Chi è Antonio de Curtis

  1. A proposito di commozione, io non sono un sentimentale. I miei simili mi interessano per quanto essi non appaiono. Una bolla di sapone diventata di vetro — e io ci metto dentro un pesciolino rosso preso nel vuoto — mi commuove veramente. A ogni modo ho la coscienza tranquilla, poiché anche le bolle di sapone sono creature di Dio. Il 1940 è un anno capitale per la mia vita artistica: ho cominciato a capire di essere pigro. Sono le prime occasioni che cerco di descrivermi. Una volta dicevo: io beffo la vita. Definizione barocca e adatta a troppa gente. Ora mi sono accorto che io amo la vita: il desiderio di comunicare con tutte le cose. Sarò meno pigro nel concepire lo spettacolo: che è la vita fermata con la fatica nei momenti a noi congeniali. [...]

  2. Io sono un uomo d’ordine e amo i partiti dell’ordine. Indovinate voi per chi voterò?
  3. Qualcuno ha scritto che io sono un’ameba. Giusto se si pensa che il fluttuare della forma sia il desiderio di essere sempre diverso. Vista l’impossibilità di identificarsi stabilmente subentra l’ansiosa ricerca della cosa o dell’essere che più ci somiglia. O una marionetta o un uccello. Mettete un po’ insieme queste due metamorfosi!

  4. Leggo poco. Ma ho sempre il rimorso di leggere poco. Spero che equivalga all’avere letto un poco di più.

  5. «Ma come? Hai fatto barone il tuo cane e cavaliere il tuo pappagallo?» mi disse un giorno Lucy D'Albert, la più «completa» tra le soubrette che hanno lavorato al mio fianco. «E con questo?» le risposi. «A prescindere dal fatto che Caligola fece senatore il suo cavallo, si tratta di cariche onorifiche che hanno valore soltanto entro il perimetro della mia abitazione. E poi, credimi, sia l'uno che l'altro se lo maritavano proprio.»
  6. Io sono un uomo molto logico, vede. Sono un ragionatore. Non per nulla vengo da una città di avvocati, credo anzi che sarei stato un meraviglioso avvocato.
  7. Beh, come uomo cerco di essere buono. Lo dico da me, ma è così, anche la vita che faccio lo dice. Non esco, sono casa e lavoro, lavoro e casa. Un po' come un frate in borghese.
  8. Ognuno ha la sua croce. Anch'io ho qualche croce. Le tengo nascoste e la gente non lo sa... La felicità non esiste, in nessun modo. Nessuno è felicissimo. Il pubblico vede l'attore superficialmente. Non sa cosa sta dentro all'attore.
  9. Adopero spesso le parole surreale e metafisico. Qualche amico mi ha messo in guardia, sono un po’ troppo adoperate e vaghe. Io non arrossisco nel dirle, per me vogliono dire fantastico come lo avrei detto a dieci anni. Credo che i cartoni animati siano surreali e metafìsici nel mio senso un po' ingenuo: per questo vorrei essere come Maximum, il protagonista di un cartone animato. Anche perché vorrei parlare pochissimo. Ridere, esclamare; io rido in due modi, e proprio da cartone animato. Questa mia preferenza dovrebbe far capire l’urgenza di una regia che doni al palcoscenico dimensioni sbalorditive.

  10. A proposito di commozione, io non sono un sentimentale. I miei simili mi interessano per quanto essi non appaiono. Una bolla di sapone diventata di vetro - e io ci metto dentro un pesciolino rosso preso nel vuoto - mi commuove veramente. Ad ogni modo ho la coscienza tranquilla, poiché anche le bolle di sapone sono creature di Dio. Il 1940 è un anno capitale per la mia vita artistica: ho cominciato a capire di essere pigro. Sono le prime occasioni che cerco di descrivermi. Una volta dicevo: io beffo la vita, Definizione barocca e adatta a troppa gente. Ora mi sono accorto che io amo la vita: il desiderio di comunicare con tutte le cose. Sarò meno pigro nel concepire lo spettacolo: che è la vita fermata con la fatica nei momenti a noi congeniali.
