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TOTÓ AL GIRO D'ITALIA

Inizio riprese: ottobre 1948 - Autorizzazione censura e distribuzione: 3 gennaio 1949 - Incasso Lire 299.000.000 - Spettatori 3.490.544

Detti & contraddetti

Mi sembra tutto a posto, c'è il timbro del ministero degli inferni!


- Renato: Se lei è un campione: niente fumo, niente vino, e niente donne.
- Prof. Casamandrei: Non posso?
- Renato: Eh?
- Prof. Casamandrei: Non posso?
- Renato: Eh, finché dura il giro, no!
- Prof. Casamandrei: Ma allora che giro a fare scusatemi?


Se oggi il bene non lo fa il diavolo, chi lo fa?


[Casamandrei ingaggia un allenatore per imparare ad andare in bicicletta, e si dice disposto a pagare bene]
- Renato: Lei sarebbe disposto a scucire?
- Prof. Casamandrei: Come?
- Renato: Lei è granoso?
- Prof. Casamandrei: No, veramente io sono professore.
- Renato: Insomma lei pagherebbe?
- Prof. Casamandrei: Ma certo!


Sono pallido come un morto: mi alleno.


Il ciclismo: un esperimento di propulsione con carica abbinata con un mezzo metallico, munito'di punzone e campanello.


[Casamandrei entra in casa malconcio dopo essere caduto dalla bicicletta]
- Mamma: Oh che ti è successo caro? Cosa hai fatto?
- Prof. Casamandrei: No niente... un esperimento di propulsione fisico meccanica abbinata ad un mezzo metallico con... munito di pignone e campanello... sciocchezze!
- Mamma: Ed è riuscito?
- Prof. Casamandrei: Per stavolta no, per questa volta no...


- Diavolo Filippo: Vuol vincerlo questo Giro d'Italia?
- Prof. Casamandrei: Ostrega!


Volere è potere, volare è potare.


[Casamandrei acquista gli abiti sportivi per partecipare al Giro]
- Prof. Casamandrei: E cosa sono tutte queste mutandine?
- Commesso: Come? Sono i ricambi. Suderà molto!
- Prof. Casamandrei: Sudare io? Pessimista!


Jellato io? Ma se avevo uno zio con una gobba che era una bellezza!


Per i campioni sportivi niente fumo, niente vino e niente donne. Ma allora che vincono a fare?


- Doriana: Ma cos'ha professore? È pallido come un morto!
- Prof. Casamandrei: Mi alleno...


Il diavolo è un borsaro nero delle anime.


Vittoria! Vittoria! Ho perduto.


Disse un pescatore: a pesce donato non si guarda in bocca.


Professor Casamandrei

Scheda film

Titolo originale Totò al giro d'Italia
Paese Italia - Anno 1948 - Durata 88 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Steno - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Steno - Produttore Enic - Peg, Roma - Fotografia Tino Santoni - Montaggio Giuliana Attenni - Musiche Nino Rota diretta da Ugo Giacomazzi - Scenografia Piero Filippone - Costumi Werther


Totò: il prof.Ugo Casamandrei - Giuditta Rissone: la madre - Isa Barzizza: Doriana, la giurata - Walter Chiari: Bruno, il giornalista - Carlo Ninchi: Dante Alighieri - Luigi Catoni: Nerone - Mario Castellani: Renato Stella, l'allenatore - Carlo Micheluzzi: Filippo, il diavolo - Fulvia Franco: Miss Italia - Alda Mangini: Gervasia, la cameriera - Ughetto Bertucci: il meccanico - Mario Riva: il radiocronista - Vinicio Sofia: il cuoco - Luigi Pavese: cameriere - Eduardo Passarelli: il commissario - Loris Gizzi: il sindaco - Angelo Pellegrino: il passante in bicicletta - Mirella Gallo - Toto Mignone - Fausto Coppi - Gino Bartali - Fiorenzo Magni - Ferdy Kubler - Giordano Cottur - Gianni Ortelli - Conte - Adolfo Consolini - Louison Bobet - Alberic Schotte - Amos Matteucci - Jean-Pierre Wimille - Ulisse Lorenzetti - Di Segni - Amedeo Deiana - Aldo Spoldi - Giuseppe Tosi - Camillo Achilli - Tazio Nuvolari

