Sketch L'Orlando curioso

Lo sketch è tratto dall'omonima rivista di Michele Galdieri del 1942.

Spunto narrativo: su una terrazza che affaccia su Posillipo, viene rimproverata ad un gruppo di ragazzi l’eccessiva gaiezza, visto il regime d’austerità vigente. Sul motivo del rimpianto per la Napoli di una volta, per i tipi che la rendevano unica - il Pazzariello, l’Acquaiolo ecc. -, entrano un Cantastorie che rievoca l’epoca dei paladini e il personaggio di Orlando, che arriva in scena e precisa che “Furioso” è frutto di un errore di stampa, in realtà doveva essere “Curioso”. Accompagnato dal Cantastorie e dalla Curiosità, Orlando incappa in tutti gli orrori e in tutte le contraddizioni del Novecento, attraverso un Excelsior 900, che inverte il senso e lo spirito “illuminista” del famoso ballo che a fine Ottocento esaltava le scoperte scientifiche con cui ci si preparava ad aggredire il futuro; preso atto del quale, Orlando finisce col perdere di nuovo il senno e col diventare da Curioso, Furioso. Sono la mancanza dell’Amore e della Grazia le cause principali degli orrori della modernità.

Alcuni quadri: Angelica, ormai divenuta una donna moderna, procura a Orlando un impiego dove possa soddisfare la sua curiosità: egli viene assunto nell’Ufficio Revisione Corrispondenza. Ma il Paladino è ignaro del linguaggio cifrato con cui, in tempi di restrizione, si indicano tutte le cose proibite e quindi fallisce regolarmente il suo compito facendo giocare in scena il senso letterale contro quello traslato, tanto che il Capo Ufficio è costretto a licenziarlo (Atto l).

Orlando poi si scontra con l’impossibilità di sfruttare i mezzi che il progresso scientifico gli offre; vorrebbe usare il treno per andare in Francia o il vapore per attraversare il Canale di Suez, ma la situazione politica non lo consente (Atto I).

Indossata un’armatura moderna che lo rende simile a un gagà, Orlando viene mandato a scontare la sua curiosità a Carbonia, dove incontra veri gagà e fa amicizia con uno di questi. Alla vista di una contadina sarda il Paladino, desideroso di conquistarla, chiede l’aiuto dell'amico perché gli suggerisca le parole adatte, quindi le ripete storpiandole in una parodia del Cyrano. «Che cos’è un bacio» diventa: «Che cos’è un cacio» (si trasformerà ancora in: «Cos’è un ba... bagno?» nella rivista di Biancoli Un anno dopo, 1945) (Atto II).


(L'Ufficio Revisione Corrispondenze — Scena, naturalmente di fantasia. Fondale rappresentante enormi mucchi di lettere, di grandi proporzioni — Un tavolo. Qualche sedia).

TESTO

(Entra, ultimo, il Pazzariello e Napoli riprende il canto, chiudendo così la sfilata dei "tipi scomparsi" e delle loro caratteristiche "voci’)

NAPOLI (Clelia Matania) " Popolo! È asciuto pazzo lu patrone! " (2)

Il Pazzariello, il vecchio banditore... ballando ed agitando il suo bastone lancia il suo grido, pieno di colore:

" Popolo! È asciuto pazzo lu patrone! ".

Sul largo dove sta la Ditta Miccio, vicino al Banco Ixjtto di don Ciccio, appresso al Grand Hotel della Finanza s’è aperta ’a Tratturia dell’Abbondanza...
Si mangia bene e con economia... forse ’o patrone ha avuto asci ’mpazzi'a...
A pranzo... a colazione... e a « degiuné »...
Tre piatte... frutta e vino... Lire tre!

EVELINA (strappandole di mano il bastone ed imitandola nella sparata)

Porca miseria! A Via dell’Esercente, sulla piazzetta degli Strozzagente... nell’Isola della Borsa nera... s’è aperta l’Osteria della Galera...
Si mangia male e senza economia...
Forse ’o patrone ha avuto ’ascì ’mpazzfa...
Ti dà la carne pure il giovedì... però la pelle gliela lasci lì...

