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FIGARO QUÀ, FIGARO LÀ

Inizio riprese: maggio 1950 - Autorizzazione censura e distribuzione: 29 settembre 1950 - Incasso lire 435.200.000 - Spettatori 4.184.615


Detti & contraddetti

Non fare lo gnorri. Ma io gnorri lo sono sul serio.


Se dovete fucilarmi... fucilatemi pure, ma almeno salvatemi la vita!


In galera chi non si arrangia è perduto!


Il coraggio ce l'ho. È la paura che mi frega.


Non c'è Rosina, senza spinetta.


Dietro il cancello di quel palazzo c'è un povero cane pazzo,vogliamo dare un tozzo di pane a quel povero pazzo cane?


È tornato il conte di Almaviva? No? Questi conti non tornano mai!


Figaro

Scheda del film

Titolo originale Figaro qua, figaro là
Paese Italia - Anno 1950 - Durata 85 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Carlo Ludovico Bragaglia - Soggetto Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli - Produttore Golden Film, Roma - Fotografia Mario Albertelli - Montaggio Renato Cinquini - Musiche Gioacchino Rossini adatt.di Pippo Barzizza - Scenografia Alberto Boccianti - Costumi Maria De Matteis


Totò: Figaro - Isa Barzizza: Rosina - Gianni Agus: il conte d'Almaviva - Guglielmo Barnabò: il governatore, don Bartolo - Renato Rascel: don Alonzo - Flora Torrigiani: ballerina - Franca Marzi: Consuelo - Luigi Pavese: Pedro, il bandito - Jole Fierro: Colomba - Pietro Tordi: Fiorello - Ugo Sasso: bandito - Mario Siletti: presidente del tribunale - Ciro Berardi: Alvarez, l'oste - Giulio Calì: aiuto barbiere - Mario Castellani: l'attore - Giulio Battiferri: sergente dei gendarmi - Armando Annuale: ammaestratore di pulci - Rita Andreana: sarta - Eugenio Galadini: don Basilio - Mario Maniconi: Mendoza - Carlo Mazzarella: presentatore a teatro - Nino Marchesini: comandante plotone d'esecuzione - Aldo Bettoni - Nuto Navarrini - Leonardo Bragaglia - Franca Tamantini

Soggetto, Critica & Curiosità

Soggetto

Figaro è un barbiere di Siviglia che rischia di essere arrestato perché apre la sua bottega anche di domenica nonostante ci sia un divieto in merito.

Figaro è amico di un giovane conte che si è innamorato di Rosina, sua coetanea e figlia del governatore, ma il padre di Rosina non è d'accordo sulla loro unione. Un giorno Rosina, tramite la sua cameriera Colomba, riesce a far sapere al conte che una sera alloggeranno alla locanda "Dei 4 tori". Allora il conte insieme a Figaro e a un suo amico vanno alla locanda prima che arrivi Rosina. Il loro piano è di sostituirsi all'oste, fingersi i proprietari della locanda e rapire Rosina. Ma purtroppo non va tutto secondo i loro piani. Infatti Pedro, pericoloso bandito, viene a sapere che Rosina e la sua corte devono alloggiare alla locanda quella notte e con i suoi uomini fa irruzione nella locanda: si vestono tutti da osti e fanno prigionieri Figaro, il conte e l'amico. Poi finalmente arriva Rosina che rimane molto delusa quando vede che il suo amato non c'è.

Figaro però ha un'idea: scrive un biglietto e lo mette nell'oca che dovrà portare a tavola, dove c'è scritto che l'uomo con il cappello bianco è Pedro. Purtroppo in quel momento il cappello bianco ce l'ha Figaro e non Pedro, così i soldati arrestano Figaro credendo che sia Pedro e il piano fallisce. Figaro viene condannato a morte per fucilazione, ma alla fine riesce a scappare aiutato anche dal conte. Alla fine il conte riesce a sposare Rosina e, dopo il matrimonio, Figaro va a vivere con loro.

