TOTÓ E I RE DI ROMA

Inizio riprese: ottobre 1951 - Autorizzazione censura e distribuzione: 24 settembre 1952 - Incasso lire 405.950.000 - Spettatori 3.613.906


Detti & contraddetti

Finiamola con terroni, terroni, sempre terroni, polentoni che non siete altro!


Mi raccomando, mi raccomando: niente opere di bene, ma soltanto fiori.


Ercole Pappalardo

Scheda film

Titolo originale Totò e i Re di Roma
Paese Italia - Anno 1952 - Durata 95 min - B/N - Audio sonoro - Genere Comico - Regia Steno, Mario Monicelli - Soggetto dai racconti "La morte dell'impiegato" e "Esami di promozione" di Anton Cechov - Sceneggiatura Ennio De Concini, Peppino De Filippo, Dino Risi, Steno, Mario Monicelli - Produttore Golden Films-Humanitas Film,Roma - Fotografia Giuseppe La Torre - Montaggio Adriana Novelli - Musiche Nino Rota - Scenografia Alberto Tavazzi - Costumi Giuliano Paci


Totò: Ercole Pappalardo - Anna Carena: Armida, la moglie - Giovanna Pala: Giannina - Anna Vita: figlia maggiore di Ercole - Alberto Sordi: maestro elementare - Giulio Stival: sua eccellenza Badalozzi - Gianni Glori: Giorgio - Ernesto Almirante: "Padreterno" - Giulio Calì: suonatore di tromba - Erminio Petacci: Filippini - Pietro Carloni: Capasso, capoufficio - Eva Vanicek: Susanna, la figlia - Aroldo Tieri: Ferruccio - Francesca Pietrosi: una squillo al Sistina - Marisa Fimiani: altra squillo al Sistina - Ines Marchesini: signora Sconocchia - Lilia Landi: la contessa al Sistina - Ada Mari: maestra esaminatrice - Paolo Ferrara: un maestro esaminatore - Eduardo Passarelli: altro maestro esaminatore - Nino Milano: impiegato allo sportello 9 - Amedeo Girardi: usciere dell'albergo - Giulio Battisteri: guardiano dell'Olimpo - Armando Annuale: orchestrale - Mario Maresca: Trifossi - Alfredo Ragusa - Mimmo Poli - Rio Nobile - Amerigo Santarelli - Nino Marchetti - Eugenio Galafini - Gorella Gori - Mario Castellani - Celeste Almieri Calza - Italia Marchesini

Soggetto, Critica & Curiosità

1952-toto-e-i-re-di-romaSoggetto

Ercole Pappalardo (Totò) lavora come archivista capo al ministero. È in attesa della meritata promozione, che lo aiuterebbe a mantenere in modo più dignitoso la sua numerosa famiglia (composta dalla moglie e ben cinque figlie), e della tanto agognata nomina a cavaliere.

Un giorno viene chiamato, assieme al suo superiore (Pietro Carloni), dal ministro in persona, Sua Eccellenza Langherozzi-Schianchi (Giulio Stival), perché si metta a totale disposizione di un suo conterraneo, del quale il ministro vuole avere il consenso in vista delle prossime elezioni. L'uomo con cui il Pappalardo si deve confrontare è un pedantissimo maestro elementare, il professor Palocco (Alberto Sordi), che pretende dall'archivista capo il ritrovamento di una pratica riguardante il trasferimento di un pappagallo già appartenuto a un defunto musicista del suo paesello, di cui il Palocco è un grande estimatore, e eventualmente anche il ritrovamento del pennuto stesso.

La sera stessa, mentre si trova sul loggione del teatro assieme al collega Ferruccio (Aroldo Tieri), il Pappalardo starnutisce inavvertitamente e colpisce proprio il Ministro, che si trova seduto nelle poltrone poste in parallelo al loggione. Lo starnuto viene interpretato come uno sputo e il suo autore, il povero Pappalardo, viene identificato dall'odioso Palocco. Da quel momento, l'archivista capo tenta in tutti i modi di scusarsi con Sua Eccellenza, ma la presenza del Palocco da un lato e i controproducenti suggerimenti di Ferruccio dall'altro fanno solo peggiorare la situazione.

