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DESTINAZIONE PIOVAROLO

Inizio riprese: maggio 1955 - Autorizzazione censura e distribuzione: 10 dicembre 1955 - Incasso lire 313.013.000 - Spettatori 2.143.925


Detti & contraddetti

Lei vuole denunciare una nascita? Mi dica, il padre è lei e nessun altro?


Un altro un corno!


Se Piovarolo si chiamasse così perché ci piove spesso, a Chiasso ci dovrebbe essere chiasso e a Lecco si dovrebbe leccare. 


lo non so se l'erba campa e il cavallo cresce, ma bisogna avere fiducia.


Appunto, è questo che volevo dire.


Ho la crisi stazionaria, la stazione in crisi.


Un garibaldino morto mentre suonava la tromba: fu trombosi acuta, o acuto di trombetta?


Essere o non essere fascista? Questo è il problema... Ignorare, morire di fame, oppure sfidare l'avversa fortuna e combattere?


Parola d'onore d'onorevole?


Totò Esposito

Scheda del film

Titolo originale Destinazione Piovarolo
Paese Italia - Anno 1955 - Durata 89' - b/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Domenico Paolella, Mauro Morassi (aiuto) - Soggetto Gaio Fratini - Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Stefano Strucchi - Produttore Alfredo de Laurentiis(organizzazione), Isidoro Broggie, Renato Libassi (direttore) per D.D.L. Lux, Giorgio Morra(ispettore) - Distribuzione(Italia) Lux Film - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Angelo Francesco Lavagnino - Scenografia Piero Filippone - Costumi Gaia Romanini - Trucco Giuliano Laurenti


Totò: Antonio La Quaglia - Marisa Merlini: Sara, la moglie - Irene Cefaro: Mariuccia La Quaglia, la loro figlia - Tina Pica: Beppa, la casellante tuttofare - Ernesto Almirante: Ernesto, il vecchio garibaldino - Arnoldo Foà: il podestà - Enrico Viarisio: l'on. De Fassi, popolare - Paolo Stoppa: l'on. Marcello Gorini, socialista - Fanny Landini: Rita, la vedova - Nando Bruno: Il Sagrestano - Mario Carotenuto: il capostazione uscente - Giacomo Furia: il segretario di de Fassi - Carlo Mazzarella: il segretario di Gorini - Nino Besozzi: il ministro delle comunicazioni - Leopoldo Trieste: il segretario del ministro - Marco Guglielmi - Lilia Landi - Alessandra Panaro

Soggetto, Critica & Curiosità

1955-destinazione-piovarolo3Soggetto
1922: il ferroviere Antonio La Quaglia, dopo tre anni di attesa, si aggiudica l'ultimo posto disponibile nella sperduta località di Piovarolo. Qui lo attende con ansia il capostazione con la sua famiglia. Ben presto comprende per quale motivo il collega fosse così felice di andarsene: nel paesino ferma un solo treno al giorno e la vita scorre decisamente monotona. Come se non bastasse, il tempo è sempre brutto e fa notizia l'uscita del sole.
Un giorno scende dal treno la giovane maestra Sara, che cade perché il mezzo non aveva ancora arrestato la sua corsa. Irritata per l'accaduto, fa rapporto e La Quaglia subisce un rimprovero. Passa il tempo e il vecchio Ernesto, trombettiere di Garibaldi, è moribondo. Ha voluto vestirsi con la sua divisa di Calatafimi. In punto di morte chiede di parlare col capostazione perché vuole indossarne il berretto nuovo molto simile a quello dei garibaldini, che purtroppo gli è stato mangiato dai topi, ma Antonio si rifiuta.

Intanto il deputato socialista Marcello Gorini arriva apposta da Roma a chiedere all'uomo di avallare e sottoscrivere che Garibaldi abbia detto "Caro Nino, qui si fa l'Italia socialista o si muore". Ernesto si rifiuta ma interviene Antonio disponibile a cedere il suo berretto in cambio del suo trasferimento dal paese.

A Roma intanto popolari e socialisti si sono alleati al governo e insieme gli offrono il trasferimento a Viterbo o a Massa Carrara, ma l'uomo vorrebbe invece andare a lavorare nella sua Napoli. Viene accontentato, ma è sabato 28 ottobre 1922 e il telegrafo batte il messaggio che l'Italia è diventata fascista.

