LA BANDA DEGLI ONESTI

1956



Incasso lire 388.846.000 - Spettatori 2.603.938

Detti & contraddetti

Sulle strade, per segnare i chilometri, ci sono le pietre emiliane.


Un anziano afflitto da pessimismo senile, in pianta stabile sulla terra, con la mania di persecuzione mortuaria.


Il pavimento è una schifezza, lo so, e mi scuso a nome suo. La prossima volta lo incarto.


I soldi si fabbricano al Policlinico dello Stato.


Mi piace un soprabito inventato dagli americani, il cocomero, quello che si aggancia con i calamari.


Il falò? E chi lo fo?


Era talmente vecchio che aveva fatto la prima comunione con Garibaldi.


La casa, la moglie, sarebbero niente: è la serva che conta. È bona, quanto è bona... Non mi si è ancora affezionata, ma promette bene.


Carta igienica, papièr igienìc: l'ho vinta alla lotteria.


Ho mandato mia moglie e i miei figli a un funerale, così si divagano un po'.


I pozzi sono pieni di fantasmi: tutti buttano i cadaveri nei pozzi. Non mi sento maturo per l'assassinio. Mi sono allenato con le mosche e le zanzare, ma poi, finita la buona stagione, sono rimasto senza cavie.


Con un tedesco di guardia non passa chicche e sia.


Antonio: Tre [sigari] toscani! [ostentando un biglietto da 10000 lire]
Tabaccaio: Mi rincresce, i toscani li ho finiti.
Antonio: Beh, allora mi dia... una saponetta!


Le macchine... le macchine... sarà, ma non ragionano.


Prima regola del manuale del delinquente: farsi fotografare solo per la foto segnaletica. Foto fatta capo ha.


Le barbe finte le fanno con i peli dei condannati a morte.


Cardone: Mi raccomando, fatevi dare una bella 10.000 lire, bella grande.
Antonio: Sì, me la faccio dare a tre piazze, la 10.000 lire è misura standard.


[Antonio ha con sé un pacco con i soldi falsi dentro]
Figlio di Antonio: Papà, cos'hai in mano?
Antonio: No... niente... come si chiama... aaah... carta igienica... papier igienique, l'ho vinta alla lotteria


Ma che siamo pazzi, magari lei c'ha lasciato pure le impronte vegetali.


Quelle sono macchine, non sono uomini che ragionano.


Cardone: No, no e poi no! Io non voglio essere roso dai morsi della coscienza.
Antonio: Allora volete essere roso dai morsi della fame?


Nel dolore un orbo è avvantaggiato, piange con un occhio solo.


Lo Turco: Io vado a Montecarlo.
Antonio: Ah!
Lo Turco: Li c'è il casinò.
Antonio: Ma, che bisogno c'è di arrivare a Montecarlo, se il casino lo teniamo già qua.


Questa è la famosa "Bordini e Stocchetti" di Torino.


Antonio Bonocore

Scheda del film

Titolo originale La banda degli onesti
Paese italia - Anno 1956 - Durata 106' - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Age & Scarpelli - Sceneggiatura Age & Scarpelli - Produttore Isidoro Broggi per DDL Roma - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Alessandro Cicognini - Scenografia Alberto Boccianti
<br/">Totò: Antonio Bonocore - Peppino De Filippo: Giuseppe Lo Turco - Giacomo Furia: Cardone - Gabriele Tinti: Michele, figlio di Bonocore - Giulia Rubini: Marcella, figlia di Lo Turco - Nando Bruno: Maresciallo Denti - Luigi Pavese: Ragionier Casoria - Memmo Carotenuto: Fernando - Gildo Bocci: tabaccaio - Lauro Gazzolo: Andrea - Salvo Libassi: Brigadiere Solmi - Anita Ciarli: la madre di Antonio - Yoka Berretty: Marlene, moglie di Antonio - Mario Meniconi: Un Finanziere - Guido Martufi: Riccardo, figlio di Lo Turco - Enzo Maggio: Barista

Soggetto, Critica & Curiosità

1956-la-banda-degli-onesti2Soggetto

Antonio Bonocore, portiere di uno stabile di Roma con una moglie tedesca, si trova per caso ad assistere il signor Andrea, un anziano inquilino che, prima di morire, gli rivela di essere in possesso di alcuni cliché originali della Banca d'Italia, di cui era stato a lungo dipendente, nonché della carta filigranata per stampare banconote da 10 000 lire. Il signor Andrea aveva rubato questo materiale con l'intenzione di vendicarsi del fatto di essere stato messo da parte, ma non aveva poi mai avuto il coraggio di passare all'azione. Chiede quindi a Bonocore di buttare nel fiume la valigia con i cliché.