Soggetto, Critica & Curiosità

1949 - toto-al-giro-ditaliaSoggetto

Il professor Casamandrei, insegnante in un liceo bresciano, partecipa come membro della giuria ad un concorso di bellezza dove si innamora di Doriana, anch'essa giurata, e le dichiara il suo amore. Lei non lo corrisponde e per prenderlo in giro si dice disposta a sposarlo solo dopo che lui avrà vinto il Giro d'Italia. Il professore, incapace di andare in bicicletta ma follemente innamorato, è disposto a tutto pur di vincere e conquistare la bella Doriana, fino a quando il suo desiderio di vendere addirittura "l'anima al diavolo" viene colto alla lettera dal vero demonio Filippo Cosmedin, che si adopera in tal senso, proponendo un regolare contratto.

Lo sconosciuto professore, iscrittosi a sorpresa alla corsa rosa, comincia a vincere facilmente tutte le tappe, tra lo stupore di tutti e la rabbia dei numerosi campioni che vi prendono parte. Il patto col diavolo però comporta solo la vittoria al Giro, non certo la vita lunga e felice al fianco di Doriana che il professore aveva sognato: il contratto firmato col sangue infatti prevede che dopo il termine della corsa il demonio potrà subito impadronirsi dell'anima del malcapitato, quindi morte e dannazione immediate.

Il professore, resosi conto della tragica situazione, cerca in tutti i modi di non vincere, anche con l'aiuto della stessa Doriana - che, commossa dalla vicenda del patto col diavolo, finisce per innamorarsi anche lei dell'uomo - , della sorella di lei Gisella, neoeletta Miss Italia e del loro amico giornalista Bruno, ma con scarsi risultati.

Fino alla vigilia dell'ultima tappa la maglia rosa è saldamente in suo possesso. Il giorno dell'ultima tappa Casamandrei sembra ormai rassegnato a vincere e a finire all'Inferno, ma si rivela provvidenziale l'intervento di sua madre, che con uno stratagemma addormenta Cosmedin e fa in modo di sfruttare i poteri soprannaturali di quest'ultimo per far cadere il figlio a pochi metri dal traguardo: le donne, si sa, e in particolare le madri, ne sanno una più del diavolo. Tutto finisce bene: il professore si fidanza con Doriana e Gisella con Bruno, e a Cosmedin, pentito, viene data l'occasione di redimersi lavorando come domestico in casa della signora Casamandrei. Rimane incerto chi fra Coppi e Bartali abbia vinto il Giro.

Critica e curiosità

A ottobre Mario Mattoli e Antonio de Curtis cominciano la terza pellicola insieme, stavolta con il produttore Lorenzo Pegoraro. Primo film col nome del protagonista nel titolo, Totò al giro d'Italia sfrutta la mitica rivalità tra Coppi e Bartali, chiamati a rifare se stessi insieme ad altri campioni del ciclismo.

La lavorazione è un tour de force realizzato in buona parte in esterni adattando la realtà al film e viceversa, con un incastro continuo fra recitazione, cinegiornali e finzione organizzata all’interno di eventi reali. Il film comincia a Stresa, con la vera elezione di Miss Italia, dove Antonio de Curtis è realmente tra i giurati, e dove oltre al titolo la triestina Fulvia Franco vince subito una particina nel film, praticamente nei panni di se stessa. “Avveniva spesso che la verità si mescolasse alla finzione assumendo aspetti comici, poiché Totò, che faceva parte della Giuria, ad un certo momento cambiava tavolo per recarsi a quello della Giuria fittizia che doveva figurare nella scena. Il suo viso appariva arricchito da una fluente barba bionda, e così nella giuria vera Totò era giudice truccato, qualche volta. Alcuni dei commissari passavano dalla giuria vera a quella finta e le ragazze non sapevano più quale fosse il contegno che dovevano tenere” (Dino Villani).

