TOTOTRUFFA '62

Inizio riprese: aprile 1961 - Autorizzazione censura e distribuzione: 7 agosto 1961 - Incasso lire 569.578.000 - Spettatori 2.935.969

Detti & contraddetti

Con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!


Questo è un vespasiano portatile, è un transistor, brevetto giapponese. Sai com'è, siccome in città questi monumentini, chiamiamoli così, scarseggiano, ho deciso di farmene uno personale. Chiamami fesso! Ogni mattina ci spruzzo sopra l'acqua di colonia.


Il toro va preso per le corna. È vero, ma come faccio a sapere se il mio padrone di casa ce le ha?


I meccanici in Italia sono molto ambienti, anch'io sono molto ambientato: ho due stanze, saletta e cucina.


Io sono minore, mio padre è maggiore dei bersaglieri a riposo.


Signora, scusi, sa se il padrone di casa c'ha le corna?


Io cento ne faccio e una ne penso!


Cavaliere! Costui si attacca alle lingue!


Ma che fa? Non mi guardi cosi, lei mi fa un senso con quegli occhioni mi fa un senso. Lei con quegli occhi mi spoglia... spogliatoio!


Ricco si nasce, non si diventa.


[per un momento "perde" il personaggio del console africano] Acchiappa a chisto!


Antonio: Papà è stato poco bene sa? C'avuto il morbillo.
Padrone di casa: Ehm morbillo?
Antonio: E anche gli orecchioni.
Padrone di casa: Oohh.
Antonio: A proposito di orecchioni.
Padrone di casa: Dica.
Antonio: Lei li ha avuti?
Padrone di casa: No, io no.
Antonio: Eppure me lo avevano detto.
Padrone di casa: Chi gliel'ha detto?
Antonio: Sua moglie!


Lo so, dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro.


Il carburatore non digeriva bene e gli abbiamo dato il bicarbonato: la benzina gli restava tutta sullo stomaco.


Antonio: Ma ti rendi conto, mancava poco che finissimo in galera.
Felice: Perché qua dove stiamo.
Antonio: Che c'entra, qua stiamo in camera di sicurezza, qua abbiamo la sicurezza certa...
Felice: ...di andare in galera.


Pronto direttrice, sono sua eccelenza, le parlo da Oslo, qui ho una magnifica vista sulle cascate del Niagara.


Antonio Peluffo

Scheda

Titolo originale Tototruffa ‘62

Paese Italia - Anno 1961 - Durata 107’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Camillo Mastrocinque - Soggetto Castellano e Pipolo - Sceneggiatura Castellano e Pipolo - Produttore Isidoro Broggi, Renato Libassi - Fotografia Mario Fioretti - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Gianni Ferrio


Totò: Antonio Peluffo - Nino Taranto: Camillo - Amedeo Girard: Amilcare - Estella Blain: Diana Peluffo - Carla Macelloni: Paola, la migliore amica di Diana - Ernesto Calindri: commissario Malvasia - Geronimo Meynier: Franco Malvasia - Luigi Pavese: il cav. Terlizzi - Lia Zoppelli: la direttrice - Mario Castellani: il professore - Marcella Rovena: l'insegnante di storia dell'arte - Oreste Lionello: Pippo, l'amico di Franco - Mario Frera: il signor Rossi - John Kitzmiller: l'ambasciatore del Catonga - Giuseppe Anatrelli: il poliziotto del Lambrusco - Ugo D'Alessio: Decio Cavallo, il turista italo-americano - Renzo Palmer: Baldassarre, lo sfasciacarrozze - Ignazio Leone: il vigile urbano - Gianni Partanna: il proprietario del ristorante La Giostra - Edoardo Biagetti: il funzionario dell'Ambasciata del Nicaragua - Salvo Libassi: il ristoratore Sor Cesare - Peppino De Martino: il questore - Pietro De Vico: il contatore di piccioni - Loredana Cappelletti: una collegiale - Ria De Simone: una collegiale - Evi Marandi: una collegiale - Milena Vukotic: una collegiale - Michela Roc: comparsa non accreditata - Gino Buzzanca: l'ambasciatore del Nicaragua

