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TOTÓ A PARIGI

Inizio riprese: maggio 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 19 settembre 1958 - Incasso lire 460.946.000 - Spettatori 2.942.334


Detti & contraddetti

La zingara mi ha letto la mano e ha detto che sono un uomo fortunato: ci dev'essere un errore di stampa.


Non tutti i mali vengono per suocere!


Bella, questa maison.......tres joilè, anche quattro joilè.....


Cosa vuol dire la nascita? Caro dottore, quello che conta è la crescita, e quella là modestamente ha fatto una crescita....UUUHHH!


La mia fame è atavica: vengo da una dinastia di morti di fame!


Marchese Gastone de Chemantel-Chateau-Boiron-il vagabondo Totò

Scheda film

Titolo originale Totò a Parigi
Lingua originale italiano - Paese Italia/Francia - Anno 1958 - Durata 97 min - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Vittorio Metz, Roberto Gianviti, René Barjavel - Sceneggiatura Vittorio Metz, Roberto Gianviti, René Barjavel - Produttore Jolly Film, Roma e Gallus Film, Paris - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Roberto Cinquini - Musiche Gorni Kramer - Scenografia Piero Filippone

Totò: Marchese Gastone De Chemantel; il vagabondo Totò - Sylva Koscina: Juliette Marchand - Fernand Gravey: il dottor Duclos - Lauretta Masiero: la zingara aiutante del marchese - Paul Guers: Pierre figlio di Duclos - Tiberio Mitri: il gorilla - Luigi Pavese: il prof. Calogero Tempesta - Peppino De Martino: il maitre del night club - Agostino Salvietti: il custode del museo delle cere - Fanfulla: l'effeminato del treno - Mimmo Poli: il grassone del treno - Memmo Carotenuto: il brigadiere - Olimpia Cavalli: donna nel vagone letto accanto - Nello Appodia: un cliente del night club che fuma - Antonio La Raina: il cliente del night club che litiga con Totò - Consalvo Dell'Arti: il cliente con il programma della serata

Soggetto, Critica & Curiosità

1958-toto-a-parigiSoggetto

Il dottor Duclos (Fernand Gravey) viene ricattato dal marchese Gastone De Chemandel (Totò, doppiato da Emilio Cigoli) con una lettera che rovinerebbe suo figlio Pierre (Philippe Clay). Pur di salvarlo acconsente di aiutare il marchese in una truffa all'assicurazione. Con l'aiuto di una zingara/complice (Lauretta Masiero) e di Juliette (Sylva Koscina), la ragazza che il marchese vuole fare sua, viene trovato Totò, un povero vagabondo (Totò), che vive sulle rive del Tevere a Roma, perfetto sosia del marchese. Il piano è di condurlo a Parigi, fargli credere di essere il marchese, ucciderlo simulando una disgrazia e poi incassare il premio dell'assicurazione. Ma il piano tuttavia fallisce per l'intervento del figlio del dottor Duclos che non approva il comportamento del padre, sia pure per salvarlo. Il dottore allora escogita uno stratagemma per ribaltare le carte in tavola, salvando così Pierre e anche Totò, che riprenderà la sua vita da vagabondo.

Critica e curiosità

L’italiana Jolly Film e la francese Gallus Filmproducono il film. Vittorio Metz e Roberto Gianviti ripescano dal repertorio teatrale dell'attore ma si ispirano alla sua figura reale; ritorna il doppio Totò (come nella rivista Dei due chi sarà? e nel film Animali pazzi), uno ricco e uno povero, uno vagabondo l’altro marchese. Riecco lo sketch del manichino (variante museo delle cere), riecco le charlotterie di Fermo con le mani, il Totò bloccato in una mannaia come in I due orfanelli e infastidito da una farfalla come in Totò sceicco, riecco — sacrilegio! — il vagone-letto in versione addomesticata, con Luigi Pavese infastidito e una seducente Koscina che però aspetta fuori. La regia, noiosa e annoiata, è ancora di Mastrocinque.

