LE STREGHE

(Episodio: La terra vista dalla luna)

Inizio riprese: ottobre 1966 - Autorizzazione censura e distribuzione: 15 febbraio 1967 - Incasso lire 370.043.000 - Spettatori 1.207.988


Scheda del film

Titolo originale Le streghe - ep. La terra vista dalla luna

Paese Italia, Francia - Anno 1967 - Durata 107 min - Colore - - Audio sonoro - Rapporto 1,66 : 1 - Genere commedia, drammatico - Produttore Dino De Laurentiis Cinematografica. Casa di coproduzione: Productions Artistes Associés, Paris (Francia) - Fotografia Giuseppe Rotunno - Montaggio Mario Serandrei, Nino Baragli - Musiche Ennio Morricone, Piero Piccioni - Scenografia Mario Garbuglia, Piero Poletto - Costumi Piero Tosi 


Silvana Mangano (Assurdina Caì) - Totò (Ciancicato Miao) - Ninetto Davoli (Baciu Miao, accreditato come Nenetto Davoli) - Laura Betti (una turista) - Luigi Leoni (un turista) - Mario Cipriani (prete, non accreditato)

Soggetto, Critica & Curiosità

1967-le-stregheSoggetto 

La strega bruciata viva

Regia di Luchino Visconti, con Annie Girardot. Una sera una famosa attrice arriva in una località invernale austriaca per trascorrere la serata insieme ad alcuni amici, che non si rivelano però tali: giungono ad approfittare di un malore di lei per toglierle il trucco ed osservare compiaciuti le piccole imperfezioni della diva. Dopo aver scoperto di essere incinta ed avere litigato per telefono col marito, la donna riparte il giorno successivo più turbata di prima, ma nascosta e splendida come una diva per i fotografi. 

Senso civico

Episodio molto breve ambientato nella Roma degli anni '60 ossessionata dal traffico, con Alberto Sordi per la regia di Mauro Bolognini. Sordi è un uomo ferito, e la Mangano lo aiuta ad andare al pronto soccorso, ma in realtà... Straordinario cameo di Sordi, con il quale Silvana Mangano tira fuori una vena comica inaspettata e sardonica. 

La Terra vista dalla Luna

Regia di Pier Paolo Pasolini, con Totò. In un cimitero di periferia Ciancicato Miao e suo figlio Baciù (entrambi dai capelli inverosimilmente color rame), che vivono in un imprecisato futuro, piangono la morte della moglie-madre Crisantema, morta per indigestione di funghi avvelenati. Appena terminata la lamentazione funebre i due, constatato che Ciancicato ha ancora "qualche cartuccia da sparare" decidono di intraprendere un viaggio alla ricerca della Donna, madre e moglie che diventi la nuova anima femminile della loro catapecchia, in un paesaggio da bidonville, in cui passano di tanto in tanto due turisti stranieri vestiti da safari. I due esaminano tutte le donne che incontrano, ma incappano prima in una vedova isterica che li caccia a ombrellate, poi una prostituta, un manichino (convinti che quella fosse la bellezza perfetta); i due sono disperati finché non si imbattono in una bellissima donna dai capelli verdi davanti all'altarino di un santo. La donna appare ai Miao come una dea, ma scoprono dopo vari tentativi di comunicarci, che è sordomuta, quindi si rivolgono alla donna (che si scopre chiamarsi Assurdina Caì) con gesti, chiedendola in matrimonio, che si celebra in tutta fretta in una chiesetta da un prete annoiato. Indi padre e figlio la conducono a casa loro, una baracca piena d'ogni cianfrusaglia, compreso un nano cinese che vende cravatte: ma Assurdina, con gesti accelerati come in un film muto, la trasforma in una bicocca graziosa e accogliente. Ma i due vogliono di più, una casa più grande. Quindi convincono Assurdina a simulare un tentativo di suicidio dal Colosseo, minacciando di buttarsi se la società non le darà una mano: sotto il monumento si raccoglie una folla (tra cui dei complici) che iniziano a raccogliere una colletta - incitati dai due Miao - e il trucco pare funzionare. Se non che la coppia di turisti abbarbicata sopra il Colosseo getta una buccia di banana su cui Assurdina scivola, cadendo nel vuoto. I Miao sono disperati e si sentono altresì in colpa. Ma quando stremati dal dolore tornano a casa, i due ritrovano Assurdina vestita da sposa, serenamente intenta ad attenderli. Ciancicato e Baciù fuggono terrorizzati, poi si fanno coraggio e prendono ad interrogare l'apparizione. Constatato che Assurdina, sebbene morta può comunque mangiare, bere, lavare i panni, fare i bisogni e andare a letto con Ciancicato, i due Miao gioiscono entusiasti. 

