoli, di fatto omaggiato con questa opera minore del maestro Risi. Non può esser certo un Manfredi fuori luogo e a disagio con l'accento partenopeo a tirare la carretta che a dirla tutta fatica parecchio a ingranare, con una lunga prima parte scialba e troppo pittoresca. Le sorti si risollevano con l'operazione vera e propria, rocambolesca e incalzante con continui colpi di scena. Totò nobilita un parco attori non dei più felici.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il barone (Pinuccio Ardia), raro caso di persona col cuore posizionato a destra, campa facendo dimostrazioni agli studenti di medicina.

  • Tre americani si fanno aiutare da un guappo napoletano ed il suo gruppo per rubare il tesoro di San Gennaro, dal valore di trenta miliardi di lire. Le gag non mancano e si vede che Nino Manfredi è una spanna sopra gli altri (anche a Totò, che pur essendo bravo è con evidenza al tramonto).

  • Un grande Nino Manfredi non riesce a far ingranare questa simpatica storia abbastanza singolare e curiosa. La rapina al tesoro di San Gennaro è un'idea alquanto accattivante e rende merito a Dino Risi che l'ha messo in atto. Ma molto spesso si cade nel ridicolo con gag simpatiche ma niente di più. Manfredi, Adorf e Totò danno pieno supporto ad un'opera che lascia davvero poco.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò: "...a Napoli campiamo coi miracoli...".

  • Divertentissimo film sulla scia dei Soliti ignoti e dei sette monaci d'oro. Il ritmo è scatenato, la storia ben strutturata e il cast fantastico, da Nino Manfredi spassoso napoletano doc a Mario Adorf, suo braccio destro ingenuo e un po' scemo. Segue uno stuolo di caratteristi impeccabile che fa del film la sua forza. Divertentissimo l'inseguimento finale. Piccola partecipazione di Totò, quasi a voler benedire il film.
    I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

  • Brillante commedia che coglie in pieno lo spirito di Napoli e dei napoletani, del popolino dei quartieri Spagnoli che vive per lo più di espedienti e "mariuolate" e ha i suoi capi e le sue regole da rispettare rigorosamente. Totò, Manfredi, Adorf e tutti i caratteristi sono bravi. Dino Risi dirige da professionista qual era, mantenendo un buon ritmo. Molte le battute divertenti, senza parolacce e senza volgarità. Godibile.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò in prigione, con camicia e cravatta, che "dirige" detenuti e secondini.

  • Spassosa commedia di Risi in cui Manfredi regala una bella interpretazione coadiuvato dalla partecipazione esilarante del grande Totò. Rubare il tesoro di San Gennaro diventa un credo per un manipolo di americani che verranno aiutati dagli uomini di Dudù. Validi intermezzi comici ambientati in una Napoli colorata e chiassosa. Da sottolineare la bellezza prorompente della Berger benchè la Auger, più sbarazzina, si difenda bene.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La folle corsa di Manfredi e Adorf, con una Fiat 13OO per i vicoli di Napoli.

  • Bel film di Risi non con grandi trovate. Soprattutto nella seconda parte ci sono scene che fanno rimpiangere film come questi del periodo d'oro del cinema italiano. Ottimo ritmo e una bella atmosfera, poi ci sono mostri sacri come Manfredi e Totò (peccato che si veda troppo poco). Sempre magnifica la Berger. Gustoso.

  • Operazione_San_Gennaro
  • Come organizzare il colpo del secolo avendo a disposizione una banda improvvisata e scalcinata di piccoli lestofanti di quartiere ovvero una gradevole e divertente commedia, diretta con vivacità e interpretata con disinvoltura da tutti gli attori che ne hanno preso parte. E poi c’è Napoli ripresa con gusto e mestiere da Dino Risi in grado di creare una atmosfera piacevole e rilassata enfatizzando le peculiarità e le abitudini partenopee. Decisamente ottimo per trascorrere una serata in leggerezza.