Bonocore però decide di non gettare la valigia, ma ignorando le tecniche di stampa delle banconote, per produrre i pezzi da 10 000 si vede costretto a chiedere la collaborazione del tipografo Giuseppe Lo Turco e, successivamente, del pittore Cardone, tutti e due variamente indebitati come lui.
Facendo leva sui bisogni economici dei suoi compari, organizza delle furtive riunioni notturne per dar vita a una banda di falsari.
I tre riescono a stampare le banconote e a "spacciarne" una in un bar notturno. Le cose però si complicano quando Bonocore scopre che suo figlio maggiore Michele, finanziere da poco trasferito a Roma, sta seguendo un'indagine relativa proprio a delle banconote false.
Dopo aver sentito alcuni particolari raccontati da Michele e vedendo la polizia che va a perquisire la tipografia di Lo Turco, e notando strani cambiamenti nel modo di vestire dei suoi "soci", Antonio teme di essere scoperto, con l'aggravante che essendo egli padre di un finanziere, possa costare il posto al figlio. Pertanto prega i suoi compari di non spendere più un soldo, e di disfarsi subito dell'attrezzatura, sotterrandola fuori città.
Antonio, sentendosi ormai braccato, decide di farsi arrestare proprio da Michele: un figlio che arresta il padre - egli spiega - non solo non lo cacciano, ma lo promuovono, e diventa un esempio per tutti i suoi colleghi.
Decide perciò di mettere in pratica il suo progetto andando di persona in caserma per farsi arrestare dal figlio, il quale crede che voglia scherzare. Ma dopo aver sentito dal Maresciallo che l'indagine seguita da Michele si è chiusa con l'arresto di una banda di falsari professionisti e che il biglietto da lui spacciato era stato sì identificato, ma non era uno di quelli prodotti dai tre, bensì il campione usato, falso anch'esso e cedutogli da un usuraio, certo Pizzigoni, sta quasi per svenire.

Scopre poi che nessuno dei suoi soci aveva avuto il coraggio di spendere una sola delle banconote fabbricate.

I tre, ritrovata la tranquillità, decidono di distruggere tutte le banconote false e la valigia con i cliché, allestendo un falò; come gag finale, Bonocore si accorge (troppo tardi) di aver buttato tra le fiamme, nella foga, anche la busta contenente il suo stipendio.

Critica e curiosità

Il film, girato nel gennaio del '56, diventerà un classico dei film di Totò anche se alla sua uscita nelle sale parte della critica come era suo costume non fu dello stesso avviso. E' il primo film in cui la coppia Totò - Peppino esplode in tutta la sua comicità, famose le storpiature del cognome della vittima - partner Lo Turco (Lo Truzzo, Turchetti, Lo Turzo, Lo Struzzo) che saranno poi ripresi in film successivi. La scena dei tre protagonisti nella tipografia che viene girata con la caratteristica velocità delle comiche americane è un'idea dello stesso Totò.

Produzione

La banda degli onesti venne girato nel gennaio del '56. È il primo film in cui la coppia Totò - Peppino esplode in tutta la sua comicità, famose le storpiature del cognome della vittima - partner Lo Turco (Lo Sturzo, Turchetti, Gianturco, Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Curto) che saranno poi ripresi in film successivi.

La scena dei tre protagonisti nella tipografia, che viene girata con la caratteristica velocità delle comiche americane, è un'idea dello stesso Totò. Totò riprese il nome "Bonocore" anche in un personaggio nel film Totò diabolicus, del 1962.


Dati tecnici:

Formato negativo (mm/video pollici): 35 mm
Processo cinematografico: Spherical
Formato stampa film: 35 mm

Distribuzione:

Portogallo: Totó e as Notas Falsas, 4 maggio 1960
Germania Ovest: Die Bande der Ehrlichen