NAPOLI (preceduta dal gioioso corteo dei ricordi, risale lentamente la scaletta del belvedere)

E’ ’ncopp’ ’o Capo ’e Pusilleco addiruso...
Napule antica se ne torna ’a casa...
’na casa piccerella... ’nu pertuso... addò ce stanno ancora tanta cose...
...tanta cose scumparze ’a ’stu paese... oh, oh, oh, oh... oh, oh, oh, oh......tanta cose scumparze ’a ’stu paese... oh, oh, oh, oh... oh, oh, oh, oh...
(Si chiude pianissimo il siparietto a tempo di musica)

ANTONELLA (entra di corsa dalla destra, chiamando) Evelina ...Ève...

(Dal centro del sipario sbuca, barbuto e aggressivo il Cantastorie, quello che nei vecchi tempi narrava ai bimbi le prodezze d’Orlando e di Rinaldo, sul molo di Napoli)

CANTASTORIE E me?

ANTONELLA Ah...! (fa per fuggire)

CANTASTORIE Che? T’ho fatto paura?

ANTONELLA Chi siete? Cosa fate, qui?

CANTASTORIE Sono stato richiamato...

ANTONELLA Pure voi?...

CANTASTORIE Certamente. Sono anch’io un ricordo...

ANTONELLA E rivolgetevi a mia sorella... Lei si è specializzata in rievocazioni del passato... A me del passato non me ne importa niente... Però, a guardarvi bene, siete un ricordo simpatico...

CANTASTORIE Altro che! Mah... Ci vuol fortuna anche a fare il ricordo... Io per esempio sono sempre lasciato da parte... Anche stasera, qui, hanno rievocato tante buone cose scomparse... sarebbe stato indispensabile pensare anche a me... E invece...

ANTONELLA Ma voi chi siete?

CANTASTORIE II CANTASTORIE... Sul Molo, tant’anni fa... raccontavo ai piccoli e ai grandi le Canzoni di Gesta...

ANTONELLA Che?

CANTASTORIE Andate a scuola, voi?

ANTONELLA Buccia! Passo ogni anno senza esame!

CANTASTORIE Brava... Allora conoscete il Paladino Orlando... Rinaldo, Gano, Rodomonte, Ferraù...

ANTONELLA Veramente...

CANTASTORIE Insomma... l’avete letto l’Orlando Furioso?

ANTONELLA Ah, il... il poema di Torquato Tasso...

CANTASTORIE Prego... di Ludovico Ariosto...

ANTONELLA E va bene... Torquato Tasso o Ludovico Ariosto... a me che me ne importa? Io devo fare la maestra di ginnastica... (3)

CANTASTORIE Ma a voi non v’importa mai di niente?

ANTONELLA Seguo la corrente... M’è tutto indifferente...

CANTASTORIE E pensare che prima la gente era così semplice che s’appassionava a tutto.. Persino al Paladino dell’Opera dei Pupi... Non dormiva la notte. Facevano a cazzotti... i partigiani di Rinaldo e di Ruggero... Un fiero gesto li mandava in delirio... un atto eroico li faceva vibrare d’amore e... di gratitudine... E non si trattava che di poveri pupi...

(Ecco aprirsi il siparietto che scopre il cartellone nelle cui vignette sono effigiati i vari personaggi)

Ecco Rinaldo in campo... Il Palatine...
Il Palatin di Frange... il cchiù putente...
rivaio per amor, di suo cuggine!
il Cavaliere Orlande... qua prisente!

Ed ecche Astolfe, sir di Granbrittagne
che sbarca sopra l’isola d’Alcina
Però doppo lo sbarche... in pompa magne
vetrem d’Astolfe qual sarà la fina!

Alcina ch’è una Fata, anzo... una streca,
con un’astuzia che non fa cilecca...
primo lo fa sbarcare... e poi lo freca,
mutandolo in un mazzo di erba secca...

Ed ecche, alfino, Angeliche... a cavalle...
nel luoche ove si aggire Ferraù...
nel mentre Orlante — e non vi diche palle
con un circasso vieno a tu per tu.

Orlante è forte e saldo come un masso...
La pugna sta a la massima tenziona...
Orlante vuol la testa del circasso...
Chi vincerà la singoiar tenzona?

Nell’Opera dei Pupi questo è il bello
che non si sa giammai la conclusione...
e come va a finire ogni duello
sta sempre sopra un altro cartellone!

(Si leva il cartellone, come se fosse il siparietto del teatrino dei Pupi. Sono sulla scena due Pupi, guerrieri con scudo e corazza e con fili in testa e alle mani, bianchi, ben visibili. Essi sono fermi in posa di pupazzi).