Le scene della gara vengono ricavate dal Giro dell’Emilia e dagli allenamenti per quello di Lombardia, o da nuove pedalate organizzate tra la zona romana dell’Acqua Acetosa e la Cassia. E' il primo film in cui compare il nome di Totò nel titolo e nasce dall'idea di iniziare una serie con Totò assoluto protagonista, come poi avvenne con tutta la serie di film "Totò...". Il film venne quasi completamente girati in esterni ma Antonio de Curtis che non si trovava a suo agio in esterni ne' tantomeno a pedalare, sovente si fa sostituire dalla sua controfigura Dino Valdi. Il film viene girato mentre i corridori, Coppi e Bartali in testa, facevano la preparazione per il prossimo Giro di Lombardia, gli interni si svolgono negli studi di Cinecittà. Le prime scene del film furono girate nell'ottobre del 1948 a Stresa, durante la finale di Miss Italia, in cui Antonio de Curtis faceva parte realmente della giuria. Oltre al titolo di Miss la vincitrice avrebbe ottenuto anche una piccola parte in un film di Totò, ed infatti la prima classificata, Fulvia Franco, compare nel breve ruolo della sorella di Doriana.

Partecipano alla pellicola numerosi campioni di ciclismo dell'epoca: Fausto Coppi, Gino Bartali, Giancarlo Astrua, Louison Bobet, Ferdy Kubler, Fiorenzo Magni, Vito Ortelli oltre all'allora Campione del Mondo Alberic Schotte. È uno dei pochi film di Totò girati prevalentemente in esterni e in varie zone d'Italia. Gino Bartali ricorda di aver lavorato tra Anguillara, Monterotondo, Viterbo, Morlupo, L'Acqua Acetosa. Tazio Nuvolari fa un piccolo cameo nel film.

Mattioli propone a Totò una scena surreale, il protagonista Professor Calamandrei che cammina sulla facciata di un palazzo. Un'idea che piace a Totò in quanto coinvolge la sua vena irreale e metafisica. Si tratta di costruire una scenografia orizzontale adagiata a terra e ripresa di lato. Il progetto va a monte perchè il budget non lo permette e Totò ci resta molto male.


I documenti

Era il 1948 quando Miss Italia diviene un concorso a carattere nazionale con l’arrivo dell’Enit al fianco degli organizzatori. Giuria con grandi nomi, tra i quali quello di Totò, presente a Stresa per girare un film con la vincitrice del Concorso, “Totò al Giro d’Italia”, e tre favorite, Anna Visconti, Ornella Zamperetti e Fulvia Franco, che ebbe la meglio. Triestina, rappresentante della bellezza “acqua e sapone”, poi moglie del pugile Tiberio Mitri, la ragazza, 17 anni, fu festeggiata al grido di “Viva Trieste” poiché il suo successo ebbe un particolare significato nel momento di tensione per la rivendicazione d’appartenenza di Trieste all’Italia. Vai all'articolo UNA MISS AL GIRO D'ITALIA


C’ho il nervoso a pensare a Totò. Bastava guardarlo e si rideva subito, non c’era bisogno che facesse niente. Leggeva la sceneggiatura, andava là e faceva quello che voleva. Ed era più bello quello che faceva lui di quello che c’era scritto. Un altro che non leggeva niente era Walter Chiari, lui improvvisava tutto. Il copione c’era ma a loro serviva giusto per imparare la parte a mente e poi dirla in sunto. Erano degli artisti, quelli. Io se non dicevo come il copione andavo fuori del seminato.

Gino Bartali (intervista di Alberto Anile 1997)


Fatiche tremende, posti scomodissimi, freddo, con tutto questo mondo sportivo che proprio non combaciava con la maniera di essere di Totò. Lui viveva molto da solo, faceva orari particolari, non andava a letto prima delle cinque della mattina per cui dormiva quasi tutto il giorno e quando doveva fare i film si sconvolgeva un po’ perché doveva cambiare tutti i suoi orari. Insomma questi due mondi erano proprio come l’acqua e l’olio, non c’era maniera di mescolarli.

Isa Barzizza (intervista di Alberto Anile, 1997)