Durante la guerra una lettera gli comunica il trasferimento da Piovarolo a Rocca Imperiale, ma è solo il paese che ha cambiato nome. Sono in atto le nuove disposizioni: prevedono uno scatto per ogni due figli e così La Quaglia decide di prendere moglie. Si fa avanti la maestra del paese, che è nubile ed ha un cognome di chiara origine ebraica; la donna ha l'obbligo di prendere marito, soprattutto per cambiare cognome, e senza preclusioni prende l'iniziativa e corteggia Antonio.

Presto i due si sposano ma i presagi sono infausti: proprio la prima notte di nozze ci sono 18 treni di passaggio che non consentono loro di stare insieme. Non solo, ma Antonio accumula note negative e viene anche rimproverato perché sua moglie non è di razza ariana.

Il tempo passa e le ambizioni di carriera di Antonio diventano sempre più irraggiungibili. Fa di tutto per chiedere un trasferimento, ma senza successo. Intanto la figlia è diventata una giovane donna annoiata dalla vita del paese e vogliosa di diventare attrice.

Proprio lei facendo rotolare un sasso su un paesano involontariamente scatena una notizia che passando di voce in voce diventa quella della montagna che è franata. Sara sostiene le ambizioni della figlia e rimprovera ad Antonio di essere un fallito, quando arriva una telefonata: su un treno di passaggio viaggia il Ministro delle Comunicazioni. Antonio approfitta della notizia della presunta "frana" della montagna di Pizzolungo per fermare il treno. L'uomo spera di poter ricevere un encomio dal Ministro per aver salvato delle vite umane, ma le cose andranno diversamente.

Critica e curiosità

Girato su pellicola Ferrania C.7, sonoro Western-Electric, sviluppo e stampa Istituto Luce.

Diretto da Domenico Paolella, all’epoca sotto contratto con la Lux, è una variazione sulla dialettica uomini-caporali e ulteriore galoppata storica dall’era fascista a quella democristiana. La vicenda amarognola del capostazione sfortunato, vittima di politicanti e portaborse opportunisti, doveva finire con una chiusa sferzante. Furono girati tre finali e nella conclusione scelta, più allusiva ma anche un po’ brusca, il treno vola via lasciando Totò e famiglia a illudersi in un trasferimento sempre meno probabile.

La grande novità è che, accanto alla Lux, coproduce il nuovo marchio DDL, dai cognomi dei fondatori Antonio de Curtis, Alfredo De Laurentiis (fratello di Dino) e Renato Libassi (amministratore dell’attore). Il film viene girato tra maggio e giugno del '55, nei teatri Amato mentre gli esterni nelle vicinanze di Roma; inutile dire che la cittadina di Piovarolo è frutto di invenzione. Già in questo film Antonio de Curtis mostra problemi alla vista che si manifesteranno in maniera più evidente solo un paio d'anni più tardi.

Probabilmente il regista Domenico Paolella si è divertito a comparire nel film, più volte, non di persona ma in figura. Si è fatto ritrarre come Ing. Giorgio Stephenson e affiggere sul muro della stazione. Con la fotografia dell'Ingegnere Totò dialoga spesso, sottoponendogli le cose che ha fatto di volta in volta ed attendendo (invano) risposta, quasi che l'immagine di Stephenson fosse lì a mo' di severo censore del suo operato come ferroviere.

Ambientazione

Gli esterni sono stati girati a Mazzano Romano e la stazione di Piovarolo è ambientata in quella di Roma Salone, alla periferia est di Roma, sulla linea ferroviaria Roma-Pescara.

Canzoni

Achille Togliani canta la canzone Abbracciato cu'te di Antonio de Curtis.


Così la stampa dell'epoca

«La presa in giro ottiene, per noi italiani, i più sicuri effetti dì critica e il film sollecita i consensi appunto attraverso la caricatura. Il copione è stato eliminato con sapide trovatine che il regista ha adeguatamente tradotto in immaginL Totò colorisce in burlesco il personaggio del capostazione, prestandogli alcuni tocchi del suo repertorio abituale; rinunziando a molti di essi, però, è risultato più umano, dimostrando la sua attitudine a trasformarsi da marionetta in essere umano.[...]»

Maurizio Liverani, («Paese Sera», 18 dicembre 1955)


«[...]Il soggetto del film, appositamente elaborato per l'interpretazione di Totò, pur rinunziando a troppo facili effetti comici, ricalca situazioni già ampiamente sfruttate, senza rinunciare ad un pìzzico di spirito qualunquistico che aleggia in alcune parti. Totò si dimostra ottimo e misurato attore [...]»

