Teatro di rivista

Chiari Maresca

Walter Chiari e Marisa Maresca

La storia

Il teatro di rivista, o più comunemente rivista, fu un genere di spettacolo teatrale di carattere leggero che in Italia conobbe la massima popolarità tra la fine degli anni trenta e la metà degli anni cinquanta, collegato tra la progressiva sparizione dei vecchi generi teatrali come il varietà, il Café-chantant, l'operetta e l'avanspettacolo, fino alla grande affermazione della commedia musicale.

Il teatro di rivista era un misto di prosa, musica, danza e scenette umoristiche ispirate all'attualità spicciola e ai tradizionali cliché erotico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore e dalla presenza di personaggi fissi come la soubrette.

anna magnani toto salome 1944

Anna Magnani e Totò nel 1944

Simile ai sottogeneri correlati dell'operetta e del musical, la rivista unisce contributi musicali, di danza e recitazione in una presentazione unica; al contrario di questi però manca la necessità di attenersi continuamente a una trama. Un tema generale funge da cornice a una successione meno vincolante di numeri, in cui si alternano esibizioni soliste e ensemble di danza.


Divi e dive della rivista

Crediamo sia più facile contare le stelle della Via Lattea che passare in rassegna tutti, ma proprio tutti i comici, maggiori e minori, del nostro Teatro di Rivista. Parecchi sono già « arrivati », molti « arriveranno » domani, moltissimi sono in cammino. Si arrischierebbe poi, quasi involontariamente, di determinare una graduatoria: e nemmeno Cyrano, il giorno in cui si batteva, da solo, contro una dozzina d’avversari, alla Porta di Nesle, si cacciava in un guaio più pericoloso. Dunque: nè graduatoria di qualità e di bravura nè ordine alfabetico; ma alcuni nomi, così, come affiorano, a capriccio nella nostra memoria.

L’agguerrita falange « napoletana », che è anche la più numerosa, conta, oltre quelli che già ci venne fatto di citare, un validissimo attore: Franco Sportelli. Sportelli recita in Rivista ma potrebbe recitare domani tranquillamente in Prosa: ha una sua forza comunicativa, una sua vis comica pronta e sicura, che a momenti ricorda quella di Peppino de Filippo; è tutto impeto e immediatezza, come lui, ma a tratti sa valersi anche di toni smorzati che non escludono l’ironia. Fanfulla è un buffo all’antica, un « marno » alla maniera del povero Ciarli, un ciondolone finto tonto che ogni volta in cui appare in scena indossa una giacca diversa, dai colori fluorescenti: rosa di confettura, verde pistacchio, azzurro non-ti-scordar-di-me, blu-inchiostro stilografico, giallo zafferano. Renato Maddalena rimane nella buona tradizione, senza far spicco per estrosi atteggiamenti. Bruno Berri viene dalla Prosa e non dimentica mai che anche in scena l’efficacia non deve divorziare dalla misura. Walter Marcheselli caratterizza con gusto i suoi personaggi, cui dà un lepore alla Dottor Balanzone, singolarmente piacevole. Alto, allampanato, programmaticamente impassibile, Raimondo Vianello ha creato in Rivista un « tipo » che gli è valso al primo incontro il favore del pubblico: quello del comico glaciale, staccato, alla Buster Keaton (talvolta però arriva a ricordare persino Frankenstein e il Dottor Mabuse), che con la sua maschera di ipnotico riesce a raggiungere gli effetti più irresistibili. È un attore che « fa classe a sè », nè più nè meno di due giovanissimi — Dario Fò e Giustino Durano — passati dal microfono alla ribalta per affermarsi vittoriosamente. Fò e Durano sono attori veramente nuovi, dalla personalità inconfondibile: il successo che hanno strappato in Co-coricò è stato un meritatissimo premio.

Sempre fra i giovani che si sono guadagnati la distinzione del nome a carattere ben visibile sui manifesti, figurano Bramieri, Conti, Cajafa, Pisu e Pelitti: recitano quasi sempre insieme, il loro motto è quello mazziniano: «Uno per tutti e tutti per uno », e si dividono gli applausi con esemplare fraternità.

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Prime « soubrettes », seconde « soubrettes », « soubrettine »... Fateci la grazia di non costringerci a procedere a classificazioni. Anche perchè la seconda « soubrette » di oggi potrà diventare la prima « soubrette » di domani, e la « soubrettina » che ora soltanto si affaccia dalle quinte conoscerà forse, attraverso una carriera miracolosamente rapida, la gioia del trionfo.