  • Commedia gangsteristica senz'altro debitrice dei Soliti ignoti ma che ebbe il merito di aprire la strada alla componente spettacolare del genere, anticipando non solo le commedie poliziesche di Milian ma perfino le Mini britanniche di Un colpo all'italiana. Il limite del film (pur sorretto da un ottimo cast) è quello di scadere in una rappresentazione folcloristica da "Napoli sparita" di sapore scarpettiano, che sospetto suonasse fasulla e nostalgica già allora.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Manfredi col cardinale.

  • Spassosa e simpatica commedia di ambientazione napoletana con un Nino Manfredi in gran forma attorniato da brave spalle come la bella Senta Berger e Mario Adorf. Cameo del grande Totò che nonostante i pochi minuti a disposizione "si fa sentire". Bene anche la regia di Dino Risi.

  • Il difetto del film è quello di essere pensato per fare cassetta, sfruttando temi in un certo qual modo presentati da altri: il richiamo ai Soliti ignoti è abbastanza immediato e inevitabile, a tal punto che la figura di Totò, a distanza di anni, può venire confusa tra i due film. Chi guarda il film per trovare qualche novità è destinato a rimanere deluso visto che l'unica è un panorama di Napoli molto diverso da quello che si può ammirare oggi dal belvedere di Posillipo. Film chiassoso, francamente inutile.

  • Divertente commedia di Risi, tenuta in piedi da un Manfredi in più che buona forma che interpreta lo scapestrato, ma nobile, Dudù e dalla Berger con le sue forme. Particina anche per Totò, di poco conto. Lo sguardo del regista su Napoli è affezionato, ma non molto realistico ovviamente e in questo Operazione San Gennaro andrebbe meglio intepretato come una favoletta, una pellicola più che adatta per concludere una giornata pesante. Buon ritmo, battute gradevoli e leggere, trama piena di appositi twist e complicata al punto giusto.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ehi dove andate, il palazzo è pericolante!" "Ma noi ci abitiamo! " "Ah scusate...".

  • Bella prova di Risi che tenta di rinverdire i fasti della commedia all'italiana affidandosi a un cast pieno di grandi nomi capeggiato da un Manfredi in stato di grazia. La storia è simpatica, sebbene non originalissima e è sceneggiata con brio e gusto dando spazio anche a qualche scena d'azione non banale. Forse il regista spinge troppo sul pedale della macchietta togliendo compattezza alla vicenda, ma le risate sono tutte genuine, grazie anche a Totò in una parte piccola ma importante e a uno stuolo di ottimi caratteristi. Molto buono!
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il dialogo di Manfredi con San Gennaro.

  • Un piccolo e disomogeneo gruppo di ladruncoli napoletani viene incaricato, da alcuni faccendieri americani, di rubare nientemeno che il tesoro di San Gennaro, ma l'operazione si rivela più squinternata che mai. Con un Manfredi in stato di grazia e un Totò straordinario nel suo piccolo ruolo, il film si lascia guardare anche se pecca nel descrivere una Napoli dai toni troppo folkloristici per essere veritieri. Qualche buona trovata però c'è e tutto sommato si può spendere un'ora e mezzo per sorridere senza grosse pretese.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Per avere una grazia da San Gennaro bisogna parlargli da uomo a uomo" (Totò).

  • Film carino, bella ambientazione napoletana. Totò impagabile e gustoso, Adorf perfetto nel ruolo ma troppo sotto-utilizzato. Molto scipito Harry Guardino, Claudine Auger bellissima, Manfredi un pò svogliato; la trama è quella che è, vive molto di momenti. Di certo un film che non annoia, ma comunque un Risi minore.

  • Risi, dopo i capolavori degli anni precedenti, si prende una vacanza. Però di lusso. Questo film ha un ritmo rilassato ma sprizza buonumore e allegria da tutti i pori. Risi calca la mano di proposito sugli stereotipi di Napoli rimanendo, però, nei recinti della commedia realistica senza mai sconfinare nella farsa più facile. Infatti la storia noir è solo un pretesto per addentrarsi nel ventre di Napoli, nella vita biologica di una città di cui sentiamo puzze, odori e sapori. Totò è un guappo dalla "sapienza" antica, Manfredi troppo meccanico, bella l'Auger.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò guappo che detta legge in carcere "omaggiato" dai secondini; La bellezza della Berger pari solo alla sua "antipatia"; La bravura dei caratteristi.