Un ricordo del ciclista Vito Ortelli

Ortelli 3All'epoca del film "Totò al Giro d'Italia" noi eravamo i migliori ciclisti rappresentativi e per le scene in esterni del film, corremmo con le maglie relative alle squadre alle quali appartenevamo effettivamente. Fino a quel momento, io non avrei mai creduto che Totò, fuori dal set, fosse così squisito, educato, umile, superiore alla media, insomma, "così Principe". 
E’ stato per me un insegnamento di vita! Per lui il copione era solo una guida. Mattoli non lo rimproverava mai, anzi lo lodava con dei "Bene, bravo!" perchè le sue improvvisazioni erano sempre adatte alle situazioni. 
Noi ciclisti, imparavamo le due o tre parole da dire volta per volta e girammo sia di mattina che di pomeriggio. Dalla lavorazione io fui assente alcuni giorni, da lunedì a mercoledì, perchè mi sposai; poi, mi cambiai e li raggiunsi a Roma, in via Tiberio. No, perlomeno quando fui io presente, non furono girate scene in Toscana. La scena della cena ambientata sulle Dolomiti era una cena vera, nostra, a Roma: eravamo con le nostre effettive mogli filmate per l'occasione.Ricordo che mia moglie, Pina Aregnani, deceduta anni fa, allorchè si vide allo specchio dopo il trucco commentò: “Mamma mia, sembro malata!” Infatti, il truccatore, ci dava sul viso del farde "avorio scuro" altrimenti, nella pellicola, saremmo risultati troppo bianchi.
A fare la scena dove Totò Casamandrei fa equilibrismo e scompone la bici, non erano né Totò, né la sua controfigura delle altre scene: era un equilibrista tedesco di Monaco...no, non me ne ricordo il nome...o forse non lo ho mai saputo... Totò era fuori allenamento, non andava in bicicletta perlomeno da trent'anni: pedalando durante una discesa, tentò di frenare ma cadde per davvero e si arrabbiò. La maggior parte degli esterni fu girata nelle vicinanze di Roma.  Furono effettuate anche delle riprese durante i Giri dell'Emilia e di Lombardia, poi inserite nel film.
A Lecco girammo la scena della punzonatura. 
A fine ciak, per tenerci in allenamento, io ed il mio collega Bruno Pasquini, tornammo a casa nostra in bici: io, dopo 330 Km giunsi alla mia Faenza, fra le 15 e le 16; lui, da Bologna, luogo dove ci eravamo separati, andò a Pistoia dove pernottò: il mattino dopo era ripartito per casa sua, sulla riviera Tirrenica. Per una scena Mattoli, mi convinse a spingere il nano, sì Ughetto Bertucci: l'effetto scenico lo aveva soddisfatto, ma, involontariamente, avevo lievemente ferito il Bertucci al capo. Alcune scene le ripetemmo fra le cinque e le dieci volte. Nel tentativo di farsi arrestare, Totò vuole rompere un boccale di birra in testa ad uno; "il boccale di scena" era in realtà di terracotta e la scena fu girata 9 volte; sotto il berretto faceva male e allora aggiunsero invano della bambagia... Infine, fra bambagia e berretto una lamiera si rivelò ideale. Tale spreco del numero di scene fece incazzare Totò. Walter Chiari faceva "gli occhi dolci" a Fulvia Franco, la quale era accompagnata dalla mamma. Totò vedeva da un solo occhio. Quando andai a vedere il film in uscita, mi accorsi che mi avevano doppiato e non solo nella canzoncina finale. Nella canzoncina finale "La maglia rosa..." avevo cantato in presa diretta, facendo anche un acuto, però, devo confessare che non ero stato intonato...

Intervista telefonica rilasciata a Simone Riberto, biografo di Totò.


In Totò al giro d'Italia, il soggetto di Metz era abbastanza difficile perché era tutta una storia surrrealista di diavoli. Nel film Totò era una specie di "suiveur" dei ciclisti, che c'erano tutti, da Coppi a Bartali, a Bobet, a Magni, stava assieme a questa troupe di ciclisti veri. Ma mentre i ciclisti erano abbbastanza disciplinati (a loro piaceva correre presto la mattina), Totò non si alzava perché aveva cercato di stabilire come suo diritto quello di alzarsi tardi. Diceva che l'attore è abituato ad andare tardi a cena, tardi a letto, e la mattina non può alzarsi presto.
Durante tutto il film mi sono trovato più volte su una strada, sotto il sole, con tutta questa gente importante, che guadagnava, che era celebre, con lui che non veniva mai. Facevo chiamare Totò alle nove e mezzo, ma fino a mezzogiorno non scendeva. Mi sono trovato in montagna con questi che bestemmiavano perché dovevano correre, e ancora Totò non arrivava, non capiva che per correre in bicicletta non si può aspettare, non ci si può innervosire.

