DOV'È LA LIBERTÀ?

Inizio riprese: marzo 1952 - Autorizzazione censura e distribuzione: - 6 febbraio 1954 - Incasso lire 273.200.000 - Spettatori 2.251.711



Detti & contraddetti

Il mio amore è un angelo, un tesoro, una fanciulla con i capelli azzurri e gli occhi d'oro. È una donna fantastica, divina, paradisiaca, radiomarellica.


Ho fatto ventidue anni di galera per amore di mia moglie: sono un passionale.


In carcere, con rispetto parlando, stavo tra persone perbene.


Perciò decisi di tornare in carcere: volevo ritornare coi miei compagni di cella, con quei cari amici che credono ancora che fuori dal carcere c'è l'onestà, la bontà, la fedeltà delle donne. Fuori dal carcere io mi sentivo in prigione, e avevo tanto bisogno di libertà.


I galeotti: cari amici convinti, poveri loro, che fuori dal carcere ci sia la bontà, l'onestà, la fedeltà delle donne.


In galera l'aria, quando riesce a passare, è ottima.


Lei è un donatore di sangue? Allora di cognome fa Sanguigno.


Salvatore Lo Jacono


Non è una canzone veramente, è una samba. "La samba di Totò", parole e musiche mie. È importante nel film (Dov'è la libertà?), perché la dico io, non la canto, mentre faccio la corte a una graziosissima cameriera.


Scheda film

Titolo originale Dov'è la libertà?
Paese Italia - Anno 1952 - Durata 95 min - B/N - Audio sonoro - Genere satirico - Regia Roberto Rossellini - Soggetto Roberto Rossellini - Sceneggiatura Vitaliano Brancati, Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Vincenzo Talarico - Produttore Carlo Ponti e Dino De Laurentiis - Fotografia Aldo Tonti, Tonino Delli Colli - Montaggio Jolanda Benventuti - Musiche Renzo Rossellini - Scenografia Flavio Mogherini


Totò: Salvatore Lo Jacono - Vera Molnar: Agnesina - Nyta Dover: la maratoneta di danza - Franca Faldini: Maria - Leopoldo Trieste: Abramo Piperno - Antonio Nicotra: maresciallo - Salvo Libassi: un altro maresciallo - Giancarlo Zarfati: bambino nel vicolo - Giacomo Rondinella: un carcerato - Ugo D'Alessio: un giudice - Mario Castellani: pubblico ministero - Vincenzo Talarico: avvocato difensore - Fernando Milani: Otello Torquati - Eugenio Orlandi: Romolo Torquati - Giacomo Gabrielli: Torquato Torquati - Andrea Compagnoni: Nandino, il cognato - Augusta Mancini: la signora Teresa - Ines Fiorentini: la sora Amalia - Thea Zubin: Dea, la cameriera - Fortunato Misiano: un pensionato - Pasquale Misiano : un pensionato - Nino Misiano: un pensionato - Pietro Carloni - Armando Annuale - Andrea De Pino - Maria Bon Roseto - Ines Targas - Fred e Aronne

Soggetto, Critica & Curiosità

1952-dove-la-liberta2Soggetto

Nel periodo poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Salvatore Lojacono (Totò), un modesto barbiere, esce di galera dopo aver scontato una lunga pena per aver ucciso un suo amico che insidiava sua moglie. Purtroppo l'uomo non sa dove andare ma, dopo qualche vicissitudine e contro ogni sua aspettativa, viene accolto dai parenti della moglie, ormai defunta. Salvatore pian piano viene a scoprire che la famiglia che lo ha accolto si è arricchita con i soldi rubati agli ebrei deportati nei lager dai nazisti, che la sua defunta moglie e chi la insidiava non erano altro che amanti, e che la ragazza che gli avevano presentato, a servizio della famiglia, è incinta di un altro. Amareggiato e deluso dalla vita, pianificherà il suo ritorno in prigione.

Critica e curiosità

Le riprese del film iniziano il 10 marzo, in piazza Augusto Imperatore, dove Ennio Flaiano riscrive precipitosamente le scene abbozzate da Rossellini sul rovescio di una busta. Col suo metodo istintivo e confusionario, il regista di Roma città aperta sta stravolgendo il soggetto di partenza, in cui l’ex barbiere Lojacono (Totò), in prigione per omicidio, passava anni per mettere a punto un’evasione vanificata da un condono imprevisto; ha deciso di concentrarsi solo sulla seconda parte, nella quale Totò, scontato il suo debito con la giustizia, trova fuori un’umanità egoista e decide di tornare dietro le sbarre: un capovolgimento totale, geniale, di Guardie e ladri.