ANTONELLA (andando via) Addio...

CANTASTORIE Non vi interessa come andrà a finire?

ANTONELLA Io seguo la corrente... E come a molta gente, mi è tutto indifferente... (fa un gesto ridicolo di saluto, come le ragazzine d’oggi usano fare seguendo ciò che han visto nei film americani).

CANTASTORIE (la guarda uscire, poi con gesto di ira e di disprezzo si sfila una scarpa e gliela tira dietro ed esce dalla porta opposta). (Un urlo di clackson. I due pupi si scuotono. Guardano verso l’alto. L’orchestra attacca il vivace trionfale del « Guglielmo Teli » e sul colossale Ippogrifo, scende dal cielo Orlando, da pupo).

ORLANDO (inizia il canto, ancora seduto sull’Ippogrifo, sillabando le parole sulla caratteristica frase di Guglielmo Tell che nelle rappresentazioni dell’Opera dei Pupi sottolineava i cruenti duelli).

Son Orla... son Orla... son Orla... ndò ndò...
Paladì... Paladì... Paladì... nò... nò...
A cavai... a cavai... a cavai... Ilo Ilo... d’un uccello di carton.
Carlo Mà... Carlo Mà... Carlo Mà... gnò gnò. fece pe... fece pe... fece pe... gno gno... dentro un pugno di fellon...
Pugnerò, pugnerò, pugnerò per Satanasso, sì che pugnerò... pugnerò, pugnerò, pugnerò... finché il circasso scasserò!
Lo trapà... lo trapà... lo trapà... sserò...
lo fracà... lo fracà... lo fracà... sserò...
Lo sconquà ...lo sconquà... lo sconquà... sserò...
Reo confesso poi sarò!
Che fracasso! che farò!
Per adesso non lo fo...
Poi appresso lo farò Ma il circasso scasserò...
E all'ammasso lo darò...

(Esegue la sua danza grottesca, da pupazzo, afflosciandosi alla fine, appunto come una marionetta).

(Dalla sinistra entra di corsa un reporter fotografico, con macchina e lampo di magnesio. Egli inquadra nel suo obiettivo Orlando che lo guarda stupito. All’esplosione del magnesio Orlando fa un salto di paura).

FOTOGRAFO Fatto!

ORLANDO (si scaglia furioso contro il Fotografo)

Vile fellon... Mi spiegherai che festi!

FOTOGRAFO Niente di male... Calmati... Ti ho soltanto fotografato...

ORLANDO A me? Difentiti infetele... O sei spacciato...

FOTOGRAFO Ma no... Lasciati spiegare... (e intanto, come i fotografi da strada, sviluppa la foto) Un momento e capirai tutto...

ORLANDO Se mi tradisci, Cane di Macanza... t’infilzo ’a Durlindana nella panza... (agita la spada)

FOTOGRAFO (mostrandogli la foto) Ecco... Guardati... Questo sei tu!

ORLANDO (ammirandosi) Son proprio me? Me? Me?

FOTOGRAFO Nient’altro che te!

ORLANDO Per Pelme di Mambrine! Che fattezze! Ma ’i tengo tutt’e sette le bellezze!

FOTOGRAFO Eh? Che ne dici? Sei contento?

ORLANDO Ci prove un guste matte... mi ci spasse. Ne voglie una a cavalle del circasse...

(Il circasso fa da cavalluccio. Orlando vi monta su)

FOTOGRAFO Ma non stare così serio. Sorridi. Mostra i denti. Tutti gli assi mostrano i denti. Quelli del cinema, quelli della radio... Mostrali anche tu... Asso di spada! (Orlando si agita studiando vari sorrisi). Però sta fermo... E guarda qua... Nel buco... Lo vedi l’uccellino?

ORLANDO Non cumprento il tuo dir... Ma per Nettune non veto uscir dal buche uccelle alcune...
Però mi creti ch’io ci prove guste?
Dope ne voglio un’altra. A mezze buste.
Senza sorriso. Con un fiere aspette.
Ma piccula, a formate gabinette.
E poi ne voglio un’altra. In prime piane...
Ma del tessuto non è affatto persuaso...