La siciliana

Regia di Franco Rossi. Pur essendo un frammento velocissimo come quello diretto da Bolognini, è tuttavia più riuscito di quest'ultimo. Gli stereotipi del sud tra tragedia ed onore vista con occhi ironici e quasi spietati. Un materiale drammatico e delicato, tra gelosie, tradimenti e vendette, trattato in modo leggero, quasi irrispettoso. E del tutto fulminante nella sua essenzialità. 

Una sera come le altre

Regia di Vittorio De Sica, con Clint Eastwood. De Sica propone una moglie stanca e annoiata e una crisi "normale" di un rapporto di coppia oramai sempre uguale a sè stesso. Interessante l'Eastwood pistolero senza molte cartucce da sparare, accanto a una moglie annoiata e stanca di lui. 

Critica e curiosità

Le streghe è un film collettivo del 1967 prodotto da Dino De Laurentiis diviso in cinque episodi, diretti da altrettanti registi, che vedono protagonista Silvana Mangano, presente in tutti e cinque i segmenti. Il film fu proiettato per la prima volta in pubblico il 22 febbraio 1967 (v.c. n. 48341 del 17-12-1966) ed è stato distribuito anche in Francia (con il titolo Les sorcières - 1968 - 105') e Germania Occidentale (Hexen von Heute - 1-9-1967 - 121'). Le riprese si svolgono nel novembre del 1966, con esterni a Roma, Ostia, Fiumicino; l'episodio ha la durata di 31 minuti.
Nell'episodio La Terra vista dalla LunaPasolini recupera un suo soggetto, Il buro e la bura, richiama la coppia Totò-Ninetto nel ruolo di padre e figlio e assegna alla Mangano quello della sposa che è morta ma è anche viva (o viceversa). Gli altri episodi sono affidati ai registi Luchino Visconti, Francesco Rosi, Vittorio De Sica e Mauro Bolognini.

Totò appare pallido e calvo, ai lati due cespuglietti di capelli rossi, truccato da figurina del “Corriere dei Piccoli”; tutto l’episodio ha d’altronde la grazia e la leggerezza di una favola infantile, con la Mangano sordomuta vestita come una bambola di pezza, che scivola su una buccia di banana e diventa un fantasma.

L'epigrafe del film porta la seguente scritta del regista: "Visto dalla luna, questo film che s'intitola appunto La Terra vista dalla Luna non è niente e non è stato fatto da nessuno... ma poiché siamo sulla Terra, sarà bene informare che si tratta di una fiaba scritta e diretta da un certo Pier Pasolo Pasolini".
Nel film sono narrate le avventure donchisciottesche di un padre e un figlio (Ciancicato Miao e Baciù) che, dopo aver pianto la morte della moglie-madre Crisantema, deceduta per avere ingerito funghi avvelenati, partono alla ricerca di una Donna ideale, che possa diventare l'anima femminile della loro baracca, sperduta in una radura piena di altre catapecchie.
I due incontrano dapprima una vedova isterica che li prende a ombrellate, poi una prostituta; a un certo punto pare che, infine, dopo tanto girovagare, abbiano trovato la donna perfetta, ma si accorgono che si tratta solo di un manichino. Disperati, padre e figlio continuano un viaggio senza più alcun senso, finché incontrano una donna bellissima (Assurdina Caì, nel film interpretata da Silvana Mangano) che appare ai due come una vera e propria dea. La donna non risponde ad alcuna domanda e Ciancicato pensa che sia sordomuta. Alla fine, Ciancicato le rivolge una richiesta di matrimonio alla quale Assuntina acconsente.
Tornati tutti nella baracca, in breve, grazie alle "virtù femminili" della donna, tutto si trasforma e in breve la baracca appare come una ordinata e graziosa casetta. Cedendo alla logica consumistica, però, Ciancicato e Baciù architettano un "lavoro" che consentirà loro di farsi una bella casa. Tale lavoro consisterà in questo: Assurdina, dall'alto del Colosseo, minaccerà di suicidarsi se non verrà aiutata a sopravvivere. Padre e figlio, intanto, raccoglieranno quattrini fra coloro che stanno assistendo alla scena. Tutto procederà in questo modo, fino a quando la donna, scivolando su una buccia di banana, precipiterà nel vuoto.
Ancora disperazione per Ciancicato e Baciù che, dopo aver sepolto la donna, tornano alla loro bicocca: in essa ritrovano Assuntina, muta e sorridente, che li aspetta. I due, felicissimi, constatano che Assurdina, anche da morta, può così continuare a svolgere tutte le funzioni che già assolveva, e gioiscono: "È la felicità, è la felicità!" Appare a quel punto la didascalia finale: "Essere morti o essere vivi è la stessa cosa"