  11. La mia faccia per prima cosa è il mento, poi è il naso, poi io.
  12. Il mio autista è napoletano, comunista, monarchico e devoto a San Gennaro.
  13. Bisogna aiutare gli animali, difenderli dagli uomini che sono tanto cattivi. Quando non c'è una guerra o una rivoluzione, per sfogare gli istinti più bassi se la prendono con le bestie. Io invece non sono capace nemmeno di ammazzare una mosca o una zanzara, anche se mi infastidiscono. La vita è sacra e nessuno ha il diritto di privarne un altro a suo capriccio.
  14. Per me la televisione non esiste, è una diavoleria, come l'aereo: non mi fido.
  15. Io mi ricordo quando giovinotto non conoscevo ancora 'a mille lire. Quando io ho cominciato a lavorare la nobiltà era finita da un pezzo e in famiglia erano finiti pure i soldi, non c'erano vestiti. I miei volevano che andassi in Marina, io invece cominciai a frequentare il teatro. Eravamo una chiorma di amici, cioè un gruppo compatto, tutti principianti pieni di speranze, tutti uomini che poi si sono piazzati, io, Eduardo e Peppino De Filippo, Armando Fragna e Cesarino Bixio, l'autore di Come piange Pierrot, che allora faceva i testi delle canzoni cantate dalla Mignonette. Facevamo le «recite staccate» nei teatrini di Aversa, Torre del Greco, Castellammare. La «recita staccata» era una specie di week-end teatrale, due rappresentazioni, sabato e domenica: chi faceva la prosa, chi il varietà, chi suonava in orchestra. Eravamo una chiorma...
  16. Mi innamorai di una canzonettista, sa quelle cose da giovanotto, e scappai di casa appresso a questa e mi buttai nel teatro anch'io. La famiglia... peste e vituperio! Mia madre no, però... poi, piano piano...
  17. Io penso sempre, sono un pensatore, penso il giorno, la notte, sempre, e penso che in fondo non siamo nessuno.
  18. A volte fingo di ignorare l'imbroglio di cui sono vittima, per quieto vivere, per carità cristiana, oppure per disgusto. E così i ruoli s'invertono e il furbo divento io. Si può dire che faccio il fesso per non essere fatto fesso. Ma il vero fesso è chi crede di avermi fatto fesso.
  19. Sono un plebeo aristocratico o un aristocratico plebeo: fate voi.
  20. Sono abituato all'ingratitudine e l'accetto con divertimento. Una volta, con l'intervento del mio avvocato, feci scarcerare un ladro di polli che aveva rubato, raccontò, per curare la figlia ammalata. Mi riuscì simpatico e rimasi della stessa opinione quando, appena uscito di prigione, rubò la borsa dell'avvocato. Ci feci sopra una gran risata. E i ladri di polli potranno sempre contare su di me.
  21. Secondo me, è un diritto e un dovere portare ii titolo di principe quando costituisce un patrimonio di famiglia e appartiene alla storia.
  22. Udite, udite. In America è possibile detrarre dalla dichiarazione dei redditi i soldi spesi in beneficenza. La qual cosa non mi piace assolutamente. Se per aiutare il prossimo rinunci a qualcosa, fai veramente del bene. Altrimenti che bene è?
  23. Io sono un uomo all'antica. Io appartengo al secolo scorso, anzi, che dico?, al secolo delle crociate. Il mondo moderno, il mondo d'oggi, per me non c'è, non esiste. Non lo vedo, non mi piace. Detesto tutto di esso: la fretta, il frastuono, l'ossessione, la volgarità, l'arrivismo, la frenesia, le brutte maniere, la mancanza di rispetto per le tradizioni, le stupide scoperte. Per questo vivo per conto mio, in un mondo mio, da isolato. Un mondo perbene. Lavoro, torno a casa, e mi chiudo qui dentro. Non esco mai, non vado mai in nessun posto. Sono pessimista, solitario, alieno dalla mondanità, odio i rumori, mi piace parlare poco. A tavola, al massimo in sei. Amici veri, uno solo, e completamente fuori dall'ambiente del cinema e del teatro, il conte Paolo Gaetani. Ma cos'è quest'affare dei capelloni? dei Piper, dello yé-yé? Cos'è questa roba dei balli moderni, delle minigonne, del toccarsi le cosce ballando? Cosa sono queste schifezze? Ma dove andiamo a finire? Ma quale protesta e protesta? Quelli sono degli scostumati. Quella è una gioventù di scimuniti pericolosi.