Mario Mattoli


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Ennesimo film della serie interpretata dal grande attore partenopeo sui fatti ed eventi del costume italiano, questa volta in particolare con la manifestazione sportiva per eccellenza, il giro ciclistico d’Italia. Il film appare interessante più come pretesto per un’osservazione di costume dell’Italia dell’epoca che per il suo valore artistico in sé, in verità piuttosto limitato e non all’altezza di altre pellicole interpretate da Totò.
  • Totò è qua chiamato in causa per un film comico a base sportiva (ben girato dal bravo Mattoli). Più delle "guest stars" di nome Bartali e Coppi, resta impresso il solito gusto per una ironia verbale, garantita dalla verve teatrale dell'ormai famoso comico napoletano. La potenza disumana che anima le gambe del prof. Casamandrei (De Curtis), vincitore inatteso dell'epocale "giro d'Italia", deriva da un patto (sui generis) di stampo diabolico. Sceneggiato dal trio Metz, Marchesi e Steno, il narrato predilige un tipo di commedia garbata ed intelligente, ben sorretta anche dagli attori di contorno.
  • Grande, seppure invecchiatissimo Totò sportivo, con codazzo dei mitici fuoriclasse del sellino, e geniale parafrasi rossiniana, che da sola vale la visione. Maliziosamente vi si potrebbe leggere un'allegorica profezia di quello che il ciclismo è diventato, con appendici anche tragiche, com'è noto. Ma se ne può fare a meno, e limitarsi a godere del genio di Totò. "La maglia rosa, la maglia rosa, è quella cosa che mai non riposa... "
  • Professore innamorato vende l’anima al diavolo pur di vincere il Giro d’Italia e far colpo sull’amata. Film di scarso appeal cinematografico, basato esclusivamente (oltre che, naturalmente, sulla presenza istrionica di un barbuto Totò) sulla partecipazione di personaggi famosissimi nell’Italia sportiva del dopoguerra, a cominciare da Coppi e Bartali, impegnati in performances attorali imbarazzanti. Da ricordare solo la gag canora finale (“La maglia rosa, la maglia rosa è quella cosa che mai non riposa”). Per il resto, è perdibile.
  • Film che onestamente non mi sembra fra i migliori, ovvero tra i più divertenti del Principe: il fenomeno di costume del Giro d'Italia è la base da cui partire, ma il patto con il diavolo e le vicissitudini del protagonista con annessi "proto-effetti speciali" sono abbastanza risibili. Rimane memorabile l'imbarazzante prova attoriale di Coppi e Bartali.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La grande perfomance finale: "La maglia Rosa, la maglia Rosa, è quella cosa che mai non riposa..." Con acuto!
  • Da bambino era uno dei film di Totò che preferivo, anche se oggi risente dell'usura del tempo (i campioni delle due ruote sono altri). Di certo c'è il fascino vintage della pellicola, che può contare su un nutrito numero di attori bravi, che affiancano il principe in questa sua fatica cinematografica. Mi rammenta non poco, ma in meglio, L'allenatore nel pallone con Banfi, anche se parla di un altro sport, ironizzando sul mito di Faust, con il protagonista che vende l'anima al diavolo. Ci sono anche Walter Chiari e Isa Barzizza.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il piccoletto stempiato viene schiaffeggiato dal diavolo: "Er professore me mena, la sù donna me mena, anche er diavolo me mena... Tutti me meneno!".
  • Totò non rientra (e so che verrò infamato per questo) fra i miei mostri sacri e, ahimè, film come questo aumentano la mia non passione per il principe. Il film è spicciolo, risicato nella sceneggiatura infarcita di dialoghi di poco valore, e, sopratutto, dà fin dalla prima scena l'idea di esser un pretesto per riproporci il genio della risata. Detto ciò qualche risata la si fa anche, ma non me la sento di consigliarlo!
  • Uno dei Totò a cui son più legato sentimentalmente: passava mille volte in tv e con mio nonno lo vedevo tra la nebbia delle sue Nazionali. Il primo film in cui il Principe compare nel titolo contamina due portentosi fenomeni nazional-popolari, proponendosi già di per sè come fondamentale reperto storico. Pur nella sua rudimentale ingenuità di sceneggiatura lo rendono più che godibile il ritmo innato di Mattoli, le comparsate eccellenti e le straordinarie caratterizzazioni: il Diavolo di Micheluzzi, la Mamma di Giuditta Rissone, il giovanissimo Chiari.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La "bomba" di Coppi; Il "cannone" di Bartali; La maglia Rosa al ritmo del Barbiere.
  • Escursione cinematografica nel mondo del ciclismo arricchita dalla partecipazione illustre di campioni dell’epoca, oltre a Nuvolari e la Miss Italia di quell’anno. È divertente e leggero, con trovate simpatiche e ottime spalle, tra cui spicca Micheluzzi (proveniente dal teatro goldoniano). A tratti appare quasi come una satira di costume, sebbene si tratti di una parodia ben riuscita di quel periodo storico, in cui il ciclismo non era ancora stato scalzato dal calcio. Il primo di una serie a portare il nome dell’attore nel titolo.
  • Più che un film è una testimonianza quasi documentaristica "di costume", di un'epoca - si potrebbe benissimo dire "gli anni '50 italiani", anche se il film è del '48 - e di uno sport che allora aveva, a dir poco, molto seguito. Un po' come accadrà in quello stesso, fecondo 1948, con I pompieri di Viggiù, un oggi preziosissimo spaccato di un genere di spettacolo che ormai non esiste più, il teatro di rivista. Qui rivediamo i campioni del ciclismo di una volta - meglio che non recitino, però - e la Miss Italia di quel anno, Fulvia Franco.
  • Simpatico film di Totò che, negli anni della rivalità tra Coppi e Bartali, si cimenta nel ciclismo... e nei suoi "beveroni" magici. Il film risente il peso degli anni ma è un bella rivisitazione degli anni che furono. Resta comunque godibile e divertente.
  • Un professore di liceo vende l'anima al diavolo pur di vincere il giro d'Italia e conquistare la donna amata. Film narrativamente debole, che ha come unico punto di forza le gag e l'istrionismo del grande attore partenopeo, particolarmente esilarante dei panni di un eminente e acculturato insegnante. Totò batte nientemeno che Coppi, Bartali e tutti i campioni di ciclismo dell'epoca, in una sarabanda di immagini di costume di un'Italia ormai scomparsa. Non uno dei suoi migliori film, ma si ride e c'è la Barzizza che è uno schianto.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena finale cantata sulle note del Barbiere di Siviglia di Rossini.
  • E’ una bella soddisfazione vedere il magico Totò in maglia rosa sbaragliare Coppi e Bartali e dominare facilmente il Giro d’Italia... Simpatico e nostalgico reperto archeologico di un’Italia che non c’è più, questo film di Mattoli che è quasi l’auto-remake di Tempo massimo del 1934, è un pasticcio piuttosto disordinato di tanti generi quale il documentario sportivo, la tresca amorosa, la vena fantastica e capricciosa espressa dal Diavolo il persona, la satira verso personaggi e situazioni politiche di un periodo molto burrascoso della nostra Nazione.MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Sembra il Processo alla Tappa: Coppi, Bartali, Magni, Bobet, Kubler, Schotte, Ortelli, Astrua; Ci sono proprio tutti i campioni di allora!