Nel gennaio del 1967, scrivendo a Garzanti, in quel momento editore dei suoi libri, Pasolini gli annuncia: «Infine c'è il progetto di un libro molto strano. Si tratta di questo: ho in mente una dozzina di episodi comici, che vorrei girare ancora con Totò e Ninetto [i due interpreti di Uccellacci e uccellini], ma forse non potrò farlo per i troppi impegni. Ora, la sceneggiatura dell'ultimo episodio La terra vista dalla luna, l'ho stesa sotto forma di fumetto a colori (ripescando certe mie rozze qualità di pittore abbandonate). Stando così la cosa, mi piacerebbe, piano piano, di mettere insieme un grosso libro di fumetti ... molto colorati e espressionistici ... in cui raccogliere tutte queste storie che ho in mente, sia che le giri, sia che non le giri.» In effetti Pasolini non scrisse una vera e propria sceneggiatura dell'episodio La terra vista dalla luna: elaborò le scene del film, girato verso la fine del 1966, disegnandole in forma di fumetti.


Così la stampa dell'epoca


«La morale del film che l'autore ci dice essere tratta dalla filosofia indiana, non è, come parte delle critica militante fu portata a scrivere, 'rinunciataria o nichilistica', poiché non c'è nessun accenno di pessimistico consenso con quella affermazione: semmai, con fin troppa ironia, vi si ritrova un malcelato invito a non accettare la logica imperante, ad essere lunari quel tanto che basta per prendere le distanze dai tentacoli mostruosi del nonsenso sociale e dei suoi schematismi da marionette. La forma fiabesca stigmatizza dunque la falsità della vita, una vita perduta, sepolta in un mare di grotteschi comportamenti e necessità secondarie [...]»

da S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Il Castoro-l'Unità 1995 


«[...] Pasolini improvvisa un teatrino da paese dei balocchi , con Totò che somiglia a Pampurio e la Mangano ala fatina dai capelli turchini [..] Bello , forse geniale . L'invenzione poetica è costante , il gusto è squisito . La Mangano e Totò deliziosi nel lungo balletto burlesco [...]»

Onorato Orsini, 1966


«[...] Ma non si può forse chiedere troppo alla rapidità charlottiana [...] di questa cosetta, ma però bellina, rallegrata da un grande Totò pienamente uomo proprio quando è più liberamente maschera come nei suoi giorni migliori [...]»

Goffredo Fofi


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


logodavi

I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Imbarazzante monumento di De Laurentiis alla moglie, con inutile scialo di bei nomi del cinema, fra stereotipi, apologhi squinternati e manierismi. Al segmento di De Sica riesce di suscitare un minimo d'interesse in più, elegantissimo ma noioso Visconti, curioso tuttavia per l'accostamento fra il suo cinema passato (Girotti e la Calamai) e futuro (Helmut Berger giovanissimo e accreditato col vero cognome). Contro ogni previsione, non trascendentale.

