FERMO CON LE MANI

1937




Detti & contraddetti

In casa mia si mangia pane e moseca.


Ho studiato musica per corrispondenza.


È un mare pieno di pericoli pericolosi, per attraversarlo avevo un piano... ma è scordato.


Gli attari sono attari, le scioffèr son le scioffèr, come si dice in francese.


Il funzionario civico municipale è un aggettivo qualificativo di genere funzionario, il funzionario fisiologicamente funziona con la metamorfosi della leptempsicosi, la fase del funzionamento muove la leva idraulica delle cellule che, agendo sull'arteriosclerosi del soggetto patologico, la fa funzionare nell'esercizio delle proprie funzioni. Non ha capito che cosa vuol dire? Be', nemmeno io.


Toglimi una curiosità. Tuo zio è sempre morto?


Quello più che scemo... è un pachioco.


Sono l'ultimo rampollo di una prosapia illustre.


Non mi sono insediato: qui non ci sono sedie.


Verdi si chiamava Giuseppe, ma per noi mosici è Peppino.


Je parle fransè, uì, vus avè azzeccato proprio. lo a Parigi vago spiss parsché je teng una zia vedòv, zia Nicòl, zia Nicoletta, elle è vedòv parsché le mari le morò. Le mari era malad, si sentiva poco bene e andò in farmasì a comprar un liquid lassatìv. Andò alla meson, trangoiò le liquid, se mis dan le lì e schioppò.


La mia faccia non mi è nuova, ce l'ho da quando sono nato.


- Mi pare di avervi già visto in qualche luogo.
- A me? È impossibile, non ci sono mai stato.
- Eppure la vostra faccia non è nuova per me.
- O neanche a me, ce l'ho da che son nato.
- Cretino. - Signore, scherza o dice sul serio?
- Dico sul serio.
- Ambè, perché a me certi scherzi non piacciono.


Conte Totò di Torretota

Scheda film

Titolo originale Fermo con le mani!
Paese Italia - Anno 1937 - Durata 73 min - B/N - Audio sonoro - Genere Commedia - Regia Gero Zambuto - Soggetto Guglielmo Giannini - Sceneggiatura Guglielmo Giannini - Produttore Gustavo Lombardo per Titanus - Distribuzione (Italia) Titanus - Fotografia Otello Martelli - Montaggio Giacinto Solito - Musiche Umberto Mancini - Scenografia Antonio Valente, Nino Macarones

Totò: Conte Totò di Torretota - Tina Pica: Giulia - Franco Coop: Vincenzino - Oreste Bilancia: Cavalier Gerolamo Battaglia - Erzsi Paál: Eva Frasorn - Cesare Polacco: Capomastro - Miranda Bonansea: Bambina orfana - Erminio D'Oliva: Direttore d'orchestra - Nicola Maldacea: il suggeritore - Giuseppe Pierozzi: il direttore tecnico - Guglielmo Sinaz: il capo cameriere - Alfredo Martinelli: accompagnatore di Eva - Lena Bellocchio - Alfredo De Antoni Adelmo Cocco Giuseppe Zopegni Ivonne Sandner

Soggetto, Critica e Curiosità

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Soggetto

Totò di Torretota è un povero diavolo che tenta in ogni modo di sbarcare il lunario. Dopo essere stato cacciato di casa (una abitazione in via di demolizione in cui si è insediato abusivamente), nel cercare una nuova sistemazione riesce a liberare una povera orfanella dalle grinfie di un bieco sfruttatore, che la obbligava a elemosinare per la strada, e decide di prendersene cura, nonostante l'indigenza.

Per racimolare qualche soldo, Totò accetta di fare da factotum in un salone di bellezza e, per conquistare una buona mancia, si traveste da donna e si fa passare per massaggiatrice spagnola dalla bella Eva, un'assidua cliente del salone, nonché soubrette di rivista protetta dall'inetto Cavalier Girolamo Battaglia, il quale non si avvede del fatto che Eva amoreggia sotto i suoi occhi col direttore d'orchestra dello spettacolo. Alla vista delle grazie di Eva, Totò perde il controllo e si fa smascherare. Eva, infuriata, chiede a Girolamo di catturare l'uomo e schiaffeggiarlo, ma il passo lesto di Totò e l'incapacità del Cavaliere impediscono che ciò avvenga. Eva allora intima a Girolamo di ritrovare Totò e schiaffeggiarlo pubblicamente per dimostrare di essere un vero uomo.