Così la stampa dell'epoca

Impacciati i "girini" ma più impacciati di loro i "divi" - Ruppe il ghiaccio "Miss Italia": e subito tutti fraternizzarono

«[...] Sono balorde imprese che magari vi fanno sorridere, ma non vi divertono eccessivamente. Fotografare il Totò del palcoscenico non basta: bisognerebbe cercare di dargli una consistenza cinematografica, ammesso che sia possibile. Comunque, Mattoli che in "Fifa e arena" aveva imbroccato se non altro una discreta formuletta commerciale, in questo film frammentario, banale, perfino noioso dimostra di averne già perduto il piccolo segreto. Che pena, poi, per i tifosi del ciclismo, vedere i loro idoli (ci sono quasi tutti) appiedati dalle battute!».

Vice, Giornale dell'Emilio, Bologna, 7 gennaio 1949



«I cinematografari stanno riscoprendo la leggenda di Faust [...]. Metz, Marchesi e Steno, con la collaborazione registica di Mario Mattoli, l'hanno rispolverata, contaminandola con meno concettosi motivi pseudo-sportivi, per farne la «molla» di questo Totò al giro d'Italia [...] Su questo filo conduttore, ch'è spesso confuso e arruffato, e con la collaborazione non certo disinteressata di moltissimi assi del pedale, Mattoli ha costruito un filmetto agitato e frettoloso come di consueto, che il pubblico ha accolto con sonore risate».