Non « soubrette », ma « la soubrette », senz’altro, e quale veramente dovrebbe essere: — attrice, cantante e ballerina ugualmente completa — ecco Rosy Barsony, un’ungherese che è ormai diventata di casa nostra, allo stesso modo di un’altra ungherese come lei indiavolata e proteiforme: Clara Tabody.

Il loro vivido successo era stato preceduto di poco da quello di due viennesi che pure non impiegavano molto tempo ad acclimatarsi fra noi: la piccola Lotte Menas («Ottilia» alla pàprica nel Cavallino bianco) e la longilinea Lilly Minas.

Fra le nostre artiste più affermate figurano in prima fila la bellissima Marisa Maresca (la quale oggi sembra aver rinunciato al Teatro per assaporare più intimamente le gioie della famiglia e della maternità); Vera Rol, dal cran parigino aromatizzato dall’accento torinese; Marisa Merlini (« Due spalle opime, due spalle di sasso - fatte per camminarvi a suon di tube », cantava Emilio Praga); Elena Quirici, che debuttava a nove anni in Bertoldissimo quale enfant prodige, e che oggi è una cantante deliziosa e ima spettacolosa ballerina; la bionda evanescente Myriam Glori e l’altrettanto bionda ma per nulla evanescente Nuccia D’Alma; Luisa Poselli, la quale recita scandendo le parole in modo così risoluto da dar l’illusione che stia mordendo invisibili mele; Erika Sandri, dall’istintiva comicità petroniana; Lia Cortese, capace di apparire disinvoltamente in scena nello stesso costume della Venere uscente dal mare nel famoso quadro del Botticelli; Adriana Serra, dallo spirito pronto e dal sorriso magnetico; la brunissima Lia Origoni, che canta con accenti fondi e nostalgici accorate romanze, e la « chioma d’oro » Tina de Mola, che coi suoi squillanti gorgheggi è la Galli-Curci della Rivista; la poliglotta Katyna Ranieri, la dolce Edmea Lari, la « trepidante » Minnie Gérard, la statuaria Irene d’Astrea, l’opima Silvana Blasi, la piccante Flora Medini, la splendente Herta Percy, fiore del giardino viennese, la sognante Linda White, la giunonica Nyta Dover. Nè possono essere dimenticate Annamaria Spinelli, dal brillante talento parodistico, Luciana Cervi, Magda Gonnella, Rosetta Pedrani, Laura Gore, le sorelle Di Fiorenzo, dalla comicità « buttata » e divertente; mentre una menzione speciale meritano quali caratteriste piene di mordente e di calda simpatia Elena Borgo, Vera Nandi e Anna Campori.

L’ultima Leva delle soubrettes vede già « lanciati » i nomi di Lauretta Masiero, di Dorian Gray (che è italianissima malgrado quello pseudonimo wildiano molto ambiguamente maschile), di Nicla di Bruno e di Flora Lillo: tutte già impegnate in ruoli di prim’ordine a fianco di qualche grande nome. Forse da questo quartetto potrebbe uscire la futura star. Gli amatori di oroscopi per il domani sono poi invitati a segnare nel loro taccuino segreto i nomi di Franca Rame e di Giancarla Vessio: due giovanissime affascinanti attrici che spiano impazientemente l’occasione di balzare in primo piano.

Dino Falconi e Angelo Frattini


Così la stampa dell'epoca


La Settimana Incom Illustrata, 5 novembre 1955


Lo splendore delle scene e la spettacolarità delle coreografie sono altrettanti elementi caratteristici del genere, sorto in Francia alla fine dell'Ottocento grazie ai fratelli Cogniard, che abbandonarono gli studi di medicina per dedicarsi al teatro leggero ("La biche au bois", "La chatte blanche",...). Nel 1894 The Passing Show di Sydney Rosenfeld e Ludwig Engländer ha avuto la première nel Casino Theatre di New York ed ha avuto 110 recite. Nel primo dopoguerra ebbe una grande fortuna in America (grazie all'impresario Florenz Ziegfeld, ideatore delle "Ziegfeld Follies") e in tutta Europa, con attori e soubrettes quali Mistinguett, Joséphine Baker, Maurice Chevalier, Max Pallenberg e Fritzi Massary. Zig-Zag! di Albert de Courville ha la prima assoluta nel 1917 al London Hippodrome ed arriva a 648 recite. Joy Bells di de Courville ha la prima assoluta nel 1919 al London Hippodrome ed arriva a 723 recite.