Soggetto, Critica & Curiosità

1961-tototruffa62Soggetto 

Antonio e Camillo sono due ex trasformisti che vivono organizzando piccole truffe e continui raggiri, riuscendo spesso a sfuggire alla Legge grazie alla benevolenza del commissario Malvasia, ex compagno di scuola di Antonio. Quest'ultimo impiega quasi tutti i suoi soldi per pagare gli studi della figlia Diana, che studia in un importante collegio: la ragazza è all'oscuro della vera attività del padre, che le fa credere di essere invece un diplomatico sempre in giro per il mondo. Ma il destino ci mette lo zampino: Antonio truffa involontariamente il giovane figlio del commissario, fidanzatosi nel frattempo proprio con Diana, facendosi pagare per un posto di lavoro fittizio che poi, scoperta la paternità del giovane, dovrà per forza trovargli: lo sistemerà come ragioniere presso un equivoco garage, dove il giovane Malvasia finirà per essere coinvolto nei loschi affari del suo datore di lavoro ed arrestato.

Tutto si risolverà per il meglio quando Antonio riceverà, all'improvviso ed inaspettatamente, una miliardaria eredità dall'America che gli permetterà di restituire il maltolto a tutti i suoi truffati.

Critica e curiosità 

A Totò viene affiancato per la prima volta un altro attore napoletano, Nino Taranto, che da tempo desidera lavorare con Totò e che lavorerà con lui in altri cinque film. Nel film sono presenti sketch da antologia: la vendita della fontana di Trevi, Totò travestito da donna che con l'aiuto di Taranto cerca di imbrogliare il padrone di casa, un Luigi Pavese che a stento riesce a trattenere le risa, Totò e Taranto che si travestono da ambasciatori del Katonga e escono dall'albergo travestiti da Fidel Castro e signora.

Nel film Totò e Nino Taranto interpretano anche un ruolo femminile. Nella biografia di Taranto scritta da Andrea Jelardi, si può leggere: "A proposito di questo film e delle apparizioni en travesti dei due protagonisti, è lo stesso Taranto a ricordare un simpatico aneddoto: «Totò voleva che gli dessi del tu, io non ci sono mai riuscito... Diceva: ‘Ma perché, non capisco, ti sono antipatico?’ E io gli rispondevo: ‘No... anzi se fossi una donna mi sarei dato a voi con tutto il cuore senza pensarci su nemmeno una volta’... Quando capitò che in Totòtruffa 62 facemmo quella scena in cui me lo vedevo sbucare vestito da donna mentre io ero truccato da marito siciliano, finimmo le riprese e lui disse: “Beh adesso sono femmina ne puoi approfittare”. “No, così no” gli dissi e lui se la legò al dito. Nello stesso film, in un'altra scena, lui faceva Fidel Castro e io, vestito da donna, facevo la moglie di Fidel e, forse perché ero più giovane, non so, facevo più colpo e questo mi inorgogliva. Gli dissi: “Con me lo potete fa’ il capriccio”. “Ah no… se io ero brutto, voi siete una cosa tremenda!”, mi rispose (in: Andrea Jelardi, Nino Taranto, Kairòs, Napoli 2012)
Al film parteciparono il cantante Wee Willie Harris e la sua band nel ruolo di loro stessi. Nella scena dell'eredità fasulla Totò cita Kasa-Vubu e Mobutu, veri politici africani del periodo.
Nelle scene di canto la protagonista Estella Blain è doppiata da Anita Sol, mentre nelle restanti scene del film viene doppiata da una giovane Vittoria Febbi.
L'attore Renzo Palmer recita con la sua voce nella sua prima scena e con quella di Glauco Onorato nella seconda.


Così la stampa dell'epoca

«[...] Il soggetto, con la scusa della farsa, è quanto di più sballato si possa immaginare: il maggiore sforzo inventivo degli sceneggiatori, Castellano e Pipolo, è quello di costruire alla meno peggio Ì vari sketch che servono di pretesto ai due comici partenopei per ricamare un fuoco di fila di lazzi, smorfie e battute, con un impegno degno di migliori imprese. Il film sono loro, Totò e Tarante: suppliscono all'inadeguatezza del copione con una tale abilità da rendere divertenti anche trovate e battute vecchie di decenni»

Valentìno De Carlo, «La Notte», Milano, 19 agosto 1961.


