DI NOTTE ASCOLTO IL BOLLETTINO DEI NAVIGATORI ALLA RADIO

«Preferisco la notte al giorno perché è silenziosa. Quando tutti dormono io cammino per la casa, svuoto i portaceneri, osservo gli oggetti che mi sono cari, oppure ascolto il bollettino dei navigatori alla radio... ma la notte mi serve soprattutto per pensare. Infatti, checché se ne dica, io sono un pensatore.»

L'antefatto

Nel mese di febbraio del 1957, a Milano, Totò venne colpito da una broncopolmonite virale, e nonostante i pareri dei medici che gli dissero di riposare, tornò sul palco dopo alcuni giorni, ciò gli causò uno svenimento appena prima di entrare in scena. I medici gli prescrissero almeno due settimane di assoluto riposo, ma Totò ritornò ugualmente a recitare esibendosi a Biella, Bergamo e Sanremo, dove cominciò ad avvertire i primi sintomi dell'imminente malattia alla vista. Il 3 maggio la situazione precipitò: mentre recitava al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo si avvicinò alla Faldini (che aveva sostituito l'attrice Franca May e recitava sul palco insieme a lui) sussurrandole che non vedeva più; contando perciò solo sulle sue abilità e sull'appoggio degli altri attori, fece in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. Nonostante lo sconforto e la totale cecità, cercò di resistere e, per non deludere il pubblico ritornò sul palcoscenico - con un paio di spessi occhiali da sole - la sera del 4 maggio e, in due spettacoli, del 5. L'interruzione della rivista fu comunque inevitabile e, inizialmente pensato dai medici che fosse un problema derivato dai denti, gli venne diagnosticata una corioretinite emorragica all’occhio destro. 

Fine di una grande carriera teatrale

"Palermo, 6 maggio, ore 20,15, teatro Politeama. Circa duemila persone attendono di assistere all'ultima rappresentazione di Totò a Palermo. Arriva invece un certificato medico redatto dal professore Cascio dopo la visita del pomeriggio. La folla davanti al teatro apprende che la recita non ci sarà. Ci vogliono cinquanta agenti della Celere capitanati dal tenente Bresci e dal commissario di pubblica sicurezza Nirabile per tenere a bada gli spettatori. Un cartello viene posto sulla cancellata centrale del Politeama: 'lo spettacolo è sospeso per grave infermità di Totò. I biglietti verranno rimborsati a partire da domani". (dal libro "Totò, l'ultimo sipario" di Giuseppe Bagnati,pag.97,  Nuova Ipsa Editore).

Totò perse infatti completamente la vista nella parte centrale della pupilla dell'occhio destro (vedeva soltanto sui lati degli occhi, come un vetro appannato). Inoltre, circa venti anni prima aveva già perso l'altro occhio per un distacco di retina operato male: Totò si ritrovò di fatto quasi cieco.
A causa di ciò fu costretto ad interrompere la rivista (l'impresario Remigio Paone, non credendolo, richiese una visita fiscale) e a rimanere immobile per circa sette mesi in casa, proprio quando l'anno precedente aveva ottenuto un irripetibile successo con alcuni film memorabili diretti da Camillo Mastrocinque e interpretati in coppia con Peppino De Filippo (tra questi, sicuramente da ricordare La banda degli onesti, Totò, Peppino e la... malafemmina o Totò, Peppino e i fuorilegge, tutti del 1956).
Grazie alle cure dei medici, la vista migliorò ma non in modo soddisfacente. Totò, da questo momento in poi, fu costretto ad indossare sempre un pesante paio di occhiali scuri, che toglieva solo per le riprese dei film.

Ma egli non si scoraggia e continua a interpretare film di grande successo come I soliti ignoti (con Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni), Totò nella luna, La cambiale, I tartassati, Risate di gioia (con Anna Magnani), Il comandante, Operazione San Gennaro di Dino Risi (con Nino Manfredi). Dall'inizio della malattia agli occhi e fino al 1967, Totò interpreta altri 43 film.


 

Il comandante 01

La radioricevente compare anche nel film "Il comandante"

Le lunghe notti insonni

Per trascorrere le notti insonni, aveva a disposizione un radioricevitore Zenith Trans Oceanic Model Royal 3000, con il quale spesso amava ascoltare fino a tarda notte le telefonate di persone che conversavano con parenti mentre erano in navigazione sulle navi. Originariamente la radio era custodita a bordo dell'"Alcor". Ecco le foto di quell'apparecchio oggi, custodito da Federico Clemente, figlio di Eduardo Clemente, cugino e segretario di Totò.

Stralcio dell’intervista di Oriana Fallaci pubblicata su “L’Europeo” del 27 Aprile 1967:
[…] Lei è un animale notturno, lo so: non va a letto prima dell’alba e si sveglia quando il sole è già alto. Ma come passa la notte?
«Nulla e tante cose. Ora le spiego. La servitù va a dormire alle 11. Franca, mia moglie, resta con me fino alle 2: mi parla, mi legge i giornali perché come lei sa io son mezzo cieco... Poi anche lei va a dormire e io resto solo. Giro per la casa, sto seduto, penso, io penso molto, mi affaccio alla finestra, vado in cucina a controllare che il gas sia chiuso, che le valvole della luce elettrica siano a posto, spengo le cicche perché ho sempre paura dell’incendio, vuoto i portacenere perché non sopporto l’odore delle cicche... E poi, siccome ho una radio che prende tutte le stazioni e in più la radio marina, mi metto lì e mi sento tutti i discorsi che si fanno dalle navi, i telegrammi dei pescherecci, "Partito da Gibilterra, caricato 6 quintali di banane", e ci trovo l’ alba. Ridicolo, eh? Una scena da uomo ridicolo.»