SETTE ORE DI GUAI

1951



Incasso lire 280.500.000 - Spettatori 2.450.815

Scheda del film

Titolo originale Sette ore di guai
Paese Italia - Anno 1951 - Durata 80 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico / Commedia - Regia Vittorio Metz, Marcello Marchesi - Soggetto dalla farsa "'Na creatura sperduta" di Eduardo Scarpetta - Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age & Scarpelli, Eduardo Passarelli - Produttore Golden Films-Humanitas Film,Roma - Fotografia Rodolfo Lombardi - Montaggio Franco Fraticelli - Musiche Pippo Barzizza - Scenografia Alberto Tovazzi


Totò: Totò De Pasquale - Carlo Campanini: signor Romolini - Isa Barzizza: Amelia - Giulietta Masina: figlia di Romolini - Clelia Matania: Angelina, signora De Pasquale - Mario Castellani: Antonino - Eduardo Passarelli: avvocato Peppino Spinaci - Guido Celano: Achille, marito geloso di Amelia - Alberto Sorrentino: Raffaele - Galeazzo Benti: Ernesto - Arturo Bragaglia: Arturo - Nino Milano: Matteo - Gildo Bocci: l'ubriaco - Gisella Monaldi: Carmela - Bice Valori: Maddalena, la balia - Ughetto Bertucci: Annibale - Carlo Mazzarella: Ludovico - Liana Del Balzo: donna Lucrezia - Gianni Baghino: commesso pasticceria - Elsa Pavani: Bettina - Andrea De Pino: signore con 5 figli - Liliana Mancini: ragazza sull'autobus - Mimmo Poli: un muratore

Soggetto, Critica & Curiosità

1951-sette-ore-di-guaiSoggetto

Totò De Pasquale (Totò) è titolare di una modesta sartoria. Il giorno del battesimo del figlio, riceve la visita dell'Avvocato Espinaci (Eduardo Passarelli), incaricato d'intimare il pignoramento dei suoi beni a causa di un debito ormai scaduto e insoluto. Quando l'avvocato scopre che la moglie di De Pasquale (Clelia Matania) è una sua vecchia amica, decide di soprassedere. Totò, per ingraziarselo ulteriormente, decide di fargli fare da padrino al battesimo, dimenticandosi di aver già affidato quel compito al cognato Matteo(Nino Milano), inguaribile attaccabrighe. Pochi minuti dopo Totò, l'avvocato e Matteo scoprono che la balia (Bice Valori) ha perduto il neonato dopo una lite in piazza con il marito. Senza dire nulla alla moglie, Totò va a cercare il bimbo e, per non far sospettare nulla alla puerpera, le fa portare la bimba dei Romolini, una famiglia di distratti studiosi che abita vicino ai De Pasquale. Ignari del fatto che il bimbo viene riportato a casa De Paquale da un amico della balia, Totò, l'avvocato e Matteo finiscono a casa di una prostituta (Isa Barzizza) e del suo folle protettore (Guido Celano). Successivamente, sono portati a credere che il bimbo sia stato portato erroneamente nella tenuta di campagna dei Romolini. Giunti nel paesino della tenuta, i tre si dividono e Totò strappa quello che crede essere suo figlio (ma in realtà è la bimba dei Romolini) a nonno Arturo (Arturo Bragaglia), che chiama subito aiuto denunciando il rapimento della piccola. Pochi minuti dopo, l'intero paesino dà la caccia al povero sarto, scambiato per un rapitore di bambini. Totò rischia prima il linciaggio e poi di precipitare dal tetto di un palazzo. Alla fine di varie peripezie, Totò si ricongiunge all'avvocato e al cognato con la bimba ma, arrivati alla chiesa dove doveva tenersi il battesimo, scopre che in realtà suo figlio è stato già battezzato. Il pover'uomo deve quindi subire gli insulti dell'avvocato (che minaccia di sequestrargli la sartoria per conto del suo cliente) e della suocera (che gli nega aiuto economico), nonché dei Romolini. Alla fine del film, Totò si siede sui gradini della chiesa, mentre tutti corrono dietro ad un carro attrezzi sul quale accidentalmente è stata posto suo figlio e la piccola Romolini.

Critica e curiosità

È la prima delle quattro farse di Eduardo Scarpetta (che si chiamava «'Na criatura sperduta», scritta nel 1899) di cui Totò ne trarrà un film, i tre successivi, girati in Ferraniacolor, saranno: Un turco napoletano (1953), Miseria e nobiltà (1954) e Il medico dei pazzi (1954) tutti diretti da Mario Mattoli. Il film è stato girato tra Roma e il comune di Marino. Iscritto al Pubblico Registro Cinematografico della S.I.A.E. con il n. 996, ottenne il visto di censura n. 10687 del 9 ottobre 1951 per una lunghezza accertata della pellicola di 2.300 metri. Ebbe la prima proiezione pubblica il 1º novembre 1951 e incassò 280.500.000 di lire. Per molto tempo creduto perso, venne inaspettatamente pubblicato nel 1997 in videocassetta e più avanti trasmesso svariate volte in televisione. È stato inoltre pubblicato su DVD dalla Ripley's Home video.Il film è stato girato tra Roma e il comune di Marino.

