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L'ORO DI NAPOLI

Inizio riprese: febbraio 1954 - Autorizzazione censura e distribuzione: 16 settembre 1954 - Incasso lire 733.756.000 - Spettatori 5.241.115


Detti & contraddetti

Vinit vinit ca' s' magn e non s' pav...

Sofia, la pizzaiola

Scheda del film

Titolo originale L'oro di Napoli
Paese Italia - Anno 1954 - Durata 118 min - b/n - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Vittorio De Sica - Soggetto Giuseppe Marotta, Cesare Zavattini - Sceneggiatura Cesare Zavattini, Giuseppe Marotta, Vittorio De Sica  - - Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti - Fotografia Carlo Montuori - Montaggio Eraldo Da Roma - Effetti speciali Steve Courtley, Brian Cox - Musiche Alessandro Cicognini - Scenografia Gastone Medin, Virgilio Marchi


Vittorio De Sica: Il conte Prospero (I giocatori) - Totò: Don Saverio Petrillo (Il guappo) - Eduardo De Filippo: Don Ersilio Miccio (Il professore) - Sophia Loren: Sofia la pizzaiola (Pizze a credito) - Silvana Mangano: Teresa (Teresa) - Paolo Stoppa: Don Peppino il vedovo (Pizze a credito) - Giacomo Furia: Rosario, marito di Sofia (Pizze a credito) - Alberto Farnese: Alfredo l'amante (Pizze a credito) - Tecla Scarano: amica del vedovo (Pizze a credito) - Pierino Bilancione: Gennarino (I giocatori) - Mario Passante: il cameriere (I giocatori) - Pasquale Cennamo: Don Carmine (Il guappo) - Nino Vingelli: un guappo (Il guappo) - Lianella Carell: Carolina (Il guappo) - Agostino Salvietti: Gennaro Esposito, il salumiere (Il guappo) - Tina Pica: una cliente (Il professore) - Nino Imparato: Gennaro (Il professore) - Erno Crisa: Don Nicola (Teresa)

Soggetto, Critica & Curiosità


1954-loro-di-napoliSoggetto

Il guappo

Don Saverio Petrillo (Totò) svolge l'antica professione di "Pazzariello" e da dieci anni la sua vita è un inferno. Infatti, il guappo del Rione Sanità, Don Carmine Savarone (Pasquale Cennamo), in seguito alla morte della moglie, si è insediato a casa sua dettando legge e angariando Saverio e tutta la sua famiglia. Il momento della rivincita arriva quando al guappo, dopo un presunto infarto, viene consigliato di astenersi da fatiche ed emozioni intense, per riguardo del cuore. Saverio ne approfitta prontamente e lo caccia di casa, ostentando il gesto davanti a tutto il vicinato, sicuro che Don Carmine non possa nuocere più. In realtà, la diagnosi era sbagliata e non appena ne ha consapevolezza Don Carmine ritorna in casa Petrillo per ottenere riparazione. Ma lì trova, finalmente, una famiglia compatta, pronta a tutto pur di non ricominciare la vita di umiliazioni di prima. E decide di andarsene volontariamente.

Pizze a credito

Sofia (Sophia Loren) e suo marito Rosario (Giacomo Furia) gestiscono una pizzeria da asporto nel quartiere Materdei. Ma un giorno il costosissimo anello di fidanzamento che Sofia ha sempre portato scompare. Sarà caduto nella pasta della pizza della guardia notturna o in quella del fresco vedovo (Paolo Stoppa)? La verità è molto più amara.

Il funeralino

L'episodio più triste del film. Quasi senza dialoghi, narra della morte di un bambino e del corteo funebre organizzato dalla madre (Teresa De Vita) che lo accompagna per l'ultima volta. Esiste una versione del film in cui quest'episodio è stato tagliato.

I giocatori

Il Conte Prospero, un nobile napoletano (Vittorio De Sica) soffocato dalla moglie ricca e bruttissima e ridotto in miseria dal vizio del gioco, cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con il figlio del portiere (Pierino Bilancione), un bambino di 8 anni che continua a batterlo a scopa.

Teresa

Teresa (Silvana Mangano) è una prostituta che un anonimo corteggiatore (Erno Crisa) vuole sposare. Solo dopo la cerimonia scoprirà che il tutto è stato organizzato affinché lui espii una grave colpa. Cosa fare? Tenere fermo l'orgoglio ed andare via o cedere agli agi promessi?

Il professore

Don Ersilio Miccio (Eduardo de Filippo) vende saggezza. Per pochi spiccioli dà consigli risolutivi a fidanzati gelosi, militari stanchi e parrocchiani in cerca di una frase ad effetto. Ma il problema del quartiere è: come fermare lo spocchioso nobile del luogo? Un pernacchio risolverà il tutto.