«Filmetto piuttosto scucito che pare composto da due pizze ben distinte. Quando in scena ci sono Totò e Taranto si ride spesso, anche se le battute sono di quart'ordine. Quando i due scompaiono, le cose vanno maluccio, ma il regista sembra non accorgersene.»

«Il Giorno», Milano 19 agosto 1961.


Il soggetto, con la scusa della farsa, è quanto di più sballato si possa immaginare: il maggiore sforzo inventivo degli sceneggiatori, Castellano e Pipolo, è quello di costruire alla meno peggio i vari sketch che servono di pretesto ai due comici partenopei per ricamare un fuoco di fila di lazzi, smorfie e battute, con un impegno degno di migliori imprese. Il film sono loro, Totò e Taranto: suppliscono all'inadeguatezza del copione con una tale abilità da rendere divertenti anche trovate e battute vecchie di decenni.»

Valentino De Carlo


C’è una sequenza che ha reso questo film assai celebre. È la splendida invenzione della truffa ideata da Totò e Nino Taranto per vendere a uno straniero la Fontana di Trevi. È una grande idea, che speriamo non venga adottata dal governo nell’ambito del piano di privatizzazioni. Lo sventurato forestiero viene raggirato alla grande con il miraggio del possibile prelievo di tutte le monetine gettate dai turisti nella fontana. Totò è, come sempre, irresistibile. E Nino Taranto è una spalla di grande levatura.

Walter Veltroni


«Totò interpreta Antonio Lo Ruffo. Antonio e Felice (Nino Taranto), trasformisti da avanspettacolo, usano i trucchi ai quali sono abituati in palcoscenico per organizzare una serie di truffe. Con i proventi degli imbrogli, Antonio mantiene in un collegio di lusso Diana, l'unica, amatissima figlia, fingendosi un ricco uomo d'affari con la direttrice dell'istituto, sempre pronta a spillargli quattrini. Nella sua losca attività, però, deve fare i conti col commissario Malvasia che gli dà la caccia da tempo, non sospettando che il figlio si è innamorato della figlia del truffatore, conosciuta casualmente.»

Matilde Amorosi


«Ormai entrato in simpatia con il principe, De Vico ottiene anche di lavorare qualche giorno in Totòtruffa '62, nella particina buffa e tenera di un contadinotto incaricato di censire i piccioni italiani. Totòtruffa '62, diretto da Camillo Mastrocinque, vede per la prima volta nel cast un altro glorioso attore comico napoletano, Nino Taranto. Totò lo conosce dai tempi duri della gavetta, quando si cercavano per scambiarsi il repertorio, un'epoca avventurosa e affamata da cui entrambi sono riusciti a spiccare il balzo verso il mondo luccicante della rivista, e quando questa entrò in crisi, a farsi largo anche nel cinema.»

Alberto Anile


«C’è una sequenza che ha reso questo film assai celebre. È la splendida invenzione della truffa ideata da Totò e Nino Taranto per vendere a uno straniero la Fontana di Trevi. È una grande idea, che speriamo non venga adottata dal governo nell’ambito del piano di privatizzazioni. Lo sventurato forestiero viene raggirato alla grande con il miraggio del possibile prelievo di tutte le monetine gettate dai turisti nella fontana. Totò è, come sempre, irresistibile. E Nino Taranto è una spalla di grande levatura. Andrebbe scritto l’elogio della «spalla» di comici come Totò. Per andargli appresso, a quella furia scatenata, dovevano avere una dose non infinitamente inferiore di follia e genialità. Il loro ruolo è come quello dei mediani di centro-campo che si spaccano in quattro per far rifulgere i Baggio o i Platini. In questo film c’è anche un mirabile travestimento in panni femminili di Totò che sforna una serie di giochi di parole e di doppi sensi che travolge lo spettatore. Non li anticipiamo, naturalmente, segnalo solo l’uso, nella scena di Totò donna, della parola « spogliatoio». Sono frammenti di poesia, da non dimenticare.»