ORLANDO Che stoffa strana!
Sembra lana!
Ma non è!
Cos’è? Ginestra?
O una minestra
di fibre estratte dalle corna di zebù?
Cos’è? Un impasto di latte guasto
di cocco misto alla cacchina d’una gru?

CURIOSITA' Non più cinture chiuse a chiave dallo sposo...

ORLANDO La castità, con quel tessuto vaporoso... resiste un’ora...
Poi s’ignora
cosa fa...
Sf, cocò... sa fa...
Si, cocò... sa fa!
Cocò!
Non più cosciali di ferrame generoso...
Non più calzari dal rumor ferruginoso...

CURIOSITA' Con pié silente questa gente se ne va!

ORLANDO Non più l’odore d’un pellame vitelloso!
Né lo schiamazzo d’un suolarne scricchioloso...

CURIOSITA' Cos’hanno al piede?
Non si crede!
Non si sa!

ORLANDO Di che son fatte quelle ciavatte?
Sotto è turacciolo, ma sopra non lo so!
Cos’è? Cartone?
Cos’è? Montone?
Cos’è? Pellagra dell’attore Bernabò?

CURIOSITA' Però in compenso il prezzo è modico e forzoso...

ORLANDO E c’è il vantaggio che le butti dopo un mese...
Via dai piedi!
E non le vedi
mai, mai più!
Non le vedi più...
Non le vedi più!
Cucù!
Se voi sapeste quanto e quanto son curioso!
Quel cavaliere ha l’aria d’essere goloso.

CURIOSITA' Cos’ha mangiato, che ha pappato
lo sai tu?

ORLANDO Per antipasto un salamino del paese...
Per primo piatto una zuppetta alla pavese.
Poi cinque etti di spaghetti col ragù...
Messèr si secca... Ma una bistecca
Eh... Una bistecca l’ha mangiata! Ma cos’è?
Che faccia scura!...
Cos’è? Paura?
Si guarda intorno, circospetto, ma perché?
Ah... questa volta sì che sono assai curioso.
Mi par che il mondo si sia fatto pauroso...
Ma di che cosa?
Di che cosa? Chi lo sa.
SI, chi, chi lo sa.
Sf, chi, chi lo sa.
Chi, chi.

(Finale e andata via a concerto)

(Rientrati in quinta Orlando e la sua Curiosità, appare dalla quinta opposta Angelica. Ella è in abito modernissimo, sportivo e arriva su una fiammante bicicletta. Contemporaneamente entra in scena il Cantastorie, di corsa, come per inseguire Orlando. Viene investito da Angelica)

CANTASTORIE Orlando! Orlando... (investito dalla bicicletta si rivolta contro la ragazza) Ma cosa fa?

ANGELICA Scusate... Vi siete fatto male?

CANTASTORIE Qui al braccio... Ma è più importante che non si sia rotto il vestito.

ANGELICA Per eventuali danni passate da casa mia, Via della Scrofa 57... (È quasi per andare)

CANTASTORIE E di chi devo chiedere?... Chi siete voi?

ANGELICA La bella Angelica...

CANTASTORIE La be... Ma sì! Volevo dire che eri una faccia conosciuta.

ANGELICA II vecchio Cantastorie?

CANTASTORIE Sì, sempre lo stesso. Ma tu, come sei mutata! Angelica Cos’è? Non ti piaccio?

CANTASTORIE Per la verità, un po’ meno di prima... Oh, bella, forse più d’allora... Ma...

ANGELICA Che vuoi farci, amico mio?
La bella Angelica che amavi tu... or sembra un’elica nel cielo blu... mutò cavallo, cambiò la sella... qualche rotella non gira più.
Or son dinamica di gioventù... .
Son... panoramica per soprappiù!
E in bicicletta mostro, distratta, come son fatta di sottinsù!
Ho un che da sgherro, da gladiator...
Ho un far bizzarro, minchionator...
Ho un paracarro dov’era il cuor... ed ho il catarro dei fumator.
La bella Angelica canta « du du », la fisarmonica non lascia più... scazzotta Botta, frega Projetti...
Ah! Li pescetti!
Cucuricù!

(Esegue una breve danza, finita la quale entra in quinta. Afa subito dopo rientra per riprendere la bicicletta che ha lasciata alla ribalta. Contemporaneamente dall’altra quinta rientra il Cantatsorie con Orlando).

CANTASTORIE Eccola... È lei...