Critica e curiosità

Le riprese iniziano nei primi mesi del 1954, dal racconto “Trent’anni, diconsi trenta’’, che Zavattini con geniale intuizione trasforma da fabbricante di mandolini a “pazzariello”, il folkloristico personaggio napoletano che annuncia a gran voce la svendita concessa a prezzi favorevoli da un patrone evidentemente asciuto pazzo, è una delle poche vere grandi occasioni che Ponti e De Laurentiis offrono a Totò per imporsi, anche fuori dall’Italia, con un prodotto di qualità. Il film è basato sulla raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, sceneggiati da Zavattini, con la direzione di un Vittorio De Sica in stato di grazia.

È stato presentato in concorso all'8º Festival di Cannes. Dei sei episodi previsti, uno, Il funeralino fu escluso dal montaggio. Ogni episodio ha come interprete principale un nome di primissimo piano: Totò ne Il guappo, Eduardo De Filippo ne Il professore, Sophia Loren in Pizze a credito, Vittorio De Sica ne I giocatori e Silvana Mangano in Teresa.

È poco conosciuta la storia circa la partecipazione di Vittorio De Sica come protagonista dell'episodio "I giocatori". Il grande regista - che più volte prese dalla strada gli attori e le comparse per i suoi film - offrì infatti il ruolo del conte Prospero all'avvocato penalista Alfredo Jelardi (Benevento 1890-1963) dopo averlo visto discutere una causa in tribunale a Napoli. Quando l'avvocato venne convocato da De Sica, in un grande albergo napoletano sul lungomare, si recò all'appuntamento accompagnato da tre suoi giovani nipoti. Ascoltò con attenzione la proposta circa il ruolo da interpretare, pur non avendo mai recitato né al cinema e né al teatro. Dopo aver a lungo meditato, l'avvocato Jelardi - che era stato allievo del grande Enrico De Nicola ed era molto noto a Napoli - decise però di rifiutare perché, disse, il ruolo del conte schiavo del gioco e ridotto in miseria rispecchiava, per troppi aspetti, la sua storia personale. De Sica insistette a lungo affinché accettasse la parte, ma il penalista fu irremovibile. Il loro incontro finì con una stretta di mano e con una richiesta di De Sica alla quale Alfredo Jelardi acconsentì con una punta di orgoglio: il regista avrebbe interpretato personalmente quella parte ispirandosi a lui, ma forse si ispirò a se stesso, essendo noto il suo debole per i tavoli da gioco, tipico di un giocatore compulsivo.

Ancor meno nota è la storia del suo giovane partner nello stesso episodio, Pierino Bilancione (nei titoli di coda fu erroneamente scritto Bilancioni): quell'esperienza fu la prima e anche l'ultima in campo cinematografico.

Il piccolo Pierino Bilancioni, è stato da adulto un noto e bravissimo artigiano gelataio di Posillipo, proprietario dell'omonimo bar. Ha ricevuto numerosi premi grazie al suo notissimo "gelato alla nocciola" ed era gentile e cortese con tutti, un gentiluomo. Adorato dai ragazzi di Piazza San Luigi, purtroppo morì nel 2000.

Totò interpreta il primo episodio del film e questo fatto lo indispone; nella rivista cui era abituato il primo quadro viene assegnato al componente meno importante della compagnia, ma un colloquio con De Sica chiarisce l'equivoco. Per il ruolo di "don Carmine" il regista De Sica sceglie un vero guappo del rione Sanità ma dopo un provino incerto decide di scartarlo: la situazione si fa drammatica un vero guappo non può accettare un rifiuto e De Sica si vide costretto ad accettarlo nella parte. Il film venne presentato nel 1955 in concorso all'8º Festival di Cannes e nel 1977 al Toronto International Film Festival. Fu poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Pure Antonio de Curtis ha qualcosa da ridire: gli secca che il suo episodio sia il primo, perché nel vecchio varietà il quadro iniziale era quello affidato ai nomi meno importanti della compagnia; ma De Sica lo convince facilmente che la sua immediata apparizione nel film è utile per dare un avvio robusto alla pellicola. L’episodio del Guappo è uno dei momenti più felici e famosi nella carriera del comico, la dimostrazione definitiva delle sue possibilità d’attore drammatico. “Quando L’Oro di Napoli usci in America”, ricorderà De Sica, “il critico del ‘New York Times’ intitolò il suo articolo sul film ‘Perle di recitazione dall’Italia’ e il pazzariello’ Totò fu per tutti una rivelazione. Proprio ne L’Oro di Napoli il personaggio di Totò aveva un risvolto drammatico che lui rese benissimo, perché era un attore completo, il più grande, a mio parere, che il teatro musicale e il cinema italiano abbiano mai avuto”.

Sul set Antonio ha tra l’altro modo di riallacciare i rapporti con Eduardo (che nel film ha in effetti il posto d’onore, l’ultimo, come professore di “pernacchio” sopraffino), con il quale da qualche anno l’amicizia si era un po’ allentata. De Filippo è contemporaneamente impegnato al Teatro San Ferdinando, dove una sera l’amico lo viene a vedere suscitando il giubilo della platea. Quella stessa sera, in camerino, Eduardo gli propone un film da girare insieme, con la complicità di Marotta, la storiella di un uomo arrivato talmente stanco al matrimonio che ogni suo tentativo di mettersi fra le lenzuola suscita nei familiari e nella servitù sospetti e congetture.