Da «Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film», Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994


«Il film raccoglie tutti i registri recitativi di Totò: la farsa, la commedia, l'impianto realistico, drammatico e surreale. Chiari alcuni riferimenti a film precedenti, quali Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, I tartassati e Guardie e ladri. Prevale la farsa soprattutto nella scena in cui i due truffatori vogliono collocare un vespasiano davanti al ristorante; in quella, esilarante, della vendita della fontana di Trevi a un americano (Ugo D' Alessio), con l'ennesima allusione a La dolce vita; nei pirotecnici travestimenti per estorcere tre anni di affitto al padrone di casa (Luigi Pavese), che ha un suo precedente in Totò, Vittorio e la dottoressa; nella truffa sull'eredità da parte dell'ambasciatore del Katongo; nel travestimento da Fidel Castro; nella finta telefonata da Oslo e nella finta agenzia di collocamento. La recitazione di de Curtis è come sempre perfettamente calibrata in ogni passaggio narrativo ed in ogni fotogramma, secondo i tempi e le pause per le quali è grande maestro, ottimamente supportato da una grandissima spalla quale Nino Taranto.
Regia di estrema finezza di un Mastrocinque, che qui, al suo undicesimo ed ultimo film, ha ritrovato la vena giusta e il giusto equilibrio nel dirigere Totò senza farlo mai cadere in eccessi ed esagerazioni, salvo l'ultima sequenza, che ha un sapore del tutto surreale, con il protagonista che eredita dal Nicaragua una somma ingentissima e la sperpera senza criterio. Alla commedia appartengono tutte le scene, e i relativi dialoghi, tra Totò e la direttrice del collegio (Lia Zoppelli), costruiti tutti con garbata ironia. Di stampo realistico e drammatico sono le scene in cui Totò esorta la figlia (Estelle Blain) con una tenerezza struggente; quella col commissario (Emesto Calindri), nella quale Totò chiede di uscire dal carcere per raggiungere la figlia. Alcuni aspetti di comicità surreale si riscontrano nella scena in cui ai due compari rimane il dito infilato nell'apparecchio telefonico (citazione da Totò, Peppino e i fuorilegge, Totò, Peppino e le fanatiche e Totò, Vittorio e la dottoressa).
II film è costruito su una serie di sketches di sapore teatrale, ma molto ben diretti e ben recitati, ivi compreso il gradevole impasto linguistico africano-napoletano, toscano e inglese maccheronico che dà un ulteriore sapore al racconto. In tutta la serie di sketches de Curtis è leggero e gradevole e la maschera è multiforme, è un clown scatenato nella sua vis comica, ma sempre composto ed in assoluto equilibrio con il realismo minimo.»

Ennio Bìspuri


La censura


I documenti

Fontana vendesi... Totò e la Fontana di Trevi

Tototruffa 00011Il film si articola in una successione di gag, durante le quali Totò, nei panni di un consumato imbroglione, con l'assistenza del suo collaboratore Nino Taranto, porta a termine una lunga serie di truffe ai danni dei personaggi più disparati.
La truffa più famosa è senz'altro quella della vendita della Fontana di Trevi. In questa scena Totò, assistito anche in quest'occasione dal fido Nino Taranto, riesce a vendere il celebre monumento romano ad un ingenuo italo-americano (Ugo D'alessio), il famoso Decio Cavallo - Caciocavallo.

