SIGNORI SI NASCE

Inizio riprese: gennaio 1960 - Autorizzazione censura e distribuzione: 5 aprile 1960 - Incasso lire 359.918.000 - Spettatori 2.100.730


Detti & contraddetti

La vita... è una cambiale.


Cara, ti vergogni di me perché sei vestita? lo sono in maniche di mutande.


Signori si nasce e, modestamente, io lo nacqui.


Signori si nasce, ma cretini come te si muore!


Lei non ha morti nell'Aldilà? Abbia fede, abbia fede.


Le corna, altrimenti dette cofecchie: moglie e marito si cofecchiano in continuazione.


I domestici sono nemici pagati. Io il mio non lo pago per non offenderlo.


Allora? Ce l'ho il fascino della grande amatrice?
Eccome! Sei bellissima, affascinante, conturbante, e, se mi è consentito, adiacente...


Un'educanda che dice le parolacce è una maleducanda.


Ti sei mai fatto fare la radioscopia? Tu in testa hai solo fuliggine, nebbia...


Ragazzi, mi permetto di notare che siete una mappata di mozzarelle.


Se fossi nato disgraziato non avrei bisogno della governante. Perché sono nato professore? Abbasso le governanti! Sempre con gli occhi addosso come le civette.


Era una donna meravigliosa, con gli occhi verdi, i capelli rossi, l'abito azzurro e le scarpe gialle. Volete sapere come è andata a finire? In bianco.


Mi volevo impiccare, ma senza corda.


Cave canem, cave canem, in hoc signo vinces, est est est, mah.


Lo sapete perché noi bavoni siamo bvavi a giocave a biliavdo? Pevché abbiamo dimestichezza con le palle!!! ... Buona questa, peccato che l'ho sciupata così.


Zazà: Lei ha qualche congiunto nell'aldilà?
Carabiniere:...ee sì...
Zazà: Allora pregherò per i suoi morti... [poi, rivolto a Bernasconi] E lei... lei ce n'ha morti lei?, ce n'ha morti?"
Bernasconi: Veramente no...
Zazà: Abbia fede figliuolo, abbia fede! Li avrà!


Patrizia: Allora? Ti piaccio?
Zazà: Perbacco, se mi piaci! Sei affascinante, sei conturbante, e, oserei dire, se mi è permesso, adiacente!


Ottone Degli Ulivi

Scheda film

Titolo originale Signori si nasce
Paese Italia - Anno 1960 - Durata 96’ - B/N - Audio sonoro - Genere comico - Regia Mario Mattoli - Soggetto Dino Falconi e Luigi Motta - Sceneggiatura Castellano e Pipolo, Edoardo Anton - Produttore Isidoro Broggi, Renato Libassi - Casa diproduzione Manenti Film - Fotografia Alvaro Mancori - Musiche Gianni Ferrio 


Totò: Ottone degli Ulivi detto Zazà - Peppino De Filippo: Pio degli Ulivi - Delia Scala: Patrizia, la soubrette - Riccardo Garrone: Enzo, il suo fidanzato - Carlo Croccolo: Battista Signori - Lidia Martora: Maria Luisa - Angela Luce: Fedele - Luigi Pavese: cavalier Bernasconi - Liana Orfei: Titì Monteur - Nando Angelini: il tenore - Nico Pepe: Binotti l'impresario - Dori Dorika: Adelina Maniglia - Nino Milano: il cameriere - Ughetto Bertucci: il portiere del teatro - Aldo Pini: il costumista teatrale - Piero Pastore: un operaio teatrale - Salvo Libassi: il monsignore - Renato Malavasi: il sacerdote che prova l'abito - Gino Buzzanca: il maresciallo dei carabinieri - Vera Nandi: la moglie di Battista - Leopoldo Valentini: il secondino del carcere - Edy Biagetti: il portiere della pensione - Walter Grant: il colonnello del circolo - Mario Meniconi: il fioraio - Attilio Torelli: il socio del circolo