Il progetto finirà presto nel novero dei sogni mai realizzati, insieme a Totò e figlio, che Ponti e De Laurentiis annunciano con Sordi, e altri titoli e ipotesi che si affacciano sulla stampa in questi congestionati anni Cinquanta.

Nell'episodio "Il succube", i  guappi capitanati da Nino Vingelli attore napoletano molto utilizzato e che ha lavorato anche in Francia in un film con Jean Gabin, definiscono il professore Capezzuto il migliore cardiologo, il quale diagnostica ad un uomo con un adipe notevole (Pasquale Cennammo) e che per fare due rampe di scale di corsa il cuore già gli va a mille, che ha un cuore di leone e il fisico di ferro!

Il locale della pizzeria/friggitoria dell’episodio che vede Sofia Loren vestire i panni di una pizzaiola bella e adultera, è ubicato in Salita Porteria San Raffaele ma è utile evidenziare che il supporto per le riprese dell’episodio fu fornito dalla Pizzeria Starita sempre a Materdei.

Nell'episodio "Pizze a credito", nella claque consolatrice del povero Paolo Stoppa, a succhiarsi il dito ferito dopo che quest'ultimo ha spaccato uno specchio con una testata, si riconosce un giovanissimo Gigi Reder.

Nell'episodio "Teresa", tra gli ospiti invitati al matrimonio di facciata compare l'attrice teatrale Nunzia Fumo, una delle sorelle Finizio che figureranno nel film di Luciano De Crescenzo "Così parlò Bellavista". E' la donna che esprime "Auguri e ancora auguri!" ad una spaesata Mangano e la si nota ancora mentre la incita a intonare una canzone popolare romana.

Data di uscita
Belgio: L'or de Naples, 21 ottobre 1955
Finlandia: Napolin kultaa, 8 giugno 1956
Francia: L'or de Naples, 13 agosto 1955
Italia: L'oro di Napoli, 3 dicembre 1954
Portogallo: O Ouro de Nápoles, 3 novembre 1955
Stati Uniti d'America: The Gold of Naples, 11 febbraio 1957
Svezia: Neapels guld, 5 dicembre 1955


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Marottiano (banale dirlo, ma è così), con due eccezioni. Buon film, che spesso ben sposa il bozzetto al tragicomico, grazie anche ad un gruppo di attori di ottimo livello. Non marottiano (è di Zavattini) è il lacrimoso, ma dolcissimo, "Il funeralino", con colpo di scena sorprendente. Più pirandelliana che marottiana è la vicenda di Teresa: nonostante la Mangano, l’episodio stona e abbassa la media. Delizioso Furia, cornuto marito di una Loren da urlo. Grande Totò, grande De Sica, grandissimo Eduardo.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: De Filippo che dà precisi consigli tecnici sull’effettuazione dell’impeccabile pernacchio.

  • Film ad episodi tratto dall'opera letteraria di Giuseppe Marotta, rappresenta una riuscita divagazione del regista De Sica nel folklore locale (partenopeo in questo caso), grazie alla collaborazione storica con veri e propri monumenti dell'arte napoletana come De Filippo e Totò. Grazie a loro la tentazione del "bozzetto locale" è evitata o ridotta al massimo e prevale come tono generale un umorismo a volte più sottile di quello che sembra. Ottimo il cast anche nei ruoli secondari (vedi la prova del grande Paolo Stoppa).

  • Dall'accoppiata Marotta-De Sica (con mediazione di Zavattini) non poteva che scaturire un certo surplus di "colore locale", che però una tantum calza a pennello e corrisponde perfettamente allo scopo dell'operazione, calcolata con precisione nient'affatto partenopea. Notoriamente sfortunato al gioco, De Sica qui però sa far fruttare i suoi assi, e da Totò e Eduardo (magistrale quest'ultimo nella scientifica descrizione di come eseguire un pernacchio impeccabile) è ricambiato con due prestazioni eccelse, da non perdere.

  • Sguardo teneramente umoristico sullo spirito partenopeo. Notevoli i tre episodi più brevi e bozzettistici: il rarefatto "Funeralino", la partita di carte dei "Giocatori" (il bambino è strepitoso) e il grande Eduardo "Professore" che dispensa consigli. Più ordinarie nell'ambizione di vere e proprie narrazioni (ma poco grintose) le storie paradossali de "Il guappo", "Pizze a credito" e "Teresa": i primi due buoni per lo sguardo folk-antropologico della Napoli popolare dei bassi, e il terzo un po' troppo diluito nell'ambizione drammatica.