Alcune osservazioni, prima di proporre il testo della gag:

la scelta da parte degli sceneggiatori del monumento da vendere cadde sulla Fontana di Trevi probabilmente per la fama particolare di cui godeva in quel periodo quel bellissimo monumento: si trattava di una fama tutta cinematografica dovuta alla famosissima scena del bagno nelle sue acque di Anita Ekberg nel capolavoro di Fellini, La dolce vita. Da notare che Nino Taranto, nel cercare di far salire il prezzo di vendita della Fontana di Trevi, fa per l'appunto presente di essere interessato all'acquisto per conto di una casa cinematografica che vi deve girare un film.
la storia della scena è ovviamente di natura fantastica, ma fino a un certo punto! Assistendo ad alcune trasmissioni televisive, quali, ad esempio, Mi manda rai tre, si può avere la sensazione che tante persone cadono purtroppo nei tranelli dei truffatori con estrema facilità.
In questa gag vi sono diversi elementi tipici delle truffe:
una prima caratteristica comune a tante situazioni simili è l'iniziale diffidenza del soggetto da truffare (Ugo D'alessio va a controllare sulla sua guida di Roma se è vero che lo scultore della Fontana era uno svizzero, come asseriva Totò; alle sue rimostranze per il fatto che la guida riportava invece il nome di Bernini, si lascia subito giocare da Totò che gli spiega, per l'appunto, che il Bernini era in realta uno svizzero di Berna, di piccola statura);
un'altra caratteristica è il ruolo fondamentale svolto dalla spalla, compito consistente nel superare un punto morto nello svolgimento della truffa;
ancora infine la grande psicologia messa in campo dai truffatori e che si articola, in questo caso, nella scelta della vittima (uno straniero, probabilmente non tanto a conoscenza delle cose italiane) e nell'immissione di un elemento di concorrenza per convincere il truffato a fare in fretta: sarà capitato a tutti di sentirsi offrire un affarone, ad esempio un'auto con pochissimi chilometri, da comprare subito perchè altrimenti ci sarebbe un altro pronto a non lasciarsi sfuggire l'occasione.
il caso giuridico: può sembrare paradossale, ma la truffa della Fontana di Trevi viene spesso portata ad esempio di una particolare tipologia di vendita: quella in cui il venditore non è il pieno titolare dei diritti di proprietà del bene da vendere. E' una situazione che si verifica molto più spesso di quanto si possa immaginare.