    A me piace la gente perbene, seria. La gente perbene non si mette in maschera. Quali problemi? Le donne, il divorzio? Tutti al loro posto. Niente divorzio. Niente libertà sessuale, niente uguaglianza dei sessi e altre schifezze. In casa, l'uomo è l'uomo e la moglie fa la moglie. Se no, mi dice lei dove andiamo a finire? Io sono pronto ad accettare la discussione, le opinioni della donna, la parità dei diritti. Ma il capo di casa sono io. È ora di finirla con le mogli che prendono il nome del marito, si fanno mantenere e vogliono comandare loro. Non amo viaggiare, non sono mai stato in America, non sono mai stato in Inghilterra, non sono mai stato in Germania. Non sono, credo, mai stato in nessun posto, tranne in Francia. La Francia mi piace, è un paese libero. Là, per esempio, sfottono De Gaulle e nessuno dice niente. Se l'immagina da noi? Saremmo tutti in galera.

  24. Effettivamente io non sono un parlatore. Io quando mi devo esprimere, mi esprimo a mosse, con la mimica, da buon napoletano.
  25. Tengo molto al mio titolo nobiliare perché è una cosa che appartiene soltanto a me. Le onorificenze cinematografiche, invece, sono di chi va a ritirarle. In Italia gli attori vengono premiati esclusivamente se assicurano di andare a ritirare il premio, dando così un impulso pubblicitario alla manifestazione. Una volta mi venne comunicato che avrei ricevuto la «Grolla d'oro». Per impegni di lavoro non riuscii a partecipare alla premiazione e così la Grolla se la prese un altro attore al posto mio.
  26. Napoletanissimo. Sono orgoglioso e mi vanto di essere napoletano. È una bella città. Il popolo napoletano ha cuore, ha sentimento e poesia.
  27. 13 giugno. Sant'Antonio. Con tanti giorni che ci stanno in un mese proprio quello mi doveva capitare.
  28. Quest'alta Italia è una rovina! Tu guarda se è giusto patire tanto freddo. A Napoli è tutta un'altra cosa.
  29. So la storia dei miei avi tutta a memoria. E pensare, poi, che non ci tengo! Ma che volete? Non mi piace essere sfrocoliato.
  30. Lo so, parlo a rebus, racconto una storia che sembra scritta da Pirandello. Ma questa è la mia storia.
  31. Nacqui così. In un mese triste, novembre. In un luogo triste, lo sapete: ci fu un terremoto che squassò tutto. Pure la mia faccia sembra terremotata. Forse per questo io sono triste. Pessimista. Pes-si-mi-stis-si-mo.
  32. Io ho solo quattro paure. Andare in ascensore al quinto piano, mangiare i funghi, le ostriche e andare in aeroplano. Ché io, come aeroplani, sono rimasto ai progetti di Leonardo da Vinci.
  33. Io discendo dagli imperatori Focas, gli imperatori di Bisanzio, greci in origine, poi passati a Costantinopoli. Per via reale... discendono fino a me.
  34. Resto un napoletano con tutti i pregi e i difetti del napoletano. Vivo ormai da molto tempo a Roma, ma non mi sento romanizzato nelle abitudini. Ogni quindici-venti giorni torno a Napoli per un brevissimo soggiorno; non posso stare più a lungo lontano dalla mia città; la gente di là mi dà il calore della vita. E ogni volta mi commuovo come un bambino.
  35. In Via Santa Maria Antesaecula, le pareti delle nostre scale erano il gazzettino degli inquilini. Fatti, misfatti, amori, tradimenti, tutto finiva in cronaca là sopra a erudizione del casamento. Sentivo mammà che ne parlava con la nonna, sottovoce se non ero nella stanza, e non vedevo l'ora di imparare a leggere per decifrarmeli da solo.