folliedamericaNegli anni venti è la volta di The Co Optimists di Davy Burnaby che nel 1921 ha la prima assoluta al Royalty Theatre con Stanley Holloway e poi al Palace Theatre di Londra arrivando a 500 recite, The Garrick Gaieties, Blackbirds of 1928 di Jimmy McHugh che al Liberty Theatre per il Broadway theatre con Bill Robinson dal 1928 arriva a 518 recite. Nei numeri musicali contiene la nota I Can't Give You Anything But Love eseguita anche da Louis Armstrong nel 1929, da Duke Ellington nel 1928, Gene Austin nel 1928, Nathaniel Shilkret nel 1928, Mills Brothers nel 1932, Ethel Waters con Duke Ellington nel 1932, Bob Wills nel 1935, Benny Goodman nel 1937 e 1940, Joe Sullivan nel 1940, King Cole Quintet nel 1942, Glenn Miller nel 1944, Louis Jordan nel 1951, Oscar Peterson nel 1953, Dean Martin nel 1957, da Lucio Dalla in duetto con Renzo Arbore, da Joe Pesci con Marisa Tomei nel 1998 e Diana Krall nel 1999. Ancora nel 1928 This Year of Grace di Noël Coward arriva al Selwyn Theatre per Broadway con Coward e Beatrice Lillie arrivando a 157 recite. Nel 1929 The Little Show con musiche di Arthur Schwartz ha la prima assoluta al Music Box Theatre per Broadway con Fred Allen e Clifton Webb ed arriva a 321 recite e Wake Up and Dream con musiche di Cole Porter che inizialmente si chiamava Charles B. Cochran's 1929 Revue che ha la prima al Palace Theatre in Manchester spostandosi al London Pavilion di Londra arrivando a 263 recite ed al Selwyn Theatre per Broadway con Jack Buchanan raggiungendo 136 recite.

Nel 1933 As Thousands Cheer di Irving Berlin al Music Box Theatre per Broadway con Clifton Webb, Ethel Waters e José Limón arriva a 400 recite.

Nel 1935 At Home Abroad di Schwartz va in scena al Winter Garden Theatre per Broadway con Beatrice Lillie, Ethel Waters, Eleanor Powell, Reginald Gardiner e John Payne dal 19 settembre arrivando a 198 recite.

Nel 1941 è la volta di Lady in the Dark con musica di Kurt Weill e di Sons O 'Fun con musica di Sammy Fain con Ole Olsen (comico) e Chic Johnson debutta al Winter Garden Theatre il 1º dicembre rimanendovi fino al 29 marzo 1943, quando si trasferì al 46th Street Theatre, fino alla chiusura dello show il 29 agosto 1943 arrivando a 742 recite.

Isa Barzizza

In Italia, tra i suoi maggiori rappresentanti si ricordano Ettore Petrolini, Erminio Macario, Totò, Anna Magnani, Nino Taranto, Carlo Dapporto, Renato Rascel, Walter Chiari, Gino Bramieri, Carlo Campanini, Riccardo Billi, Mario Riva, Raffaele Pisu e tanti altri. Tra le soubrette più celebri vanno citate almeno Isa Bluette, Anna Fougez, Milly e l'indimenticabile Wanda Osiris. L'era delle soubrette si concluse con l'avvento di attrici brillanti (Delia Scala, Sandra Mondaini, Lauretta Masiero, Marisa Del Frate, Bice Valori e tante altre)[senza fonte] che diedero nuovo impulso e statura artistica alla loro figura, non privilegiando soltanto l'aspetto della bellezza.

Nino Taranto

Nino Taranto

Soprattutto negli anni della seconda guerra mondiale, il Teatro di Rivista rappresentava un modo per sognare, per distogliere il pensiero dalla crudeltà della guerra e farlo volare in posti esotici e paradisiaci grazie alle mastodontiche e sfarzose scenografie, oppure distrarsi con le gambe delle ballerine e con le esilaranti battute dei comici.

Tramite svariate espressioni artistiche il genere della rivista oggi è portato avanti da teatri di varietà tradizionali quali Lido, Moulin Rouge e il Friedrichstadt-Palast Berlin, così come gli spettacoli a Las Vegas.

Magnani Rascel Toto

 Anna Magnani tra Totò e Renato Rascel


Riferimenti e bibliografie:

  • "Guida alla rivista e all'operetta" (Dino Falconi - Angelo Frattini), Casa Editrice Accademia, 1953