  • Cinque episodi imperniati su una virtuosistica Silvana Mangano nei panni di donne fascinose in storie-limite: una diva tra essere fragile nel privato e apparire divina in pubblico (Visconti; sottile); una signora raccoglie un ferito per portarlo all'ospedale (Bolognini; barzelletta); una muta in una baraccopoli fumettistica (Pasolini; grottesco, poetico, meraviglioso); una siciliana dà l'avvio a una faida in un tripudio parodistico di stereotipi (Rossi; buffo); una moglie sfinita da un marito insipido e noioso (De Sica; spiritoso ma noioso).

  • Un'occasione per mettere a confronto alcuni dei registi più rappresentativi del nostro cinema. Il segmento più bello ed originale è quello diretto da Pasolini: un vero e proprio fumetto surreale e coloratissimo, con le inimitabili smorfie di Totò e del marionettistico N.Davoli. Gli altri sono altalenanti: raffinato ma manieristico Visconti; fulmineo e mordace Bolognini; stereotipato e inutile Rossi. L'episodio di De Sica è felliniano, ma un po' troppo dilatato e tedioso. Ottima la Mangano.

  • Voluto dal produttore De Laurentis come omaggio alla moglie Mangano, non le rende certo un buon servizio: se l'episodio di Pasolini con Totò e Davoli alla ricerca di una nuova moglie/madre è una fiaba nel segno dell'assurdo che risulta incongrua col resto del film e quello di Bolognini con Sordi potrebbe appartenere alla galleria dei "nuovi mostri", il segmento iniziale diretto da Visconti si segnala per il gran spreco di talento attoriale e quello conclusivo di De Sica risulta addirittura imbarazzante. Nel mezzo, un penoso concentrato di stereotipi sulla sicilianità firmato da Franco Rossi.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Nell'episodio "La terra vista dalla Luna", i monumenti funebri al cimitero.

  • Davvero non male. Ottimi registi, ottimi attori e attrici da urlo. Non mancano buoni caratteristi e Eastwood. Da ricordare l'episodio con Sordi "vittima". Un film da riscoprire, a mio avviso. Da citare la bellezza di Silvana Mangano e la bravura di Alberto Sordi.

  • Episodico variegato ma senza picchi. Si parte male con un Visconti di massimo sfarzo borghese e massimo tedio (*!), si migliora con la simpatica barzelletta sulla scia dei Mostri messa in scena da Bolognini (** e qualcosa), si svolta verso il grottesco pueril-psicotronico con un Pasolini (**!) che trova nel bizzarro la sua ragion d'essere, si scivola in un'altra barzelletta, convulsa e scontata, di Rossi (*!) e si chiude con le piacevoli scene da un matrimonio di De Sica (**!). Pasolini e De Sica i vincitori, anche nel valorizzare la Mangano.

  • Film ad episodi, tutti con la Mangano protagonista, ognuno diretto da un grande regista del cinema italiano: eppure la maggior parte degli episodi è debole. Il primo è francamente noioso, quello con Totò visionario ugualmente noioso e riscattato solo dalla bravura del protagonista, quello con Eastwood inutile; unico episodio a salvarsi è quello con Alberto Sordi, molto breve ma divertente e interpretato alla grande.

  • Tralasciando l'inguardabile episodio diretto da Pasolini e interpretato da Totò, si può visionare tranquillamente. L'episodio migliore quanto a inventiva e realizzazione risulta quello diretto da Visconti, mentre gli episodi diretti da De Sica e Rossi risultano abbastanza banali, almeno per quel che riguarda la sceneggiatura (anche se la verve di una magnifica attrice quale è la Mangano riesce in parte a nobilitarli). Avrebbero dovuto venderli saparatamente, ma non si può chiedere la luna.

  • Dopo La mia signora, secondo tributo di Dino De Laurentiis alla moglie, diva schiva e attrice nervosa quanto straniata. Appunto questa contraddittoria personalità viene centrata in La strega bruciata viva, da un Visconti che la abbraccia con complessi movimenti di macchina. Tralasciando gli sketch di Bolognini (vai Albertone) e Rossi, più un appesantito De Sica (con Clint), ecco invece ancora Silvana al suo meglio nell'episodio pasoliniano: paradossale estremo ancoraggio terreno del lunare duo Totò-Ninetto, figura di donna che serve da viva come da morta.