Vice, («l'Unità», Roma, 17 dicembre 1955)


«Nel riprendere le redini del proprio destino cinematografico Antonio de Curtis ricade nell'errore di Totò cerca pace: tira di nuovo le briglie al suo estro comico, cercando riparo dentro i meccanismi ben oliati di due bonarie commedie, Destinazione Piovarolo (prodotto da Lux e D.D.L.) e Il coraggio (D.D.L.). In entrambe Totò mette a riposo la folle mimica che l'ha reso inconfondibile, puntando invece su una recitazione naturalistica, sulla rassegnazione del personaggio «umano» vessato dagli eterni caporali e dalle ristrettezze economiche. [...]»

di Alberto Anile


I documenti

Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Dopo un primo tempo grazioso, la seconda parte del film rallenta, perdendosi pure in rivoli non spiegati (la passione della figlia per il cinema), e fa rimpiangere il precedente puro tono scherzoso che via via viene contagiato, talora dal tentativo di volare un po' più in alto, talora da approssimazioni un po' brusche. Clamoroso errore geografico (vedasi in Curiosità). "Ottimi comprimari" (Morandini), fra i quali Mario Carotenuto.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il trasferimento a Rocca Imperiale...

  • Capostazione in un paesino sperduto e dimenticato sogna una stazione più grande e le aspirazioni per un avanzamento di carriera attraversano senza soluzione la storia d’Italia dal fascismo ai giorni nostri. Grande Totò (e grande Tina Pica) in un film godibile e amaro, con guizzi felici di comicità e perfino di satira sul trasformismo politico e sul disinteresse della politica per la vita reale. Talvolta la storia (e il film con lei) langue, ma nel complesso si fa vedere e rivedere con gusto.

  • A metà tra commedia e dramma, una discreta pellicola ben diretta dal bravo Paolella e dotata di un buon ritmo. Totò e Tina Pica duettano alla grande e sono ben sostenuti da un ottimo cast di supporto, capeggiato da un sempre eccellente Paolo Stoppa. Alcune scene sono da antologia, vedasi il finale. Da riscoprire.

  • Un Totò meno comico del solito in una buona commedia che attraversa 30 anni di storia d'Italia (e dei partiti che vi si sono succeduti) facendo una buona satira di costume, spesso divertente e amara al tempo stesso. Il protagonista è grande come sempre e sa tenere in piedi anche qualche momento un po' più spento, contornato da un bel gruppo di caratteristi e comprimari (tra cui un grande Stoppa, uno spassoso Besozzi e una particina iniziale per Carotenuto). Non spumeggiante come altri film del principe, ma interessante.

  • La vita di un impiegato statale (capostazione ferroviario), dal suo entusiasmo per aver vinto il concorso che lo assegna allo sperduto paese di Piovarolo fino alle innumerevoli delusioni dei mancati trasferimenti; il tutto attraverso la storia di un'Italia che si trasforma politicamente, dalla monarchia alla repubblica. Assieme a Totò (perfetto per la parte) una galleria di personaggi caratterizzati dai nomi migliori dell'epoca in una sceneggiatura che non risparmia nessuno, mettendo in evidenza le caratteristiche meno nobili dei politici di turno.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le apparizioni di Tina Pica.

  • Il binomio Paolella-Principe De Curtis ha prodotto un paio variazioni sul tema totoesco decisamente anomale, toccando le corde più drammatiche, meno macchiettistiche della nostra straordinaria Maschera. Piovarolo, oggetto di visioni plurime, segue le vicende di un eroe dei nostri tempi: il capostazione La Quaglia, costretto a sgomitare nella tenaglia tra Italia monarchica, fascista e repubblicana. Forse qualunquista, ma non banale e condotto con un ritmo invidiabile (script di Benvenuti e De Bernardi). Messe memorabile di caratteristi: grandi Stoppa e Pica.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le "apparizioni" della Beppa; Il vecchio garibaldino di Almirante; Il farfugliante ministro tonto di Besozzi con Segretario mellifluo (Trieste) a carico.

  • Se non uno dei più comici sicuramente, tra tutti i film di Totò, uno di quelli che fa riflettere di più. Anche perchè, seppur tra frizzi e lazzi, c'è una pesante critica a tutto il sistema politico e a chi lo ha gestito. Dal Ventennio fino ai giorni della Repubblica. Cambia la musica, ma gli orchestrali sono sempre gli stessi. Un merito va sicuramente alla sceneggiatura, oltre che alla regia. Poco passato dalle Tv, andrebbe sicuramente riscoperto.