ORLANDO Ma va... Non è possibile.

ANGELICA (volgendosi di scatto) Orlando! Orlando bello... Cocco mio... Da quanti millenni non ci vediamo! (e gli salta al collo con grande effusione).

ORLANDO Angelica! Contegno! Io non credo agli occhi che ti guardano, alle braccia che ti stringono, alle mani che ti palpano... Per un tuo sguardo, per un tuo sorriso solamente, io dovevo fare una carneficina di infedeli... dovevo vincere seimila duelli... dovevo guadagnare centomila trofei... ed ora tu mi abbracci, mi stringi, mi tasti così, senza che io abbia scamazzato nemmeno un bagarozzo...! Contegno, Angelica, contegno.

ANGELICA Come sei rimasto indietro, topolino mio...

ORLANDO Topolino... a me?!...

CANTASTORIE Non ci badare, oggi si usa così...

ORLANDO E cosa hai fatto di bello in tutti questi bisecoli?

ANGELICA Ho avuto dei mariti... Ho piluccato qualche amante... Qualche volta lavoro...

ORLANDO Lavori? Le donne lavorano? E queste sono cose da pazzi! Quando mai si è sentito che le donne lavorano... Sono gli uomini che devono lavorare per le donne...

ANGELICA E stai fresco!

ORLANDO Ah, vili felloni! Ma dunque, non c’è più cavalleria?

ANGELICA Orlando mio... I nostri cavalli sono questi (e mostra la bicicletta) .

ORLANDO (scoppiando a ridere) E che è un cavallo, quello?

ANGELICA Il cavallo d’acciaio, s’intende.

ORLANDO E tu ci monti sopra?

ANGELICA Si capisce, così... (sale in bicicletta e compie un giro per il palcoscenico).

ORLANDO Ah... Io ci devo montare, pure io...

CANTASTORIE Tu?...

ORLANDO Eh, io sono curioso... (si avventa sulla bicicletta come se dovesse montare un vero cavallo. Naturalmente fallisce la manovra).

CANTASTORIE Ma non è roba per te, Orlando mio... Hai troppi anni sulle spalle.

ANGELICA Macché! Oggi va in bicicletta gente molto più anziana di lui. Su, riprova!

(Orlando prende la rincorsa e ritenta di salire in bicicletta. La scena ha uno sviluppo comico che non è possibile qui descrivere. A furia di cascatoni clamorosi Orlando riesce a... non reggersi in sella. Rimane seduto per terra. Angelica vorrebbe aiutarlo a rialzarsi).

ORLANDO No, Angelica, non mi aiutare!

CANTASTORIE Non vuole essere aiutato da una donna!

ANGELICA Povero scemo! Ma si aggiornerà. Ti aiuterò molto, Orlando mio...

ORLANDO Mai più, pulcella! Lavorerò io per te, un impiego... datemi un’impiego.

ANGELICA E anche quello tu potrai averlo soltanto se mi ci metto io. Che cosa sai fare?

ORLANDO Niente.

ANGELICA E allora affidati a me. Vuoi entrare nell’Endirot?

ORLANDO Che?

ANGELICA Sì, all’Endirot, o, se preferisci, alla Finmare...

ORLANDO Porca miseria! Ma questa come porla?

ANGELICA O vuoi forse entrare all’Ape, all'Ismeo o alla Sicelp?

ORLANDO Ma che cosa è questa Sicelp?

ANGELICA Società Italiana Costruzioni Edili... Ma se non ti piace l’Incis o il Copram, senza parlare della Coralgil, ti posso far entrare nell’Enfaps.

ORLANDO Beh, va bene, va... È asciuta pazza Angelica!

ANGELICA Pazza io, mentre sarei disposta a farti entrare persino nella Fisa?

ORLANDO Se è per questo sono a tua disposizione.

CANTASTORIE Ma che cosa è la Fisa?

ANGELICA Federazione Italiana Sport Atletici. Vedrai, tesoro, che felicità... E se ti senti un poco deboluccio farai un poco di brodocultura, e dopo un po’ di siero-prevenzione in vitamina calciofissatrice, andremo a spasso in ciclo carrozzino, andremo in una ristobirreria e mangeremo un radiopagnottino...