Così la stampa dell'epoca

«[...] Un corpo da funambolo, anzi da fachiro, a tratti disanimato, cadaverico, e a tratti invaso dalle furie, scattante, volante. L'inerzia e il moto, pietre e vento, nel medesimo
tempo. Gli arti indipendenti, liberi, dissociati, un braccio o una gamba di Totò è un individuo nell'individuo, un attore nell'attore. Il collo a segmenti, a cannocchiale [...] E infine (Muse napoletane aiutatemi) un volto senza parentele, indefinibile, astruso, un mondo chimerico di fronte occhi naso bocca zigomi, anomali, buffi e terrifici, che agghiaccia e rapisce, che stimola al riso e, contemporaneamente, a non so che umana solidarietà e partecipazione. Mi fa ridere e sospirare la mascella deragliata di Totò. Egli, tanto se avesse dato retta ai suoi connotati surreali (affrancandosi da ogni coerenza), quanto se lì avesse gettati a contrasto nel reale, nei malinconici avvenimenti di ogni giorno, sarebbe stato un pozzo di fìnissìma allegria cinematografica. Ma, debbo ripeterlo, Totò non ha intelligenza di sé, non vive con Totò. Non si è mai cercato o indovinato, mai Ha trasferito per vent'anni sullo schermo, il Totò del Varietà [...] È amico o nemico dell'arte sua l'ineguagliabile Totò?»

Giuseppe Marotta, «L'Europeo», Milano, 7 aprile 1956.

«[..] Nel panorama non troppo consolante dei nostri film comici, questa pellicola [..] merita una menzione onorevole. Spigliata, briosa, dotata di un dialogo vivace e di qualche genuina trovata [..], grazie soptattutto all'interpratazione di Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia».

Vice, Il Messaggero

Il secondo film prodotto interamente dalla D.D.L. è La banda degli onesti, girato nel gennaio '56 da Camillo Mastrocinque. I protagonisti sono il portinaio Antonio Bonocore (Totò), il tipografo Giuseppe Lo Turco (Peppino De Filippo) e il pittore Felice Cardoni (Giacomo Furia), tutti assillati dai debiti. Un giorno Bonocore si ritrova tra capo e collo un insperato tesoro, un cliché autentico della Zecca e un pacco di carta filigranata, il materiale sufficiente per fabbricarsi in proprio parecchie banconote da diecimila lire. [...]

Alberto Anile

«Muse napoletane, abbiamo tante volte mangiato cocomeri o lupini insieme, aiutatemi a dire tutto il male e tutto il bene possibili di Totò. Chi è più attore e meno artista di lui? Chi, se non Totò, è l'unico, il massimo denigratore che Totò abbia, l'ospite furtivo, il cugino povero, il visitatore umile, frainteso, balbettante, di se stesso? Chi, o lacere e fulgide Muse napoletane, si inganna, si disconosce, si rinnega più del nostro impareggiabile conterraneo Totò? Poteva, il Creatore dei Petito, degli Scarpetta, dei Viviani, dei De Filippo, realizzare con maggiore talento e con maggiore impegno un lavoretto come Totò? Egli, l'Apollo indigeno (mi permettete di figurarmelo anziano, grigio, arruffato come un "solachianiello", ovverosia come un ciabattino, di Materdei? Gli mettiamo sulle ginocchia un domestico e rognoso mandolino, invece della mitica lira, e siamo a posto, vedeva lontano, chilometri e chilometri, sulla via del comico.»

Giuseppe Marotta

Cinema Nuovo, 10 maggio 1956


Foto di scena e immagini dal set


Analisi

Dal blog "Il cinema italiano per le strade di Roma" - I luoghi in cui fu girato il film

Il tormentone Lo Turco

Peppino De Filippo interpreta ne La banda degli onesti la parte del tipografo Lo Turco. Ebbene Totò, ovverosia il portiere Antonio Bonocore, non pronuncia mai correttamente il cognome Lo Turco; ecco come Totò lo storpia ripetutamente:

Lo Turzo
Lo Curto
Turchesi
Lo Tripoli
Lo Struzzo
Gianturco
Turchetti
Turco


Mi ricorda Pinturicchio

Bonocore, il "capo" della Banda degli onesti, propone a Lo Turco un "artista" come esperto in colori per la stampa delle banconote; lo porta quindi dal "pittore"; si tratta dell'imbianchno Cardone (Giacomo Furia), impegnato a completare la scritta "Cannoli alla siciliana" della insegna di un negozio.

Lo Turco: "Quello è il pittore? ".
Bonocore: "Signor Lo Struzzo, ma chi vogliamo pigliare, Picasso? Vogliamo De Chirico? Vogliamo far resuscitare Raffaello? ".
Lo Turco: "Quello è un mezzo imbianchino! ".

Si avvicinano, Bonocore prensenta Lo Turco a Cardone.