  • Sebbene pieno di stereotipi il film è divertente a tratti "spassoso" come direbbe un napoletano. A proposito, la recitazione di Nino Manfredi è veramente poco convincente. A un napoletano, parafrasando Johnny Stecchino, "non gli somiglia per niente". Totò non pervenuto.

  • Uno scoppiettante Manfredi regge a meraviglia il personaggio dell'istrionesco delinquentello in questo classico degli Anni '60. La regia di Risi è come sempre spigliata e scorrevole, così come l'azione e i suoi rapidi sviluppi. La sfolgorante e classica bellezza della Berger ruba spesso la scena, mentre Totò ci regala con malinconia uno dei suoi ultimi personaggi.

  • Risi si cimenta con Napoli e ovviamente non riesce a fare a meno di cadere nei luoghi comuni tipici di quegli anni, con una narrazione decisamente di tipo macchiettistica e fin troppo folklorisitica. Ma il tutto viene girato con garbo, leggerezza e senza manipolazioni rendendo il film gradevole e dando un bell'esempio di commedia all'italiana grazie anche alle superba interpretazione di Manfredi e al cammeo di Totò.

  • Per costruire una scoppiettante commedia attraverso la contrapposizione di stereotipi (americani freddi, razionali ed organizzati, napoletani solari, fantasiosi e cialtroni) ci vuole polso fermo e sicuramente Risi ne è provvisto. Il suo sguardo "fenomenologico" esalta gli aspetti positivi dell'Italianità, ma lascia intravvedere anche come essi siano al contempo difetti. Notevole la presenza di Totò che pur in una parte secondaria rimane memorabile.

  • Un film bello e divertente che ironizza su tutti i luoghi comuni di Napoli e della sua gente con grande gusto e misura. Purtroppo, o per fortuna, ciò che rimane più impresso nella memoria è Senta Berger, con quel suo vestitino verdolino che... Ma, andando più a fondo, c'è anche un mare di battute azzeccate e di situazioni surreali dipinte con naturalezza. Un solo momento poco azzeccato che rallenta il ritmo: il dialogo tra Manfredi e la Berger a letto.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La preparazione del colpo con la processione di questuanti; "Sciascì, whiskey ce n'abbiamo messo" - "E come, no? Il 20%!".

  • Ho la vaga impressione che ci siano alcuni riferimenti (casuali o no) al film di Marco Vicario Sette uomini d'oro con Philippe Leroy e Rossana Podestà. Certamente nel caso di "Operazione San Gennaro" viene volutamente data da Dino Risi un'impronta comica a tutto il film, rendendolo godibile e leggero come è solito nello stile del regista, senza peraltro togliere in certi passaggi una qual certa suspence tipica dei film polizieschi americani. Un Risi che si distingue sempre per la sua comicità sagace e garbata.

  • Pescato fortuitamente in una abulica sera estiva si vede bene. In alcune sparute occasioni ho anche riso di gusto; belli lo specialista americano con inflessioni partenopee e le remore mistiche di Dudù. Napoli è proprio come la potrebbe pensare chi non vi abbia mai messo piede, il che all'inizio diverte, salvo poi accorgersi del sapore di artefatto. Totò sfruttato poco ma intelligentemente, Manfredi più che sufficiente. La trama viaggia sul mediocre andante, ma a parte qualche rallentamento l'insieme cammina decentemente.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ah, è un killer..." "No, mi fa le telefonate."; la sosta-matrimonio; i metodi per ritardare la partenza dell'aeroplano.

Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

    1. Quando Dudù lega l'esplosivo al topo, questo scappa e si vede chiaramente che è un topo-giocattolo a molla
    2. Jack, il tizio americano, ha tutto il tempo un pistola automatica tranne quando tenta di rompere la vetrina, quando tira fuori un revolver
    3. La prima volta che la banda tenta il colpo è all'una di notte, come da ordini di Jack. Però le inquadrature offrono Napoli già alle prime luci dell'alba. Ed è abbastanza improbabile che a quella tarda ora la banda si ritrovi a festeggiare un matrimonio come se fosse appena iniziato.
    4. Quando Jack e Maggie vanno da don Vincenzo (Totò) a Poggioreale, nel momento in cui entrano vi è la folla di persone che parlano con i detenuti. Quando la gente esce uno dei detenuti parlando alla moglie dice "ca si esco..." e arriva don Vincenzo il quale gli dice :"ca si esco, ca si esco...signor settebellezze,quando esci che fai?". Però si nota dal labiale che non dice "ca si esco" bensì "quanno esco".
    5. I due malviventi che vanno nelle fogne tagliano la porta di metallo con una specie di fucile laser. Si vede però che sulla porta sono già pre-segnate le righe dove la porta verrà rotta.
    6. Quando il Capitano scende dal tombino va a finire in acqua e si bagna praticamente tutto, poco dopo sta usando il raggio laser, e mentre si avvicina per sfondare la porta si vede che e' tutto asciutto!
    7. Nel film Dudù dice a Maggie che ha conosciuto don Vincenzo all'età di 15 anni quando rubava i cappelli alla gente alla circumvesuviana. Poi quando va proprio da don Vincenzo per l'autorizzazione al colpo lui gli dice "tu hai cominciato a parlare a solo 4 anni...". Come faceva a saperlo dato che l'ha conosciuto dopo?
    8. Quando Dudù e Maggie sono al night entra la ragazza che fa la danza del ventre e saluta Dudù. Quando i due escono lui la saluta e lei dice "ciao Dudù" con una voce diversa dalla precedente e soprattutto senza muovere le labbra! Anche ventriloqua...
    9. La gang americana e quella napoletana sono nella villa per definire le direttiva del piano. Dudù è seduto su un divano e ha una bottiglia in mano. A un certo punto si alza e si vede bene come l'etichetta della bottiglia sia rivolta a sinistra. Allo stacco la medesima etichetta è rivolta verso destra e allo stacco successivo ancora verso sinistra...
    10. Mentre Dudù parla con San Gennaro, dietro di lui ci sono gli altri della banda che ascoltano attenti. Il Capitano toglie l'auricolare per ascoltare meglio, ma nel giro di qualche inquadratura si vede come faccia di nuovo l'atto di toglierselo
    11. Nella scena in cui Dudù parla con san Gennaro, Sciascillo dietro di lui sorride nei primi piani e invece è serio e preoccupato nei piani americani.
    12. Dudù e Sciascillo recuperano il tesoro di san Gennaro e infilano tutta la refurtiva in una borsa, che appare così bella piena e rigonfia. Ma nelle scene successive la stessa borsa è evidentemente meno piena.
    13. Come riferimento temporale durante la serata del colpo, la banda usa la scaletta delle esibizioni del Festival di Napoli. A un certo punto, infatti, Sciascillo elenca gli ultimi tre cantanti prima della fine della trasmissione: "Gloria Christian, Maria Paris e Sergio Bruni". Il problema è che nel 1966 Gloria Christian non partecipò al Festival di Napoli, ma vi prese parte l'anno prima.
    14. Nella notte in cui muore Frank, si vede che c'e un bellissimo tramonto sul Vesuvio , ma all'1 di notte mi sembra un po' difficile
    15. Quando sono al night , Dudu' dice a Maggie che il padre non ha mai avuto l'onore di conoscerlo , ma verso la fine ,quando Mamma Assunta e' in collera con Dudu' dice " tu farai la fine di tuo padre il Conte che e' morto al manicomio"
    16. Per effettuare il colpo la banda si serve di due automobili: una monovolume verde (la Fiat Multipla) e una grande berlina bianca. Il modello di quest'ultima varia a seconda delle sequenze: all'inizio del colpo (fin quando Jack, Dudù e Maggie sono costretti a sbrigarsela da soli a causa dell'arresto del Capitano e di Agonia) l'auto è infatti una Fiat 2300. Quando poi il colpo è stato effettuato l'automobile diventa una Fiat 1800 (a bordo della quale Jack e Maggie tentano di svignarsela col bottino), per poi tornare nel corso della sequenza dell'inseguimento, una 2300