  36. Io non capisco come fa certa gente a passare la notte nei night-club, in mezzo a un chiasso infernale. Che noia, che tristezza! Quando, raramente, sono entrato in uno di quei locali mi è venuto quasi da piangere. Tutti fingevano di essere allegri, agitandosi sulla pista da ballo, ma in realtà erano pieni di guai. Li radiografai col pensiero. L'industriale era afflitto da cambiali andate in protesto, la bella donna dal timore di invecchiare, la ragazza dalle pene d'amore, l'impiegato dalle ambizioni frustrate. Al più fortunato facevano male i piedi.
  37. La felicità per me non esiste. Ci possono essere solo momenti in cui si dimenticano le cose brutte. La felicità è un fatto di dimenticanza.
  38. Ero talmente depresso (dopo il suicidio di Liliana Castagnola, n.d.c.) che pensai di farmi frate. Fu uno slancio autentico: sentivo il bisogno di staccarmi dalle vanità del mondo e soprattutto di espiare. Andai quindi in un convento di Assisi per chiedere informazioni al priore. Lui mi fece parecchie domande per indagare sulla serietà delle mie intenzioni e alla fine stavamo quasi per metterci d'accordo sull'inizio del noviziato. Nel bel mezzo della conversazione, però, pur essendo attratto dalla quiete conventuale, cominciai a pensare preoccupato al voto di castità. Potevo rinunciare a tutto, ma al sesso no: sarebbe stato un sacrificio troppo grosso. Mi rivolsi allora al frate chiedendogli con cautela: «Padre, sia sincero, mi sarà possibile avere ogni tanto una donna? Non dico tutti i giorni, ma almeno a Natale, a Pasqua e nelle altre feste comandate?». Non l'avessi mai detto. Il priore replicò con un rifiuto indignato, mentre io mi dicevo che sarei stato pazzo a prendere i voti, perdendo così il più grande piacere della vita. Al senso di pace che avevo provato entrando nel monastero, subentrò la voglia di scappare. Salutai in fretta e furia il buon priore e da quel momento fui certo che il mio vero mestiere era quello dell'attore.
  39. Mi ha cresciuto la nonna materna. Povera vecchia, non sapeva neppure parlare l'italiano. "Totò, sciusciate 'o moccio al naso", mormorava. "Mangia. bene mio". Al contrario mammà, quando c'era, sosteneva che "mazza e panelle fanno 'e figli belle", e così bastava un niente e volavano ceffoni. Era molto nervosa, un perenne squilibrio tra dolcezza e severità. La nonna invece, mi prendeva sulle ginocchia e mi diceva: "Adesso primma fai 'o murbillo, 'a tosse cunvursa, 'o tifo, eppoi cresci e capisci!
  40. Le mie preferenze vanno al Sant'Antonio di Padova, quello con il giglio. Ogni anno faccio il mio viaggetto a Padova, vado a toccare il piede del santo.

  41. Sono nato cinico e malinconico come se sapessi già tutto della vita. Mi commuovo per un nonnulla: se assisto a un film sentimentale, se leggo un fatto di cronaca patetico. Alle volte provo vergogna di questa mia debolezza.
  42. Umberto sarebbe stato un grande re, il più grande. Ha pagato le colpe di suo padre. Lui avrebbe fatto benissimo. È un gran signore, un uomo di mondo. Mi ha dedicato una sua foto. Io, a Umberto, avrei voluto dirgli: «Maestà, quest'inchiostro, invece di usarlo per le dediche, lo tenga per le cambiali».
  43. Io non rido, sorrido. E, anche quello, raramente. Sorrido a lei, per esempio, perché è una donna: non si può mica parlare a una donna con il musone. Però vede: non è esatto nemmeno dire che io sia triste: son calmo, privo di ansia. Io l’ansia non la conosco. Deve influire, in questo, il mio residuo di sangue orientale, bizantino. Non so... starei ore e ore fermo a guardare il cielo, la luna. Io amo la luna, assai più del sole. Amo la notte, le strade vuote, morte, la campagna buia, con le ombre, i fruscii, le rane che fanno qua qua, l’eleganza tetra della notte. È bella la notte: bella quanto il giorno è volgare. Il giorno... che schifo! Le automobili, gli spazzini, i camion, la luce, la gente... che schifo! Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore. La risata fa rumore. Come il giorno.