Critica & curiosità

Concluse le repliche di Bada che ti mangio, Antonio de Curtis torna con Bragaglia per un film un poco più ambizioso, Figaro qua... Figaro là, farsa rossiniana in costume settecentesco. Produce la neonata Golden Film, costituita da Bragaglia con Giovanni Amati, allora fidanzato della Barzizza, come primo di tre nuovi film per i quali Antonio de Curtis ha firmato un contratto in aprile. Il budget è piuttosto ragguardevole per una pellicola comica (131 milioni di lire dell’epoca per 45 giorni di riprese) ma i ben otto sceneggiatori chiamati a raccolta (Steno, Monicelli, Metz, Marchesi, Age, Scarpelli, Continenza e Brenno) non esitano a riciclare il lancio di piatti da San Giovanni decollato. In Figaro qua... Figaro là Antonio de Curtis incontra Rascel, comico romano in prepotente ascesa ma poco adatto a dividere la scena con Totò (e infatti non accadrà mai più); e soprattutto veste eccezionalmente il camicione bianco di Pulcinella, con un risultato piuttosto freddo e accademico, prova definitiva che le due maschere non si mescolano bene, al massimo si sovrappongono l’una annullando l’altra.


Così la stampa dell'epoca

«In questa opera abbiamo constatato con vero rammarico che si è sempre e costantemente al disotto di quel minimo che si esige perché un film sia accettabile. E restiamo di questo parere anche se le sale vedranno affluire il solito pubblico, il quale da Totò accetta tutto, pernacchie comprese. Perché in questo film siamo giunti anche a questo. Et de hoc satis.»

Carlo Trabucco "Il Popolo", Roma, 13 ottobre 1950.


«Figaro qua, Figaro là è una buona idea malamente sprecata dalla piatta sceneggiatura che non offre un solo spunto originale a quel grande mimo che è Totò sommerso dal marasma generale, si difende disperatamente, con le unghie e coi denti, da vecchio lupo di palcoscenico, ma alla fine, ridotto dietro l'ultima barricata, è costretto a innalzare uno straccio bianco. Ma a Totò spetta quel saluto delle armi con cui si rende omaggio agli eroi sfortunati.»

Mario Landi, "Film d'oggi", Roma, 18 ottobre 1950.


«Altra parodia, questa volta dal "Barbiere di Siviglia" e da un certo cinema di "cappa e spada", sceneggiata da Metz e Marchesi, che, complice il regista Bragaglia, vi hanno introdotto tutti i possibili elementi surreali e di una comicità all'ingrosso, come sempre, che non tiene conto di un minimo di realismo, come i travestimenti, gli scambi di persona, le catapulte da un cannone, i raggiri più plateali, ivi comprese le pernacchie e i frizzi di ogni tipo. In questo coacervo farsesco e qualche volta da cartone animato, Totò si difende come può. Non si risparmia e gioca d'attacco, con i travestimenti, le astuzie, le battute spiritose, sempre strizzando l'occhio al pubblico come in teatro di rivista; recupera qui tutto il suo vecchio repertorio, aggiungendovi una raffinata e invisibile autoironia. Siamo di fronte ad un comico, che ironizza con grande intelligenza, distacco e alto professionismo, sul suo stesso mestiere.»

Anonimo, 1950


«Bragaglia si ritrova fra le mani l'asso vincente della stagione. E, visto il risultato non eccezionale di Totò cerca moglie, torna subito alla parodia. Figaro qua... Figaro là, ambientato nella Spagna del 1759, è ispirato al Barbiere di Siviglia di Beaumarchais-Rossini. Gli umoristi chiamati per il film sono ben otto e tra questi Steno e Monicelli, impegnati a inventare e cucire gag su gag per mettere insieme, a ritmo frenetico, un nuovo plausibile canovaccio. »Erano sceneggiature raffazzonate, è vero», ammette oggi Monicelli, «lui faceva diversi film all'anno quindi era un continuo cercare idee e personaggi per Totò. [...]»

Alberto Anile


La censura

Documento revisione censura n.8642 del 29 settembre 1950


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Una farsa scoppiettante, che prende in giro il vero Figaro rossiniano per presentarci un Totò davvero scatenato, che si catapulta in una trama semplice fatta di equivoci, inseguimenti, scambi di persona e tanto altro, senza essere originale ma divertendo sia per il ritmo che per l'incredibile verve del protagonista. Molti giochi di parole, non tutti riusciti ma simpatici e un ritmo che non conosce sosta. Sprecato Rascel, molto meglio le solite spalle del principe Agus, Pavese e Castellani.

  • Come ne I due orfanelli, l'impostazione del film è prettamente teatrale, potendo godere peraltro la produzione di un certo sfarzo relativo a scenografie e costumi. Altre similitudini con la commedia di Mattoli si rintracciano nella trama (Totò mezzano per il Conte di Almaviva). Vedere il Principe in trini e merletti è sempre una pacchia, ma Bragaglia (la cui regia è sempre raffinata) lo utilizza ancora come cartone animato, provando troppo a metterlo "in contesto". Agus non è la sua spalla ideale ma è sempre bravo, fulgida la Barzizza, incolore Rascel.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena del tribunale con Totò che muove e sposta ovunque oggetti; La lezione di musica alla Barzizza.