  • Notevole film di De Sica nonostante i fisiologici alti e bassi tipici dei film ad episodi, riscattati però da alti i cui decibel risuonano ben più di qualche stecca, tra l'altro nemmeno rovinosa. Semplicemente indimenticabile "Il funeralino" dove tutto è perfetto; assolutamente spassosi "I giocatori" dove il regista si prende in giro e incarna perfettamente il giocatore che non sa perdere e "Professore" in cui De Filippo e le sue lezioni sono memorabili. Bello anche "Il guappo". Dimenticabili, ma non certo brutti, "Pizze a credito" (comunque diventato famoso) e "Teresa" forse un po' lunghetto.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Tutto il funeralino; La pernacchia di De Filippo e l'impagabile sfuriata di De Sica che si lamenta della fortuna del suo avversario.

  • Quasi perfetti gli episodi brevi: "Funeralino" (espunto dall'edizione cinematografica perché ritenuto troppo deprimente) ed il geniale "I giocatori" con De Sica deliziosamente auto-ironico. Coloriti e gustosi gli episodi con Eduardo che impartisce lezioni di pernacchiamento, Totò pover'uomo che trova il coraggio di ribellarsi e la straripante Loren che mette le corna all'ingenuo Furia. Meno convincente l'ultimo con Mangano per eccesso di ambizioni melodrammatiche, ma il film nel complesso risulta una bella trasposizione dello spirito marottiano.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: De Sica che si rivolge al bambino come se avesse a che fare con un uomo adulto.

  • Mi sembrerebbe più appropriato "Loro, di Napoli" come titolo. Pur facendo un ritratto piuttosto realistico (cinematograficamente parlando) di una Napoli che molto lentamente cambia nel tempo, di oro se ne vede poco. Forse si vedono più caratteristiche, costumi, abitudini, modo di rapportarsi assieme e tanti altri sentimenti locali, tutta merce preziosa che ha reso, nel bene e nel male, così famosa la città, una città che solo vivendola si può capire e amare. Il film è comunque prezioso e si avvale di un cast che brilla, questo sì, come l'oro.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il funeralino.

  • A episodi, ognuno (escluso "Il funeralino") con un grande attore/attrice italiano/italiana di allora. L'insieme funziona, il filo rosso è lo spirito di Napoli (quasi un personaggio invisibile); è normale, per prodotti del genere, che alcuni episodi siano migliori di altri, ma va bene così. Contiene sequenze memorabili, estro, interpretazioni di valore, filosofia popolare dolce-amara, fatalità, umorismo genuino, semplicità narrativa. Non mi sembra poco...

  • Film a episodi diretto da Vittorio De Sica in cui si elogia la napoletanità. L'episodio con Totó è passabile ma niente di eccezionale (stesso dicasi per l'angosciante "Funeralino"). Debolucci anche quelli con Loren-Furia (salvato da un ottimo Stoppa e dalle procacità della Loren) e con la Mangano (brava ma poco aiutata dal copione). Godibili gli episodi di De Sica (divertente la sua partita a carte col bimbo) e di De Filippo, che col suo "pernacchio" è semplicemente memorabile.

  • Film a episodi - tratto da una raccolta letteraria di Marotta - nel quale De Sica ci mostra il lato folcloristico di una Napoli ormai quasi del tutto scomparsa, ma che vive nell'immaginario collettivo. Non tutto scorre limpidamente, ma gli episodi con De Filippo e, soprattutto, Totò, sono dei piccoli capolavori. Esempio di cinema in cui il vero protagonista indiscusso è la location in cui il film è girato, una città tentacolare, calda e amara al tempo giusto, nella quale gli attori che vi recitano non fanno altro che sublimarla.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò si ribella al guappo.

  • Tratto da un libro di racconti di Giuseppe Marotta, sceneggiato da Zavattini, questo film diretto da De Sica puzza di calcolo commerciale. Enciclopedia pittoresca di personaggi, luoghi, costumi e usanze della cultura partenopea, rilucente fenomenologia visiva di un millenario patrimonio di conoscenza e saggezza, tecnicamente mirabile ed esemplarmente interpretato e diretto, questo film rimane un magnifico esercizio di stile ma solo raramente si eleva oltre il bozzetto deamicisiano verso una visione più approfondita e autentica dell’umana realtà.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il "Pazzariello" Totò ci mostra la faccia triste e dolorosa della sua maschera; "Il funeralino" è un nobilissimo e poetico pezzo di cinema.

  • Questo film racconta "la vera Napoli", che oggi (forse) non esiste più. Il Maestro De Sica dirige 6 racconti da non perdere. Il Principe Totò dimostra di essere un ottimo attore drammatico (è la più straordinaria interpretazione di tutta la sua carriera cinematografica). Bravina Sophia Loren e applausi infiniti a Paolo Stoppa, davvero degno del Maestro. Ottima la Silvana Mangano nei panni di una prostituta. Commovente e amaro "Il funeralino". Memorabile e attuale la pernacchia d''o professore Eduardo. Un film che non invecchia mai.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'episodio con Totò "Il guappo" e la pernacchia di Eduardo.