    17. Quando Dudu' e la sua banda vanno in chiesa a parlare con San Gennaro si vede che l'ombra della statua e' al lato sinistro , ma subito dopo e' al lato destro
    18. Quando sono sul panfilo per discutere il piano , si vede una nave dietro Jack che cambia di posizione varie volte.
    19. Per evidenziare la situazione di pericolo, Jack lancia un oggetto metallico sui conduttori in media tensione che viene sbalzato indietro tra mille scintille. Nella realtà non succede nulla di tutto questo, se l'oggetto non è collegato a terra o ad un corpo a diverso potenziale elettrico. Ne sono una prova gli uccellini che riposano placidamente sui conduttori ad alta tensione degli elettrodotti aerei
    20. Il cortile esterno dell'aeroporto di Capodichino in realtà è quello di Roma Ciampino.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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  Nel rocambolesco inseguimento tra Dudù e gli americani, la Seicento multipla, con a bordo Dudù, trascinerà a terra tutti i panni stesi. Siamo in Via Piazza Larga a Napoli.
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  La villa dove Maggie tenta di sedurre Dudù e che è anche la base dove viene preparato il piano è l'unica villa che ha le dimensioni esatte del film e che può inquadrare il panorama con quello scoglio e sullo sfondo l'isola di Nisida (che nel fotogramnma si vede dietro alla A). Siamo sulla baia di Trentaremi a Napoli. Qui sotto vediamo cerchiata in rosso la villa (davanti alla quale sta la donna)
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  A sinistra la zona vista dal satellite. Anche la conformazione della villa non lascia dubbi, nostante i tanti anni trascorsi dal film (si vedano il balcone, la ringhiera...)
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  Qui da più lontano
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  Il belvedere dove Dudù (Nino Manfredi) e la sua banda portano in processione San Gennaro nella scena finale del film è l'arcinoto Belvedere di Sant'Antonio a Posillipo in Via Felice Minucio a Napoli, già presente in molti altri film
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Il porto dove viene trovato il corpo di Jack (Guardino), ucciso da Maggie, è il porto di Napoli. Il pallino rosso nella foto di oggi indica dove è stata girata più o meno la scena.
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Il lungomare dove Dudù manda Sciascillo (Adorf) a chiamare Agonia (Fangareggi) che sta trasportando un carro funebre è in via Francesco Caracciolo a Napoli  
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  Il palazzo dove Dudù (Manfedi) si ferma per andare al matrimonio dove fa da testimone Don Vincenzo 'o fenomeno (Totò) è, come segnalato anche su Wikipedia, Villa Campolieto, situata in Corso Resina 283 ad Ercolano (Napoli).
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Caratterizza la villa il particolare cortile a forma di ferro di cavallo  
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 LA TERRAZZA DI DUDU' (MANFREDI) - La cupola che si vede dalla terrazza della casa di Dudù (Nino Manfredi) è quella della Chiesa dello Spirito Santo. La terrazza è quella del palazzo fra Via dei Pellegrini e Via Toledo 424. Vediamo perché partendo dal mostrare la zona dall'alto (1 è la terrazza) 
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  Bisogna ora considerare che gli obiettivi delle cineprese "avvicinano" clamorosamente gli oggetti lontani, tanto che Adorf parrebbe stare dalla stessa parte di quegli edifici. Così non è invece perché qui si vede bene che la terrazza sta di fianco o quasi alla chiesa (che di nuovo appare molto più vicina di quanto in realtà sia).
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  Ed ecco due foto del palazzo. Da notare che la medesima terrazza era stata utilizzata due anni prima come casa di Paolo Stoppa in Il giudizio universale.