Soggetto, Critica & Curiosità

1960-signori-si-nasceSoggetto

Il barone Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà (Totò) , nonostante la sua nobile discendenza, è sempre al verde, a causa di una vita dissoluta passata dietro le quinte dei teatri a corteggiare le soubrettes. Nonostante l'indigenza economica, l'uomo continua a intrattenere una vita da nobile, vivendo in un albergo e servito dal fedele (e mai pagato) Battista (Carlo Croccolo). Incalzato da un creditore insoluto, tale Bernasconi (Luigi Pavese), viene denunciato perché ha falsificato la garanzia su una cambiale in scadenza e ovviamente scoperta. Messo alle strette, Zazà decide con riluttanza di accettare il consiglio di Battista, ossia chiedere un prestito al fratello Pio Degli Ulivi (Peppino De Filippo), titolare di una sartoria frequentata principalmente da prelati e suore. Tra i due fratelli non corre buon sangue a causa dello stile di vita di Zazà, ritenuto immorale da Pio, uomo timorato di Dio, dedito al lavoro ed alla carità. Presentatosi a casa del fratello, Zazà viene scacciato e, per dispetto, fa credere al fratello di volersi suicidare. Rientrato in casa, riceve l'inaspettata visita della bella e spregiudicata soubrette Patrizia (Delia Scala) , che finge di sedurlo allo scopo di dimostrargli il suo talento recitativo e quindi chiederli di farle ottenere la parte in una Rivista. Zazà spiega alla ragazza che lo spettacolo era stato abbandonato dal produttore ma, nel mezzo della discussione, arriva Pio, spaventato dalle minacce suicide del fratello. Per spillare quattrini a Pio per la cambiale e per rilevare la Rivista, Zazà decide di far credere al fratello che Patrizia è sua figlia. Valutata la situazione, Pio decide di invitare fratello, presunta nipote e presunto fidanzato di Patrizia (ossia Battista) a casa sua. Durante la permanenza a casa del fratello, Zazà si traveste da sacerdote per ingannare Bernasconi facendogli credere di essere fratello gemello del vero debitore per ottenere un rinvio del pagamento. Successivamente nascono una serie di equivoci, durante i quali Pio si convice a torto di essere padre di Patrizia ed arriva a travestirsi da sacerdote, venendo smascherato e abbandonato dai suoi clienti. Alla fine, Zazà riuscirà a sanare la cambiale e costringerà il fratello a finanziare lo spettacolo teatrale, con Patrizia finalmente primadonna.

Critica e curiosità

Il film è stato girato tra gennaio e febbraio del 1960, titolo provvisorio "Paparino" dalla commedia di Dino Falconi del 1948 da cui è tratta la sceneggiatura del film. Del cast fanno parte Lidia Martora, che nella vita è moglie di Peppino De Filippo, una giovane Delia Scala ( Patrizia ) scritturata in seguito al grande successo televisivo della trasmissione"Canzonissima"e Angela Luce ( la cameriera ) allora giovanissima: la scena delle condoglianze in cui Totò le bacia entrambe i seni fu un'improvvisazione dello stesso Totò che colse di sorpresa la giovane attrice che non se l'aspettava e che a stento riuscì a trattenere le risa, la scena venne talmente bene che non fu rifatta."Angela è talmente bella -disse - che mi è venuto naturale, spontaneo".
Uno dei tre membri della commissione di censura non concede il nulla osta alla scena in cui Totò e Peppino si travestono da monsignori, ma in fase di consiglio si decide a maggioranza di lasciare la scena così com'è.
Il film è stato girato in Campania e prescisamente presso il centro di Grottaminarda in provincia di Avellino dove nel centro sorge la Piazza Intitolata al principe della risata e dove è possibile ammirare il bassorilievo dello stesso scolpito sulle pareti della scalinata della piazza stessa.

Un puttino una colonna, una colonna un puttino...

Una delle scene più famose di Signori si nasce è senz'altro quella dove il barone Zazà, vestito a lutto per la scomparsa (fasulla) della mamma di sua figlia (fasulla anch'essa), cerca di estorcere denaro al fratello per la costruzione di una tomba di famiglia.
In effetti non si tratta di una semplice tomba! Il progetto, che deve costare parecchio per consentirgli di spillare molti soldi a Pio, prevede un'immensa costruzione di stampo faraonico, con tanto di piazza, scalinata con 70 scalini, ascensore, piscina, archi di trionfo e un colonnato, per l'appunto, costituito da una successione di "una colonna, un puttino, un puttino una colonna, e nel mezzo... ".