  • Grandioso affresco di una Napoli che fu e che forse è ancora ma non più visibile. De Sica nella più grande tradizione del neorealismo affresca una Napoli non oleografica ma vera, con sei episodi tratti dal libro di Marotta, avvalendosi della sceneggiatura di Zavattini. Ogni episodio è una chicca con grandi interpreti: la bella pizzaiola Sophia, Totò che si ribella a un guappo, Eduardo e la filosofia racchiusa in una pernacchio, De Sica e il vizio del gioco, la tenebrosa Mangano e l'organizzazione di una madre del funeralino di un figlio.

  • De Sica inizia a darsi all'industria e lo fa, intanto, sottovoce. "L'oro di Napoli" conserva umori e anche pratiche cinematografiche attinenti al neorealismo, specialmente a quello declinato da Zavattini, anche qui sceneggiatore. Ma stavolta ci sono le star, c'è il folklore locale e c'è una scaltra impaginazione a episodi per tutti i gusti. Dalla garbata commedia al dramma (molto brava la Mangano in un episodio dolorosissimo). Il migliore, però, è l'asciuttissimo "Funeralino", uno degli ultimi frutti di un neorealismo già in decadimento.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Per ridere, Stoppa e la sua recita per la morte della moglie. Per riflettere, tutto l'episodio del "Funeralino".

  • Film a episodi, alcuni pregevolissimi sia per soggetto (novelle di Marotta) che per regia (De Sica) e interpretazione (Eduardo e Totò su tutti, una grande Sophia Loren). Ottimi comprimari (Paolo Stoppa, Giacomo Furia, Tina Pica). Un classico da vedere e rivedere...• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: 'O pernacchio; Eduardo il dispensatore di consigli.

L Oro di napoli

Per il ruolo di "don Carmine" il regista Vittorio De Sica sceglie un vero guappo del rione Sanità ma dopo un provino incerto decide di scartarlo: la situazione si fa drammatica, un vero guappo non può accettare un rifiuto e De Sica si vide costretto ad accettarlo nella parte.

L Oro di napoli 1 logo

‘O Pazzariello si presentava in pubblico impugnando in una mano un bastone dorato e nell’altra, bene in vista, un fiasco di vino, o altri prodotti di prima necessità (pane, pasta) che andava pubblicizzando per conto di una nuova “Cantina” (Osteria) o di una nuova “Puteca” (negozio alimentare). In realtà il vecchio Pazzariello fu l’antesignano degli attuali imbonitori pubblicitari e si può definire un banditore, che, vestito di variopinte uniformi, per le vie della città informava il popolo dell’apertura di nuovi negozi recitando e cantando filastrocche, accompagnato da una sua piccola banda di suonatori, generalmente, un tamburino, un putipù, uno scetavajasse e un triccheballacche.


Così la stampa dell'epoca

«[..] Il primo di cui è protagonista Totò , ci racconta la grande giornata di don Saverio [..] De Sica non si è lasciato prendere la mano dal gusto del pittoresco nemmeno avendone così propizia occasione . La fermezza con cui egli controlla e indirizza la recitazione di Totò è un'altra qualità , in somma grado apprezabile , dell'episodio " .
E Guido Aristarco : " [..] Il vero , autentico oro è proprio [..] nel saper guidare e controllare la maturità espresiva di un Eduardo e di un Totò [..]". Dopo aver tentato il «salto di qualità» con il film di De Felice, Antonio de Curtis accetta con grande gioia la proposta di un nuovo film «importante». Girato subito dopo I tre ladri, L'oro di Napoli di Vittorio De Sica è una delle poche vere grandi occasioni che Ponti e De Laurentiis offrono a Totò per migliorare la sua carriera e imporsi, anche fuori dall'Italia, con un prodotto di qualità.»

Lorenzo Quaglietti


«Il film è basato sull'omonima raccolta di racconti, un denso affresco della Napoli popolare, un girotondo di mille sapide figurette che il napoletano Giuseppe Marotta ha estratto dai propri ricordi e dalle proprie nostalgie. [...]»

Alberto Anile


«Chi dunque ci darà un film su Napoli? - chiedeva or non è molto Prisco. Certo è triste, oltre che paradossale, dover concludere, come concludeva Prisco, che i film migliori su Napoli in questi ultimi anni sono quelli girati nella stessa città da locali registi e produttori: i vari Madunnella e Malaspina che stanno al cinema come, sui palcoscenici rionali della stessa Napoli, le "canzoni sceneggiate" stanno al teatro di prosa, e nei quali tuttavia, sia pure con tutto il candore del dilettantismo, è rintracciabile quel volto della città che ancora aspettiamo ci venga offerto da un regista con dignità d'arte e di poesia. [...]