  44. Capri non è l'isola che si crede, l'isola della perdizione, e se io non ci potessi andare due mesi ogni anno soffrirei molto.
  45. Io Salgari non l'ho mai letto. Sono forse l'unico bambino. .. cioè quando ero bambino non l'ho letto... Vede, io sono poco amante della lettura. Riconosco che ho fatto molto male... perché nella vita bisogna leggere. Pinocchio l'ho letto, anche altre novelline. Sono stato sempre un pigro.
  46. Bisogna aiutare gli animali, difenderli dagli uomini che sono tanto cattivi. Quando non c'è una guerra o una rivoluzione, per sfogare gli istinti più bassi se la prendono con le bestie. Io invece non sono capace nemmeno di ammazzare una mosca o una zanzara, anche se mi infastidiscono. La vita è sacra e nessuno ha il diritto di privarne un altro a suo capriccio.

  47. In quella casa ci entrai con un padre, una madre, una donna che non era più mia moglie ma a cui comunque ancora mi legava un po' di affetto, e una figlia. Dopo venne anche un cane. Ne uscii nel 1951, solo, con il cane al guinzaglio, l'unico che non mi aveva abbandonato. Scomparsi padre e madre, volatilizzata la donna e sparita la figlia, appresso gli interessi loro. Di quegli anni mi restano poche fotografie sbiadite, un diario di Liliana e l'incartamento del divorzio in Ungheria, un immondizia di pagine che tengo conservate e ogni tanto leggo, anche a qualche amico, a memento di tante cose o per aprirgli occhi sul così detto bene eterno. Neh ma dove sta questo bene eterno? Nella fantasia dei preti e degli idioti innamorati? Si inceppa il meccanismo e, nero su bianco, te lo vedi trasformato in acerrimo nemico. Ma io nemici li combatto e di castigo. A modo mio. Per me, Diana, dal 1940 in poi, è stata solo la madre di mia figlia. Ne ho sempre parlato in questi termini, l'ho sempre presentata così. È anche adesso che si è separata e a volte va incontro da Liliana, siccome le donne hanno la dimenticanza facile e si credono di sfasciare un incantesimo con lo sputo, come se niente fosse, quando meglio gli fa comodo - e certe recondite intenzioni io le capisco - ogni tanto mi diverto a castigarla ancora, dandole da pensare che forse sia possibile. Lei ci crede - me ne accorgo benissimo - e io, nel mio intimo intimo, sogghigno.
  48. Come sono? Innanzi tutto sono pigro, pigrissimo. Come tutti i napoletani. Lo sforzo pesa... A parte la pigrizia, io sono pessimista, non ho iniziativa. So' così. Io poi non mi credo nessuno. Mi credo un piccolo, modestissimo attore che serve il pubblico perché il pubblico va servito.
  49. Una macchina più di un anno, un anno e mezzo non dura...
  50. Sono talmente affezionato a Gennarino che riesco perfino a sopportare che, invece di scegliere fra le mie canzoni, abbia preferito imparare a memoria "Arrivederci Roma".
  51. Io l'ultima dimora ce l'ho a Napoli. È sulla strada di Poggioreale, in un camposanto piccolo, isolato, il primo salendo: si chiama II Pianto. No, non è vicino al recinto degli uomini illustri, quello è nel cimitero nuovo, più su, quasi all'incrocio per Capodichino.
  52. Non viaggio in aereo, perché ho paura; e «per mare», come disse Pulcinella, «non ci sono taverne». Così, eccomi qua.
  53. Io rido per quello che mi fa il ministro Vanoni, ma di rabbia, perché segue gli attori fin dai primi passi, e appena questi si sono affermati e hanno cominciato finanziariamente a respirare, li tassa e li tartassa con percentuale altissima, non rendendosi conto di quanti sacrifici e di quanta bolletta abbia fatto un attore prima di affermarsi. Che risate!...