  • Tipica sequela di episodi come andavano di moda negli anni sessanta. A dire il vero l’unica cosa che li accomuna è la noia incontenibile, capace di raggiungere livelli ragguardevoli. Questo accade perché nessuno di loro ha qualcosa di importante da dire e per quanto le firme siano tra le più autorevoli del periodo la situazione non cambia. L’episodio di Pasolini almeno ha il pregio di essere qualcosa di diverso, una puerile fiaba che scivola nel surreale, per quanto appaia come un divertissement. Utilizzare Clint Eastwood in quel modo, poi...

  • Naturalmente il valore di un film a episodi non è mai la media matematica dei suoi segmenti. Stavolta però ci si trova di fronte a una disuguaglianza abissale da tutti i punti di vista: qualità, registro, durata, genere, argomento, senza nemmeno l'ombra di un pretestuoso filo conduttore. Nebuloso e decadente Visconti (***), due meri sketch per Bolognini (**) e Rossi (*1/2), fiabesco ma di umorismo feroce Pasolini (***1/2), onirico ma inconcludente De Sica (**1/2). Da vedere, anche se il senso globale dell'operazione resta improbabile.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò e Ninetto coi capelli color rame sulla tomba della moglie/madre.

  • Di solito un marito regala alla moglie un anello; De Laurentis le regala un film. Silvana Mangano è la magnifica protagonista di tutti gli episodi; Visconti ci insegna con fine eleganza come da piccolo evento in apparenza secondario si possano ottenere risonanze universali; Sordi nel suo breve episodio riesce a disegnare un camionista a tutto tondo; Rossi è sintetico ma convenzionale; De Sica è graffiante ma monotono. Pasolini, in versione pop, appone una postilla inutile al suo Accattone e veste Totò, Davoli e la Mangano come tre cretini. Così così.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: A Sordi basta indossare una maglietta con il ritratto della "Mucca Carolina" per trasformarsi in un camionista autentico...
    I gusti di Graf (Commedia - Poliziesco - Thriller)

  • Monumento al fascino e al talento di Silvana Mangano, filo conduttore di cinque episodi piuttosto diseguali: amaro e freddo, con ottimi dialoghi Visconti, caustico Bolognini, buffonesco e poetico Pasolini, inutile e stereotipato Rossi, bizzarro ma prolisso De Sica. La Mangano ammalia in tutti i ruoli e in alcuni episodi può contare su ottimi partner (Sordi ha verve anche quando fa il moribondo, Totò è commovente e Eastwood sorprende per l’autoironia). Belle le musiche di Piccioni e Morricone.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I titoli di testa di Pino Zac; La Mini rossa; La mimica di Totò e l’eloquente intensità degli sguardi della Mangano nel terzo episodio.

  • Immagino chi ai tempi entrava in sala attirato da cotanto cast: la Mangano, Sordi, Totò, addirittura Clint Eastwood... La delusione è dietro l'angolo, a meno che non si voglia godere nel vedere assembrati così tanti registi in odor di barzelletta e sperimentazione. L'unico episodio degno di nota, può sembrare banale dirlo, è quello di Pasolini, vuoi per la coppia Totò-Davoli, scappati da un circo psichedelico di periferia, vuoi per la morale finale, davvero geniale. Il resto così, così... ma l'episodio Eastwood-Mangano è invecchiato e basta.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Sordi, nella parte della vittima, è uno spasso per chi ricorda l'episodio First Aid de I nuovi mostri.

La censura

Censura

La Commissione concede il nulla osta con limitazione ai 18 anni; in appello, dopo i tagli ai dialoghi apportati dal produttore ed il taglio visivo suggerito dalla Commissione, a maggioranza, il film ottiene la riduzione del divieto ai minori di anni 14.


