Daniele Palmesi, Federico Clemente Giu 2015

DOX, IL POLIZIOTTO DEL PRINCIPE

Antonio de Curtis ebbe anche cani “suoi” (ammesso che non considerasse propri tutti i “trovatelli” che faceva personalmente curare, ospitare ed accudire). Accolse infatti nel suo canile i due cani poliziotto Dox e Dox jr, sfrattati dalla sede della squadra mobile. I due pastori tedeschi, padre e figlio, dividevano in caserma la stanza colo loro padrone, il brigadiere Giovanni Maimone. Dox senior andò "in pensione" con un vitalizio di 40.000 lire mensili per il suo sostentamento. 

Dox appare in qualche sequenza dei film "Totò a Parigi" e "Lo smemorato di Collegno".

Dox era un pastore tedesco stupendo nato nel 1946 che negli anni 50-60 aiutò la squadra mobile di Roma a catturare quasi 400 delinquenti. Fu campione mondiale dei cani poliziotti tanto da vincere 4 medaglie d’oro e 27 medaglie di argento, dal 1953, anno in cui vinse il campionato nelle annuali competizioni europee, Dox difese strenuamente il suo titolo contro i migliori cani poliziotti d’Europa, tra cui Rex di Scotland Yard e Xorro della Polizia di Parigi.
Ma le vere gesta di Dox non sono quelle che compì in gara con altri cani. Sotto il suo pelo fulvo, molte testimonianze del suo coraggio, vi sono le cicatrici di sette ferite da pallottole riportate nell’adempimento del suo dovere in più di 160 operazioni di polizia. Lo straordinario fiuto di Dox gli dava la possibilità di seguire piste lunghe fino a 20 chilometri in una città congestionata dove i gas di scarico delle automobili e le esalazioni lasciate dai passanti sul loro cammino diluiscono qualsiasi odore. Ma Dox non era soltanto fiuto; era un vero detective.
Un redattore romano di cronaca vera disse: “Questo cane unisce al fiuto la forza muscolare, lo spirito di collaborazione e un’abilità non comune”.
Un esempio quasi incredibile è il caso del bottone mancante.
Nel 1958 un ladro si nascose nel sotterraneo del Teatro Principe di Roma e durante la notte penetrò in una gioielleria aprendosi un varco nel muro confinante. Scoperto da un guardiano notturno il ladro dopo una breve colluttazione riuscì a scappare. Fu chiamato Dox che fiutò l’odore del ladro sul vestito del guardiano notturno.
Il cane guidò la polizia a una cantina in un altro quartiere di Roma. L’individuo che vi dormiva era un pregiudicato ma riuscì a convincere tutti che non aveva niente a che fare con il furto alla gioielleria.
“Perfino io gli credetti, specialmente dopo che il guardiano notturno dichiarò di non conoscerlo” disse il brigadiere Maimone. "Agitando un dito ammonì Dox di stare più attento. Per tutta risposta Dox mi abbaiò contro e si allontanò seguito dagli agenti”.
Il cane li condusse nel retrobottega della gioielleria e li raccolse un bottone deponendolo in mano a Maimone. Poi, abbaiò di nuovo e ripartì per la cantina dell’indiziato. Qui Dox annusò un armadio, ne aprì lo sportello, tirò giù un impermeabile da una gruccia e lo depose ai piedi di Maimone, indicando con il naso i fili dove mancava un bottone. Il bottone che Dox aveva trovato era senza possibilità di errore uguale agli altri; perfino i pezzetti di filo che erano rimasti attaccati al bottone corrispondevano al tessuto dell’impermeabile.
L’indiziato confessò.
Sfogliando cinque album in cui Maimone raccolse i ritagli che riguardavano la carriera del suo cane si può inoltre citare la volta che Dox salvò una bambina che stava per essere investita da un’automobile spingendola da un lato; la volta che Dox, con una gamba spezzata dalla pallottola di un ladro, catturò il delinquente dopo averlo inseguito per quasi otto chilometri su tre gambe sole; la volta che Dox ritrovò uno sciatore smarritosi nelle montagne di Subiaco dopo che una squadra di uomini e di cani poliziotti avevano rinunciato a proseguire le ricerche; la volta che Dox tenne fermi 12 individui sospetti mentre il suo padrone usciva dalla stanza per andare a telefonare e chiedere rinforzi. L’abilità di Dox meravigliava chiunque l’avesse osservato.
Dox era forse l’unico cane al mondo capace di scaricare una pistola senza lasciar partire un colpo: dopo aver fatto scattare la sicura togliere il proiettile con le zampe e con i denti.
Dox sapeva anche slegare un uomo da una sedia, per quanto complicati fossero i nodi.
Proprio su questo meraviglioso cane poliziotto fecero anche molti film e venne scritto un libro dal titolo “Dox il detective”.

Roma 16 gennaio, notte.

Il cane «Dox» e suo figlio «Dox Junior», i due pastori tedeschi che hanno risolto brillantemente decine di operazloni di polizia giudiziaria e che, non appartenendo allo Stato, vengono ora allontanati dalle camerate della Squadra mobile romana, dove alloggiavano «abusivamente» assieme al loro padrone, hanno trovato un tetto sicuro. La loro malinconica vicenda, regolata da rigide disposizioni di legge che non ammettono sentimentalismi, ha commosso Totò che, assieme a Franca Faldlni, ha dato vita a un rifugio per cani abbandonati. Sarà, cosi, il principe De Curtis a prendersi cura delle due bestie.