Si tratta di uno dei film più travagliati di Totò, poiché, dopo aver girato alcune scene, Rossellini si disinteressò della pellicola. L'opera fu completata dopo circa un anno principalmente da Mario Monicelli (cosa smentita dal regista a Sebastiano Mondadori), con alcune scene affidate anche a Lucio Fulci; addirittura le inquadrature finali risultano essere state girate da Federico Fellini. Nonostante questo, Rossellini risulta essere l'unico regista accreditato del film. Pare che il regista Rossellini abbia fatto notevoli cambiamenti alla sceneggiatura e che Flaiano, uno dei sceneggiatori, abbia riscritto i dialoghi del film direttamente sul set; inoltre anche la regia non e' tutta di Rosselini infatti il regista ogni tanto si assentava e il suo posto veniva occupato da altra persona, come ad esempio Lucio Fulci. Al regista reduce dal disastroso"Macchina ammazzacattivi"viene dato dalla Ponti - De Laurentis questa seconda possibilità ma visti gli esiti Ponti decide di non voler piu' lavorare con lui. Il film fu portato a termine da Mario Monicelli, che diresse la scena del processo in tribunale, e l'ultima scena quella dell'aggressione di Lojacono al suo avvocato fu girata da Federico Fellini. Il film uscì due anni dopo, nel marzo del 1954.

Antonio de Curtis è felice di girare con un regista come Rossellini; spera in un cambio di rotta dei recensori, e confida apertamente in uno sbocco commerciale in Nord America.


Così la stampa dell'epoca

Chi non noterà nel film di Rossellini gli stessi tipi umani e gli stessi ambienti che ci ha offerto Moravia nei suoi Racconti romani? (...) La forza di Rossellini è nel descrivere la realtà, non nel capovolgerla. E infatti, il suo film è dominato da un contrasto tra la favola della vicenda e la sua esecuzione verista. Per fortuna, però, Rossellini riesce continuamente a far dimenticare la favola. Egli d’istinto si tuffa nella realtà. Come narratore cinematografico egli è nato per ritrarre il vero, il vero che è stato capace di scoprire, di sorprendere. Parlare per apologhi non è affar suo. E in Dov’è la libertà? Roberto Rossellini ci ha dato stupendi quadri dal vero. Parliamo della balera suburbana – dove si fa la maratona di danza; dell’infimo dormitorio dalle pareti lebbrose dove Totò va ad alloggiare dopo uscito di prigione; e di quella famiglia di affaristi e strozzini che vive nell’appartamento carpito a ebrei deportati. Ricordiamo la giovanissima “serva” dall’aria ingenua di cui Totò sembra innamorarsi e che gli rivelerà di essere incinta. In lei, qualsiasi sentimento è assente, e la creatura che porta nel seno le ispira solo queste squallide parole: “Ne ha da scucì de quattrini”, alludendo al padrone che la prese minorenne. Anche qui siamo nella “materia” cara allo scrittore Moravia. Totò è stato attore intelligente, sensibile. Rossellini gli ha ispirato uno dei personaggi più belli della sua carriera. Qui non siamo al macchiettismo spicciolo in cui, troppo di frequente, cade il principe dei comici. In questo personaggio c’è un’anima. E se “fa ridere di meno” è perché commuove e convince di più (...)»

Vice, ("L'Europeo" Milano, 9 maggio 1954)


«[..] Dov'e' la libertà ? ha subito [..] parecchie traversie. Le denuncia tutte, naturalmente, nelle slegature del racconto, nell'approssimazione di alcuni episodi, nelle disparità di tono. [..] Il film si snoda su questo mezzo tono fra il burlesco e il serioso, ma è sempre verso il primo dei due elementi che si finisce per scivolare, nonostante le consuete acrobazie di Totò ; e quando ciò accade ogni cosa rovina, in un grottesco autentico e involontario [...]»

Fernaldo di Giammateo


«[...] Nel film non esiste né il grottesco satirico, né una farsa libera di sovrastrutture. Di tale impaccio risente lo stesso Totò che, privato dì pretesti validi, sia pure su un piano esteriore, fatica a tenere in piedi il fantoccio protagonista [...] SÌ aggiunga che da un punto di vista sintattico, grammaticale e tecnico, il film, come spesso accade quando Rossellinì «non ne ha voglia» o esce dall'ambito che è suo, sembra l'opera di un principiante, dal quale assai poco ci sia da sperare per l'avvenire [...]»

Giulio Cesare Castello, ("Cinema", Milano, 31 maggio 1954)

«Dov'è la libertà...? appartiene dunque al periodo dei film di Rossellini che non si capiscono e non si possono montare. [...] La verità è che non si può far del cinema con il dilettantismo e la strafottenza; le intuizioni di un paio di minuti non bastano. Poi occorre un paio d’anni per cercar di mettere assieme il materiale. [...] Anarchia e misticismo [...] si danno la mano [...] confermando la decadenza di colui che fu uno dei più grandi registi del cinema italiano».

Guido Aristarco, Dove la libertà...?, “Cinema Nuovo”, 15 maggio 1954.