Caran [Gaetano Carancini], Lo Voce Repubblicano, Roma, 7 gennaio 1949


«È facile immaginare che cosa Totò possa rendere in,comicità con la sua bazza, i suoi lazzi, la sua compassata buffoneria [...]. Non bisogna sottilizzare e tanto meno dimenticare che si tratta di una farsa affidata al grottesco e alle trovate, inserita tra gli autentici episodi della competizione. Infatti a Totò fanno anche corali [...] gli autentici assi del pedale, Bartali, Coppi, Magni, Schotte, Cottur e tutta una popolazione di autentici personaggi sportivi, Consolini e Nuvolari compresi. Qualcuno anzi si presta a dire battute e a cantare strofette. Il film [...] cerca il suo successo nell'amenità dei casi, ma anche nell'interesse dei tifosi per i loro beniamini».

[Anonimo], Il Nuovo Corriere della Sera, Milano, 15 gennaio 1949


«Sono balorde imprese che magari vi faranno sorridere, ma non vi divertiranno eccessivamente. Fotografare il Totò del palcoscenico non: basta: bisognerebbe cercare di dargli una consistenza cinematografica, ammesso che sia possibile. [...]»

Gigi Michelotti - Nuova Gazzetta del Popolo 31 dicembre 1948


«Nel '48 le manganellate sono all'ordine del giorno ma per motivi diversi dalle code al cinema. L'Italia è squassata da divisioni e scontri: dopo la strage di Portella della Ginestra, avvenuta il 1° maggio dell'anno precedente, il 18 aprile la Democrazia Cristiana fronteggia il Partito Comunista in una campagna elettorale tesissima. Le prime elezioni repubblicane vedono l'Italia spaccata in due: il principe Antonio de Curtis, ecumenico, rifiuta di farsi fagocitare dalla tensione generale e si fa riprendere in cabina da un cinegiornale mentre fa smorfie a destra e a manca. [...]»

Alberto Anile



Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando Totò torna a casa e canta al maggiordomo, in un cambio d'inquadratura assume due posizioni ben diverse, una con le braccia lungo il corpo, e l'altra con il braccio destro appogiato al petto.
  2. Totò durante una tappa si ferma a pescare, ma tira su dall'acqua un pesce o finto o già morto, poichè non si dibatte minimamente.
  3. Le immagini di Totò in bicicletta sulla strada si nota benissimo, sono aggiunte in seguito.
  4. Totò, nell'ultimo acuto (doppiato, ovviamente) pronuncia la "m", che contraddice l'originale la cui costante è la "a".
  5. La prima tappa è Milano - Torino.... ma durante il percorso si vedono i corridori entrare nel territorio della città di Roma (viene inquadrato il cartello "Roma").
  6. Due sequenze perfettamente identiche (il gruppo trainato da Bartali percorre una strada sulla quale incrociano un camion parcheggiato a bordo strada e in senso inverso) sono state montate per illustrare prima una fase della prima tappa (Milano – Torino) e poi della quinta (Roma – Napoli).
  7. Quando Totò afferma che il maggiordomo ha sputato 4 volte nell'uovo frullato, il suddetto maggiordomo se ne va e lascia l'uovo in mano alla mamma di totò. quando arriva la governante l'uovo è scomparso.
  8. Quando il professor Totò Casamandrei sperimenta per la prima volta i poteri datigli dal diavolo e fa muovere una bicicletta semplicemente fissandola e sbattendo gli occhi in diverse occasioni si intravedono i fili che hanno permesso questi “diabolici” movimenti.
  9. Quando il professore pedala per la prima volta, davanti al portone del suo palazzo, guardandolo bene in volto si capisce come quello in scena non sia Totò ma una controfigura.
  10. Durante la seconda tappa del Giro, il professor Totò Casamandrei si fa trainare dalla vettura del suo direttore sportivo ma è l’atleta è talmente potente che l’auto va in testacoda. In realtà, si vede benissimo che il testacoda è stato opera del guidatore dell’auto, con una decisa sterzata verso destra, manovra visibile attraverso il lunotto posteriore.
  11. Salendo sulla Torre degli Asinelli a Bologna Totò conta uno ad unoi i gradini e, arrivato sul terrazzo sommitale, dice “446”. In realtà i gradini della Torre degli Asinelli sono 498