Licenziato dal salone di bellezza per la sua bravata, Totò si ritrova a trattare con Girolamo che, a suon di denaro, convince il poveraccio a combinare un incontro in un locale elegante dove sarà convenzionalmente schiaffeggiato davanti a tutti. Sennonché la sera in questione Totò riesce a conquistare la simpatia di Eva così il gesto di Girolamo la indispettisce ancor di più.

Istigato da un amico altrettanto in miseria, Totò decide di tornare dall'uomo per ricattarlo ed estorcergli altro danaro, fingendosi un nobile decaduto che intende imporre un duello per lavare l'onta subita. Poco dopo Totò riesce a trovare lavoro proprio nel teatro dove lavora Eva e, per una serie di equivoci, finisce col sedurre la ballerina, mandando su tutte le furie il suo amante, che rifiuta di dirigere l'orchestra per lo spettacolo serale. A quel punto Totò si offre lui stesso come direttore d'orchestra, ottenendo un incredibile trionfo nonostante non fosse un vero musicista. La cosa fa imbestialire ulteriormente l'amante di Eva che, sconfitto in amore e sul lavoro, aggredisce fisicamente Totò, così che si rende necessario l'intervento della polizia. In commissariato, Totò scopre di essere veramente un conte e unico erede di parecchi milioni. L'inaspettata eredità gli consente di crearsi una famiglia con Eva e la piccola orfana.

Come ultimo gesto, l'ormai ricco e stimato Totò si reca nel locale in cui era stato umiliato da Girolamo e gli si avvicina con la scusa di ringraziarlo per quanto ha fatto in suo favore, restituendogli il denaro avuto per gli schiaffi e rifilandogli due sonori ceffoni, liberandosi dalla frustrazione del precedente episodio.

Critica e curiosità

E' il film d'esordio di Totò, tra le scene curiose ricordiamo quella in cui Totò indossa una maschera antigas quando tenta di fare il pedicure ad un uomo calvo (e anzi pare strano che la censura dell'epoca abbia fatto passare una scena simile in cui la similitudine dell'uomo calvo col duce è palese) ; o quando "pesca" dal banco del pescivendolo (scena che vedremo anche il "Guardie e ladri" e "Totò a Parigi") ; divertentissima la scena in cui imbraccia una scopa usandola come un fucile (che verra' ripresa in "Figaro quà Figaro là" e in "Totò contro il pirata nero"). Compaiono per la prima volta frasi che diventeranno famose come quisquilie, pinzellacchere; la scena finale in cui dirige l'orchestra è tipica di molti altri film. Totò arriva finalmente sul grande schermo a distanza di sette anni dal provino che fece con la Cines grazie al produttore Gustavo Lombardo che una sera del 1937 lo nota in un ristorante di Roma. Dirà poi Totò in una intevista del 1958 "In un ristorante due signori e una signora, poco lontano, mi guardavano ridendo fra loro. Stavo per alzarmi e litigare quando seppi che uno di quei signori era Gustavo Lombardo. Mi stava studiando per portarmi nel cinema"Del cast fanno parte la piccola Miranda Bonansea, all'epoca doppiatrice italiana della piccola Shirley Temple, che nonostante la giovane età aveva gia recitato con Anna Magnani ne "La cieca di Sorrento"(1934) e fatto compagnia con Ruggero Ruggeri, scelta per il primo film di Totò probabilmente dal regista Gero Zambuto; il catanese Oreste Bilancia, affermato attore del cinema muto; Erzsi Pall, soubrette ungherese di Budapest, che arrivata in Italia con una compagnia viennese fu convinta a rimanere dopo il successo della rivista "Il fiore d' Haway", ha lavorato anche con i fratelli De Rege e con Macario; la napoletana Tina Pica e Franco Coop che puo' essere considerato la prima spalla di Totò; una piccola parte la riserva per se' anche Gero Zambuto interpretando il cameriere che sorprende Totò a pescare un pollo; un cameo e' per il napoletano Nicola Maldacea, l'inventore della macchietta è ridotto male causa la concorrenza del cinema e i debiti di gioco e si accontenta di parti di generico offertegli dai colleghi (Musco, i De Filippo)