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La Chiesa dove nel film si trova la statua di San Gennaro è la Chiesa dei Girolamini in Via Tribunali a Napoli. Nella realtà la statua e il tesoro di San Gennaro si trovano nel Duomo di Napoli. Ecco la scena in cui Dudù (Manfredi) con i suoi va a chiedere l'autorizzazione al Santo per il furto del tesoro. Sotto la scena finale del film con la restituzione del tesoro alla statua di San Gennaro da parte del popolo.
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  Grande parodia dei film polizieschi americani: dopo il furto del tesoro di San Gennaro inizia l'inseguimento per i vicoli di Napoli tra gli americani e la banda di Dudù a bordo della Seicento multipla. Qui siamo in Piazzetta degli Orefici a Napoli.
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  Gli Americani dopo l'incontro con Don Vincenzo (Totò) vanno alla ricerca di Dudù (Nino Manfredi). La scena si svolge nell'area dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Eccoli arrivare in auto in Vico Lungo Trinità degli Spagnoli.
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  Ecco Maggie (Senta Berger) mentre sale le scale in vico Lungo Trinità degli Spagnoli, alla ricerca di Dudù.
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  Dopo averlo finalmente trovato ecco Maggie e Dudù che girano per il quartiere. Siamo sulla scalinata di Via Croci Santa Lucia ai Monti sempre a Napoli. Dopo averlo finalmente trovato ecco Maggie e Dudù che girano per il quartiere. Siamo sulla scalinata di Via Croci Santa Lucia ai Monti sempre a Napoli.
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  Dudù si fa pulire le scarpe da un lustrascarpe e, per far colpo su Maggie, pagherà con carte da diecimila lire che a Sciascillo (Mario Adorf) poi restituirà. Siamo in Via Nuova Santa Maria Ogni Bene (Piazza della Parrocchiella) all'incrocio con Via Croci Santa Lucia ai Monti.
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  Ancora i due nel posto di prima visti da altra angolazione. Qui la Berger fa un po' il verso a Manfredi che si liscia i capelli.
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  Dopo il colpo del tesoro di San Gennaro Dudù (Manfredi) e gli americani escono dalla Chiesa con la refurtiva. Ma, miracolo, la Chiesa non è più la Chiesa dei Girolamini bensi è la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli sita in Piazza dei Miracoli a Napoli, location già segnalata da Nemesi per il film Piedone lo sbirro. Dopo il colpo del tesoro di San Gennaro Dudù (Manfredi) e gli americani escono dalla Chiesa con la refurtiva. Ma, miracolo, la Chiesa non è più la Chiesa dei Girolamini bensi è la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli sita in Piazza dei Miracoli a Napoli.
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  Eccoli ancora fuori dalla chiesa, nell'inquadratura opposta, mentre entrano in auto per la fuga. Ma la macchina degli americani non parte e devono spingerla...
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  Nell'inseguimento per i vicoli di Napoli tra Dudù e gli americani la Seicento multipla, per evitare uno scontro, fa una brusca sterzata entrando nella camera da letto di un basso dove una donna, svegliatasi per il gran fracasso dice: "ah.. Pascà.. a chest'ora tuorn 'a casa?". Con la retromarcia si porteranno fuori pure il letto... Nell'inseguimento per i vicoli di Napoli tra Dudù e gli americani la Seicento multipla, per evitare uno scontro, fa una brusca sterzata entrando nella camera da letto di un basso dove una donna, svegliatasi per il gran fracasso dice: "ah.. Pascà.. a chest'ora tuorn 'a casa?". Con la retromarcia si porteranno fuori pure il letto... Siamo a Napoli in Piazza Miracoli N° 7.
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Non poteva ovviamente mancare il gioco delle tre tavolette: questo vince questo perde. Siamo in Vico Noce e Dudù accorre per sedare una rissa che ha per protagonista l'americano Frank che ha ovviamente perso al gioco
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La folle corsa di Dudù (Manfredi) verso l'aeroporto di Capodichino per fermare Maggie con il tesoro passa soprattutto per la scalinata di via Carmine a Palestrina (Roma), già vista in Napoli violenta. Ecco l'ultimo tratto, facilmente riconoscibile
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Il carcere in cui si trova Don Vincenzo (Totò) ha una doppia natura.