Scoperto che il pappagallo di cui il Palocco cercava notizie è morto da tempo (fucilato dai partigiani perché intento a cantare "Giovinezza"!), il Pappalardo decide di prenderne un altro e farlo passare per quello richiesto. Ma, ancora una volta, la sfortuna si accanisce contro il Pappalardo, poiché la sera in cui l'uomo invita il ministro e il Palocco in casa sua per mostrargli il pappagallo, quest'ultimo insulta Sua Eccellenza, che, arrabbiatissimo, minaccia di vendicarsi. Sempre per suggerimento di Ferruccio, Pappalardo scrive una lettera di scuse al Langherozzi, ma peggiora ulteriormente la sua posizione perché il ministro si rende conto della totale ignoranza dell'archivista, che infatti è persino privo della licenza elementare. Per non fargli perdere il posto di lavoro, il suo superiore gli consiglia di conseguire quel primo titolo di studio.

Il Pappalardo si sforza, ma all'esame di licenza elementare sbaglia quasi tutte le risposte (una delle domande riguarda i re di Roma, e a questa si riferisce il titolo del film). La commissione comprende la situazione tragica del Pappalardo e decide di ammetterlo ugualmente; sennonché, un attimo prima che l'archivista se ne vada, entra nell'aula il presidente di commissione, che la sfortuna vuole sia proprio l'odiato Palocco.

L'uomo ridicolizza il Pappalardo e lo boccia, cosa che spinge l'archivista a esplodere in un vero e proprio pestaggio ai danni della commissione. Consapevole d'aver ormai perduto il posto al ministero, il Pappalardo decide di morire per dar poi in sogno alla moglie(Anna Carena) dei numeri da giocare al lotto.

Dopo avere scoperto che anche l'altro mondo è dominato da uffici e carte bollate, il Pappalardo riesce a ottenere in modo illecito i numeri e a comunicarli in sogno alla moglie. Poco dopo viene portato al cospetto di Dio (Ernesto Almirante), che intende punirlo per il gesto. Tuttavia, quando il Padreterno viene a conoscenza del fatto che il Pappalardo è stato per trent'anni impiegato al ministero, lo manda subito in Paradiso. La voce fuoricampo, nell'ultima scena del film, recita che quello era stato il sogno di Ercole Pappalardo, lasciando il dubbio su quale parte della storia sia stata solo sognata dal protagonista.

Critica & Curiosità

Il soggetto di base - un modesto travet costretto in età matura a prendere la licenza elementare - è di Dino Risi, il resto viene da due racconti di Cechov (La morte dell'impiegato"ed Esami di promozione) e da un vecchio atto unico di Peppino De Filippo (Quale onore!"). Il 24 settembre 1951, iniziano le riprese del film Totò e i Re di Roma. Si tratta dell'unico film in cui Totò e Alberto Sordi recitano insieme, epica la famosissima scena degli esami in cui Totò da' addosso all'odioso esaminatore - Sordi . Anche questo film ebbe guai con la censura , infatti il film entrò in sala di montaggio nell'ottobre del '51 ma uscì nella sale solo alla fine del 1952. Inizialmente il titolo doveva essere E poi dice che uno... e anche il finale a causa della censura sembra avvolto nel mistero, il film termina con Totò che viene spedito in paradiso mentre una voce fuori campo annuncia "E questo fu il sogno di Ercole Pappalardo"; il regista Monicelli afferma di aver girato la scena in cui Totò si risveglia ma non ricorda di averla montata. Censurata anche la risposta dell'archivista capo Totò alla domanda del maestro Sordi sul nome di un pachiderma, la risposta è "Bartali" ma la voce non e' quella di Totò la risposta originale poi censurata è stata sicuramente tutt'altra lo si evince anche dal movimento labiale di Totò...
La pellicola risente dei problemi che Guardie e ladri sta nel frattempo affrontando al ministero (ancora la commissione censura non ha deciso in merito), slitta verso toni farseschi, nei quali Steno è più versato di Monicelli: la mano umoristica del primo sembra prevalere sull’asciuttezza cinica del secondo.


Totò aveva capito benissimo di trovarsi davanti un grosso attore e così in una scena improvvisò una serie di starnuti con lo sputo per non farsela fregare ma Sordi, senza la minima incertezza, gli tenne testa con una valida controscena.