Lombardo gli fa cucire addosso una commediola a base di equivoci e orfanelle; il regista è Gero Zambuto, apprezzato artigiano del muto all’ultima direzione; lo sceneggiatore è Guglielmo Giannini, scrittore di diversi film interpretati da Angelo Musco, poi famoso come direttore del settimanale “L’uomo qualunque” e fondatore dell’omonimo partito. Il film si chiamerà Fermo con le mani, dal tormentone che il vagabondo Totò ripete a tutti coloro che lo perseguitano. Da divo ormai conclamato, Antonio de Curtis entra nel mondo del cinema subito da protagonista, e con lo stesso nome d’arte con cui è conosciuto. La sua prima apparizione avviene però all’ombra del modello charlottiano, con un risveglio surreale (Totò dorme indossando frac e bombetta) filmato col gusto del cinema muto. Il primo ciak si batte il 3 agosto 1936, agli stabilimenti della Safa Palatino perché quelli della Titanus sono occupati dalle troupe di Scipione l’africano e Il corsaro nero.

Gli spunti utilizzati da Fermo con le mani sono disparati e disposti alla rinfusa; si va dai duetti di scuola napoletana all’intrattenimento hollywoodiano (fratelli Marx inclusi) fino all’evocazione dei due paradisi — lussuosi e vagamente peccaminosi — a cui era abbonato il cinema di allora, il bel mondo e la rivista. Ecco l’orfanella sfruttata (Miranda Bonansea, doppiatrice e ‘sosia’ di Shirley Tempie), la soubrette charmante e capricciosa (l’ungherese Erzsi Paal, già primadonna nelle compagnie di Macario e dei fratelli De Rege), l’amico squattrinato e invidioso (Franco Coop), il cavaliere pavido (Oreste Bilancia); Tina Pica fa gli occhiacci nel piccolo ruolo della cameriera burbera e l’inventore della macchietta Nicola Maldacea compare nel tenero cameo di un maldestro suggeritore.

La produzione non è particolarmente curata: si va al risparmio; la maggior parte del finanziamento viene segretamente dall’amante della Paal, un professionista che lavora per Lombardo. Il film verrà fuori incerto, lento, slegato, spezzettato come una rivistina d’avanspettacolo. Zambuto e Giannini paiono indecisi se preferire un Totò candidamente stupido o perfidamente perspicace, e su come piegare i suoi surreali cachinni e le sue mortuarie movenze da burattino in una trama coerente.

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017


Così la stampa dell'epoca

"Fermo con le mani è il debutto cinematografico di Totò. Dopo aver perdu to un po' di tempo, al principio, nell'inutile tentativo di rifabbricare in Totò un piccolo Charlot. il film viene a quello che è precisamente il suo scopo, cioè di esibire il popolare attore nei suoi lazzi e nelle sue battute caratteristiche. Concepiti, più che nella forma rigorosa del gag, nel modo sciolto ed estemporaneo delle facezie da rivista, gli episodi si susseguono con portata inuguale. Nel complesso il filo non era mal trovato, e qualche scenetta imbroccata per il per-sonaggio, come quella trivialetta del massaggio, o quella in cui Totò dirige l'orchestra. Però bisognava che sceneggiatura e regia stringessero più i tempi. Totò fa ridere: c'è senza dubbio una forza mimica in questo suo burattino[...]".

F.S. (Filippo Sacchi), Corriere della Sera. Milano. 7 marzo 1937

“Non abbiamo neanche finito di lamentare la mancanza di filmi comici italiani [...] che già viene la notizia del film di Totò. Totò (il partenopeo), quello di ‘biric-chino, biricchino!’ e d’altre facezie assai note. S’era detto sempre che Totò ha delle qualità e delle attitudini per il cinema. S’era anche parlato d’un film Pinocchio che sarebbe stato interpretato da lui. Ora eccolo finalmente alla prova... dell’obbiettivo”. 