Questa sera stessa, Totò e Franca Faldini si sono recati alla Squadra mobile per prendere in consegna i due cani. «Dox» e «Dox junior», sfrattati domenica, avevano trascorso la notte all'addiaccio e per tutta la giornata erano rimasti sdraiati sul marciapiede, davanti al portone di quella che, fino a poche ore prima, era stata la loro casa. Il «padrone» del due «lupi», il brigadiere siciliano Giovanni Maimone, è in forza alla «Mobile» e, per ragioni di servizio, non poteva occuparsi più di loro. Stanotte era rimasto anche lui all’aperto, assieme alle sue bestie; le aveva coperte con del «plaid» perchè non prendessero freddo, e rifocillate verso l'alba con la consueta razione di latte e pane.

Immobili al sole

Stamane, però, montando in servizio, Maimone ha dovuto lasciare i cani. «Dox» e «Dox junior», obbedienti come del militari, sono rimasti immobili, sdraiati al sole. Attorno a loro c’erano cronisti e fotografi, e una folla di gente, che aveva letto sui giornali la storia dello sfratto. Qualcuno aveva portato involti di cibarie: appetitosi pezzi di carne cruda, biscotti, latte; ma come ogni cane ben addestrato, «Dox» e il figlio non accettano nulla da mangiare se non dalle mani del loro padrone.

Nel pomeriggio sono arrivati Totò e Franca Faldini. Il brigadiere Maimone, che era in caserma, ha spiegato loro il caso delle sue bestie, e l'attore ha assicurato che ne avrebbe preso cura sin da quel momento. Frattanto erano giunte altre persone che si erano dichiarate disposte a prendere con loro «Dox» e il figlio, ma Maimone ha preferito affidarli a Totò. Per questa notte i cani saranno ospiti di un albergo ai Parioli, a spese del principe de Curtis; domani entreranno nel «rifugio» che Totò ha costruito a sue spese sulla via Boccea e che ospita già una cinquantina di animali.

Come mai, dopo tanti anni di «servizio», «Dox » e «Dox junior» sono stati messi sul lastrico? La storia delle due bestie, sulla scorta dei regolamenti burocratici, sembra ineccepibile. ma ha commosso tutti i romani che conoscevano le prodezze di «Dox», il quale è apparso più volte persino in televisione, nella rubrica «Il musichiere».

«Dox» ha ormai quasi quindici anni. Fu acquistato cucciolo di quaranta giorni, dal brigadiere Maimone, il quale fece molti sacrifici per potersi procurare un cane di classe. Un cucciolo pastore tedesco, munito di «pedigree» non costa meno di trentamila lire, che sono una grossa somma per un brigadiere di PS. Ma Giovanni Maimone ha per i cani un amore sconfinato che nasce da un ricordo d'infanzia. Maimone, infatti, bambino di sette anni, fu salvato dalle acque di un torrente proprio da un cane, un bastardone che lo seguiva dovunque.

Per tutta la sua vita, Malmone si è occupato di cani, che lo comprendono in modo sorprendente. Qualsiasi esemplare. di qualsiasi razza, anche se naturalmente ribelle o lento di riflessi, fa quello che dice lui. Nel 1946 quando comprò «Dox», Maimone era a Napoli, alle dipendenze del dott. Guarino, capo della squadra mobile di quella questura, presieduta, allora, da Carmelo Marzano. Quando Marzano venne a Roma portando con sé Guarino, anche Maimone fu trasferito. «Dox» frattanto, divenuto adulto, segui il suo padrone. Già n Napoli si era dimostrato assai ablie m difficili operazioni di polizia; a Roma divenne famoso.

La storia di « Dox » è ricca di episodi anche patetici. Una volta, a un bambino povero era stato regalato un cane di razza.

Il piccolo voleva venderlo perche, con il ricavato, sua madre avrebbe potuto curarsi. Una brutta mattina quel cane scappò. Dopo ventiquattro ore arrivò «Dox»; gli fecero annusare il collare e la cuccia del fuggiasco, e lui si mise in giro e seppe ritrovarlo.

Il ladro nell'armadio

Un'altra volta, Maimone aveva perso le tracce di un ladro che stava inseguendo. «Dox» infilò deciso un cancello, sali alcune scale, si fermò davanti a una porta. Quando gli aprirono, corse difilato davanti a un armadio: dentro c’era il ladro rannicchiato fra i vestiti appesi.

Una terza volta, la polizia cercava un assassino: l’uomo che aveva ucciso il colonnello Norman Donges, in un’auto, sulla Tiburtina. «Dox» stanò, al Pincio, un giovinastro che si aggirava nei pressi della fontana del cigni. Quel giovanotto era Orante Cardarelli, che poi confessò il suo crimine.

Partito il questore Marzano, «Dox» era rimasto con il figlio presso la Mobile. Nessuno si era mal curato di stabilire se i due cani avessero o meno il diritto di alloggiare in camerata; ora la questione è venuta a galla. «Dox» dormiva in una stanzetta separata, assieme al padrone, che è scapolo e alloggia in caserma. I superiori di Maimone hanno detto al loro subalterno che cosi non poteva continuare: c'erano stati anche dei reclami, a quanto sembra. E Maimone ha dovuto obbedire.

Stasera, quando si è separato dalle due bestie, aveva le lacrime agli occhi «E' come se mi mancasse un braccio - diceva a tutti - Me li vedo sempre intorno. Chi non ha mai avuto cani non può capire».

Maimone era fiero delle sue bestie; era anche un po' vanitoso. Ogni volta che c'era la possibilità di farsi fotografare accanto a loro, non se la lasciava sfuggire. Stasera, per lai prima volta, mentre scattavano le foto, si è fatto da parte.

Corriere della Sera del 7 gennaio 1961


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