Totò si ribella all'Italietta ipocrita: «Dov' è la libertà?» di Rossellini

«Lo storico e unico incontro tra Roberto Rossellini e Totò non fu tra i più felici. Il regista di «Roma città aperta» spesso era assente dal set, i soldi mancavano e il film venne finito da Monicelli, che girò la scena del tribunale. «Dov' è la libertà?» (1954) è comunque importante ed emblematico per capire gli umori degli anni 50, e per questo è presente nella rassegna domenicale «Capolavori sconosciuti» curata da Paolo Mereghetti. Una cappa plumbea di conformismo è calata sul Paese, la censura è più forte che mai. E Salvatore Lojacono (Totò), che esce di prigione dopo vent' anni (aveva commesso un delitto passionale), si ritrova circondato da ipocriti e farabutti. La conclusione (alla sceneggiatura collaborano Brancati, Flaiano e Pietrangeli) non è una sorpresa, ma è così paradossale e provocatoria che è stata ripresa più di una volta nel nostro cinema.»

Alberto Pezzotta - "Corriere della Sera", p.52, 13 marzo 2005


I documenti

Lavorando con Roberto Rossellini, ho fatto una scoperta; come dire ho riconosciuto in me stesso una verità che, fino a ieri, non mi aspettavo potesse offrirmi il cinematografo. E che cioè nella realtà idealizzata è possibile fare arte vera. Per la prima volta infatti, ve lo ripeto, ho sentito che il peso della mia parte non era tutto sulle mie spalle. Siamo in due, stavolta, ad interpretare il film: Rossellini ed io. Ho dovuto purtroppo ripensare in questi giorni a tutto il mio passato lavoro, quando in certi films poco ci mancava che mi dovessi caricare sulle spalle anche la macchina da presa.

Totò, Una mia breve confessione, “Il Grillo”, n. 1, 28 maggio 1952 (Busta T09, fase. ‘Totò’, Fondo Calendoli, Biblioteca della Fondazione Cineteca di Bologna.)


Nel film vi sono tre accenni di canzoni di Totò:

Casa mia cantata da Giacomo Rondinella

Uocchie ca' me parlate che Totò canta rivolto a Maria (Franca Faldini)

Me songo 'nnammurato...c'aggi 'a fa che Totò dedica alla giovane Assuntina


 

In extremis, un attimo prima del ciak mi sussurrò: ‘Leopoldo, mi potreste ripetere che cosa ci ha detto Roberto, la cosa ultima che ha detto a me?’. E mi confidò che in esterni, in mezzo alla gente, con i ragazzini che facevano chiasso e si buttavano addosso, lui perdeva la testa, non si raccapezzava. ‘Ogni volta è una sofferenza, io sto bene in teatro, quando esco per le strade mi suiciderei’.

Leopoldo Trieste, nelle sue memorie rievocando le riprese al portico d’Ottavia


 

Al film lavorò la gente più impensata, è stata una lavorazione molto caotica, come d’altronde erano sempre caotiche le lavorazioni con Rossellini. I due si adoravano, non dipendeva da incompatibilità ma da un certo disordine di vita, dalla genialità del regista. E vero che il film è stato ultimato da più persone, così com’è vero che Rossellini l’ha scritto o riscritto praticamente al momento: ogni tanto si appartava e buttava giù su foglietti quattro cose... Era un modo di lavorare piacevolissimo per chi c’era perché era sempre una sorpresa, però, indubbiamente... Per Totò avrebbe potuto essere una bellissima cosa, poteva dargli un passaporto per il mondo.

Franca Faldini


Il film risulta essere un apologo profondamente sfiduciato, ma carico di un’esasperazione tematica interessante e decisamente controcorrente nel panorama rosa del neorealismo di allora, il suo pessimismo spinge al grottesco e al paradossale anche l’interpretazione di Totò, ma tra regista e attore non c’è scambio, non c’è, si direbbe, abbandono reciproco il film ne risente, non quaglia.

Goffredo Fofi


Le incongruenze

  1. Agnese sul terrazzo appende al filo i fazzoletti. Uno di questi è appoggiato sopra a due mollette, ma nell'inquadratura successiva le mollette non ci sono più, anzi il fazzoletto che stende poco dopo torna a essere quello sopra le due mollette.
  2. Totò è sul terrazzo con Agnese e le passa un fazzoletto che la ragazza appende al filo. Dopo qualche secondo suona la porta e Totò si accinge ad andare ad aprire, ma proprio in quel momento consegna di nuovo il fazzoletto (lo stesso già appeso poco prima) ad Agnese.
  3. Totò, all'inizio del film, dice che gli sono rimasti 180 giorni di carcere da scontare. Più tardi, però, gli giunge inaspettata la notizia che gli sono stati condonati più di 1000 giorni, ed è subito libero.

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Direzione Generale dello Spettacolo - Il maglio della censura - DOCUMENTI

La censura

Documenti appartenenti al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Lista dialoghi sottoposta a censura

Presentazione

Galleria fotografica

Foto di scena e immagini dal set

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Un intruso a Cinecittà" - Leopoldo Trieste - Eri, Torino 1985
"Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977