Il film fu girato a Roma e Parigi tra il maggio e il giugno del 1958. In Francia il film fu distribuito col titolo di "Parisien malgrè lui". Nella scena del Totò-vagabondo il cane che gli restituisce il portafogli è Dox, pastore tedesco in forza alla polizia, che dopo il "pensionamento" fu affidato proprio a Totò che in quel momento aveva realizzato un canile per cani abbandonati. La censura eliminò nella parte finale i due spogliarelli di cui però esiste una documentazione fotografica. Le critiche dell'epoca al film sono state molto dure, come del resto a tantissimi film di Totò, sebbene non è mancata qualche voce fuori coro che elogiava la grande arte dell'attore.

Nel film, la musica ricopre un ruolo particolarmente importante; ad esempio il brano Miss mia cara miss, è considerato uno dei migliori cantati da Totò.

Il compositore della colonna sonora, non a caso, è Gorni Kramer (al di là del nome, il musicista è puramente italiano): noto per avere firmato alcune delle più celebri canzoni dei musical di Garinei e Giovannini.  Per i motivi dei brani presenti in Totò a Parigi, Kramer si è ispirato ad alcune famose commedie di Broadway. Il compositore musicale ha dato "i natali" ad artisti quali Don Lurio o le gemelle Kessler.


Così la stampa dell'epoca

«[...] Totò a Parigi, raffazzonato da Camillo Mastrocinque, è uno dei film più scadenti del nostro comico che, a dir la verità, ne ha sulla coscienza parecchi. Il suo disegno del capobanda nobile, per esempio, è completamente fallito, perché troppo serio. Totò che vive sugli alberi, che parla francese, o che fa Hitler al museo di cera, strappa invece qualche risata di passaggio [...]».

Ugo Casiraghi


«[...] Il repertorio di Totò - mossette da burattino, parole storpiate, smorfiacce e rotear d'occhi - è roba che conosciamo a memoria e la storia non poteva essere più povera di sale e di pepe».

Articolo non firmato sull'Avanti


«Prendete Totò: il successo di un film è assicurato per il novanta per cento [...]. Totò, nonostante il passare degli anni, è sempre lui. Basta che si muova sullo schermo per suscitare ilarità a non finire [...]».

Articolo senza firma tratto dal Corriere Lombardo


«Tra fine '58 e inizio '59 Totò ridiventa preda delle coproduzioni europee. L'italiana Jolly Film e la francese Gallus Film, già artefici del pastrocchio di Totò, Vittorio e la Dottoressa organizzano insieme anche Totò a Parigi, farsetta con cast misto e la consueta anonima regia di Camillo Mastrocinque. Metz, sempre più svogliato, mette insieme con Roberto Gianviti una stanchissima antologia di motivi totoeschi, ripresi dal repertorio teatrale ma anche ispirati alla figura reale dell'attore. [...]»

Alberto Anile


I documenti


Totò e Dox, il cane poliziotto-eroe messo in pensione dalla polizia per raggiunti limiti di età di servizio, prontamente adottato dal principe de Curtis.


Cosa ne pensa il pubblico...


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I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • La somiglianza del perfido e corrotto marchese Gastone de Chemantel, residente a Parigi ed il vagabondo romano di nome Totò (vive su una catapecchia costruita tra gli alberi!), avrà ripercussioni non indifferenti sulla vita del modesto spiantato: per incassare un ingente somma assicurativa, deve infatti morire al posto del nobile (e vigliacco) marchese. Totò viene fatto partire, in treno, per Parigi. Solida commedia, come sempre sorretta sull'immancabile vis comica di De Curtis che propone una scena sul vagone letto ispirata da Totò a Colori.

  • Barbone napoletano, sosia di un marchese francese, è portato a Parigi per una losca macchinazione. Storiella semplice (anzi, un po' noiosa) e innocua, tenuta su da un Totò che va in automatico, non folgorante e indimenticabile, ma comunque sempre irresistibile nelle sue gag più consumate. Si vede con piacere, ma si può non vedere.