Guido Aristarco


«La Signora Hilda L. mi scrive: « A suo tempo vidi il film L'oro di Napoli, ma il Suo libro, che forse contiene la risposta a una domanda che Le farò, non lo avevo letto; e mi é tuttora ignoto. Non sono meridionale; vivo da parecchio nel Sud, eppure molte cose non hanno ancora finito di sorprendermi. L'episodio del film che m'interessò maggiormente fu quello in cui appariva Silvana Mangano. Ed ecco il punto che non mi riuscì chiaro: quando Teresa, dopo essere fuggita nella notte, si calma, si rassegna e torna indietro, un balcone s'illumina e il portone si apre. [...]»

Giuseppe Marotta


«Io credo che le difficoltà della riduzione cinematografica di L'oro di Napoli saranno chiare a tutti quando avrò detto che a voler ridurre il libro di Marotta così com'è, con tutto quello che di serio e di poetico c'è dentro, sarebbe stato necessario fare un film di settantacinquemila metri. Bisognava invece, da questi settantacinquemila, ricavare tremila metri soltanto, e però non tradire, anzi rappresentare quel mondo dalle mille facce e dai molteplici toni che è la Napoli di Marotta. [...]»

di Cesare Zavattini


«Lo si attendeva parecchio, questo film di De Sica. L'ultimo suo era stato piuttosto fiacco, senza una sua impronta (Stazione Termini), al punto da rendercene quasi in creduli. Non per nulla De Sica è il nostro regista sul quale si può maggiormente contare, e il vederlo abbandonarsi a un abile mestiere, ma a un mestiere soltanto, aveva non poco deluso. Costrizioni contingenti di produzione, o stanchezza, o addirittura sfiducia? Forse di tutto un po'; e il regista si rimette poi a fare l'attore e, facendo l'attore, fa un po' di regia per procura, si potrebbe dire della consulenza, senza palesi responsabilità. [...]»

Mario Gromo


«L’oro di Napoli è certo, fra le collane di racconti di Marotta, una delle più vive, saporose e colorite. Ci evoca tutta una galleria di personaggi a volte strambi, a volte singolari, ma sempre nella loro malinconia e nella loro drammaticità, umanissimi e perfetti: come umana e perfetta appare la cornice napoletana che li circonda piena di forza e di vita, anche se priva di gaiezza. Il film di oggi, sceneggiato da Cesare Zavattini e diretto da Vittorio De Sica, si rifii a cinque racconti di quella collana, senza però una eccessiva fantasia, con un tono e una cadenza quasi crepuscolari che ne spengono almeno in parte il primitivo calore. [...]»

Gian Luigi Rondi


«Napoli è così sentita da Marotta e da me che ritengo nel film risulterà per quella che è, che è sempre stata; uno dei misteri di Napoli infatti sta in questa sua immutabilità rispetto ai secoli, per cui la gente di Napoli con i suoi costumi, le sue abitudini, la sua filosofia non muterà mai. Io spero che il film abbia rispettato lo spirito del libro di Marotta; e del resto Marotta stesso, che ha collaborato alla sceneggiatura con Zavattini e con me, e stato il più accanito difensore dei suoi racconti. [...]»

Vittorio De Sica


«Mi sono avvicinato al lavoro di sceneggiatura del mio libro malvolentieri. Avendo nutrito la materia da scrittore, pensavo di poter nuocere alla elaborazione di quella che, a mio parere, deve essere un'opera a sé, libera, con un carattere inconfondibile. Spinto da De Sica, ho finito tuttavia con l'accettare, contento di poter lavorare con Cesare Zavattini, il quale, non avendo le mie remore, poteva permettersi una libera rielaborazione del libro. Ma Zavattini, uomo del nord, avrebbe saputo penetrarne lo spirito? Anche questo dubbio mi ha sfiorato, presto dissolto dalla constatazione che per il talento non c'è materia che tenga. [...]»

Giuseppe Marotta



Cinema, 31 marzo 1954 - Vittorio de Sica cerca l'Oro di Napoli

Cinema Nuovo, 15 luglio 1954 - L'oro e la banca di Napoli


Cinema Nuovo, 1 aprile 1954 - Carnet di Napoli con oro o senza

La censura

Per incredibile che possa sembrare, anche L’Oro di Napoli ha problemi con la censura. Al ministero pretendono di cancellare l’esclamazione “cornuto!' dall’episodio Teresa, e di concludere in maniera più conciliante lo stesso episodio (e De Sica, pur di far togliere il divieto ai minori di 16 anni, si risolve a rigirarne il finale gettando Marotta nello sconforto)