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1948-Toto al giro 01  1948-Toto al giro 02
1948-Toto al giro 03
  La sede del concorso di Miss Italia, al quale il professor Casamandrei (Totò) partecipa come giurato, è l’hotel Regina Palace di Stresa (Verbano Cusio Ossola), che effettivamente accolse la manifestazione nel periodo nel quale fu girato il film e che vedremo come set esterno principale in Grand Hotel Excelsior. Riquadrata di rosso la parte che vedete ingrandita nel fotogramma
 1948-Toto al giro 04  1948-Toto al giro 05
  Il bar che il professor Casamandrei prende a frequentare dopo che Doriana (Isa Barzizza) gli ha promesso che lo sposerà se vincerà il Giro d’Italia, è il mitico Bar Vittorio Emanuele di Via Orefici a Milano, che fu per davvero il bar degli sportivi per eccellenza del capoluogo lombardo (fu la sede del Milan dal 1923 al 1926). Oggi al suo posto ci sono i negozi Max Mara, Désirée e Riccardo Prisco. Gli interni del bar furono, invece, ricostruiti a Roma, al Teatro della Farnesina.
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PARTENZA E ARRIVO... NELLA STESSA PIAZZA!
La penultima tappa del Giro (l’ultima vinta dal professor Casamandrei/Totò) parte e arriva nella stessa piazza (anche se ripresa da un punto diverso per ingannare lo spettatore) ovvero Piazza Diaz a Lecco. Ecco le prove:

PARTENZA
Ecco il raduno di partenza della penultima tappa. Si riconoscono a sinistra l’albergo Moderno...

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  ...e sulla destra il ristorante Cavour, tuttora esistenti
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1948-Toto al giro 12

ARRIVO
La piazza del centro dove si conclude la penultima tappa è come detto ancora Piazza Diaz a Lecco, ma ripresa verso il lato opposto per dare l’illusione di trovarsi in un altro comune!
Nei fotogrammi vediamo Totò arrivare dalla contigua Piazza Lega Lombarda, una direzione di corsa in realtà impossibile perché quella piazza è un “cul de sac” e comunica solo con Piazza Diaz. Sullo sfondo si vede, inconfondibile, la stazione di Lecco (B), affacciata su Piazza Lega Lombarda. In basso, lo stesso punto come si presenta oggi.

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  Il palazzo dove abita il professor Casamandrei (Totò) e di fronte al quale va per la seconda volta in bicicletta (la seconda dopo aver stretto il patto con il diavolo) è Palazzo Capizucchi in Piazza Campitelli a Roma. Oggi ospita l’ambasciata irlandese.
   
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E questa è la fontana posta all’angolo con Via Montanara, dalla quale un gruppo di ragazzini assiste all’esibizione del professore
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La villa davanti alla quale il professor Casamandrei (Totò), staccatosi dal gruppo per pescare, si fa riportare sotto facendosi trainare (ma finendo per trainare lui l'auto che doveva aiutarlo) si trova in Via della Camilluccia a Roma, e l'avevamo già vista in Fantasmi e ladri.
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  Il negozio nel quale Totò compra la tenuta da corridore si trovava in via Paolo Emilio 14 a Roma. Grazie a Travis per foto e descrizione. Lo possiamo capire innanzitutto analizzando l'angolo del palazzo con la targa (A) sullo sfondo, mentre per l'edificio in questione (B) possiamo notare che Toto esce dalla 3° porta dopo il pluviale bicolore che si vede sopra la testa della donna di spalle, ovvero la porta oggi grigia di ferro. La prova definitiva ce la dà il terzo fotogramma, dove Totò, fatto qualche passo, si guarda in uno specchio della vetrina pensile (oggi rimossa). Si noti la corrispondenza del pluviale con il motivo dei due edifici adiacenti.

 

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Dino Villani, Come sono nate undici Miss Italia, Editoriale Domus, Milano 1957
Intervista telefonica al ciclista Vito Ortelli, rilasciata a Simone Riberto, biografo di Totò.

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