Il titolo della pellicola è noto, la trama no, e il giornalista prova a chiederla all’attore: “Totò, raggiante, usciva dagli stabilimenti S.A.F.A. [...] ieri sera e alle nostre dieci domande a fuoco di fila ha risposto: ‘Se ve lo dico prima finisce la sorpresa - e a bassa voce: - C’è lui che mi guarda brutto e mi rimprovera (alludeva a Zambuto che era in sua compagnia). E poi, con una delle sue mosse più celebri, a Zambuto stesso, come per ingraziarselo: ‘O'giucatolo, o’giucatolo".

Contratto tra il signor Antonio De Curtis (in arte Totò) e la Società An. Titanus, Roma, 4 giugno 1936.

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"Non mancate a Fermo con le mani, dove riappare Erszi Paal e dove si rivela Totò. Pare a me che la ballerina di Budapest non manchi, oltre che di vaghezza e di estro, di fotogenia; ma, soprattutto, subisce l'attrazione di Totò nella magrezza fantomatica e nella snodatura marionettistica di certi suoi passi di danza, dove il pallore e l'automatismo concorrono, insieme con la bravura, a una specie di pauroso incantamento, di allucinazione irresistibile!"

Marco Ramperti, L’Illustrazione Italiana, LXIV, 11, Milano, 14 marzo 1937

«Antonio De Curtis, in arte Totò, è un fantasista ricco di vivacità e di schietta comicità. Con le sue “macchiette” e con le sue battute a finta improvvisazione e soprattutto con la sua originale maschera di sicuro attor comico ha fatte la fortuna di tutte le riviste nelle quali ha preso parte. Eccolo, con questo filmetto, al suo debutto nello schermo. Purtoppo le sue qualità non hanno potuto troppo brillare perché i pretesti comici e le trovate in questo raccontino cinematografico sono più vicini alla ribalta che allo schermo. Tuttavia il bravo Totò ha dato prova di saper affrontare con sicura spigliatezza la macchina da presa e chissà che un giorno non possa farci un’improvvisata degna della buona volontà che stavolta gli abbiamo indovinato in un film nel quale la “vis comica” è più nelle intenzioni che negli effetti.»

Fabrizio Sarazani, Il Giornale d’Italia, Roma, 24 aprile 1937.

Qualche risata riesce a strapparla.

Dino Falconi, “Il Popolo d’Italia”, Roma, 7 marzo 1937

«Questo film non è americano e, ciò nonostante, è bruttissimo. Ne prendano atto coloro che ci accusano di faziosità. Noi siamo irrimediabilmente faziosi verso tutti i film che rappresentano un attentato alla società artistica e morale del cinematografo. Fermo con le mani ha un solo pregio: di aver mostrato le possibilità di Tbtò che, certo, non sono poche se egli è riuscito ad avere qualche spunto buono anche in questo lavoro assolutamente negativo sotto tutti gli aspetti. Credo che si possa essere dispensati dal dare la ragione critica di questo severo giudizio su un lavoro che mostra in modo così lampante il miscuglio di affarismo e dilettantismo dei quali è il prodotto, e che non è degno di essere preso in considerazione nemmeno per dimostrare che è tutto uno Sbaglio, dalla sceneggiatura, alla recitazione, al montaggio. Fermo con le mani è un film che fa venire voglia di menare le mani.»

Bianco e Nero, n.5, Roma, 31 maggio 1937

"E' uno dei nostri primi tentativi di film intieramente comici, basati sull'estro umoristico di un attore-maschera. L'attore prescelto è Totò, uno dei nostri più caratteristici e spassosi artisti di varietà. Senonché la sua trasposizione sullo schermo non mi è parsa per questa volta particolarmente felice. Forse perché non è tanto la sua figuretta sbilenca che ci desta il riso dalla ribalta, quanto una sua vena improvvisatrice, tra pulcinellesca e petroliniana. Orbene — come d'altronde accadde per il povero e grande Petrolini — per questi im provvisatori il cinema si rivela inesora-bilmente un sistema di riproduzione meccanica e tarpa cosi le smaglianti ali dell'imprevisto e della labilità ad ogni loro lazzo e ad ogni loro facezia. Tuttavia qualche risata Fermo con le mani riesce a strapparla e, alla fin fine, una certa facile allegria è diffusa per il film, anche se talvolta una successiva lentezza di ritmo appesantisce le possibilità esilaranti"

La magrezza fantomatica, la snodatura marionettistica di certi suoi passi di danza, dove il pallore e l’automatismo concorrono, insieme alla bravura, a una specie di pauroso incantamento, di allucinazione irresistibile!

