TOTÓ, EVA E IL PENNELLO PROIBITO

Inizio riprese: ottobre 1958 - Autorizzazione censura e distribuzione: 27 gennaio 1959 - Incasso lire 244.764.000 - Spettatori 1.504.759


Detti & contraddetti

Lei è un cretino, s'informi.


Non bisogna sottovalutare il copista. Che cosa accadrebbe se un copista si mettesse a creare? Che qualsiasi pittorucolo si sentirebbe autorizzato a copiare i copisti e allora dove si andrebbe a finire?


Il Maestro sarei io, ma se c'è da pagare non ci sono per nessuno.


Vado a Madrid e mi faccio una bella flamencata.


C'è sempre un verme nella pera e un doganiere alla frontiera. Paese che vai, un'uniforme che trovi.


Dipinge bene, mi ricorda il Tinturicchio. Sono un pittore che ha fatto opere insegne.


Al mondo ci stanno tante donne, ma non tutte ci stanno.


Che sorriso ebète paranoico!


Sono io che faccio le Maje: sono un majaro.


A Madrid c'è il Prado, embe'? A Roma, a Villa Borghesa, di pradi ce ne stanno tanti, ci vanno pure i cani.


Un pittore non deve mangiare cipolla: l'alito cipollino altera il colore.


Cara, ardo dal desiderio, siamo qui per un'avventura... e allora avventuriamoci!


Non posso dipingere una Maja con la camicia. Sarebbe una bestemmia: Goya è morto, ma io no.


Morto un microbo, se ne fa un altro.


Ho un allievo che al massimo potrà tenere in mano un pennello da barba. Non fateci caso, è uno scemo che gira per casa: è apolide.


In Spagna le ragazze si chiamano ciche? Allora mi trasferisco e mi metto a raccogliere le ciche.


Anche le racchie svengono... In che mondo viviamo!


Non mi uccida, sono figlio unico.


Dovrei andare a Parigi a copiare la Gioconda? Ma che, che in fronte c'ho scritto Giocondo? lo copio a orecchio e il sorriso della Gioconda ce l'ho nella scatola cranica.


Non basta essere artisti, bisogna anche essere podisti.


Era una donna meravigliosa, con gli occhi verdi, i capelli rossi, l'abito azzurro e le scarpe gialle. Volete sapere come è andata a finire? In bianco.


Scrivi fattura... f maiuscola, anzi no f minuscola... Fatura.


Al mondo ci stanno tante donne, ma non tutte ci stanno. Starci è l'imperfetto del verbo pomiciare.


Totò Scorcelletti

Scheda del film

Titolo originale Totò, Eva e il pennello proibito
Lingua originale italiano - Paese Italia - Anno 1959 - Durata 104 min - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Steno - Soggetto Vittorio Metz, Roberto Gianviti - Sceneggiatura Vittorio Metz, Roberto Gianviti - Produttore Franco Palaggi - Musiche Gorni Kramer - Scenografia Luigi Gervasi - Costumi Adriana Berselli, Gaber - Trucco Maria Angelini, Giuseppe Annunziata


Totò: Totò Scorceletti - Abbe Lane: Eva - Mario Carotenuto: Raoul La Spada - Louis de Funès: Prof. Francisco Montiel - Giacomo Furia: Tobia - Pilar Gómez Ferrer: Gloria Harrison - Enzo Garinei: l'amante della moglie di don Alonso - Guido Martufi: il postino - Bruno Corelli: il copista oriundo - Francesco Mulè: Don Alonso - Luigi Pavese: il commissario - Anna Maestri: la signora del treno - Gianni Partanna: il maître de La posada de la chica - Nerio Bernardi: il notaio - Ignazio Leone: il facchino spagnolo - Nino Milano: il gendarme spagnolo

Soggetto, Critica & Curiosità

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I truffatori Eva (Abbe Lane) e Raoul (Mario Carotenuto), insieme al loro complice Josè (José Guardiola) escogitano una frode ai danni di una miliardaria americana. Il piano dei due consiste nel far dipingere al copista italiano Antonio Scorceletti (interpretato da Totò), una variante della celebre Maja Desnuda, aggiungendo a quest'ultima una camicia da notte. In questo modo, grazie alla compiacenza dell'ignaro e stimato professor Montiel (Louis de Funès), cercheranno di spacciare la "Maia in camicia" come un'opera inedita e sensazionale del Goya. Eva, per vincere le resistenze di Scorcelletti che si rifiuta di ritrarre la Maja Desnuda con una camicia, gli fa credere che si concederà a lui e organizza un incontro clandestino in un separé a "La posada de la chica", incontro che però finirà in bianco. Scorcelletti, in buona fede perché all'oscuro delle vere intenzioni di Eva e Raoul, una volta scoperto che i due stanno per rivendere la "Maja in camicia" all'esorbitante cifra di 200 milioni si reca subito alla residenza della ricca americana, portando con sé altre sei varianti - tra cui la maja in mutande, la maja in pagliaccetto e la maja in bikini - convinto di poterle vendere allo stesso prezzo ciascuna. L'imbroglio viene presto smascherato ma si risolve senza conseguenze per i personaggi coinvolti. Totò e il professor Montiel decidono allora di associarsi dedicandosi alla produzione di falsi, in particolare di venti copie di Raffaello per le quali otterranno stavolta... venti anni di carcere.