Lo Turco: "C'è un certo rilievo... ".
Bonocore: "C'è uno stile, una personalità, io sono un profano, non ne capisco, ma a me ricorda un tantinello il Pinturicchio! ".
Lo Turco: "Della prima maniera ".
Bonocore: "Perchè questa maniera qua... ".
Lo Turco: "...è l'ultima! "


Siete d'accordo? Siamo d'accordo! Le ragioni per tirarsi indietro o agire

In una scena di grandissima comicità della Banda degli onesti, i nostri tre falsari discutono se dar luogo o meno al loro piano criminoso. A turno i tre assumono ciascuno il ruolo di chi spinge all'azione o, viceversa, il ruolo di chi si tira indietro. 

Ricordiamo le principali motivazioni ad agire: 

Bonocore:

Noi non spacciamo moneta falsa; ecco, casomai, noi tutt'al più siamo una succursale, in francese si direbbe una dipendance; quando a un esercente capita un nostro biglietto tra le mani, lo guarda e fa - questa è una banconota della dipendance, sì, sì, è buona, dagli il resto - e ci paga.

Cardone:

Ripensandoci bene, in fondo in fondo, nei confronti della legge noi siamo a posto; anche la carta è autentica; tutt'al più può essere definito come un reato a responsabilità limitata. E che ci fanno?

Le motivazioni per tirarsi indietro:

Cardone:

Noi facciamo peccato! Peccato mortale!

Lo Turco:

Non dimentichiamoci io chi sono. Sono un tipografo!

Bonocore:
Io modestamente nella media borghesia italiana occupo una società! Io ho una portineria bene avviata, con gli inquilini che vanno e vengono e quindi a Pasqua, Natale e Ferragosto mi danno la mancia, soldi, al mio onomastico fiori, candele, etcetera!


Il ragioniere Casoria

Non tutti lo conoscono, ma il personaggio del ragioniere Casoria, nel film La banda degli onesti, è probabilmente uno dei personaggi più importanti e, purtroppo, più attuali della complessiva opera cinematografica di Totò.
Totò vedeva il mondo diviso in due grandi categorie: gli uomini e i caporali (da cui il film); i primi sono soggetti alle peggiori angherie da parte dei secondi. Chi sono i caporali? Purtroppo tanti: si parte dai "caporali di giornata ", ovverosia da soldati semplici che per un momento acquisiscono un potere gerarchico, si passa ai superiori sul lavoro, ai politici, a chiunque può rovinare con una sua volubile scelta la vita di un uomo.
Il ragioniere Casoria entra a pieno titolo nella categoria dei caporali, ma con un'aggravante. E' un uomo di potere, perchè in quanto amministratore del condominio dove Totò (Antonio Bonocore) svolge il suo lavoro di portiere, può licenziarlo da un momento all'altro se non ubbidisce alle sue disposizioni. L'aggravante sta nel fatto che è un lestofante, e le sue disposizioni consistono nel coinvolgere il portiere Totò nell'imbroglio sul carbone da utilizzare per il riscaldamento: ne vorrebbe far pagare 120 quintali al condominio per comprarne solo 40. Totò da persona onesta si rifiuta e il ragionier Casoria decide immediatamente di sostituirlo con altro portiere (Memmo Carotenuto) più "morbido".
L'Italia di oggi è piena di ragionieri Casoria, ma soprattutto è divenuta piena di persone alla Memmo Carotenuto.


Passare dalla parte del Ragioniere Casoria

Agli Italiani oggi appare chiaro che in considerazione del gran numero dei ragionieri Casoria esistenti, per fare carriera, per diventare ricchi, per acquisire potere non vi è che una strada, quella del portiere Memmo Carotenuto: divenire Yes-man ed agevolare, senza mai contraddirlo, il proprio caporale, il proprio ragionier Casoria. Questa tendenza generalizzata degli Italiani è riassunta dal grande Totò con una frase divenuta famosa: "Passare dalla parte del ragioniere Casoria".
E' quello che propone Bonocore a Lo Turco, altro personaggio onesto spinto a divenire un falsario, per risolvere i loro problemi: "Ci sarebbe una soluzione, adeguarsi, questo è il segreto! Passiamo dall'altra parte, saltiamo l'ostacolo a pie' pari, disertiamo, passiamo dalla parte del ragioniere Casoria! "