  • Uno scambio di persona con finalità truffaldine porta un poveraccio dalla desolazione degli alberi romani alla grandeur dei Campi Elisi. Totò si sdoppia ma l'espediente non fa conseguire un divertimento costante e maggiorato come ipotizzato dagli autori. La regia è solida e i comprimari (soprattutto femminili) in buona forma, ma le scene di massimo umorismo riflettono i noti giochi di parola ("Scusi si mi disturba"...) o qualche episodio isolato (nelle carrozze). Non memorabile ma di discreta fattura.

  • Non è uno dei migliori film di Totò, ma la sua verve riesce a tenere in piedi anche la storia risaputa e banale dei due sosia (uno nobile e cattivo, l'altro straccione ma buono). In particolare il duetto con Pavese nel treno e la sequenza nel museo delle cere restano impresse, così come la baracca sugli alberi dove il nostro è costretto a vivere. In definitiva simpatico e godibile, ma non eccelso.

  • Anche qui ruota tutto attorno a Totò perché il contorno è veramente poca cosa; la storia stessa è molto striminzita ed è solo un pretesto per creare situazioni divertenti. C’è spazio anche per una variante del famoso sketch del treno, dove al posto di Castellani c’è un altrettanto bravo Pavese. Totò è sempre molto divertente, ma soprattutto spensierato e disimpegnato nell’interpretare il povero vagabondo. C’è qualche attimo di incertezza, ma nel complesso ci si diverte.

  • Pur non essendo da annoverare tra i film più brillanti di Totò, si vede senza problemi. Le micidiali gag sono ampiamente ridotte di numero ma ne sopravvivono due di straordinaria fattura: il viaggio in treno e la scena al museo delle cere. Lì si toccano vertici davvero notevoli, anche perchè Totò è accompagnato da quel solido caratterista che è Luigi Pavese, a mio avviso uno dei migliori e dei più sottovalutati. In sostanza questa pellicola **! li vale tutti (mezzo voto in più per le scene citate).

  • Un filmetto appena discreto che si salva grazie al consumato mestiere del principe De Curtis, il quale comunque appare un po' sottotono rispetto al solito. Vero è che la storia è piuttosto risaputa e la sceneggiatura non troppo entusiasmante e questo non aiuta molto a risollevare le sorti della pellicola. Anche il resto del cast arranca. Piacevole il numero in cui Totò canta "Miss mia cara miss".

  • L'ennesimo film di Totò dalla trama inesistente e improbabile, mentre l'espediente del sosia era già vecchio ai tempi di Plauto. In questi casi di solito il Principe faceva da solo il film, appoggiandosi a collaudati comprimari. Ma qui le fide spalle mancano e gli attori francesi, inseriti nel cast per esigenze di produzione, sono poco in sintonia col protagonista che dalla sua non riesce a tirare fuori la verve dei momenti migliori. Certo, si ride, in fondo si tratta di uno dei più grandi comici di sempre, ma Totò ci ha fatto ridere meglio... • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I dialoghi fra Totò e Memmo Carotenuto.

  • Un film di Totò nella media. Il Principe della risata si reca in trasferta a Parigi e qui imbastisce una godibile farsa in forma di pochade con scambi di persona, equivoci e peripezie varie e con, al centro della storia, un'astuta macchinazione per intascare in modo fraudolento una ingente assicurazioni sulla vita. Niente di eccezionale ma il film è leggero e frizzante come una coppa di champagne. Comunque Mastrocinque ha realizzato con Totò film migliori di questo.

  • Come in altri film della coppia Totò-Mastrocinque, fatta eccezione per i due con Peppino coprotagonista, la storia presenta alti e bassi: i momenti migliori sono quelli in cui il Principe è coadiuvato da una spalla (Pavese, Salvietti, Carotenuto), mentre quando è lasciato solo, nonostante tenti in ogni modo di strappare un sorriso (spesso riuscendoci), la pellicola appare trascinarsi a fatica. Non male Totò nella versione del nobile senza scrupoli, anche se forse sarebbe stato meglio non doppiarlo. Buono il resto del cast, su tutti Gravey • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La scena del vagone letto; Totò che canta "Miss, mia cara miss".