Mario Monicelli


Così la stampa dell'epoca

«Ieri Rascel chiedeva ispirazione a Gogol per proporci in una equivoca chiave d'umorismo il dramma del piccolo impiegato; oggi lo stesso dramma ce lo propone Totò sulla scorta, nientemeno, di Cecov e in una chiave anche più apertamente farsesca. Cecov, però, in questo film è presente solo con lo schema esteriore e molto travisato di due suoi racconti fusi insieme, e ancora una volta a predominare nella vicenda e a improntarla di sé è unicamente Totò con i suoi caratteristici atteggiamenti comici e il suo facile spitito parodistico.[...] Naturalmente questa paradossale conclusione e le situazioni che abbastanza disordinatamente la precedono sono vistosamente condite di facili spunti ispirati alla più convenzionale contingenza politica e alla parodia di un certo costume burocratico; ad essi si alternano momenti di più sommessa polemica [...]».

Ugo Zatterin ("Il Giornale d'Italia" 19 ottobre 1952)


«[...]Con Totò e i re di Roma i due registi sono rientrati negli schemi deprecati e il comico napoletano è tornato alla sua ormai scontata maniera farsesca e marionettistica. Con un'attenuante, però: che questo film - come già Guardie e ladri - sì discosta, sul piano del contenuto, dai soliti pasticci a base di gambe nude (in verità, ci sono anche le gambe nude, ma ad esse è riservato un posto marginale). Nei titoli di testa si legge il nome di Cechov: un semplice pretesto.Se negli autori c'era, per caso, la vaga intenzione di erigere una specie di contraltare a Il coppotto (1952) di Lattuada (dove l'origine letteraria è Gogol), contrapponendo al copista Rascel l'archivista Totò, essa è miseramente fallita [... ]».

Franco Zannino ("Rassegna del film" 11 febbraio 1953)


La censura

Anche questo film è passato per le maglie della censura: il titolo originale sarebbe dovuto essere "E poi dice che uno...", con riferimento ad una frase pronunciata spesso da Totò durante il film, quale: "E poi dice che uno si butta a sinistra!".
Nella scena dell'interrogazione, quando Sordi chiede a Totò il nome di un pachiderma, si ode la risposta con una voce diversa (quella di Carlo Croccolo) che risponde «Bartali!». Il movimento labiale dell'attore già tradisce la cosa; ed inoltre la risposta di Sordi «vedo che lei non ha perso l'abitudine d'insultare i suoi superiori!» rende ancor più evidente il cambio. Il tono è fortemente sdegnato e poi quel "superiore" non può riferirsi al ciclista. Leggendo infatti il labiale di Totò, si può capire che pronuncia "De Gasperi!".
Totò e i re di Roma è un film del 1951 diretto da Steno e Mario Monicelli. È l'unico film in cui Totò ed Alberto Sordi recitano insieme ed il titolo, che sembra non aver nulla a che fare con la storia, si riferisce proprio ad una domanda che un maestro elementare fa a Totò durante l'esame.


NULLA OSTA CENSURA

11572 del 28/02/1952 - "Totò e i Re di Roma"

Revisionato il film il giorno 28.02.1952, la Commissione esprime parere contrario alla proiezione in pubblico, ritenendo il film stesso nel suo complesso, offensivo del decoro e del prestigio di pubblici funzionari, nonchè nella parte finale offensivo del sentimento religioso.

Lettera di Giovanni Amati, indirizzata a Giulio Andreotti: "Eccellenza, il Direttore Generale Avv. de Pirro mi ha comunicato le condizioni alle quali sarebbe subordinato il rilascio dei nulla osta per il mio film "Totò e i Re di Roma". Mi permetto al riguardo disturbare la E.V., dato che la comunicazione oltre che sorpreso mi ha preoccupato al punto da togliermi la tranquillità. Infatti la condizione di tagliare tutta la parte finale del film, a partire dalla scena ove si vede la famiglia di Totò contenta per aver vinto al lotto, è tale da pregiudicare seriamente l'andamento del film con conseguenti gravissimi danni. Il soggetto del film era infatti già noto agli acquirenti. D'altra parte vi era quasi una assoluta tranquillità da parte della mia Casa in quanto la pellicola era stata visionata dalla Commissione Plenaria di Censura del Centro Cattolico Cinematografico che aveva avanzato una unica riserva: la eliminazione della parte dialogata: (pronunciata da Totò nella parte finale - vedi penultima pagina dei dialoghi). Condizione alla quale ci sottoporremo senza discutere. Debbo farLe anche presente che rende più grave la mia preoccupazione l'atteggiamento assunto nei riguardi della Golden da Totò che si rifiuta di continuare a lavorare con noi su evidenti istigazioni di altri Produttori, atteggiamento che è giàsfociato in una lite giudiziaria in atto, per cui non vi sarebbe alcuna possibilità di eventuali modifiche, mentre, ove si dovesse effettuare il taglio comunicatomi dall'Avv. de Pirro, sarebbe necessario realizzare altre scene per la conclusione del finale del film. D'altra parte se il film fosse troncato al punto finale di detto taglio esso sarebbe sicuramente destinato ad un insuccesso tale da costituire una vera rovina finanziaria per la Casa Produttrice. Solo un personale intervento della E.V. potrà risolvere questa preoccupante situazione e da parte mia La prego vivamente per un benevolo interessamento. Grato per quanto V.E. vorrà fare in merito Le invio i miei devoti ossequi. " (03.09.1952)

