L'ALLEGRO FANTASMA

Inizio riprese: dicembre 1940 - Autorizzazione censura e distribuzione: 31 marzo 1941


Detti & contraddetti

Margherita:
Ah, se ne andò!
Se ne andò senza un addio,
senza dire: Me ne vo'!
Ah dileguò!
Disprezzando l'amor mio
Margherita si squagliò.
Chi parte senza dire un addio,
è scostumata, lo si sa.
Ma se poi ritornerà,
ah, sai che felicità!
Margherita, Margherita,
strazio e tormento della mia vita,
non tornare per carità,
per carità, per carità!
lo te lo dico piangendo piangendo,
Margherita, non ritornare!
Primavera a lento piede,
coi suoi fiori viene e va.
Primavera, se ti vede,
alza il tacco e se ne va.
Margherita, Margherita,
strazio e tormento della mia vita,
se ritorni tu,
l'uccellino del mio giardino paffutino,
canterino, ah, birichino,
si indispone e se ne va,
vola e va!

Nicolino, Gelsomino, Antonino

Scheda film

Titolo originale Totò allegro fantasma
Paese Italia - Anno 1941 - Durata 65 min - Colore B/N - Audio sonoro - Genere Commedia - Regia Amleto Palermi - Soggetto Carlo Ludovico Bragaglia, Ettore Maria Margadonna, Amleto Palermi - Sceneggiatura Carlo Ludovico Bragaglia - Produttore Capitani-Fono Roma - Fotografia Vincenzo Seratrice - Montaggio Giacinto Solito - Musiche Dan Caslar diretta da Alberto Paoletti - Scenografia Gastone Medin

Totò: Nicolino/Gelsomino (in arte "Alberto di Torrefiorita")/Antonino - Franco Coop: Maurizio Devalier - Elli Parvo: Erika, la segretaria - Paolo Stoppa: Gigetto - Amelia Chellini: zia Lia - Dina Perbellini: zia Giovanna - Isa Bellini: Rosa, Trio Primavera - Wilma Mangini: Lilli, Trio Primavera Thea Prandi: Titti, Trio Priavera - Luigi Pavese: Temistocle, il padre - Augusto Di Giovanni: Asdrubale - Claudio Ermelli: il maggiordomo - Livia Minelli: la cameriera - Giulio Donato: il brigadiere - Lydia Johnson: la soubrette - Gioia Colli: la ragazzina - Emilio Petacci: Anatolio, il maggiordomo di Devalier - Rio Nobile: l'impresario - Mario Giannini: il giovane biondo

Soggetto, Critica & Curiosità


1941-lallegro-fantasma

Soggetto

Il nobile Pantaleo Di Santa Paola è defunto da poco ma nel preambolo al suo testamento si legge una sua confessione nella quale dichiara di avere avuto in gioventù una relazione con una cavallerizza di circo dalla quale nacquero due figli gemelli. La rivelazione sconvolge non poco i numerosi parenti: le sorelle nubili di mezza età Giovanna e Lia, lo scorbutico cugino vedovo Temistocle, le figlie adolescenti di quest'ultimo, Rosa, Lilli e Titti, e l'irascibile cugino Asdrubale, con fama di spericolato cacciatore di leoni. Rosa, Lilli e Titti riescono per caso fortuito a trovare Nicolino, uno dei gemelli, e lo scambiano per il loro musicista preferito, Alberto Di Torrefiorita, che è in effetti il secondo figlio di Pantaleo e della circense. La ricerca proseguirà con altre esilaranti avventure che vedranno avvicendarsi la figura di Totò in diversi fantasmagorici personaggi (si scoprirà che c'è anche un terzo gemello, che sbarca il lunario travestendosi da leone per un circo), attorniati da una famiglia che vuole minare la loro incolumità per riscuotere il denaro lasciato da Pantaleo. Alla fine l'entità dell'asse ereditario sarà sufficiente per accontentare i tre gemelli e tutti gli altri parenti. Il "fantasma" a cui si fa riferimento nel titolo sarebbe Pantaleo stesso, che si manifesterebbe alle sorelle spostando mobili e oggetti vari, soprattutto il suo enorme ritratto; in realtà però si tratta di un trucco escogitato dal maggiordomo per spaventare le attempate signorine.

Critica e curiosità

Le riprese principali si svolgono tra novembre e dicembre del 1940, dopodiché Palermi chiude anche L’elisir d’amore e si getta a capofitto in La donna senza nome, è il suo sesto film in due anni, ma non riuscirà a concluderlo, stroncato a 51 anni da una veloce malattia (o forse dal superlavoro) nell'aprile del 1941. Rimasto senza padre, L’allegro fantasma ristagna per mesi in sala di montaggio: uscirà nell’autunno 1941, suscitando nella critica piccoli rimpianti e qualche alzata di spalle.