  • Le avventure del capostazione Antonio La Quaglia, nella sperduta e amena Piovarolo, sono il quadretto per una critica, neanche troppo velata, alla società italiana del ventennio fascista e al trasformismo politico che perdura ancora oggi. La prima parte regala spunti divertenti e interessanti, ma ben presto il film si arena e lo stesso Totò fatica a trovare il ritmo giusto a causa di una sceneggiatura che finisce le idee. Piccolo encomio per Tina Pica, che riesce sempre a lasciare il segno.

  • Un buon Totò spalleggiato da una straordinaria Tina Pica è al servizio di una commedia comica e a tratti un po' amara non del tutto riuscita. L'idea di base è buona, ma lo svolgimento a tratti risulta essere noioso a causa di qualche lungaggine di troppo.

  • Bel film di un'Italia che non c'è più da millenni, sia come persone che come mentalità, nonostante documenti le consuete meschinità soprattutto a livello dirigenziale (e qui la distanza da noi è davvero minima). Girato con spontaneità, può essere diviso un due parti: una prima molto originale e intelligente e una seconda in cui la "maniera" e la commedia banalotta prendono il sopravvento quasi a voler prolungare il film per portarlo alla durata di 90' circa. Comunque bello e godibile. Girato nella stazione di Roma Salone.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La casellante, manovale, guardiasala che all'occorrenza accudisce anche i capistazione celibi.

  • Bella commedia di Paolella che una volta tanto stringe l'esuberanza di Totó in una sceneggiatura vera, dandogli la possibilità di mostrare le sue qualità di attore drammatico, spesso poco sfruttate dai registi che l'hanno diretto. La storia si svolge lungo un ampio arco temporale in cui vengono messi alla berlina i difetti di una classe politica inadeguata con una satira efficace e non banale. Tende a rallentare nel finale e forse si sente la mancanza di una spalla di rilievo per il Principe. Bene i comprimari, con Stoppa e la Merlini al top.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il tira e molla di Almirante; I monologhi davanti al ritratto di Stephenson; Il "trasferimento" da Piovarolo a Rocca Imperiale.

  • Una stazione ferroviaria di uno sperduto e piovoso paese di provincia come la Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari di Buzzati, il modesto capostazione Totò come il Tenente Drogo; un luogo metafisico più che reale un posto, più che statale, del desiderio e del sogno dove attendere qualcosa di importante che non arriverà mai…. Ma anche una satira politica su l’eterna classe politica intrallazzatrice italiana che rimane uguale anche se cambiano i regimi. Una proto commedia all’italiana con un Totò in gran forma tra comicità, grottesco e realismo.

  • Commedia agrodolce che attraversa un discreto arco temporale di vita dello sventurato capostazione interpretato da Totò, che parte ultimo in graduatoria nel concorso pubblico e viene rilegato in una stazione da incubo. Tuttavia, l'intrepido protagonista non si perde mai d'animo e continua a sperare, fino alla fine, di raggiungere il tanto agognato trasferimento. Il film è retto quasi totalmente dal Principe, che interagisce con varie spalle (la simpatica Pica, l'odioso Stoppa anche qui in versione "caporale").• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'inizio con Totò che scorre la graduatoria; L'illusorio trasferimento a Rocca Imperiale; La frana.

L'altro finale


Girammo tre finali perché era difficile concludere quel film. In una di queste conclusioni, sempre amare, Totò era stato retrocesso a casellante, per punizione aveva preso il posto di Tina Pica. Lo si vedeva in un’immagine sbalorditiva ma troppo cattiva: lui sotto la pioggia che fa il casellante, col famoso treno con il quale ha combattuto per anni che gli passa davanti schizzandogli la pioggia in faccia. Era un po’ violento, lo debbo ammettere, però era molto bello, ed è quello a cui credevamo tutti quanti, anche la produzione. Fu un distributore a volerlo cambiare.