Alberto Anile

Foto di scena e immagini dal set



Foto: Getty Images


Le incongruenze

  1. Nel tragicomico episodio del conte (De Sica stesso) interdetto al gioco che obbliga ogni giorno il figlio del portiere di casa a interminabili partite a scopa, il dorso delle carte da gioco cambia disegno.
  2. Nel primo episodio, quello con Totò che fa il "pazzariello", il camorrista Carmine Javarone viene cacciato di casa. Mentre girovaga fra i vicoli credendo di essere gravemente malato di cuore, i suoi amici si avvicinano con un insigne cardiologo, chiedendo a Javarone se vuole farsi visitare a casa propria. "No," risponde lui, "quello che dobbiamo fare, facciamolo qua." E cioè per la strada, perché è lì che il gruppo si trova. Ma nelle scene successive don Carmine si fa visitare in una camera da letto.
  3. Nell'episodio interpretato dalla Loren, nella scena in cui prega in latino attorniata da alcuni uomini intervenuti a consolare il vedovo, l'attrice si copre il decolletè senza abbottonarsi ma se notiamo la sequenza successiva, la maglia a bottoni della Loren è completamente chiusa!
  4. Nell'episodio della Loren, si vede il monaco che riceve una offerta calata col paniere da quella che si presuppone una finestra, ma quando il monaco si allontana e nella scena successiva, con un giovanissimo Giacomo Rondinella, del giovane sul carretto, si vede che in quel punto c'è solo un alto muro e nessuna finestra o balcone. Visto nel film e verificato dal vivo, poichè conosco bene il posto dove è stata girata la scena.
  5. Paolo Stoppa, nell'episodio della Loren, interpreta un neo-vedovo che si dispera per la morte della moglie. In una scena si getta di testa contro un specchio che va in frantumi, ma i vetri si rompono un attimo prima dell'impatto..
  6. Nell'episodio di Teresa (splendidamente interpretato da Silvana Mangano) nella scena in cui lei si prepara frettolosamente la valigia, si veste in maniera disordinata con la camicia aperta e il bavero della giacca rivolto all'interno. Nell'inquadratura successiva (che copre lo stacco quando lei esce dalla porta) è perfettamente vestita, in maniera ordinata con il bavero della giacca apposto. E' ovvio che le due scene sono state girate in due momenti diversi.