Documenti censura del film Le Streghe, 1966 - Fascicolo. Domanda di revisione - Direzione Generale Cinema

Documenti censura del film Le Streghe, 1966 - Avanpresentazione. Domanda di revisione - Direzione Generale Cinema


Documenti censura del film Le Streghe, 1966 - Presentazione. Domanda di revisione - Direzione Generale Cinema

Foto di scena e immagini dal set

Foto: Alamy Photo Stock


Le incongruenze

    1. 39'21'' circa. Roma,una strada. La Mini Clubman della Mangano passa rapidamente davanti all'obbiettivo (da sinistra verso destra per lo spettatore,quindi esce di campo) con a bordo Alberto Sordi,da ospedalizzare in quanto ferito in un incidente stradale. Pertanto la macchina non procede lentamente: inoltre,una volta passata,si vede che nelle sue immediate vicinanze non c'è nessun altro veicolo (39'22''circa). Nuovo ciak a 39'22'' circa,primo piano d'un ragazzino dai capelli rossi che parte in bicicletta nella stessa direzione della Mini,uscendo anche lui di campo sulla destra dello schermo. Dopo 2 shots ininfluenti: inquadratura dell'abitacolo in senso antero-posteriore e primissimo piano di Sordi,dietro al quale,visibile attraverso il lunotto ,spunta (39'30'' circa) la testa del bambino che pedala vicino alla macchina; come confermato a 39'34'' circa,quando il piccolo ciclista compare a sinistra dello schermo,quasi attaccato alla Mini. Merckx non avrebbe saputo far di meglio
    2. 28'59'' Silvana Mangano (sdraiata a letto,ripresa in secondo piano a figura intera) giace svenuta con la testa poggiata tra due cuscini,dei quali quello sulla destra dello schermo è parzialmente sovrapposto all'altro. La camera muove su altri soggetti,quindi a 29'07'' torna in campo l'attrice (ripresa ravvicinata,mezza figura) sempre "svenuta",con la testa al centro del cuscino superiore.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1967 Le streghe 01  1967 Le streghe 01

Episodio "Senso civico"
Lo slargo dove avviene l'incidente in apertura e dove Silvana Mangano, bloccata nel traffico, per arrivare prima a un appuntamento carica il malconcio camionista (Alberto Sordi) ferito è in via Val di Sangro a Roma. Grazie a Fedemelis per il fotogramma.  

 1967 Le streghe 01  1967 Le streghe 01

 Episodo "Senso civico"

Il punto in cui la corsa in macchina della Mangano, con Sordi a bordo sanguinante per cercare un ospedale, si conclude (perché lì lei ha un appuntamento, non perché lì ci sia un ospedale) è in viale dell'Oceano Pacifico angolo viale della Tecnica (Roma). Nel film, come nella realtà, lì di ospedali non v'è naturalmente alcuna traccia... Grazie a Fedemelis per il fotogramma.

 1967 Le streghe 01  1967 Le streghe 01

  Episodio "La Terra vista dalla Luna" 

L'altarino di un santo davanti al quale Ciancicato Miao (Totò) e suo figlio Baciù (Ninetto Davoli) incontrano Assurdina Caì (Silvana Mangano) è in Via Passo della Sentinella, località Isola Sacra, a Ostia (RM)

 1967 Le streghe 01 

Qui la casa (A) e quel che resta della statua (B) si vedono meglio.

Quest'ultima, distrutta durante una mareggiata, fu fatta dall'artista Assen Peikov a Sophia Loren. L'autore è lo stesso della statua di Leonardo Da Vinci davanti all'omonimo Aeroporto di Roma. Per l'informazione si ringrazia l'autore del libro Ostia Set Naturale.

In Questo link possiamo vedere una foto della Loren mettersi in posa per gli ultimi dettagli davanti allo scultore.

 1967 Le streghe 08  1967 Le streghe 09
Episodio "La Terra vista dalla Luna"
La strada dove Ciancicato Miao (Totò) e suo figlio Baciù (Ninetto Davoli) scambiano un manichino per una vera donna (possibile loro futura moglie/madre) è lungo il nuovo Cavalcaferrovia Settimia Spizzichino svincolo della Via Ostiense a Roma. Il palazzo che vediamo nel fotogramma sono i vecchi mercati generali attualmente in fase di riqualificazione da parte del comune. L'immagine di SW si riferisce alle prime fasi dei lavori ripresi dalla Via Ostiense  
 1967 Le streghe 10  1967 Le streghe 11
 Qui vediamo il manichino portato via da due operai 

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
www.cinecensura.com