Lettera di Giulio Andreotti indirizzata all'Avv. de Tomasi: "Caro de Tomasi, ricevo qui questo SOS di Amati. La prego di chiamarlo e di dirgli quel'è il mio pensiero, costruito sul ricordo poichè naturalmente non ho portato con me a Montecatini i dialoghi di Totò. Quello che nel film è irriverente in senso assoluto è la raffigurazione del Padre Eterno (nelle spoglie da colonnello a riposo di amirante). Il resto passa, anche senza quella umoristica ribattezzatura in "olimpo" dell'al di là dove vanno le anime dei morti nel 1951. Se Amati vuol dire questo con "eliminazione della parte dialogata" siamo d'accordo. In caso inverso farmi trovare per sabato l'estratto della contestazione. Amati deprezza il suo film legandone il successo ad una battuta buona (pietà del Padre Eterno per gli statali) infarcita di contorni pesanti e di dubbio gusto. Per me il film ha le sue carte di sicuro successo in tutto ciò che avviene nei primi quattro quinti, ma non è certo il mio giudizio critico-commerciale quello che importa. Buon lavoro e ringraziamenti. " (08.09.1952)

Manoscritto, firmato da Andreotti: "Totò e i Re di Roma" L'ultima stesura è accettabile a parte la censura, i produttori toglieranno l'accenno all'On. De Gasperi sostituendolo con una battuta su Bartali" (18.09.1952)

Modifiche al visto corrente del 24/09/1952
La Commissione di revisione cinematografica di secondo grado, presieduta dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, On. Giulio Andreotti e composta dai membri: Dr.Beniamino Leoni (..), Dr. Carlo Gerlini (...);
effettuata la revisione del film "I sette Re di Roma", a norma dell'art. 14 del regolamento approvato con R.D. 24.09.1923, n. 3287, esprime parere favorevole alla proiezione in pubblico di questo film a condizione che siano eliminati i due brani di dialogo di Pappalardo (pag. 83. del copione) (24.09.1952)
Manoscritto: "Visto il film i tagli sono stati effettuati" (firma de Tomasi)


La censura colpisce quindi duramente pure Totò e i Re di Roma. Pretende tagli, soppressioni, addolcimenti; impone che Totò, richiesto di spiegare cosa sia un pachiderma, equivocando i suggerimenti di un membro della commissione che fa gesti di grandi orecchie e lunghi nasi, esclami "Bartali!" anziché l’originale "De Gasperi!". Ottiene che tutta la sequenza finale nell’aldilà sia ridotta a un delirio onirico (una posticcia voce fuori campo declama: “E questo fu il sogno di Ercole Pappalardo”) e soprattutto che venga eliminata una lunga tirata di Totò davanti al Padreterno.

Il film otterrà il nulla osta il 24 settembre 1952, esattamente un anno dopo l’inizio delle riprese, in un’edizione afflitta da graffi e tonfi, salti di fotogrammi e inserti sonori malriusciti.


Foto di scena e immagini dal set


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Pellicola che presenta vari accenti: il comico, il tragicomico, il surreale. Film di Totò, capace di espressioni di grande artista a tutto tondo (si pensi ai minuti successivi al disastroso esame scolastico), con cospicua e ottima presenza di Sordi, in uno dei suoi ruoli da cattivo, con vocetta isterichina e fare supponente. Due grandi, che riescono a compensare, qua e là, qualche caduta di tono della vicenda, comunque godibile.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'impiegato olimpico dice a Totò di sbrigarsi perché c'è la coda e l'altro gli risponde: "La coda ce l'avrà sua sorella!".