ORLANDO Mamma mamma questa è il terremoto... parla pure in ostrogoto
per non farsi più capir...
Questa è un putiferio sussultorio... se non fosse per Gregorio
mi farebbe già fuggir... Ah... Dov’è l’Angelicuzza? la mia piccola stelluzza, per cui persi la cucuzza, tanto e tanto tempo fa?
Questa qui è un’Angelicazza! Questa è un’oca che starnazza! Questa è pazza! Questa è pazza!
E impazzire ancor mi fa!

ANGELICA La bella Angelica... che amavi tu... Or sembra un’elica nei cieli blu...

ORLANDO Mutò cavallo... cambiò la sella qualche rotella non gira più!

ANGELICA Or son dinamica di gioventù... Son... panoramica per soprappiù...

ORLANDO E in bicicletta mostra distratta come l’han fatta da sotto in su.

ANGELICA Ho un far da sgherro, provocator... Ho un far bizzarro, minchionator...

ORLANDO Ha un paracarro dov’era il cuor... Ed ha il catarro dei fumatori

ANGELICA La bella Angelica canta « du-du »... La fisarmonica non lascia più!
E dal buchetto della serratura che lui, curioso, porta sempre al fianco, rivede la sua bella, in armatura sopra uno splendido cavallo bianco...

(Si apre il siparietto che scopre, dinanzi ad un altro siparietto di velo, alcune ragazze in abito da guerrieri, naturalmente in fantasia, tutti in lustrini e piume. Dopo alcune brevi evoluzioni il siparietto di velo diventa trasparente ed appare una fantastica scena gremita di cavalli bianchi, sui quali, oltre ANGELICA, in antico costume di guerriero, siedono le donne-guerriere. Di fronte ad ANGELICA è un uomo. La danza che si svolgerà darà la sintesi d'una battaglia di allora. Il cavaliere si accorgerà poi che l’avversario è una donna. Scena d’amore. Si conclude il quadro con la marcia trionfale "Cavalleria leggera" di von Suppé.)

(Terminato il quadro si chiude il siparietto che si riapre sull'applauso. Angelica, il guerriero e le ragazze sfilano quindi sulla passerella, prendendo a cantare: la bella Angelica, ecc. ecc. e concludendo il quadro con una danza modernissima sul dorso dei cavalli.)

ORLANDO Scazzotta Botta...
Frega Proietti... insieme Ah... Li pescetti...Cucuricù...

(Escono di corsa sulla bicicletta. ORLANDO è seduto sul manubrio) (Entra la Curiosità dalla quinta opposta)

CURIOSITA' Povero Paladino innamorato...

ANGELICA di nuovo l’ha rapito... però il suo cuor rimane ognor legato ad un ricordo che s’è ormai sbiadito...


(2) - Il caratteristico motto del "pazzariello" napoletano fu sostituito dalla censura con "Popolo! E' asciuto pazzo lu trattore!". per il possibile riferimento a Mussolini inteso come "patrone asciuto pazzo"

(3) - La censura elimina "fare la mestra di ginnastica"

(4) - La censura elimina "Rivivere in quest'epoca? Orlando non potrà!"

(5) - La censura sostituice "obbedienti" con "accomodanti" e il plurale col singolare.


UFFICIO REVISIONE CORRISPONDENZA

ORLANDO Io voglio lavorare... Angelica mia... se mi vuoi bene, fammi lavorare... Sono tanto curioso, credimi, di sapere che gusto ci si prova... Sgobbare... Buttare il sangue in un ufficio... Come deve essere bello...! Solo a pensarlo mi sollazzo, mi ci sguazzo... ci sgavazzo...

ANGELICA Povero Orlandino mio! Tu porti ancora in te il tremendo germe della pazzia... Mah... se vuoi proprio sgavazzare... se proprio tanto ci tieni a godere... (si sfila dal dito un anello e lo porge ad Orlando) mettilo in bocca.

ORLANDO E cos’è questo?

ANGELICA Smemoratuccio bello! È il magico anello di Brunello! Basta metterlo in bocca per ottenere ciò che si vuole...

ORLANDO E lo devo ingoiare?

ANGELICA Desiderando quel che vuoi... (gli si accosta, languida)

ORLANDO (cadendogli come in trance, fra le braccia) Sì... Orlando (è tentato di baciarla, ma poi si riprende) No... Io voglio lavorare... voglio lavorare...

ANGELICA Che fissazione! E che lavoro vorresti fare?