Totò sboccato

In Signori si nasce vi è una delle rarissime scene, forse probabilmente l'unica, in cui Totò si lascia andare ad un'espressione volgare. E' il momento della cena; il cameriere Carlo Croccolo sbatte con maleducazione e indisponenza nel piatto del barone Zazà una fetta di mortadella. Il gesto è talmente irriguardoso che Totò, facendo finta di volergli tirare indietro il piatto, sbotta in un clamoroso "Mo' t'o' chiav'n faccia! ".
Molto probabilmente la battuta non faceva parte del copione di Signori si nasce, ma l'uomo Totò dovette rimanere impressionato dall'eccessiva veemenza dell'attore Carlo Croccolo e, in un baleno, decise di punirlo con una battutaccia.

Corsi e ricorsi...

Totò e Angela Luce
Nel film, nella parte della cameriera dei coniugi degli Ulivi, recita una giovanissima e prosperosa Angela Luce.
Totò le riserva lo stesso trattamento (due baci un po' particolari...) che qualche anno prima aveva già riservato alla anch'essa giovanissima e prosperosa Sofia Loren in Miseria e Nobiltà.

Totò e Luigi Pavese

Nel film Luigi Pavese interpreta la parte di Bernasconi, un creditore di Totò. Evidentemente Pavese era molto bravo in questo tipo di caratterizzazione, in quanto interpreta la stessa parte del creditore anche in La cambiale e in Totòtruffa 62 (in quest'ultimo film è il padrone di casa di Totò e Nino Taranto).

Totò e le ballerine

Totò doveva amare molto il mondo del ballo e le ballerine...
Anche in Signori si nasce si può apprezzare questa sua simpatia; alcune scene ricordano molto altri due film: Totò, Peppino e la malafemmina e Totò, Peppino e i fuorilegge.

Totò e il menù

Come in Miseria e Nobiltà, nella famosissima scena del Paltò di Napoleone, anche qui Totò, nel pieno dell'indigenza, "detta" il menù della cena, questa volta a Carlo Croccolo: caviale, salmone, uova, pollo, patate fritte, formaggio, etc...

Signori si nasce e io, modestamente, lo nacqui!

Eccola qui l'ennesima battuta, l'ennesima frase di Totò divenuta celebre e di uso comune: "Signori si nasce e io, modestamente, lo nacqui!" (per la precisione, la frase esatta è "Signore si nasce ed io lo nacqui, modestamente!"). Totò conferisce una sua precisa caratterizzazione al personaggio del barone: andatura dinoccolata (già l'avevamo potuta apprezzare in un altro personaggio, in Totò a colori, in una scena ambientata a Capri), parlare "raffinato" con la "r" moscia. Il parlato stesso poi si impreziosisce con la ripetizione voluta di piccole frasi e per il ricorso frequente ad alcune battute, sempre le stesse; ricordiamo, tra queste, "ti avevo messo su un piedistallo" per comunicare ad una persona che lo aveva deluso e "peccato che l'ho sprecata" pronunciata sempre dopo una battuta o una barzelletta. Questo personaggio verrà poi "copiato" anni dopo da un ottimo attore, Enrico Montesano.
Ma la frase più famosa del barone Zazà è senza dubbio "Io sono un signore e signori si nasce ed io, modestamente, lo nacqui!". La frase è proposta dal Barone quando viene cacciato dal Circolo, di cui faceva parte, per morosità; con queste parole il Barone vorrebbe far intendere che lui è un nobile mentre gli altri soci no, e pertanto è lui a voler andar via da quel consesso che non lo merita e non viceversa.


I documenti

704

Signori si nasce, 1960. «Ho passato due mesi di lavorazione stupenda con un uomo eccezionale, Totò era un uomo molto serio, molto galante, una galanteria diversa da quella di Eduardo, che era interessata, mentre la sua era una galanteria proprio da signore. Io ero un fiorellino, a quell'età tutti lo si è, ed ero sempre in guépière. Mi guardava, per quel poco che vedeva, ma era piacevole essere guardata così, perché c'era pulizia nel suo sguardo. Seppi che era anche venuto a teatro riuscendo a intravedere il mio personaggio non ricordo se in Giove in doppiopetto o in quale altro spettacolo. E allora durante la lavorazione del film gli chiesi una foto per ricordo, per tenerla fra quella di Charlot e le altre che mi accompagnano. Me la diede e ci scrisse sopra: "Che peccato, facevo il mestiere per cui lei è nata, mi sarebbe tanto piaciuto lavorare con lei anche sul palcoscenico". La conservo ancora».