  • Strano film codiretto da Steno e Monicelli, rappresenta l'unico episodio cinematografico che vede insieme sul set Totò e Alberto Sordi. L'ispirazione viene da due racconti dello scrittore russo Cechov, opportunamente rielaborati. Nel film vengono mescolati insieme (e non sempre con grande equilibrio), il comico, la farsa e la commedia nera, insieme a qualche spunto drammatico e lacrimevole. Il tutto è abbastanza godibile anche se non memorabile.

  • Malgrado la gran parata di talenti (non solo i registi ma anche Risi in sceneggiatura e Fulci aiuto) un Totò non riuscitissimo e non troppo equilibrato nei registri, di una gran tristezza di fondo appena riscattata dallo sbrigativo finale. Ruba la scena un Sordi a fuoco con personaggio caricato e odiosissimo. Il celebre "Poi dice che uno si butta a sinistra" diventa qui tormentone
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Addavenì" "E noi qui lo aspettiamo" "Ma qui lui non viene!".

  • Modesto travet ministeriale si ritrova nei guai per un banale incidente gogoliano che rischia di costargli non solo la nomina a cavaliere, ma pure il posto di lavoro... Come diceva Totò, la somma non (sempre) fa il totale, e qui infatti la collaborazione di Steno con Monicelli si rivela inferiore alle attese, anche se il film, assai discontinuo, si risolleva nettamente nel finale, prima grazie ad un pezzo di bravura del grande attore (il discorso davanti alla commissione d'esame), poi con l'epilogo surreale che vede il nostro alla prese con la burocrazia celeste.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il funerale con il morto a piedi (per risparmiare sulla carrozza) - La borsa nera dei numeri al lotto e l'intervento dei celerini manganellatori.

  • Una commedia curiosa, parecchio sconnessa e composta più che altro da una serie di episodi, che stupisce per l'anarchia degli ultimi snodi narrativi, piuttosto estranei al genere e caratterizzati da un piacevole surrealismo. Ciò che viene prima non è il massimo, a partire da un primo tempo decisamente blando e poco interessante, ma l'espressività di Totò riesce a sostenere anche i momenti meno brillanti. Un po' macchiettistico il personaggio di Sordi. Discreto film.

  • Monicelli e Steno prendono spunto da racconti di Cecov e ci mettono dentro il grande principe De Curtis. Non si ride come in altri suoi film, ma ci si limita al sorriso. Film che sfocia in alcuni momenti nel grottesco. Simpatico il perfido Sordi.

  • Non uno dei migliori film con Totò, ma rimane memorabile per essere l'unica occasione in cui si incrocia con un altro grande: Alberto Sordi. Le parti in ufficio sono le migliori e le più divertenti, insieme al surreale momento nell'adilà con la borsa nera per il lotto. Buoni i duetti con Albertone, ma anche migliori quelli con il buon Aroldo Tieri. Simpatico.

  • Totò riesce ad esprimersi al suo massimo solo nella scena dell'esame di licenza elementare. Naturalmente regge anche il resto del film che come argomento principale ha il lavoro ai ministeri statali e la descrizione (come era e ancora è nell'immaginario collettivo) del lavoro degli impiegati. Basti dire che tutto l'impegno di un capo ufficio sta nel fare le parole crociate e manco ci riesce. Sordi, antipaticissimo, ripete la sua macchietta dalla voce stridula. Presenza femminile decorativa e una brava Anna Carena che interpreta la moglie di Totò.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Tutta la parte dell'anticamera al paradiso, organizzata burocraticamente come i ministeri statali.

  • Comunque miliare, testimoniando l'unico incontro "pubblico" tra due generazioni di maschere italiane, quella aggressiva, cinica ed egocentrica di Albertone e quella più umanistica, antica e popolare di Totò. Al di là di questo affatto accessorio elemento storico, il film si incastona perfettamente nel processo di crescita del sodalizio Steno-Monicelli, arricchendo la galleria di travet del nostro cinema (Campanini, Rascel, Fabrizi) di una ironicamente amara dimensione cechoviana. Coerente e solo apparentemente conciliatorio il finale "fantastico".
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I duetti Totò - Sordi; Il pappagallo che insulta il ministro; Il funerale "autotrasportato"; Totò col fazzoletto attorno alla testa.