ORLANDO Mah... un lavoro che mi permetta di curiosare... di ficcare il naso negli affari della gente... L’accertatore fiscale!

ANGELICA Che gusto a farti prendere in giro... Ho trovato... Vuoi proprio curiosare per benino?

ORLANDO Se ne ho voglia?! Mi scappa...

ANGELICA E allora desidera di ottenere quel che io penso...

ORLANDO (con l’anello in bocca che gli gonfia la guancia) Desidero quello che pensa... desidero quello che pensa...

(Alle loro spalle si apre il siparietto e appare l’Ufficio Revisione Corrispondenza — scena, naturalmente, di fantasia. Fondale rappresentante enormi mucchi di lettere, di grandi proporzioni. Un tavolo. Qualche sedia).

CAPOUFFICIO Buongiorno. Potete subito iniziare il vostro lavoro.

ORLANDO Ma che è? Mi aspettavate?

CAPOUFFICIO Una magica farfallina mi ha parlato di voi... Sedete pure... (gli porge un pacco di lettere) Spulciate...

ORLANDO Che?

CAPOUFFICIO Spulciate... leggete tutte le lettere...

ORLANDO Ma sono chiuse...

CAPOUFFICIO C’è lo sfogliacarte per aprirle... E il timbro per timbrarle...

ORLANDO E mi autorizzate a leggerle?

CAPOUFICIO Dovete leggerle...

ORLANDO E a timbrare?... (guarda il timbro con evidente desiderio dì adoperarlo).

CAPOUFFICIO Dovete timbrare!

ORLANDO E devo sapere tutti i fatti intimi, privati, reconditi della gente?

CAPOUFFICIO Senza indugio...

ORLANDO (abbracciando Angelica, felice, esultante) Grazie, bambina... Non ha più limiti la mia felicità...

ANGELICA Tornerò a prenderti alla chiusura... (al Capoufficio) Che orario fate, qua?

CAPOUFFICIO La mattina orario unico... stasera forse doppio... domani mattina ancora non si sa, se sarà intero o se sarà spezzato.

ORLANDO Facciamolo spezzatino e non se ne parli più. (2)

ANGELICA A più tardi, amore... (esce, salutando Orlando che intanto ha cominciato ad aprire una lettera).

ORLANDO (leggendo e scoppiando a ridere) Ah... ah... «Caro signore vi avverto che tenete le corna... ».

CAPOUFFICIO Che?

ORLANDO Sta scritto qua... Scasso... Scasso... Timbro?

CAPOUFFICIO Ma no... Voi dovete scassare soltanto le frasi equivoche, con significato recondito... Quelle che dicono una cosa, ma ne significano un’altra... Gli affari d’amore e di coma non ci interessano affatto... (scorrendo qualche lettera) Ecco... questa è una frase da cancellare... Come dice qua...?

ORLANDO Adorata Gabriella... Tu sai bene che per te non bado a sacrifici... Che cosa non farei per farti contenta... A furia di pregarlo e strapregarlo finalmente il profumiere mi ha promesso quattro quintali di borotalco... Beh? E che dovrei scassare?

CAPOUFFICIO Ma come non vi salta agli occhi? Ma che da vero da vero uno si può comprare quattro quintali di borotalco?

ORLANDO Ebbè? Che c’è di male? Se Gabriella si vuole incipriare mattina e sera... Dalla testa fino ai piedi... abbondando... nei punti più???...

CAPOUFFICIO Ma insomma! Se esistesse qualche dubbio... basta leggere la frase successiva: Il borotalco c’è... Ma chi lo porta? Io no.

ORLANDO (lo guarda come per dire: cosa c’è di strano?) Eh?

CAPOUFFICIO Ma non vedete che è qui che si tradisce? Perché, perché non vuole portarlo lui?

ORLANDO Ma siete un bel tipo, sapete? Ma perché pretendete che quel povero disgraziato si carichi quattro quintali sulle spalle? Se è debole di costituzione? Timbro?

CAPOUFFICIO Mi accorgo di aver fatto un cattivo acquisto... Beh... Poche storie... Tirateci un frego...

ORLANDO (rassegnato, cancella) ...facciamoci un casso! (a gesti, fra sé, fa capire che non vede nulla di male in una donna che si incipria tutta e non capisce perché un uomo debba portare sulle spalle quattro quintali di borotalco).