Delia Scala


4 febbraio 1969 - Caleidoscopio Ciack - Sul set di Signori si nasce


Così la stampa dell'epoca

«[...] Mario Mattoli si è servito, qualche volta con opportunità e allegria, di tutte le buffonerie facili e bonarie che frequentano da tre quarti di secolo i palcoscenici. Totò e Peppino De Filippo, naturalmente, ci sguazzano, con tutto il loro repertorio.»

Maurizio Liverani, «Paese Sera», Roma, 1 maggio 1960.

«Mario Mattoli, regista da lungo tempo sulla piazza, ci porta con Signori si nasce al cinema prebellico, quello tirato via, per nulla ambizioso, ignaro dei buoni usi della cultura [...] L'invenzione è scarsa, il dialogo indigente, lo spirito da sottoscala. Chi salva un pochino lo spettacolo è il duo Totò-Peppino De Filippo. Non ci dicono nulla di nuovo, ma le macchiette da essi disegnate hanno smalto, colore, vivacità meridionale.»

Pietro Bianchi, «Il Giorno», Milano, 29 aprile 1960.

«Per Totò il tempo s'è fermato: sono anni, anzi decenni, che dal palcoscenico, dallo schermo, attraverso la radio e la televisione continua a presentarci le stesse battute, gli stessi clowneschi atteggiamenti volgari e risaputi. Il popolare comico napoletano è rimasto ai tempi della pochade, della comica finale [..] che se una volta - ad un certo pubblico - poteva essere gradito perchè alla moda, oggi non diverte più nessuno o quasi.»

Vice, «Il Popolo», 1960

«Questa pietanza cinematografica, detta in gergo di cucina «Piglia Totò e Peppino De Filippo e lascia fare a Dio», s'impernia sul contrasto fra i petti di pollo (ossia gli attori in questione) e la polenta di una vicenda farsesca e dozzinale. Piatto facilissimo a prepararsi, ed ottimo per congedare infallibilmente gli ospiti non scevri di intelligenza e di finezza, o per trattenere sine die gli ospiti volgari ed ottusi. Pigliate dunque Mario Mattoli e non ponete limiti alle sue native qualità di regista che dove s'attacca là ogni illusione d'arte muore. [...]»

di Giuseppe Marotta, 1963


Foto di scena e immagini dal set

(Foto Marcello Mencarini Historical Archives)


Le incongruenze

    1. Peppino (Pio) dice a Totò (Ottone) che la combinazione della cassaforte è una parola di otto lettere, ma poi Totò la aprirà usando la parola ottone che è di sei lettere
    2. Totò al termine della gag della costruzione della tomba (o "tombone") riesce a convincere il fratello Peppino a sganciare il denaro. Si vede quest'ultimo al registratore di cassa e Totò che improvvisamente la apre. Peppino arrabbiato afferma "Che per poco non gli spezzava un dente". Ma in realtà lo sportello del registratore lo colpisce alla spalla.. che centra il dente?
    3. Quando Totò colpisce con un calcetto sotto il tavolo il suo domestico per fargli segno di tacere, la scena è palesemente finta in quanto la larghezza del tavolo è troppo grande per permettere a Totò (che nemmeno si allunga più di tanto) di raggiungere il domestico, che tra l'altro è anche abbastanza scostato dal tavolo

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

logodavi
Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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  Il piazzale dove il fidanzato (Riccardo Garrone) di Patrizia (Delia Scala), dopo aver malmenato alcune persone che infastidivano la fidanzata, viene arrestato dalle guardie, è Piazza San Pietro in Montorio nei pressi del Gianicolo a Roma, dove Sordi andava a prendere la moglie alla messa di Pasqua in Il commissario. Grazie a Neapolis per fotogramma e descrizione
  
  Qui vediamo bene il basamento della colonna per un confronto

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
Foto Marcello Mencarini Historical Archives