Critica e curiosità

Totò torna a recitare con Abbe Lane in una coproduzione della Jolly Film con partner francesi (Cormoran) e spagnoli (Hesperia Film), in cui Totò ha come spalla Giacomo Furia. La partecipazione spagnola in particolare, era dovuta al fatto che essi volevano Totò in Spagna, ma lui aveva paura di volare. Si dovevano sfruttare le scene degli interni de "La Maja desnuda" e poi gli esterni in Spagna, ma non potendo andare in Spagna si cambiò la sceneggiatura ed invece di un comico spagnolo si optò per uno francese, Louis de Funes.

Fu girato in gran parte a Roma, negli studi Titanus, nell’autunno del 1958, la censura spagnola impose cambiamenti alla sceneggiatura, costrinse a rigirare alcune sequenze, i francesi si lamentarono per lo spazio troppo ridotto a de Funès e volevano ritirarsi. Giacomo Furia vedeva il principe piuttosto scombussolato dal turbinoso gesticolare del partner: “Ricordo che mi diceva ‘Quello è pazzo, quello è pazzo...’. Penso che si infastidisse anche perché ci vedeva poco. De Funès girava in francese, e già questo per Totò era una difficoltà, poi seguirlo...”.

Il Morandini (Il Morandini, dizionario dei film, Zanichelli) lo definisce come "il peggiore dei 5 film di Totò del 1959". Questo film è uscito anche nei seguenti paesi: Spagna con il titolo "La culpa fue de Eva", Francia con il titolo "Un coup fumant" ed in Inghilterra con il titolo "Totò a Madrid".


L’idea era nata perché avevano girato a Roma un film con la Gardner, La Maja desnuda. Dovevamo sfruttare in interni le stesse scene e poi si sarebbe dovuto andare a girare alcuni esterni in Spagna. In realtà gli spagnoli avevano partecipato alla produzione perché volevano Totò in Spagna. Ma lui niente, non voleva andarci. Totò non è andato mai in aereo, era un pauroso; d'estate, in barca, andava praticamente costa costa mentre l’autista doveva seguirlo con la macchina lungo la strada: nel caso ci fosse stata qualche onda di più o il mare cominciasse a muoversi un po’, Totò dava immediatamente ordine di fermare la barca, scendeva e pigliava la macchina. Così in Spagna non ci siamo andati, tant’è vero che cambiarono la sceneggiatura e invece del comico spagnolo che doveva esserci venne il francese Louis de Funès.

Giacomo Furia


Così la stampa dell'epoca

«Goya torna nel cinema italiano, per una variazione spagnola sul tema e sul personaggio Totò. Un Totò stavolta con le nacchere ; ma non diverso da quello abituale, nel clima consueto della farsa [...]. Situazioni già note, battute ad ogni costo spiritose che fanno tanto di sabato grasso : del tipo di questa, colta sulle labbra di Totò."Ogni limite ha una pazienza". C'è del vero».

Arturo Lanocita:


«[...] Ma Totò [...] crea anche una Maja in mutande, una Maja in reggiseno, una Maja in bikini, ecc. ma non è fortunato. E neanche gli spettatori, siamo giusti, lo sono, costretti a ingerire prodotti così squallidamente raffazzonati, così privi di spirito e d'ogni luce d'intelletto umano».

Ugo Casiraghi


«Totò torna a recitare con Abbe Lane. Anche questa è una coproduzione della Jolly Film, con partner francesi (Cormoran) e spagnoli (Hesperia Film). Riconquistata una certa vigoria, Totò trasferisce ulteriormente la sua vis comica nel linguaggio, moltiplicando i giochi di parole e le storpiature dei nomi, tenendo alto il volume della voce, che risulta spesso urlata, stentorea. A fargli da spalla ci pensa Giacomo Furia, il pittore della Banda degli onesti. «L'idea era nata perché avevano girato a Roma un film con la Gardner, La Maja desnuda» ricorda Furia. [...]»

di Alberto Anile


La censura


Foto di scena e immagini dal set

Foto: Getty Images


Le incongruenze

  1. Quando Totò si apparta con la signora nel salottino privato, in quello a fianco vi è una coppia ed è presente un monitor dove, spiega il maitre, è visibile la sala principale del locale (per controllare l'arrivo di mariti gelosi), grazie ad una telecamera nascosta. Dopo varie vicissitudini si vede l'arrivo del marito geloso, ma questi si trova nel corridoio e non nella sala principale

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
 1959-Toto Eva 01  
La stazione di Madrid alla quale scende il copista Totò Scorceletti (Totò), chiamato in Spagna da Raoul La Spada (Carotenuto) perché realizzi un falso della “Maja Desnuda” di Goya è davvero la ex Estación del Norte (ora Estación de Príncipe Pío) in Paseo Rey a Madrid. Oggi si presenta così
  
  Ecco la pensilina e le decorazioni sull'ala destra prima del nuovo restauro (che ha riportato i colori antecedenti al vecchio restauro ed eliminato gli stucchi sulle facciate comparsi solo durante il primo restauro)

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
Giacomo Furia, intervista di Alberto Anile, "I film di Totò" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998, cit., pp. 269-270.
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983