CAPOUFFICIO (che intanto ha scorso un’altra lettera, gliela porge) E qua?... Che ne dite di tutto questo...

ORLANDO Cara commarella...

CAPOUFFICIO Sorvolate, sorvolate i dettagli... Arrivate al dunque... Leggete qua...

ORLANDO L’altra notte stavamo dormendo cujeti cujeti quando... Ah! Mi scordavo di dirti che mi stavo sognando di stare nell’isola di Capri, l’isola delle sirene, che d’un tratto si mettettero a cantare... CAPOUFFICIO Che ve ne pare? Che ne dite? ORLANDO Mah... Deve essere cosi bello sognarsi una sirena!

CAPOUFFICIO Ma non vedete appresso come dice? « Allora mi alzai dal letto e me ne andai alcuni metri sottoterra...

ORLANDO Dev’essere sonnambula... povera figlia...

CAPOUFFICIO Insomma siete tonto... tonto alla lettera... cosa ci avete qua? (gli tocca la fronte).

ORLANDO E voi? Che ci tenete qua? (la tocca a lui) Ma vuoi vedere che uno non è nemmeno padrone di andarsene sottoterra? Se a uno gli piace l’umidità... se uno ci trova sfizio a farsi venire i dolori reumatici... non lo può fare e non lo può dire! (3)

CAPOUFFICIO Insomma... Basta... Tirateci un frego...

ORLANDO Facciamoci un casso... (fa sempre gesti di chi non si rende conto d’una cosa) Timbro...

CAPOUFFICIO (scorrendo un’altra lettera) Seh... Seh... Questo poi ci ha pigliato addirittura per cretini... Guardate un po’ cos’ha il coraggio di scrivere..

ORLANDO « Caro Peppino... è arrivata la zia. Fammi sapere, se ne vuoi metà! ».

CAPOUFFICIO Eh... Ora non mi direte che è normale... che è logico... Cos’ha voluto dire?

ORLANDO Ma è così semplice. Si tratta di due nipoti affezionati... Arriva la zia... Fanno metà per uno...

CAPOUFFICIO Bestia! Beh... Vi do due minuti di tempo... Se non sarete capace di spiegarmi il significato recondito di questa frase vi caccio dall’ufficio a pedate nel preterito... Su... Pensate...

ORLANDO (con gesti comici si raccoglie in meditazione).

CAPOUFFICIO Un secondo... due... tre... quattro secondi... Su... sforzatevi...

ORLANDO (si sforza. Si contorce. Geme) Mi sforzo...

CAPOUFFICIO Quaranta... quantacinque... Spremetevi...

ORLANDO (id. c. s.) Mi spremo...

CAPOUFFICIO Un minuto... Ve ne resta un altro... e poi...

ORLANDO ...ancora un istante di pazienza! Fatemi spremere ancora un poco...

CAPOUFFICIO (inflessibile) Trenta... Trentuno... Su, parlate... Chi è la zia? Che cos’è « la zia »?

ORLANDO Signore, aiutami tu!

CAPOUFFICIO Ma è possibile che siate così ottuso! Basta leggere qua... Sapete come si chiama questa zia? «Ciccia»! Capito? «Ciccia»! Sapete cosa vuol dire «Ciccia»? (gli mostra la carne dell’avambraccio)

ORLANDO (sempre più tonto) Ciccia? È il diminutivo di Francesca!

CAPOUFFICIO (lo mette alla porta, gettandogli dietro tutto quanto gli è a portata di mano, compreso il pacco delle lettere che si sparpagliano per terra) Via!... Via!...

 

(2) La censura corregge le due ultime battute come segue:

Capoufficio — Intero s’intende. C’è solo un fattorino che piagnucola perché non è spezzato, ma come si può accontentare tutti? Si capisce che se a uno piace lo spezzato...
Orlando — ...a un altro piace il fegato alla veneziana.

(3) La censura elimina le ultime sette battute, da « Orlando - L’altra notte... ».


Bibliografie e riferimenti:

"Quisquiglie e Pinzellacchere" (Goffredo Fofi) - Savelli Editori, 1976 - «Glauco», «Orlando curioso», «Ufficio Revisione Corrispondenza», «Cyrano», pp. 141-179.
"Totò partenopeo e parte napoletano", (Associazione Antonio de Curtis), Marsilio Editore 1999