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Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
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La piazza dove Totò, di ritorno dal cimitero, arriva è Piazza Sanità, Rione Sanità, Napoli
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La piazza nella quale Don Saverio Petrillo (Totò), alla vigilia di Natale fa la parte del “Pazzariello” pronunciando la famosa frase “attenzione.., battagliò” è sempre Piazza della Sanità nel rione Sanità, a Napoli, naturalmente. Siamo nell'angolo della piazza che dà verso via San Severo Capodimonte.
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Da quest’altra inquadratura della piazza, dove vediamo la gente divertita dallo spettacolo, si possono riconoscere la chiesa di Santa Maria della Sanità e l’omonimo ponte (corso Amedeo di Savoia)
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Episodio "I giocatori" - Il Conte Prospero B. (Vittorio De Sica) abita in Piazza del Gesù Nuovo, Napoli. Ho scelto l'inquadratura larga, che mostra il portone del palazzo da cui esce De Sica, i due negozi ed il portone del liceo sulla destra. Il palazzo era in "Napoli violenta" la sede del Commissariato.
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Qui il Conte Prospero (De Sica), essendo un incallito giocatore ed avendo chiesto invano un prestito al suo cameriere, costringe il figlio del portiere, Gennarino (Bilancioni), ad una partita a scopa all'interno di una casa nel palazzo stesso, presumibilmente l'abitazione del portiere stesso. Il Conte perderà. Si nota portiere e le scale del palazzo.
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Episodio "Teresa" - Il bar in galleria dove Teresa (Silvana Mangano) incontra il suo futuro marito (Erno Crisa) è in Galleria Umberto I, Napoli.
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Episodio "Teresa" - La chiesa dove Teresa (Silvana Mangano) ed Erno Crisa si sposano è la Basilica di San Francesco di Paola in Piazza Plebiscito, Napoli
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Episodio "Il Guappo" - LA CASA DI TOTO' E I SUOI DINTORNI - Sono un po' le location che si vedono nell'episodio e che ci mostrano la casa di Totò e ciò che gli si muove attorno sulla Salita dei Cinesi, Rione Sanità, Napoli. Qui vediamo Totò dirigersi verso casa e percorrere la Salita dei Cinesi. L'inquadratura non è purtroppo la stessa, ma si può comunque notare il portone cui passa di fianco Totò.
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LA CASA DI TOTO' - La casa di Totò, dal quale lo vediamo uscire, è in Via Guido Amedeo Vitale, Rione Sanità, Napoli
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IL BARBIERE - Il barbiere dove si trova Don Carmine (Pasquale Cennamo) è in Salita dei Cinesi, Rione Sanità, Napoli
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Il panificio e altro ancora li trovate nella tavola qui sopra, nella quale si mostra come sono posizionate le location nella zona.
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Episodio "Teresa" - Il palazzo dove vivono Crisa e la Mangano dà su Piazza Carità ed è situato fra Via Morgantini e Via Caravita Tommaso.
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Questa una mappa che chiarisce un po' la posizione dei palazzi (col pallino rosso e la visuale dell'inquadratura è segnata la casa della Mangano e Crisa)
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Ecco l'ingresso del palazzo, visto anche oggi nelle foto. La finestra della Mangano è quella che vedete illuminata e, nella foto di oggi, cerchiata di rosso.
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Episodio "Pizze a credito" - La pizzeria dell'episodio di Sofia Loren e Giacomo Furia si trova in Salita Porteria San Raffaele, Rione Materdei a Napoli. E' utile evidenziare che il supporto per le riprese dell’episodio fu fornito dalla Pizzeria Starita sempre a Materdei.
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Vista da un'altra inquadratura.
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Episodio "Pizze a credito" - Il terrazzo da cui Paolo Stoppa tenta di buttarsi "disperato" per la morte della moglie ("...Clara... chella mureva e io mangiav'a pizza") è sito in Via Sant'Agostino degli Scalzi, Rione Materdei a Napoli.
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L'inquadratura dal basso.
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Episodio "Il professore" - Il professore Don Ersilio Miccio (Eduardo De Filippo) vende saggezza e insegna agli abitanti del quartiere come liberarsi dell'invadenza di un nobile attraverso l'uso del "pernacchio" (da non confondersi con la volgare pernacchia). L'episodio è ambientato in Vico purgatorio ad Arco, nel Centro Storico di Napoli. La porta diventata finestra (sotto il balcone a sinistra) è l'unico particolare che non corrisponde all'originario. Ma che in quelle zone di Napoli un balcone diventi finestra (o viceversa) è cosa abbastanza frequente anche in considerazione che sono passati molti anni. Comunque si nota che l'intonaco sotto la finestra non è quello originario del palazzo.
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Qui (siamo sempre in Vico Purgatorio ad Arco) il duca Alfonso Maria di Sant'Agata dei Fornari rientra nel portone del suo palazzo per uscire con la sua auto, dopo aver fatto sgombrare la strada dagli oggetti esposti in strada dagli abitanti del quartiere.
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La scena finale episodio è invece girata nell'adiacente Vico San Pellegrino. Don Ersilio (Eduardo De Filippo) dopo che di lì è passata l'auto con il duca, si volta per ascoltare il pernacchio che gli abitanti del quartiere fanno al passaggio dell'auto. 40°51'06.17'' N 14°15' 18.50'' E
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Episodio "Il professore" - Persone del posto ricordano perfettamente i fatti. Anche la cappella del muro dove Tina Pica accende le luci non c'è più. Sono passati molti anni in effetti e sono state apportate molte modifiche esterne ai "bassi" e balconi come tettoie, verande e installazione condizionatori esterni. Ecco un'altra angolazione dove si vede l'angolo dov'era la cappella a muro.
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Episodio "Pizze a Credito" - Il Palazzo del tradimento: Sofia esce dal palazzo, poi passa davanti alla chiesa, si fa il segno della croce e ritorna alla pizzeria da suo marito Rosario. Siamo in via Materdei, a Napoli.
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Episodio “Pizze a credito” - La chiesa dove si reca il pizzaiolo Rosario (Giacomo Furia) per chiedere al parroco suo cliente se per caso il prezioso anello perduto dalla moglie Sofia (Sophia Loren) si trovasse impastato nella pizza che il religioso ha da poco consumato è, come noto, la Chiesa di Santa Maria della Verità già Chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi, in Vico Lungo Sant’Agostino degli Scalzi, Napoli
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Episodio "Il funeralino" - La salita dove passa il corteo funebre organizzato dalla madre è alla Cupa Caiafa a Napoli. Se noi infatti capiamo che il fotogramma del film inquadra lo stesso punto visibile in Il giudizio universale (1961) (fotogramma centrale), capiremo facilmente che il punto inquadrato è proprio quello che si vede nella foto di oggi.
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Episodio "Teresa" - La casa di tolleranza che Teresa (Silvana Mangano) lascia per andare a sposarsi è in Vico Figurelle a Montecalvario all'altezza del Largo Barracche, a Napoli.
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Episodio "Funeralino" - Il terrazzo del palazzo dove ha inizio il funeralino è in vico Lammatari, al Rione Sanità, Napoli. La scena si apre con una panoramica, con cui è possibile fare un confronto. L'immagine attuale è divisa in due altrimenti sarebbe venuta troppo piccola
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Il punto rosso qui sopra indica il terrazzo, che vediamo in questo fotogramma (la scena non ha stacchi)
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Episodio "Il funeralino" - Il vicolo da cui il corteo funebre sbuca nella "via grande" come aveva chiesto la madre al cocchiere è, come già segnalato in Cineprospettive, vico Antonio Serra a Napoli.

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
Alberto Anile, "Teresa era una di quelle". Tagli, censure e reprimende a 'L'Oro di Napoli’, “Ciemme” n. 160, 2009, pp. 30-37.
Vittorio De Sica: Un clown nato ma anche un principe, “Paese sera”, 18 marzo 1973.
Antonio Pitta, Eduardo, “Festival”, n. 72, 15 maggio 1954.
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983