  54. Preferisco la notte al giorno perché è silenziosa. Quando tutti dormono io cammino per la casa, svuoto i posaceneri, osservo gli oggetti che mi sono cari, oppure ascolto il bollettino dei navigatori alla radio... ma la notte mi serve soprattutto per pensare. Infatti, checché se ne dica, io sono un pensatore.
  55. Io sono un po' ciuccio e un po' cavallo di razza. È impossibile fare tante differenze: un ricco può essere un pezzente nell'animo e un povero può essere nobile quanto un principe. E poi la fortuna va e viene e nessuno è sicuro di niente.
  56. Non è che io ami solo i cani, ma li preferisco ai gatti per un fatto che risale alla mia infanzia. Mia madre aveva un gatto, Bianco, al quale era talmente affezionata da sostenere che fosse mio fratello. Con tutto il rispetto per i felini, l'accostamento non mi piacque. Ho invece molta simpatia per i pappagalli. Il mio si chiama Gen-narino e mi fa tanta buona compagnia. Come riconoscimento delle sue virtù, gli ho conferito persino un titolo nobiliare. Così adesso è un pappagallo visconte.

  57. Un cane idrofobo fu seviziato e ucciso per aver morso un bambino. Tre o quattro ragazzacci gli spaccarono la testa a pietrate e poi lo gettarono nel Tevere con le zampe legate. Io piansi per quella povera bestia che andava messa in condizioni di non nuocere, ma senza quelle orribili torture. Mi consola il pensiero che nostro Signore ha certamente accolto quel cane in Paradiso. Lo tratta meglio di un angelo e magari gli ha messo pure l'aureola attorno al muso.
  58. È da mo' che la miseria sta di casa qua (a Napoli) e la miseria è screanzata e affamata di ogni sfizio dolce... Io lo so perché me la sono sentita dentro e addosso.
  59. Io sono maledettamente superstizioso. Quand'è martedì e venerdì, 13 o 17, può cadere il mondo, mi chiudo in casa. Mi portano una iella! Sono religioso! Religiosissimo. Vado a messa, mi comunico, e ci credo. Pensi che volevo fare il prete da giovane. Ho studiato da prete. E le dico di più: se i frati potessero avere le donne, mi farei subito frate, e sarei un ottimo frate. Non bevo, non bestemmio, non sono geloso, i dolci non li mangio mai, non conosco le carte. Infatti abbandonai l'idea di diventar prete quando scappai con una canzonettista, a vent'anni. Ma che ci vuole fare? Io, quell'affare della castità non lo capisco. Lo trovo così disumano, innaturale. Il Cielo, tuttavia, guai a chi me lo tocca.
  60. Lo iettatore in fondo è un povero disgraziato, un invidioso, un frustrato che rovescia sugli altri la propria insoddisfazione. Tuttavia è pericoloso e allora bisogna debellarlo. Come? La prima regola è quella di non irritarlo, di dimostrargli sempre la massima cortesia. Lui vi guarda storto? E voi rispondetegli con un sorriso. Lui vi dice una frase maligna? E voi replicate: «Amico mio, quanto sei caro. Dimmi che cosa posso fare per te». Lo so, è dura, ma la guerra è guerra e non si può andare troppo per il sottile. Un'altra preoccupazione importante è quella di ridurre al minimo i contatti col menagramo di turno: a volte anche una stretta di mano può essere pericolosa.
  61. Viaggiare vuol dire rischiare, correre inutili pericoli. Io vado a sessanta all'ora. Mi difendo. Se viaggio, viaggio in treno. Cos'è questa fretta di arrivare, questa smania di far presto, sempre più presto? Non sono mai salito su un aereo, certo. Anzi, che dico? Per me l'aereo non c'è, non esiste, non l'hanno ancora inventato. Fossi matto! E se cade, se precipita? Dicono, ma vai a vedere l'America, vai! Sconsiderati! Parolai! Per andare in America ci vogliono quindici giorni e sa lei quante cose possono succedere in quindici giorni? Ci sono i cicloni, i maremoti, i tifoni, le trombe marine. C'è Inez. Mai sentito parlare del tifone Inez? E se, durante il viaggio, mi prende in mezzo? Perché correre rischi? Dice: ma proprio a te deve capitare? Già e se capita? Anche quelli che gli è capitato, che ci si sono trovati dentro, facevano lo stesso discorso. Invece gli è toccata.