Spartito musicale dal film "Sette ore di guai"


Così la stampa dell'epoca

"Dare all'irrequieta comicità di Totò la disciplina di un film, costruito, è come incastrare un torrente nell'alveo in muratura; schiumeggia meno, fa minor fracasso, perde un po' del suo pittoresco, ma non ristagna poi negli acquitrini e arriva alla foce. Come in Napoli milionaria, anche in Sette ore di guai, diretto da Metz e Marchesi e derivato da una vecchia farsa di Scarpetta, (Na criaura sperduta) Totò ha modo di dare al suo personaggio la razionalità accettabile di un tipo, dopo essersi in troppi film meccanizzato nella rigidità legnosa della marionetta.."

Arturo Lanocita ("Il Nuovo Corriere della Sera" del 4 novembre 1951)


La censura

Documento revisione censura n.10687 del 9 ottobre 1951


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

  1. La levatrice chiede al cliente con l'abito corto di prendere il borotalco, in una scena il contenitore sul tavolo ha il tappo, in quella in controcampo ne è privo.
  2. Un pò in tutto il film, ma soprattutto nelle scene in camera della puerpera, il doppiaggio è sincronizzato veramente male.
  3. I due finti imbianchini sono al lavoro. Totò srotola per terra della carta da parati e poi la tira facendo cadere l'avvocato, ma essendo quest'ultimo lì davanti come poteva la carta srotolarsi proprio sotto le sue scarpe?
  4. La carta da parati nella parte del muro dove si è incollato il pennello è strappata in modo diverso rispetto a quella della parte del muro da dove si cerca di staccarlo.
  5. Nella scena del buco nel muro, provocato dal pennello incollato, Totò porta il berretto da muratore al contrario rispetto alla maggior parte delle altre scene e lui non lo ha spostato: notare la scritta "Corriere dello sport".
  6. La posizione del muro su cui i due falsi imbianchini mettono male la carta a suon di musica cambia continuamente.
  7. Il signor Romolini (Campanini) sale su una scala a pioli, che in una scena è appoggiata ad una grata e nella successiva ad un muro.
  8. Una paesana indica a Totò la casa dei "Romoletti", ma in realtà si chiamano Romolini.
  9. La signora Romolini (Masina) sta per prendere la bottiglia di veleno sopra la mensola con la mano sinistra, ma nella scena successiva la prende con quella destra.
  10. Quando la Masina prende la bottiglia di veleno, Totò e Campanini sono a due metri davanti a lei, per essere nella scena successiva molto più vicini, anzi Campanini è addirittura alle sue spalle.
  11. Nella scena in cui Campanini si infila la quarta giacca, sul tavolo c'è una pupazza di pezza che nelle scena successive si sposta ed al suo precedente posto appare una bottiglia vuota, che prima non c'era.
  12. Sempre nella scena in cui Campanini si infila la quarta giacca, Totò si abbottona i primi quattro bottoni del panciotto, rimane sbottonato solo l'ultimo in basso. Nella scena successiva soltanto i due bottoni centrali sono abbottonati, mentre poco dopo il panciotto è addirittura allacciato sfalsato.
  13. Totò nell'intento di cercare la sua giacca sgombera completamente il tavolo, buttando per terra tutto ciò che c'era prima sopra, ma dopo poco la sveglia (che dovrebbe essere sul pavimento) suona ed è sul tavolo insieme ad un altro oggetto misterioso.
  14. La sveglia che suona viene sollevata dal tavolo, poi rimessa in posizione verticale, ma al cambio di scena oplà ed è in posizione orizzontale.
  15. Totò arriva a casa dei Romolini con una giacca nera in mano. Questa giacca per sbaglio viene indossata da Campanini, che in tutto indosserà quattro giacche una sopra all'altra e quella di Totò è la terza. Alla fine Totò trova un'altra giacca, se la mette e gli sta perfettamente. Che gli stia bene questa giacca può essere una coincidenza, ma che la giacca originale del mingherlino Totò stia altrettanto bene al robusto Campanini, che sotto ne aveva già due mi pare proprio un errore.
  16. Quando Totò scappa con la bambina dalla casa dei Romolini, i cavalli alle sue spalle cambiano posizione in base alle inquadrature.
  17. Nell'evolversi della corsa per le strade di Marino, la coperta in cui è avvolta la bambina in braccio a Totò cambia colore e grandezza.
  18. L'uomo ubriaco sull'autobus che si avvicina a Totò in una scena è seduto storto guardando Totò in faccia, nella successiva è posto spalla a spalla.
  19. Il davanzale dove è appeso Totò, nel palazzo in costruzione, varia di grandezza e di forma in relazione alle diverse inquadrature.
  20. La finestra, dalla quale si sporge l'uomo con il bastone che vuole picchiare Totò, cambia in base alle inquadrature di grandezza e forma.

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