Tototruffa 00030

Totò (ha appena scacciato un ragazzino che sta raccogliendo alcune monetine dal fondo della vasca; si rivolge all'americano) : Ma lo sa lei che ci perdo almeno un paio di centinaia di migliaia di lire all'anno con questi ragazzini? Al sabato quando faccio asciugare la fontana mi mancano sempre 3-4 mila lire.
L'italo-americano: Perché? Il denaro che buttano dentro la fontana è tuo paisà?
Totò: Si capisce! Questa è la famosa Fontana di Trevi, appartiene alla mia famiglia da molte generazioni. Permette? Cavaliere Ufficiale Antonio Trevi.
L'italo-americano: Complimenti, Decio Cavallo!
Totò: Come?
L'italo-americano: Decio Cavallo.
Totò: Aah Aah Avevo capito caciocavallo, eeh eeh.
L'italo-americano: Di' in po' paisà, è un buon bisinis?
Totò: Ottimo! Ottimo! I soldi nella fontana ce li buttano tutti, e poi ogni tanto la fitto alle case cinematografiche, ci girano le pellicole qua.
L'italo-americano: Ok.
Totò: Scusa un momento paisà, scusa un momento, qui bisogna stare con gli occhi aperti. (Totò va a farsi donare qualche monetina per la Croce Rossa)
L'italo-americano: Che cosa è?
Totò: Mi sono fatto pagare i diritti di riproduzione.
L'italo-americano: Quant'è?
Totò: Ogni fotografia cento lire.
L'italo-americano: io ne ho fatto tre!
Totò: Trecento lire!
L'italo-americano: Hai ragione! Tieni paisà, uno, due e tre.
Totò: Sembra niente! Ma la mia fontana è fotografata un migliaio di volte al giorno. Fatti un po' di conti…paisà
L'italo-americano: Sono circa 160 dollari al giorno. E' proprio un bel bisiniss! Ok. Di' un po', chi l'ha fatta questa fontana?
Totò: Un mio bisnonno, fece venire a posta uno scultore dalla Svizzera.
L'italo-americano: Aspetta paisà, qui dice che è dello scultore Bernini.
Totò: Appunto, siccome veniva da Berna, era piccoletto, lo chiamavano il Bernini
L'italo-americano: Ho capito, di' un po' paisà, ci vuole molto staffe, cioè molti impiegati per mandare avanti la fontana?
Totò: No, no, no! Basta uno: chiude l'acqua, chiude la fontana, piglia i soldi, apre la fontana…
L'italo-americano: Senti io sono italiano oriundo, ho lasciato l'America definitivamente, e mi voglio stabilire in Italia, ma vado alla ricerca di un buon bisiniss.
Totò: E perché non ti compri la fontana mia?
L'italo-americano: E tu te la vendi?
Totò: Eh si, un giorno o l'altro mi devo ritirare, capisci…i dolori reumatici, vicino all'acqua, eh!
L'italo-americano: Allora la compro io! Dimmi un po' paisà, quanto costa la fontana?
Totò: Ma tu pagheresti subito?
L'italo-americano: Certo!
Totò: Con dieci milioni te la cavi.
L'italo-americano: Ok, paisà! Complimenti, domani vieni al consolato americano, ti faccio trovare il contratto pronto e monii! Ok!
Totò: E non mi dai una caparra?
L'italo-americano: Quale caparra?
Totò: E bravo fesso, se nel frattempo viene qualcuno che se la vuole comprare, io che faccio, aspetto a te?
L'italo-americano: E quant'è?
Totò: Mezzo milione!
L'italo-americano: Sono troppi mezzo milione. Ti do centomila lire.
Totò: Ma che sei pazzo? Centomila lire per una massa d'acqua di questa portata! Oh! Ma che in America così si fanno gli affari! Soh!
Nino Taranto (in toscano...): La mi scusi. E' mica lei il famoso cavalier Trevi, proprietario della famosa fontana omonima?
Totò: Per l'appunto.
Nino Taranto: La mi stia a sentire. Io sono incaricato da una grande 'asa cinematografica americana, di 'ui non posso fare il nome per ovvie ragioni, la quale dovendo girare un film storico con la fontana dentro, sa come son fatti gli americani, so' spendaccioni, la vorrebbero comprare. Oh, se lei è d'accordo, io c'ho il mandato in borsa. E che ne dice?
Totò: Scusi, ma lei chi è?
Nino Taranto: Non mi sono presentato?
Totò: No!
Nino Taranto: La mi scusi! Io sono il ragionier Gerolamo Scamorza
Totò: Gerolamo?
Nino Taranto: Scamorza!
Totò: Caro Scamorza, mi dispiace ma io sono già in trattative con quest'altra scamorza.
L'italo-americano: Prego, Decio Cavallo
Totò: Già, Caciocavallo.
L'italo-americano: Sa, di fatto c'ero prima io.
Totò: Sì.
Nino Taranto: Ma il signore parlava di trattative, il che significa che l'affare non l'avete mi'a concluso.
L'italo-americano: No, come non è concluso! Gli stavo dando anche la caparra.
Nino Taranto: Ah si, gli stavi dando la caparra…ma non l'hai data. Io gli do il doppio della tua caparra. Quanto gli davi te?
L'italo-americano: Centomila lire!
Totò: Un momento io non ero mica d'accordo, sai!
Nino Taranto: Non eri d'accordo?
Totò: No!
Nino Taranto: E allora io gliene do dugento.
L'italo-americano: E allora io gliene do trecento.
Nino Taranto: Ei' Si? Stammi a sentire, tu non mi fare ingrullire, sai che faccio, io gli do quattrocentomila lire e l'affare è concluso.
L'italo-americano: E sai io che faccio, gli do cinquecentomila lire e l'affare è concluso. Tieni!
Nino Taranto: E tu che dici te e tu che dici te?
Totò (anche lui in toscano...): Che diho che diho? Accetto! I' provolone m' ha dato le cinquecentomila lire, l'affare è fatto! Non si discute più! Arrivederci!
Nino Taranto: Allora l'affare è concluso. Mi hai fatto arrabbiare, me m'ho ingrullito, hai capito, me m'ho ingrullito.
Totò: A me non importa proprio niente, hai 'apito?
L'italo-americano: Ci vediamo domani al consolato.
Totò: A mezzogiorno.
L'italo-americano: Preciso.
Totò: Aspettami! Non mancare!
L'italo-americano: No!
Totò: Ciao Gorgonzola!
L'italo-americano: Ciao. Statti buono! A domani, good bye!