  • Misteriosamente rimane uno dei lavori meno conosciuti di Totò, sebbene non abbia molto da farsi rimproverare. Si tratta della consueta e gradevole parodia che questa volta tocca il Barbiere di Siviglia. È caratterizzata un po’ a sorpresa da un certo sfarzo nei costumi e nelle scenografie, cosa che raramente ricapiterà in carriera a Totò. L’estro dell’attore è libero di esprimersi e per quanto sia ancora legato a un’impostazione molto teatrale risulta spesso e volentieri divertente. Poco incisivo e mal utilizzato Renato Rascel.

  • Una delle meno ricordate fra le parodie girate da Totò agli albori degli anni '50. In effetti non può certo essere considerata fra le più riuscite. I costumi e le scenografie sono sfarzosi (all'epoca si favoleggiò di un budget astronomico per quel periodo, addirittura 100 milioni di lire!) ma il risultato resta davvero sottotono. Un film comunque da riscoprire - magari approfittando del bel dvd approntato dalla Ripley's - per poter vedere il grande Totò - se non andiamo errati, almeno in cinema, per l'unica volta - nel ruolo di Pulcinella.

  • Bragagia, Marchesi e Metz sono i tre cineasti che hanno inventato il personaggio surreale e metafisico di Totò forgiando una maschera di Pulcinella fuori dalla storia e che non passa mai di moda. In questo film, ispirato lontanamente all'opera lirica del Barbiere di Siviglia di Rossini o di Paisiello, la cosa importante per Totò è il moto, l’intreccio dinamico costante che si dipana in inseguimenti, duelli, rapimenti, fughe a cavallo, travestimenti e difese cavalleresche della fanciulle in pericolo. Ogni atto una risata, ogni movimento uno sghignazzo.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò scatenato, tra giochi linguistici, travestimenti donneschi da Teatro del'Arte e gag motorie alla Mack Sennet e, soprattutto, nel ruolo di Pulcinella.

Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. Quando i gendarmi arrivano a cavallo davanti alla bottega di Figaro per appendere il bando che proibisce l'apertura domenicale dei barbieri si nota chiaramente che la via sullo sfondo è dipinta su un fondale: questo oscilla vistosamente al momento dellì'ingresso in scena dei gendarmi, molto probabilmente per lo spostamento d'aria causato dai cavalli.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
Il palazzo del governatore di Siviglia Don Bartolo (Barnabò), la cui figlia Rosina (Barzizza) riuscirà a sposare il conte d'Almaviva (Agus) nonostante il parere contrario del padre e grazie all’aiuto del barbiere Figaro (Totò), è Villa Farnesina, situata in Via della Lungara 230 a Roma. Il palazzo del governatore di Siviglia Don Bartolo (Barnabò), la cui figlia Rosina (Barzizza) riuscirà a sposare il conte d'Almaviva (Agus) nonostante il parere contrario del padre e grazie all’aiuto del barbiere Figaro (Totò), è Villa Farnesina, situata in Via della Lungara 230 a Roma. 
Nel fotogramma vediamo Figaro, travestitosi da sacerdote per entrare sotto mentite spoglie nel palazzo, incamminarsi verso le stanze di Rosina subito dopo essere entrato nell'edificio: Totò arrivava dai giardini, gli stessi che si vedono ne L’uomo venuto dal Kremlino (1968), e si trovava nell’ambiente noto come Loggia di Amore e Psiche.
Questo il giardino sul retro (non è lo stesso dal quale era entrato Totò nell’altra scena)
   
Il palazzo nel quale il conte d'Almaviva (Agus) e Rosina (Barzizza) vanno ad abitare dopo il matrimonio recando con loro l’amico Figaro (Totò) è Villa Catena, situata in Strada Provinciale 49a a Poli (Roma). Il palazzo nel quale il conte d'Almaviva (Agus) e Rosina (Barzizza) vanno ad abitare dopo il matrimonio recando con loro l’amico Figaro (Totò) è Villa Catena, situata in Strada Provinciale 49a a Poli (Roma). Nella foto di oggi la facciata che si vede nel film è quella che prospetta verso sinistra.

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983