  • Un gradevole film diretto dal duo Steno-Monicelli che rimane memorabile in particolare per l'unico incontro fra Totò e Alberto Sordi. Qualche momento di noia serpeggia quà e là, ma Totò salva il tutto, mentre Sordi è un poc' acerbo ma pronto al grande salto. Si ride amaro. Bella la scena dell'esame di Totò con Sordi.

  • Poco riuscito tentativo di adeguare l'impeto farsesco di Totò alla sommessa comicità di Cechov. Il comico napoletano si attiene più del solito al testo e sfoggia grandi doti di attore a tutto tondo, imponendo la sua classe ai pur bravi ma troppo macchiettistici Sordi e Tieri. Interessanti anche i momenti in cui l'ironia si fa amara, ma nel complesso la storia resta poco coinvolgente e alcuni momenti paiono piuttosto forzati. Restano comunque alcuni episodi che strappano risate convinte, soprattutto quando il Principe va a ruota libera.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il pappagallo; La banda sgangherata a casa di Totò; Gli esami.

  • I temi erano pretenziosi, raccontare la mediocrità e l'incapacità dell'essere all'altezza delle proprie ambizioni della piccola nuova borghesia creatasi nel secondo dopoguerra italiano. Ma purtroppo i ritmi non rendono sempre il miglior servizio al film, che sembra stare in piedi solo grazie all'interpretazione di Totò e di un iperespressivo Sordi nel ruolo del cattivo burocrate. Garantisce comunque una buona dose di amaro divertimento.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'assurdo paradiso burocratico.

  • Un film piuttosto sgangherato, questo di Steno e Monicelli. Dove non recita il solito Totò scatenato, marionettistico o anarchico, ma un attore che interpreta un ruolo a tutto tondo di un impiegatuccio di un archivio pubblico, in perenne lotta con il mondo che l'opprime e che perderà il lavoro se non conseguirà il diploma elementare. Un Totò piuttosto dimesso e patetico che sfiora il sentimentalismo più vieto ma la cui recitazione si fa, altresì, più sfumata e modulare ben adattandosi ai timbri richiesti dalla varie situazioni drammatiche e narrative.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La "drammatica" scena dell'esame: l'unico incontro tra Totò e Sordi su un set.

  • Uno dei migliori film di Totò, dove l'intento di critica contro burocrazia e caporali non soffoca la verve del protagonista, che duetta (ahinoi, per l'unica volta) con un altro mostro sacro del nostro cinema, Alberto Sordi, irresistibile e cattivissimo antagonista. Il film anticipa molti aspetti del "primo" e miglior Fantozzi, tra ironia, surrealismo e anche tragicità. Per ridere e riflettere, giacchè dal 1951 ad oggi non sembra aver perso attualità.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'esame del protagonista da parte del severissimo Alberto Sordi.

  • Firmato da Mario Monicelli e, soprattutto, Stefano Vanzina, con una regia tirata via, secondo la migliore tradizione romana, con attori ottimi e un copione a metà strada e una sceneggiatura relativamente interessante. Nel complesso è un po' "televisivo", frammentario, tuttavia si può rivedere durante queste giornate estive sonnolente con la stessa indulgenza che il regista riservò a se stesso.
    MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le evoluzioni "politiche" strumentali di Totò, che cerca di accaparrarsi il favore dei potenti buttandosi ora a sinistra, ora a destra.