Cadillac

Esattamente in questa scena del film "Totòtruffa 62", sullo sfondo, è visibile parcheggiata la Cadillac nera di Totò con la quale ha raggiunto il set per le riprese. Qui un breve video


Foto di scena e immagini dal set

Foto Archivio Istituto Luce



Le incongruenze

    1. Nella celeberrima scena della vendita della Fontana di Trevi, l'ingenuo acquirente dice di chiamarsi Decio Cavallo, e da qui lo storpiamento di Totò che lo chiama Caciocavallo. Dopo un pò sopraggiunge Nino Taranto, complice di Totò, che si presenta col nome di Scamorza, e iniziano una serie di battute con riferimenti caseari. La cosa strana è che i due truffatori non sapevano come si chiamasse la vittima, e soprattutto Nino Taranto era lontano dalla scena e non poteva sentire nè il nome di Decio Cavallo nè lo storpiamento in Caciocavallo, per cui sarebbe una coincidenza improbabile il fatto che Taranto abbia scelto proprio il nome Scamorza
    2. Alla fine del film, quando Totò va a parlare con l'amico-nemico commissario, seduto alla scrivania nelle inquadrature di fronte giocherella con le mani con un posacenere. Nelle inquadrature di spalle lo stesso posacenere è ben lontano dalle mani del mitico Totò. Il cambio di inquadrature si ripete 4 volte e si nota bene
    3. Scena in cui Totò è truccato da donna e sta "intortando" il tizio. Quest'ultimo giocherella col cappello, ma in diverse inquadrature regge il cappello in maniere sempre diverse
    4. Quando Totò travestito da donna sporca il padrone di casa con la cipria, quest'ultimo si pulisce, ma bell'inquadratura successiva è ancora sporco di cipria.
    5. A Camillo si chiude la mano nello sportello della macchina dell'ambasciatore, tuttavia lo sportello si chiude lo stesso, sapete perchè? Perchè si vede chiaramente che è solo il guanto ad incastrarsi, non le dita
    6. I vigili credono che Decio Cavallo sia matto per il fatto della fontana di Trevi; vogliono perciò chiamare l'ambulanza, ma si sente il suono delle sirene prima che i vigili la chiamino
    7. Osservate l'orologio in casa di Totò, quando Camillo è travestito da Bersagliere: l'ora cambia da 12.10 a 12.20 nel giro però di un minuto
    8. Il posacenere sul tavolo, quando Camillo vestito da bersagliere sta parlando col padrone di casa, si sposta da solo
    9. Quando Totò è vestito da Ambasciatore, il telefono sul suo tavolo si sposta da solo
    10. Le immagini di Totò e Camillo che salgono con l'impalcatura da lavavetri sono accelerate.
    11. Quando le ragazze del colleggio vanno a chiedere il permesso alla direttrice di guardare la TV, ce n'è una, sulla sinistra della schermo, che guarda per un attimo la telecamera e sorride.
    12. Pippo si è bruciato perchè è rimasto al sole per otto ore; tuttavia per tutto il resto del film non ha nulla, infatti gli toccano in continuazione la schiena ma lui non ne risente.
    13. Pippo e Franco si sbattono la testa alla porta del colleggio: ma si vede benissimo che Pippo fa solo finta, infatti la sua testa alla porta non ci arriva nemmeno
    14. Totò è in prigione con Camillo; nella prima scena è seduto, al cambio invece è inginocchiato
    15. Totò, quando è vestito da cavaliere, non ci vede con gli occhiali da vista che ha indosso, poi improvvisamente riesce a vedere
    16. Quando Totò è Camillo vanno dal loro compare, con le mani incastrate nel telefono, uno dei meccanici vuole telefonare con quel telefono. Il telefono è staccato ma lui, sebbene si sia portato la cornetta all'orecchio, non se ne accorge
    17. Franco riceve uno schiaffo dal padre commissario, ma piega il viso prima che lo schiaffo gli arrivi
    18. Nella scena della fontana, alla fine Totò e Nino Taranto guardano dall'altro la scena di Decio Cavallo che viene internato come pazzo. Se però andate a Piazza di Trevi (potete anche farci caso con street view, anche se non è proprio il massimo) vi accorgerete che non esiste alcuna stradina dalla quale è possibile vedere la scena. In realtà essa è stata girata da una delle finestre del palazzo che sta di fronte alla fontana e la scena di Totò e Nino Taranto da qualche altra parte (onestamente non saprei se in studio o in un'altra parte della capitale)
    19. Quando Decio Cavallo consulta la guida turistica che ha con sè per vedere se quello che afferma Totò (ossia che la fontana è stata realizzata da uno scultore svizzero incaricato dal bisnonno di Totò e che quindi la fontana appartiene alla famiglia di quest'ultimo da lungo tempo) è vero, legge che la fontana è stata realizzata da Bernini. Chi ha scritto quella guida deve essere un po' male informato visto che la fontana di Trevi è stata realizzata da Nicola Salvi circa 50 anni dopo la morte del Bernini.
    20. Nei primi minuti del film, le collegiali in giardino mettono sul giradischi un disco di musica rock ' n ' roll. Ma come è possibile che un collegio stimato, senz'altro il migliore, di sicuro il più caro,possa avere un disco simile, tanto più che più avanti nel film, la direttrice nega il permesso per vedere in tv Wee Wyllie Harry.