ESTERNI - Gli esterni del carcere sono in realtà l'ingresso del castello di Baia a Bacoli (NA). Qui vediamo gli americani arrivare in carrozza da Via Castello

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  Mentre questo è l'ingresso vero e proprio
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INTERNI - Gli interni del carcere sono invece, quelli dell'Istituto Vigna Pia in Via Filippo Tajani 50 a Roma e di cui QUI SOTTO TROVATE LO SPECIALE. 

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SPECIALE: L'ISTITUTO VIGNA PIA

L'ISTITUTO DI VIGNA PIA FA PARTE DEI LUOGHI COMUNI DEL CINEMA ITALIANO (vedi Approfondimento relativo), ovvero di quelle location pluriutilizzate dal nostro cinema (di genere e non).

1966 Operazione Vigna 01L’interesse per questo grande salone rettangolare - caratterizzato da un corpo centrale libero, una serie di archetti bianchi lungo le pareti a sorreggere due file perpendicolari di ballatoi - nasce alcuni anni fa quando alcuni utenti del sito hanno cominciato ad avvistare quello che secondo la logica narrativa doveva essere un carcere (spacciato il più delle volte il Regina Coeli di Roma) oppure, in altri casi, un orfanotrofio e un istituto psichiatrico. Di che luogo si trattava? Le riprese in esterna del carcere immediatamente precedenti o successive le scene che lo riguardavano non erano di aiuto, nel senso che non erano coerenti con il salone. Tranne un solo caso, Ti ho sempre amato!, come vedremo più avanti.

LA RICERCA
I primi avvistamenti di questo particolare ambiente devono esser fatti risalire al tempo in cui si cercavano, nel maggio del 2008, le location del film Ladro Lui, ladra lei. Osservando gli interni del carcere che si vedono nel finale del film, Zender notò che assomigliavano molto a quelli del carcere minorile di San Michele (celebre ex penitenziario capitolino usatissimo al cinema e al cui SPECIALE vi rimandiamo per un approfondimento). Non erano tuttavia gli stessi, e inizialmente si ipotizzò potesse trattarsi di un'ala del carcere differente da quella che ormai avevamo imparato a riconoscere, pur se sempre localizzata nel medesimo complesso. Successivamente si credette che si potesse trattare del vero carcere di Regina Coeli, visto che le didascalie questo indicavano, molto spesso.


Tuttavia era strano pensare che una casa di pena così importante avesse prestato un intero braccio per le riprese di un film con tale frequenza. Nonostante la cosa fosse poco credibile mi procurai un volume fotografico del carcere (titolo: "Regina Coeli") nella speranza potesse contenere immagini coerenti con quelle mostrate nei vari film. Sfortunatamente il reportage fotografico di Pino Rampolla non soddisfaceva la mia domanda, così decisi di contattare l'autore del libro il quale, fotogrammi delle pellicole a nostra disposizione alla mano, non confermò né smentì che la location cercata fosse realmente il Regina Coeli.

Fin da principio, tra le altre, si era anche avanzata un'altra ipotesi: e se fossero gli studi della De Paolis? Alcuni film (non ultimo Il camorrista di Tornatore) dimostravano che era possibile ricreare un ambiente molto simile a quello del carcere del San Michele all'interno degli studi, tanto che proprio per i film girati al San Michele inizialmente pensavamo in molti fossero stati girati in un teatro di posa. Ma nel nostro caso anche questa ipotesi non ritrova riscontro; pensare che un set posticcio così grande fosse rimasto pressoché immutato nel corso di almeno tre decenni era quantomeno improbabile...