La censura


Foto di scena e immagini dal set


Foto Archivio Istituto Luce


Le incongruenze

  1. Sylva Koscina, durante il viaggio in treno verso Parigi, decide di chiamare l'inserviente del vagon-lift. Essendo seduta su un divanetto con le spalle appoggiate alla parete dove è situata la porta effettua una piccola torsione mostrando un pulsante rotondo piazzato sullo stipite. Poche scene dopo, quando l'inserviente ritorna nella cabina della Koscina, si nota che il pulsante è sparito.
  2. Quando Totò prende il portafogli dalla bocca del cane, lo apre e dice:"Uuuh... quanti soldi!". Peccato però che la bocca di Totò resta chiusa, è stato doppiato ma in realtà lui non dice niente..
  3. Quando Totò va al deposito bagagli della stazione per ritirare la valigia prima di prendere il treno per Parigi, è vestito con un vecchio abito rovinato e strappato (lo si vede chiaramene sulla spalla sinistra), e senza cravatta. Subito dopo, uscito dal deposito bagagli, quando è sulla banchina della stazione e sta per salire sul treno, è vestito di tutto punto con un abito a quadri e tanto di cravatta.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo
Totò a Parigi Totò a Parigi
Il parapetto sul Tevere dal quale Totò pesca... nel sottostante banchetto di una pescivendola si trova in Via Capoprati a Roma.
Totò a Parigi Totò a Parigi
La stazione ferroviaria dalla quale Totò esce appena arrivato a Parigi è la Gare de Lyon, situata in Place Louis-Armand a Parigi (Francia).
Totò a Parigi Totò a Parigi
Il palazzo parigino di Gastone De Chemantel (Totò), il marchese che si farà sostituire da Totò, suo sosia, per truffare l’assicurazione, si trova Rond-point des Champs-Élysées-Marcel-Dassault 9 a Parigi (Francia). Questo è lo spettacolare cancello d’accesso alla dimora (Il punto A è la coronazione dorata del cancello), il cui lusso mi ha subito indirizzato nella zona degli Champs-Élysées.
Totò a Parigi Totò a Parigi
Ecco l’ingresso al palazzo, la cui individuazione non è stata immediata perché nel 1958 aveva forma quadrata mentre oggi è stato ampliato ed è diventato rettangolare (nel riquadro, la panoramica area di Google Earth del 1949)
Totò a Parigi Totò a Parigi
 Totò a Parigi
La cabina telefonica dalla quale Juliette (Koscina) telefona a Totò per rivelargli l’imbroglio macchinato dal marchese si trovava in Boulevard Saint-Germain a Parigi (Francia). In questo primo fotogramma vediamo la Koscina avvicinarsi alla cabina, che si trova subito a sinistra del lampione, avendo alle spalle l’abbazia di Saint-Germain-des-Prés. La cabina si trovava quasi di fronte all’edificio B.
Totò a Parigi Totò a Parigi
L’albero sul quale si trasferisce ad abitare Totò prima di ripartire per Roma fa parte del filare che costeggia Cours Albert 1er a Parigi (Francia). La pianta è una di queste, nel filare più prossimo al parapetto.
 Totò a Parigi
La riva opposta vista dal sottostante Port de la Conférence.
Totò a Parigi Totò a Parigi
Lì accanto c’è il punto dal quale Juliette (Koscina), Pierre (Guers) e il dottor Duclos (Gravey) osservano Totò recuperare il portafoglio contenente il biglietto del treno che gli consentirà di rientrare a Roma, recapitatogli dai tre: si tratta di una rampa del Port des Champs Elysées.
Totò a Parigi Totò a Parigi
L’albero sul quale il vagabondo Totò vive in una casetta di legno prima di lasciare Roma per Parigi si trova lungo la Passeggiata del Gianicolo a Roma

Le locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983