Le incongruenze

  1. Durante l'esame di licenza elementare Sordi chiede a Totò il nome di un pachiderma. La risposta, dopo alcuni suggerimenti, è "Bartali". La contraddizione nel film è, oltre alla divergenza con il labiale, che il nome sia pronunciato con una voce stranissima, sicuramente non quella di Totò. Probabilmente si tratta di un successivo ridoppiaggio per opera della censura, infatti Sordi replica seccato alla risposta di Totò: "vedo che non ha perso l'abitudine di insultare i suoi superiori". Tutto questo livore non si spiegherebbe con il semplice uso del nome del noto ciclista.
  2. Quando Totò entra in aula per l'esame nelle inquadrature di fianco ha i pugni sul tavolo, nelle altre gesticola.
  3. I maestri cambiano posizione continuamente in base alle diverse inquadrature. Per esempio il maestro al centro nella scena di fianco ha la mano destra sul mento ed in quella successiva sul tavolo.
  4. Totò è nell'Olimpo e chiede a Filippini dove danno i numeri del lotto, ma nella inquadrature successiva cambiano entrambi posizione nella sala dove si trovano.
  5. A tavola la moglie di Totò si lamenta perché mangiano "in 7 quello che è scarso per 2", ma con la mano sinistra fa il segno di 3.
  6. Quando Alberto Sordi informa Totò sul numero di pratica da ricercare, dice 460 B 61 mentre, subito dopo, per ricordarglielo dice "in sua memoria, pratica 480 B 61".
  7. Scena in casa Pappalardo, con sua eccellenza e Alberto Sordi. Mentre quest'ultimo parla, Totò ride, ma allo stacco di montaggio lo guarda pensoso.
  8. Durante l'esame, Totò fa per dare la mano ad uno degli esaminatori, ma allo stacco invece sta tenendo la mano sulla faccia.
  9. Passa la signorina Corradini nel corridoio e tutti gli impiegati sono sulla porta a guardarla. Ercole Pappalardi è su di una scala, da cui, comicamente, cade giù. E si vede molto bene che si tratta di una controfigura, perché viene inquadrato proprio di fronte.
  10. Pappalardo dice al collega Pietrucci "Dove andremo a finire? Mah!", però, quando dice "Mah!", l'audio è sfasato rispetto al labiale di un paio di secondi.
  11. La moglie di Pappalardo, gesticolando con un pezzo di pane (o di salame), dice che in sette si spartiscono una porzione che è scarsa per due. Ma allo stacco non solo non ha più nulla in mano, ma anzi la mano è posata sul tavolo!
  12. La moglie di Ercole Pappalardo commenta ironica "Villeggiatura!" mentre chiude la porta dopo aver salutato i vicini che vanno al mare. In realtà non apre bocca.
  13. Il giorno dello sciopero, il collega Pietrucci cerca di convincere Pappalardo a chiedere scusa a Sua Eccellenza per il famoso sputo. Lo spinge fuori dalla porta dell'ufficio, ma nella ripresa dal corridoio si vede che Totò esce fuori senza l'ausilio di alcuna spinta.
  14. Spoiler Ercole Pappalardo è sul letto e si appresta a morire. Chiede della figlia Ines: "Ines, dove sei?", tendendo la mano verso la ragazza. Ma allo stacco, la mano è posata sul letto.
  15. A proposito dei maestri che non mantengono la stessa posizione nelle varie inquadrature: quando Totò è entrato, da poco, nell'aula per affrontare l'esame, il maestro esaminatore al centro, dei tre presenti - inquadrato da vicino - ha il braccio sinistro che pende dietro la sedia ma, nell'inquadratura successiva, ha le braccia entrambe poggiate sul tavolo.

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Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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  La scuola dove Totò fa gli esami di licenza elementare e dove fa capire ad Alberto Sordi che cos'è il "paliatone" è in Via La Spezia a Roma.
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  Il palazzo dove abita Totò e da cui finge di partire con la famiglia per le vacanze a Rapallo è in Via dei Banchi Vecchi a Roma.
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  Vi tornerà poi furtivamente di notte.
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  Il Ministero dove lavora come archivista capo Totò è il Ministero della pubblica istruzione in Viale di Trastevere a Roma.
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  La strada utilizzata per i cortei funebri nel film (quello a metà film per la morte di Filippini durante il quale i suoi colleghi del Ministero parlano di tutto tranne che del morto e quello finale in cui Totò, per risparmiare, immagina i suoi funerali a piedi) è la Circonvallazione Clodia a Roma. Questo il funerale di Filippini
  Questo il funerale di Totò
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  Ecco il gruppo che passa davanti alla perpendicolare Via Durazzo
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  Ancora parti riconoscibile della Circonvallazione Clodia:
  E sempre lì, appena passato l'incrocio con Via Durazzo

Le Locandine



Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005
"L’avventurosa storia del cinema italiano, vol. 1", (Franca Faldini - Goffredo Fofi), Edizioni Cineteca di Bologna, Bologna 2009
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983