Le incongruenze

  1. Quando Toto' e Peppino(Lo Turco) sono nel bar e prendono un caffè le tazzine sono piene ma nell'inquadratura successiva esse sono vuote e loro fanno finta di bere lo stesso
  2. Il film si svolge nel 1956 e il vecchio signor Andrea quando muore ha circa 90 anni quindi si presume che sia andato in pensione circa 30 anni prima giusto? E mi dite dove esistevano quelle banconote da 10000 lire nel 1930 o giu di li?
  3. Quando Antonio è nella sala caldaie con il rag. Casoria, quest'ultimo in alcune scene gli dà del "tu" in altre del "lei"
  4. Nella sala caldaie, Antonio ferma il rag. Casoria prima che vada a sbattere con la testa contro un tubo di ferro. dopo che i due hanno battibeccato il rag. va via e si vede Antonio (Totò) che attende che il rag. urti. Poi si sente un suono metallico e un grido di dolore. Il blooper sta nel fatto che il rag. portava il cappello (che avrebe dovuto attutire il rumore), mentre il rumore che si ode appartiene a un contatto tra due parti metalliche.
  5. Si nota chiaramente, in alcune scene, la differenza tra audio in presa diretta e dialoghi successivamente doppiati. Un esempio quando Cardone va a fare visita a Totò con la mano di legno: un paio di battute di Totò sono state sicuramente doppiate.
  6. Nella scena in cui i tre provano a stampare per la prima volta un biglietto da diecimila, si vede che Peppino inserisce un foglio di carta filigranata completamente bianco nella macchina e dopo solo un giro di stampa lo estrae stampato su entrambi i lati, mentre il foglio sarebbe dovuto uscire stampato solo da un lato dato che la macchina è del tipo vecchio che non prevede la stampa fronte-retro.
  7. Totò nella carbonaia con il ragioniere Casoria accende la luce due volte, nelle due inquadrature che si susseguono.
  8. Totò dice che il figlio sta bene perché è nell'esercito, quando invece è nella Guardia di Finanza.
  9. Lo Turco legge "La legge punisce i falsificatori e gli spacciatori di moneta falsa", seguendo con il dito sul cliché. In realtà quella scritta sul cliché è scritta al contrario quindi Peppino fa finta di seguire la scritta con il dito.
  10. Da come è scritto sul cartello della Guardia di Finanza appare che un maresciallo comanda una brigata!!!!; come maresciallo è molto potente, anche troppo.
  11. Cardone quando va ad aprire la porta di casa per fare entrare il portiere ha in mano una mano di legno che sta dipingendo. La mano di legno è in due posizioni diverse rispettivamente nelle due inquadrature.
  12. Quando Totò legge alla famiglia riunita a cena la lettera che il figlio Michele ha mandato, rimprovera la moglie di aver chiesto al figlio di mandare qualche soldo, dicendole: "Capirai, con quello che gli passa l'Esercito". Ma Michele non è un militare dell'Esercito, bensì della Guardia di Finanza.
  13. Il figlio finanziere di Totò viene assegnato alla squadra "Volanti" (ma la squadra volante non è della Polizia?).
  14. Sempre Michele è assegnato alla repressione frodi valutarie, falsari, e quant'altro: però si vede che quando si reca in caserma, sulla targa esterna si legge: "Guardia di Finanza - Legione Allievi". Ma le Legioni Allievi GdF sono reparti addestrativi, non operativi...
  15. Quando Totò va a proporre "l'affare" a Lo Turco, durante la consumazione dei caffè al bar Totò fa un accenno ai "disonesti profittatori" e ai vari "rag. Casoria", al che Lo Turco chiede chi sia questo Casoria che di tanto in tanto compare nel discorso. Ma da quando i due si sono incontrati, questa è la prima volta che Totò accenna a Casoria...
  16. Quando stanno per stampare la prima banconota, Lo Turco ad un certo punto dice: "Ecco, abbassiamo e via..." e abbassa una leva, lasciando a intendere che da questo gesto dovesse uscire la banconota. In realtà, nella scena successiva, Lo Turco ripete il medesimo gesto, abbassando la leva che, a questo punto, doveva trovarsi già abbassata...
  17. Nella scena in cui Totò ha tra le mani la lettera del figlio e dice alla moglie "Ha scritto Michele" si nota chiaramente che il doppiaggio non si trova col movimento delle labbra.
  18. Quando Totò va a casa del Sig. Andrea, questi gli indica la valigia contenente clichè e filigrana che si trova sopra un armadio senza specchio e con una cimasa arrotondata: dopo la morte del vecchio, Totò va a recuperare la valigia, ma questa volta l'armadio è a specchio ed ha una cimasa squadrata.
  19. Quando Totò non riesce a prendere sonno, accende un piccolo lume sul suo comodino e non solo come di incanto la stanza si illumina a giorno come se avesse acceso un lampione da strada, ma l'errore più grande sta nel fatto che tutti gli oggetti che sono nella stanza, proiettano due ombre ciascuno, segno evidente che sono illuminati da due fonti di luce diverse e che provengono dall'alto e non certo dal piccolo lume.
  20. Alla fine della chiacchierata in cucina tra Buonocore e Lo Turco, quando Totò elenca le cose che vorrebbe gli venissero portate in carcere, Peppino gesticola con le mani dicendo "io non ho le rendite stese al sole" facendo un gesto con la mano destra e tenendo la barba nella sinistra. Al successivo stacco di inquadratura, Peppino continua a fare lo stesso gesto con la mano destra ma nel frattempo la mano sinistra è vuota e la barba è sul tavolo.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
 1956-La Banda 01  
  La pasticceria di cui Cardone (Giacomo Furia) decora la vetrina è in Piazza Gimma a Roma. Ringrazio Roger per aver collegato questo film a Il segno di Venere che mi ha permesso di certificare la location, che cercavamo accanitamente da due anni e mezzo, da quando Zender la postò il 10 dicembre 2010 ore 14:40 senza inizialmente trovare troppo interesse (per poi diventare invece la più ricercata in assoluto).Ero ormai convinto dell'abbattimento dei palazzi, quindi l'unico sistema per arrivare a quel posto rimaneva la vetrina su cui dipingeva Furia. Viste le fattezze più moderne doveva esserci ancora oggi e di certo non sarebbe cambiato di molto l'aspetto. Mentre cercavo un'altra location in Viale Libia mi è caduto l'occhio per caso su un palazzo con le vetrine identiche a quelle di Furia: 11 era il primo numero chiave e che corrisponde al numero delle sezioni decorative a fianco della vetrina di Furia. Erano 11 anche nel film! A quel punto, conteggiando le vetrine non corrispondeva la porta... Non mi sono perso d'animo e ho svoltato l'angolo: lì le vetrine corrispondevano, corrispondeva l'angolino del cornicione e i mattoncini in vetrocemento a terra che si notano nel film. (Ellerre)
   