Domenico Paolella


Il finale era un altro e molto più bello, con La Quaglia che, in seguito alla colpa di aver simulato un frana e fermato il treno su cui viaggiava il ministro, venica retrocesso a casellante, con conseguente catastrofe familiare. Lo riferisce lo stesso Paolella nel corso di una conversazione con Alberto Anile, specificando che l'ultima scena era stata girata e montata, per essere poi scartata in seguito all'insistenza di un distributore che non voleva chiudere con un Totò avvilito fino a quel punto. Invece, questa conclusione era davvero coerente con tutto l'assunto.
In una delle tante sere di pioggia battente, la macchina da presa inquadra La Quaglia, ormai ridotto a casellante, che con la paletta in mano fissava con rabbia quel treno che era l'unico a fermarsi a Piovarolo e che per tutta la vita l'aveva perseguitato. Il treno partiva sbuffando e un fiotto di acqua andava a colpire in viso l'ex capostazione. Nel finale attuale è comunque rimasta la battuta del protagonista che, rivolgendosi al treno come fossi suo Moby Dick,​ esclama«Sono vent'anni che mi fai ballare!»

Ennio Bispuri


La censura


Foto di scena e immagini dal set


Le incongruenze

    1. Quando passa il treno carico di fascisti durante la famosa Marcia su Roma, i due onorevoli che si trovavano a Piovarolo sanno già che l'Italia è diventata fascista e che per loro è meglio trovarsi un altro posto di lavoro. In realtà tali ragionamenti sarebbero impossibili da fare solamente vedendo passare il treno, anche perchè se Vittorio Emanuele III avesse dichiarato lo stato d'assedio per la città di Roma la marcia fascista si sarebbe risolta in un buco nell'acqua, e anche in caso di successo non si poteva prevedere che si sarebbe instaurata una dittatura, che avvenne in pratica solamente nel 1925.
    2. La ferrovia che passa per Piovarolo viene elettrificata prima della marcia su Roma, avvenuta nel 1922. Si vede chiaramente che il tipo di elettrificazione è quello in corrente continua, che fu inaugurato in realtà solo nel 1928, sulla linea Foggia-Benevento. Per di più, tra le prime locomotive elettriche che si vedono nel film, c'è una E424, che non può esistere prima del 1946.
    3. Errore 'classico': quando la figlia cammina per la strada sta piovendo e si bagna, un attimo dopo entra nell'ufficio postale ed ha vestiti e capelli perfettamente asciutti.
    4. Quando il capo stazione La Quaglia (Totò) chiede consiglio al sacrestano su chi trovare per moglie a causa della Legge Fascista sul matrimonio, quest'ultimo gli si rivolge dandogli del "lei", mentre durante il fascismo si doveva interloquire con il "Voi". La stessa cosa accade nella scena con la vedova la cimitero.
    5. Nel finale, quando Antonio vuole fermare il treno con il ministro, mostra il segnale di stop e il treno passa oltre di lui abbastanza veloce e cominciando a rallentare; cambio di inquadratura e il treno è già fermo solo pochi metri dopo Antonio.
    6. Durante la partita a scacchi via telegrafo, Antonio è innervosito dalla musica proveniente dal grammofono della figlia, ma continua a fare le sue mosse e a comunicarle in codice Morse. Peccato però che trasmetta sempre sequenze di due punti, senza nessun significato per l'interlocutore. (Due punti identificano la Lettera I)

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 Destianzione Piovarolo  Destianzione Piovarolo
  Destianzione Piovarolo  
L'’immaginario paesino di Piovarolo la cui stazione ferroviaria è gestita dal neo capostazione Antonio La Quaglia (Totò) è in realtà Mazzano Romano (RM)
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La strada di Piovarolo dove Antonio La Quaglia (Totò) cerca moglie nel paese attraverso l'intermediazione del parroco locale è Piazza Umberto I a Mazzano Romano (Roma).
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La stazione ferroviaria dell'immaginario paesino di Piovarolo di cui Antonio La Quaglia (Totò) è il capostazione risulta essere (come segnalato anche su Wikipedia) quella di Salone a Roma, sulla linea ferroviaria Roma-Pescara. Si osservi l'edificio sullo sfondo (A) che permette la collocazione esatta della location.
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Destianzione Piovarolo Destianzione Piovarolo
La sede delle ferrovie dove Antonio La Quaglia (Totò) scopre di aver vinto il concorso di capostazione a Piovarolo è, oggi come allora, il Palazzo delle Ferrovie dello Stato in Piazza della Croce Rossa 1 a Roma. Un’inquadratura del cortile interno confrontata con un fotogramma di Tre donne: 01. La sciantosa (1971). L’esterno dell’edificio con evidenziato il lampione A visto nel primo fotogramma. La freccia indica, invece, la posizione della fontana B.


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Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
Domenico Paolella, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Totò attore" (Ennio Bispuri) - Gremese, 2010