  62. Io sono un animale notturno. L'aria, il sole, mi stanno bene al mare, dove spaziano libri e ti ifriccicano la mente e la pelle. In città, non è proprio cosa. Che senso hanno una refola di vento tra una muraglia di case e il sole intravisto percè storci il collo in alto? Ti smagano tutto, esasperano miseria, puzza, sporcizia, maleducazione, fretta. Hai mai notato quanto è più volgare la fretta della gente nel sole? Incolla i panni addosso, scopre carni sballonzolanti, incorda i capelli e lustra i crani in bidet o a salvadanaio della Croce Rossa in piazza Colonna... E sembrano tutti i bambini sgraziati su un charleston impazzito. Senti a me, la notte è meglio assai! Quando nell'oscurità non vedi tante cose e ognuno ha il fascino di un'ombra e la cadenza dei suoi rimuginamenti più veri, tanto che arrivi quasi a captarglieli e ti sembra di capire i motivi che lo spingono a spasso. E allora ti risenti in un mondo abbastanza è un po' più umano...
  63. Sono stato un bambino povero con la voglia inappagata degli agi che non potevo permettermi. Non so come, ma quel bambino è rimasto sempre dentro di me, me lo porto per mano, come un piccolo amico invisibile e mi diverto a regalargli ogni ben di Dio: vestiti eleganti, dolci, profumi e oggetti raffinati.
  64. Non so che cosa sia un aereo. Le mie cognizioni in materia di volo si sono fermate a Icaro. Sapete chi era e sapete anche che fine fece.
  65. Vi prego professore, lasciatemi morire per la stima che vi porto. Il dolore mi dilania, meglio la morte.
  66. Sono uno che la pensa in un determinato modo e si comporta di conseguenza, spesso per motivi personali. Mica mi reputo un padreterno che emette giudizi e messaggi per l'umanità. E sai che valore pubblico avrebbero i pareri miei, manco fosse tornato a parlare Zarathustra.
  67. I cani sono come bambini muti, patiscono, hanno memoria, sentimento, nostalgia, ma non possono piagnucolarti le loro sofferenze come un accattone che dicendo, Ho fame o Mi hanno fatto questo e questo, trova sempre un santo che lo aiuta. E poi sono gli unici esseri, anche se esci due minuti, ti accolgono festosi come se tornassi dall America.
  68. T'aggio voluto assai bene, Franca. Proprio assai.
  69. Come può vedere sto bene, benissimo. La salute c'è, anche se non tutta. È sempre l'occhio destro che, a dir la verità, mi rompe un poco le scatole. Ma non si tratta di una cosa grave, come quella di tre anni fa. Un velo di opacità si è formato sopra l'occhio e finché non sarà riassorbito, dovrò accontentarmi di vedere solo ombre. Anche l'occhio sinistro è debole, ma è una cosa di vecchia data. Esco di notte e raramente per evitare d'incontrare amici e conoscenti. Se mi salutano, io non voglio che pensino che non contraccambio per maleducazione, o per superbia. Il fatto è che non li vedo proprio.
  70. Eduà, mi raccomando quella promessa: portami a Napoli...
  71. Avevo un amico che faceva il giornalista, un amico vero e non un caporale. Mi chiese in prestito una macchina da scrivere e io, per trarlo d'impaccio, gliene regalai una. Lui mi ringraziò con calore per poi correre a casa e inaugurare il mio dono scrivendo un articolo contro di me. Il peggiore che mi sia stato dedicato. Non ci piansi sopra, perché, se avesse scritto un panegirico, avrebbe mancato di dignità. E infatti il giorno seguente andammo a mangiare insieme come se niente fosse.
  72. (I francesi). Questi hanno il culto delle cose loro, per cui poi, quando te ne vai, e le mangi, le annusi o le ascolti ti rammenti subito che sono francesi. Prendi la musica. Mica hanno ucciso tutto come noi, che abbiamo fatto fuori persino la canzone napoletana, un tempo famosa, e oggi la creiamo a chachacha, tanto per scimmiottare gli altri. Qui si sono fatti conoscere nel mondo con il Valzer Musette, e a Valzer Musette continuano comporre le loro melodie che poi vengono imposte da artisti come un Montand o una Piaf i quali evitano i ciuffi e i ciaffi dei cantanti nostrani ma di musica e di voce sentimento ne hanno a iosa.