www.bloopers.it

Le location del film, ieri e oggi

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Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.
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La scena in cui Totò vuole piazzare un (finto) vespasiano davanti a un ristorante cercando di estorcere del denaro al gestore che non lo vorrebbe di certo davanti al suo locale, è girata in piazza Zama (Roma) davanti allo storico ristorante da "Severino", oggi pizzeria "La madia". Durante tutta la sequenza inquadrano la piazza da diverse visuali ed è rimasta oggi come allora tranne che un grande edificio (parcheggio comunale) che sta per essere demolito (punto in cui Totò vuol piazzare il vespasiano.
   
  Nella sequenza successiva alla truffa del vespasiano, Totò e Nino Taranto vengono fermati dal vigile perché sono passati col semaforo rosso. Sono in via Imera all'incrocio con via Etruria.
   
  

LA TRUFFA CON TOTO' AMBASCIATORE DEL CATONGO NELLA SUITE DELL'HOTEL ROYAL
Ecco l'ingresso dell'Hotel Royal dove si svolgerà la truffa. Siamo in realtà in un palazzo in viale Gorizia 14

   
  Totò e Taranto travestiti da lavavetri salgono alla suite libera del vero ambasciatore del Catongo (la finestra è quella davanti a loro)
   
  Totò e Taranto se ne escono "di nascosto" dall'Hotel Royal travestiti da Fidel Castro e signora (percorrendo viale Gorizia). Notare la palazzina e il muretto lungo la via che oggi non esistono più
   
  La classe del collegio è in visita a Villa Adriana (viene detto anche nel film che siamo lì) e viene raggiunta sul posto dai due ragazzotti speranzosi, coi quali due fanciulle si produrranno in sdilinquiti dialoghi. Ecco una scena davanti al canòpo
   
  Lo so, lo sappiamo tutti dov'è la Fontana di Trevi, ma la scena è talmente importante e comica che va messa ugualmente: Totò VENDE per 10 milioni la Fontana di Trevi del Bernini a un incauto turista americano! Ho ricavato lo stesso fotogramma da una mia vecchia foto...
   
  Il collegio femminile "Lausanne" dove Tòtò con i soldi delle truffe mantiene la figlia è l'appena scoperta villa di via Giuseppe Donati, usata in Due strani papà. I confronti sono qui fatti proprio con fotogrammi da "Due strani papà" (1984)
   
Questa la facciata laterale
  
 Queste le famigerate e riconoscibili finestre, viste questa volta dall'interno! 

Le Locandine


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Totò: principe clown" - (Ennio Bìspuri) - Guida Editori, 1997
www.quicampania.it

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