Antonio de Curtis ha in preparazione la nuova rivista: il regista cerca così di sopperire alle carenze con la sua abituale versatilità, facendosi spesso sostituire dall’aiuto Pier Luigi Faraldo (nel San Giovanni aveva collaborato Giorgio Bianchi), lasciando spazio a improvvisazioni e trovate occasionali, modificando perfino la storia sul set (così fanno credere alcuni resoconti giornalistici che propongono sviluppi e anche personaggi differenti): il brodo viene allungato con le canzoncine del coprotagonista Trio Primavera (Isa Bellini, Wilma Mangini e Thea Prandi) e la partecipazione speciale di Lydia Johnson, gloriosa soubrette russa. Totò ci mette le sue famose occhiate in tralice, i suoi tipici sberleffi, le sue corsettine goffe, i battibecchi senza senso con la spalla (stavolta Luigi Pavese), ma a dispetto delle ambizioni dichiarate e di quel formidabile titolo, ne l'Allegro fantasma di funereo e deformato non c’è proprio nulla.

Il film è il quarto di Totò e rappresenta una vera e propria chicca per gli amanti del genere. I limiti, abbastanza evidenti, del soggetto e della sceneggiatura sono compensati dalla presenza della figura-marionetta del comico napoletano, scatenato nella commedia degli equivoci che lo porta a interpretare ben tre parti diverse, nei dialoghi serrati di straordinaria comicità (soprattutto i battibecchi con il terribile "cugino Asdrubale"), e notevole anche come cantante nell'interpretazione delle canzoni da lui scritte, "Margherita, Margherita" e "Girotondo". L'azione è inoltre scandita dai leziosi (e molto datati per il gusto di oggi) intermezzi canori del Trio Primavera, un terzetto di giovanissime che godeva di una certa notorietà all'epoca.

Anche in questo film Totò si sdoppia, si triplica, il film viene girato in fretta da Palermi sia perchè nel frattempo sta preparando un altro suo film (Elisir d'amore) sia perchè di lì ad un paio di mesi Totò sara' in teatro con Anna Magnani in "Quanto meno te l'aspetti" e quindi non potrà dedicare molto tempo alle riprese.

Totò / Gelsomino canta "Margherita", canzoncina d'avanspettacolo. Nel dopoguerra il film prenderà il titolo di "Totò allegro fantasma".


Così la stampa dell'epoca

 
«[...] Né registi né scrittori sono ancora riusciti a dar vita, quando si tratta di Macario e di Totò, a qualcosa che non sia la solita scena comica alla Ridolini o la solita trasposizione sullo schermo della comicità d'avanspettacolo. Ne L'allegro fantasma si ride solo per Totò, per un Totò più da rivista che da cinema, per un Totò un po' meno dialettale del solito, ma alla fine, nella sua comicità, sempre piuttosto regionale. [.. .]Nessuno, malgrado i passati esperimenti, si è provato seriamente ad adattare allo schermo questa comicità, cercando di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che non fosse un'ennesima ripetizione di quella comicità che ha fatto la fortuna teatrale del titolato macchiettista napoletano. Totò continua anche sullo schermo ad essere Totò e i canovacci dei suoi film ad essere le copie carbone di quelle scene comiche che da bambini abbiamo apprezzato attraverso l'interpretazione veloce e saltellante di Ridolini, Fatty, Buster Keaton. L'allegro fantasma non fa, in questo senso, eccezione alla regola: è una vecchia scena comica, basata essenzialmente sulle smorfie di Totò e su qualche trovatina non davvero nuova di zecca. [.. .]».

Osvaldo Scaccia, Film, IV, 42, Roma, 18 ottobre 1941



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«[...] È una farsa di ordinaria fattura. Ma Totò ha l'istinto e il gusto dell'obiettivo cinematografico; e il suo mirabolante repertorio di dislocazioni facciali e vertebrali, le sue velocissime sequenze comiche, la sua incisiva nevrastenia farsesca sono assorbiti dallo schermo in modo sorprendente. Il povero Palermi, che diresse il film, sfruttò con maggiore pertinenza che nel San Giovanni decollato la tecnica dell'attore».

def. [Sandra de Feo], Il Messaggero, Roma, 9 ottobre 1941
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«Film gaio e concitato nel quale si aspettano al varco le irresistibili corsette di Totò, i suoi frenetici giri d'occhio, i suoi muti e fervidi discorsetti fatti muovendo soltanto le labbra, gli scatti della sua silenziosa e aerea follia. [...] Certe sequenze, come quella della colluttazione tra Totò e il falso cacciatore di leoni anche lui pretendente all'eredità, sono veramente felici e divertenti. Le risorse cinematografiche di Totò sono molte. Nei pochi film che egli ha fatto finora si è visto come certe sue espressioni colgano nel segno e siano di effetto immediato sul pubblico. Ma ancora il vero film di Totò, quello che sfrutti in pieno tutte le possibilità di questo attore, non è venuto fuori».

Pat. [Ercole Patti], Il Popolo di Roma, Roma, 9 ottobre 1941


La censura

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983