Nel frattempo, tra le varie segnalazioni di utenti che individuavano il carcere in altri film, ne giunge anche una per il film Ti ho sempre amato!, del 1953. Ebbene, in questo caso è Guru a segnalare che il famoso "carcere misterioso" è in questo film un orfanotrofio di cui si vede anche l'esterno! Ben pochi a questo punto potevano immaginare che si trattava dell'unica volta in cui davvero si poteva vedere l'esterno dell'istituto Vigna Pia! Si pensava fosse un esterno di comodo, in definitiva, uno dei tanti utilizzati per "coprire" interni girati altrove. Non era vero, ma questo l'avremmo scoperto solo in seguito alla certa localizzazione del posto, anche perché gli esterni, con una grande statua di Cristo oggi scomparsa, non erano certo facilmente rintracciabili...

Passa del tempo e arriviamo al 12 dicembre 2012: Fedemelis, un utente davinottico tra i più attivi, segnala un film che sarà il punto di svolta per la soluzione del rebus. Il titolo è Giallo napoletano e abbiamo con esso finalmente un'opera relativamente recente (1978) in grado di mostrarci come il posto sia ancora riconoscibile e inequivocabilmente lo stesso che stavamo cercando. Non ci penso due volte e contatto lo scenografo del film, Marco Dentici, Image il quale ricorda bene il posto ("un istituto religioso") ma non l'esatta collocazione (zona San Camillo).


Ancora troppo poco per stanare un "interno" di quel tipo e troppo ampia e imprecisa la zona di ricerca. Una seconda telefonata a distanza di qualche settimana è quella definitiva. Dentici ricorda qualche dettaglio in più: "Rispetto a piazzale della Radio si prende la Portuense e da lì sono circa 200 mt sulla sinistra. Dovrebbe essere qualcosa come via di Vigna Pia...". E così che domenica 3 febbraio 2013 mi reco all'istituto previo accordo telefonico con Padre Rocco, il superiore della comunità religiosa dal 2011, che mi concede con grande cortesia il privilegio di fotografare il famigerato salone. Si spalancano così le porte del paradiso.

LA STORIA
Vigna Pia (dall'ideatore papa Pio IX) è un istituto cattolico di Roma sito in via Filippo Tajani 50 nel quartiere Portuense di Roma. La storia dell'istituto ha origine nel lontano 1846: è papa Pio IX a volere una scuola di agraria (successivamente opera assistenziale). L'anno successivo viene inaugurata quella che un tempo fu Vigna Casoni, divenuta Vigna Pia dal nome del suo ideatore. Nel 1858 la sede - oramai ampliata fino al colle di Santa Passera - raggiunge l'estensione di 27 ettari. Il nuovo edificio centrale viene inaugurato ufficialmente nel 1868. Nel 1918 l’edificio di Vigna Pia viene affittato alle Suore Missionarie Francescane come collegio femminile. Oggi il complesso è sede di convitto e polisportiva giovanile. Il grande salone esiste ancora, seppure molto diverso da come appare nei tanti film. Da circa 20 anni funge infatti da atrio per la scuola americana ospitata dall’istituto con una biblioteca, una segreteria, delle teche di scienze naturali e altro ancora.

 

Testi: Travis (con piccole aggiunte di Zender) - Fotografie: Travis - Tavole: Zender

• Ecco l'elenco di film compresi nelle tavole sopra mostrate:

Ti ho sempre amato! (1953) - Ladro lui, ladra lei! (1958) - La marcia su Roma (1962) - Se permettete parliamo di donne (1964) - Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971) - Giallo napoletano (1978) - La piovra 2 (1985)

• Altri film non compresi nelle tavole e di cui trovate le immagini qui sotto:

Il bigamo (1955) - Noi siamo due evasi (1959) - Nella città l'inferno (1959) - Le quattro giornate di Napoli (1962) - Operazione San Gennaro (1966) - La bambolona (1969) - A pugni nudi (1974)

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983