  73. Dick, il mio cane lupo, era barone. Peppe, il mio cane attuale, è visconte. Visconte di Lavandù. Gennaro, il mio pappagallo, è cavaliere. Li ho investiti io.
  74. Oltre all'italiano, io parlo il napoletano e, grosso modo, le lingue dell'amore.
  75. Io amo esser solo. Ho bisogno di essere solo: per contemplare, per pensare. A volte mi danno noia perfino le persone che amo. Sì, è difficile viver con me. A me non piace andare nei night, non mi è mai piaciuto. Io, quando vedo quel divertimento falso non posso fare a meno di pensare che dietro a ciascuna di quelle persone v’è un dramma: il pianista magari ha le scarpe rotte, l’industriale ha le cambiali che scadono, l’entraineuse ha il figlio ammalato... Sono un misantropo, la base della mia vita è la casa. La casa, per me, è una fortezza, quasi una persona. Quando vi entro la saluto sempre come una persona: "Buonasera, casa".
  76. I vecchi mi fanno pena. Più dei bambini che almeno possono illudersi di un domani diverso. Mi ricordano i miei ai quali, per quanto ho potuto, non è mancato neppure il latte di gallina. E mi ricordano che tra qualche anno anche io sarò vecchio. Deve essere brutto ritrovarsi malandati, soli, agli sgoccioli di un'esistenza per giunta grama. Vorrei che ognuno di loro potesse almeno permettersi il conforto di una stanza riscaldata, un tocco di pollo, l'aspirina, il pacchetto di Toscani, e ricevesse il buongiorno sorridente di un vicino. Mah, per farlo, qui ci vorrebbe la Banca d'Italia.
  77. È vero, sono un comico triste, se mi fate parlare invece di recitare, tutti lo siamo. L'amarezza, la malinconia sono una reazione naturale dopo i lazzi e le risate. Ma adesso sento anche la vecchiaia. Il tramonto di un comico deve essere tristissimo. Penso con terrore a questo.
  78. Sono afflitto da un gran brutto complesso, il complesso d'inferiorità. Inferiorità fisica, inferiorità intellettuale, inferiorità culturale. Per esempio: non sono un uomo colto, e questo mi pesa. Vorrei aver studiato di più, aver letto di più, aver guardato di più... Vorrei esser stato più curioso, io non sono mai stato curioso. Osservatore, si, tutti i miei personaggi nascono dall'osservazione, ma curioso mai. Ed ora che sono mezzo cieco non posso curiosare più, leggere più, studiare più...
  79. Sono nato a Napoli un 15 febbraio, poi mi hanno cacciato tre volte dal collegio, così sono un autodidatta.
  80. Pensate che quando viaggio mi porto nella valigia vestaglie, indumenti e scarpe femminili. Appena arrivo in albergo, appendo una vestaglia ad un attaccapanni, ben in vista e depongo le scarpe sullo scendiletto; è un mio espediente per avere l'illusione di non essere solo.
  81. Volete sapere come si svolge la mia vita privata? Quando non lavoro mi alzo tardi, verso le dieci; mangio leggero, verso l'una e mezzo. Poi, dalle tre in poi faccio una passeggiata cardinalizia fino a Ostia, facendomi trasportare in macchina dall'autista. Quattro o cinque ore di passeggiata, sempre da solo. Quando vado a Napoli, due o tre volte l’anno, convoco un vecchio amico che vive a Torre del Greco, il conte Paolo Gaetani e passeggiamo a volte insieme, di notte, per i quartieri: soprattutto la Sanità dove sono nato.
  82. Non sono un uomo colto e questo mi pesa. Vorrei aver studiato di più, aver letto di più ... Vorrei essere stato più curioso perché non c'è cultura senza curiosità. Io non amo curiosare, mentre sono abituato a osservare. Tutti i miei personaggi nascono dall' osservazione, non dalla cultura.