  Ho controllato il paesaggio retrostante il mercato coperto che ora chiude la visuale del film e lì ho visto che c'erano vecchi palazzi residui (col muretto in basso che si intravede nel fotogramma che tutti conoscono), però serviva una prova certa. A questo punto mi ha aiutato Roger con un fotogramma da Il segno di Venere (1955), che mostrava uno dei palazzi scomparsi:
   
  Ecco cosa si vedrebbe ora dalla ripresa più classica della scena
   
Qui una sovrapposizione del fotogramma del Segno di Venere che mostra bene la corrispondenza dei palazzi sopravvissuti Qui un'immagine che mostra bene i palazzi abbattuti di Piazza Gimma (sopra le teste di Totò e Peppino)
  A sinistra la avola riassuntiva che mostra bene dov'era il palazzo principale abbattuto, oltre al resto. Purtroppo possiamo dire definitivamente addio ai palazzi della Banda degli onesti. Il loro "sacrificio" ha dato vita alla succursale del Liceo Scientifico Statale Avogadro. Erano palazzi dei ferrovieri che già a metà degli anni '60 erano stati abbattuti.
   
  Il ponte da cui Totò tenta di disfarsi della valigetta contenente i cliché originali della Banca d'Italia è, come evidente, il Ponte dell'Industria a Roma. La freccia rossa indica il punto in cui stava Totò (Travis)
  La strada dove Bonocore (Totò) e Cardone (Furia) abbbandonano il cane è oggi nientemeno che il Grande Raccordo Anulare a Roma! Il profilo dei monti sullo sfondo coincide e sulle mappe viene segnalato anche come km 13 (e nel film si vede di sfuggita una pietra miliare che porta la scritta " S.S 5 - km 13 Roma"). IL GRA era in sede di approvazione come "Nuova strada di circonvallazione della città di Roma". I lavori li iniziarono nel 1951. Grazie a Roger e Orsobalzo per la complessa ricostruzione del luogo. Seguendo il percorso di Totò e Furia si possono riconoscere il Casale di via grotte di Torre Rigata... (Iena)
  la Torre di Pratolungo sullo sfondo
e infine il casale di via di Casal Monastero di fronte a loro
A sinistra, la mappa che mostra il punto dove stanno i due (e da dove partono le tre linee verso gli edifici inquadrati)
  E infine ecco l'enorme differenza dello stesso punto visto ieri e oggi
   

Le Locandine