Marco Ramperti, (“L’Illustrazione Italiana”, n. 11, 14 marzo 1937)

Totò interpreta Totò, conte di Torretota.
Il titolo del film allude all'abitudine dei vari personaggi di scambiarsi sonori ceffoni che colpiscono di prevalenza un vagabondo, costretto a studiare mille marchingegni per sopravvivere. Soprattutto quando si accolla la responsabilità di occuparsi di una trovatella, molto simile al monello adottato da Charlie Chaplin nell'omonimo film. [...]

Matilde Amorosi

 

La censura



Il Centro Cattolico Cinematografico bolla il film con la E di Escluso, la classificazione peggiore dal punto di vista morale.


 

I dialoghi surreali

Bambina: Che cosa essere "funzionario"?
Totò: Il funzionario civico municipale è un aggettivo qualificativo di genere funzionatorio. Il funzionario fisiologicamente funziona con la metamorfosi estiva della metempsicosi. La metamorfosi del funzionamento muove la leva idraulica delle cellule che agendo sull'arteriosclerosi del soggetto patologico lo fa funzionare nell'esercizio delle proprie funzioni.


Direttore d'orchestra: Mi pare di avervi già visto in qualche luogo.
Totò: A me? È impossibile, non ci sono mai stato.
Direttore d'orchestra: Eppure la vostra faccia non è nuova per me.
Totò: O neanche a me, ce l'ho da che son nato.
Direttore d'orchestra: Cretino.
Totò: Signore, scherza o dice sul serio?
Direttore d'orchestra: Dico sul serio.
Totò: Ambè, perché a me certi scherzi non piacciono.


I documenti

Primo contratto cinematografico di Totò stipulato il 4 giugno 1936 con la Titanus di Gustavo Lombardo per il primo film di Totò "Fermo con le mani".
La copia del contratto fu fornita dal Marchese Camillo de Curtis, figlio del Marchese Gaspare che dal 1936 al 1938 (anno che morì suicida) fu segretario di Totò, a Federico Clemente figlio del cugino di Totò Eduardo Clemente. Interessante è il compenso che per l'epoca era ragguardevole.

 

Le incongruenze

  1. Quando Totò ruba il pollo con la lenza, scappa via con il volatile in mano, ma dalle successive inquadratura corre via e in mano non ha più niente.

  2. Totò, si guarda allo specchio per farsi la barba, ma gli operai buttano giù il muro, ed egli si ritrova davanti il proprietario dell'immobile che stava assistendo ai lavori. La macchina da presa inquadra Totò che, sbigottito non crede a quello che sta succedendo, e la sua faccia è, per metà, ricoperta dalla schiuma da barba. Ma la schiuma da barba sparisce nelle scene subito successive quando egli parla col padrone di casa.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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TOTÒ E VINCENZINO A SPASSO...
Totò ha appena "pescato" un pollo da una tavola imbandita di un ristorante in riva al mare. In fuga dopo essere stato scoperto dai camerieri svolta l'angolo e... si ritrova ai Parioli! Qui incontra un suo vecchio amico, Vincenzino (Franco Coop) col quale farà un giro lungo via Giuseppe Mangili. Eccoli in un tratto del percorso...

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...e qui in un altro suggestivo scorcio del 1937, dove i due contemplano una delle ville (a sinistra). Sullo destra, invece, la bella villa S. Francesco, visibile all'epoca con il piazzale Don Giovanni Minzoni sgombro...
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La chiesa che fa da sfondo alla scena in cui Totò riesce a togliere una bimba dalle grinfie di un bruto sfruttatore che la costringeva all'elemosina è quella di Santa Maria Immacolata a Grottarossa (Roma). Fresca di costruzione in questo film (è del 1935), più di 40 anni dopo sarà la chiesa dove si sposerà Jerry Calà nel finale dei Fichissimi...

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